20070609 15:34:00 redazione-IT
La Voce d’Italia ha chiesto a due personalità della comunità italiana in Venezuela un commento sul caso Rctv. Il cattedratico Antonio Pasquali (laurea alla UCV e alla Sorbona di Parigi, un passato all’Unesco e tra i primi a caldeggiare la creazione di un servizio radiotelevisivo pubblico in Venezuela) illustra la sua netta condanna alla decisione del governo. Il giornalista
Attilio Folliero, membro dei circoli italiani bolivariani, spiega perché condivide il non rinnovamento della concessione.
Attilio Folliero, laureatosi in in Scienze Politiche a Roma, è amministratore del sito www.lapatriagrande.net e corrispondente freelance da Caracas, dove è membro del “Circolo bolivariano Antonio Gramsci”.
Favorevole o contrario alla decisione di non rinnovare la concessione delle frequenze note come “canal 2” a Rctv? Perchè?
Tutti sappiamo che qui in Venezuela e in generale in America Latina anche nel settore delle telecomunicazioni c’è un profondo squilibrio a favore del privato.
Quando Chávez arriva al governo trova un solo canale pubblico nazionale (VTV), in stato di abbandonado e non visibile in tutto il terriorio nazionale. Per l’esatezza, nel 2000 c’era un solo canale pubblico e 19 privati in VHF; due pubblici e 28 privati in UHF.
Nel 2006 abbiamo un solo canale pubblico e 20 privati in VHF; 44 privati, 6 pubblici e 28 comunitari in UHF. Il Venezuela sta portando avanti un processo di partecipazione attiva del popolo e si avverte la necessità che il popolo partecipi anche nei mezzi di comunicazione, dato che lo spettro radioelettrico gli appartiene. TVes interviene a colmare questo fabbisogno.
Non è stato possibile realizzare prima questa nuova televisione perché le frequenze erano tutte occupate. Le frequenze hanno la caratteristica di essere un bene molto limitato per cui il governo ha dovuto aspettare che scadesse qualche concessione.
Questo è successo il 28 maggio scorso, con la scadenza del contratto di concessione di RCTV. Il governo di Chávez ha agito secondo legge, nell’interesse del popolo e sono pienamente d’accordo.
Come giudica il ruolo di Rctv negli eventi dell’11 aprile 2002? Nel caso ritenga si sia macchiata di colpe gravi, quali misure ritiene fossero da adottare nei suoi confronti?
Non solo per quanto riguarda l’11 aprile, ma anche in precedenza, RCTV si era macchiata di reati gravi, tant’è vero che è stata ripetutamente oscurata, sia pure momentaneamente, nel 1976, nel 1980, nel 1981 … e Chávez all’epoca non esisteva. Non solo RCTV, ma le principali Tv private nazionali e locali sono state implicate nel colpo di Stato. La mattina del 12 aprile, durante il famoso programma condotto da Napoleon Bravo su Venevision, pensando di essersi liberati del governo Chávez, confessarono in diretta il loro ruolo, la loro partecipazione attiva nell’organizzazione di quegli eventi delittuosi. Ci sono le immagini. Negli anni successivi è avvenuto qualcosa di pianificato molto in alto. Conoscendo quali sarebbero stati gli sviluppi della politica di Chávez, ossia il cercare di abilitare un secondo canale nazionale per il popolo, cosa che avrebbe comportato il mancato rinnovamento di qualche contratto di concessione e le frequenze più indicate e indiziate erano proprio quelle di RCTV, le migliori nello spettro radioelettrico, RCTV ha spudoratamente adottato una politica di scontro frontale e disonesto, nel tentativo di farsi chiudere, per poter dire al mondo che Chávez è un dittatore che chiude le voci della dissidenza.
Chávez non è caduto nel tranello e ha lasciato che RCTV continuasse a trasmettere fino alla scadenza naturale del contratto. In Italia RCTV (e tante altre TV venezuelane) avrebbe incontrato sicuramente un qualche giudice che le avrebbe oscurate per evidenti violazioni della legge.
Negli USA proprietario e giornalisti di una TV che adotta il comportamento di RCTV avrebbero rischiato la sedia elettrica, perché il reato di istigazione all’omicidio del presidente è sanzionato precisamente con la pena di morte, da cui dissento.
Sicuramente ci troviamo di fronte a una televisione che andava chiusa, ma non da Chávez, bensí dal potere giudiziario.
Come ritiene debba essere una Tv di servizio pubblico?
Ritiene che TVes garantisca un’informazione plurale, che dia voce anche a chi dissente dal governo?
Sgombriamo il campo da un equivoco: televisione pubblica non significa televisione al servizio del governo di turno. Deve essere aperta a tutti. Purtoppo, vediamo che questo non accade spesso, se non in virtù di leggi molto ferree, qual è il caso della Par Condicio in Italia. Stando alla mia esperienza personale venezuelana, penso che in questo paese ci sia piena libertà di opinione. Posso dare tranquillamente la mia testimonianza: per mesi sono stato opinionista in due programmi radio, uno a RNV, la radio nazionale e l’altro a YVKE, la principale radio pubblica di questo paese. Più volte mi è capitato di dissentire. TVes credo possa essere una vera televisione pubblica; anche analizzando i nomi di coloro che sono stati chiamati a gestirla, mi sembrano tutte persone oneste e rispettabilissime.
