2347 TOSCANA:Immigrazione a Prato

20061023 22:40:00 webmaster

Il testo originale del documento consegnato al sottosegretario On. Lucidi
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Crediamo importante dare un contributo alla riflessione più generale che sta impegnando il governo nazionale in materia d’immigrazione.

Un contributo il nostro, che proviene dall’esperienza pratese, e prende spunto dalla dinamica migratoria caratterizzata da forti tratti di specificità.

Il distretto dell’area tessile si è reso capace di accogliere, nella sfera delle sue relazioni economiche e sociali negli ultimi 20 anni, un flusso migratorio che ha determinato una serie di rapporti di lavoro subordinato nelle attività produttive, come pure, ed in modo assai corposo, ha saputo caratterizzarsi in una crescita dimensionale e qualitativa delle imprese gestite da cittadini stranieri.

Possiamo stimare, per grandi cifre, dal ’90 ad oggi, la presenza sul nostro territorio di oltre 20.000 addetti nei diversi comparti dell’economia locale, assorbiti nelle mansioni del lavoro subordinato e oltre 3.000 imprese gestite da cittadini extra u.e., cresciute al ritmo di oltre il 10% annuo nei diversi comparti.

Il totale dei soggiornanti è stimabile intorno alle 30.000 unità.

I residenti stranieri nel Comune di Prato sfiorano quota 22.000 al 31.8.06.

La quota di cittadini irregolari presenti sul territorio, stimabili, secondo i parametri del nostro Centro di Ricerche, intorno al 20% del totale soggiornanti, porta la dimensione del fenomeno migratorio nel territorio pratese ad oltre le 35.000 unità. Questa presenza è caratterizzata anche da un alto grado di mobilità lavorativa verso l’Europa dei cittadini cinesi, che in determinati periodi dell’anno affluiscono in città per far fronte ai picchi di produzione delle imprese gestite da connazionali.

Questi dati confermano la necessità di monitorare ed analizzare con sistematicità il fenomeno pratese.

Oltre la metà dei lavoratori extra u.e. sono occupati presso aziende gestite da cittadini stranieri.

La crescita dell’economia gestita da stranieri, secondo i dati elaborati nel tempo dal Centro Servizi e Ricerche sull’Immigrazione del Comune di Prato, riferiti alle aziende iscritte c/o la C.C.I.A.A. sviluppa un aumento esponenziale dei flussi migratori sul territorio.

L’economia gestita da cittadini extra u.e., come pure i caratteri del lavoro subordinato tendono a consolidare relazioni per nazionalità di migranti.

Gli esempi più noti, in questo senso, sono rappresentati dalle aziende gestite da cittadini provenienti dalla Rep.ca Popolare Cinese nel comparto delle confezioni, del pronto moda, e della maglieria; le aziende che operano nel settore dell’edilizia a prevalente conduzione di operatori provenienti dall’area balcanica e dell’Est Europa; le attività commerciali gestite da stranieri rivolte ad una clientela formata prevalentemente da migranti (i call-center, la ristorazione, l’abbigliamento etnico, le sale giochi, in primis).

Per quanto riguarda il lavoro subordinato si osserva una particolare “etnicizzazione” nei diversi comparti della filiera tessile (cittadini appartenenti alla stessa comunità che si specializzano in particolari lavorazioni), come pure nella manodopera a servizio delle imprese operanti nel settore edile. Un fenomeno assai rilevante, da analizzare, è quello relativo al lavoro di cura e di assistenza, completamente assorbito da cittadine/i provenienti dall’Est Europa, che nel tempo ha assunto una connotazione gerarchica per nazionalità (abbiamo rilevato infatti che esiste una gerarchia non scritta rispetto alla disponibilità delle lavoratrici ad impegnarsi con maggiore flessibilità e minore pretesa retributiva ogni qualvolta un nuovo flusso proveniente da una c.d. area economica più debole “arriva a competere” con le comunità migranti già “stabilizzate”

Questa, sia pur breve disamina, dei caratteri della nostra migrazione afferma, se ancora ce ne fosse bisogno, che la qualità e la quantità dell’immigrazione è strettamente correlata alle mutazioni dei processi economici del territorio, e che porre al centro la condizione lavorativa è decisivo in quanto il lavoro rappresenta la prima forma di interazione con le dinamiche sociali ed economiche del territorio.

Per quanto detto riteniamo che un progetto di riforma in materia, debba prendere atto della centralità della condizione lavorativa del cittadino migrante, in quanto precondizione per un reale inserimento del soggetto nelle realtà locale.

I punti essenziali, da noi ritenuti tali, per una riforma debbono incentrarsi sul binomio diritti e doveri in modo che si accentuino ulteriormente gli aspetti della legalità nell’accompagnamento delle dinamiche migratorie, inibendo forme e insediamenti di economie irregolari e parallele.

