20091028 23:43:00 redazione-IT
[b]Il punto di vista della comunità ecclesiale nelle parole del vescovo: “Se gli attuali immigrati venissero a mancare e cessassero i flussi, si assisterebbe a un vero e proprio disastro”
Nozza: “Immigrati partecipi anche nei momenti più pesanti di lutto e sacrificio”
Makaping: "L’Italia deve crescere nella considerazione degli immigrati"
Emilia Romagna: “Fisco: il contributo degli stranieri sta diventando significativo”
Don Davanzo: “Lombardia accogliente, ma dobbiamo liberarci dalla paura”[/b]
Roma – Dal pacchetto sicurezza al pacchetto integrazione. E’ monsignor Bruno Schettino, presidente della Commissione Episcopale Migrazioni e Migrantes a spiegare il punto di vista del mondo ecclesiale sull’immigrazione, a partire dai nuovi dati del Dossier Caritas/Migrantes.
“Non sono pochi i cittadini, e anche i fedeli, che in buona fede inquadrano l’immigrazione come un fattore che ha contribuito a peggiorare l’andamento dell’Italia perché gli immigrati non condividono i valori del nostro passato storico-culturale-religioso, non mostrano interesse a integrarsi, pregiudicano la stabilità della nostra occupazione, con la loro delinquenza e il loro modo di comportarsi rendono le nostre città più insicure, pretendono solo la concessione di sempre nuovi diritti senza volersi fare carico dei doveri”.
“Ma le cose però non stanno così – prosegue Schettino – . Parlando di immigrazione prevalgono, infatti, di gran lunga i benefici che essa arreca sugli inconvenienti che comporta. Dunque bisogna fare di necessità virtù, non perché lo dicono la Caritas e la Migrantes o si debba essere buonisti per forza, ma per essere realisti, capire il senso della storia e le esigenze del Paese. Se ci sforziamo con il Dossier di procedere a un calcolo del dare e dell’avere, il vantaggio per l’Italia è innegabile e rafforza la convinzione che, se gli attuali immigrati venissero a mancare e cessassero i flussi, si assisterebbe a un vero e proprio disastro”.
“Da più di un anno sentiamo parlare del ‘pacchetto sicurezza’ che, con la sua insistenza, ha rafforzato il malinteso che sia fondato equiparare gli immigrati ai delinquenti. Poco, invece, si è sentito parlare del ‘pacchetto integrazione’, di un’impostazione più equilibrata che non trascura gli aspetti relativi alla sicurezza ma li contempera con la necessità di considerare gli immigrati come nuovi cittadini portandoli a e essere soggetti attivi e partecipi nella società che li ha accolti. La Conferenza Episcopale Italiana, con toni meditati ma fermi e ripetuti, ha avuto modo di sottolineare che senza integrazione non c’è politica migratoria”. Dunque, “l’eccessiva enfasi posta sul ‘pacchetto sicurezza’ ha visto perplessa e contrariata la comunità ecclesiale, ai vertici e alla base, specialmente tra le migliaia di operatori pastorali impegnati nel campo dell’immigrazione. È eccessiva la sperequazione tra l’interesse a difenderci da eventuali problemi connessi con l’immigrazione e il dovere di accoglierla. Molto opportunamente il Dossier di quest’anno, ridimensionando l’allarme criminalità, sottolinea che il cliché dell’immigrato-delinquente non trova riscontro nei dati statistici e che inizia a vacillare anche il cliché “italiani brava gente” a seguito dei ricorrenti atti di razzismo e intolleranza nei confronti degli immigrati.
Dobbiamo favorire un loro inserimento nella società, che certamente comporta da parte degli immigrati l’osservanza dei doveri di cittadini ma anche, da parte nostra, una loro maggiore accettazione a tutti i livelli: di inserimento lavorativo (come si è fatto con l’ultima regolarizzazione), di cittadinanza (come è stato fatto con una recente proposta di legge), religioso (evitando che Dio venga invocato per contrapporci gli uni gli altri), politico (con maggiori aperture a livello di voto amministrativo).
