3531 DOSSIER sul CASO Cif-OIL e Programmi PPTIE/ITENETS

20070731 18:38:00 redazione-IT

Gli articoli che seguono sono tratti dalle agenzie Newsitaliapress e dai giornali "l’Italiano" e "l’Espresso".

Come sostiene il comunicato FIEI, essi rendono conto "di una gestione anomala e preoccupante di un progetto ideato e proposto al MAE dalle organizzazioni dell’emigrazione per far fronte alle necessità formative e di occupazione degli italiani in Europa, le quali sono state ignorate ed escluse totalmente dai successivi interventi.
Interventi che hanno deviato totalmente dalle ipotesi iniziali discusse con le associazioni dell’emigrazione, consentendo il dirottamento di consistenti fondi per l’organizzazione di eventi e ricevimenti per la realizzazione di partenariati, il cui esito e la cui efficacia sono in grande parte ignoti ai più.
Le indagini in corso gettano una luce inquietante sul modo in cui si è proceduto e, per quanto sia necessario attendere il normale corso della giustizia, c’è un dato di natura politica che non può essere eluso: quando vengono a mancare gli elementi di partecipazione attiva e trasparente delle organizzazioni di rappresentanza sociale e di servizio dei cittadini, – in questo caso le organizzazioni associative e di servizio degli emigrati italiani, oltre al CGIE che per legge deve esprimere un parere su tali azioni- nella definizione di azioni e programmi ad essi destinati, c’è sempre il rischio di sbagliare e di deviare dagli obbiettivi utili alla collettività.
Siccome è in discussione il rifinanziamento dei programmi PPTIE ed ITNETS, è indispensabile attivare i momenti di partecipazione formali (CGIE) e quelli di una partecipazione di competenza e di merito con le associazioni, gli enti di formazione ed orientamento al lavoro e alla creazione di impresa, le camere di commercio, ecc..
Solo da una discussione aperta sugli obiettivi e le modalità per il loro raggiungimento, che miri a strutturare una rete paritaria e collaborativa tra le rappresentanze sociali e di servizio, possono essere evitati errori e ambiguità."

[b]Da INFORM – N. 120 – 22 giugno 2007[/b]

Da “l’Italiano” del 22.6.2007 l’editoriale del direttore Gian Luigi Ferretti.

Il Ministero degli Esteri, che non rispose al Cgie, ora sta rispondendo alla magistratura

