10307 Alla Farnesina il seminario sulla diffusione della lingua italiana nel mondo

20121208 12:56:00 redazione-IT

[b]Nella mattinata una fotografia di modi e problemi del settore ed un confronto con ciò che avviene per lo spagnolo, il tedesco e il francese. Il sottosegretario agli Esteri De Mistura sottolinea la necessità di trovare formule nuove, il direttore generale del Mae per gli italiani all’estero, Ravaglia, quella di un coordinamento istituzionale. Tra gli interventi anche quello di Graziano Tassello (Cgie), presidente della Commissione Scuola e cultura[/b]

ROMA – Un’istantanea di modi e problemi che contraddistinguono la diffusione della lingua italiana nel mondo e una riflessione che possa giovarsi del confronto e delle buone prassi adottate a questo proposito dal nostro Paese e dai principali partner europei sono gli obiettivi del seminario avviato stamani alla Farnesina e promosso dal Cgie, che riprenderà domani i lavori dell’assemblea plenaria.

Due sono i punti fermi del dibattito, suggeriti dal sottosegretario agli Esteri Staffan de Mistura introducendo i lavori dell’iniziativa intitolata “La diffusione e l’insegnamento della lingua e cultura italiana all’estero: attori, criticità e buone prassi – Una riflessione di prospettiva” e articolata dal Mae: “un momento particolarmente difficile in termini di risorse a disposizione” e il desiderio di venire incontro alla “voglia di Italia cresciuta in questi ultimi anni”, non solo tra i connazionali emigrati, i loro figli e discendenti. “Sono appena tornato da una viaggio in Australia in cui ho registrato un forte interesse per la nostra lingua, manifestato anche da parte di coloro che amano il nostro Paese pur non avendo origini italiane – afferma De Mistura, sottolineando poi che “è proprio nei momenti difficili che è necessario essere innovativi, trovare nuove formule che possano garantire la diffusione dell’italiano nel mondo”. Formule che non siano dunque riconducibili solamente “alla necessità di maggiori risorse, ma maturino da un confronto costruttivo con i nostri principali partner europei, ma anche dall’interesse di imparare gli uni dagli altri – segnala il sottosegretario, precisando come l’Università per stranieri di Perugia e quella di Siena, presenti al seminario, siano già centri di eccellenza riconosciuti sul tema. De Mistura definisce poi i fondi recuperati in seguito al decreto di rinvio del rinnovo di Comites e Cgie “un progresso notevole” nel panorama di interventi sul fronte lingua e cultura italiana nel mondo, progresso che deve essere considerato “un trampolino di lancio per andare oltre” e migliorare gli strumenti da mettere in campo per un rinnovato impegno su questo fronte.

A coordinare i lavori della mattinata Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca, che si è soffermata sull’importanza e il valore della lingua italiana, rilevando “analogie tra lo studio dell’italiano in Italia e la promozione e lo studio della nostra lingua all’estero” in un contesto di “pluralità linguistica in cui è essenziale valorizzare proprio la diversità”. Due i fattori che incidono sull’efficacia della diffusione dell’italiano: “ricerca, formazione, adeguamento degli strumenti e della metodologia didattica, da un lato, ed un disegno politico unitario, capace di coordinare e coinvolgere i diversi soggetti che operano in questo settore, dall’altro”, “coordinamento – aggiunge Maraschio – ancora più importante in un contesto di risorse molto limitate come quello attuale”. La presidente sollecita quindi prioritariamente interventi a sostegno della formazione dei docenti di italiano all’estero, tanto più visti i progressi scientifici compiuti negli ultimi anni in proposito, mentre segnala come i cambiamenti geo-politici ed economici influenzeranno progressivamente i Paesi di diffusione dell’italiano, come testimoniano attività recentemente intensificate con l’Europa dell’Est, la Russia o i Paesi del Mediterraneo. Sollecitata anche una rinnovata attenzione per quei Paesi, come il Canada, in cui da tempo si adottano politiche orientate al multiculturalismo o alcune aree degli Stati Uniti, come la California, in cui vengono utilizzati strumenti innovativi per favorire l’interconnessione linguistica.