In questo senso crediamo necessario:

* Il passaggio di competenze in materia di rinnovo del permesso di soggiorno dalle Questure ai Comuni: Questo passaggio appare fondamentale, nell’ottica del superamento della percezione del fenomeno migratorio come elemento legato alla pubblica sicurezza, ma al contrario riconducibile, nei procedimenti di rilascio dei titoli di soggiorno, al mero procedimento amministrativo. L’affermazione quindi di un carattere di “cittadinanza” legato a un percorso di stabilizzazione dei flussi sul territorio. In questo senso l’esperienza di Prato si candida ad assolvere il compito di comune sperimentatore relativamente al rilascio e rinnovo delle pratiche di soggiorno, da sostenere con idonee misure di carattere finanziario. A questo scopo è essenziale consentire ai comuni di dotarsi delle risorse professionali necessarie, anche in deroga ai limiti sulle assunzioni previste delle leggi finanziarie. Il passaggio di competenze ai Comuni garantirebbe all’Ente locale anche un punto di osservazione fondamentale ai fini del governo del fenomeno e della gestione dei servizi ad esso legati.

* Maggiori strumenti e organici per gli uffici decentrati dello Stato: riteniamo importante che in questa materia si possa riservare una particolare attenzione ai territori ad alta densità migratoria, anche nella formazione degli organici degli uffici decentrati dello Stato, a cominciare da quelli finanziari e di controllo, senza sottovalutare l’importanza degli enti assistenziali e previdenziali. Si evidenzia in modo particolare la necessità di aprire anche a Prato l’Ufficio Provinciale della Banca d’Italia, per le funzioni di monitoraggio sui movimenti di capitali.

* Maggiori strumenti e risorse per gli Enti locali ad alta densità di immigrazione: I comuni dove la presenza migratoria è così elevata, si trovano a dover istituire ed offrire nuovi servizi ai migranti (nuove scuole, maggiore richiesta di interventi sociali, servizi di primo orientamento ed accoglienza, mediazione linguistica e culturale, facilitazione linguistica per gli studenti e molto altro). L’attribuzione di risorse “dedicate” da parte dello Stato sarebbe senz’altro necessaria sia per l’aumentato fabbisogno che tali servizi comporta, sia per non dover ricorrere all’uso del sistema impositivo o alla diminuzione complessiva dei servizi erogati. .

* Superamento della normativa sui flussi: la programmazione dei flussi deve essere fortemente in linea con le esigenze del mercato del lavoro locale. L’attuale programmazione dei flussi tende a una ripartizione su scala nazionale e regionale, l’insediamento che ne consegue spesso è contraddittorio rispetto ai fabbisogni di manodopera e sopratutto comporta elementi di concentrazione in aree c.d. a forte densità migratoria. In questo senso crediamo vada rivalutata la funzione dei Centri per l’Impiego in modo da rendere aderente l’offerta di manodopera alla reale capacità di assorbimento del mercato, anche per quanto riguarda la qualificazione dei profili professionali. Il superamento della normativa flussi accompagnata da una più qualificata funzione dei nostri uffici consolari all’estero può garantire definitivamente una buona riuscita della riforma mettendo in stretta relazione l’esigenza locale (l’offerta d’impiego sul territorio) con quella globale (domanda d’impiego proveniente dalle aree extra u.e.).

* La figura del garante per l’ingresso/ricerca occupazione: sempre con riferimento al ruolo dei Centri per l’Impiego riteniamo possa essere reso possibile l’ingresso in Italia attraverso l’attivazione di una figura di garanzia che sottoscriva un contratto fidejussorio nei confronti dello Stato italiano in caso di inadempienze del cittadino straniero. In questo caso la validità del permesso di soggiorno per ricerca occupazione deve avere una durata limitata al tempo necessario per sottoscrivere un contratto di lavoro sul territorio nazionale.

* Introduzione di norme sanzionatorie più severe per coloro che utilizzano manodopera irregolare e per gravi reati: In ogni caso chiediamo un inasprimento di dette sanzioni nei confronti di tutti i datori di lavoro, sino alla revoca del permesso di soggiorno nel caso in cui l’azienda sia gestita da un cittadino extra u.e. Parimenti è richiesta una misura per facilitare l’espulsione di cittadini che si sono macchiati di gravi reati attraverso norme che ne facilitino l’identificazione personale.

* Norme e adempimenti maggiormente responsabili per chi concede in affitto unità o porzioni immobiliari e contrasto dell’evasione fiscale: oltre alle note certificazioni relative alla sicurezza degli impianti e sicurezza nei luoghi di lavoro, una particolare attenzione deve essere posta al fenomeno della sub-locazione abitativa e produttiva in termini di limitazioni, ciò ad evitare il trasferimento incondizionato del titolo di possesso di un immobile, ponendo così un freno alla deprecabile pratica della vendita dei posti letto e delle residenze. Per evitare situazioni di sovraffollamento alloggiativo, che sono parte di fenomeni di difficoltà rispetto alla convivenza nei fabbricati, si ritiene debba essere ribadita la condizione dell’idoneità secondo i parametri delle leggi regionali e sanzionata l’attività del locatore.

