20080901 23:11:00 redazione-IT
Le reazioni del Pdl: «Serve tempo, ma prima le regole sulla cittadinanza»
Basta con le discussioni astratte, i pregiudizi, e i rinvii. È tempo di fare delle scelte chiare e significative, a proposito di immigrazione e diritti civili. Per questo il segretario del Pd Walter Veltroni annuncia per i prossimi giorni la presentazione, insieme all’ex ministro Livia Turco, di una proposta di legge costituzionale per garantire il diritto di voto alle elezioni amministrative e nelle altre elezioni locali agli immigrati residenti in Italia da un certo numero di anni, anche se non ancora in possesso della cittadinanza.
Veltroni lo fa in una lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini, nella quale gli chiede «di adoperarsi per consentire la più ampia discussione» della Pdl a Montecitorio e «di accelerarne quanto più possibile l’iter». Nonostante le barricate della Lega, le raccolte firme per bloccare simili provvedimenti e le altre prevedibili insofferenze nella compagine di governo. Nella lettera, Veltroni ricorda che si tratta di una questione sulla quale lo stesso Fini «qualche tempo fa dimostrò sensibilità e apertura». E sottolinea: «Non è più tempo, quando si tratta del tema immigrazione, di discussioni astratte, di pregiudizi dettati da ideologie o da semplificazioni prodotte da un’attenzione, anche mediatica, che invece di rappresentare la realtà la distorce e la esaspera – scrive Veltroni – Troppo frequenti e preoccupanti sono gli episodi che segnalano il diffondersi di un virus pericoloso, nocivo socialmente, fatto di intolleranza, di pulsioni xenofobe, di chiusura, di ostilità, fino alla tentazione aberrante del farsi giustizia da sè».
Secondo il leader del Pd, l’intera classe politica «ha una grande responsabilità, e deve fare estrema attenzione, respingendo il rischio dell’egoismo sociale e rispondendo a domande non più rinviabili: come garantire, insieme, accoglienza e legalità, integrazione sociale e sicurezza; come costruire comunità inclusive, dove ogni individuo che qui è nato o che qui vive e lavora da anni sia un soggetto riconosciuto in quanto possiede dei diritti e dei doveri; come evitare che nelle nostre città si creino, nel segno della paura, dei luoghi separati e non accessibili».
Poi Veltroni ricorda cosa rappresenta l’essere migranti e fa riferimento anche agli appelli fatti dal mondo cattolico in queste ultime settimane, in particolare alle parole pronunciate ieri all’Angelus da Benedetto XVI che ha chiesto «senso di responsabilità e spirito umanitario da parte delle istituzioni nazionali e internazionali». E scrive Veltroni «dovremmo sentire in modo particolarmente intenso i richiami più alti che proprio in questi giorni sono stati fatti in nome dell’accoglienza e dell’integrazione».
Da qui la necessità di riconoscere il diritto di voto come «un passo lungo questa strada», senza però rinunciare «al rigore con cui contrastare l’immigrazione clandestina e perseguire chi compie reati che privano i cittadini del loro fondamentale diritto alla sicurezza e alla serenità, si deve accompagnare, sempre, la ricerca e la promozione dell’integrazione».
Sul fronte della legalità e su quello dell’integrazione si deve lavorare infatti per stabilire «una civile convivenza». È necessario stabilire «un patto basato sul riconoscimento e sul rispetto di diritti e doveri», scrive Veltroni. Non si può dunque ignorare, come avevano già sottolineato altre istituzioni, ad esempio la Regione Toscana che «chi da tempo risiede in una delle città o dei tanti piccoli comuni italiani e con il suo lavoro contribuisce alla vita della comunità di cui fa parte, chi ha i propri figli che studiano qui e che saranno gli artigiani, gli operai, i commercianti e i dirigenti di domani, come ha il dovere di pagare le tasse e di rispettare sempre e comunque la legge, deve aver riconosciuto tra gli altri diritti quello di contribuire a scegliere gli amministratori che prenderanno le decisioni anche per lui e per la sua famiglia».