ROMA – Quando al telefono ti chiama la Guardia di Finanza e ti dice: “vorremmo parlare con lei”, hai voglia ad avere la coscienza pulita, un tuffo al cuore ti viene, un brivido alla schiena lo senti. Meno male, volevano solo sapere se avevo elementi utili all’indagine che stanno svolgendo per la Procura di Roma.
Il 30 ottobre 2003 scrissi una lettera aperta al Segretario generale e ai miei colleghi del Cgie per chiedere se non ritenevano perlomeno strano che il Consiglio non fosse stato minimamente informato del progetto Pptie (Programma di Partenariato Territoriale con gli Italiani all’Estero) da parte della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, protagonista principale del progetto. E chiedevo: “Qualcuno sa a quanto ammontano le cifre dell’Itenet e del Pptie? Qualcuno sa a chi sono stati affidati i progetti Itenet? Qualcuno sa chi è stato invitato a partecipare al Pptie?”
Amara la considerazione finale: “Se neppure la Direzione Generale per gli Italiani all’estero ci degna di considerazione, che ci stiamo a fare, caro Segretario?”.
L’allora Segretario generale, Narducci (oggi deputato dell’Unione) condivise la mia indignazione e, a sua volta, si rivolse per iscritto al Direttore della Dgiepm per comunicargli che, avendolo io reso edotto dell’esistenza del progetto Pptie, anche lui riteneva strano che il Cgie non avesse ricevuto alcuna informazione in merito e gli ripeteva le mie stesse domande.
Non ricordo di aver mai visto una risposta in merito. Può darsi che ci sia stata, comunque a posteriori, dato che i termini scadevano proprio nel giorno in cui scrivevo la mia lettera.
Leggete il riquadro in prima pagina (su http://www.litaliano.it/ , ndr) e capirete che nessuno poteva essere in dubbio sul fatto che il Cgie dovesse essere informato e coinvolto prima, durante e dopo. Sono passati quasi quattro anni da allora. Nel frattempo un pentito eccellente di mafia, Francesco Campanella (quello che accusa Totò Cuffaro, Governatore della Sicilia, per intenderci) fa affermazioni gravissime su tutto l’affare Pptie. Leggiamo su “L’Espresso” del 28 ottobre 2006 un lungo articolo dove si trovano i passi riportati nei riquadri in questa pagina.
Le indagini le fa la Procura della Repubblica di Roma. Io non sono assolutamente in grado di stabilire se ci sono colpevoli o innocenti, negligenze, scorrettezze oppure procedure ineccepibili. Ma qualche pensiero mi frulla per la testa. Continuo a ritenere molto strano che il Cgie non fosse stato informato di un progetto di ben 8 milioni di euro con primaria attinenza agli italiani nel mondo e il coinvolgimento, con ruolo da protagonista, della Direzione generale italiani all’estero del Ministero degli Esteri; A quanto mi risulta anche il Ministero per gli Italiani nel Mondo era all’oscuro fino al Convegno finale.
– Perché affidarne la realizzazione ad un organismo internazionale? Parliamo di agevolare il partnenariato fra imprenditori italiani all’estero e le Regioni del meridione. Sarebbe stato più logico coinvolgere la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo (Ciim) ovvero Assocamerestero, l’associazione delle Camere di Commercio italiane all’estero.
Qualora, per motivi che mi sfuggono, si fosse scelto a tutti i costi un organismo internazionale, perche l’Oil? L’Oil (Organizzazione Internazionale del Lavoro) o Ilo all’inglese (International Labor Organisation) è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne. I suoi principali obiettivi sono: promuovere i diritti dei lavoratori, incoraggiare l’occupazione in condizioni dignitose, migliorare la protezione sociale e rafforzare il dialogo sulle problematiche del lavoro. Questo potete leggere sul sito web italiano dell’organizzazione.
Che c’azzecca con imprenditori italiani all’estero e regioni? Con progetti di investimenti economici? Il Centro Internazionale di Formazione (Cif) incaricato di gestire il tutto è – secondo il suo sito internet – lo strumento di formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), agenzia delle Nazioni Unite impegnata a promuovere la giustizia sociale, compresi i diritti umani universalmente riconosciuti e le norme internazionali del lavoro.
Ci sarebbero altre organizzazioni internazionali più attinenti. Ad esempio a Roma, di fronte a Castel Sant’Angelo, c’è un’altra organizzazione delle Nazioni Unite, l’Unido (United Nations Industrial Develo-pment Organisation, organizzazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo industriale) che ha un ufficio Itpo (ufficio di promozione investimenti e tecnologia) che – come è scritto nel suo sito – in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri italiano, offre servizi alle imprese italiane a titolo gratuito, allo scopo di favorire gli investimenti industriali nei Paesi emergenti.
C’azzeccherebbe di più, no? Strano che al Ministero degli Esteri, dove controllano la cooperazione e i finanziamenti alle organizzazioni dell’Onu, non sapessero queste cose elementari. Fra l’altro questo ufficio è diretto dalla moglie dell’allora Sottosegretario agli Esteri Baccini (Cdu). Può darsi che il mancato coinvolgimento sia stato un gesto delicato.
I motivi di questo strano atteggiamento della Dgiepm sono da ricercare in pressioni di tipo politico? Con spirito di chi vuole conoscere e capire, non ho tesi precostituite, ma solo riflessioni da fare e domande da porre. Rimango in attesa di risposte chiare. E la giustizio faccia il suo corso, nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva.

(Gian Luigi Ferretti-L’Italiano)

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[b]Notiziario NIP – News ITALIA PRESS agenzia stampa – N° 140 – Anno XIV, 26 luglio 2007[/b]

‘L’Italiano’: i soldi per gli italiani all’estero vanno al CIF-OIL

Roma – L’Italiano, quotidiano del centro destra per gli italiani nel mondo, diretto da Gianluigi Ferretti, esce oggi con una prima pagina dal titolo "A CHI VANNO I SOLDI PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO? AL FAMOSO CIF-OIL, ORGANIZZAZIONE DELL’ONU", testo a firma di Luigi Todini, ennesima denuncia dello strapotere dell’organizzazione ONU con base a Torino CIF-OIL, nel fagocitare fondi gestiti dal Ministero degli Esteri sui capitoli di spesa diretti agli italiani all’estero.
Andatevi a rileggere in prima pagina del numero del 22 giugno 2007, scrive Todini, l’articolo dal titolo "Il Ministero degli esteri non rispose al Cgie, ora sta rispondendo alla Magistratura ", con sottotitolo "La Procura di Roma indaga sulla vicenda degli otto milioni di euro del progetto Pptie". Parliamo del ruolo nella vicenda del Centro Internazionale di Formazione (Cif), lo strumento di formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil), agenzia delle Nazioni Unite impegnata a promuovere la giustizia sociale, compresi i diritti umani universalmente riconosciuti e le norme internazionali del lavoro, continua Todini. "Bene, scorrendo i vari capitoli di bilancio indicati dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie come attinenti agli italiani all’estero, ci siamo imbattuti nel capitolo 3104: ‘Contributo al Centro Internazionale di Perfezionamento professionale e tenico di Torino’. Sì proprio il caro Cif-Oil, anche se con il nome leggermente camuffato. Da nessun’altra parte abbiamo trovato la dizione ‘di Perfezionamento professionale e tenico’. Dovunque si chiama Cif-Oil, Centro Internazionale di Formazione dell’Oil. Anzi, per essere un’organizzazione che fa girare molti milioni, stupisce che siano davvero poche le informazioni che si riescono a trovare in Internet su di essa. A questo Cif-Oil vengono dati ogni anno sui 7 milioni e 850mila euro. Perché? Possiamo chiederlo al Viceministro Danielii, senza che nessuno s’inalberi? Questa cifra sostanziosa non sarebbe meglio spalmarla sugli altri capitoli ben più utili ai nostri emigrati?"

