20121005 14:29:00 guglielmoz
1 – CENSIS: Metà degli italiani legge meno di un libro l’anno
2 – La legge Parlamento Pulito, firmata da 350.000 italiani, è stata lasciata per 5 lunghi anni a marcire in qualche scaffale del Senato.
3 – Dopo Monti non c’è Monti……
4 – CRISI – dichiarazione del ministro. SARÀ VERO…….
5 – Vergogna che ha “gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”. Così la Corte di Cassazione ha definite le violenze della scuola Diaz ai tempi del G8 del 2001.
6 – Salvaguardare le scuole bilingue all’estero.
1 – CENSIS: Metà degli italiani legge meno di un libro l’anno, ma il 41% ha un account Facebook. Tutti guardano la televisione, però su mezzi diversificati, e il 13% acquista prodotti perché influenzato dalla pubblicità vista su internet.
E se il 62% dei connazionali è online, il 75% di chi naviga teme che il web violi la propria privacy. Il 10° Rapporto Censis/Usci sulla comunicazione, intitolato I media siamo noi. L’inizio dell’era biomediatica e presentato due giorni fa, disegna un profilo del rapporto fra i cittadini e i media fatto di integrazione fra canali tradizionali e internet, dove però l’informazione è sempre più autoreferenziata e costruita a misura del sé.
Il primato di incremento dell’utenza spetta a internet che, con un +9% rispetto all’anno scorso, è arrivata nel 2012 a connettere il 62% degli italiani. Le percentuali si alzano in riferimento ai giovani (90%), ai diplomati e laureati (84%) e ai residenti nelle grandi città (74%). Balzo in avanti anche per le piattaforme social più popolari: il 66% degli utenti della rete, contro il 49% del 2011, è iscritto a Facebook, e il 61% visita YouTube (era il 54% l’anno scorso. Rapportando i dati alla popolazione totale, si evince che il 41% degli italiani ha un account Facebook e che il 38% è raggiunto da YouTube.
Anche i telefoni cellulari aumentano l’utenza: l’incremento nel 2012 è del 2,3%, per un 82% degli italiani che ne è ora provvisto, ma il dato di incremento più rilevante è quello degli smartphone che, con un +10%, sono diffusi ora presso il 27% della popolazione. Il 37% dei possessori di smarphone scarica applicazioni, soprattutto giochi, meteo, mappe, social network, news e applicazioni di messaggistica e telefonate via web.
Mantiene il primato di diffusione la televisione, che raggiunge il 98% degli italiani: il 24% di chi è in rete fruisce però dei programmi tramite i siti web delle emittenti e il 42% li cerca su YouTube per costruirsi palinsesti personalizzati.
In netto calo la penetrazione della carta stampata: i quotidiani, letti dal 45% della popolazione, perdono il 2,3% dell’utenza, così come la free press (-11,8%), i settimanali (-1%) e i libri (-6,5%): solo il 49,7% degli italiani legge almeno un libro l’anno. In crescita però l’informazione via web: il 33% utilizza i portali generici di informazione e le testate giornalistiche online totalizzano un +2,1% di contatti, coprendo il 20,3% dell’utenza.
Anche la pubblicità segue la scia del web: a fronte di investimenti in contrazione su tutti i canali, internet è in controtendenza con un +12,3% di raccolta, per una quota complessiva del 7,4% e un totale di 636 milioni di euro. La fetta più grande (il 53,6%) è ancora della televisione, anche in termini di spinta all’acquisto, visto che il 24% degli italiani nel 2012 ha acquistato un prodotto dopo averne visto la pubblicità in tv, ma il web si difende bene e guadagna il secondo posto, avendo influenzato la decisione d’acquisto del 13% dei consumatori.
In questo scenario, il rapporto Censis rileva che il bisogno di informazione non è diminuito, ma che sono cambiati i modi di acquisirla, e sottolinea tre grandi cambiamenti in atto.
1. La personalizzazione dell’informazione – Ognuno si costruisce i propri palinsesti con le fonti e i contenuti di proprio gusto. Ciò comporta il rischio che si escluda tutto il resto e che ci si informi solo su ciò che si vuole sapere, rendendo quindi l’informazione parziale e autoreferenziata.
2. Il primato del soggetto, divenuto il contenuto dell’informazione – Il web consente all’utente di produrre informazione in prima persona, ma i contenuti autoprodotti riguardano principalmente il sé e le biografie personali (da qui il titolo del rapporto sull’era biomediatica).
3. La perdita della privacy – Il 75,4% degli utenti internet pensa che il rischio di vedere la propria privacy violata sul web sia concreto, ma il 29,3% pensa che sia impossibile tutelarsi, l’8,9% che la privacy non sia un valore da tutelare e il 7,6% che non ci sia alcun rischio
2 – LA LEGGE PARLAMENTO PULITO, FIRMATA DA 350.000 ITALIANI, è stata lasciata per 5 lunghi anni a marcire in qualche scaffale del Senato.
