3305 La Repubblica e l'Unità mentono spudoratamente sul Venezuela

20070523 12:20:00 redazione-IT

COCHABAMBA – Mi arrivano qui a Cochabamba (Bolivia), dove sto partecipando al "V incontro mondiale di intellettuali e artisti in difesa dell’umanità" e potrei anticipare le cose dette da Evo Morales stamattina, o la ricchezza del dibattito, o la forza e la ricchezza comunicativa dei comunicatori boliviani (Evo ha un’approvazione del 66%in crescita ma nei media ha l’80% contro). Ma amici di GennaroCarotenuto.it mi inviano i pezzi di Repubblica e l’Unità sulla fine della concessione di RCTV. E alle balle bisogna rispondere con le notizie. Ci sarà tempo per parlare di cose serie.

(di Gennaro Carotenuto)

Vediamo:

La Repubblica mente:
Rctv, […] è considerata troppo critica dal presidente, che l’accusa anche di aver simpatizzato con il colpo di stato che cinque anni fa l’aveva spodestato per due giorni.
Amor di verità obbliga a rispondere:
RCTV non è accusata "da Chávez" di aver simpatizzato, ha organizzato il golpe. E’ molto facile verificare, ci sono le registrazioni, ma Repubblica preferisce mentire e non fa il suo dovere, semplicemente non verificando. E’ evidente l’intenzionalità di trasformare fatti storici noti in un "punto di vista".

La Repubblica mente:
Così, dopo la manifestazione di sabato scorso che aveva raccolto l’adesione di migliaia di partecipanti e attirato l’attenzione internazionale, oggi il corteo è sfilato davanti alle sedi alle sedi in Venezuela dell’Unione europea (Ue) e della Organizzazione degli Stati americani (Osa) e il movimento di protesta ha ricevuto la solidarietà di associazioni di difesa della libertà di stampa di tutto il mondo.

Amor di verità obbliga a rispondere:
Tanto la UE come l’Organizzazione degli Stati Americani ha affermato che è un fatto interno venezuelano e che il governo venezuelano è nel suo pieno diritto nel non rinnovare la concessione.

La Repubblica mente:
Secondo un sondaggio dell’istituto Datanalisis il 70% dei venezuelani disapprova l’oscuramento di Rctv.
Amor di verità obbliga a rispondere:
Il sondaggio è stato commissionato da RCTV e palesemente falso. Secondo la legge italiana, La Repubblica sarebbe obbligata a dire chi commissiona i sondaggi, ma lo evita. Contro Chávez la legge non vale.

La Repubblica mente:
La decisione di non rinnovare la concessione, infatti, avrebbe come effetto quello di limitare alla sola Globovision il panorama audiovisivo nazionale anti-governativo. Con l’aggravante che Globovision è un canale che si vede solo nella capitale.

Amor di verità obbliga a rispondere:
E’ la balla più clamorosa. I grandi canali commerciali dell’opposizione che trasmettono in tutto il Venezuela sono quattro. RCTV, Globovision, Venevision e Televen. Inoltre in ogni stato ci sono canali locali dell’opposizione. Repubblica, in totale malafede cancella due canali nazionali e tutti i locali.

Molto simile è il pezzo dell’Unità, probabilmente preso dalle stesse fonti, tutte dell’opposizione. Né l’Unità né la Repubblica ricordano che RCTV non viene chiusa, ma trasferita sul cavo e sul satellite. Entrambe fanno credere che sia una decisione illegale di Hugo Chávez. Soprattutto né l’Unità né La Repubblica citano il punto di vista venezuelano, il ricchissimo dibattito sulla responsabilità sociale dei media, il fiorire di centinaia di media indipendenti nel paese, né il fatto che non esiste solo la libertà di stampa ma anche il diritto costituzionale a essere informati in forma non inquinata.
Questo cronista era a Caracas ed è andato e ha raccontato in questo sito la marcia dell’opposizione. Né La Repubblica né l’Unità erano presenti. Hanno fatto male il loro lavoro, mancando ad ogni dovere etico verso i loro lettori. Questi, è ora che si sveglino e si facciano sentire.

BASTA BUGIE SULL’AMERICA LATINA!
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L’articolo apparso su Repubblica del 21.05.2007

Mobilitazione in difesa dell’emittente Rctv che Chavez intende chiudere. Sfilano centinaia di giornalisti e operatori dei media nella capitale venezuelana Caracas, uno striscione lungo un chilometro contro la chiusura della televisione.

Caracas, lo striscione lungo un chilometro in difesa della Rctv

CARACAS – Migliaia di persone dietro uno striscione lungo un chilometro, alto un metro e venti e pesante 180 chili. Il più grande mai confezionato in Sudamerica. Recitava: "Libertà di espressione SOS" in sei diverse lingue. Giornalisti, operatori del settore dei media, studenti di scienze delle comunicazioni venezuelani sono di nuovo scesi in piazza oggi a Caracas in difesa della libertà di stampa. Tra una settimana, infatti, scadrà la concessione per la televisione venezuelana Rctv, che il governo del presidente Hugo Chavez ha annunciato di non voler rinnovare.

Rctv, un’emittente popolarissima – la sola a coprire tutto il territorio venezuelano insieme a Vtv – che va in onda dal 1953, è considerata troppo critica dal presidente, che l’accusa anche di aver simpatizzato con il colpo di stato che cinque anni fa l’aveva spodestato per due giorni.

Così, dopo la manifestazione di sabato scorso che aveva raccolto l’adesione di migliaia di partecipanti e attirato l’attenzione internazionale, oggi il corteo è sfilato davanti alle sedi alle sedi in Venezuela dell’Unione europea (Ue) e della Organizzazione degli Stati americani (Osa) e il movimento di protesta ha ricevuto la solidarietà di associazioni di difesa della libertà di stampa di tutto il mondo.

Secondo un sondaggio dell’istituto Datanalisis il 70% dei venezuelani disapprova l’oscuramento di Rctv. La decisione di non rinnovare la concessione, infatti, avrebbe come effetto quello di limitare alla sola Globovision il panorama audiovisivo nazionale anti-governativo. Con l’aggravante che Globovision è un canale che si vede solo nella capitale.

Gregorio Salazar, segretario generale del Sindacato nazionale dei lavoratori della stampa (Sntp) commentando la manifestazione di oggi ha detto che si è trattato di "un atto profondamente emotivo". "Ci conforta moltissimo – ha aggiunto – vedere colleghi di tutti i media impegnati in questo sforzo con spirito di grande unità".

Le speranze di Marcel Granier, presidente del gruppo 1BC che controlla l’emittente e che dal governo è accusato di violazione della legge in materia di gestione delle emittenti radiotelevisve, sono ormai legate solo al tenue filo di una possibile sentenza favorevole della sezione politica-amministrativa del Tribunale supremo di giustizia. O, magari, ad una levata di scudi internazionale capace di bloccare in qualche modo i piani del governo di Caracas.

Intanto, alla mezzanotte del 27 maggio cesseranno le trasmissioni di Rctv e cominceranno sulle onde del Canale 2 quelle di Televisora Venezolana Social (Tves), fortemente voluta dal capo dello Stato come "esempio di un modo radicalmente diverso di fare comunicazione".

(21 maggio 2007)

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