20071126 20:03:00 redazione-IT
Gli interventi del vice ministro Danieli e del direttore generale Benedetti all’iniziativa aperata dalla proiezione del film "Monongah: la Marcinelle americana", della FILEF.
La presentazione del libro sulle esplosioni nella miniera di Monongah, in cui persero la vita centinaia di minatori – molti emigrati dall’Italia – è solo una delle iniziative dedicate al centenario della tragedia
ROMA – Prende l’avvio oggi, 26 novembre 2007, con la presentazione del libro “Monongah 1907. Una tragedia dimenticata”, presso la Sala Mappamondi del Ministero degli Affari Esteri a Roma, la serie di iniziative dedicate al ricordo di una delle pagine più tristi dell’emigrazione italiana all’estero.
Si tratta del disastro avvenuto il 6 dicembre 1907 nelle gallerie 6 e 8 della miniera di proprietà della Fairmont Coal Company di Monongah, nel West Virginia, in cui a causa di due esplosioni morirono 361 lavoratori, secondo le stime ufficiali, di cui 171 italiani. La difficoltà del riconoscimento e del conteggio delle vittime è dovuta al fatto che la maggior parte dei prestatori d’opera del luogo erano immigrati clandestini, mentre la fitta densità di italiani è riconducibile al fatto che l’80% della popolazione di Monongah proveniva dall’Italia.
Il libro dedicato alla tragedia, promosso dalla direzione generale per gli Italiani all’estero del MAE e curato da Norberto Lombardi, direttore dei “Quaderni sulle Migrazioni”, è stato presentato stamani da Franco Danieli, vice ministro degli Affari Esteri e dal direttore generale Adriano Benedetti, che hanno aperto gli interventi dei rappresentanti istituzionali coinvolti nell’iniziativa e degli studiosi che hanno contribuito alla redazione del volume.
“Vogliamo ricordare questa pagina tragica della storia dell’emigrazione italiana – ha detto Danieli – non indulgendo ad un semplice atteggiamento di stampo commemorativo, ma riflettendo invece in termini attuali sulla vicenda, con un’analisi capace di ricavare una lezione utile soprattutto oggi”.
Danieli ha sottolineato i dati che la vicenda, riassunta in un filmato proiettato all’inizio della mattinata di lavori, ha posto all’attenzione dei presenti: “Ciò che abbiamo visto è la negazione dei diritti fondamentali dell’essere umano – ha osservato – oltre che dei più elementari diritti sindacali, lo schiavismo e lo sfruttamento del lavoro minorile e la morte, non solo di coloro che sono stati direttamente coinvolti nell’esplosione, ma anche di molti di coloro che sono stati protagonisti delle traversate migratorie o che si sono suicidati, perché respinti subito dopo la sbarco ai controlli di Ellis Island”.
“Il tema della tutela dei diritti umani connessi ai fenomeni migratori – ha ricordato Danieli – e quella delle morti sul lavoro sono entrambi di grande attualità, in Italia e non solo. Dopo la tragedia di Marcinelle, altro disastro minerario che causò numerose vittime tra i nostri connazionali emigrati, l’Europa si interrogò e individuò elementi normativi per la prevenzione di eventi così tragici, ma la strada è ancora complessa e in via di definizione”.
Il vice ministro ha poi ricordato come nei rapporti delle principali agenzie internazionali si continui a parlare di sfruttamento, di schiavismo e di negazione dei diritti inalienabili dell’uomo e del fanciullo. “In Italia – egli ha aggiunto – dobbiamo registrare la notizia di 6000 morti nel Mediterraneo tra coloro che cercano di raggiungere le nostre coste, o quella sulle condizioni di lavoro degli immigrati nelle campagne meridionali. Abbiamo il dovere di non dimenticare questi cento anni di emigrazione italiana, ma di farne tesoro, specie per la realtà di oggi”.
Danieli ha indicato quindi la serie di iniziative che ruotano intorno al ricordo di Monongah: oltre alla pubblicazione del volume oggi presentato, il restauro delle tombe dei connazionali nel cimitero di Marcinelle e l’inaugurazione di un monumento in quello di Monongah; i minuti di raccoglimento che il Congresso degli Stati Uniti dedicherà al ricordo della tragedia, grazie all’interessamento di Nancy Pelosi presidente della Camera dei rappresentanti statunitense; l’istituzione di un Comitato per le celebrazioni del centenario e il coinvolgimento delle regioni italiane e delle realtà toccate dall’evento.
Danieli ha infine ricordato i passi che si stanno compiendo nella costituzione di un Museo dell’emigrazione italiana, a coronamento di questa attività di recupero della memoria storica italiana, strettamente connessa al fenomeno migratorio.
Anche il direttore generale per gli Italiani all’estero e le Politiche migratorie del MAE, Adriano Benedetti, ha insistito sull’importanza di questa serie di iniziative: “non unicamente finalizzate – ha detto – alla sola commemorazione, anche se il contributo di riconoscenza verso questi morti e verso tutti coloro che hanno, con sofferenze e fatica, affrontato l’epopea migratoria è indubbio”.
“Con queste iniziative, infatti, vogliamo tendere alla valorizzazione del contributo sociale che l’emigrazione italiana ha portato nei Paesi di arrivo – ha aggiunto Benedetti – e dare un senso più duraturo e profondo alla tragedia di Monongah. La Direzione generale è quindi onorata di poter dare un contributo al recupero della memoria storica grazie a questo volume che raccoglie saggi che ne mettono in evidenza il carattere profondamente umano connesso con le condizioni sociali ed economiche del tempo”.
“La vicenda raccolta deve costituire uno stimolo per coloro che lavorano nella rete diplomatico consolare all’estero – ha aggiunto Benedetti – affinché abbiano come impegno costante la difesa dei nostri connazionali all’estero. Ritengo inoltre che i saggi qui raccolti non vadano interpretati come una denuncia, poiché è sempre difficile fornire una lettura del passato con categorie che appartengono al presente; vanno piuttosto visti attraverso un atteggiamento di pietas che ci porti a identificarci con le vittime e i familiari delle vittime delle tante sofferenze che hanno costellato la storia dell’emigrazione italiana”.
“Anche se è difficile rintracciare i diversi contributi al progresso sociale – ha concluso Benedetti, – ritengo che le migrazioni costituiscano senz’altro il principale vettore di progresso di una società, grazie al proiettarsi al futuro che costituisce l’esperienza essenziale del migrante. Se oggi riusciamo a guardare più lontano di chi ci ha preceduto è perché non dobbiamo dimenticare di essere dei nani che poggiano sulle spalle dei giganti che ci hanno preceduto”.
(Viviana Pansa-Inform/Eminotizie)
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EmiNews 2007
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