2569 SVIZZERA: Quale futuro per i giovani italiani all’estero

20061214 18:13:00 webmaster

"È necessario interrogarci, a fronte di questo potenziale giovanile spesso lasciato ai margini, se debbano essere i vecchi organismi, che con i loro schemi mentali hanno creato un clima avvelenato all’interno del CGIE prestandosi maldestramente a diventare stampelle dei partiti, a “gestire” questa nuova "categoria", oppure occorra tagliare gli ormeggi e favorire un percorso innovativo, esente dai pesanti fardelli del passato."

di Graziano Tassello

BASILEA – L’apertura mentale e la curiosità nel sentirsi riccamente diversi porta i giovani italo-svizzeri a riflettere sul loro ruolo e sul loro coinvolgimento nella società. Le necessità che vi individuano sono tante. Ma sono coscienti che in Svizzera serpeggia una falsa concezione di italianità, che ostacola i loro sogni. Il giovane psicologo Antonio Bene commenta: “Molti italiani vivono un cliché (di italianità), un ruolo che viene loro attribuito o che ritengono loro, definito per lo più da non-italiani. Vivono di luoghi comuni, poiché non consapevoli delle loro radici.

Ma solo chi conosce bene le proprie radici, lo spessore culturale da dove proviene, può aprirsi al nuovo e costruire la propria identità nuova in un paese ospitante. Un albero senza radici non regge… Troppo spesso noi italiani all’estero viviamo la nostra italianità solo ripercorrendo semplicemente luoghi comuni, in cui veniamo spinti inconsciamente dai non-italiani o addirittura dalle concezioni e nozioni di noi stessi, accettando il ruolo che ci viene chiesto di interpretare o che pensiamo di dover interpretare per sentirci qualcuno… Ciò vuol dire: un senso, un complesso di inferiorità (non conscio) che ci porta ad avere un orgoglio spropositato, quasi folcloristico e pittoresco, a volte narcisistico, ma senza sostanza, non autentico. Dobbiamo tralasciare l’energia dell’essere figli di emigrati e integrarci nel paese in cui i nostri genitori sono approdati e fare delle nostre radici un valore aggiunto in combinazione con la cultura in cui viviamo, in questo modo abbiamo una marcia in più e possiamo affermarci”.
Per gli intervistati le potenzialità giovanili devono sfociare in una cultura solidaristica. Giuseppe Ribaldo, fondatore della Pro Migrante, segnala alcune piste: “È possibile individuare almeno due settori critici che richiedono risposte e interventi urgenti. Il primo riguarda sicuramente la popolazione più anziana. I problemi della terza età sono considerevoli, visto che il grado di integrazione sociale di queste persone è rimasto spesso insufficiente per mancanza di strutture e condizioni adeguate. Alle istituzioni svizzere che operano nel settore degli anziani è richiesta, di conseguenza, una maggiore attenzione alle esigenze culturali specifiche dell’anziano immigrato. Diverse indagini portano ad affermare che gli anziani immigrati hanno spesso grossi problemi di salute, soffrono di malattie croniche o sono addirittura invalidi, principalmente a causa del pesante lavoro svolto per lunghi anni. Il secondo settore critico concerne i giovani di seconda e soprattutto di terza generazione, con particolare riferimento alla questione dei problemi di identità culturale”.
Michele Penticorbo, presidente dell’UNITRE in Svizzera, spiega così il suo impegno: “Ho ritenuto questa un’occasione preziosa per offrire il mio contributo attivo e concreto alla comunità italiana in Svizzera confidando sia nelle mie capacità professionali, gestionali e organizzative che abbracciano tutti i settori operanti in un’azienda (marketing & comunicazione, finanze, sviluppo, strategie ecc.) sia nelle mie esperienze di vita”. Di fatto con la sua attività ha saputo dimostrare come si possano coinvolgere anche i giovani in attività di cultura e solidarietà. “Grazie all’UNITRE siamo riusciti senza alcun problema a coinvolgere tanti giovani. Basti pensare che solo il consiglio direttivo ne è rappresentato dalla metà. Lo stesso progetto è stato elaborato da me e dal mio amico Antonio Bene. Inoltre, dei 32 attuali docenti la metà ha un’età più o meno di 35 anni”. “Per coinvolgere i giovani, continua Penticorbo, è necessario condividere desideri, sogni, progetti per poi inseguirli e realizzarli senza però mai arrendersi”.
Antonio Bene puntualizza: “Penso che fondamentalmente (i miei coetanei) siano interessati alla cultura italiana e a progetti di solidarietà, ma vivono in una sorta di letargia, in un provincialismo post-contadino ereditato dall’emigrazione dei propri genitori. Ciò li rimbambisce un po’. In fondo l’energia che mandano a livello individuale e collettivo è quella di essere figli di emigrati. Quest’energia ci indebolisce se non la trascendiamo e ci uniamo ai parametri culturali della cultura o del paese che ci accoglie. Dunque dobbiamo svegliarci e accendere il nostro potenziale”.
Questa dichiarazione di intenti rispecchia splendidamente numerose testimonianze di vita di 21 giovani provenienti da tante parti del mondo condivise coi consiglieri del CGIE durante la prima giornata dei lavori dell’assemblea di dicembre, in cui hanno esposto le loro speranze e la loro voglia di radici e di cultura italiana. Alcuni di essi gravitano attorno organismi legati ai partiti italiani. Altri stanno invece cercando vie alternative in cui possano esercitare in piena autonomia e libertà la loro creatività.
È necessario interrogarci, a fronte di questo potenziale giovanile spesso lasciato ai margini, se debbano essere i vecchi organismi, che con i loro schemi mentali hanno creato un clima avvelenato all’interno del CGIE prestandosi maldestramente a diventare stampelle dei partiti, a “gestire” questa nuova categoria, oppure occorra tagliare gli ormeggi e favorire un percorso innovativo, esente dai pesanti fardelli del passato.
Sarebbe tragico se il tanto decantato impegno di enti e organismi a raccogliere nuovi adepti finisse solo per incrementare quadri di partiti, coinvolti pesantemente in giochi di potere e dimentichi di porsi in ascolto della base. I giovani intervistati, e molti altri giovani nel mondo, non meritano un simile futuro.

(Graziano Tassello, Direttore CSERPE Basilea e Presidente Commissione Scuola e Cultura del CGIE)

 

 

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