2579 L'intervento in aula del Sen. Claudio Micheloni durante il dibattito sulla finanziaria

20061215 19:51:00 webmaster

Il Sen Claudio Micheloni è intervenuto oggi in Senato nella discussione sulla Legge Finanziaria.
Riportiamo il testo integrale dell’intervento.
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Senato della Repubblica – 15 dicembre 2006

Presidente, colleghe e colleghi, Signori del Governo, Signor Ministro,
desidero illustrare brevemente perché voterò questa finanziaria insieme ai miei tre colleghi eletti nella Circoscrizione Estero nelle liste de l’Unione. I capitoli di spesa del Ministero degli Esteri, direttamente riconducibili agli italiani residenti all’estero, come ad esempio, (947/519) l’assistenza diretta, la diffusione della lingua e cultura italiane, i Comites, le attività culturali, gli stipendi degli insegnanti, avevano subito nel progetto di finanziaria un taglio complessivo di ca. 12 mio. di Euro. Il lavoro svolto dai parlamentari dell’estero e dal Governo portarono da subito un incremento di 14 mio. di Euro che coprivano i tagli annunciati.

(947/519) Il maxiemendamento – sempre con la stessa modalità di lavoro congiunto dei parlamentari della Circoscrizione Estero della maggioranza con il Governo – ha portato a ulteriori 10 mio. di finanziamenti, per i capitoli prima ricordati. D’altra parte, l’impegno dei quattro senatori de l’Unione della Circoscrizione Estero e della maggioranza tutta e con il particolare sostegno del capogruppo Anna Finocchiaro, ha fatto sì che nel maxiemendamento siano state accolte proposte di grande rilevanza per la comunità italiana residente all’estero. (Comma 801, tabella C) un finanziamento di 7 mio. che, per il 40 % va a beneficio delle Camere di commercio italiane all’estero e per il 60 % ai consorzi italiani di esportazione. E’ stata altresì accolta la richiesta (1327/793 bis) di detrazione per carichi di famiglia, di cui all’art. 12 DPR, 22 dicembre 1986, no. 917, per i soggetti non residenti in Italia. E’ stata anche introdotta un’importantissima innovazione che riguarda direttamente tutti i cittadini italiani residenti all’estero. Infatti, dal 1° giugno 2007, i consolati italiani dovranno rilasciare e rinnovare la (1323/790 bis) carta d’identità italiana ai cittadini italiani iscritti all’AIRE alle stesse condizioni degli italiani residenti in Italia.

In questa finanziaria troviamo altri elementi che interessano positivamente la comunità italiana all’estero. Per esempio, (404/120 G) la riorganizzazione del Ministero degli affari esteri, "a questo punto il Governo ha deciso l’unificazione dei servizi contabili degli uffici della rete diplomatica aventi sede nella stessa città estera". Questa decisione è sicuramente un segnale positivo, ma di gran lunga insufficiente per affrontare il problema della rete consolare italiana all’estero, sulla quale tornerò più avanti.

(938/514) L’internazionalizzazione realizzata da consorzi di piccole e medie imprese; (939/515) la valorizzazione del marchio "Made in Italy"; (1249/749 bis) i servizi postali con tariffe agevolate per l’editoria destinata alle comunità italiane all’estero; (1315/784) il "piano di razionalizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato ubicato all’estero". Non illustro i punti precedenti. La loro positività mi appare evidente. A proposito dell’ultimo punto "la razionalizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato ubicato all’estero" vorrei qui ricordare che lo Stato italiano è proprietario di un immenso capitale immobiliare all’estero, che va sì razionalizzato, come dice la finanziaria, ma va soprattutto valorizzato. In questa operazione di razionalizzazione e valorizzazione è importante che il Governo acquisisca anche il parere dei Comites (Comitati degli italiani all’estero). Non solo perché sono i rappresentanti degli italiani che vivono in quei territori, e ne conoscono dunque i bisogni, ma anche perché conoscono la realtà economica degli stessi territori. Questa consultazione mi appare importante principalmente per due motivi: 1) quello strettamente economico legato alla conoscenza del territorio 2) per garantire la trasparenza degli interventi ed evitare le denunce di situazioni strane sul tipo di quelle che mi stanno pervenendo in questi giorni da Nizza e da Locarno, sulle quali interverrò nelle opportune sedi.
Se questi sono i punti per me positivi della finanziaria, non posso non esprimere il mio rammarico per le altre nostre proposte che non sono state accolte, come la detassazione del passaporto per gli emigrati italiani ultrasessantenni, il riconoscimento pieno del sindacato dei contrattisti impiegati nei Consolati italiani e negli Istituti di cultura, la garanzia d’interventi per la formazione professionale degli italiani all’estero, oppure il riconoscimento del lavoro delle poche agenzie d’informazione nazionali italiane che seguono la vita degli italiani all’estero e infine l’accesso ai parlamentari della Circoscrizione Estero al sostegno per l’editoria politica.

Continuo a pensare che il Governo avrebbe potuto rispondere positivamente a queste richieste minime, alcune delle quali addirittura a costo zero. Solo un deficit di dialogo, che il Governo ha anche con la propria maggioranza, può spiegare questa scelta. È nell’interesse del Paese che questo deficit si colmi al più presto.

