20080719 12:10:00 redazione-IT
Manovra: Narducci (PD) Non sostenibili i tagli agli Esteri che sono contro gli Obiettivi del Millennio delle Nazioni Unite.
“Davanti a questa situazione allarmante per gli interessi dell’Italia sarebbe stato auspicabile un più ampio dibattito tra tutte le forze politiche, soprattutto sul metodo e sulla ricetta proposta per curare il paziente. E invece soltanto le proteste dell’opposizione hanno consentito di strappare qualche giorno di confronto in più per discutere una manovra che si è rivelata, già nella sua genesi frettolosa, poco avveduta tanto da indurre la maggioranza e il Governo stesso ad intervenire in corsa con numerosi emendamenti e con la questione di fiducia largamente anticipata, sotto il segno dell’emergenza” lo ha affermato l’on. Franco Narducci –
Vice presidente della commissione esteri e Presidente dell’UNAIE (Unione Nazionale delle Associazioni di Immigrazione ed Emigrazione) – intervenendo, ieri notte, nel dibattito alla Camera sulla Conversione in legge del DL 25.06.08, n. 112 recante "Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione delle finanza pubblica e la perequazione tributaria" .
“Il Ministero degli affari esteri con questo provvedimento – ha sostenuto Narducci – viene a subire ingenti tagli e precisamente di 195 milioni per l’anno 2009, 215 per il 2010 e 378 milioni per il 2011 e questo nonostante che il presidente del Consiglio dica al G8 di voler aumentare la contribuzione italiana”.
“Tagli che hanno ricadute sulla prospettiva di sviluppo sostenibile – ha attaccato Franco Narducci – recentemente riaffermata dalla Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi del Millennio venendo a ledere gli impegni internazionali assunti dal nostro Paese e tradendo l’esigenza etica in termini di diritto delle generazioni future. Infatti desta preoccupazione la riduzione di 170 milioni all’aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo a partire dal 2009 così come si evince dall’art. 60 del decreto 112 in questione”.
“Ciò costituisce – ha concluso Narducci – una chiara dichiarazione politica nel non voler raggiungere gli obiettivi del millennio così come previsti per il 2015”.
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IL TESTO DELL’INTERVENTO
Conversione in legge del DL 25.06.08, n. 112, recante “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione delle finanza pubblica e la perequazione tributaria”
Intervento in Aula dell’on. Franco Narducci – 17 luglio 2008
Signor Presidente, Signor rappresentante del Governo, onorevoli colleghi,
di fronte alla profonda crisi che sta vivendo il nostro Paese il Ministro Tremonti questa mattina ha difeso a spada tratta la decretazione d’urgenza, l’impianto triennale della manovra, lo stravolgimento delle procedure parlamentari e ha riconosciuto che il Paese è in profonda sofferenza. Il Ministro ha concluso il suo intervento chiedendo il sostegno del Parlamento e affermando enfaticamente che il testo sottoposto alla discussione generale è il frutto del lavoro svolto nelle Commissioni, con alcune “marginali modifiche”.
Ebbene, che il nostro sistema economico e produttivo sia in stato altamente febbrile è inoppugnabile:
* la produzione industriale relativo al mese di maggio è andata peggio di quanto ci si aspettasse;
* i dati certificati dalla Confcommercio dicono che la crisi dei consumi è profonda ed è strutturale, e tocca pesantemente tutti i settori con ampie ricadute sulla produzione industriale e l’andamento negativo della stagione dei saldi, con un crollo stimato al 15%, oltre a confermare che la coperta è sempre più stretta, evidenzia che al commercio viene a mancare la tradizionale boccata d’ossigeno costituita dai saldi e che aumenterà ancora il trend della cessazione delle attività commerciali che già in questo primo semestre registra una forte impennata.
* moltissime famiglie sono alle prese con problemi finanziari, soprattutto per far fronte alle spese primarie e all’aumento del costo del mutuo sulla casa.
Davanti a questa situazione allarmante per gli interessi dell’Italia sarebbe stato auspicabile un più ampio dibattito tra tutte le forze politiche, soprattutto sul metodo e sulla ricetta proposta per curare il paziente. E invece soltanto le proteste dell’opposizione hanno consentito di strappare qualche giorno di confronto in più per discutere una manovra che si è rivelata, già nella sua genesi frettolosa, poco avveduta tanto da indurre la maggioranza e il Governo stesso ad intervenire in corsa con numerosi emendamenti e con la questione di fiducia largamente anticipata, sotto il segno dell’emergenza.
