2521 CGIE: Interventi, reazioni e commenti all'esito dell'Assemblea Plenaria

20061211 11:58:00 webmaster

(da INFORM)
Compatibile con il mandato parlamentare il ruolo di consigliere CGIE? Micheloni e Randazzo: posizioni a confronto

Altri interventi di rappresentanti di Senato e Camera dei deputati:Pollastri e Venier: filo diretto tra i CGIE e i due rami del Parlamento

Narducci parla all’Assemblea del rilancio del Consiglio generale.
L’intervento del deputato dell’Ulivo Pietro Mercenaro

Si conclude tra le polemiche il dibattito in Assemblea plenaria: Mentre cadono nel vuoto gli appelli alla convivenza Gian Luigi Ferretti si dimette dal Comitato di Presidenza

Dichiarazione congiunta Fi-An-Udc-Lega: “CGIE automaticamente delegittimato”

Compatibile con il mandato parlamentare il ruolo di consigliere CGIE?

Micheloni e Randazzo: posizioni a confronto

ROMA – Una commissione bicamerale per gli italiani all’estero? Meglio due commissioni nei due rami del Parlamento, che possono riunirsi fra loro all’occasione ed essere strumenti molto più agili di una Bicamerale. La pensa così il sen. Claudio Micheloni (Ulivo), ex consigliere CGIE, intervenuto in Assemblea Plenaria. Una risposta molto diretta all’on. Mirko Tremaglia che ha rilanciato la sua proposta (v. Inform N. 230 www.mclink.it/com/inform/art/06n23018.htm).

Due commissioni. Per la verità una già esisterebbe alla Camera, ma in questa legislatura non è stata ancora insediata. Per quanto riguarda il Senato, Micheloni ha ricordato che è stata presentata una mozione dei senatori esteri dell’Ulivo che chiede appunto l’insediamento di una commissione speciale permanente per le politiche degli italiani nel mondo. la mozione ulivista chiede che la commissione sia formata da 29 senatori. Gli eletti all’estero in Senato sono sei. Sarebbe, pertanto, una commissione trasversale (e recentemente i sei senatori dell’estero hanno incontrato il Presidente del Senato Marini ndr)

Micheloni, che ha anche fatto cenno all’urgenza di “riformare la rappresentanza globale degli italiani all’estero”, ossia Comites e CGIE, è poi tornato sui lavori parlamentari e ha ringraziato i colleghi alla Camera “per il loro grande lavoro sulla Finanziaria”, lavoro che “sui media non è stato visibile” ma che stato importante e sulla cui scia ora stanno lavorando i senatori dell’estero.

Micheloni ha confermato che al Senato, in sede di Finanziaria, sono stati recuperati altri 10 milioni di euro che vanno ad aggiungersi ai 14 milioni di euro già recuperati alla Camera per gli italiani all’estero. Martedì la Finanziaria andrà in Aula del Senato. Il sen. Micheloni è soddisfatto per il “percorso positivo” degli emendamenti degli eletti all’estero: è stato creato , infatti, un Tavolo per la tematica italiani all’estero attraverso il quale “si è trattato direttamente con il governo”. Ed è stato chiuso un testo che dovrebbe essere trasformato in emendamento del governo “mettendoci così al riparo” su eventuale voto di fiducia sulla Finanziaria.

Di alcuni degli emendamenti presentati in sede di Finanziaria dai senatori dell’Ulivo è “padre” proprio Micheloni. Vi figurano quello che prevede che dal 1° gennaio 2007 i consolati possano anche rilasciare e rinnovare la carta d’identità e agli stessi costi previsti per i residenti in Italia; quello che sempre dal prossimo 1° gennaio prevede l’abolizione della tassa sul passaporto per gli ultrasettantenni. Poi ci sono emendamenti che riguardano i contrattisti, la formazione professionale (la legge Biagi ha creato dei “problemi” e manca un fondo per gli italiani all’estero), il sostegno all’editoria e alla stampa italiana all’estero (messo a punto dal sen. Randazzo).

