20111031 19:03:00 redazione-IT
[b]Dopo 4 anni dall’inizio della crisi ieri sera il servizio pubblico ha mandato in onda la prima trasmissione con una informazione corretta ed utile sulla crisi economica: EFFETTO VALANGA, di Michele Buono[/b]
[b]IL TESTO INTEGRALE DELLA TRASMISSIONE DEL 30 OTTOBRE.[/b]
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Controllano il 95% del mercato, le chiamano le 3 sorelle: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch. Sono le agenzie di rating che informano gli investitori se un’azione o
un’obbligazione è sicura, poco sicura, rischiosa, ma votano anche il debito degli Stati.
[b]Tg3[/b]
A picco Wall Street dopo il declassamento di Standard & Poor’s trascina al ribasso anche le borse europee. Crollo a Francoforte.
[b]Tg[/b]
A sorpresa, a mezzanotte, Standard & Poor’s ha abbassato il voto sulla capacità del nostro paese di far fronte al debito pubblico.
[b]Tg3[/b]
Paga duramente il declassamento del debito americano deciso da Standard and Poor’s
[b]MICHELE BUONO – FUORI CAMPO[/b]
Perché proprio adesso che il Congresso ha autorizzato la federal reserve a stampare più dollari e quindi possono rimborsare i debiti! E perché hanno declassato il debito
italiano? Che cosa è cambiato rispetto all’anno scorso o a due anni fa?
[b][i]TUTTA LA TRASMISSIONE SU[/b][/i]:
[url]http://www.youtube.com/playlist?list=PL0B22DC6FF5764246[/url]
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[b]MICHELE BUONO – FUORI CAMPO[/b]
Perché proprio adesso che il Congresso ha autorizzato la federal reserve a stampare più dollari e quindi possono rimborsare i debiti! E perché hanno declassato il debito
italiano? Che cosa è cambiato rispetto all’anno scorso o a due anni fa?
Chiedo a Standard & Poor’s un’intervista a New York per sapere quali sono i criteri
per declassare il debito di uno Stato. La risposta è: “grazie per la richiesta,ma
decliniamo”.
ROBERT KUTTNER – GIORNALISTA E COEDITORE “THE AMERICAN PROSPECT”
Credo che sia stata una mossa politica più che una decisione economica. Si è trattato
di un avvertimento! Volevano mettere in riga Obama che spingeva per una legge sulla
trasparenza di queste agenzie. Quello che penso è che loro non hanno strumenti per
dare dei voti agli Stati.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Ma chi sono i proprietari di queste agenzie? Standard & Poor’s è posseduta da
McGraw-Hill, che è un editore, ma dentro ci sono i maggiori fondi di investimento
come Capital World Investors, State Street, Blackrock, Vanguard Group, T Rowe Price,
e ritroviamo dentro Moody’s quegli stessi fondi di investimento che possono fare soldi
se le agenzie che partecipano declassano. Perché togliere una A o un + ad uno Stato
scatena un terremoto di vendite di obbligazioni e quello Stato si indebiterà di più per
pagare gli interessi sul debito. Eppure, proprio loro hanno dato una tripla A a quei
titoli tossici sui mutui americani che hanno mandato in crisi mezzo mondo.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Roma, Madrid, Barcellona, Atene, New York.
Stesse parole, stessi gesti, stessa protesta.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Estate 2011. C’è tanto debito pubblico nelle pance di banche e di fondi in tutto il
mondo. Lo vendono, lo ricomprano e poi lo rivendono. Sempre più velocemente. I
prezzi scendono, i tassi salgono, in pochi al mondo ci guadagnano mentre gli Stati si
indebitano sempre di più e tagliano spesa pubblica insieme ai servizi sociali.
SEN. MAURIZIO GASPARRI – CAPOGRUPPO AL SENATO PDL
Il valore complessivo delle manovre attuate durante l’estate dal governo è attorno ai
100 miliardi di euro. Questa manovra serve anche a far ripartire il motore della
crescita e dello sviluppo.
MICHELE GIOVANNINI – SINDACO CASTELLO D’ARGILE (BO)
Abbiamo preso una decisione di cui mi vergogno abbiamo reso urbanizzabile un lotto,
un’area verde l’abbiamo messo in vendita.
GABRIELE RIVA – SINDACO DI ARZAGO D’ADDA (BO)
Dovrò sicuramente tagliare dei servizi sociali importanti in un momento così delicato di
crisi.
ANNA TERESA VERNIANA – SINDACO DI GALLIERA (BO)
A partire dal nido, dalla materna, assistenza domiciliare agli anziani.
FELICE BELISARIO – SENATORE IDV
Il problema dei lavoratori in una manovra finanziaria, meglio sarebbe stato parlare
con le parti sociali. Parliamo di coesione sociale, ma la state facendo saltare.
RENATO SCHIFANI – PRESIDENTE SENATO
Senatori favorevoli 165, senatori contrari 141, astenuti 3. Il Senato approva. La
violenza è sempre un gesto contro la democrazia.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E’ una storia uguale dappertutto. Si vive, si lavora, si fa la ricchezza e poi bisogna
spartire. C’è chi prende tanto, chi sempre di meno e chi rimane a bocca asciutta.
Può durare? Dipende solo da quanto è capace, chi non fa le parti giuste, a raccontare
che la torta non c’è più, e che la tua fetta la devi aspettare dai mercati.