Anche il direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del Mae, Cristina Ravaglia, ha sottolineato la necessità di un coordinamento tra tutti i soggetti che agiscono per la diffusione dell’italiano all’estero, necessità a cui associa anche quella di una “sistematizzazione della normativa in materia”. “Con iniziative come quella di oggi l’amministrazione si rende disponibile ad offrire strumenti utili a questa revisione normativa – afferma Ravaglia, segnalando anche come “il confronto proposto con ciò che fanno i nostri partner europei dovrebbe contribuire alla definizione di un rinnovato progetto e di obiettivi per il futuro”. “Forse il coordinamento delle diverse iniziative può apparire un obiettivo meno roboante, ma viene prima della questione normativa – segnala il direttore generale, che ricorda come già in una prima conferenza organizzata sul tema a Montecatini da Mae e Cgie, nel 1996, alcuni interventi lamentavano la frammentarietà dell’approccio, auspicando un coordinamento “la cui responsabilità – riconosce Ravaglia – compete agli attori istituzionali”. Dopo aver ricordato come l’italiano sia “una lingua di cultura, ma anche strumento principale di identificazione per coloro che si trovano a vivere nel nostro Paese”, il direttore generale richiama alcune “buone prassi” ed iniziative messe in campo da Mae e Ministero dell’Istruzione, e che riguardano in linea principale la certificazione e l’informatizzazione dei corsi: tra esse la predisposizione di corsi di italiano online, anche per la formazione degli insegnanti, che coinvolgeranno il Brasile, i progetti recentemente attivati dal Miur in Paesi come Russia, Argentina, Svizzera, Spagna, Arzebaijan, Giordania ed Egitto, la collaborazione con la Fondazione Fulbright, che promuove scambi tra Italia e Stati Uniti, etc.

Fa il punto dell’impegno delle Regioni sul fonte dell’offerta di lingua italiana all’estero Silvia Bartolini, presidente della Consulta degli emiliano-romagnoli nel mondo, che sottolinea anche in questo caso l’urgenza di un coordinamento delle diverse attività. “Con il Cgie si è pensato più volte di costituire un’agenzia per coordinare attività e finanziamenti – afferma la rappresentante regionale, che ricorda come la lingua sia elemento fondamentale per mantenere il legame con le collettività italiane all’estero e per la promozione del nostro Paese “a tutto campo”. Preoccupante il quadro che emerge da alcuni questionari sul tema affidati alle Regioni: “alcune hanno lasciato completamente vuoto lo spazio riservato alle attività di diffusione della lingua italiana all’estero, tra esse, anche Regioni, come il Veneto o il Piemonte, un tempo ammiraglie delle politiche destinate ai corregionali all’estero – segnala Bartolini, che evidenzia come le attività siano proseguite grazie alla “ricca e fitta rete delle associazione regionali, che spesso vive di vita autonoma e riesce a reperire risorse attraverso canali alternativi a quello pubblico”. “Se dunque, nonostante il drastico calo di risorse, le attività non hanno subito una riduzione proporzionale ciò è dovuto alla dote costituita dalla realtà associativa – fa notare Silvia Bartolini, segnalando come il progressivo utilizzo di sistemi innovativi ed informatizzati debba essere calibrato sui bisogni delle diverse realtà locali, mentre condivide la necessità di mantenere quanto più possibile l’italiano, là dove inserito, nei percorsi curriculari delle scuole dell’obbligo.

“La Commissione Scuola e cultura del Cgie sentiva da tempo il bisogno di questo seminario – afferma Graziano Tassello, presidente della IV Commissione tematica – e apprezziamo la volontà sinergica di coordinamento e intervento sul settore che sembra emergere nell’ambito di questa iniziativa”. “La sfida della promozione della lingua italiana all’estero ha raggiunto oggi un punto critico, che spesso ha fatto apparire il Cgie in trincea in un quadro di progressiva e drastica riduzione delle risorse. Nonostante ciò – prosegue Tassello, – noi vogliamo essere propositivi, animati da spirito costruttivo, consapevoli che per elaborare una nuova strategia è indispensabile un confronto sereno e sincero di ciò che si fa e che è stato fatto”. Un confronto che impone di fare i conti con i tagli effettuati – “una decurtazione del 68% dei fondi destinati a lingua e cultura negli ultimi 3 anni” – e con l’attuale realtà migratoria, per cui “sempre più giovani italiani, di seconda o terza generazione, domandano di poter conservare o apprendere la nostra lingua, ma la domanda proviene anche dalle nuove famiglie in emigrazione, perché l’Italia – ricorda Tassello – non è unicamente una terra di approdo”. Se la dimensione dei tagli “è così drastica da alimentare interrogativi sul fatto che il governo non abbia già operato con essi una scelta in merito alla diffusione della nostra lingua all’estero”, Tassello evidenzia anche come il ridimensionamento del contingente degli insegnanti di ruolo all’estero, anch’esso effettuato per ragioni di risparmio, rischi di incidere sulla qualità della formazione dei docenti ed evidenzia l’impegno degli enti gestori nel proseguire l’attività anche con le poche risorse rimaste. “Noi non vogliamo essere da soli in trincea, non perdiamo la speranza che una collaborazione ed un confronto di tutti i soggetti del settore possa contribuire ad una strategia di azioni coordinate ed insieme basate sulle reali necessità e sui bisogni differenziati della collettività”.