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[b]Notiziario NIP – News ITALIA PRESS agenzia stampa – N° 141 – Anno XIV, 27 luglio 2007[/b]

L’Italiano: a Cif-Oil "il 9,15% dei fondi, più di 2 volte e mezzo di quanto viene dato a tutti i Comites del mondo…"

Roma – Ieri, L’Italiano, quotidiano del centro destra per gli italiani nel mondo, è uscito con una prima pagina dal titolo "A CHI VANNO I SOLDI PER GLI ITALIANI ALL’ESTERO? AL FAMOSO CIF-OIL, ORGANIZZAZIONE DELL’ONU", a firma di Luigi Todini, denunciando che scorrendo "i vari capitoli di bilancio indicati dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie come attinenti agli italiani all’estero, ci siamo imbattuti nel capitolo 3104: ‘Contributo al Centro Internazionale di Perfezionamento professionale e tenico di Torino’. Sì proprio il caro Cif-Oil, anche se con il nome leggermente camuffato. Da nessun’altra parte abbiamo trovato la dizione ‘di Perfezionamento professionale e tenico’. Dovunque si chiama Cif-Oil, Centro Internazionale di Formazione dell’Oil. Anzi, per essere un’organizzazione che fa girare molti milioni, stupisce che siano davvero poche le informazioni che si riescono a trovare in Internet su di essa. A questo Cif-Oil vengono dati ogni anno sui 7 milioni e 850mila euro. Perché? Possiamo chiederlo al Viceministro Danielii, senza che nessuno s’inalberi? Questa cifra sostanziosa non sarebbe meglio spalmarla sugli altri capitoli ben più utili ai nostri emigrati?" (‘L’Italiano’: i soldi per gli italiani all’estero vanno al CIF-OIL News ITALIA PRESS N° 140 del 26 luglio 2007).
Oggi il quotidiano rincara la dose, e con un editoriale dal titolo "Perchè i nostri soldi al CIF-OIL", a firma dello stesso Direttore, Gianluigi Ferretti, nel sottotitolo l’affondo: "a questo organismo va il 9,15% dei fondi, più di 2 volte e mezzo di quanto viene dato a tutti i Comites del mondo…".
Spero mi sarà concesso criticare valutazioni e disposizioni della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero senza che l’Ambasciatore Benedetti personalizzi le mie osservazioni, scrive Ferretti. "Per tutto l’oro del mondo non vorrei trovarmi un’altra volta in una situazione simile a quella verificatasi in occasione dell’ultimo Comitato di presidenza del Cgie. È stato davvero imbarazzante vedere un alto funzionario perdere il self-control e urlarmi che su "L’Italiano" gli avevo dato dello stupido e dell’asino, insieme a considerazioni su Tremaglia e stranezze del genere. Mi sono ormai stancato di ripetere che non ho assolutamente nulla contro l’Ambasciatore Benedetti, di cui, fra l’altro, mi parlava un gran bene il mio carissimo amico, nonché collaboratore di questo giornale, l’Ambasciatore Paolo Faiola, che purtroppo ci ha lasciato prematuramente. Non sarà lui, saranno i suoi collaboratori, ma certo è che di stranezze ne produce la Direzione. Prendiamo le associazioni di emigrazione che operano all’estero. Secondo la Dgiepm il Ctim (che ha sedi in tutto il mondo, presidenti e consiglieri di Comites) non esiste all’estero. Ma esisterebbe l’Aitef; alzi la mano chi la conosce. Io non ricordo – e di solito sono molto attento – di aver mai visto citato il capitolo 3104 Contributo al Centro Internazionale di perfezionamento professionale e Tecnico di Torino". Eccolo apparire ora e magari si potrebbe anche pensare che i nostri commenti alla vicenda Pptie (sulla quale sta indagando la Guardia di Finanza per conto della Procura di Roma) ed al ruolo attribuito proprio a questo Centro possano aver suggerito di mettere tutte le carte in tavola. Intendiamoci. Il Ministero degli Esteri può finanziare tutte le organizzazioni internazionali che crede. Di solito lo fa con fondi sui capitoli della Cooperazione Internazionale. Noi ci limitiamo a dire che ci sembra molto strano che lo sui faccia con i fondi della Direzione Generale per gli Italiani all’Estero. 7.850.000 euro non sono bruscolini. Sono la quarta voce. Rappresentano il 9,15% del totale nel 2007 o più di due volte e mezzo quanto viene assegnato a tutti i Comites del mondo".
La domanda, conclude Ferretti, è: "che c’entra il Cif-Oil con gli italiani nel mondo? Qualcuno si abbassi al nostro livello (per dirla con Benedetti) e ci risponda cortesemente".

