7639 Uruguay, America latina: Pepe Mujica presidente, “il mondo alla rovescia”

20091201 12:39:00 redazione-IT

[b]Pepe Mujica, l’ex guerrigliero Tupamaro, per 13 anni prigioniero della dittatura fondomonetarista, per nove anni rinchiuso in un pozzo e torturato continuamente, è il nuovo presidente della Repubblica in Uruguay. Ha ottenuto il 51,9% dei voti, superando il 50.4% con il quale Tabaré Vázquez era stato eletto cinque anni fa. Il suo rivale, Luís Alberto “Cuqui” Lacalle, del Partito Nazionale, si è fermato al 42.9% dei voti.

E’ uno scarto di nove punti, superiore a tutte le aspettative e, con un’affluenza alle urne superiore al 90% in uno dei paesi dal più alto senso civico al mondo, conferma che quella del presunto rifiuto per la figura popolana e popolare e dal passato guerrigliero di Mujica era una menzogna cucinata e venduta a basso costo dal complesso disinformativo-industriale di massa.[/b]

di Gennaro Carotenuto

Il trionfo di Mujica (nella foto incredibilmente in giacca, ma senza cravatta) è espressione di quello che negli anni del Concilio Vaticano II si sarebbe definito “segno dei tempi”. Come ha detto lo stesso dirigente politico tupamaro, emozionatissimo nel suo primo discorso sotto la pioggia battente a decine di migliaia di orientali che hanno festeggiato con i colori del Frente Amplio, quello che lo porta alla presidenza è proprio “un mondo alla rovescia”.

Un mondo nuovo i contorni del quale non sono ancora del tutto visibili nella prudenza dei grandi dirigenti politici che rappresentano il fiorire dei movimenti sociali, indigeni, popolari del Continente ma che si tratteggia in due grandi temi di fondo: uguaglianza tra i cittadini e unità latinoamericana.

Mujica è stato chiarissimo: il primo valore della sua presidenza sarà il mettere l’uguaglianza tra i cittadini al primo posto e il primo ringraziamento è andato oltre che al popolo orientale "ai fratelli latinoamericani, ai dirigenti politici che li stanno rappresentando e che rappresentano le speranze finora frustrate di un continente che tenta di unirsi con tutte le sue forze”.

Proprio il trionfo di Mujica, la quarta figura che viene dal basso, plebea se preferite, e non espressione delle classi dirigenti, illuminate o meno, a divenire presidente in appena un decennio, testimonia che l’America latina sta riscrivendo la grammatica politica della rappresentanza democratica in questo inizio di XXI secolo in una misura perfino insospettabile e incomprensibile in Europa.

Mujica, nonostante la militanza politica di più di mezzo secolo, è un venditore di fiori recisi nei mercati rionali. E’ uno che quando è diventato deputato per la prima volta e fino a che non ha avuto responsabilità di governo ha accettato dallo Stato solo il salario minimo di un operaio e, siccome questo non è sufficiente per vivere, ha continuato a vendere fiori nei mercati rionali. Per campare. Indecoroso per un parlamentare, ma solo così, solo dal basso, oggi Mujica può permettersi a testa alta di rappresentare il popolo e proporre a questo “un governo onesto”.

Non è un medico, come Tabaré Vázquez o Salvador Allende o Ernesto Guevara, né ha un dottorato in Belgio come l’ecuadoriano Rafael Correa. Non ha studiato dai gesuiti come Fidel Castro né proviene dalla classe dirigente illuminata come Michelle Bachelet in Cile o i coniugi Kirchner in Argentina. Non è, soprattutto, un pollo di batteria, allevato per star bene in società come tanti burocratini dei partiti politici della sinistra europea, che infatti passa di sconfitta in sconfitta e di frammentazione in frammentazione mentre invece in America l’unità delle sinistre è un fatto.

Pepe il venditore di fiori recisi nei mercatini rionali è un uomo del popolo come l’operaio Lula in Brasile, come il militare di umili origini Hugo Chávez in Venezuela e come il sindacalista indigeno Evo Morales in Bolivia. Non a caso sono tre uomini politici che hanno mantenuto un rapporto privilegiato con la loro classe di provenienza, che non hanno tradito e che sono ricompensati con alcuni tra i più alti indici di popolarità al mondo, nonostante siano costantemente vittime di campagne ben orchestrate di diffamazione da parte dei complessi mediatici nazionali e internazionali.