Sono sei le piste di impegno: ricercare possibili forme di integrazione tra culture; rivedere i flussi migratori, superando, senza essere superficiali, i rallentamenti della burocrazia; dare maggiore risalto alla conoscenza della lingua italiana; pervenire al riconoscimento del diritto di cittadinanza; considerare maggiormente i motivi umanitari per concedere i permessi di soggiorno; ricreare una coscienza collettiva, nell’ambito di un processo educativo integrale, per superare le paure nei confronti delle nuove generazioni.
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Nozza: “Immigrati partecipi anche nei momenti più pesanti di lutto e sacrificio”
Il direttore della Caritas: "Occorre avere l’accortezza di non limitarsi agli aspetti problematici dell’immigrazione e di mantenere la memoria degli italiani come popolo di migranti”
ROMA – Occorre avere l’accortezza di non limitarsi agli aspetti problematici dell’immigrazione e a mantenere la memoria degli italiani come popolo di migranti. Così mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas italiana, in apertura della presentazione del XIX Dossier Statistico Immigrazione di Caritas/Migrantes, in corso a Roma. Nozza ricorda che gli immigrati partecipano in pieno alla vita del nostro paese anche “nei momenti più pesanti di lutto e di sacrificio”, come accaduto nel recente terremoto in Abruzzo, dove 19 delle 308 vittime erano straniere (percentuale di incidenza del 6,1%). Nozza parla della necessità del ricordo del passato migratorio italiano, e cita in particolare il dato dei 275 mila lombardi sparsi nel mondo. Per il direttore della Caritas occorre arrivare ad una visione equilibrata della realtà e alla maturazione di un “senso di riconoscenza per chi ha lasciato il proprio paese e la propria famiglia per trovare lavoro nelle nostre famiglie, nelle nostre campagne e nelle nostre fabbriche, laddove noi ora non bastiamo più”. “Gli immigrati – conclude Nozza – attendono da noi una accoglienza dal volto umano e un clima relazionale costruttivo che consenta ai loro figli una buona crescita”.
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Makaping: "L’Italia deve crescere nella considerazione degli immigrati"
La giornalista italo-camerunese sottolinea la necessità di iter burocratici più snelli per l’acquisizione della cittadinanza, ma soprattutto l’urgenza di politiche sociali che possano arginare il diffuso senso di insicurezza
ROMA – “Il nostro paese, l’Italia, deve crescere nella sua considerazione degli immigrati e sono certa che il presidente Fini ci darà una mano grande in questo percorso”. Inizia con un’esortazione l’intervento di Geneviève Makaping, giornalista italo-camerunense e “non extracomunitaria” – come lei ama sottolineare – alla presentazione del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes 2009. Un discorso, il suo, che partendo dal titolo dato quest’anno al Dossier, “Immigrazione: conoscenza e solidarietà”, ha voluto sottolineare la difficoltà di molti cittadini stranieri a integrarsi, l’impossibilità di arginare il fenomeno di chi si imbarca “alla ricerca della sopravvivenza perché lascia dietro di sé la sottovivenza”, la necessità di iter burocratici più snelli per l’acquisizione della cittadinanza, ma soprattutto l’urgenza di sviluppare politiche sociali che possano “in qualche modo arginare il diffuso senso di insicurezza in Italia”.
Nata in Camerun 51 anni fa, Geneviève Makaping vive nel nostro Paese da oltre 25 anni. Cittadina italiana dal 2000, “dopo 18 anni di soggiorno”, rivendica il merito di quel percorso e l’orgoglio di aver acquisito la nazionalità. “A dimostrazione – ha sottolineato nel suo intervento – che le identità non sono statiche, ma dinamiche. L’essere, per tutti, è l’essere in divenire”. Direttore per tre anni del quotidiano “La Provincia Cosentina”, Geneviève Makaping è stata accolta e si è integrata a Rose, un paesino in provincia di Cosenza: l’integrazione ricevuta e la solidarietà dimostrata da quei cittadini in occasione della sua naturalizzazione italiana è stata lo spunto di una riflessione più ampia. “Conoscenza e solidarietà – ha incalzato nel suo intervento – non significa negazione delle diversità”.