Coloro che ne chiedevano la discussione in Parlamento e la conseguente approvazione sono stati derisi, tacciati di populismo e in ultima istanza ignorati da giornali, tv e seri esponenti di tutti i partiti. Oggi, con squilli di trombe e fuochi d’artificio, quegli stessi giornali, tra cui Repubblica, celebrano la "promessa" del governo di impedire che i condannati possano essere candidati alle prossime elezioni politiche e amministrative. Parlano, oggi, di "questione di decenza, e anche di sopravvivenza". Si accorgono, oggi, della "cintura di illegalità corruttiva che soffoca l’Italia e la sua libertà".
Ma dimenticano, sempre oggi, di non aver fatto nulla in questi anni per portare questa "urgenza assoluta" al centro del dibattito politico, fregandosene della "sensibilità acutissima" e della volontà di quei 350.000 italiani che già 5 anni fa si erano attivati per riportare la giustizia in questo Paese.
3 – DOPO MONTI NON C’È MONTI?.
Pier Luigi Bersani lo ribadisce al termine del faccia a faccia, durato oltre due ore, con il presidente del Consiglio a Palazzo Chigi dal quale è uscito confortato dal fatto che anche il premier “non è estraneo ala prospettiva che l’Italia deve essere un Paese normale, figli della democrazia”.
“Altro discorso – dice il leader del Pd – riguarda le persone che possono dare una mano e certamente Monti è tra queste”. “Abbiamo ribadito ancora una volta la nostra lealtà a Monti – ha sottolineato Bersani mercoledì 3 ottobre – Si è parlato dei temi del momento, di una crisi che ci preoccupa e lo preoccupa, si è parlato di nuove decisioni da prendere, a partire dalla legge di stabilità, con un filo di attenzione alle questioni sociali”. Secondo Bersani, “c’è un percorso lungo da costruire e bisogna rassicurare il mondo che siamo sulla strada buona. C’è un percorso complicato che richiede assoluta serietà e verità, e questo è un punto su cui siamo d’accordo”. Archiviata, almeno per quanto lo riguarda, l’ipotesi di un governo Monti bis, il segretario del Pd non si sottrae al toto-elezioni: “Non saremo autosufficienti neanche se avremo il 51% – dice – Stiamo lavorando per costruire un’alleanza stabile che si regga sulle decisioni a maggioranza in caso di dissenso. Non stiamo parlando di 11 partiti…”.
E la contrarietà di Casini a Vendola? Il leader Udc “ragiona un po’ a giorni alterni”, con lui, aggiunge Bersani, “ci parlerò io”. Arriva pronta la replica al leader centrista: “Io organizzo un campo diverso. Lui organizza giustamente il suo” e “Vendola è un problema suo”. Con Monti Bersani avrà inevitabilmente toccato anche il tema della legge elettorale. Il leader del Pd ha affermato che già la firma della bozza Calderoli “mette qualche dubbio” e che la balcanizzazione e la frammentazione del quadro politico "non possono portare a un governassimo ma solo alla palude". Il segretario del Pd ha ribadito che la sera delle elezioni si dovrà capire chi ha vinto: “Non siamo d’accordo con le preferenze – ha aggiunto poi – vogliamo la parità di genere e non vogliamo nuovi casi Scilipoti.
Ci sono margini di flessibilità ma vogliamo rispetto per l’Italia”. Infine, una battuta su uno dei suoi avversari alle primarie del Pd, il rottamatore Matteo Renzi. “Chi vince è candidato premier?”, gli chiedono. “Sì”, risponde Bersani. E se dovesse vincere Renzi? “Su questa ipotesi ho qualche perplessità…”.
4 – CRISI – DICHIARAZIONE DEL MINISTRO. SARÀ VERO…
Non abbiamo la bacchetta magica per la crescita ma da parte del governo c’è un “forte impegno” per il rilancio dell’economia. Lo ha detto a Montecitorio, nel corso di un’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Le parole d’ordine, spiega, sono equità e crescita accompagnate dal cardine del governo Monti: il riequilibrio dei conti pubblici. “Ci sono segnali di maggiore stabilità”, esordisce il ministro, e, seppur con ritardo, garantiranno migliori performance alla nostra economia.
Gli effetti inizieranno a vedersi nella prima metà del 2013, con una successiva accelerazione nel secondo semestre dell’anno prossimo. Un’affermazione in linea naturalmente con i dati contenuti nella nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza oggetto dell’audizione: il Pil scenderà del 2,4% nel 2012 e dello 0,2% nel 2013.
L’attività economica dovrebbe però riprendersi già dal primo semestre 2013. In ogni caso, spiega Grilli in audizione “la perdurante situazione di crisi richiede un forte impegno da parte del governo per dare risposte concrete all’urgenza di rilancio dell’economia nel medio-lungo periodo ma anche nel breve”. “La sfida – ha aggiunto Grilli – è operare le scelte giuste per liberare le potenzialità del Paese. L’impegno del governo continuerà anche sul fronte del debito pubblico, con la dismissione “già nei prossimi mesi” del patrimonio dello Stato, sia in termini di immobili sia di partecipazioni pubbliche (non però quelle di Eni ed Enel). In quest’ottica Grilli chiede la collaborazioni di tutti, a partire dagli enti locali: poco più della metà di questi, sottolinea in audizione, ha infatti risposto al questionario inviato dal governo per avere un censimento completo del patrimonio pubblico.