Come in Arizona. Successe qualcosa del genere tanto tempo fa, in un romanzo di
fantascienza. Effetto valanga. L’estate del 1974 stava arrivando e tutto cominciò in
casa di Marvin e Phoebe Sellers, Camino de Palmas n. 4011, Tucson, Arizona.
Marv Sellers, verso le otto di sera di un venerdì di maggio, stava facendo i conti dei
guadagni e delle spese. Ci si arrovellò per più di due ore, prima di arrivare a una
conclusione destinata ad avere ripercussioni storiche.
DAL FILM “EFFETTO VALANGA”:
– Phoebe, Non c’è altro modo di venirne fuori. Non c’è altro modo.
– Che cosa vuoi dire Marv?
– Quel nuovo surgelatore bisognerà rimandarlo indietro.
– Ecco, Marv, l’altro surgelatore l’avevamo già da quattro anni. I nuovi hanno tante
migliorie. E poi quello vecchio ce lo prendevano indietro e ce lo pagavano pure!
– Ma se non avevamo finito di pagarlo quello vecchio! E che cosa aveva che non
andava?
– … Era bianco!… Nessuno ha più un surgelatore bianco!
– Poche chiacchiere! Il surgelatore va rispedito al negozio.
– Chissà come la prenderanno!
– Dovranno ingoiare il rospo.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E fu così che successe un gran casino di dimensioni storiche, solo perché Marvin
Sellers di Tucson, Arizona un giorno decise che era arrivato il momento di tirare la
cinghia.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Cosa succede se uno, facendosi due conti in tasca, decidesse che il vecchio frigorifero
funziona ancora bene? Lo vedremo alla fine, certo è che 35 anni fa qualcosa ha
cominciato a scricchiolare. Sappiamo che il meccanismo su cui si regge, si fonda il
sistema economico è quello di investire, produrre, vendere, lavorare. Inevitabilmente
però ad un certo punto la crescita rallenta, non è che una famiglia media può
cambiare frigorifero ogni anno, e allora si comprimono i salari, e i profitti, che devono
sempre rimanere alti, si trasferiscono invece di andare in innovazione o produzione di
altri beni o servizi, si trasferiscono nella finanza, che oggi supera di 20 volte il pil del
mondo. E il debito che è sempre stato uno strumento di sviluppo, ha preso la strada
dei circuiti finanziari internazionali, e ha tirato dentro il debito degli stati. La ricchezza
quindi non è sparita, non si è bruciata, ha solo preso un’altra direzione, e allora noi
per chi ci stiamo sacrificando? Michele Buono
Titoli tg su crolli borsa
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E dire che non c’è mai stata tanta ricchezza come nella nostra epoca.
DAVID HARVEY – ECONOMISTA SOCIOLOGO CITY UNIVERSITY OF NEW YORK
Ne può essere certo! E’ solo che non è ben distribuita tra le persone
MICHELE BUONO
E la crisi allora?
DAVID HARVEY – ECONOMISTA SOCIOLOGO CITY UNIVERSITY OF NEW YORK
Diciamo che alcune persone in questo momento stanno molto bene, anzi in questo
periodo storico stanno guadagnando molti soldi proprio grazie alla crisi che si
distribuisce in maniera differente nelle aree geografiche e tra le classi sociali. Sono le
classi medie quelle colpite più duramente.
MICHELE BUONO
Ma le turbolenze finanziarie, come le crisi, e di conseguenza i sacrifici, ci sembrano
nell’ordine naturale delle cose. Ci sono sempre state…
DAVID HARVEY – ECONOMISTA SOCIOLOGO CITY UNIVERSITY OF NEW YORK
Proprio per niente! Le crisi sono funzionali al sistema: servono a ristabilire i rapporti di
forza. D’altronde – diceva un banchiere negli anni venti – è proprio grazie a una crisi
che le ricchezze ritornano ai legittimi proprietari. Servono a questo, appunto.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Dirk Mueller, broker alla borsa di Francoforte. L’appuntamento è all’aeroporto di Tegel
Berlino. Tra un volo e l’altro. Lui sa come si fa a fare soldi in borsa.
MICHELE BUONO
Quando vedo la sua faccia in tv, sui giornali che si dispera è preoccupato per le sorti
del mondo?
DIRK MUELLER – BROKER BORSA FRANCOFORTE
Beh, in quel momento si stanno facendo solo scommesse!
Guardi che con le azioni, le materie prime e i titoli di stato non è poi tanto diverso
dalle corse dei cavalli. Si scommette su un risultato. Io e lei oggi possiamo
scommettere sull’aumento o il crollo dell’euro, e possiamo vincere o perdere anche se
nessuno di noi ha comprato azioni.
MICHELE BUONO
E qual è il nesso con l’economia reale?
DIRK MUELLER – BROKER BORSA FRANCOFORTE
Le speculazioni o le scommesse, non danno nessun contributo alla creazione di valore,
alle imprese, alla produzione reale. Il mondo della finanza si dovrebbe occupare di
amministrare e mettere a disposizione denaro per produrre beni e servizi. Ma non è
così. Il mondo finanziario pensa solo a se stesso e l’economia reale fa solo da base per
delle scommesse.
MICHELE BUONO
Rispetto al finanziamento delle imprese e al debito degli Stati, in percentuale, quanto
è la parte di scommesse?
DIRK MUELLER – BROKER BORSA FRANCOFORTE
Le scommesse sono circa dieci volte più grandi del prodotto lordo globale. Si parla di
600 trilioni di dollari americani senza contare che molto si svolge dietro le quinte,
senza controllo. E guardi che queste scommesse sono capaci di mettere in ginocchio il
mondo!