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[b]Pptie[/b]

Il "Programma di Partenariato Territoriale con gli Italiani all’Estero" (Pptie) è un’ iniziativa di institutional building orientata a dotare le Regioni dell’Obiettivo 1 (Basilicata, Calabria, Canmpania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia) e le istituzioni locali di competenze e della strumentazione per promuovere, programmare e sostenere accordi di collaborazione con gli italiani all’estero per l’internazionalizzazione e lo sviluppo locale dei territori. L’iniziativa Pptie, promossa dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie (Dgiepm) del Ministero degli Affari Esteri (Mae) di concerto con le Regioni dell’Obiettivo 1, attuata dal Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Cif-Oil), sostiene la capacità di istituzioni locali e di altri attori dello sviluppo del territorio di negoziare e programmare iniziative che proiettano l’economia e la cultura delle diverse e specifiche aree dello stesso territorio nel contesto di un "sistema italiano nel mondo".

[b](Da "L’Espresso", 28 ottobre 2006)[/b]

Anche Campanella entra nel ‘sistema’ per un grande affare.
Si chiama Pptie, ed è il Programma di partnerariato territoriale per gli italiani all’estero. Il Fondo sociale europeo aveva stanziato 8 milioni di euro destinati al ministero degli Esteri per agevolare i rapporti con gli emigrati di successo. Per evitare le gare, racconta Campanella, Cesa e i suoi amici riuscirono a far assegnare il programma a un’agenzia dell’Onu, il Cif-Oil di Torino, per poi sovrafatturare il costo dei convegni e restituire una quota alla struttura politica di Cesa. Complessivamente, fino a oggi per il Pptie sono stati spesi circa 5 milioni di euro. La fetta spettante alle società dei Cesa e di Randazzo ammonterebbe a poco meno di 400 mila euro.
Campanella si è occupato della parte siciliana del programma che si è conclusa all’Hotel Astoria di Palermo nel gennaio del 2004. Prima del pentimento, nell’ufficio palermitano della sua società Sinergia c’era ancora il cartellone dell’evento. Campanella sostiene di avere incassato, insieme ai suoi soci, 50 mila euro per un lavoro all’acqua di rose. I soldi non uscirono direttamente dalle Nazioni Unite, ma da due società incaricate di gestire la formazione. "Sono tutti per te", gli dice Randazzo, memore della sua vicinanza nei tempi bui. Quando Campanella, sorpreso e incuriosito, chiede: "Ma come fate a creare il nero per il partito?". Randazzo punta il dito sul cocktail organizzato per l’incontro nazionale al Grand Hotel di Roma: "L’abbiamo fatturato 300 mila euro". In realtà sembra che la spesa fatturata si aggiri sui 200 mila euro, comunque per Campanella poteva valere poco più di 50 mila, il resto, secondo quello che gli avrebbe riferito Randazzo, era per Cesa e compagni.

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[b](Da "L’Espresso", 28 ottobre 2006)[/b]

