COVID-19: Il riepilogo giornaliero della situazione nella newsletter de “Il Post”

A oggi sono stati segnalati 63.927 casi positivi in Italia.
Sono le 18 e 35.
«Ci aspettavamo l’alta marea, è arrivato uno tsunami.»Luca Di Girolamo, 32 anni, anestesista rianimatore di San Donato Milanese ha descritto in questo modo l’impatto dell’arrivo dei pazienti con coronavirus nel suo ospedale. Altri sei medici anestesisti di altrettanti ospedali lombardi, alcuni infermieri e medici di specialità diverse hanno raccontato al Post lo stesso scenario: un numero di malati senza precedenti nella loro esperienza, con polmoniti tali da rendere necessario il ricovero, spesso in terapia intensiva con la prospettiva di rimanere intubati per settimane.

Gli ospedali della Lombardia e di altre aree del Nord Italia sono all’esatto opposto delle strade vuote e silenziose di questi giorni: pieni e spesso caotici, con il personale sanitario che lavora per lunghi turni per aiutare il maggior numero possibile di pazienti. Lavorano in condizioni che fatichiamo a immaginare e che loro stessi faticano a descrivere, “investiti” dall’emergenza e con la costante sensazione di doverla rincorrere.

A Bergamo, la provincia con il maggior numero di casi, tutti i reparti di terapia intensiva dell’ospedale Papa Giovanni XXIII sono destinati ai pazienti più gravi: le persone intubate sono più di 80, un numero inimmaginabile in “tempo di pace”, come dicono i medici quando si riferiscono ai periodi senza emergenze. Gli altri ospedali lombardi sono in condizioni simili: in pochi giorni hanno dovuto estendere i reparti di terapia intensiva, ricavare letti con ventilatori per intubare i pazienti dove possibile, occupando le sale operatorie e in alcuni casi parti dei pronto soccorso.

Il modo di lavorare del personale è cambiato radicalmente, con più pazienti da controllare in una situazione delicatissima, nella quale sono sotto anestesia e collegati a una macchina che li aiuta a respirare, e che deve essere tarata correttamente, altrimenti rischia di danneggiare i polmoni. Ai medici spetta anche il difficile compito di fare le visite nei reparti dedicati ai pazienti con coronavirus, controllare le loro condizioni di salute e – in alcuni casi – stabilire chi abbia necessità di essere intubato nel caso in cui si liberi un posto in terapia intensiva. In tempi di pace, si proverebbe con tutti i pazienti, ma ora il posto per tutti semplicemente non c’è ed è sempre più complicato trasferire i pazienti altrove.

Nei reparti destinati ai pazienti con coronavirus le visite dei parenti sono vietate: troppo rischioso per la salute di tutti. Molte persone salutano un’ultima volta il loro caro prima che entri in reparto, consapevoli che non potranno più vederlo per settimane, nella migliore delle ipotesi. Come ci ha raccontato un’anestesista rianimatrice di Bergamo: “I parenti li hanno visti vivi l’ultima volta, e a volte li trovano morti. Da un punto di vista psicologico, le famiglie sono molto più impreparate degli operatori sanitari”.

Trovate il resto del racconto dagli ospedali lombardi qui, è una lettura difficile, ma importante per dare un senso agli sforzi che stiamo facendo, insieme.

La situazione in Italia
La Protezione Civile ha annunciato che i casi positivi al coronavirus dall’inizio dell’epidemia sono 63.927, quindi 4.789 in più di domenica, quando erano stati 5.560 in più di sabato. L’incremento di oggi è inferiore rispetto a ieri, quando era già stato inferiore rispetto al giorno precedente. È un cambiamento interessante, ma è troppo presto per trarne conclusioni più solide. Le persone decedute nelle ultime 24 ore sono oltre 600, per un totale di 6.077. In terapia intensiva sono ricoverate 3.204 persone, i guariti sono finora 7.432.

Numeri
Orientarsi con i numeri dell’epidemia, e le loro variazioni, non è sempre semplice. La Protezione Civile indica nei suoi riepiloghi due numeri che sembrano definire la stessa cosa e che però sono diversi, confondendo un po’ le idee a molte persone. Per fare un esempio, domenica la Protezione Civile ha annunciato un aumento dei positivi al coronavirus di 3.957, pur essendo l’aumento complessivo dei contagiati uguale a 5.560. Questo perché il primo numero si riferisce solo all’aumento delle persone che sono in quel dato giorno “positive al coronavirus”, e quindi non comprende chi lo è stato ma non lo è più, cioè le persone guarite e le persone morte. Il secondo numero invece indica il totale delle tre categorie di persone e ha una maggiore rilevanza se si vuole ricostruire l’andamento in termini assoluti dell’epidemia.
Intanto, nella provincia di Bergamo si muore di più di quanto dicano i dati ufficiali.