Ho piena fiducia in una TVes veramente pubblica e differente dalla precdente, ma solo il tempo potrà confermarlo.
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Antonio Pasquali è stato tra il ’58 e il ’78 titolare delle cattedre di Filosofia Morale e di Teoria della Comunicazione della UCV. Nel 1992 ha fondato il Comitato per una Radiotelevisione di Servizio Pubblico.
Favorevole o contrario alla decisione di non rinnovare la concessione delle frequenze note come “canal 2” a Rctv? Perché?
Contrario, nonostante i miei quarantacinque anni di dura critica ad un uso eccessivamente commerciale e cosmopolita della televisione nazionale. Una cosa è lottare in democrazia per migliorare le cose, un’altra è accettare la prevaricazione di un regime che decide di sopprimere manu militari una parte troppo importante della capacità della dissidenza di rivolgersi al paese. RCTV era l’ultima voce dell’opposizione che copriva praticamente tutto il territorio nazionale, con forte presenza tra i meno abbienti. Il presidente Chávez, che si prepara a dare il salto finale a una forma tutta sua di comunismo, rielezione perenne compresa, ha voluto con questa decisione sbarazzarsi di un’efficace voce dell’opposizione, e l’ha fatto nel suo oramai classico stile autocratico, ordinando al suo ministro delle comunicazioni, alle Forze Armate e al Tribunale Superiore di assicurargli in un paio di settimane i decreti, occupazioni e sentenze di cui aveva bisogno per far tacere RCTV. Per capirne bene le ragioni, non bisogna mai dimenticare l’altra metà della stessa moneta: Chávez
fa tacere tutti gli altri (amici compresi) per amplificare ancora di più la sua voce, per convertirla in voce del padrone. E’ un presidente da Guinness: sta col microfono in mano o davanti alle telecamere circa due ore al giorno (gli stranieri credono che esageriamo quando lo raccontiamo loro), ha soppresso tre mesi fa gli uffici stampa di tutti gli organi di governo e ha accumulato, in poco più di sette anni, circa millecinquecento “cadenas” o trasmissioni a reti unificate, sulle duecento all’anno.
Come giudica il ruolo di Rctv negli eventi dell’11 aprile 2002? Nel caso ritenga si sia macchiata di colpe gravi, quali misure ritiene fossero da adottare nei suoi confronti?
L’11 aprile 2002 è successo questo: quattro milioni di venezuelani sono scesi in piazza per cacciare un presidente democraticamente eletto presto convertito in despota, che li insultava e minacciava giorno e notte. Fu un’esplosione di democrazia pura; la gente non sapeva nemmeno chi fosse Carmona, e questa è una verità da ricordare sempre.
In cambio, gran parte della stampa e della TV sì lo sapeva, e sapeva che una volta giunti a palazzo avrebbero fatto uscire Carmona dalla manica per fargli decretare uno stato di fatto simile al precedente e di segno contrario; un vero “golpe” della destra. Le gravi colpe di cui si sono macchiati i grandi mezzi non sono però quelle che denuncia il regime, ma derivano dal fatto d’aver fatto abortire un’insurrezione popolare pienamente coronata dal successo, dalla rinuncia del presidente.
L’inaccettabilità della recente chiusura di RCTV ha un solido fondamento giuridico: dall’aprile 2002 ad aprile 2007 il governo non intraprese, come avrebbe potuto, nessuna azione legale contro nessuno dei mezzi che si schierarono troppo apertamente con l’opposizione; iniziò una politica di acquisti, fusioni, “entente cordiale” come con i Cisneros del Canale 4 (demonizzati da Chávez nel 2002 ancor più che RCTV), multe e catenaccio pubblicitario. Il Canale 2 non si piegò, Chávez passò alle maniere forti. Il suo gesto, sprovvisto del minimo supporto legale, diventa quindi prepotenza pura, bavaglio per l’opposizione.
Come ritiene debba essere una Tv di servizio pubblico? Ritiene che TVes garantisca un’informazione plurale, che dia voce anche a chi dissente dal governo?
Sarò brevissimo: più assomiglia alla BBC inglese più garantisce la prestazione di un servizio pubblico. Una radiotelevisione pubblica deve anzitutto ottemperare ai quattro principi stabiliti nel 1873 dal Consiglio di Stato francese per ogni e qualsiasi servizio pubblico: universalità (per tutti), continuità (ininterrotto), versatilità (differenziato secondo bisogni specifici), adeguatezza (sempre aggiornata tecnologicamente).
Inoltre (e questo è importantissimo): dev’essere rigorosamente non-governativa, sottoposta a un’autorità indipendente che garantisca la par condicio a tutte le forze politiche. E’ inconcepibile che in un Servizio Radiotelevisivo Pubblico possano coabitare stazioni che svolgono questa funzione ed altre, gemelle, dedicate giorno e notte a diffondere il credo ideologico del governante di turno, come sarebbe giustamente il caso di TVes e di ANTV,VIVETV, TELESUR, AVILA TV o VTV.
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EmiNews 2007
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