Non è un caso che da questi dirigenti politici venga posto sul piatto dell’agenda politica lo scandaloso problema dell’uguaglianza che trent’anni di retorica neoliberale avevano umiliato, vilipeso e cancellato e che invece è più che mai l’unico motore dell’unico futuro possibile non solo in America latina.

L’America latina integrazionista, dove diventa presidente un ex-guerrigliero venditore di fiori recisi nei mercatini dei quartieri popolari di Montevideo, è davvero “il mondo alla rovescia”, ma è anche la speranza di un “mondo nuovo”, di un nuovo inizio e un futuro migliore in pace e in democrazia. Questa speranza non poteva che venire dal Sud del mondo, da quella “Patria grande latinoamericana” che sta riscrivendo la Storia.

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Ni vencidos, ni vencedores, apenas elegimos un gobierno"

El presidente electo José Mujica, visiblemente emocionado y alegre, dio desde el estrado dispuesto en el Hotel HN Columbia un discurso de tono conciliador. En primer lugar, y bajo lluvia, Mujica se dirigió al pueblo, luego pidió respeto a los que votaron distinto y envió un reconocimiento a Luis Alberto Lacalle, su competidor directo, y a Jorge Larrañaga.
"Ni vencidos, ni vencedores, apenas elegimos un gobierno"

"Compañeros, ¿saben una cosa?, este es el mundo del revés. El mundo revés, (porque) en el estrado tenías que estar vos y nosotros aplaudiéndote, porque esta batalla la dieron y la mantuvieron encendida ustedes. Pero también recordemos, en una noche de alegría, que hay compatriotas que tienen tristeza y que son hermanos de nuestra sangre, por eso ni vencidos ni vencedores. Apenas elegimos un gobierno, que no es dueño de la verdad, que nos precisa a todos. Y vaya mi reconocimiento a los hombres que representaron al Partido Nacional, al Partido Colorado, al Partido Independiente, todos compatriotas", aseguró el presidente electo.

"Si tu tienes alegría, no cometas el error jamás de ofender a los que optaron otra opción. Mañana la patria continúa y el compromiso continúa. Se los pide, se los ruega un viejo luchador que te precisa, que nos precisamos y gracias Tabaré (Vázquez), porque hemos ganado por la obra de este gobierno, por la continuidad de este gobierno", agregó Mujica.

El presidente electo pidió perdón por las ofensas que puedo haber cometido a lo largo de la campaña: "Mi reconocimiento, doctor Lacalle, mí reconocimiento; Larrañaga, compañero senador, mí reconocimiento, y si en algún momento mi temperamento de combatiente me hizo llevar la lengua demasiado lejos, pido perdón por la ofensa y mañana andaremos juntos".

"Vaya mi reconocimiento y mi reconocimiento al pueblo blanco. Vaya mi reconocimiento en la figura de quien lo representa, el doctor Bordaberry, al Partido Colorado, y vaya mi reconocimiento explicito al Partido Independiente y ya conversaremos tratando de lograr todo lo que podamos en el sentido de unidad para el futuro", agregó Mujica.

Por otra parte, el presidente electo agradeció el apoyo de los presidentes latinoamericanos: "Los hermanos, los de América Latina, los que representan bien, mal o regular las esperanzas frustradas de un continente que intenta juntarse como puede; los hermanos chilenos, argentinos, bolivianos, ecuatorianos, brasileños, peruanos, venezolanos, todos, todos nos han llamado para darnos un abrazo, gracias hermanos".

Cuado la lluvia ya no daba tregua, Mujica agradeció nuevamente al pueblo y dijo sus últimas palabras: "No es hora de discursos programáticos. Querido pueblo, te estás mojando, nos estamos mojando. Estamos contentos, viva la alegría, viva la esperanza. Recuerda, pasará el tiempo y ahora es tiempo de compromiso".

"Todo esto es transitorio, lo permanente sos vos. Se anónimo, omnipotente y hay de aquellos que creen que el poder está arriba y no se dan cuenta de que el poder está en el corazón de las grandes masas, gracias; me costó una vida talvez aprenderlo", afirmó Mujica.

"Te quiero decir una cosa: nos vamos a equivocar, pero no le vamos a dar las espalda a los problemas y estaremos siempre juntos en las horas de dolor. Gracias pueblo", finalizó el presidente electo.

fonte: http://www.espectador.com

 
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EmiNews 2009

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