L’incontro è proseguito con i contribuiti di Stefania Giannini, rettore dell’Università per stranieri di Perugia, che si è soffermata sull’importanza della formazione e della specializzazione degli insegnanti di italiano e sulla messa a disposizione di borse di studio per promuovere l’apprendimento linguistico, richiamando anche l’impegno dell’ateneo su questo fronte, e di Massimo Vedovelli, rettore dell’Università per stranieri di Siena, che ha aggiunto come compito dell’università sia anche quello della formazione di “nuove figure che possano contribuire all’assenza di un’industria culturale italiana”. “Credo sia più opportuno parlare di promozione di uno spazio linguistico e culturale italiano – ha affermato Vedovelli, rilevando come lo studio della lingua porti con sé anche un’assimilazione di valori che apportano un alto contenuto qualitativo nel contesto globalizzato. “E comunque – conclude – investire nella lingua è sempre una produzione di ricchezza per l’intero sistema Italia, anche dal punto di vista economico”. Ha spiegato l’offerta di ICoN, consorzio interuniversitario ideato per la diffusione dell’italiano con modalità di e-learning, il presidente Mirko Tavoni, seguito da Susanne Höhn, direttrice della sede di Roma del Goethe-Institut, da Sergio Rodriguez Lopez Ros, direttore dell’Istituto Cervantes nella capitale e da Claudine Boudre-Millot, addetta alla cooperazione educativa dell’Ambasciata di Francia in Italia.

Mentre la Höhn ha chiarito il carattere di auto-finanziamento che contraddistingue l’Istituto, affiancato da un finanziamento di circa 9 milioni di euro stanziati per il 2011 dal governo tedesco per le attività di promozione della lingua destinate agli studenti italiani, il direttore dell’Istituto Cervantes ha segnalato l’apprezzamento della struttura da parte dei connazionali e Claudine Boudre-Millot il crescente successo delle sezioni bilingui che portano al conseguimento, nelle scuole italiane, di titoli validi in entrambi i Paesi, fattori la cui importanza è stata richiamata più volte anche per l’italiano dagli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata.

Proprio di apprezzamento ed informazione ha parlato infatti il segretario della Società Dante Alighieri, Alessandro Masi, che oltre ad illustrare la complessa e capillare attività e presenza della Dante all’estero – 405 comitati, l’ultimo appena nato in Azerbaijan, in 78 Paesi – ha illustrato il percorso svolto negli ultimi anni, in particolare nello sviluppo delle certificazioni della preparazione acquisita, rilevando come tra le motivazioni che spingono all’apprendimento della nostra lingua occorra ancora investire molto sull’affinità “elettiva”, ossia sul piacere personale che il 32% di un campione di intervistati ha espresso quale motivo alla base del suo studio. Per Masi l’attività della Dante è conosciuta ancora poco, in Italia e all’estero, ed auspica che la lacuna possa essere colmata anche attraverso un più “mirato e dinamico piano di informazione adottato da Rai Italia”. “Anche noi vorremmo essere completamente autonomi finanziariamente, ma vorremmo che questo obiettivo possa essere sviluppato con le istituzioni, articolando un progetto d’insieme che promuova la lingua, la cultura e la lettura in lingua italiana, non solo all’estero – afferma Masi, mentre il segretario generale di Assocamerestero, Gaetano Fausto Esposito, sottolinea la portata della diffusione linguistica sul consumo di made in Italy e si mostra disposto ad una riflessione con le realtà presenti sull’articolazione di corsi di “italiano commerciale”, ossia orientati alla business community all’estero, composta anche da italofili, che non hanno origini o ascendenze dirette nel nostro Paese.

Conclude la mattinata l’intervento di Roger Nesti, direttore della Fondazione Fopras di Basilea e rappresentante del Coordinamento degli Enti gestori della Svizzera, che illustra il modello sino ad oggi adottato per la diffusione della lingua italiana nella Confederazione, “un modello misto, pubblico e privato sociale, che ha dato buoni risultati per la cooperazione instaurata, la qualità dei servizi offerti e la flessibilità con cui ha risposto alle esigenze del territorio”. Con i tagli il modello è però entrato in una crisi che pare irreversibile: “i tagli hanno deteriorato il rapporto di cooperazione che si era creato ed influito sulla qualità e sul numero dei corsi”, situazione di fronte alla quale Nesti sollecita una “una rivisitazione delle norme dell’intero settore che metta al centro l’utenza e superi la continua emergenza in cui ci troviamo ad operare”. “Il governo è chiamato a decidere se proseguire la diffusione della lingua italiana all’estero, attraverso quale modello e con quali strumenti – afferma Nesti, che tiene a sottolineare come ormai non sia più possibile per gli enti gestori attutire gli effetti di ulteriori riduzioni di risorse. “Abbiamo tagliato tutto il possibile e mi preme segnalare come le stesse attività paradidattiche, penalizzate da questo stato di cose, costituiscano spesso l’unica occasione di aggregazione della collettività capace di coinvolgere vecchie e nuove generazioni”.

(V.P. – Inform/eminews)

 

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