20071130 18:01:00 redazione-IT
Ottanta minuti insieme, poi ognuno per la sua strada. Due conferenze stampa separate per raccontare cosa è venuto fuori dal tanto atteso vertice sulle riforme. Un vertice a quattro. Walter Veltroni e Silvio Berlusconi non si sono visti da soli. Insieme a loro, c’era anche Dario Franceschini, vicesegretario del Pd e Gianni Letta, ex manager Fininvest, ex sottosegretario alla presidenza del consiglio del Governo Berlusconi, supercandidato del centrodestra alla Presidenza della Repubblica prima dell’elezione di Giorgio Napolitano, oggi consulente di Goldman Sachs, una delle banche d’affari più potenti del mondo, e consigliere privilegiato del leader di Forza Italia.
Atteso da settimane, incubo dei cronisti che corrono tra i palazzi alla ricerca del vertice segreto ogni volta che uno dei due manca all’appello, attorno al faccia a faccia tra i leader dei due maggiori partiti, si è messo in moto un interesse straordinario. Quasi morboso. Lo dice Fausto Bertinotti, il presidente della Camera che, avverte, seguirà l’appuntamento «con grande attenzione» ma «senza morbosità». È chiaro che le riforme, soprattutto quella della legge elettorale, hanno bisogno di «un largo consenso in Parlamento».
Nonostante le polemiche interne all’opposizione, anche Casini fa gli auguri al Cavaliere: «Mi auguro che sia incontro un costruttivo – ha detto – Se Berlusconi ha fatto una vera svolta, oggi dovrebbe andare con la disponibilità a trovare accordo tra proporzionale alla tedesca e alla spagnola». Ma non mancano le stoccate: «Berlusconi fa due parti nella stessa commedia – ha aggiunto Casini – vuole essere antitetico a Prodi e, al tempo stesso, non vuole che sia qualcun altro a dialogare con la maggioranza».
Critico sull’intesa Veltroni – Berlusconi anche il ministro della Giustizia Clemente Mastella che giovedì aveva invocato l’intervento del premier Romano Prodi, perché «questa riforma non può essere il frutto di una partita a due tra Veltroni e Berlusconi». Dal canto suo, il presidente del Consiglio sembrava un po’ risentito quando ha detto «se posso aiutare, lo farò volentieri». Ma il suo portavoce, Silvio Sircana, venerdì in una lettera smentisce ogni malumore: «Questi sentimenti – scrive Sircana – non sono di casa né a piazza Colonna né a piazza Sant’Anastasia e si continua a lavorare in sintonia: mi sembra legittimo domandarsi – si chiede Sircana – chi ha interesse ad alimentare la contrapposizione tra il presidente del Consiglio e il segretario del Pd».
Esprime qualche riserva anche il segretario del Prc Franco Giordano che ha messo in guardia da un accordo «in chiave privatistica» e invita a «discuterla nel Parlamento italiano».
Intanto, giovedì, il sindaco di Roma ha incontrato la Lega, i rappresentanti del Pdci e Lamberto Dini. La Lega ha portato la sua proposta, «non la proposta migliore per noi – ha spiegato Calderoli – ma una proposta di fattibilità rispetto alle diverse posizioni». In sintesi, metodo proporzionale (75 % di collegi uninominali proporzionali e 25 % a liste di partito) ma con l’indicazione del premier, sbarramento serio e su base territoriale, codice deontologico contro i trasformismi». Anche per il Pdci, proporzionale e maggioritario «possono coesistere». Il segretario Di liberto si dice anche lui convinto «che serve un accordo più largo di quello di governo» e ringrazia Veltroni per essere «aperto a ragionare anche assieme a noi».
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EmiNews 2007
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