Al termine del suo intervento Micheloni non ha mancato di polemizzare con quanti eletti all’estero sono rimasti a far parte del Consiglio generale. Del resto la posizione è nota. Per Micheloni, il ruolo di parlamentare e quello di consigliere Cgie non possono convivere.

Il sen. Nino Randazzo (Ulivo) non è certo dello stesso avviso. Dimessosi solo dalla carica di presidente della commissione Informazione ha confermato in pieno la sua “decisione e ferma volontà di restare” in seno al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, “non ravvisando alcun conflitto d’interessi o minima incompatibilità col mandato parlamentare” affidatogli “dagli elettori della ripartizione Africa-Asia-Oceania della circoscrizione Estero”. E si dice confortato dall’analoga decisione di altri quattro colleghi. Per Randazzo “va rispettata quella base elettorale che ha a suo tempo votato, con la democratica procedura prevista dalla legge, ciascun componente del CGIE”. .E’ vero che “dovrà iniziare da subito un percorso di riforma del CGIE, nel quale magari potrà essere esplicitamente prescritta l’incompatibilità della carica di consigliere con quella di parlamentare, o vietato tout court un cumulo di cariche elettive”. Ma, allora “aspettiamo pure la conclusione di questo percorso di riforma, e intanto collaboriamo tutti in prima persona, sulla base di un mandato affidatoci da connazionali in tutto il mondo, a questo processo, all’elaborazione della tanto necessaria e attesa riforma”.

“Non vedo, dunque – ha insistito Randazzo – alcuna necessità impellente, alcun motivo logico, valido, per un parlamentare di dovere abbandonare precipitosamente la barca del CGIE, un’istituzione che ha anche in parte costituito per alcuni una pedina di lancio verso la candidatura alle elezioni parlamentari”. Il senatore ha ricordato poi che il Consiglio generale ha per legge “una funzione non soltanto consultiva, ma anche marcatamente propositiva nel processo legislativo”, che “non è stata forse esercitata in maniera ottimale”, ma che “nondimeno esiste nella lettera e nello spirito della sua legge istitutiva”. Pertanto il CGIE, che comunque “resta in effetti il primo autentico parlamento degli italiani all’estero”, è una vera “cinghia di trasmissione, verso la sede legislativa delle istanze espresse dalle differenziate realtà italiane nel mondo dove si trovano, dove coesistono, dove coincidono inestricabilmente le basi di legittimazione elettorale e democratica dei Comites, del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero e del mandato parlamentare espresso dalla circoscrizione Estero”.

Ecco perché, per Randazzo “non avrebbe senso in questo momento depauperare il CGIE di alcune delle disponibili risorse umane incluse quelle dei suoi componenti investiti di mandato parlamentare”. A meno che non lo voglia la maggioranza dei consiglieri. Ma a Randazzo “non risulta che questo sia per ora il caso”.

(Simonetta Pitari-Inform)

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Altri interventi di rappresentanti di Senato e Camera dei deputati

Pollastri e Venier: filo diretto tra i CGIE e i due rami del Parlamento

ROMA – Il sen. Edoardo Pollastri (Ulivo), eletto all’estero, imprenditore e presidente di Assocamerestero, è la seconda volta che interviene ai lavori del CGIE. Del Consiglio generale non ha mai fatto parte. Sta imparando a conoscerlo. Ma non ha dubbi sull’importanza di muoversi in direzione di un collecamento tra Comites, CGIE e parlamentari dell’estero. “Tutti organismi di estrema importanza, ma manca una connessione molto più accentuata tra i primi due e il Parlamento”. E allora “non basta” che una delegazione parlamentare intervenga nelle Assemblee CGIE. Ciò che occorre “una sorta di un filo diretto che renda consapevole questo CGIE del fatto che ha nei due rami del parlamento persone che possono, eventualmente, suggerire eventuali soluzioni. Solo attraverso queste connessioni – ha detto – avremo uno strumento utile non solo a fare diagnosi ma anche, finalmente, a trovare le soluzioni”.