MICHELE BUONO
E chi è che mette i soldi?
DIRK MUELLER – BROKER BORSA FRANCOFORTE
Tutti noi. Funziona così: la ricchezza si produce dal basso e va verso l’alto nelle mani
di pochi che ne traggono vantaggio.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Si vince o si perde anche se nessuno possiede niente. Per esempio, prendo in prestito
titoli di debito pubblico che non possiedo nemmeno, li vendo – perché posso vendere
pure ciò che non ho – il prezzo si abbassa, se sono in tanti a fare la stessa cosa, e li
ricompro dopo a prezzi stracciati. Ho rischiato poco e niente e ho messo in ginocchio il
mondo. E così?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Basta fare dei calcoli: se io shorto un miliardo …
MICHELE BUONO
‘Shorto’ che significa?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Vendo titoli che non ho e ci guadagno l’un per cento su un miliardo, io, in una giornata
ho fatto dieci milioni di euro.
MICHELE BUONO
Questo è il Sole 24 ore: “gli uomini d’oro della finanza-ombra”. Leggo: “L’impresa non
è stata solo quella di non perdere soldi con la crisi, ma addirittura di averci
guadagnato”. Si dice che questi signori, praticamente, per guadagnare usano le crisi.
Questo fold si chiama Bridgewater, questo signore si chiama Raymond Dalio, che
mestiere fa?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Lui fa il gestore, lo speculatore ed è… un mestiere legittimo.
MICHELE BUONO
Legittimo nel senso che non si va in galera siamo d’accordo? La situazione a livello
mondiale è questa. Allora io voglio sapere questo signore, questo, questo e questo.
Che mestiere fanno? Che utilità sociale hanno? Dal punto di vista economico, che cosa
producono?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Per la loro funzione nei mercati finanziari e non sociale, loro devono comportarsi in
maniera speculativa. Certo che possono cavalcare, aggravare una situazione di costo
del debito di un Paese, ottenendone dei grandi lucri.
MICHELE BUONO
Succhiati da dove?
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Ah… dai mercati … dall’economia… dai mercati finanziari.
MICHELE BUONO
Quindi questi signori vanno ad incidere anche sulle nostre vite!
ALFONSO SCARANO – ANALISTA FINANZIARIO INDIPENDENTE
Una manovra finanziaria come quella a cui abbiamo assistito incide ineluttabilmente.
Devi pagare il ticket. È ovvio. Se quella manovra finanziaria è stata fatta perché i
mercati finanziari avevano bisogno di un messaggio.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Un messaggio di tagli di spesa pubblica e sociale per placare banche, assicurazioni,
fondi stranieri. Gli investitori istituzionali che hanno in pancia un bel po’ di debito
sovrano dell’Italia. Ma la politica di un Paese, se invece di rispondere agli elettori
risponde ai mercati, rimane sempre sovrana? Liegi, CADTM, un’organizzazione
internazionale di economisti che studia il debito degli Stati.
MICHELE BUONO
E’ così secondo lei?
ERIC TOUSSAINT – ECONOMISTA CADTM – LIEGI
Effettivamente, nel quadro della crisi economica, questi Stati abbandonano la propria
sovranità. Ed è la Commissione europea, il Fondo Monetario Internazionale che
prendono le decisioni, così come i banchieri privati che cercano di ottenere profitti
sempre più alti.
MICHELE BUONO
Con quali mezzi?
ERIC TOUSSAINT – ECONOMISTA CADTM – LIEGI
Tutto l’affare sta nel gioco tra la Banca Centrale Europea, che è un’istituzione
pubblica, e i banchieri privati che la mettono sotto pressione dicendo: “o ci aiutate o
falliamo”.
MICHELE BUONO
E qual è il gioco?
ERIC TOUSSAINT – ECONOMISTA CADTM – LIEGI
A un Paese indebitato gli investitori istituzionali dicono: non vi prestiamo più danaro
se non ci pagate interessi più alti. E la BCE è costretta a ricomprargli i titoli al di sotto
del prezzo di mercato. Se smette di comprare, loro aumentano il ricatto nei confronti
di quel Paese. E’ quello che è successo all’Italia fra fine luglio/primi di agosto 2011.
Per 2 settimane i tassi si sono abbassati ma poi si sono rialzati e il gioco è
ricominciato.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Se il prodotto interno lordo del mondo nel 2010 è stato di 74 mila miliardi di dollari, la
finanza non lo guarda manco in faccia: solo il mercato obbligazionario vale 95 mila
miliardi, le borse 50 mila, i titoli derivati 466 mila miliardi di dollari. Un movimento 8
volte più grande di agricoltura, industrie e servizi messi insieme. Perché? Per una
coincidenza: le economie mature non possono più espandersi a ritmi sostenuti ma il
capitale non può smettere di crescere. Allora, sposta il suo centro di valorizzazione
nella finanza. La nuova linfa? Il debito degli Stati, che da un certo momento è
cominciato ad aumentare sempre di più. Perché?
LUCIANO GALLINO – SOCIOLOGO ECONOMISTA
Le politiche neoliberali, le politiche di finanziarizzazione dell’economia hanno avuto
come risvolto, l’impegno della politica a ridurre drasticamente le entrate fiscali. Sono
state ridotte sostanzialmente le imposte alle imprese in Europa di circa 10 punti. Sono
state fortemente ridotte le imposte ai ricchi e ai super ricchi. Sono state eliminate o
drasticamente ridotte le imposte sul patrimonio, sono state drasticamente ridotte le
imposte di successione e questo ha cominciato a scavare nei bilanci enormi buchi.
