20081118 16:34:00 redazione-IT
Il 5 maggio del 1997 era la volta dell’AFDL. Tutti a Kenge si ricordano di come la marcia inarrestabile di Kabila e compagni si è improvvisamente arrestata proprio a Kenge perché la ragion di Stato ha voluto che lo scontro finale e il massacro avesse luogo ben lontano dalla Capitale sede
di negoziati febbrili, e forse anche ben lontano dagli occhi del mondo diplomatico e dai riflettori dei media. Il massacro si è consumato nella cappella Kimbangwista, a camp SAS, a Pont Wamba, a Tiabakweno, nell’indifferenza delle forze in campo e nel silenzio complice dei media.
L’AFDL ha quindi ripreso la marcia verso Kinshasa quando l’ordine di chi teneva i fili del gioco, le pedine dello scacco matto al dittatore morente, è stato di nuovo ingiunto.
Quando poche settimane fa è stato
ingiunto a Nkunda di riprendere le armi e di mettersi di nuovo in marcia
verso Kinshasa, la storia di 12 anni fa è ripresa, e se la comunità
internazionale non interviene a tempo per arrestare questa marcia,
l’epopea di Nkunda e dei suoi miliziani rischia di ripetere l’epopea di
Kabila padre e dell’AFDL nel 1996. Se non sappiamo raccogliere e
riscoprire nella sua immutata attualità la denuncia formulata allora da
Mons. Munzihirwa, che venne ucciso nel 1996 proprio per aver identificato
i veri mandanti internazionali di quella "balcanizzazione" del Congo che
si voleva allora far passare come una "guerra di liberazione" da un
dittatore malato di cancro terminale, saremo condannati a rivivere quei
massacri di 12 anni fa. Allora come più manifestatamente oggi è una guerra
economica, sicuramente strumentale agli interessi strategici del nord del
mondo e, come tutte le guerre, inutile e combattuta CONTRO i più poveri,
che ne furono le vere vittime. Dopo l’assassinio di Mons. Munzihirwa,
durante più di un decennio, il punto di vista dei congolesi sulla vendetta
di Kagamé per il "genocidio Tutsi" a spese delle popolazioni inermi del
confine è stato messo a tacere, perché era una verità scomoda per chi
sosteneva Kagamé e per le multinazionali che profittavano della guerra per
vendere armi in cambio di materie prime. Complice questo silenzio imposto,
le milizie di Laurent Nkunda armate da Kagamé e dal nord del mondo
proseguono indisturbate la loro azione militare, oggi contro Goma, domani
forse contro Kinshasa. E’ la storia di una guerra infinita che si raccende
in fuochi devastanti su braci mai definitivamente spente. Perché troppi
burattinai del nord ricco continuano a soffiarci sopra.
La guerra si è di nuovo accesa nel "cuore delle tenebre" laddove i
microfoni e le telecamere non giungeranno mai. Laddove l’ignoranza o il
silenzio complice hanno permesso la morte in 10 anni di 5 milioni di
civili, di cui almeno 400.000 uccisi da colpi di arma da fuoco, gli altri
sterminati dalla fame e dalle epidemie dilaganti nei campi rifugiati o
nelle foreste dove le milizie armate delle differenti fazioni in campo
continuavano a respingerli. Secondo le cifre dell’International Rescue
Committee, l’ONG americana che ha cercato di quantificare l’eccesso di
morti nella regione, la guerra che martirizza le popolazione dell’Est
della Repubblica Democratica del Congo fin dal ’96 è il conflitto in
assoluto più sanguinoso in termini di vite umane di civili dopo la seconda
guerra mondiale. La guerra del Congo è un lento genocidio, un massacro a
"bassa intensità", che lascerà cicatrici profonde nella memoria storica
delle popolazioni dei Grandi Laghi. Ben presto lo vedremo inquadrato nella
lettura strumentale dell’Africa come il continente nero violento e
selvaggio. Una semplificazione che impedirà di leggere la complessità del
conflitto e delle forze in campo. me, dove il mercato illegale di armi ha
moltiplicato il milizie e i pretesti per la violenza contro il popolazioni
inermi. Per chi ha il coraggio di aprire gli occhi e di prestare ascolto
alle testimonianze terribili nella loro semplicità delle vittime, dei
rifugiati, si riceve la tragica certezza di trovarsi invece di fronte a
una guerra di saccheggio, mascherata dietro il pretesto della vendetta
etnica del popolo Tutsi. E più di una potenza straniera mantiene il caos a
proposito con il silenzio, l’omertà, il menzogne, il commercio d’armi in
cambio di quel coltan così prezioso per i telefonini portatili e i microprocessori.
http://www.peacelink.it/
6107-una-guerra-bugiarda-le-verita-scomode-che-nessuno-osa-rivelare-sui-massacri-in-corso-in-congo
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EmiNews 2008
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