Girandola di società

L’indagine su Cesa trova un ostacolo nella natura del Cif Oil. L’agenzia che ha pagato le società vicine al segretario Udc è un ente sovranazionale e i suoi dipendenti sono funzionari delle Nazioni Unite. I pm romani non possono neanche perquisirli. L’affare del Pptie, descritto dal pentito Campanella, coinvolge quattro soggetti: il ministero degli Esteri assegna i milioni del Fondo sociale europeo al Cif-Oil. L’agenzia Onu dovrebbe svolgere l’incarico senza alcun profitto, nel rispetto di canoni francescani: niente taxi e alberghi di lusso. La realtà descritta da Campanella è diversa: grazie alle entrature di Lorenzo Cesa, Cif-Oil delega l’organizzazione degli eventi alle società amiche che sovrafatturano creando la provvista per il segretario Udc. Quest’ultimo è il passaggio che gli inquirenti devono provare. Il programma Pptie si è svolto realmente e gli accordi di partnerariato sono stati firmati. I pm devono dimostrare che il tourbillon di eventi è stato montato con lo scopo di accantonare fondi. L’affare parte a fine 2003 quando, secondo il pentito, Randazzo gli dice: "Ci sono 8 milioni di euro e Cesa mi ha creato i rapporti per gestirne una parte". Campanella organizza in 15 giorni gli incontri di Palermo e diventa di casa a Largo Chigi: "Entravo e mi sedevo al computer. Stavo per mettere la targa della mia società accanto a quella della G&B di Randazzo. Condividevamo la carta intestata e lui aveva già messo la targa G&B nel mio ufficio siciliano". Il pentimento stronca il gemellaggio. A Largo Chigi non appare la targa di Campanella, ma quella di una società vicina alla famiglia Cesa: la Media & Project. L’affitto? Lo paga Cesa.

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[b]Notiziario NIP – News ITALIA PRESS agenzia stampa – N° 143 – Anno XIV, 31 luglio 2007[/b]

