
Comunicato stampa del presidente della Fondazione CSER, p. Lorenzo Prencipe
Un contesto preoccupante
Il 28 febbraio 2026, da quasi un mese ormai, lo Stato d’Israele e gli Stati Uniti, condividendo con la Russia di Putin il principio che le proprie ragioni vanno imposte con gli attacchi militari “preventivi”, hanno dichiarato guerra all’Iran, ufficialmente al programma nucleare iraniano voluto dal regime degli Ayatollah e dai loro Pasdaran.
Gli osservatori e gli organi d’informazione internazionali hanno sottolineato le gravi conseguenze politiche, economiche e sociali di queste decisioni che, spacciate per “semplici” e “puntuali” “operazioni chirurgiche”, limitate ai siti nucleari e all’eliminazione del regime religioso degli Ayatollah, invece, con l’utilizzo sempre più indiscriminato di migliaia di bombe e missili stanno producendo una vera e propria catastrofe su larga scala nella regione medio-orientale, dal Golfo Persico al Libano. In effetti, l’Iran ha risposto immediatamente all’aggressione preventiva, colpendo con missili e droni non solo Israele, ma anche le basi statunitensi dislocate in Bahrein, Qatar, Kuwait, Emirati Arabi e Giordania fino all’Arabia Saudita e alle installazioni militari a Erbil, nel nord dell’Iraq.
E siccome nelle “guerre moderne” a morire non sono tanto i militari quanto i civili, spettatori inermi di folli decisioni politiche, si contano già migliaia di vittime del conflitto, senza parlare, poi, delle distruzioni ambientali e dell’esplosione dei prezzi di petrolio, gas ed energia elettrica che toccano direttamente il portafoglio di milioni di consumatori. Di tutto questo siamo informati continuamente e con dovizia di particolari, se non altro perché, quando le borse mondiali giocano al ribasso continuato, i grandi investitori e gli speculatori cercano tutti i modi di rimetterci il meno possibile, incuranti delle conseguenze che i conflitti e le loro scelte producono sui più fragili della scala sociale.
FONTE: CSER


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