Ma l’iniziativa del Pd non piace al leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che critica l’intervento di Veltroni a favore del voto agli immigrati. «Veltroni – dice Di Pietro – non si metta a fare annunci anzi tempo e fuori tempo. È inutile scrivere al presidente della Camera di mettere all’ordine del giorno una proposta di legge che non è stata ancora presentata e dei cui contenuti non conosciamo né capo né coda». E chiosa: «L’estate è finita e la politica degli annunci lasciamola a Berlusconi».
__________________
Le reazioni del Pdl: «Serve tempo, ma prima le regole sulla cittadinanza»
Prima regole severe sull’ingresso in Italia e sull’acquisizione della cittadinanza, e dopo si devono prevedere per gli immigrati «che rispettano regole e doveri degli italiani» anche «gli stessi diritti». Italo Bocchino,vice presidente dei deputati della Pdl, commenta così la lettera con cui Walter Veltroni ha chiesto a Gianfranco Fini una rapida calendarizzazione della proposta di legge che il Pd si appresta a presentare per il diritto di voto degli immigrati alle amministrative.
Bocchino risponde da Hiroshima, dove si trova proprio insieme al Presidente della Camera, ma spiega che non ha discusso la questione con Fini. «Prima di utilizzare un argomento del genere come oggetto di scontro politico – è il ragionamento di Bocchino – il Parlamento deve affrontare nel suo complesso la questione immigrazione a partire da come si entra in Italia e da come si acquista la cittadinanza. Ma a quel punto – riconosce – dobbiamo anche prevedere come un soggetto che viene in Italia e che rispetta regole e doveri previsti per gli italiani, debba avere uguali diritti nell’ambito di un clima di massima accoglienza possibile».
Insomma, «leggi molte restrittive per l’ingresso in Italia; regole sulla cittadinanza; e poi tutti i diritti possibili». Difficile però, per Bocchino, che la questione possa essere affrontata rapidamente: «Non mi sembra una cosa che si possa discutere domani mattina… Serve tempo».
E sulla cittadinanza come priorità a qualunque altro provvedimento interviene anche l’Udc: «È improponibile il diritto di voto agli immigrati slegato dalla cittadinanza», afferma Luca Volontè deputato Udc. «Senza la cittadinanza, più seria nei tempi e nelle prove da superare – osserva Volontè – non è ragionevole immaginare di concedere il diritto di voto». «La nostra posizione è cristallina da due legislature. Si discuta di come rendere più seria l’acquisizione della cittadinanza, con prove sulla conoscenza delle leggi, della storia e della cultura italiana. Si giunga pure ad una sensibile riduzione dei tempi per diventare cittadini, ma – conclude il deputato Udc – non si comprende la logica giuridica né lo stravagante non senso di concedere il diritto di voto a chi non sia cittadino italiano».
Un no deciso alla proposta è quello pronunciato da Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. «La Costituzione non si cambia», dice Gasparri che annuncia una proposta di legge del Pd per consentire a chi risiede per un certo numero di anni in Italia di partecipare alle elezioni amministrative e di poter essere eletto. «La solidarietà agli immigrati in Italia è forte. Ne accogliamo milioni e anche in questi mesi le ragioni umanitarie sono state sempre ben presenti accanto alle esigenze di legalità. Per quanto riguarda il diritto di voto è ovvio che non ci sono in Parlamento numeri e condizioni per un cambiamento della Costituzione, al quale sono peraltro sempre stato contrario ogni qual volta il tema è stato affrontato». Secondo il senatore «La solidarietà non ha nulla a che vedere con il voto».
E anche per la Lega naturalmente si tratta di «una proposta fuori dal mondo». Non solo, ma secondo il Carroccio non è «da considerare una priorità», se ci si basa soprattutto «sugli umori dei cittadini». Così il leghista, Luciano Dussin, capogruppo del Carroccio in commissione Affari Costituzionali alla Camera, commenta l’annuncio da parte del leader del Pd, Walter Veltroni. Dussin ribadisce che il suo partito «è da sempre contrario» a proposte come questa. «Noi – osserva – siamo convinti che la normativa che c’è già vada bene per cui dopo 10 anni un immigrato che è nel nostro Paese fa domanda di cittadinanza e dopo che l’ha ottenuta vota. La Costituzione vieta qualsiasi altra forma di partecipazione alle consultazioni».
www.unita.it
5476-veltroni-scrive-a-fini-accelerare-sul-voto-agli-immigrati
6216
EmiNews 2008
Lascia un commento