11485 Brasile: prosegue la collaborazione CUT, CGIL e INCA sui diritti dei migranti

20141205 12:11:00 redazione-IT

Il Seminario “La lotta per i diritti non ha frontiere”, svoltosi a Porto Alegre il 28 novembre scorso, è il primo momento di collaborazione con la CUT dello Stato di Rio Grande do Sul (RdS) nell’ambito del rapporto di cooperazione sindacale tra CGIL e CUT a livello nazionale.
A RdS, va ricordato, è in corso da anni un programma di cooperazione di Nexus-CGIL Emilia Romagna a sostegno dell’economia solidale; negli anni novanta si realizzò un importante progetto di cooperazione ad Erechin, nel settore del cooperativismo agro-alimentare; a Porto Alegre vi è una presenza Inca.

Il seminario è stato organizzato dalla CUT di RdS, convocando rappresentanti dei diversi sindacati e settori affiliati, rappresentanti delle istituzioni locali e della società civile, presenti la delegazione della CGIL Emilia Romagna, Nexus, Inca Nazionale, Inca Brasile, Inca Argentina/Uruguay e il Dipartimento Politiche Globali della CGIL. Ha partecipato anche il Segretario Generale della CUT-A del Parguay, Victor Ferreira.

Dal seminario sono arrivate alcune conferme ed alcune sorprese.
Le conferme sono la novità del fenomeno migratorio per il sindacato e per la società brasiliana, sorpresi dalla presenza di nuovi immigrati, in una nazione composta al 98% da discendenti di coloni, schiavi provenienti dall’Africa, immigrati provenienti dall’Europa.
E’ l’identità brasiliana, della nazione brasiliana che si scontra con una nuova realtà, quella della migrazione economica di stranieri in cerca di un lavoro, attratti dal boom economico degli ultimi dodici anni.
La sorpresa, invece, è data dalla provenienza degli immigrati: Africani, Haitiani e Dominicani.
La presenza di africani ed asiatici, in particolare dal Senegal, dal Ghana, dalla Somalia, dall’Angola, dal Bangladesh, dalla Cina…è un vero fenomeno globale, a conferma della dimensione e dell’ampiezza del fenomeno migratorio.
Mentre, invece, la presenza di immigrati dal Centro America, è più legata a questioni specifiche: da Haiti gli immigrati vanno in Brasile grazie ad un accordo bilaterale, tra i due Stati, dove il Brasile riconosce un visto umanitario per la durata di 5 anni, a cui può fare seguito un permesso di soggiorno indefinito nel caso l’immigrato sia in grado di comprovare la sua integrazione lavorativa (contratto di lavoro continuativo per il periodo passato nel paese). Accordo che ha portato in Brasile circa 38.000 Haitiani negli ultimi 4 anni.
Preoccupante, invece, è la presenza di donne dominicane che emigrano verso l’America del Sud, dentro un canale controllato dal crimine organizzato, che obbliga queste giovani donne a prostituirsi, passando dall’Uruguay all’Argentina e al Brasile.

Le numerose testimonianze dei rappresentanti sindacali hanno messo in evidenza e denunciato le condizioni di sfruttamento, l’isolamento e le pessime condizioni abitative in cui vivono questi lavoratori immigrati. L’assenza di servizi d’informazione e di assistenza, la difficoltà di comunicazione per la non conoscenza del portoghese, l’assoluta ignoranza delle leggi e dei loro diritti. Nella maggioranza dei casi questi lavoratori vengono trasportati dove si sa che occorre mano d’opera per lavori pesanti e a rischio salute che i lavoratori del posto non vogliono più fare, e quindi vengono contrattati dagli imprenditori. Lavorano 12 e più ore al giorno, ricevono salari più bassi dei brasiliani, non si lamentano, anzi sembrano essere contanti per quello che hanno trovato, finalmente, possono inviare a casa delle rimesse.
I sindacalisti hanno manifestato, in modo franco e diretto, la loro preoccupazione e frustrazione per queste situazioni, per non saper come affrontare queste novità, per la consapevolezza delle violazioni e dell’ingiustizia a cui assistono, per l’incapacità di accogliere e difendere queste persone “che hanno i nostri stessi diritti” ma anche la preoccupazione di una presenza nuova, di stranieri “che vengono qua e poi, se il lavoro non ci sarà più, cosa faremo…perché il padrone dice che se non siamo d’accordo lui farà lavorare i negri…“.

Gli stessi rappresentanti delle istituzioni locali enunciano principi e intenzioni orientate alla massima apertura e disponibilità di accoglienza e di assistenza, ma subito dopo segnalano che non hanno strumenti, infrastrutture e programmi.
Solamente le associazioni della società civile, guidate dall’ala progressista e socialmente impegnata della chiesa cattolica, si sono mobilitate e svolgono un ruolo di supplenza fondamentale, con risorse e con la presenza sul campo per garantire l’accoglienza e l’assistenza agli immigrati, denunciando le violazioni dei diritti umani di queste persone, raccogliendo informazioni ed elaborando analisi e statistiche.
Nello Stato si è costituito un Forum permanente a cui è stato invitato il sindacato, per aumentare il peso e la capacità di mobilitazione e di pressione sulle autorità locali. Invito raccolto dal Segretario Generale della CUT di RdS, Claudir Nespolo.

La notizia di questi giorni, l’imminente arrivo a Porto Alegre di vari pullman di immigrati haitiani, provenienti dallo stato dell’Acre, caricati e spediti come fossero pacchi postali, per una destinazione ignota, è il campanello d’allarme che l’emergenza è alle porte e che occorre organizzare risposte concrete con il coordinamento di tutte le forze sociali e istituzionali.
La testimonianza del dirigente sindacale del Paraguay ha messo in evidenza un’altra realtà non conosciuta: la presenza di immigrati brasiliani nelle aziende agricole di frontiera. Peones brasiliani che lavorano in Paraguay per aziende in mano a brasiliani. Situazioni fuori controllo, dove la legge paraguayana non arriva e dove quella brasiliana non è più competente, una vera e propria zona franca da ogni legislazione, dove il sindacato non è permesso e dove si ripetono le condizioni di schiavitù dell’epoca coloniale.

In questo contesto e di fronte ad una situazione che sta evolvendo più rapidamente della capacità di dare risposte, la CUT ha deciso di mobilitarsi e di organizzarsi, entrando negli spazi e nelle istanze di coordinamento della società civile, e dando vita ad un accordo di scambio e di cooperazione con la CGIL ed in particolare con il sistema dei servizi INCA.
Nella sessione finale del seminario si è iniziato a disegnare il quadro della collaborazione tra la CUT di Rio Grande do Sul, la CGIL dell’Emilia Romagna e l’INCA, che dovrà portare nei prossimi mesi alla definizione di un protocollo di cooperazione e di azioni sindacali e di tutela concrete.

Possibili temi di scambio di esperienze sindacali, che dovranno essere oggetto di verifiche e di approfondimenti:assistenza tutela immigrati; economia solidale; piani di sviluppo di area: industria e agro-alimentare; riforma del sistema educativo.

http://www.cgil.it/News/Default.aspx?ID=22700

 

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