* Lingua, Lavoro e formazione: riteniamo utile, prevedendo le opportune risorse agli Enti locali, attività di formazione lavorativa e imprenditoriale, per i lavoratori e per i futuri imprenditori, percorsi di alfabetizzazione linguistica e di “cittadinanza” per i migranti, quale condizione per il rilascio di carte di soggiorno e, in alcuni casi, per l’avvio di attività economiche specifiche. E’ utile ricordare che nel nostro paese esistono norme assai cogenti e restrittive in materia di lavoro e sicurezza nei luoghi di lavoro che non possono esorbitare da una buona conoscenza linguistica. Questo a garanzia dei lavoratori e della collettività.

* Introduzione del diritto di voto amministrativo: definire i termini per l’introduzione del diritto di voto recependo pienamente la convenzione di Strasburgo, evitando il proliferare delle tante iniziative in questo senso, dubbie in termini di legittimità, che abbiano un carattere omogeneo per tutto il territorio nazionale.

L’esercizio del diritto di voto deve essere reso conseguente a una reale capacità di esercizio che non può prescindere dal tenore della conoscenza linguistica e delle più elementari norme che regolano la vita civile del Paese.

* Garantire il diritto allo studio ai bambini e ai giovani migranti. La normativa in materia di immigrazione prevede il ricongiungimento dei minori che avviene durante tutto l’anno. Per una città come Prato i minori in età di obbligo scolastico che arrivano sul nostro territorio dopo il termine di formazione degli organici sono stati oltre 190 lo scorso anno e quest’anno sono già circa 60. Il risultato è che non viene garantito il diritto allo studio, visto che le classi sono già formate al numero massimo consentito dalla capienza delle strutture. Non solo, anche nel caso in cui il minore trovi una collocazione all’interno di una scuola, dato che non conosce l’italiano, non è in grado di seguire i corsi regolari. Occorrono nuovi strumenti, modifiche normative allo scopo di garantire e rendere effettivo il diritto allo studio nei comuni ad alta densità migratoria (deroghe all’ordinamento degli organici scolastici, eliminazione dei limiti temporali di formazione degli organici, previsione di centri per l’insegnamento intensivo della lingua italiana). Occorre riaffermare il ruolo primario della scuola nei percorsi di alfabetizzazione ed inserimento e per questo sono necessari percorsi di formazione per le professionalità interne agli istituti scolastici. Gli Enti Locali possono gestire percorsi sperimentali per superare momenti di emergenza o forti cambiamenti demografici, purchè sostenuti con adeguate risorse.

* Vittime della tratta: riteniamo utile l’introduzione della seguente possibilità per le vittime della tratta di esseri umani e contro lo sfruttamento lavorativo. Per il lavoratore o il cittadino extra U.E. che denunzia una situazione di sfruttamento, di riduzione in schiavitù, di tratta di esseri umani comprovate, sentito il parere degli organismi giudiziari preposti, dovrebbe essere consentito l’ottenimento di un permesso umanitario per se e per coloro che nel paese d’origine rischiano di essere vittime della malavita nel quadro di un programma di protezione sociale coordinato dalla Regione competente (con tale provvedimento risulterebbe più incisiva la lotta verso la tratta di essere umani che spesso non denunziano per paura di ritorsioni nei confronti dei familiari residenti nel paese d’origine).

* Rinvio a specifici regolamenti e leggi regionali e locali: con l’intento di governare in modo migliore e più armonico il flusso migratorio debbono poter essere consentite, per specifici ambiti, rinvii ai regolamenti regionali e comunali in ordine a materie riferite all’edilizia residenziale, ai regolamenti per il commercio, per l’istruzione (nell’ambito della normativa statale) e l’assistenza sociale.

* Flussi delle alte professionalità: Gli ingressi di migranti cittadini extra U.E. in possesso di titoli di alta specializzazione professionale dovrebbero essere sottoposti ad un regime di ingressi più favorevole e flessibile alle esigenze dell’economia nazionale e locale.

* Poli sperimentali per le attività di ricerca, monitoraggio e analisi del fenomeno. Alcune realtà italiane ad alta densità di migranti potrebbero attivare strumenti permanenti di ricerca e di analisi, in collaborazione o come sedi decentrate degli istituti di ricerca nazionali (come per esempio il CNEL) per formulare indicazioni per le scelte strategiche degli Enti locali e dello Stato, per definire strumenti di governance, finalizzati ad attivare politiche di equità, di inserimento armonico, di contrasto del pregiudizio e di sviluppo positivo delle dinamiche locali.

 

 

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