MICHELE BUONO
E da noi in Italia?
LUCIANO GALLINO – SOCIOLOGO ECONOMISTA
Per quanto riguarda le imprese, le aliquote nominali sono state abbassate di circa 10
punti nell’arco di una ventina d’anni, ma, per di più, l’Italia si distingue per la forte
quota di evasione fiscale.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Se fino a venti anni fa solo il 5 percento del debito pubblico italiano era nelle mani di
investitori stranieri, oggi è più del 55 percento di quel debito che è entrato nel circuito
internazionale della finanza. Quindi deve fruttare al massimo. Qual è il sistema?
ANTONELLA STIRATI – DOCENTE DI ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ ROMA TRE
La peculiarità del comportamento degli speculatori qual è: è quella di guadagnare non
dai dividendi o dagli interessi a cui nel tempo darà luogo il titolo che si comprano, ma
è di voler guadagnare dallo scommettere sui cambiamenti di valore del titolo stesso,
in rialzo o in ribasso. Li venda sul mercato sapendo che può venderne in quantità
abbastanza grandi da determinare un effetto di caduta del prezzo che indurrà anche
altri operatori a vendere. Quindi scommettendo sul fatto che il prezzo nelle prossime
ore o nei prossimi giorni continuerà a scendere. Quando il prezzo è caduto abbastanza
vengono ricomprati, a un prezzo più basso e a quel punto si è venduto qualcosa ad un
valore iniziale di cento, poniamo, lo si ricompra ad un prezzo diminuito magari 90 e la
differenza è il guadagno di chi ha fatto questo gioco di speculazione al ribasso.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Risultato? Chi ha giocato al ribasso ha incassato bei soldi. Lo Stato che ha emesso i
titoli deve pagare interessi più alti e il suo debito cresce. Primavera 2011. La Deutsche
Bank possiede una grande quantità di titoli del debito italiano e comincia a
sbarazzarsene. Più di 8 miliardi di euro.
MICHELE BUONO
Dove voleva andare a parare la Deutsche Bank?
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ PAVIA
Da un lato, alcuni dicono che è stato fatto per consentire un aumento dello spread, del
differenziale dei rendimenti, fra titoli di Stato italiani e titoli di Stato tedeschi. È da 15
anni a questa parte che queste grosse società multinazionali della finanza sono in
grado di condizionare le politiche monetarie delle banche centrali.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Berlino.
MICHELE BUONO
Temeva che l’Italia stesse fallendo?
SAHRA WAGENKNECHT – DEPUTATA E PORTAVOCE ECONOMICO DIE LINKE
Nient’affatto, è stata una strategia speculativa.
Le banche d’investimento – tra l’altro – scommettono anche sul fallimento di uno
Stato.
La Deutsche Bank è un player importante in questo gioco con cui si decide se un
Paese ce la fa o meno a sostenere il suo debito.
E io penso che questa sia una situazione pazzesca, che interi Paesi dipendano dal
pollice dritto o verso di qualche banca d’investimento o di un’agenzia di rating.
MICHELE BUONO
… andiamo avanti, vediamo l’effetto pratico…
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ PAVIA
Apparentemente questo discorso dice: la Deutsche Bank ha anticipato e ha venduto i
titoli italiani quando questi valevano ancora cento. In seguito alla sua vendita, dopo
che ha incassato la liquidità pari di otto miliardi di titoli, i titoli da cento hanno iniziato
a perdere valore a 95, 90 e 85. Quindi, a un certo punto le altre banche che non son
state le prime a partire con una attività speculativa di questo tipo, si trovano in
difficoltà perché si trovano ad avere un patrimonio, un portafoglio titoli, per quanto
riguarda i titoli italiani, di minor valore e allora si sentono in sofferenza e allora
chiedono un intervento di supporto, o chiedono che lo Stato interessato, in questo
caso l’Italia, prenda dei provvedimenti tali che riducendo il debito, aumenti di nuovo il
valore dei titoli. Ma questo è soltanto la parte che viene comunemente detta, dalla
quale appare che le banche siano le prime vittime venendo a calare il valore dei titoli
che loro posseggono. Queste grandi società finanziarie, nel momento stesso in cui si
liberano dei titoli di stato innescando un meccanismo di speculazione al ribasso, con la
liquidità guadagnata alla vendita, cosa fanno: acquistano i prodotti derivati che
assicurano il rischio di default su quegli stessi titoli di stato che loro hanno contribuito
a far perdere di valore.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
A questo punto aumenta la percezione di rischio-Paese e aumenta pure il valore
dell’assicurazione sul fallimento di un Paese, un derivato: il CDS, Credit Default Swap.
Adesso nell’affare sta anche chi opera sul mercato dei CDS.
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ PAVIA
5 banche controllano il 95 % del mercato dei CDS.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E i CDS sono assicurazioni che si possono comprare anche se non si possiedono i titoli
di debito.
ERIC TOUSSAINT – ECONOMISTA CADTM – LIEGI
Le banche giocano su molti tavoli, ma attenzione al paragone con un premio di
assicurazione. Faccio un esempio: lei fa un’assicurazione sul rischio incendio di casa
sua e paga un premio. Si tratta di casa sua. Con i Credit Default Swaps funziona così:
lei può comprare un’assicurazione sull’incendio della casa del suo vicino. Paga 500
euro l’anno ma quella casa ne vale per esempio 400.000. A questo punto lei ha tutto
l’interesse che la casa del suo vicino prenda fuoco per incassare 400.000 euro.
