2136 NARDUCCI: IL CGIE NON SI TOCCA MA VA RIFORMATO

20060923 11:08:00 webmaster

NELLA PROSSIMA RIUNIONE PLENARIA DEL CGIE LE DIMISSIONI DEI CONSIGLIERI ELETTI AL PARLAMENTO E A DICEMBRE LE NUOVE NOMINE

ROMA – Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero non si tocca, ma può essere riformato, riconsiderandone la missione, l’articolazione ed il ruolo, soprattutto alla luce della nuova rappresentanza parlamentare.
Il Segretario generale del Cgie, Franco Narducci, risponde chiaramente agli articoli apparsi in queste ultime settimane sulla stampa estera e a coloro i quali hanno ipotizzato l’eliminazione stessa del Consiglio, ritenuto ormai inutile. "Forse qualcuno dimentica che il Cgie non è un’associazione, ma un organo istituzionale", ha detto rispondendo a una domanda dell’Aise, a margine della riunione del Consiglio di Presidenza.

Se, quindi, di riforma si vuole parlare, ha proseguito Narducci, non si può dimenticare che occorrerà predisporre un disegno di legge che dovrà seguire il consueto iter parlamentare. Se ne parlerà approfonditamente nel corso della prossima Assemblea Plenaria, prevista dal 4 al 6 ottobre, alla Farnesina, ma intanto, "sino all’approvazione della legge di riforma, il Cgie continuerà a funzionare nella forma attuale".
Anche dopo la riforma, e su questo il CdP ha registrato in questi due giorni di lavoro una totale convergenza, "il Cgie dovrà continuare ad esercitare il suo ruolo, che non è solo quello di organo consultivo", ha sottolineato Narducci. Il Consiglio ha, infatti, "anche una dimensione programmatica e di indagine, nonché di proposta sul piano legislativo". E quest’ultima in particolare vede ora investiti anche i senatori e i deputati eletti all’estero.
La futura riforma del Consiglio non potrà, insomma, non considerare che "la triplice rappresentanza degli italiani all’estero – Cgie, Comites e rappresentanti parlamentari – deve interagire secondo funzioni ben precise".
Infine per il Segretario generale resta da definire se il futuro Cgie dovrà essere ancora espressione dei Comites o andrà eletto per suffragio universale, così come è in discussione l’ipotesi di una riduzione numerica dei consiglieri – attualmente sono 94, di cui 29 di nomina governativa – pur nel rispetto della rappresentatività storica, geografica e strategica delle varie comunità.
Se ne parlerà sempre in Assemblea Plenaria, quando verranno formalizzate le eventuali dimissioni dei consiglieri eletti al Parlamento.
Un argomento, quest’ultimo, anch’esso delicato, viste le diverse posizioni espresse in questi ultimi mesi dai vari deputati e senatori interessati, e che non era all’ordine del giorno del CdP perché, ha spiegato all’Aise Dino Nardi, "sino ad ora le uniche dimissioni ufficiali sono quelle di Claudio Micheloni e Gianni Farina", che hanno deciso di lasciare il Cgie per dedicarsi completamente al lavoro di parlamentari. Anche se ancora non ufficialmente, ha già annunciato di condividere questa scelta un altro consigliere eletto, Gino Bucchino, mentre "c’è chi darà le dimissioni dal proprio incarico, ma non dall’Assemblea", ha aggiunto Nardi.
In sostanza, dunque, ad ottobre saranno presentate, ma non c’è alcuna legge che lo imponga, le eventuali dimissioni e solo nella successiva Plenaria di dicembre, ha chiarito ancora Nardi, "si provvederà a sostituire coloro che non faranno più parte dell’organismo" o ad "eleggere i consiglieri che dovranno assumere gli incarichi dei dimissionari".
Un rinvio che non ha alcun carattere dilatorio, ma che risulta verosimilmente giustificato dai tempi tecnici e dai necessari accordi politici per rinnovare sette fra le più importanti cariche del Cgie: il segretario generale (Narducci), due vice segretari (Fedi e Pallaro), un membro del CdP (Bucchino) e tre presidenti delle Commissioni Informazione (Randazzo), Stato-Regioni-Province Autonome Cgie (Micheloni) e Lavoro (lasciato vuoto da Bruzzese), a cui si aggiungono quattro posti da consigliere (Micheloni, Farina, Bucchino e Fedi).

(raffaella aronicaaiseEminotizie)

 

 

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