CIF-OIL: Rodolfo Ricci (FIEI) risponde a L’Italiano e ricostruisce la vicenda

Roma – Da alcune settimane il quotidiano del centro-destra degli italiani all’estero, L’Italiano, diretto da Gianluigi Ferretti, sta seguendo la vicenda dei Pptie (Programma di Partenariato Territoriale con gli Italiani all’Estero) gestiti dal Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale per gli Italiani all’Estero, e il ruolo che nella spesa di detti fondi ha avuto il CIF-OIL (Centro Internazionale di Formazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro), vicenda della quale per altro si sta occupando la Magistratura romana.
Lo scorso 22 giugno il quotidiano aveva presentato il servizio di maggior peso (Il Ministero degli Estri, che non rispose al CGIE, ora sta rispondendo alla Magistratura News ITALIA PRESS N° 116 del 22 giugno 2007), a seguire, lo scorso 26 luglio un servizio nel contesto del quale si denunciava che "scorrendo i vari capitoli di bilancio indicati dalla Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie come attinenti agli italiani all’estero, ci siamo imbattuti nel capitolo 3104: ‘Contributo al Centro Internazionale di Perfezionamento professionale e tenico di Torino’. Sì proprio il caro Cif-Oil, anche se con il nome leggermente camuffato" (‘L’Italiano’: i soldi per gli italiani all’estero vanno al CIF-OIL News ITALIA PRESS N° 140 del 26 luglio 2007) e il giorno seguente l’intervento di commento del Direttore Ferretti (L’Italiano: a Cif-Oil "il 9,15% dei fondi, più di 2 volte e mezzo di quanto viene dato a tutti i Comites del mondo…" News ITALIA PRESS N° 141 del 27 luglio 2007).
In questo contesto, ieri sera il Segretario Generale della FIEI (Federazione Italiana Emigrazione Immigrazione) Rodolfo Ricci, interviene per tentare di fare il punto sulla vicenda, con una nota dal titolo: "Gianluigi Ferretti ha ragione: Ma Itnets e Pptie nascono sotto Tremaglia".
"Ho letto gli articoli de L’Italiano a firma Todini e Ferretti relativamente alla lamentata incogruenza di un così consistente dirottamento di fondi MAE destinati agli italiani all’estero al Cif-Oil di Torino e la prima considerazione che mi è venuto di fare è stato che finalmente qualcuno se ne fosse accorto. Ferretti ha in buona parte ragione; si tratta di fondi molto consistenti (Euro 7 milioni e 850 mila) che avrebbero potuto essere gestiti diversamente o quantomeno con una logica partecipata (antica metodologia ormai dissolta nella montante necessità di decisionismo), visto che si tratta di soldi che erano e sono destinati agli italiani all’estero" afferma Ricci. "Solo che Ferretti, ignora, credo, che l’intera operazione fu gestita nei modi in cui è stata gestita, vale a dire senza il minimo coinvolgimento del CGIE, dei Comites, delle associazioni e dei centri di formazione degli italiani all’estero, sotto il Ministero di Tremaglia".
Perché questi fondi erano e sono da destinarsi agli italiani all’estero? "Vorrei fornire un modesto contributo conoscitivo al riguardo, peraltro già in ripetute occasioni sollevato sia dalla FIEI che dalla FILEF, e, come altre vicende analoghe e poco condivisibili, mai ripreso con convinzione da alcuno, durante la precedente legislatura" afferma Ricci.
I fondi relativi ai programmi PPTIE e ITNETS, derivano da un accordo tra MAE ed UE sottoscritto se non erro nel 2000, che aveva l’obiettivo di recuperare, se così si può dire, risorse FSE (Fondo Sociale Europeo) – abbinato alla corrispondente quota di F.R, (Fondo di Rotazione a titolarità Ministero del Lavoro), che annualmente andava a finanziare progetti di formazione professionale nei paesi UE per un ammontare medio annuo di circa 15 miliardi delle vecchie lire (cioè proprio quei 7 milioni ed 850 mila euro di cui parlasi) e che l’UE non intese più attribuire ad interventi per i migranti italiani residenti nei paesi comunitari, dal momento che le successive direttive ed indicazioni approvate alla fine degli anni ’90, obbligavano i singoli paesi ospitanti a farsi carico direttamente e in via esclusiva dei fabbisogni formativi dei nostri connazionali in Germania, come in Francia, Belgio, ecc.
Cosa giusta e condivisibile, "ma che a parere dell’associazionismo d’emigrazione, non considerava il particolare gap che riguardava i nostri connazionali sul piano della formazione e della qualificazione professionale in Europa (come anche su quello del successo scolastico dei nostri ragazzi), che era, e continua ad essere, tra i peggiori se comparato con le altre etnie presenti.
Ancora nel 1999, gli italiani in Germania risultavano dietro a greci, spagnoli, portoghesi, ex-jugoslavi, turchi e solo prima dei marocchini nella specialissima classifica dei possessori di una qualifica professionale. Mi consta che il quadro non sia cambiato di molto".
E inoltre, continua Rodolfo Ricci, veniva sprecata un’opportunità fondamentale e "ratificata" dalla Prima conferenza degli italiani nel mondo, relativa alla concreta sperimentazione di cosa potesse significare "la risorsa emigrazione", cioè interventi innovativi e anche ambiziosi che contrastassero l’usuale atteggiamento dei paesi ospitanti di orientare i nostri giovani emigrati solo verso i livelli bassi della formazione e della qualificazione professionale.
La FILEF assieme al centro di formazione CGIL-Bildungswerk che operava da decenni con riconosciuto apprezzamento istituzionale in Germania e con la condivisione dell’Enaip-Acli, proposero all’allora Direttore Generale Marsili, una soluzione alternativa che ben si conciliava con il livello di riflessione e di progettualità acquisito nel corso della seconda metà degli anni ’90 (sotto la gestione dei diversi Governi di centro sinistra (Prodi, D’Alema, Amato), in particolare della possibilità di valorizzare gli elementi di biculturalità e bilinguismo dei giovani italiani in Europa attraverso iter formativi finalizzati alle nuove professioni richieste dai processi di internazionalizzazione soprattutto delle PMI operanti nelle regioni del meridione italiano (da dove proviene in grande maggioranza l’emigrazione europea) e dove continuava ad essere applicabile il cofinanziamento comunitario del FSE (Regioni dell’Obiettivo 1).
Inoltre, un’altra tipologia di azione che poteva essere oggetto di attenzione era quella relativa ad iter di aggiornamento che potevano riguardare i piccoli imprenditori italiani in paesi europei e della costruzione di possibili partenariati tra piccoli imprenditori nel meridione e quelli emigrati all’estero, per la costruzione di imprese miste o di partenariati commerciali in settori come il turismo, la commercializzazione di produzioni tipiche agroalimentari e dell’artigianato locale, ecc.
Le nostre organizzazioni, continua Ricci, già nel 1995-’96 avevano sperimentato con successo un’azione con queste caratteristiche in un progetto europeo realizzato sulla falsariga di quelli della Legge 40 per l’imprenditorialità giovanile, dal titolo "Missioni di Sviluppo" e collegato all’azione della IG-Spa, che aveva fatto incontrare qualche centinaio di giovani in formazione e di imprenditori emigrati in Francia, Germania e Svizzera, con quelli di Sardegna, Sicilia e Calabria.