Succede la stessa cosa con i banchieri o altri investitori istituzionali. Comprano CDS
sul rischio fallimento Italia senza possedere i titoli italiani. E’ chiaro che hanno tutto
l’interesse che l’Italia sia in difficoltà per fare buoni profitti. E’ un sistema viziato,
sono comportamenti che destabilizzano completamente le economie.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Questo è un rapporto della banca d’affari americana Goldman Sachs. Lo pubblica il
Wall Street Journal nel mese di Agosto. Offre una strategia di speculazione al ribasso
investendo in Credit Default Swap che aumentano di valore se crollano le azioni delle
banche europee. Insomma un attacco all’euro. Ma Goldman Sachs è anche consulente
di molti Stati europei, custodisce tanto debito spagnolo e ha avuto un ruolo nella
sistemazione dei conti della Grecia. Come la mettiamo?
ROBERT KUTTNER – GIORNALISTA E COEDITORE “THE AMERICAN PROSPECT”
E’ vero. Circa 10 anni fa Goldman Sachs ha consigliato il Governo greco su come
creare un titolo molto complicato che ha aiutato il precedente Governo a nascondere il
fatto che il debito stava aumentando più del livello concesso dall’Unione Europea.
MICHELE BUONO
E’ questo il conflitto di interesse di un banca?
ROBERT KUTTNER – GIORNALISTA E COEDITORE “THE AMERICAN PROSPECT”
Credo che in banche di investimento di questo tipo, il conflitto di interesse sia proprio
sul modo di fare i soldi: usano con una mano il mercato per i propri profitti e con
l’altra danno consigli ai propri clienti. E questo è proprio il motivo per cui le grandi
banche come Goldman Sachs devono essere divise, perché se vuoi speculare devi
farlo con i tuoi soldi, e se vuoi dare consigli onesti lo fai senza conflitto di interesse.
MICHELE BUONO- FUORI CAMPO
In effetti era così una volta. Una legge bancaria – il Glass Steagall Act – dopo la crisi
del ’29 regolamentava l’attività bancaria: da una parte le banche commerciali con
attività tradizionali e garantite dallo Stato, dall’altra le banche d’affari con attività
speculative. L’industria bancaria poi fece pressione per abolire questa distinzione.
Troppi lacci e lacciuoli – si diceva – sarà solo il mercato a regolare tutto.
SALVATORE BRAGANTINI – ECONOMISTA
Il mercato non può regolarsi da solo e, diciamo, la cosa è evidente perché gli effetti di
un mercato che si autoregola sono quelli che abbiamo sotto gli occhi. E questa crisi
l’abbiamo avuta come effetto di questo totale abbandono delle regole nella
convinzione che è meglio così. Questa è, diciamo, stata una grande ubriacatura che ha
contagiato tutti perché nessuno ne è stato immune.
MICHELE BUONO
E’ la risposta politica?
LUCIANO GALLINO – SOCIOLOGO ECONOMISTA
Labour britannico con la social democrazia tedesca, i socialisti francesi, il Pd in Italia, i
socialisti in Spagna, essi hanno in fondo adottato la stessa prospettiva dell’avversario
con una buona intenzione in più, e cioè l’intenzione di raccogliere i feriti lungo la
strada e di soccorrerli, ma la strada percorsa è sostanzialmente la medesima.
MICHELE BUONO
E questo è pensiero neoliberista.
MARCO REVELLI – DOCENTE SCIENZA DELLA POLITICA UNIVERSITA’ PIEMONTE
ORIENTALE
E’ un’altra variante del pensiero neoliberista nel cui alveo le sinistre si accomodano. E’,
in qualche modo, un adattarsi a quello che viene presentato come un dato di natura,
un processo inevitabile ed è un’altra forma del suicidio della politica.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Tant’è che proprio sotto l’amministrazione Clinton – era il 1999 – il Glass Steagal Act
fu abolito.
SALVATORE BRAGANTINI – ECONOMISTA
Il problema è che le banche avevano una funzione storica, hanno una funzione storica
che hanno gradualmente abbandonato. E’ assurdo un sistema nel quale la banca che,
diciamo, gode dell’assicurazione pubblica sui depositi e quindi paga ai suoi depositanti
un prezzo più basso perché questi sono tranquillizzati dell’esistenza dell’assicurazione
pubblica, possa poi usare questo capitale per investimenti ad alto rischio e con la
logica che se va bene guadagno ed il guadagno è mio, se perdo, avete perso voi,
perché voi contribuenti dello Stato che mi ospita sarete quelli che sarete chiamati a
fare l’aumento di capitale alla banca reso necessario dalle perdite.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E fu così che – rotti gli argini – le banche di tutto il mondo si sono messe a fare tutto:
raccolta del risparmio, speculazione, costruzione e vendita di titoli di debito. A
chiudere il cerchio le agenzie di rating a dare i voti a quei titoli: sicuri, poco sicuri, per
niente sicuri.
MICHELE BUONO
Quindi, è un sistema per stare tranquilli?
ROBERT KUTTNER – GIORNALISTA E COEDITORE “THE AMERICAN PROSPECT”
Proprio per niente! Prenda il caso dei mutui sub-prime e consideri tutte le fasi del
processo!