Fabbriche e aziende
Nel fine settimana, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha emanato un nuovo decreto che dispone la chiusura di molte attività produttive, aggiungendo ulteriori restrizioni per ridurre la diffusione del contagio. Conte ha tenuto un insolito discorso alla nazione su Facebook nella notte tra sabato e domenica per annunciare la sua decisione, anche se il decreto non era ancora pronto: in molti si sono chiesti quale fosse l’utilità pratica di un annuncio notturno a quelle condizioni. Il decreto sancisce che da oggi (ma con tempo fino a mercoledì per adeguarsi) e fino al 3 aprile: “Sono sospese tutte le attività produttive industriali e commerciali, ad eccezione di quelle indicate nell’allegato 1”, e proprio la compilazione della lista nell’allegato sembra abbia richiesto più tempo del previsto.
C’è poi chi si domanda se il governo abbia fatto bene, o se le eccezioni alle chiusure siano comunque troppe.

Spostamenti
Domenica i ministri della Salute e dell’Interno hanno emanato una nuova ordinanza che irrigidisce i precedenti divieti sugli spostamenti e specifica che non ci si può spostare tra comuni diversi. Si può andare da un comune all’altro solo per comprovate esigenze lavorative, ragioni di assoluta urgenza o motivi di salute. Le sanzioni possono essere severe.

Il nuovo video di Zerocalcare sulle restrizioni per il coronavirus ?

Pulizia
Non sappiamo ancora di preciso quanto il coronavirus resti attivo sulle superfici e ancora meno sull’asfalto. Diversi comuni hanno disposto il lavaggio delle strade con disinfettanti, ma il ministero della Salute ha da poco diffuso una circolare in cui spiega che non ci sono prove scientifiche circa l’utilità di questa pratica, senza contare i rischi per l’ambiente e gli operatori.

Avigan
Forse lo avete visto anche voi nel fine settimana il video di un farmacista laziale che parla con toni entusiastici dell’Avigan (favipiravir), un farmaco antivirale disponibile in Giappone che avrebbe dato esiti positivi sui pazienti affetti da coronavirus. Il video è stato ripreso da numerosi giornali e da alcune trasmissioni televisive, con polemiche nei confronti delle istituzioni che autorizzano i farmaci, accusate di non essersi occupate della questione. In realtà l’Avigan è stato sperimentato su un numero ristretto di pazienti con esiti scientifici ancora piuttosto incerti, e non è un medicinale tenuto segreto: è noto da tempo all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), che si è riservata di approfondire il tema.
In Giappone sono stati confermati circa 996 casi di contagio da coronavirus (esclusi i circa 700 casi dei passeggeri che erano a bordo della nave da crociera Diamond Princess) su quasi 130 milioni di abitanti, e 35 morti.

Il giuramento del nuovo governo slovacco, con mascherina e guanti ?

Mondo
Israele si sta affidando ai servizi segreti per arginare l’epidemia di coronavirus.
La compagnia aerea Emirates ha annunciato la sospensione di quasi tutti i suoi voli dal 25 marzo.
Se il Comitato Olimpico Internazionale dovesse decidere di tenere normalmente le Olimpiadi questa estate in Giappone, Canada e Australia non invieranno i loro atleti.
La città di Wuhan, l’epicentro dell’epidemia in Cina, ha iniziato ad alleggerire le restrizioni dovute al coronavirus. L’India invece resta un mistero.
La Formula 1 ha rinviato anche il Gran Premio d’Azerbaigian del 7 giugno.
A New York si stanno facendo molti test e già oggi nello stato ci sono circa il 5 per cento dei casi di coronavirus confermati globalmente: i prossimi due mesi saranno i più difficili.

Stretta di mano
Con il coronavirus abbiamo appreso l’importanza di mantenere le debite distanze durante un’epidemia. Abbiamo smesso di stringerci la mano, cercando altre soluzioni creative che riprendano un gesto talmente radicato nella nostra cultura da sembrarci del tutto normale, come sbattere gli occhi. Se vi fermate un attimo a pensarci, è invece proprio strano che per salutarsi due esseri umani allunghino le braccia e si stringano la mano. I primi esempi di strette di mano di cui si abbia conoscenza risalgono a quasi tremila anni fa: una delle primissime raffigurazioni è databile intorno al Nono secolo avanti Cristo, in un altorilievo in cui, come a darsi la mano in segno di alleanza, sono un re assiro e un comandante babilonese. Il resto della storia è molto affascinante.

No, non è una guerra ✍️

Bravi
Un altro fine settimana di isolamento a casa è passato, con la consapevolezza che non sarà l’ultimo. La buona notizia è che – a differenza di quanto si possa percepire dai ricorrenti richiami e qualche minaccia di misure ancora più severe – la stragrande maggioranza degli italiani sta seguendo le norme e la raccomandazioni. In media le persone denunciate sono state il 4,41 per cento fra quelle fermate dalle autorità ogni giorno: significa che più del 95 per cento delle persone fermate stava seguendo un comportamento regolare. La percentuale si riduce ulteriormente per i controlli sui commercianti: sono stati denunciati soltanto lo 0,25 per cento dei titolari dei negozi controllati, praticamente due su mille (e la percentuale si è ridotta sensibilmente rispetto ai primi giorni, quando forse non tutte le regole erano chiare a tutti).
Ci sembrava giusto chiudere così la newsletter di oggi, visto il suo inizio un po’ duro, ma necessario. Quando ci sono restrizioni di mezzo, spesso la comunicazione positiva funziona di più della promessa di nuove “strette”.

Ci sentiamo domani. Ciao!

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