20080903 13:09:00 redazione-IT
di Claudio Fava *
C’è solo un modo per rendere onore ai due poveri operai stritolati da un convoglio ferroviario ieri in Sicilia: trovare il coraggio per dire che la vera emergenza, l’ignobile, drammatica, irrisolta emergenza in questo Paese sono i morti sul lavori. Non le zingarelle, non i barboni che occupano abusivamente le panchine dei nostri parchi, non i lavavetri che sciupano la nostra attesa ai semafori ma le donne e gli uomini d’ogni razza e paese che in Italia crepano sul luogo di lavoro. Un morto al giorno dall’inizio dell’anno, dice il Censis: il doppio degli omicidi commessi nel Paese. Come intende farsi carico, di questi ammazzati, lo Stato?
Un bel funerale, un’inchiesta rigorosa, un sussidio alle vedove e agli orfani?
C’è un tempo per il cordoglio e un tempo per fare. Cioè per produrre fatti. Definendo e applicando tutti gli strumenti normativi e amministrativi che in parte già esistono e che servono a prevenire, a impedire, a scongiurare, a punire.
A meno che non ci si convinca, come qualche esegeta del governo Berlusconi suggeriva nei giorni scorsi, che i millecentosettanta poveracci crepati l’anno scorso cadendo dalle impalcature dei cantieri, affogati negli invasi d’acqua in campagna, stritolati dall’acciaio di un macchinario impazzito fossero tutto sommato un numero sostenibile, un prezzo dignitoso da pagare alla crescita del paese per poi non pensarci più. Mi ricordano un vescovo siciliano che anni fa spiegò ai suoi parrocchiani di non perderci il sonno sui morti di mafia, che tanto ne ammazza più l’aborto che Cosa Nostra…
* Coordinatore nazionale Sinistra Democratica
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EmiNews 2008
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