Io vorrei ricordare a tutti, Signor Presidente, onorevole colleghi, che la situazione finanziaria in cui si trovò ad operare il Governo Prodi nel 2006 non era costellata di rose e fiori: un debito pubblico in crescita, la minaccia della procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea a causa dell’elevato deficit sul PIL, l’emergenza salari e l’esigenza fondamentale di rilanciare la crescita del nostro sistema economico. Allora io non credo che si possano dimenticare in fretta gli attacchi durissimi che furono fatti al Presidente Prodi e al suo Ministro dell’economia per la manovra messa in campo per contrastare il declino del Paese e ridare fiato alle imprese. Roma fu tappezzata di manifesti irridenti che accusavano il capo del Governo di mettere le mani nelle tasche degli italiani. Ma cosa fa con questa manovra il Governo Berlusconi? Forse diminuisce la pressione fiscale? Assolutamente no, anzi l’aumenta per cercare di raggiungere l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011, un obiettivo condivisibile che lo stesso Ministro Padoa Schioppa aveva tenacemente perseguito.
L’allora opposizione, ora maggioranza di Governo, si oppose duramente ad ogni forma di liberalizzazione difendendo interessi corporativi, unendo i propri leader alle categorie che protestavano duramente davanti alla sede del Governo. Il decreto legge n. 112 si propone di rilanciare lo sviluppo economico, la competitività e la perequazione tributaria, ma i pesantissimi tagli lineari che saranno operati su tutti i settori della vita economica del nostro Paese – dalla sicurezza alla sanità, dalla scuola agli enti locali, dall’università alla politica estera, dalla ricerca scientifica alla difesa, dalla cooperazione allo sviluppo alle politiche sociali – deprimono ulteriormente e irreparabilmente la fiducia dei nostri cittadini nelle Istituzioni e nella loro capacità di affrontare con equilibrio l’emergenza economica. Lo riprovano le manifestazioni di protesta che si stanno preannunciando, dalle forze di polizia fino alle molteplici categorie di precariato. Noi riteniamo che si potesse fare una manovra più equilibrata e pro-ciclica in alcuni settori che dovrebbero dare impulso alla ripresa del nostro sistema economico.
Non si capisce, a fronte delle esigenze evidenziate dal Ministro Tremonti, come si possa mettere d’accordo il fuoco che ha ispirato tagli così pesanti per reperire risorse e la fretta con cui si è proceduto all’abolizione della parte residua dell’ICI a quei nuclei familiari che per di più avrebbero goduto della ulteriore riduzione introdotta dal Governo Prodi e sono in grado di pagare la parte restante. E’ stato detto da parte della maggioranza, “una manovra a costo zero” ma, a parte i problemi di copertura che fino all’ultimo hanno posto interrogativi sul rispetto delle regole vigenti, il costo zero è stato ottenuto procedendo di nuovo a tagli gravosi di provvedimenti già approvati da leggi varate. Che fretta c’era, soprattutto in un quadro di grande incertezza economica ad abolire uno dei pochi strumenti di federalismo fiscale esistente in Italia?
Il Ministro Tremonti ha sfiorato questa mattina il tema del federalismo fiscale, un tema caldo che in questi giorni infiamma il dibattito tutto interno alla maggioranza di Governo.
Ciò che temo è che dietro le eclatanti promesse di un federalismo “mansueto” si celi una prima forma di destrutturazione dei livelli di solidarietà nel nostro paese che si evolverà, finanziaria dopo finanziaria, in un sempre più ridotto intervento perequativo da parte dello stato centrale e in un sempre più marcato abbandono dei cittadini delle regioni più povere al loro destino di indigenza.
Pur essendo un convinto sostenitore del federalismo, vorrei ricordare al Ministro Tremonti che spesso il Leviatano, il mostro burocratico di hobbesiana memoria, è assiso sul campanile. Nelle regioni ove i cittadini sono soffocati dalla delinquenza organizzata e dall’inefficienza delle istituzioni, la dipartita dello stato centrale rischia di aumentare il grado di asservimento della popolazione civile alle consorterie criminali che già adesso si accreditano come le uniche fonti di sostentamento per gli abitanti di alcune porzioni del territorio nazionale. Con ciò intendo richiamare dunque l’attenzione di tutti sul processo di costruzione del federalismo fiscale.
Che la crisi finanziaria sorta dal pasticcio dei mutui subprime americani abbia ormai assunto proporzioni pandemiche investendo l’economia internazionale è un dato incontestabile. Che su questo incendio, già di per sè incontrollabile, aliti anche un vento perenne di stagflazione, un mix micidiale di crescita dei prezzi e riduzione del reddito, alimentato dal caro greggio è certo sotto gli occhi di tutti.
Ci si interroga allora sull’adeguatezza della risposta del Governo. Non si possono certo pretendere miracoli ma un impegno utile per fronteggiare una situazione che inevitabilmente acquisirà lo stato di sofferenze e di indigenza di molti nostri connazionali è possibile e va preteso.