Gli elementi positivi della finanziaria non ridimensionano il bisogno di riforme profonde e urgenti che la comunità italiana nel mondo aspetta da questo Governo e da questo Parlamento. Prima fra tutte la riforma del Ministero degli affari esteri; su questo punto non si tratta di immaginare una semplice ristrutturazione. Sono necessarie due cose: 1) una presa di coscienza di tutto il mondo politico che, non si realizza una politica estera forte, capace di riscuotere consenso e rispetto dalla comunità internazionale se non si aumentano sostanzialmente le risorse economiche del Ministero degli affari esteri; 2) non si ristruttura una rete consolare ridotta in condizioni miserevoli, ma bisogna ridefinire nuove regole, nuove modalità di funzionamento, di gestione del personale. Tutto ciò sarà possibile se ci sarà un largo consenso politico capace di sbloccare vecchie incrostazioni amministrative e anche, a volte, ingiustificati privilegi.

Una riforma profonda, rapida e innovativa dei servizi consolari e diplomatici nel mondo porterà sicuramente ad un risparmio e ad un aumento dell’efficienza della rete consolare e diplomatica, che migliorerà sia i servizi per gli italiani residenti all’estero che per l’Italia in generale.

Urge anche la riforma della legge 153 per la diffusione della lingua e cultura italiane all’estero, al pari di quella che istituisce gli istituti italiani di cultura.

Alla luce della presenza di parlamentari italiani eletti nella Circoscrizione Estero vanno urgentemente riformati il Consiglio Generale degli italiani all’estero, i Comitati degli italiani all’estero, la legge elettorale per la Circoscrizione Estero.

Anche la fiscalità italiana per gli italiani all’estero va ripensata: l’ICI, la tassa sui rifiuti, la tassa sui passaporti, ecc.

L’informazione degli italiani all’estero va riprogettata con la riforma dell’editoria, della diffusione della Rai in Europa, di Rai International, e dell’informazione di ritorno degli italiani all’estero per l’Italia.
In questo quadro vi è la necessità della risoluzione imminente dei problemi di assistenza sociale dei nostri concittadini, che purtroppo all’estero non hanno trovato fortuna e che nella loro vecchiaia vivono sotto la soglia della povertà, soprattutto in America latina.

Non entro nel merito di tutte queste urgenze, ma voglio dire al Governo con estrema chiarezza che su questi punti non accetteremo di perdere del tempo in indefiniti rinvii, né intendiamo avallare semplicemente decisioni prese senza la dovuta consultazione dei vari livelli di rappresentanza istituzionale degli italiani all’estero – Comites, CGIE e parlamentari, nonché il mondo associativo – ma soprattutto non accetteremo di affrontare queste riforme con il deficit di confronto e di dialogo che abbiamo vissuto in questi primi mesi di legislatura.

Presidente, colleghe e colleghi,
mi avvio a concludere il mio intervento, fornendo alcune informazioni che illustrano l’apporto degli italiani all’estero all’economia italiana. Mi rendo conto che finora il mio intervento ha dato l’impressione che gli italiani all’estero abbiano solo delle richieste da avanzare all’Italia. Voglio qui brevemente illustrarvi che la frase "gli italiani all’estero sono una risorsa" non è uno slogan, bensì una realtà.

Nel 1998 il contributo degli italiani all’estero alla bilancia commerciale italiana ammontava a ca. 115 mila miliardi di lire (56 miliardi di Euro) a fronte dei 213,5 miliardi di lire (105 milioni di Euro) elargiti dal governo per i vari capitoli del Ministero degli affari esteri per gli italiani all’estero, come i corsi di lingua e cultura, la formazione professionale, il funzionamento dei Comites, l’assistenza diretta e indiretta, ecc.

I contributi spaziano dalle rimesse agli investimenti, dal turismo di ritorno al mercato di beni e servizi (macchinari, generi alimentari, abbigliamento, ecc.).

Le rimesse pari a 4 mila miliardi di lire (2 miliardi di Euro) nel 1997 potevano essere sicuramente più cospicue se ci fosse stata una politica valutaria diretta ad incentivare gli investimenti.

"L’italianità" ha favorito la creazione all’estero di imprese d’importazione di prodotti e macchinari italiani per attrezzare ristoranti, bar, negozi, esercizi commerciali, imprese ecc. Secondo una stima del 2000, un terzo del volume delle esportazioni italiane è da attribuirsi alla presenza della rete delle comunità italiane all’estero. E le statistiche lo dimostrano: in molti Paesi, dove la nostra presenza è particolarmente consistente, il saldo fra importazioni ed esportazioni è attivo a favore dell’Italia (fonte: Consiglio Generale degli Italiani all’Estero del 2000).

Presidente, colleghe e colleghi,
Per queste considerazioni, sono convinto che questa finanziaria – aldilà del percorso difficile, degli errori di comunicazione e quant’altro abbia dovuto e dovrà ancora affrontare – sarà in grado di far fronte ai bisogni del Paese, perché porta in sé le prime risposte ai problemi che da anni frenano la nostra Italia.

Una caratteristica di questa finanziaria, che la contraddistingue da quelle precedenti, è di essere ispirata da una volontà politica d’interventi veri, concreti e non da una politica di mere dichiarazioni e di facciata. È sicuramente più popolare disegnare dei sogni su una lavagna a “Porta a porta” che affrontare i problemi veri del Paese.

In democrazia il Governo deve governare PER il Paese, ma anche CON il Paese. In una democrazia parlamentare, il Parlamento È il Paese. Ed è per questo che tutto il lavoro positivo che abbiamo fatto per migliorare la finanziaria è un giusto e buon lavoro che non può essere sminuito e svalorizzato da sterili attacchi strumentali ad effetto mediatico.

Ai detrattori di questa finanziaria, che sicuramente non è perfetta, do volentieri appuntamento fra qualche mese e credo che ci rincontreremo in un ben altro clima.

Annuncio così il mio voto favorevole alla finanziaria 2007 e la mia fiducia al Governo.

Sen. Claudio Micheloni

 

 

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