4984 Caputo (Magistratura Democratica): Privare della libertà solo perché clandestini? Lascia interdetti'

20080516 21:07:00 redazione-IT

Le analisi di Angelo Caputo, (Magistratura Democratica) e Mauro Palma, presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura sulla cosiddetta ”direttiva della vergogna” su immigrazione e rimpatri in Ue

ROMA – Detenzione amministrativa e rimpatrio in cambio di sicurezza, vivibilità e garanzia. Dovrebbero essere questi i capisaldi della direttiva europea in materia di immigrazione e rimpatrio di prossima approvazione al Parlamento europeo. Ma la materia è ostica e ha angoli oscuri su cui Angelo Caputo, di Magistratura Democratica e Mauro Palma, presidente del Comitato europeo per la prevenzione della tortura, hanno fatto chiarezza in occasione del convegno “Clandestini per Forza”.

La direttiva europea di prossima approvazione ridefinisce le ‘regole’ di comportamento per quanto riguarda gli immigrati irregolari, ma allo stato attuale, secondo Angelo Caputo, il testo della direttiva presenta diversi punti che, per lo meno, lasciano interdetti. Si va dalla detenzione amministrativa, al tempo necessario per il rimpatrio (sempre privati della libertà), alla condizione di non aver ‘fatto nulla’, ma di essere punibili della privazione della libertà solo perché si è qualcosa, cioè immigrati irregolari. “Abbiamo una forma di limitazione della libertà personale – spiega Angelo Caputo – ancorata a uno status soggettivo ed è molto grave non solo che si tratti di presupposti che siano svincolati dal fatto, ma ancorati a una condizione individuale. È grave che si sia associata del contrasto dell’immigrazione irregolare quel riferimento alla sicurezza pubblica e nazionale che soprattutto dopo l’11 settembre ha accomunato l’immigrazione al pericolo di terrorismo”.

Condizioni non legate a un fatto imputabile all’interessato, ma che l’immigrato subisce con la restrizione della libertà anche per la possibilità della detenzione protratta fino a 18 mesi. “Sarebbe significativo – continua Angelo Caputo – vedere per quali reati viene data la custodia cautelare per gli stessi mesi. Le motivazioni per il protrarsi di questo periodo sono dovute alla mancanza di cooperazione da parte del cittadino, a ritardi nell’ottenimento della documentazione da parte dei paesi terzi, ancora una volta la minaccia per l’ordine pubblico e anche le difficoltà connesse all’operare il rimpatrio. Ancora una volta ci troviamo di fronte a situazioni non ascrivibili all’interessato, come nel caso dei ritardi nell’ottenimento della documentazione ma che vedrà la protrazione della custodia”.

L’aspetto più preoccupante riguarda il restringimento dei già pochi diritti degli immigrati irregolari. Per quanto riguarda la disciplina degli stranieri in zone di confine e di transito, “la direttiva – spiega Angelo Caputo – propone un trattamento giuridico meno garantistico e un nucleo di garanzie che devono comunque essere riconosciute. Uno dei punti del dibattito è quello che vuole ridurre, se non escludere questo piccolo nucleo di garanzie. Poi c’è il rispetto dei vincoli familiari rispetto a chi deve essere allontanato e degli interessi superiori del fanciullo. Ora questi vincoli sono previsti dal diritto internazionale e non sono disponibili in sede di diritto europeo. Se ho capito bene la discussione qui si tratterebbe di escludere l’espressa menzione di questi vincoli”.

Altra novità che potrebbe introdurre la direttiva è il ‘cambio di guardia’ su chi può decidere e applicare la limitazione di libertà. “Nella versione originaria della direttiva – continua Angelo Caputo – il potere era attribuito all’autorità giudiziaria. Ora questo assetto, che attribuiva in via prioritaria l’intervento dell’autorità giudiziaria e solo in seconda battuta l’autorità di polizia un intervento così pesante, è saltato. Nell’ultima versione della direttiva questi poteri sono indifferenti. Un aspetto grave è si tratta di una tendenza di fondo e generale. Una straordinaria rivincita del potere esecutivo rispetto ai diritti fondamentali e alle libertà fondamentali della persona”.

Di tendenza di fondo e indirizzo culturale ha parlato anche Mauro Palma, secondo cui l’applicazione della detenzione amministrativa è legata al passato e non applicabile per una gestione dei flussi migratori. “La privazione della libertà di queste persone non è vietata dalla convenzione europea dei diritti umani che prevede tra le possibilità anche quella di privare della libertà persone irregolarmente presenti sul territorio in attesa del suo rimpatrio. Detto questo dobbiamo anche dire che lo schema culturale del 1950 era ben diverso dal problema che impropriamente viene affrontato oggi. Una cosa è un’ipotesi di convenzione pensata su singoli e specifici casi individuali che temporaneamente e per brevi periodi venivano privati della libertà in attesa del rimpatrio, un’altra cosa è utilizzare la limitazione della libertà come strumento per attuare una politica di regolamentazione dei flussi migratori”.

Ulteriore preoccupazione desta, più che la direttiva in sé, la diffusione di un’opinione diffusa dell’inefficacia dell’integrazione e la facile scorciatoia della chiusura quale soluzione efficace al problema della sicurezza. “Vedo con terrore – conclude Mauro Palma – il fatto che nei giornali, più che l’effettività dei provvedimenti prema il messaggio che il provvedimenti lanciano. Quello che si vuole costruire è un pensiero che è fortemente coagulato attorno ad un’idea che i problemi e le difficoltà si affrontano con lo strumento che era estremo e che è la privazione della libertà, che le politiche dell’integrazione sono chiacchiere mentre le politiche di respingimento siano le uniche efficaci, che in realtà il compito di assicurare garanzia e vivibilità va spostato dalle strutture sociali sul territorio, alle strutture di controllo secco di polizia. È un messaggio simbolico che non fa crescere un mondo coeso ed è un potenziale amplificatore del conflitto in senso negativo invece che essere uno strumento che garantisce sicurezza”. (Giovanni Augello)

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