Mentre gli interventi di solidarietà si risolvono nella Robin tax e poche altre misure di dubbia efficacia, il provvedimento contiene ben più perniciose azioni di decostruzione e smontaggio dei diritti tradizionalmente riservati ai lavoratori dipendenti. Dietro le misure di semplificazione degli adempimenti in materia di lavoro dipendente si nascondono sostanziali riduzioni dell’impianto sanzionatorio a carico degli imprenditori che assumono in nero e quindi un incentivo al lavoro sommerso contro il quale il precedente governo aveva impostato una parte importante della propria politica economica.
Credo che stiamo dimenticando il principio di solidarietà tanto caro a Giorgio La Pira nell’ispirare l’art. 2 della Costituzione. Una solidarietà che non riesce a intravvedersi neanche sul piano internazionale, nonostante che il presidente del Consiglio dica al G8 di voler aumentare la contribuzione italiana, e che comunque ha ricadute sulla prospettiva di sviluppo sostenibile recentemente riaffermata dalla Campagna delle Nazioni Unite per gli Obiettivi del Millennio venendo a ledere gli impegni internazionali assunti dal nostro Paese e tradendo l’esigenza etica in termini di diritto delle generazioni future. Infatti desta preoccupazione la riduzione di 170 milioni all’aiuto pubblico a favore dei Paesi in via di sviluppo a partire dal 2009 così come si evince dall’art. 60 del decreto 112 in questione e ciò costituisce una chiara dichiarazione politica nel non voler raggiungere gli obiettivi del millennio così come previsti per il 2015.
In questa prospettiva non siamo in grado di dare un contributo reale alle sfide della fame, dell’ambiente e dei cambiamenti climatici che invece si possono sconfiggere con la cooperazione.
Oggi più che mai abbiamo bisogno, per affrontare le sfide che ci attendono a livello internazionale, di difendere la ricerca scientifica, progettando i meccanismi indispensabili affinché la dinamica culturale tra innovazione e conservazione consenta agli uomini di cooperare sempre meglio con l’ambiente in cui vivono, e facendo saggi investimenti a lungo termine sulla scienza di base che è anche intelligenza, know-how oltre che produzione di alta tecnologia. Ma come può avvenire questo con gli ingenti tagli alla ricerca e all’università?
In tema di tagli vorrei richiamare quelli gravosi apportati all’intera struttura del MAE. Per ridare slancio all’Italia occorre puntare alla realizzazione di “reti di imprese” che sappiano espandersi nel mondo, dove le aziende creative e quelle tecnologicamente innovative possano crescere vicine e svilupparsi, puntando sulla creatività e sulla piccola e media imprenditorialità italiana. Ma come può lo Stato aiutare questo processo, fare la sua parte, quando si decurtano i fondi destinati al Ministero degli affari esteri che si vede costretto ad una ristrutturazione basata prevalentemente sui tagli ai costi senza fare una valutazione strategica nella prospettiva di una razionalizzazione efficace.
Bisogna tagliare ed allora chiudiamo i consolati anche se l’accorpamento aumenterà la spesa immediata legata ai costi di riposizionamento delle strutture come nel caso di Berna.
Ma tagliare per abbattere costi senza chiedersi quale sviluppo prospettico precludiamo non credo sia proficuo. Come può lo Stato seguire passo passo quelle piccole e medie imprese accompagnandole alla conquista del mondo se le istituzioni competenti non hanno i finanziamenti necessari per offrire il supporto più elementare che le rappresentanze dell’Italia dovrebbero e devono dare? Appare allora evidente la discrasia tra le finalità di sviluppo della competitività enunciate nel titolo del decreto e gli effetti negativi della destrutturazione della nostra rete di presenze all’estero. Evidentemente non riusciremo a contribuire alla realizzazione del vantaggio competitivo necessario oggi al nostro Paese.
In tempi in cui bisogna affrontare la crisi economica con il rigore dei provvedimenti è bene ricordarsi che nella rigidità dell’inverno forse è meglio non tosare sempre le stesse pecore. Vale a dire che alla fine sono sempre i più deboli a pagarne le spese anche se si vuol far credere il contrario. E la grande comunità italiana residente ovunque nel mondo subisce un duro colpo da questo provvedimento, ma non si rassegna all’incapacità di un Governo di vederli parte importante e attiva del nostro sistema Paese. Con molta probabilità le previsioni fosche sull’andamento stagionale del turismo in Italia che i media ci propinano con feroce regolarità, saranno ancora una volta attenuate dalla fedeltà di tantissimi connazionali che di in anno in anno alimentano il flusso del turismo di ritorno.
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EmiNews 2008
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