Anche per Pollastri poi è necessario che in Senato venga insediata una Commissione per gli italiani all’estero permanente e “trasversale”. “Averla – ha spiegato – significa spostare i nostri problemi dalla Commissione Esteri dove si discute di tutta la politica estera italiana, di cui noi rappresentiamo solo una parte”. Questa Commissione consentirebbe, ha rimarcato, “di focalizzare i problemi e le rispettive soluzioni con la partecipazione di tutti i parlamentari non solo degli eletti all’estero”.

Il senatore ha poi illustrato un emendamento presentato in Senato a tutela dei consorzi di esportazione “fiori all’occhiello dell’export delle piccole e medie imprese”. Per Pollastri “togliere gli aiuti a questi consorzi significa penalizzare uno dei punti di forza” dell’Italia e degli italiani all’estero. Ed è quanto il senatore vorrebbe evitare. Ecco la ragione dell’emendamento.

Nel corso dei lavori ha preso la parola l’on. Iacopo Venier (Comunisti italiani) che ha portato il saluto della Commissione Esteri della Camera. Il deputato ha invitato i consiglieri a riflettere su che tipo di rapporto il CGIE nella sua dimensione vuole avere con il Parlamento. Anche perché l’eletto all’estero ha il compito di rappresentare gli interessi generali del Paese in un Parlamento nazionale. Ed è su questo che “bisogna lavorare insieme” . Ma detto ciò, e senza tanto girarci intorno, Venier non ha nascosto la scarsa attenzione del Parlamento verso lo stesso CGIE. “Sono già venuto alla scorsa Plenaria e anche stavolta, alla Camera, non è che ci fosse la fila per venire qui. Questo per dire – ha soggiunto – che dovete fare in modo che il Parlamento conosca voi e ciò che voi fate”. Perché rovesciando la questione, “la rappresentanza degli italiani all’estero è, sì, prima dei 18 eletti nella Circoscrizione estero” ma, ha sottolineato, “anche di tutti gli altri deputati e senatori”.

E allora per il deputato dei Comunisti il Consiglio generale deve necessariamente affrontare la questione di “come costruire il consenso intorno alle posizioni che volete far diventare legge”

Alla fine un auspicio, quasi un appello: “Fate in modo che la prossima volta io debba litigare con i miei colleghi per rappresentare il Parlamento alla vostra Assemblea”.

(Simonetta Pitari-Inform)

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Narducci parla all’Assemblea del rilancio del Consiglio generale

Punti fermi della nuova missione lo stretto collegamento del Cgie con le comunità e il rapporto privilegiato con gli eletti all’estero.
L’intervento del deputato dell’Ulivo Pietro Mercenaro

ROMA -La sessione conclusiva dell’Assemblea plenaria è stata caratterizzata anche dall’intervento del Segretario generale uscente del Cgie Franco Narducci. Il deputato della circoscrizione Estero, dopo aver ringraziato tutto il Consiglio generale per il sostegno avuto negli anni di impegno passati a rappresentare i nostri connazionali all’estero, ha chiesto al Cgie di interrogarsi sul proprio ruolo nel contesto dell’emigrazione e sulla sua missione. Una missione che, per far ripartire con entusiasmo il lavoro del Cgie, non potrà essere disgiunta dalla ricchezza partecipativa e di garanzia democratica delle nostre comunità nel mondo. Una realtà, fatta di uomini e donne, con tanti eventi culturali e momenti di vita associativa.

