20070424 15:17:00 redazione-IT
Parità, monogamia, abbigliamento non lesivo della dignità.
E’ stata presentata oggi dal ministro Amato: apertura alle diverse culture e religioni ma fermo ancoraggio ai valori fondanti della nostra civiltà e della Costituzione. Agli immigrati chiesta una totale assenza di ”zone d’ombra”
ROMA – Una Carta dei valori per delineare i principi basilari della via italiana all’integrazione degli immigrati: apertura alle diverse culture e religioni ma fermo ancoraggio ai valori fondanti della nostra civiltà e ai principi della Costituzione italiana.
Un documento che non è un testo giuridico, ma programmatico, redatto da un comitato scientifico voluto dal ministro dell"Interno Giuliano Amato e presieduto dal professor Carlo Cardia: musulmani e induisti, buddisti e cristiani delle più svariate confessioni per riflettere sulla strada che l’Italia dovrà seguire nei prossimi decenni.
Elaborata in 6 mesi di studio, confronti e audizioni, la "Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione” è stata presentata al Viminale. Sette i punti fondamentali: il riconoscimento dei fattori identitari della società italiana e dell’impegno internazionale del Paese, ma anche l’uguaglianza di diritti e doveri, il riconoscimento dei diritti sociali (casa, lavoro, salute e scuola), il ruolo della famiglia, il doppio principio della laicità dello Stato e della libertà religiosa. “Fra i principi della Carta – ha spiegato Cardia – c’è la centralità della persona umana e l’uguaglianza uomo-donna che traspare da ogni singolo punto del documento”.
Secondo la Carta, gli immigrati hanno il diritto di godere di tutti i diritti riconosciuti ai cittadini italiani, ma a loro è richiesta la totale assenza di zone franche e di coni d’ombra. Per ottenere la cittadinanza l’immigrato dovrà avere una buona conoscenza della lingua nazionale e della storia e della cultura italiana. A tal fine è visto come imprescindibile il ruolo della scuola dell’obbligo e della famiglia, individuata come luogo primario dell’educazione sociale. Una famiglia, afferma il documento, “a struttura monogamica, fondata sull’uguaglianza di diritti e responsabilità fra marito e moglie”. “Occorre evitare alle donne non solo l’umiliazione della poligamia – ha scandito Cardia tra gli applausi – ma anche la pratica dei matrimoni forzati”. No anche alla separazione fra uomini e donne nei servizi pubblici e nei luoghi di lavoro.
Secondo la Carta, nessuna restrizione è ammessa all’abbigliamento, purché liberamente scelto e non lesivo della dignità. Riguardo alla copertura del volto però il giudizio è negativo, perché costituisce ostacolo al riconoscimento e alla socializzazione. Infine, la laicità dello stato: una laicità accogliente e positiva, che rifiuta ogni integralismo, riconosce la bontà del portato religioso e ne rispetta tutti i simboli e i segni. Al tempo stesso, una laicità ferma e rigorosa, che esclude ogni forma di violenza e di istigazione alla violenza in nome della religione (“non si istiga al male, tanto meno in nome di Dio”, ha affermato il ministro Amato) e che pur consentendo libertà di critica, discussione e ricerca in ambito religioso, proibisce ogni offesa al sentimento dei fedeli.
La Carta è stata adottata con un decreto del ministero dell’Interno ed è ora aperta all’adesione delle diverse comunità religiose: avrà una valenza culturale ma non è escluso che in un prossimo futuro possa anche prodursi in legge dello Stato. (Ska)
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EmiNews 2007
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