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Mutui per tutti per comprarsi casa negli Stati Uniti, praticamente senza copertura, e le
banche che costruiscono titoli giudicati affidabili dalle agenzie di rating vendendo il
debito a mezzo mondo. Ma alle prime rate che gli acquirenti di quelle case non
pagano, comincia l’effetto valanga: crolla il mercato immobiliare Usa. Quei titoli erano
tossici. Anno 2008, Lehman Brothers fallisce, e il sistema bancario internazionale
trema.
MICHELE BUONO
Con quali soldi sono state salvate queste banche?
LUCIANO GALLINO – SOCIOLOGO ECONOMISTA
In parte, con i soldi dei contribuenti, in parte creando denaro, perché il denaro le
banche centrali lo creano con un click del mouse.
MICHELE BUONO
Con questa operazione gli Stati si sono ulteriormente indebitati, cioè è aumentato il
deficit.
LUCIANO GALLINO – SOCIOLOGO ECONOMISTA
Certamente.
MICHELE BUONO
A quel punto le banche si sono rafforzate e forti di questo denaro che hanno fatto nei
confronti dei mercati?
LUCIANO GALLINO – SOCIOLOGO ECONOMISTA
Passata la paura del 2008, inizio del 2009 hanno cercato in tutti i modi di tornare alle
pratiche finanziarie di prima, inventandone magari di nuove per aggirare le
disposizioni che imporrebbero maggiore oculatezza nella gestione dei gruppi finanziari.
MICHELE BUONO
qual è il nesso tra le crisi cicliche e le agenzie di rating?
ROBERT KUTTNER – GIORNALISTA E COEDITORE “THE AMERICAN PROSPECT”
Il punto è che gli investitori bancari pagano le agenzie di rating per farsi dare il voto di
affidabilità necessario per vendere quei titoli. Quindi c’è un conflitto di interesse. Se le
agenzie avessero fatto bene il loro lavoro, nel caso dei mutui sub prime, non
avrebbero mai dato a quei titoli voti alti, nessuno li avrebbe comprati e non ci sarebbe
stata crisi. Ed è proprio là che nasce la crisi di oggi! queste agenzie di rating non sono
arbitri indipendenti, sono parte dello stesso sistema. L’intera situazione è incestuosa.
MICHELE BUONO
Ma su questo non esiste una legge sulla trasparenza?
ROBERT KUTTNER – GIORNALISTA E COEDITORE “THE AMERICAN PROSPECT”
No! non sappiamo come prendano le proprie decisioni, perché è considerato un
segreto commerciale. La legge che è passata l’anno scorso contiene delle regole per
le agenzie di rating, ma è molto debole, perché i repubblicani e metà dei democratici
sostengono lo stesso modello di capitalismo. Quindi anche dopo una crisi come
questa non c’è nessuna volontà politica di riformare radicalmente il sistema.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
In pratica, a dettare legge a livello mondiale sono 3 agenzie di rating e 10 soggetti,
tra banche e società di intermediazione immobiliare. Oggi, avendo speculato al
ribasso, per loro il mercato è buono, i prezzi sono bassi e si può ricominciare a
comprare.
MICHELE BUONO
Quindi quando i cittadini dei vari Stati, Italia compresa devono tirare la cinghia nei
confronti di chi tirano la cinghia?
ANDREA FUMAGALLI – DOCENTE ECONOMIA POLITICA UNIVERSITA’ PAVIA
Delle 10 società che governano i mercati finanziari.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Quindi la speculazione attacca il mercato dei debiti degli Stati, i governi fanno
manovre lacrime e sangue e lo sviluppo del paese?
RINO MERCURIO – OPERAIO FIAT
Il mio stipendio attuale al netto della cassa integrazione gira intorno ai mille euro se
lavoro 15 giorni al mese. Sono mesi che io e la mia famiglia non ci prendiamo una
serata per andarci a mangiare una pizza.
VINCENZO CHIARELLO – OPERAIO FIAT
E’ diventato vivere proprio al di sopra delle proprie possibilità adesso mangiare una
pizza, una semplice pizza.
GIUSEPPE VALLARELLI – OPERAIO FIAT
Mio padre lavorava da solo, mia madre era casalinga e in famiglia eravamo in due.
Con tutto ciò mio padre è riuscito a comprarsi la casa e con tutto ciò riusciva a
mettersi qualcosa da parte.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Se c’è il lavoro non dovrebbe esserci la povertà. Istat: Istituto Nazionale di Statistica.
LINDA LAURA SABADINI – CAPO DIPARTIMENTO ISTAT
Quello che sta succedendo invece rispetto ad altri settori è che sta crescendo il
numero di Working Poor, cioè di persone che sono povere pur avendo un lavoro e che
magari hanno un lavoro operaio e devono mantenere tutta la famiglia.
RINO MERCURIO – OPERAIO FIAT
Cioè una volta vigeva la frase “non riesco arrivare a fine mese” adesso da noi gira la
frase che non riusciamo neanche ad iniziarlo il mese.
VINCENZO CHIARELLO – OPERAIO FIAT
All’incirca è un paio d’anni che stiamo andando avanti con la cassa a singhiozzo
diciamo. Adesso c’è proprio quella a zero ore… siamo proprio a casa.. significa che
proprio non lavoriamo, abbiamo questo stipendio che è base 750, 800 euro.
MICHELE BUONO
In quanti siete a casa?
VINCENZO CHIARELLO – OPERAIO FIAT
Siamo in cinque, ho tre figli.
GIUSEPPE VALLARELLI – OPERAIO FIAT
Più andiamo avanti più andiamo a precarizzare la vita.
MICHELE BUONO
Si sente classe media?
RINO MERCURIO – OPERAIO FIAT
C’è ancora la classe media?