"Ai 18 parlamentari eletti all’estero della maggioranza e dell’opposizione – ha spiegato Narducci – io credo che vada chiesto un rapporto stretto, organico e costante con il Cgie che, con i suoi consiglieri provenienti da tanti Paesi, rappresenta un vero e proprio laboratorio d’idee. Per questo motivo, pur lasciando tutte le cariche, ho deciso di non dimettermi dal Consiglio generale". Narducci, oltre a ricordare che il Cgie deve essere scomodo sia per i governi di centro sinistra che di centro destra, ha sottolineato come a tutt’oggi fra i compiti degli eletti all’estero vi sia anche quello di mettere in circuito e sinergia nel Parlamento italiano, al fine di utilizzarle appieno, le numerose valenze umane, economiche e culturali dei nostri connazionali all’estero. Una realtà, quest’ultima, che aspetta di essere considerata dalle istituzioni del nostro Paese.

Narducci ha infine evidenziato l’importanza economica e sociale delle tante persone nel mondo che hanno scelto di parlare italiano. Una vasta comunità a cui l’Italia deve presentare un’immagine adeguata.

L’importante influenza degli eletti all’estero sul Parlamento italiano è stata sottolineata anche dal deputato dell’Ulivo Pietro Mercenaro che ha evidenziato come la loro presenza spinga deputati e senatori a superare la logica, propria del bipolarismo immaturo del nostro Paese, volta a dare maggiore importanza al voto, piuttosto che alla reale analisi delle problematiche. "Le differenze politiche anche importanti – ha affermato Mercenaro dopo aver ricordato la positiva esperienza collaborativa fra partiti di diverso orientamento portata avanti da Mirko Tremaglia per la conquista del pieno esercizio di voto – non devono impedire un lavoro comune nel campo della rappresentanza. Questo vale per il Cgie, per i Comites e anche per la straordinaria realtà associativa all’estero che rappresenta una parte essenziale della vita democratica italiana".

(Goffredo Morgia-Inform)

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Si conclude tra le polemiche il dibattito in Assemblea plenaria

Mentre cadono nel vuoto gli appelli alla convivenza Gian Luigi Ferretti si dimette dal Comitato di Presidenza

ROMA – L’ultima parte dei lavori dell’Assemblea plenaria, dopo gli interventi dei rappresentanti del Parlamento, si è aperta con una informativa sulla Conferenza permanente Stato-Regioni-Province autonome-Cgie. Giuseppe Bignone, componente della Cabina di regia e funzionario del Dipartimento Affari regionali e autonomie locali della Presidenza del Consiglio, oltre ad auspicare una collaborazione sempre più proficua fra Stato e Regioni, ha chiesto al Cgie di mettere in atto maggiori strumenti e meccanismi d’intesa con le istituzioni delle amministrazioni centrali e periferiche. Quindi Silvana Mangione del Comitato di Presidenza (Cgie Usa), ha illustrato il programma provvisorio del seminario sulla riforma dello Stato, uno dei quattro appuntamenti della futura terza Conferenza. Questo primo incontro, secondo quanto deciso dalla Cabina di regia, dovrebbe avere luogo a Roma, nella decade fra l’11 e il 20 marzo 2007, nei due giorni che precederanno l’Assemblea plenaria del Cgie.

Il primo giorno del seminario, che sarà ospitato quasi sicuramente presso uno dei rami del Parlamento, si aprirà con i saluti delle autorità di governo e gli interventi dei rappresentanti della Conferenza Stato-Regioni e del Segretario generale del Cgie. Saranno poi ascoltate le testimonianze, una per ogni continente, dei parlamentari di origine italiana eletti in Paesi a statuto federale, e le relazioni di esperti di diritto costituzionale, internazionale e comparato.

