5331 ROMA: Barriere di cemento al Casilino 900, rom bloccati all'interno

20080805 13:51:00 redazione-IT

Decisione presa dal sindaco Alemanno dopo le proteste in seguito alla costruzione da parte dei Rom di una casa in legno. Campo isolato e presidiato dai vigili 24 ore al giorno, si può accedere solo a piedi
Brazzoduro: ‘Campi trasformati in ghetti pericolosi’
Ermes: ‘Barriere e controlli, cosi prevale la logica della segregazione’
Casilino 900, ‘la guerra ai rom continua’

Roma, la barriera di cemento al Casilino 900.
Foto: Paolo Andruccioli

ROMA – Una barriera di cemento chiude la strada non asfaltata, piena di bottiglie vecchie di plastica e rifiuti di ogni genere che conduce al campo di Casilino 900, il più grande d’Europa, con una presenza di Rom che oscilla tra i 600 e gli 800, a seconda dei periodi. Il campo è ora isolato e controllato giorno e notte dalle pattuglie di vigili urbani, che oltre a presidiare uno degli ingressi su via di Casilina, hanno bloccato il secondo ingresso da dove entravano e uscivano i Rom che lavorano con i furgoncini per la raccolta del ferro. Il campo è quindi completamente isolato e ci si può accedere solo a piedi.

Tutti i Rom, uomini e donne, che lavoravano per i mercati dell’usato e per la raccolta dei metalli sono ora bloccati.

La decisione di transennare il campo con le barriere di cemento e farlo presidiare 24 ore su 24 dai vigili è stata presa dal sindaco Gianni Alemanno dopo le proteste organizzate da un comitato di quartiere del VII Municipio (Centocelle, Alessandrino, Torraccia e Tor Tre teste) in seguito alla presentazione della prima casa in legno autocostruita dai Rom del campo di Casilino in collaborazione con un gruppo di architetti e urbanisti dell’Università Roma Tre. La casa autocostruita di cui i media hanno parlato abbondantemente alla fine di luglio è stata vista da una parte degli abitanti del quartiere come una sorta di provocazione. Invece di andarsene da lì, invece di smantellare il campo, ora gli zingari si costruiscono le loro casette a norma di legge? E’ stata la reazione del comitato di quartiere.

Ma la decisione di transennare il campo, di vietare l’ingresso e l’uscita di ogni tipo di automezzo e di chiedere il documento a chiunque entri nel campo viene vista con grande preoccupazione dai Rom e soprattutto dai rappresentanti del coordinamento del campo. Uno di questi è Najo Azovic, che durante la conferenza stampa di presentazione del progetto e della realizzazione della casa in legno aveva fatto gli onori di casa, ci spiega i motivi di preoccupazione e le richieste dei Rom. Lo abbiamo incontrato oggi, nella sua baracca in legno all’interno del campo di Casilino. Le preoccupazioni che ci comunica sono le stesse che alcune donne del campo ci avevano appena spiegato. “Qui a Casilino 900 – dice Najo – ci sono tantissimi bambini, che tra l’altro vanno quasi tutti a scuola. Ma ci sono anche tante persone malate, anche malati cronici e pazienti con tumore che devono sottoporsi a terapia. Stiamo facendo una lista da sottoporre all’amministrazione comunale per farci dare i permessi. E poi c’è soprattutto tanta gente che lavora con i furgoncini: ci sono quelli che raccolgono e vendono il ferro, il rame e altri materiali. E ci sono quelli che vanno a vendere le loro cose ai mercatini. Ora tutti questi sono bloccati qui dentro. Lo voglio dire con chiarezza ai responsabili: queste misure rischiano di incentivare la microcriminalità che stiamo combattendo. Come faranno le famiglie a dare da mangiare ai loro figli se vengono bloccate tutte le loro attività?”.

