Schiavone: Mattmark, un’eredità per gli italiani in Svizzera

Roma, 2 set. (askanews) - Il 30 agosto di 54 anni fa una grande tragedia dell’emigrazione italiana a Mattmark in Svizzera dove si stava edificando la diga in terra più grande d’Europa. Quella mattina una valanga di oltre due milioni di metri cubi di ghiaccio travolse e seppellì le baracche, la mensa e le officine sottostanti causando la morte di 88 persone: tra queste 56 italiani. Morirono, sul colpo, 88 lavoratori; e di questi 56 erano italiani. “La presenza italiana nella vita sociale, culturale ed economica in Svizzera è caratterizzata da luci e ombre, che hanno concorso a dare smalto alla variegata quotidianità di un paese tra i più ricchi a livello planetario. Si tratta di numerose storie che si alimentano dei sacrifici e dell’operosità di tanti operai, dei successi dei singoli professionisti e dell’incommensurabile protagonismo del mondo associativo italiano”, ricorda il segretario generale del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’estero), Michele Schiavone in una nota: “è l’esempio - prosegue Schiavone - di un modello di successo capace di rinnovarsi e di proporsi anche nel tempo della mobilità, della libera circolazione, delle merci e dei servizi. Una presenza vincente in Svizzera, la nostra, che ha contribuito in modo decisivo al progressivo mutamento di tradizioni e abitudini, dei costumi e dei modelli di vita spalmando quell’essenza di cui è portatore il genio italico”. Oggi i nostri connazionali - sottolinea Schiavone - godono di alta considerazione nelle istituzioni, nel mondo economico e produttivo elvetico. In particolare, le giovani generazioni di italiani si muovono a briglie sciolte nei settori artistici, sportivi, commerciali e imprenditoriali. Ma non è sempre stato così. Lungo i sentieri della modernizzazione della Svizzera, gli italiani sono passati attraverso le forche caudine della xenofobia, del razzismo, delle infanzie rubate”. Ha segnato la nostra storia il sacrificio di tante vittime sul lavoro: nelle fabbriche, nella costruzione di strade, gallerie, ferrovie e opere civili, tra le quali alcune tragedia come Mattmark e Lötschberg. Da quelle tragedie iniziarono, evidenzia ancora Schiavone, “le battaglie sostenute dai sindacati che portarono ad un graduale mutamento delle assicurazioni sociali e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro”. L’eredità di Mattmark è “il lascito di grande responsabilità dal quale trarre ispirazione per affrontare con consapevolezza le opportunità che si presentano nel mondo del lavoro in piena trasformazione e in continua competizione tra sistemi produttivi. Porre rimedio alle storture che costringono milioni di persone a mettersi in cammino alla ricerca del lavoro, costituisce l’emergenza di questo inizio di millennio”. (R. Iaria)

Roma, 2 set. (askanews) – Il 30 agosto di 54 anni fa una grande tragedia dell’emigrazione italiana a Mattmark in Svizzera dove si stava edificando la diga in terra più grande d’Europa. Quella mattina una valanga di oltre due milioni di metri cubi di ghiaccio travolse e seppellì le baracche, la mensa e le officine sottostanti causando la morte di 88 persone: tra queste 56 italiani. Morirono, sul colpo, 88 lavoratori; e di questi 56 erano italiani.

“La presenza italiana nella vita sociale, culturale ed economica in Svizzera è caratterizzata da luci e ombre, che hanno concorso a dare smalto alla variegata quotidianità di un paese tra i più ricchi a livello planetario. Si tratta di numerose storie che si alimentano dei sacrifici e dell’operosità di tanti operai, dei successi dei singoli professionisti e dell’incommensurabile protagonismo del mondo associativo italiano”, ricorda il segretario generale del Cgie (Consiglio Generale degli Italiani all’estero), Michele Schiavone in una nota: “è l’esempio – prosegue Schiavone – di un modello di successo capace di rinnovarsi e di proporsi anche nel tempo della mobilità, della libera circolazione, delle merci e dei servizi. Una presenza vincente in Svizzera, la nostra, che ha contribuito in modo decisivo al progressivo mutamento di tradizioni e abitudini, dei costumi e dei modelli di vita spalmando quell’essenza di cui è portatore il genio italico”. Oggi i nostri connazionali – sottolinea Schiavone – godono di alta considerazione nelle istituzioni, nel mondo economico e produttivo elvetico.

In particolare, le giovani generazioni di italiani si muovono a briglie sciolte nei settori artistici, sportivi, commerciali e imprenditoriali. Ma non è sempre stato così. Lungo i sentieri della modernizzazione della Svizzera, gli italiani sono passati attraverso le forche caudine della xenofobia, del razzismo, delle infanzie rubate”. Ha segnato la nostra storia il sacrificio di tante vittime sul lavoro: nelle fabbriche, nella costruzione di strade, gallerie, ferrovie e opere civili, tra le quali alcune tragedia come Mattmark e Lötschberg.

Da quelle tragedie iniziarono, evidenzia ancora Schiavone, “le battaglie sostenute dai sindacati che portarono ad un graduale mutamento delle assicurazioni sociali e dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori sui luoghi di lavoro”. L’eredità di Mattmark è “il lascito di grande responsabilità dal quale trarre ispirazione per affrontare con consapevolezza le opportunità che si presentano nel mondo del lavoro in piena trasformazione e in continua competizione tra sistemi produttivi. Porre rimedio alle storture che costringono milioni di persone a mettersi in cammino alla ricerca del lavoro, costituisce l’emergenza di questo inizio di millennio”. (R. Iaria)

 

 

FONTE: https://www.askanews.it/esteri/2019/09/02/

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