5153 Accoglienza, integrazione e sicurezza nell’esperienza dei parlamentari del Pd eletti all’estero

20080702 15:16:00 redazione-IT

MIGRANTI COME NOI: Una riflessione dei parlamentari esteri del PD sul fenomeno migratorio capace di tenere insieme diritti e doveri, sicurezza e accoglienza, rispetto delle regole e solidarietà.
Attraverso il confronto con i propri parlamentari eletti nella circoscrizione Estero, svoltosi ieri alla Sala della Colonne della Camera, “il Pd si riappropria di un tema che ci appartiene” dice Marco Minniti, ministro dell’Interno del governo ombra. “E gli italiani si riappropriano della propria storia”

ROMA – Una riflessione sul fenomeno migratorio attraverso gli occhi dei parlamentari del Partito democratico eletti all’estero, per utilizzare il loro bagaglio di esperienza personale come chiave di lettura delle problematiche del presente: con “Migranti come noi”, forum svoltosi stamani presso la Sala delle Colonne di Palazzo Marini, a Roma.

Un appuntamento per discutere di uno dei temi “caldi” della politica italiana e non solo, all’indomani dell’approvazione da parte del Senato della conversione in legge del decreto di maggio definito “pacchetto sicurezza”, le cui norme riassumono in gran parte il clima politico con cui si guarda all’immigrazione oggi in Italia.

“Lo spirito di questa iniziativa è il riconoscimento nei migranti di oggi dei nostri italiani di ieri – ha detto Antonello Soro, presidente del gruppo del Pd alla Camera dei deputati, aprendo il confronto – con le parole di chi l’esperienza migratoria l’ha vissuta sulla propria pelle. E può aiutarci a conoscerla grazie a questo nostro passato e alle politiche migratorie messe in campo dai grandi Paesi che prima di noi si sono trovati alle prese con la gestione dei flussi migratori, con l’accoglienza degli stranieri e la loro integrazione”.

Tre le chiavi di lettura sottolineate nell’approccio alla questione: l’accoglienza, l’integrazione e la sicurezza. Parole che non trovano un riscontro adeguato, secondo l’esponente del Pd, nelle linee programmatiche dei provvedimenti fino a questo momento discussi e messi in campo dal nuovo governo. “La proposta della schedatura dei bambini rom con impronte digitali – ha aggiunto Soro – testimonia la prospettiva culturale in cui si muove l’attuale governo e ripercorre l’utilizzo della paura dei cittadini, prima strumentalizzato per fini elettorali, ed ora tradotto in normative contraddittorie. Basti pensare al concomitante taglio della risorse in materia di sicurezza, che si scontra con gli annunci propagandistici della tolleranza zero nei confronti dei clandestini”.

Che in Italia si respiri un clima di assedio sul tema sicurezza è stato ribadito da Franco Pittau, coordinatore del Dossier statistico Immigrazione della Caritas/Migrantes: “questo assedio va spezzato, e non è possibile farlo con le idee approssimative riguardo all’immigrazione che oggi parte dei politici e della società italiana condivide. La gestione del fenomeno attraverso le norme penali – ha aggiunto Pittau – è la scelta sbagliata. Daremo invece il nostro appoggio quando governerà la consapevolezza che l’ordine non deve essere disgiunto dalla solidarietà e dall’accoglienza”.

“E’ necessario inquadrare le politiche di integrazione e regolazione dei flussi in ambito europeo – ha detto Gianni Pittella, del gruppo socialista al Parlamento europeo – perché quella è la dimensione naturale in cui le norme vanno discusse e definite. Per questo occorre rilanciare il Trattato di Lisbona. Sono consapevole che la politica debba dare risposte sul fronte sicurezza, ma quelle fornite dal governo attuale sono mediatiche e demagogiche, oltre che sbagliate. Sono messaggi propagandistici che creano una regressione politica e culturale capace di seppellire la nostra stessa storia”.

Ha parlato dell’evoluzione delle politiche migratorie in Germania, Laura Garavini, deputata eletta in Europa per il Pd, sottolineando come la scarsa consapevolezza iniziale di mettere in campo strumenti per l’integrazione degli stranieri abbia influito sulla vita di molti immigrati che hanno concepito il loro progetto come temporaneo, sacrificandosi alla precarietà di sistemazioni apparenti e mai definitive. “Ora però la firma di un Piano nazionale di integrazione presentato da Angela Merkel – ha aggiunto Garavini – è il risultato di sforzi che il governo federale ha cominciato a mettere in campo a partire da più di un decennio, concentrati sui punti cardine che rendono possibile l’integrazione: l’apprendimento della lingua, la promozione e il monitoraggio del successo scolastico, l’importanza attribuita alla formazione professionale e l’attenzione alle dinamiche di uno sviluppo urbano sostenibile, che evita la formazione dei ghetti o aree di marginalità”.