Quanto alla riduzione delle tasse, è uno degli obiettivi primari ma “dobbiamo arrivare alla contabilizzazione dei risparmi”. E il governo sta cercando quelli necessari a evitare l’aumento dell’Iva.
5 – VERGOGNA CHE HA “GETTATO DISCREDITO SULLA NAZIONE AGLI OCCHI DEL MONDO INTERO”.
Così la Corte di Cassazione ha definito le violenze della scuola Diaz ai tempi del G8 del 2001, nell’ambito delle motivazioni della sentenza 38085, di 186 pagine, che ha decapitato i vertici della polizia. Per la suprema Corte, infatti, l’irruzione, da parte della polizia, nella scuola genovese dove dormivano centinaia di attivisti e che portò a 93 arresti illegali e a 87 feriti, alcuni in maniera molto grave, “si è caratterizzata per il sistematico ed ingiustificato uso della forza” da parte dei poliziotti. “La mancata indicazione, per via gerarchica, di un ordine cui attenersi”, infatti, è di fatto diventata “una sorta di ‘carta bianca’, assicurata preventivamente e successivamente” all’ operazione. Tutti si sono quindi sentiti autorizzati a “usare la forza ‘ad libitum’”. In particolare, gli agenti che compirono l’irruzione “si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli (detti ‘tonfa’) e con calci e pugni, sordi alle invocazioni di ‘non violenza’ provenienti dalle vittime, alcune con i documenti in mano, pure insultate al grido di ‘bastardi’”.
Sotto accusa soprattutto gli uomini del VII Nucleo Antisommossa guidato da Vincenzo Canterini, che avrebbero condotto una “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia”, anche perché sopraggiunta in un contesto in cui “nessuna situazione di pericolo si era presentata agli operatori di polizia” e non c’era stato alcun “fitto lancio di pietre ed altri oggetti contundenti”.
I poliziotti erano “quindi certi che vi sarebbe stata una aggressione indistinta a tutte le persone che si trovavano all’interno dell’edificio scolastico”. Il rifiuto delle attenuanti generiche per i funzionari di polizia coinvolti, inoltre, si giustifica, per la Cassazione, con la violazione “dei doveri di fedeltà” da parte degli stessi imputati, che hanno commesso una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”.
I supremi giudici parlano espressamente di “odiosità del comportamento” di chi, “in posizione di comando a diversi livelli come i funzionari, una volta preso atto che l’esito della perquisizione si era risolto nell’ ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli, dissociandosi così da una condotta che aveva gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero e di rimettere in libertà gli arrestati, avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie di false circostanze”.
La Cassazione ha anche spiegato come la “macelleria messicana” – come è stata definita a suo tempo l’operazione alla Diaz – derivasse in parte anche dalla “esortazione rivolta dal capo della polizia” De Gennaro “a eseguire arresti, anche per riscattare l’ immagine della polizia dalle accuse di inerzia”, che “ha finito con l’ avere il sopravvento rispetto alla verifica del buon esito della perquisizione stessa”
6 – SALVAGUARDARE LE SCUOLE BILINGUE ALL’ESTERO
“Il dimezzamento del contingente degli insegnanti di italiano all’estero rischia di produrre effetti devastanti. Dopo le pesanti penalizzazioni agli enti gestori, prodotte dai tagli a suo tempo introdotti dal governo Berlusconi, adesso gli effetti della riduzione degli insegnanti di ruolo rischiano di mettere in grossa difficoltà anche le scuole bilingui all’estero.
E’ il caso della ‘Leonardo Da Vinci – Gesamtschule’ di Wolfsburg e del ‘Centre International de Valbonne’ a Nizza, dove il ministero degli Esteri ha deciso di non sostituire gli insegnanti di italiano andati in pensione”. Questa la preoccupazione espressa da Laura Garavini, deputata del Partito democratico eletta nella Circoscrizione estero, in un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri. “La scuola di Wolfsburg è un fiore all’occhiello che assicura un insegnamento bilingue a beneficio di centinaia di famiglie italiane e tedesche. La mancanza di un insegnante di madrelingua italiana compromette la normale ripresa dell’anno scolastico – spiega Laura Garavini – Non meno significativa è l’attività della sezione di italiano dell’istituto internazionale di Valbonne.
Alla riapertura della scuola dopo le vacanze, i genitori hanno scoperto che non vi erano più abbastanza docenti per assicurare i corsi a tutti gli alunni, e questo nonostante fossero ancora in vigore accordi bilaterali, che garantivano la messa a disposizione da parte italiana di un certo numero di docenti”. “Bisogna evitare – conclude – che le classi restino senza insegnanti. E non si può venire meno alle convenzioni stipulate con le autorità straniere. Altrimenti, da un lato si rischia di offrire una pessima immagine del nostro Paese, dall’altro di subire reciproche decurtazioni da parte dei partner stranieri, con effetti fatali per le scuole bilingui”
Lascia un commento