La seconda giornata del seminario si svolgerà invece alla Farnesina dove verranno analizzate le possibili ricadute sugli italiani all’estero delle riforme dello Stato approvate dal Parlamento italiano. La mattina sarà dedicata all’attività dei cinque gruppi di lavoro che approfondiranno varie tematiche, fra cui il bicameralismo, il federalismo fiscale, le competenze concorrenti fra Stato e regioni nelle politiche per gli italiani all’estero, le forme di rappresentanza dei nostri connazionali nel mondo, associazionismo, cittadinanza e nazionalità. Nel pomeriggio i documenti, elaborati dai gruppi di lavoro, verranno presentati nella seduta plenaria per arrivare poi alla stesura e all’approvazione del documento finale. Al seminario, che forse sarà arricchito anche da un incontro dei delegati con il Capo dello Stato, prenderanno parte i componenti della Conferenza permanente, i consiglieri del Cgie, i coordinatori degli InterComites, i rappresentanti delle Consulte regionali.

Il dibattito conclusivo della plenaria è stato aperto da Luciano Neri, consigliere di nomina governativa della Margherita, che ha esortato il Cgie "ad uscire dall’angolo" ed a promuovere, oltre alla sua autoriforma, una profonda modernizzazione dell’intero sistema dell’emigrazione italiana. Una complessa rete di servizi, formata dagli Uffici consolari, dagli Istituti di cultura e dalla stessa Dante Alighieri, che va aggiornata per dare risposte concrete alle nuove istanze delle nostre comunità. Neri ha inoltre chiesto uno sforzo a tutte le forze del Cgie affinché su alcuni problemi fondamentali, come l’assegno sociale, la riforma Consiglio generale e la modernizzazione di Rai International, possa essere trovato un punto di partenza comune.

Dopo l’intervento del consigliere Alberto Bertali (Gran Bretagna) che ha contestato i tempi troppo ristretti lasciati ai candidati alle cariche del Cgie per l’esposizione dei loro programmi ed ha rivendicato il primario ruolo di rappresentanza svolto dal Consiglio generale per le nostre comunità all’estero, il presidente della Commissione diritti civili, politici e partecipazione Mario Tommasi (Lussemburgo) ha chiesto il pieno coinvolgimento di tutto il Cgie nel processo di autoriforma ed ha definito "inaccettabile" la situazione dell’insegnamento della lingua italiana in Lussemburgo. Un contesto migratorio dove i corsi di lingua italiana sono stati sospesi nel settembre 2005. Il neo presidente della Commissione Stato-Regioni-Province autonome-Cgie Mario Castellengo (consigliere di nomina governativa, Ital-Uil) si è detto soddisfatto per i lavori preparatori del seminario sulla riforma dello Stato che ha visto il coinvolgimento di tutte le Commissioni tematiche. Ha inoltre chiesto la convocazione di una seduta straordinaria della IV Commissione, finalizzata ai preparativi dell’incontro di marzo, ed una maggiore partecipazione dei giovani ai lavori del Cgie. Il neo consigliere dell’Australia Luigi Casagrande ha evidenziato le eccessive divisioni politiche ed i personalismi che paralizzano l’attività del Cgie. Un organismo di rappresentanza che in questi anni ha varato proposte di riforma, come ad esempio quella dei Comites, scarsamente incisive.

Assai critico l’intervento di Gian Luigi Ferretti, rappresentante di An nel Comitato di Presidenza. Dopo aver auspicato un ripensamento da parte di Franco Narducci circa la sua decisione di non lasciare la carica di consigliere – secondo lui un parlamentare della circoscrizione Estero non avrebbe il tempo per seguire con costanza i lavori del Cgie – Ferretti ha lamentato la mancanza di un’equilibrata presenza nelle cariche direttive delle diverse “espressioni culturali” del Consiglio generale. Un problema, il monopolio delle cariche Cgie da parte della maggioranza vicina al centro-sinistra, che Ferretti ha affrontato con decisione, annunciando le sue dimissioni dal Comitato di Presidenza. "Prendo atto – spiega il consigliere in una lettera inviata al Segretario generale – del clima di assoluta chiusura instauratosi nei confronti di una minoranza che rappresenta da un minimo di un terzo alla metà dei consiglieri e ritengo del tutto inutile la mia solitaria presenza nel Comitato di Presidenza. Non intendo incarnare l’alibi per chi ha in disprezzo la democrazia liberale e voglio essere libero di combattere con ogni mezzo un Consiglio ridotto ormai alla candidatura di se stesso. Voglio togliere il disturbo perché non voglio che la mia presenza solitaria possa divenire un alibi".