E fin dal 1987 realizzavano formazione nei settori del commercio estero, del turismo, della creazione di impresa, dell’orientamento al lavoro autonomo, anche -non secondariamente-, per l’assottigliarsi delle opportunità occupazionali nei settori produttivi manifatturieri tradizionali e per il parallelo aumento in quello dei servizi.
"Ricordo che all’incontro con il Ministro Marsili, consegnammo a titolo esemplificativo e dimostrativo due pesanti pacchi di progetti che facevano parte del nostro patrimonio e delle esperienze realizzate negli ultimi 15 anni. E suggerimmo che la possibilità di attivare fondi comunitari FSE risiedeva nel coinvolgimento delle regioni meridionali (regioni Obiettivo 1) quali erogatori della quota nazionale (che doveva essere pari al 55%; mentro l’FSE avrebbe potuto cofinanziare il restante 45%). A livello regionale si potevano attivare fondi relativi ai futuri POR a titolarità regionale (sia per le misure della formazione che per quelli a favore dell’internazionalizzazione) che, tra l’altro, da anni risultavano fortemente sottoutilizzati e in buona misura ritornavano alla UE a dimostrazione della nostra pessima capacità di programmazione e di spesa. L’intero programma concordato con UE, Ministero del Lavoro, Regioni meridionali dell’Obiettivo 1 del QCS (Quadro comunitario di sostegno) avrebbe potuto acquisire la configurazione di un Piano Operativo ad hoc coordinato e a titolarità MAE".
Il Ministro Marsili restò molto interessato alla proposta, afferma Ricci, e promise di attivarsi per verificarne la fattibilità che andava discussa innanzitutto con il Ministero del Lavoro, essendo questo il dicastero titolare delle iniziative assimilabili alla formazione e all’orientamento al lavoro sia in Italia che per i nostri connazionali all’estero.
Nello stesso periodo, continua Ricci, "ricevemmo le attenzioni dell’OIL di Torino che ci veniva a chiedere, tramite il Dottor Claudio Sicolo, se non erro dell’ ITC (International Training Centre)" (n.d.r. e però anche consulente del Ministero degli Affari Esteri e prima ancora del medesimo CIF-OIL,) "la possibilità di attivare un partenariato (OIL-Rete Filef) per la realizzazione di progetti di formazione all’estero che potevano essere finanziati dal Ministero del Lavoro; cosa che cordialmente lasciammo cadere, in quanto operavamo da oltre 20 anni nel settore della formazione per la nostra emigrazione senza particolare bisogno di partenariati seppure con strutture autorevolissime come quella presentata, la quale, per una decisione interna, aveva recentemente ristrutturato l’organizzazione, posizionato "sul mercato", alcuni settori di attività, che ora necessitavano quindi di risorse esterne. Così, l’offerta ci parve in effetti, un po’ strumentale poiché la proposta era di risultare partner di progetti la cui titolarità non sarebbe stata nostra. Fummo tuttavia abbondantemente disponibili a fornire ogni dettaglio richiesto sulle azioni svolte e sulle prospettive possibili, compresa quella di cui sopra".
Passarono diversi mesi e, nel frattempo, il Ministro Marsili lasciò l’incarico e fu nominato Ambasciatore, se non erro, in Turchia. E poi, con una certa sorpresa, afferma Ricci, l’anno successivo ci trovammo di fronte al varo dei Programmi Itnet e Pptie, "con la configurazione conosciuta e i cui esiti in termini di efficacia mi pare siano per lo più ignoti, certamente a noi e credo anche al CGIE, che, salvo smentite, su questo programma relativo al quinquennio non ha mai espresso un suo parere o è stato debitamente informato, come non lo è stato per il programma che dovrebbe seguire per gli anni a cui si riferisce Ferretti. Il cui ammontare complessivo dovrebbe essere di circa 40 milioni di Euro di cui 7.850 mila andrebbero a Cif-Oil".
Nessun minimo coinvolgimento fu fatto allora verso il nostro associazionismo e i centri di formazione all’estero nella fase di programmazione degli interventi, salvo recuperare tutte le ricerche sui fabbisogni formativi e sul lavoro autonomo in emigrazione che Filef e le altre organizzazioni della rete avevano realizzato negli anni in Svizzera, Francia, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Canada, Uruguay e Brasile e salvo alcune improbabili presentazioni agli addetti ai lavori in alcune capitali estere, dove l’associazionismo operativo del settore veniva invitato in funzione di supporter e moltiplicatore dell’informazione, come sta avvenendo attualmente (almeno fino ad ora) per altro programma a titolarità di Italia Lavoro che si svolge a San Paolo del Brasile, Buenos Aires e Montevideo. Ma vogliamo restare fiduciosi.
"Con una relativa sorpresa, ritrovammo anche una serie di progetti finanziati nelle diverse regioni e dai due programmi di cui si discute, a soggetti che mai si erano occupati di emigrazione, analoghi se non in tutto, quasi, a quelli del famoso pacco che consegnammo al MAE. E questo può rientrare nel regno del casuale".
"Non siamo in grado di dare un giudizio preciso sull’efficacia di ciò che è stato fatto con gli oltre 35 milioni di Euro attivati da questi programmi. E’ certo però, e questa è un’altra cosa che probabilmente Ferretti ignora, che i molteplici incontri partenariali organizzati in amenissime località italiane, come Capri, e altre all’estero, siano state certamente utili alla convegnistica del Ministro Tremaglia e, almeno supponiamo, per l’approntamento di quella strana creatura che era (ed è ?) la Confederazione degli Imprenditori Italiani nel Mondo (CIM), presieduta dallo stesso Tremaglia, che sembrava dovesse rivoluzionare il rapporto tra l’impresa (questa volta la grande impresa) emigrata e quella patria, in cui è stato coinvolto solo il mondo delle Camere di Commercio".
Questa particolare prassi, conclude Ricci, "per cui l’emigrazione è sempre più una risorsa per altri e non per se stessa, ha purtroppo preso piede in diversi ambiti nazionali, regionali, provinciali e si potrebbe continuare fin dentro grandi e meno grandi organizzazioni, poiché la concorrenza sfrenata e il riposizionamento sul mercato di settori di parastato invita -o obbliga- molti a ingegnarsi e a tuffarsi su ogni residua disponibilità di spesa e anche perché, in carenza di posizioni dirigenziali, ogni spazio può risultare interessante soprattutto quando il lavoro è già stato fatto da altri in anni ed anni di volontaria fatica e non resta che scopiazzare e mirare bene. Agli amici e colleghi del CGIE e al Viceministro e, perché no, anche ai 18 eletti all’estero, invece, un brevissimo e modesto suggerimento: vigilare di più e avere maggiore attenzione alla memoria storica dell’emigrazione, la quale, per forza di cose, risiede in luoghi raramente in prima pagina, ma che continuano ad operare, contro ogni ‘logica e razionalità di mercato’, con un contributo variabile da parte del MAE, che va da zero a 5.000 Euro l’anno".

