
Il fenomeno non conosce sosta. Secondo l’Inps molti connazionali sono alla ricerca di un clima migliore, condizioni fiscali più favorevoli e una qualità della vita superiore
Un clima migliore, condizioni fiscali più favorevoli e una qualità della vita superiore. Sono diversi i motivi che spingono i pensionati italiani a fare le valigie e lasciare la penisola. Tra le mete più gettonate ci sono Spagna e Portogallo, seguiti da Svizzera, Francia e Germania. Il fenomeno emigratorio non conosce sosta e negli ultimi anni ha riguardato anche qualche “new entry”, come Albania e Tunisia.
Perché aumentano i pensionati che lasciano la penisola
L’ultima fotografia è stata scattata dall’Inps nel suo ventiquattresimo rapporto annuale, con un focus dedicato proprio ai pensionati all’estero. Nel 2024 l’Istituto della previdenza sociale ha contato 228.600 persone ritirate dal lavoro residenti al di fuori dei confini nazionali. La “fuga” all’estero rappresenta una tendenza che si è consolidata nel tempo. “Tra il 2011 e il 2019 si registra, infatti, una crescita costante dell’indicatore, che passa da circa 10 a oltre 20 emigrati ogni 100 mila pensionati”, rileva l’Inps nel suo rapporto. L’emigrazione post lavorativa sarebbe sostenuta “presumibilmente dalla ricerca di condizioni fiscali più vantaggiose, di un clima più favorevole e di una qualità della vita superiore”.

Nel 2010 l’emigrazione risultava relativamente contenuta, “pari a circa 10 emigrati ogni 100 mila pensionati residenti, e piuttosto omogenea tra le regioni”. Nel 2023 c’è stata un’impennata: l’incidenza è salita a 33 emigrati ogni 100 mila pensionati. Ma non solo: c’è stato un aumento delle differenze regionali. Secondo l’Inps si tratta di un segno che “alcuni territori mostrano una crescente tendenza all’emigrazione pensionistica, mentre altri mantengono livelli inferiori alla media nazionale”. In ogni caso le disparità possono essere riconducibili a “fattori socioeconomici locali, alla presenza di reti migratorie consolidate, nonché a specifici contesti demografici e culturali”.
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