Il poco spazio negli organi direttivi del Cgie delle componenti di minoranza è stato evidenziato anche da Carlo Consiglio, rappresentante del Ctim, che ha segnalato il rischio di una possibile lottizzazione, da parte delle forze di maggioranza, del progetto per la creazione di una commissione speciale che elabori la riforma del Cgie. Serie preoccupazioni per l’esito delle votazioni sono state espresse anche dai consiglieri degli Usa Vincenzo Centofanti e Valter Della Nebbia "La VI Commissione – ha affermato quest’ultimo – si è riunita senza preventiva convocazione; nei prossimi mesi mi appiglierò a qualsiasi cavillo legale per rallentare al massimo i lavori di questo organismo". Dal canto suo il presidente della V Commissione Franco Santellocco ha segnalato con disappunto l’esclusione dal documento sulla Conferenza Stato- Regioni- Province autonome-Cgie di “argomenti fondamentali” come l’internazionalizzazione delle imprese, la formazione, il lavoro e la cooperazione.

Dal consigliere Pasquale Nestico (Usa), per il gruppo di lavoro sulla sanità, è stato lanciato un appello a proseguire l’azione di sostegno gli italiani indigenti dello Zimbabwe, a cui il Cgie ha appena inviato farmaci per mille euro. Nestico ha inoltre proposto che uno stanziamento di 200.000 euro sia destinato alla realizzazione del primo rapporto di ricerca del Cgie sulle condizioni sociali e sanitarie degli italiani all’estero. Il segretario della IV Commissione, Anna Pompei Ruedeberg ha invece ricordato come il gruppo donne del Cgie continui a perseguire la formulazione di un testo di legge unico per la creazione dell’Osservatorio delle donne. La Pompei ha anche annunciato, in occasione dell’anno europeo per le pari opportunità che prenderà il via il primo gennaio prossimo, l’invio ai consiglieri per posta telematica delle pubblicazioni del gruppo donne.

Oltre ai ringraziamenti all’assemblea di Giovanni Rapanà per la sua elezione a vice segretario per l’area anglofona extraeuropea, segnaliamo l’intervento del vice segretario di nomina governativa Andrea Amaro che ha esortato i consiglieri a ritrovare unità e spirito di convivenza intorno a questioni fondamentali come ad esempio la riforma del Cgie.

Un appello, quello di Amaro, che non ha però avuto esito positivo. Dopo un intenso dibattito l’assemblea non è infatti riuscita a trovare l’accordo su un ordine del giorno, a firma Gian Luigi Ferretti, in cui si criticava la monopolizzazione del Comitato di Presidenza da parte della maggioranza e si chiedeva la creazione di un Comitato speciale per l’esame delle proposte di riforma del Cgie. L’ordine del giorno, (che riportiamo integralmente in questo numero di Inform), è stato respinto con 33 no, 15 sì e 7 astenuti. Tuttavia, a conclusione dei lavori dell’Assemblea plenaria, il Segretario generale Elio Carozza ha annunciato di voler chiedere alla terza Commissione tematica “Diritti civili, politici e Partecipazione” di esplorare le possibilità di elaborazione una proposta di riforma del Cgie.