Najo commenta invece con grande favore l’inizio della bonifica del campo. “Sono anni che chiediamo all’amministrazione di venire a pulire il campo dalla sporcizia. Ora hanno cominciato a portarla via con i camion. E’ un bene e siamo contenti. Ma il problema vero rimane il destino di questo campo. Con lo sgombero dove pensano di mandarci?” (pan)

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Casilino 900, ”la guerra ai rom continua”

Parla il presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme: ”E’ questa la nuova versione dell’integrazione?”. L’unica strada da percorre per Gurnieri è ”riconoscere i diritti umani elementari agli esclusi”
Roma, la barriera di cemento al Casilino 900.
Foto: Paolo Andruccioli

ROMA – "La guerra ai rom continua. Al Casilino 900 dopo l’agitazione del comitato di quartiere e l’udienza concessagli da sindaco e prefetto, pronto è stato l’intervento delle autorità. Ma non per migliorare l’infimo livello di vita dei 650 individui costretti a vivere in una baraccopoli la cui miseria ha sorpreso lo stesso sindaco. Al contrario: il campo è stato di fatto isolato dal quartiere. Blocchi di pesanti segmenti di guard rail in cemento ostruiscono l’entrata ai veicoli, una nutrita pattuglia di vigili urbani controlla severamente i documenti di chiunque voglia accedere al campo. E’ questa la nuova versione dell’integrazione di una minoranza che aspira a documenti che le permettano di lavorare, avere una casa e un livello di vita dignitoso?” . Con queste parole dure è intervenuto oggi Nazzareno Guarnieri, presidente della Federazione Rom e Sinti Insieme, che ricorda all’opinione pubblica italiana che il campo di Casilino 900, da tempo oggetto di varie campagne stampa, è stato già privato di acqua ed energia elettrica.

“Nel campo di Casilino a Roma – spiega ancora Guarnieri – abitano rom di tutte le età; il campo è abitato non solo da molti bambini ma anche da anziani, alcuni dei quali impossibilitati a camminare a causa di malattie varie. Donne con neonati in braccio sono costrette a lunghi tragitti a piedi nella polvere per comprare il necessario”. Con i blocchi di cemento che l’amministrazione comunale ha voluto mettere all’ingresso del campo sono state di fatto bloccate da domenica 3 agosto le 50 famiglie del campo cui è riconosciuta la possibilità di vendere modesti articoli al mercatino di via Collatina sono state costrette a rinunciarvi non potendo caricare i furgoni della merce accumulata nella settimana. Non è con questi sistemi, dice il presidente della Federazione Rom e Sinti insieme che si possono risolvere i tanti problemi dei rom e dei campi nomadi. Le soluzioni sono altre. “Si devono prima di tutto riconoscere i diritti umani elementari agli esclusi, smettendola di fare terra bruciata attorno a loro in modo da umiliarli sempre più finchè esasperati tolgano il disturbo della loro presenza che offende l’estetica dei benpensanti”. Con tutti gli altri metodi “non si consegue una vittoria della città sul degrado ma piuttosto un’avvilente sconfitta della civiltà, quella civiltà il cui criterio di giudizio prioritario si esprime nel trattamento riservato ai più deboli, ai più fragili, ai più poveri”. (pan)

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Ermes: ”Barriere e controlli, cosi prevale la logica della segregazione”

Il presidente della cooperativa che si occupa della scolarizzazione dei Rom chiede una soluzione transitoria prima di arrivare alla residenzialità: ”Si potrebbe pensare a campi piccoli nello stesso territorio”
Roma, la barriera di cemento al Casilino 900. Foto: Paolo Andruccioli

ROMA – “La bonifica ambientale del campo di Casilino 900 è una buona cosa. Tra l’altro è una richiesta che noi facciamo da anni e siamo contenti che ora sia stata avviata. Il problema principale però, ora che sono state messe le barriere all’ingresso del campo, è quello di trovare al più presto una soluzione alternativa per le 650 persone che vivono qui”. E’ questo il commento di Salvo Di Maggio, presidente della cooperativa Ermes (ex Capodarco) che da anni si occupa della scolarizzazione dei bambini rom di Casilino e di altri campi della capitale. Se ci si ferma al controllo di polizia e non si programmano soluzioni ragionevoli e definitive, continua Di Maggio, “è ovvio che alla fine prevarrà la logica della segregazione”.

