521 CREMONA: I RISULTATI DEL CONVEGNO UIM SULLE POLITICHE REGIONALI PER L’EMIGRAZIONE

20051124 16:20:00 rod

Si è tenuto a Cremona il convegno della UIM sulle politiche regionali per l’emigrazione

Promuovere il dibattito e sviluppare idee che contribuiscano a rendere le politiche regionali all’emigrazione più moderne, più efficaci e più vicine alla realtà. Questo è l’obiettivo che si sono poste la UIM e la UIL di Cremona nell’organizzare il convegno di venerdì 18 novembre presso la sala Mercanti della cittadina lombarda. Alberto Sera, Segretario Generale della UIM nazionale, ha sottolineato come il tema dell’emigrazione sia ancora oggi estremamente attuale e come rimanga invece troppo spesso relegato ad un ruolo di Cenerentola.

“E’ fondamentale invece”, ha ribadito il Segretario Generale, “trattare il tema dell’emigrazione proprio e soprattutto a livello comunale, là dove gli effetti e le conseguenze delle migrazioni, sia in entrata che in uscita, si avvertono di più.”
Il Segretario della UIL di Cremona, Mino Grossi, ha aperto i lavori ricordando come l’area di Cremona sia stata crocevia di popoli fino dall’antichità. “L’impegno che dovremmo tutti avere” ha sostenuto Grossi “è di creare una grande idea di cittadinanza globale, là dove per globalizzazione non si intende solo produzione e commercio bensì anche l’idea di una cittadinanza globale e quindi di diritti rispettati ovunque”.
All’intervento di Grossi ha fatto seguito Laura Garavini, coordinatrice organizzativa, che ha illustrato la ricerca comparativa svolta dalla UIM sulle Consulte regionali all’emigrazione, lo strumento di cui si sono dotate le Regioni per attuare le proprie politiche all’emigrazione. “Le Consulte devono continuare ad aiutare i corregionali all’estero ma possono diventare anche un prezioso strumento per l’apertura della Regione alle nuove frontiere della internazionalizzazione. Risulta però fondamentale” ha proseguito la Garavini “l’inserimento dei corregionali all’estero nel testo dei nuovi Statuti ed è un grosso limite il fatto che proprio la Lombardia, accanto al Veneto, non abbia considerato i corregionali nel mondo nella proposta di nuovo Statuto in esame”.
L’osservazione è stata raccolta dal Presidente della Provincia Giuseppe Torchio, che si è augurato che si tenga conto dei corregionali all’estero nel nuovo Statuto regionale anche perché la Lombardia è una Regione interessata da notevoli fenomeni migratori sia in uscita che in entrata. Basti pensare che ogni anno sono 10.000 i lombardi che vanno all’estero per lavoro, e sono 34.000 i frontalieri verso la Svizzera. Il Presidente Torchio ha apprezzato l’iniziativa della UIM dal momento che rappresenta un segnale forte di collegamento e di unione, laddove l’Italia tende invece oggi sempre più a slegarsi.
Anche l’Assessore alle politiche sociali del Comune di Cremona, Maura Ruggeri, ha sottolineato l’importanza dell’iniziativa e si è detta convinta della necessità di rivedere la politica regionale in materia di emigrazione in quanto l’emigrazione contemporanea è diversa da quella del passato. Secondo la Ruggeri bisogna costruire una rete: ci vuole collaborazione tra i Comuni, le province e la Consulta. Accanto agli sportelli sull’immigrazione sarebbe inoltre opportuno prevedere sportelli per l’emigrazione.
Il componente della delegazione parlamentare Onu, Marco Pezzoni, già membro della Commissione Esteri della Camera, dopo essersi complimentato per i contenuti del convegno, ha ribadito la necessità che a livello nazionale si formino delle regole generali in materia di Consulte all’emigrazione e che ci sia un accordo preventivo tra i vari soggetti coinvolti. In questo senso le forze sindacali possono ricoprire un ruolo determinante e possono farsi promotori di un tavolo strategico nazionale che sia di supporto alla Presidenza delle Consulte all’emigrazione per la definizione di regole basilari comuni.
Il Presidente dell’Associazione Mantovani nel Mondo, Daniele Marconcini, intervenuto al convegno, ha lamentato come in Lombardia non esista un assessorato all’emigrazione e quindi non esista un polo autonomo che si occupi di emigrazione. Marconcini ha ribadito come sia necessario creare entità locali che costituiscano un collegamento con il territorio. Gli enti locali devono diventare interlocutori della Regione e devono impegnarsi nel coordinamento degli interventi, al fine di evitare iniziative frammentarie.
Il Presidente della UIM Liguria, Lucio Roncarati, ha sottolineato come spesso manchi sensibilità in materia di emigrazione e di immigrazione. L’emigrato di oggi è specializzato, è ricercatore, professionista; queste sono forze propulsive per il nostro paese, forze che dovrebbero restare in Italia e che invece vanno all’estero. A livello regionale in Liguria non si è fatto molto in passato per l’emigrazione. Tutti gli incentivi previsti dalla legge del 1993 di fatto sono rimasti solo buoni propositi sulla carta. Da un lato sono mancate le risorse economiche, ma spesso è mancata anche la sensibilità politica. Lo stesso vale per il tema dell’immigrazione.
Le conclusioni sono spettate al Segretario generale della UIM, Alberto Sera, che elencando alcuni punti chiave ha riassunto le posizioni della UIM. Sera ha auspicato che la Regione Lombardia provveda ad inserire nel proprio Statuto i corregionali all’estero e che nelle Consulte all’emigrazione trovino posto rappresentanti di tutte le Province. “La UIM” ha sostenuto Sera “ambisce ad unirsi con altre associazioni e non a dividersi. Non dobbiamo creare personalismi ma una rete di associazioni.” E’ inoltre importante utilizzare l’esperienza dell’emigrazione per affrontare i problemi di oggi legati all’immigrazione. In questo senso può essere estremamente utile ricorrere agli emigrati di ritorno per individuare misure e politiche a favore degli immigrati. La UIM chiede poi al futuro governo di mettere in agenda il tema delle convenzioni internazionali sulla previdenza, perché riteniamo fondamentale garantire almeno i diritti basilari. “L’associazionismo per l’emigrazione” ha proseguito Alberto Sera “deve inserirsi in un contesto cosmopolita e non deve rischiare di cadere nel neonazionalismo o nel localismo”.

 

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