“Chi sono” – è l’interrogativo di Makaping – “questi ‘altri da noi’ che avrebbero bisogno della nostra conoscenza e solidarietà?”. “Sono gli immigrati” ha sentenziato senza paura. “Non sono solo e soltanto dei numeri da leggere e declinare in termini delinquenza, minaccia alla sicurezza, ladri di lavoro; ma sono delle persone, degli individui da comprendere nella loro nella loro unicità. Questi immigrati, sono quella umanità – ha poi continuato – di cui il mondo, l’Occidente compreso, ha bisogno, per il tipo di contributo che possono fornire in termini di beni materiali ed immateriali. Certo è che, fino a che al livello globale non ci sarà una politica della solidarietà, una politica al centro della cui attenzione ci sarà l’Uomo, questi immigrati arriveranno. Fino a che non ci sarà un’equa distribuzione delle risorse al livello globale, arriveranno al costo di morire. E se le cose continueranno a stare così, il Mediterraneo che per la storia è il Mare che unisce l’Europa all’Africa e al Medio Oriente, diventerà sempre di più la tomba di coloro che mai otterranno degni funerali, perché non sono mai arrivati a destinazione”.
“Queste persone – ha poi chiosato la giornalista, chiudendo l’intervento – sono le donne, che rappresentano la continuità della specie umana; i bambini, che rappresentano il futuro; i giovani uomini, che rappresentano la forza lavoro. Prova è che, e cito il Dossier Statistico Immigrazione 2009 che scrive: ‘Anche nello scenario di crisi economica e occupazionale, delineatosi alla fine del 2008 e rafforzatosi nel corso del 2009, l’immigrazione non ha arrestato la sua crescita’, apprendiamo che i cittadini stranieri residenti in Italia, includendo le presenze regolari non ancora registrate incidono tra il 6,5% e il 7,2% sulla intera popolazione. E vorremo la conferma, che già c’è, che questi immigrati incidono in maniera benefica sul Prodotto Interno Lordo, proprio per il loro apporto alla crescita del sistema paese in termini di ricchezza, di beni materiali ed immateriali”.
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Emilia Romagna: “Fisco: il contributo degli stranieri sta diventando significativo”
Oltre 273 milioni di euro di contributi previdenziali e più di 365 milioni di euro di tasse versati da lavoratori immigrati nel 2007. Dapporto (assessore regionale Politiche sociali): “Ma non se ne parla a sufficienza
BOLOGNA – Dai cittadini stranieri arriva un contributo rilevante dal punto di vista fiscale e contributivo. Il dato emerge dal rapporto Caritas/Migrantes, presentato questa mattina, in riferimento ai lavoratori stranieri residenti nel 2007 in Emilia-Romagna. Gli immigrati, che rappresentano il 10,6% dei lavoratori complessivi in regione, versano infatti un totale di oltre 273 milioni di euro di contributi previdenziali, circa il 5% di tutti i contributi, e più di 365milioni di gettito fiscale. “L’apporto contributivo dei lavoratori immigrati comincia ad assumere dimensioni rilevanti – dice Andrea Stuppini, responsabile Servizio politiche per l’accoglienza e l’integrazione sociale della regione Emilia-Romagna –, mentre quella dell’apporto fiscale appare al confronto meno evidente (inferiore al 2% del gettito Irpef regionale), a causa del basso livello degli stipendi, al di sotto della media italiana. Questo però viene compensato da una struttura del welfare italiano orientata prevalentemente verso i servizi per gli anziani, del quale essi possono essere beneficiari solo in parte ridotta, a causa dell’età media molto bassa, circa 31 anni”.
