3505 La lettera smarrita

20070725 13:22:00 redazione-IT

di Guglielmo Ragozzino (da Il Manifesto)

Il mondo politico è diviso in tema di pensioni. Le maggioranze benpensanti – a destra e a sinistra – temono che il costo di una decina di miliardi in dieci anni, per rallentare i tempi per fissare il prolungamento dell’età di lavoro, sia troppo elevato. Si trascura il fatto che, con un ritardo di qualche anno, i conti per l’Inps tornerebbero in pari, nel senso che dopo il 2011 l’istituto pensionistico, applicando la scaletta spenderebbe di meno di quanto avrebbe speso con lo scalone. Ma teniamo per buona la cifra di 10 miliardi.

Qualcuno ha notato che una spesa con un ordine di grandezza dieci volte superiore è prevista per gestire il programma di infrastrutture – per parlar chiaro: la Legge obiettivo, che Romano Prodi ha ereditato da Silvio Berlusconi – allegata ancora recentemente al Documento di programmazione economico finanziario Dpef. Si potrebbe aggiungere che mentre i fannulloni 58enni, la vergogna del paese, producono come massimo danno il riscaldamento di una panchina ai giardinetti, le spese per opere grandiose e trafori, raddoppi autostradali e gallerie sotto Firenze, sono altrettanti colpi irrimediabili ai nostri impegni, in applicazione del protocollo di Kyoto, con un costo protratto nel tempo e in aumento: tanto per le opere in sé che per la connessa crescita di trasporti e della conseguente alterazione del clima.
Così è partita una lettera, destinata a sperdersi presto nei meandri dei ministeri romani. Nei fatti, la cosa è andata così: il gruppo di lavoro Movitalia, ha preparato per il Wwf italiano un materiale in base al quale Fulco Pratesi, che ne è il presidente onorario, ha scritto l’11 luglio, a Prodi e a vari suoi ministri, una lettera aperta, archiviata (o perduta) troppo presto. Tra i passi della lettera ne citiamo uno, molto serio: «… Il governo da Lei presieduto vuole realizzare opere per oltre 118 miliardi di euro (ricorrendo anche a finanziamenti comunitari e privati) e ci domandiamo se la qualità delle risorse destinate (….) e la qualità delle scelte preconizzate, senza una logica coerente, intellegibile, non induca preoccupazioni, non tanto per i problemi ambientali ad esse connessi, ma per quelli economico-finanziari, legati all’aumento del debito pubblico e al peso sempre più rilevante che ha, in questo quadro, la spesa per interessi….».
La politica prevalente, nel nostro paese, è molto classista. Una spesa per pensioni, anche se si tratta di un anticipo che sarà restituito, come nel caso in discussione, viene ricoperta di accuse molto pesanti, molto ingiuste: egoismo, scarso senso dello stato. Invece i miliardi da spendere per opere strampalate – e prive di ogni democrazia di decisione – sono approvati come una manna benefica caduta sopra un popolo affamato. Qualsiasi opera arricchisce qualcuno, questo è il vero principio di governo. E una spesa che non arricchisce nessuno, anche se serve a far stare un po’ meglio tanti, ecco una spesa che non serve a niente.

 

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EmiNews 2007

 

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