9556 In tanti diciamo che Monti sbaglia: e se ci unissimo?

20111209 21:39:00 redazione-IT

[b]di Roberto Musacchio[/b]

Notava giustamente il Manifesto che molte delle “contromanovre“ alternative all’austerity di Monti, presentate da varie forze politiche e di movimento, sono praticamente uguali. Una osservazione empirica che rende consequenziale una domanda: perché allora non unire gli sforzi per combattere ciò che è ingiusto e provare ad avanzare una alternativa?
Per non sembrare talmente ingenuo da risultare falso, aggiungo subito che so bene che le differenze politiche tra i soggetti che presentano proposte programmatiche quasi uguali sono forti. L’interrogativo però a questo punto diventa cosa sia la politica.Naturalmente politica è la analisi che si fa di ciò che accade e una previsione di ciò che può avvenire e di quello che si auspica. Qui le differenze sono grandi, soggettivamente ed oggettivamente.

Dico soggettivamente perché non c’è dubbio che le sinistre politiche in campo, PD, Prc, Idv , Sel ed altre, hanno visioni diverse, anche di molto.

Il Pd mi appare diviso profondamente su tante cose ma più unito di quello che sembra sull’idea che non vi sia tanto spazio per una alternativa reale. D’altronde la logica delle grandi coalizioni torna ad essere molto forte in Europa a fronte di questa crisi e di questo tipo di politiche imposte dal fronte tecnocratico e, probabilmente dopo che nel land di Berlino, finirà col riproporsi anche in Germania. Il Prc, che pure al congresso di Napoli dà segni di scongelamento, ha ancora un atteggiamento attendista. Sel ha imboccato un percorso che, fondandosi su una previsione di elezioni anticipate non realizzatasi, almeno fin qui, ha scelto un itinerario tutto interno allo schematismo del centrosinistra, dall’adesione al nuovo ulivo e al mattarellum, all’auspicarsi che Monti sia una parentesi breve, all’appoggiarsi sulla foto di Vasto, a una sorta di riedizione del governo ombra che si dichiara contro le scelte che opera piuttosto che contro il governo stesso.

Oggettivamente, poi, è naturale che sindacati e movimenti si muovano a partire dalla propria natura. Quelli più in sintonia col movimento dell’indignazione operano una contestazione più generale e di fondo della logica dell’austerity. I sindacati reagiscono al concreto delle misure, e solo la Fiom mostra di voler mettere in campo una visione più nitida della partita generale che si è aperta a partire dalla questione di fondo della democrazia. Non a caso si pone fuori dal quadro dell’accordo del 28 giugno. I movimenti come quello dell’acqua riprendono il filo della loro azione additando anch’essi la gravissima sottrazione di democrazia che si opera con il negare il risultato referendario e rilanciano, con i beni comuni, una sfida di portata generale.

Chi scrive ha, naturalmente, una propria idea della fase che si sta attraversando in Europa e in Italia, non avrebbe votato Monti ed ora farebbe opposizione non solo alle sue politiche ma al suo governo. Sono però convinto che si possano rispettare le differenze politiche e però provare a ricercare una convergenza. Proporrei di vedere se si possono condividere questi due elementi di riflessione. Si può convenire sul fatto che ciò che fa questo governo non lascerà le cose in modo che si possa pensare di riprenderle dal punto in cui si era prima del suo insediamento? E quando dico che le cose cambieranno profondamente non mi riferisco solo e tanto al sistema delle forze politiche, che pure io penso uscirà profondamente cambiato da questa esperienza. Penso, in primo luogo, alla condizione materiale e formale del Paese che sarà assai cambiato dall’introduzione della “ regola d’oro “ dell’obbligo costituzionale al pareggio di bilancio, dal cambiamento radicale che si opera sul sistema pensionistico, su quello del mercato del lavoro e delle regole della rappresentanza democratica. Per non parlare del profilo democratico complessivo.

Il secondo punto è se non appaia evidente che è meglio unire gli sforzi di chi contesta, contrasta la manovra e le sue misure, e propone altro, per ottenere risultati. Questa convergenza restringerebbe il campo? Non credo proprio, anzi darebbe più forza per una interlocuzione tra tutti quanti soffrono questo tipo di situazione, pur avendo collocazioni e prospettive diverse. Tra l’altro questa ricerca di agire comune restringerebbe di molto il campo del revanchismo populista alimentato dalla Lega e dalle destre. E ridarebbe fiato alla politica come costruzione di un percorso che non prescinde ma si ispira agli interessi che si vogliono rappresentare.

Quello a cui penso è una rete di scambio e interrelazione di piattaforme, di agende e di iniziative di lotta, senza confini delimitati e senza gerarchie interne tra partiti e movimenti.
Naturalmente io credo che il terreno più efficace per contrastare queste politiche in atto sia quello della denuncia della natura della crisi e della rimozione delle sue cause perché ciò rende la battaglia per l’equità assai più fondata. Ma questo, appunto, è il mio punto di vista

 

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