MICHELE BUONO
Non sono in contraddizione questi due termini? Lavoro e povertà.
MARCO REVELLI – DOCENTE SCIENZA DELLA POLITICA UNIVERSITA’ PIEMONTE
ORIENTALE
Lo erano. Lavoro e povertà erano in contraddizione nel famigerato, secondo la cultura
prevalente, modello fordista quello che ha caratterizzato la parte centrale del 900,
quello basato sulle grandi fabbriche, quello basato sul welfare, su politiche
redistributive e così via… dal 1980 in poi la politica globale ha lavorato a destabilizzare
il salario operaio e c’è riuscito. Un bel po’ di punti percentuali di PIL globale si sono
trasferiti dal monte salario al monte profitti e trasferirsi al monte profitti significa ai
flussi finanziari.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Adriana fa l’impiegata. E’ un tecnico informatico.
ADRIANA GEPPERT – IMPIEGATA ALCATEL
Abbiamo un settore, un mercato delle telecomunicazioni in Italia che è praticamente
fermo. Per ridurre i costi per quindi cercare di creare profitti, l’azienda ha delocalizzato
nel passato tutte le attività manifatturiere e adesso sta delocalizzando le attività
intellettuali per cui noi abbiamo un trasferimento di attività di sviluppo, ad esempio
dall’Italia verso i paesi a basso costo.
MICHELE BUONO
Quindi le conseguenze?
ADRIANA GEPPERT – IMPIEGATA ALCATEL
Noi è da quasi 15 anni che subiamo piani di ristrutturazione. Per l’azienda i piani di
ristrutturazione sono i licenziamenti, le delocalizzazioni, oppure le esternalizzazioni di
pezzi di attività.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Quindi le imprese non si sviluppano, gli stipendi non crescono, la disoccupazione
aumenta ed entrano meno tasse. Risultato? Aumenta il rapporto debito/pil.
PATRIZIO BIANCHI – DOCENTE ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE UNIVERSITA’
FERRARA
Perché in un processo del genere, se io taglio i consumi, i consumi si riducono, non ci
sono investimenti, non c’è produzione e questo scende, dall’altra parte se io devo
spendere per pagare il debito non spendo per fare nuove domande per lo sviluppo.
MICHELE BUONO
E però è un ciclo perverso che una parte comprime, dall’altra fa aumentare il debito e
aumentano gli interessi sul debito.
PATRIZIO BIANCHI – DOCENTE ECONOMIA E POLITICA INDUSTRIALE UNIVERSITA’
FERRARA
Questo è quello che noi vediamo, alla fine di tre anni di tagli il debito è aumentato.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Non sono andate sempre così le cose nel mondo. Finché tutto più o meno coincideva e
cresceva insieme – capitale, produzione, lavoro e le banche che finanziavano le
imprese per produrre – tutto si teneva. E’ durato una trentina d’anni, dal dopoguerra
agli anni ’70.
DAVID HARVEY – ECONOMISTA SOCIOLOGO CITY UNIVERSITY OF NEW YORK
Poi il capitale ebbe la necessità di recuperare quote di profitto che stava perdendo
dalla produzione, a causa dei salari che crescevano e delle merci che non si riusciva
più a vendere ai ritmi del dopoguerra. La strategia? Bloccare i salari, inserire quei soldi
nei circuiti finanziari per farli fruttare e, nello stesso tempo, far spendere i soldi ai
lavoratori per non fermare la crescita .
La via d’uscita allora fu il debito. Ma dei lavoratori, che furono sempre più incoraggiati
a chiedere prestiti. Tant’è che il livello di indebitamento della gente comune si è
triplicato negli ultimi trent’anni. Insomma l’economia del debito – soprattutto negli
Stati Uniti – divenne la grande risposta che è finita oggi per far esplodere il mondo.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
E come è esploso il mondo? Le banche, indisturbate, per anni si sono fatte gli affari
loro e adesso, per salvarle, interviene lo Stato, aumentando il suo debito, che pagano
i cittadini con le loro tasse, ma siccome l’occupazione è bassa, le entrate degli stati
diminuiscono e allora, quel debito viene declassato perché considerato poco solvibile,
come è il caso di Italia e Grecia. E per ripagarsi quegli stati, devono emettere nuovi
titoli sui quali pagheranno interessi molto alti altrimenti nessuno se li compra, e così si
indebitano sempre di più e il debito ricade sulla classe media che fa fatica a trovare
lavoro perché in questo avvitamento, lo stato non ha soldi da investire e le imprese
difficoltà di accesso al credito. Come se ne esce, dopo la pubblicità.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Allora. Adesso ci stiamo sacrificando per l’economia. Ma perché l’economia non si
sacrifica per noi? Le parole usate sono sempre: terremoto, turbolenza, bufera,
tempesta, come se si trattasse di fenomeni naturali e imprevisti davanti ai quali tu
misero ti puoi solo piegare e aspettare la risposta dei mercati, come se fosse l’oracolo.
Ma fare finanza e pianificare la redistribuzione della ricchezza sono decisioni umane,
che dovrebbe affrontare la politica.. dagli Stati Uniti all’ Europa disunita:
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Strade della Pennsylvania.
AVIDEN
I primi due anni di università a Boston li pagarono i miei genitori. A quel tempo mio
padre aveva una sua attività e le cose andavano bene finché un giorno ricevo una
telefonata. Erano i miei che mi dicono che non erano più in grado di pagarmi la retta.