Un apporto fondamentale in termini di risorse pubbliche “di cui non si parla mai a sufficienza, mentre si fanno sempre polemiche a proposito delle spese dello Stato sull’immigrazione” dice Anna Maria Dapporto, assessore regionale alle Politiche sociali . Dapporto esprime preoccupazione per il taglio del Fondo nazionale politiche sociali, “che in due anni si è quasi dimezzato”, ribadendo al contrario l’impegno della Regione per le politiche di integrazione “come fattore di coesione sociale. Tre le nostre priorità: alfabetizzazione, mediazione e antidiscriminazione”. Un impegno che fra qualche anno dovrebbe dare i suoi frutti, visto che, come sottolinea Pietro Pinto, uno dei curatori del dossier Caritas di quest’anno, “il trend va verso la trasformazione dell’Italia in un paese a forte presenza migratoria come la Germania o la Francia, sempre che l’evoluzione economica e demografica rimanga costante”.
Una tendenza confermata dai dati relativi ai nuovi nati, fra quelli di origine straniera, che raggiunge il 12% del totale, percentuale che “fra 18 anni sarà investita in forza lavoro per il nostro paese” dice sempre Pinto. Anche il contributo al Pil, il 9,7%, è estremamente significativo, dato che “le spese sociali per gli immigrati sono solo il 2,5% del totale”. In conclusione, gli stranieri “ricoprono il fabbisogno occupazionale, portano risorse economiche e aumentano il Pil dell’Italia” dice Pinto. Una risorsa preziosa, che spesso però viene vista dall’opinione pubblica come una minaccia. Un appello alle istituzioni viene allora da Gianmarco Marzocchini, della Caritas di Reggio Emilia: “È necessario un aiuto pubblico allo sviluppo di politiche d’integrazione e solidarietà. I nostri centri d’ascolto sono frequentati per il 70% da stranieri e la pressione è in aumento. Gli immigrati sono la parte debole”. C’è spazio anche per la recente polemica sull’insegnamento a scuola della religione islamica: “L’insegnamento della religione cattolica a scuola – dice sempre Marzocchini – non ha niente a che vedere con il catechismo, ma è un fatto culturale. E poi la maggior parte degli stranieri (il 52%, secondo il dossier Caritas) è di religione cristiana”.
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Don Davanzo: “Lombardia accogliente, ma dobbiamo liberarci dalla paura”
Il direttore di Caritas Ambrosiana: "Il futuro è questo, non ci sono alternative. Gli immigrati ci trasformano in una comunità multietnica, che lo si voglia o no"
MILANO – Un riconoscimento orgoglioso del fatto che Milano e la Lombardia siano caratterizzati dall’elevata presenza di cittadini immigrati "perché vuol dire che i nostri territori mantengono un’accoglienza che non è buonista e generica. Ma questo elemento positivo ci affida una grande responsabilità", precisa don Roberto Davanzo, direttore di Caritas Ambrosiana, intervenendo al convegno di presentazione del dossier statistico immigrazione (vedi lancio precedente). Le sfide, sottolinea, sono tante. Innanzitutto "liberarci dalla paura" e poi immaginare come saranno Milano e la Lombardia fra trent’anni: "Il futuro è questo, non ci sono alternative -dice don Roberto Davanzo-. Gli immigrati entrano a far parte del nostro ethos, trasformandoci in una comunità multietnica, che lo si voglia o no".
Il rapporto sottolinea come in Lombardia gli immigrati siano sempre più integrati. Crescono infatti le acquisizioni di cittadinanza (passate dalle 2.195 del 2003 alle 5.263 del 2006), ma anche i matrimoni misti: "In un matrimonio su cinque celebrati nella nostra regione, almeno uno dei due coniugi è immigrato", precisa Meri Salati, del centro studi Caritas Ambrosiana. Il convegno è stato anche occasione per una riflessione sul documento dei vescovi lombardi, pubblicato lo scorso 7 luglio, in cui i presuli esprimevano la loro preoccupazione per il consenso "emerso anche nelle comunità cristiane" ad alcune parti del Pacchetto sicurezza. Una seria preoccupazione condivisa anche da monsignor Giancarlo Quadri, responsabile ufficio per la Pastorale dei migranti della Diocesi di Milano: "Nelle parrocchie è cambiato il clima -osserva-. Non c’è più un clima di apertura e di possibile accoglienza nei confronti degli stranieri. La gente è chiusa, diffidente. Di fronte a queste sfide risponde: ‘Meglio di no!’".
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EmiNews 2009
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