Ricordiamo infine che nella mattinata, prima dell’inizio dei lavori in plenaria, si erano riunite tre Commissioni tematiche per l’elezione dei rispettivi presidenti. Sono stati eletti Franco Siddi (I Commissione “Informazione e Comunicazione); Maria Rosa Arona (II Commissione “Sicurezza e Tutela sociale”; Mario Castellengo (VI Commissione “Stato, Regioni, Province autonome, Cgie”). (Goffredo Morgia-Inform)

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Ordine del giorno, primo firmatario Ferretti, non accolto dall’Assemblea

"Rilevato che il rinnovo delle cariche, avvenuto fra l’altro in modo parziale e non totale com’era giuridicamente possibile, ha dimostrato la volontà dell’attuale maggioranza di non consentire l’adeguata rappresentanza all’interno del Comitato di Presidenza della minoranza, che pur si è manifestata in modo consistente.

Sottolineato che la responsabilità di tale anomala situazione, lesiva del pluralismo democratico, ricade su coloro che hanno trasformato il consiglio generale da organismo unitario di rappresentanza degli italiani all’estero in un’appendice parlamentare e partitica.

Ribadito che occorre invece ritornare allo spirito originario di concordia ed unità operativa al servizio dei deputati e degli italiani all’estero, cosi come indicato dalla legge istitutiva del Cgie.

Ritenuto che occorre quindi procedere ad un’ampia riforma della legge istitutiva del Cgie sia per attribuire al massimo organo rappresentativo degli italiani all’estero un ruolo di rango costituzionale, in armonia e coerenza con le modifiche della carta costituzionale che hanno istituito la circoscrizione Estero, sia per garantire al suo interno adeguata e formale rappresentanza in tutte le sue componenti politiche e territoriali.

Impegna l’Assemblea e per suo mandato il Comitato di Presidenza ad istituire, a termine di regolamento, un’apposita Commissione speciale con il compito di procedere ad un esame delle proposte di modifica della legge del Cgie, compresa quella a suo tempo elaborata dall’Assemblea con particolare attenzione al suo funzionamento interno ed al sistema elettorale, e di riferire alla prossima Assemblea e comunque non oltre sei mesi di tempo".

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Dichiarazione congiunta Fi-An-Udc-Lega
“CGIE automaticamente delegittimato”

ROMA – “Si conclude in modo vergognoso la sessione del Consiglio Generale degli italiani all’estero(CGIE)”: Il giudizio drastico in una dichiarazione che porta le firme dei responsabili per gli italiani all’estero dei quattro partiti di centro destra – Forza Italia, Alleanza Nazionale, UDC e Lega Nord – rispettivamente Dario Rivolta, Gian Luigi Ferretti, Gino Trematerra e Stefano Stefani.

“La sessione – prosegue la nota – si era aperta con l’auspicio avanzato dai rappresentanti di tutte le organizzazioni di minoranza all’interno del CGIE che il Comitato di Presidenza si organizzasse finalmente come ogni istituzione di una democrazia liberale e cioè con un rappresentanza proporzionale di maggioranza e di minoranza. Purtroppo quel Comitato di Presidenza resta l’unico organo stalinista delle istituzioni repubblicane.

“La protervia della maggioranza, al di là di future dichiarazioni, ha voluto confermare che nell’organo direttivo del Consiglio non si doveva, né si è voluto, lasciare il giusto spazio ai rappresentanti degli italiani residenti all’estero che non si identificano con le varie espressioni dell’Ulivo. Eppure il voto politico degli italiani all’estero aveva dimostrato che la maggioranza dei connazionali oltre confine è proprio favorevole alla Casa delle Libertà, nonostante un sistema elettorale che ha lasciato al Centro Destra solo cinque posti su diciotto. Nel CGIE non si è voluto nemmeno rispettare questa proporzione.

“E’ ovvio che questo CGIE rappresenterebbe solo una parte degli italiani ed è quindi automaticamente delegittimato. Ci riserviamo di agire in sede parlamentare e presso tutte le organizzazioni degli italiani all’estero – così termina la dichiarazione – affinché sia a tutti chiaro che questa organizzazione oggi non rappresenta più il mondo dell’emigrazione, ma soltanto una volontà stalinista chiusa ad ogni sensibilità democratica e liberale”.

 

 

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