Salvo Di Maggio ricorda che il campo di Casilino 900 è senza luce da quasi tre mesi. E che esiste solo un accesso all’acqua per oltre 600 persone. E’ grave anche, per la cooperativa Ermes, che non si tenti di differenziare. Il blocco dell’accesso al campo con ogni tipo di veicolo colpisce prima di tutto i più deboli tra i deboli, ovvero gli anziani e le persone portatrici di patologie gravi. “Si devono quindi discutere soluzioni alternative – spiega ancora Di Maggio – direttamente con i rappresentanti rom del campo”. Per quanto riguarda poi le prospettive, la cooperativa Ermes conferma la sua linea di sempre: i campi vanno superati con soluzioni abitative stabili. Visto che il problema dell’accesso alla casa popolare è una questione aperta anche per molti cittadini italiani, si possono pensare soluzioni progressive. Ma è certo che l’obiettivo finale dovrà essere la residenzialità e il lavoro per i rom. Per quanto riguarda nello specifico Casilino 900, Ermes parla di una soluzione transitoria territoriale: invece di cacciare i rom lontano con lo sgombero, si potrebbero pensare campi piccoli intermedi nello stesso territorio. (pan)

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Brazzoduro: ”Campi trasformati in ghetti pericolosi”

Il sociologo della Sapienza di Roma: ”A Casilino 900 c’è una vera ermergenza per le 650 persone che ci vivono e che sono nei fatti segregate. L’illegalità si sconfigge con l’integrazione, non con la repressione”

ROMA – “Succedono cose spiacevoli in questi giorni nel campo di Casilino 900. I rom raccontano di sequestri immotivati e di perquisizioni senza alcun mandato della magistratura nelle varie baracche. I rom sono spaventati e aspettano che sia definitiva la notizia dello sgombero prossimo futuro. Ma io non credo che sia imminente ed è per questo che non si possono creare situazioni di nuova tensione. Per quanto mi riguarda io credo che i campi nomadi vadano chiusi tutti, anche perché perfino il campo migliore, il più attrezzato, sarà sempre per loro un ghetto. Ma ora a Casilino 900 c’è una vera ermergenza per quelle 650 persone che vivono lì e che sono nei fatti segregate”. Questo il parere di Marco Brazzoduro, sociologo della Sapienza e tra i più seri studiosi del fenomeno rom in Italia, a proposito delle ultime misure decise dall’amministrazione comunale. “lo stesso giorno dell’inaugurazione della casa di legno autocostruita dai rom – ricorda Brazzoduro – il sindaco Alemanno, dopo aver incontrato il comitato di quartiere ha ribadito la scelta dello sgombero del campo di Casilino. Ma non è stata fornita una data. Nessuno sa quando lo sbombero sarà attuato e soprattutto nessuno ha chiaro che cosa succederà dopo e quale sarà il destino di decine di famiglie rom che vivono in Italia da almeno trent’anni”.

Il professor Brazzoduro critica in generale l’idea del ghetto. Anche le misure di sicurezza, se non vengono affiancate da politiche di integrazione sociale, rischiano di contribuire a consolidare la logica del ghetto e della separazione aumentando e non diminuendo la caratteristica del campo come ricettacolo di delinquenza. Ai rom non viene offerta alcuna possibilità di inserimento lavorativo, moltissimi di loro, pur stando in Italia da anni, non è in possesso di nessun tipo di documento, mentre i ragazzi che studiano non trovano poi lavoro perché non hanno documenti, o peggio si portano dietro lo stigma di abitanti di campi nomadi. “E’ chiaro quindi – continua Brazzoduro – che in un contesto del genere si crei terreno favorevole per l’illegalità, che però non si sconfigge con la repressione ma con le politiche di inserimento sociale”.

Sulla questione lavoro ci si potrebbe esercitare, dice ancora lo studioso, con proposte creative che partano dalla realtà concreta vissuta già oggi dai rom. Essi infatti sarebbero ottimi operatori del riciclaggio sia dei rifiuti, sia di materiali ingombranti vari, compresi materiali inquinanti come le batterie. Ma sono anche ottimi costruttori e muratori come hanno dimostrato anche con l’esperienza dell’autocostruzione. Le donne sono brave nel commercio e nel tessile-abbigliamento con le loro qualità sartoriali. Ma anche il commercio è svilito e per ora – almeno per quanto riguarda Roma – compromesso. Dei quattro mercatini che erano aperti ai rom nella capitale, oggi solo uno è rimasto funzionante. Gli altri spazi sono preclusi. “Per me – conclude il sociologo – non si risolverà mai il problema dei rom se non si affrontano contemporaneamente in problemi della cittadinanza (i documenti), del lavoro e dell’abitare. (pan)

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