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[b]Nota aggiunta dell’agenzia Newsitaliapress[/b]

"La nota cronachistica di chi al tempo si occupò della vicenda, può chiudere il cerchio.
Nel 2000 il Ministero dell’ Economia e delle Finanze, dopo alcuni anni di consultazioni con la Commissione Europea, è autorizzato, nell’ambito del QCS (Quadro Comunitario di Sostegno) ad elaborare il Programma Operativo Nazionale che consiste in una serie di documenti progettuali nei quali vengono tracciate le linee di indirizzo e di orientamento finalizzate al conseguimento di obiettivi prioritari a favore delle Regioni d’ Italia e soprattutto quelle del Mezzogiorno.
Per la realizzazione dell’intero Programma Operativo (che viene suddiviso in Assi, Misure ed Azioni) la Commissione assegna al Ministero dell’Economia una grossa somma di risorse finanziarie, attraverso i fondi degli Stati membri dell’Unione Europea.
Queste risorse vengono successivamente ripartite tra le Amministrazioni Centrali dello Stato italiano che si dichiarano disponibili ad elaborare un proprio progetto e a realizzare degli interventi mirati secondo gli obiettivi programmati dalla Commissione Europea.
Al Ministero degli Affari Esteri – Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie – vengono assegnate risorse pari a 39 Milioni di euro.
Nel 2001 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, capofila quale Autorità di gestione del Fondo Sociale Europeo, affida al Ministero degli Affari Esteri – Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, la titolarità dell’Azione "D" nell’ambito della sua Misura Misura II.1 ("Iniziative specifiche di animazione e promozione di legami stabili tra l’economia del Mezzogiorno e gli Italiani residenti all’estero"), ed il MAE stesso, in base alla cifra assegnatagli, predispone un progetto operativo che viene inserito nel più ampio progetto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Nel Progetto viene previsto che una parte delle attività programmate vengano realizzate da il CIF-OIL, al quale il MAE assegna, per il periodo 2000/2006 (ma di fatto 2001/2006) circa 8 Meuro. Il Programma viene approvato dal Comitato di Sorveglianza presieduto dal Ministero dell’Economia.
Il Ministero dell’Economia, nell’anno 2003, è obbligato a verificare se vengono rispettate, dalle Amministrazioni interessate, le previsioni di spesa indicate nel progetto a suo tempo presentato dalle singole Amministrazioni, tra queste il MAE. In caso contrario può, d’autorità, tagliare i fondi e ridistribuirli alle Amministrazioni centrali titolari di progetto che sanno spendere meglio.
Il MAE, per evitare una eventuale decurtazione dei fondi, decide di accelerare la spesa e affidare altri 7 Milioni di euro circa sempre al CIF OIL, utilizzando il meccanismo dell’assegnazione diretta, previsto nel complemento di programmazione. CIF OIL ebbe dunque in qualche modo il ruolo di salvagente per evitare il disimpegno automatico."

News ITALIA PRESS

 

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EmiNews 2007

 

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