Di fronte agli ultimi provvedimenti legislativi del governo italiano, Claudio Micheloni, senatore eletto in Europa, teme “lo spirito anti-integrazione che ne emerge e la conseguente creazione di un clima di odio che può sfuggire di mano. Ciò che accomuna tutte le storie dei migranti – aggiunge – è l’essere considerati quasi sempre degli oggetti, da utilizzare e strumentalizzare o gestire per fini politici. Credo che occorra smascherare l’ipocrisia dell’economia che vuole limitare i flussi e poi sfrutta gli stranieri e il fatto che sotto il ventaglio dell’immigrazione si nascondano le contraddizioni interne della società”.

Gianni Farina, deputato residente in Francia, mette in guardia dal concetto di integrazione “assimilazionista e imperialista d’oltralpe, che pretende la cancellazione del passato in cambio della cittadinanza ed è fallito nella rivolta delle banlieu”. Farina richiama a sua volta la centralità dell’approccio europeo e l’importanza della carta dei diritti fondamentali dei cittadini emersa dal vertice di Nizza.

Si sofferma sulle politiche del multiculturalismo in Australia il deputato Marco Fedi, eletto nella ripartizione Africa Asia Oceania e Antartide, affermando, in merito al pacchetto sicurezza, come esso ci proponga “l’immagine di un’Italia militarizzata, di un impiego dell’esercito che andrebbe utilizzato in ben altre circostanze per operazioni di controllo del territorio. Altro aspetto inammissibile – egli aggiunge – è l’aggravante di un terzo della pena per i clandestini e l’introduzione del reato di immigrazione clandestina, mentre non parlo dell’inserimento nel decreto della norma “salva-premier”. Solo un paese perfetto può produrre in un unico provvedimento tanta cattiveria politica”.

Contro le criminalizzazioni, “pericolosissime se indirizzate ad un gruppo” verte anche l’intervento del deputato Franco Narducci, che traccia una sintesi dell’integrazione degli italiani in Gran Bretagna. “Un paese non può essere ricco – avverte – e avere all’interno una parte di uomini e donne che si sentono degli estranei. Occorrono fondi per una politica di integrazione che marci a pieno ritmo, ma il governo con la manovra sull’abolizione dell’ICI azzera il fondo in questione”.

Fabio Porta, deputato eletto in America Latina, contesta i tagli sui fondi destinati al Museo dell’emigrazione e sottolinea come “l’emigrazione sia riconosciuta da tutti i Paesi del Mercosur come un elemento fondate la crescita e la ricchezza della collettività”. E’ proprio l’area sudamericana a ricordare il debito di riconoscenza che i Paesi europei hanno contratto con l’emigrazione di migliaia di cittadini vero l’altra sponda dell’Atlantico, specie dopo l’approvazione della direttiva europea sull’immigrazione”.

Maurizio Chiocchetti, responsabile del Pd per gli italiani nel mondo, concorda con i relatori nel rimarcare che “è sbagliata l’equazione che vuole si parli di sicurezza quando si parla di immigrazione. Dobbiamo – aggiunge – fare i conti con il fenomeno in maniera diversa”.

Diversità nell’approccio al tema confermata dall’intervento conclusivo di Marco Minniti, ministro dell’Interno del governo ombra del Pd. “Il governo sta facendo l’errore di guardare al fenomeno con una curvatura molto particolare – egli dice – e con una visione prettamente nazionale, pensando che l’Italia possa fare meglio da sola. La partita invece si gioca in un orizzonte più ampio ed è interesse dell’Italia fare in modo che in sede europea si discutano politiche concertate in materia di immigrazione”. Per Minniti, che il messaggio della deterrenza non funzioni è testimoniato dall’aumento degli sbarchi a Lampedusa, nel primo semestre di quest’anno quintuplicati rispetto allo stesso periodo del 2007. “L’unico strumento di contenimento dei flussi in arrivo – dice Minniti – sono gli accordi di cooperazione tra Stati, ma per la buona riuscita di questi ultimi è certamente deleterio e rovinoso criminalizzare o mortificare una comunità. Stiamo assistendo ad una politica del governo estremamente contraddittoria: nei primi tre articoli di questo pacchetto sicurezza – aggiunge Minniti – vi sono norme concernenti il contrasto ai reati di particolare allarme sociale, quando nei due emendamenti aggiunti si bloccano proprio i processi relativi a quei reati. Per non parlare del taglio di 1,5 miliardi di euro per la sicurezza”.

“Abbiamo tutti gli strumenti per fare un’opposizione severa e non propagandistica – conclude Minniti – per sottolineare come l’ottica del centro sinistra sulle politiche di sicurezza sia diverso da quello adottato dal centro destra, come ci siano progetti alternativi che incarnano il rispetto di norme ma anche valori; che il nostro parlare oggi non sia il discutere di un tema che appartiene ad altri, ma sia un tema nostro, elaborato in modo diverso”.

(Viviana Pansa – Inform)
(Foto: Newsitaliapress)

 

 

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