8353 PIAZZA DELLA LOGGIA, Brescia: Un’altra strage impunita

20101117 19:29:00 redazione-IT

[b]di Mimmo Franzinelli[/b]

Siamo all’ennesima assoluzione, in un processo per strage. La magistratura bresciana ha ammesso di non saper individuare e punire gli assassini che nella piovosa mattina del 28 maggio 1974 fecero esplodere la bomba in piazza della Loggia, con la morte di 8 manifestanti e il ferimento di un centinaio. Ancora una volta l’interazione tra neofascisti e servizi segreti, la provocazione politica seguita da metodici depistaggi hanno truccato la partita tra i centri eversivi e la legge, con l’esito che oggi ci avvilisce.
Da piazza Fontana a piazza della Loggia, gli assassini sono aiutati dalle medesime dinamiche e complicità. In quel quinquennio nero, soltanto in un caso – l’attentato di Peteano del 31 maggio 1972, con l’uccisione di tre carabinieri – la magistratura ha sciolto l’aggrovigliata matassa delle responsabilità, grazie alla confessione dell’ordinovista autore materiale dell’eccidio.

Ma pure in quel caso si sono dovuti superare ben due depistaggi (la pista «rossa» e quella malavitosa) imbastiti da alti ufficiali dei carabinieri. Differentemente da Peteano, a Brescia esecutori e complici hanno serbato inconfessabili segreti, e oggi si ritrovano liberi, senza imputazioni di sorta.

La sentenza assolutoria era intuibile dalla lettura della ponderosa Memoria del Pubblico ministero: 1223 pagine, nelle quali c’è troppo e troppo poco. Una ricostruzione sovrabbondante, talvolta dietrologica, che non è riuscita a scindere la tanta zavorra dagli elementi pregnanti e sicuramente riconducibili alla matrice stragista bresciana.
Si è sostanzialmente costruito il processo sul castello accusatorio di Maurizio Tramonte (fonte Tritone), l’infido affiliato al servizio segreto militare premiato a lungo con laute prebende quale collaboratore di giustizia e beneficiato oggi con la prescrizione dal reato di calunnia.

Sulla scia del fallimento giudiziario dello Stato, la destra radicale ritroverà l’impudenza per negare verosimiglianza alle piste nere e i suoi volonterosi esponenti (talvolta con un passato di ultrasinistri) confonderanno le carte, rivendicheranno la buona fede e l’innocenza di chi aveva a cuore i valori della Nazione e dell’Occidente. A questa prevedibile deriva bisogna contrapporre l’esercizio della ragione, l’uso critico della storia, l’interpretazione delle fonti – a partire da quelle giudiziarie – e l’analisi delle dinamiche che portarono al connubio tra neofascisti e vertici dei servizi segreti, con sponde politiche di rilievo.

Chi visse il 28 maggio 1974 come un proprio lutto ha ben vivo il ricordo di quel giorno e constata come la sentenza riproponga lo snodo irrisolto della giustizia negata, anno dopo anno, per 36 volte. Riviviamo lo strazio dei corpi, delle menti e degli affetti dei cittadini che parteciparono a una manifestazione libera e pacifica, per testimoniare la convivenza pacifica e chiedere allo Stato un argine contro la violenza fascista. A quello Stato che allora non li difese e che oggi non ha reso loro giustizia.

http://www.ilmanifesto.it/archivi/fuoripagina/anno/2010/mese/11/articolo/3699/

 

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