Dovevo prendere una decisione: tornare a casa o continuare gli studi. Mi indebitai
personalmente per 60.000 dollari e continuai gli studi.
Quando mi sono sposato mia moglie ha voluto prima sapere se avevo dei debiti, ed io
“si ho un prestito per studenti”… e lei “ ah sì e quanto? 20 – 25 mila…” ed io “mmmh
no circa 100mila…” stava per cadere dalla sedia. Quel debito era arrivato a 100.000
dollari e ha cambiato profondamente la mia vita.
Oggi non abbiamo nessun dollaro da parte e non ci concediamo nessun lusso
ovviamente, usciamo solo una volta a settimana, o al cinema o a cena fuori, mai in
una steakhouse costosa, giusto hamburger e una birra.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
New Jersey.
ETON
Quando abbiamo comprato questa casa, avevo un lavoro che me lo permetteva; mi
occupavo di concessioni di gestioni del patrimonio e sono stato licenziato. Prendevo
62mila dollari l’anno; ora percepisco solo 1/3 di quella cifra e le cose non vanno bene.
Anche mia moglie avrà una diminuzione del salario: sta entrando in vigore una legge,
firmata a luglio, sui tagli agli stipendi e alla pensioni nel New Jersey e il suo stipendio
verrà ridotto ancora del 2%
MOGLIE ETON
E lo sa che adesso dobbiamo spendere ancora di più per la copertura sanitaria?
Questi sono tutti pesi che hanno colpito non solo noi ma tante altre persone della
classe media. E non siamo stati noi a creare questi problemi!
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Stream Valley. Stato di New York. Audrey Ellis con i risparmi di una vita ha comprato
una casa. Audrey le rate le aveva pagate, ma la sua banca, piena di mutui subprime è
fallita e casa sua se la sono portata via per mille dollari. Deciderà la Corte Suprema.
AUDREY ELLIS
Quando dalla Jamaica sono arrivata a New York, negli anni ’50, volevo avere una vita
migliore, una buona educazione, e vivere quella che noi chiamavamo una vita
americana. Ho lavorato duro, ho contribuito ad arricchire questo paese, sono riuscita a
risparmiare e ho comprato una casa, ma adesso mi è crollato il mondo addosso. E
vivere in questo paese sta diventando sempre più difficile… il sogno? Sta diventando
un incubo.
Rep Usa
Manifestazioni
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Berlino, esterno di un ufficio del lavoro.
UOMO VOX
Ti offrono solo lavoretti, se si calcola quanto si guadagna all’ora non vale proprio la
pena farli.
MICHELE BUONO
Si trova lavoro?
UOMO VOX
Lavori tipo aprire buste o cose del genere. Giusto per guadagnare qualche soldo. Un
lavoro fisso mai!
DONNA VOX
Si prendono questi lavori perché almeno, hai qualcosa da fare. Purtroppo però non
basta.
UOMO VOX – AIUTO INFERMIERE
Da circa due settimane e mezzo ho perso di nuovo il mio lavoro.
MICHELE BUONO
Che lavoro facevi?
UOMO VOX – AIUTO INFERMIERE
Aiuto infermiere all’ospedale.
MICHELE BUONO
E non si trovano posti fissi?
UOMO VOX – AIUTO INFERMIERE
No. Solo lavoro interinale.
MICHELE BUONO
Come si guadagna?
UOMO VOX – AIUTO INFERMIERE
Credo che tutti i salari sotto i dieci euro l’ora non vadano per niente bene. Io lavoro
sempre, ma i soldi non mi bastano…anche se vivo in un appartamento di 10 metri
quadri. No, proprio non va!
MICHELE BUONO
Però in Germania la disoccupazione è al 9 percento!
UOMO VOX – AIUTO INFERMIERE
Buona parte dei salari sono così bassi che tutti devono venire qui a chiedere aiuti
economici. Il miracolo viene pagato dallo Stato e non dai datori di lavoro!
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E qual è il nesso con la locomotiva tedesca che perlomeno fino a un anno fa correva
veloce?
KLAUS ABEL – DIRIGENTE SINDACATO IG METALL
Il 50 percento del nostro prodotto dipende dalle esportazioni. Ma è un modello molto
fragile. In Germania, per rendere competitivi i prodotti, è aumentato il lavoro
interinale, i bassi salari e la precarietà.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Finché – estate 2011 – la locomotiva rallenta e la borsa di Francoforte comincia ad
andare giù.
DIER HlERSCHEL – ESPERTO ECONOMICO SINDACATO SERVIZI VERDI
Il sistema ha retto finché gli Stati Uniti continuavano a comprare in abbondanza
merci dal mercato asiatico, e grazie alla loro domanda, la Germania ha potuto
esportare in Oriente. Tutto il modello dipendeva dall’indebitamento degli Stati Uniti.
Ma ora è finita. La bolla del debito è scoppiata e gli investitori temono che le manovre
finanziare dell’Europa meridionale e degli Stati Uniti possano portare a una
diminuzione delle esportazioni tedesche.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E la Germania esporta circa 100 miliardi di euro ogni anno nel sud dell’Europa dove
vuole che siano applicate manovre restrittive. Ma se le manovre sono troppo
restrittive si compra di meno dall’estero!
DIER HlERSCHEL – ESPERTO ECONOMICO SINDACATO SERVIZI VERDI
La Germania si scava la propria fossa se costringe i partner commerciali dell’Europa
del sud a consolidare i propri bilanci durante una situazione economica così difficile!
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E nello stesso tempo la Germania, vende armi alla Grecia e le chiede pure politiche
restrittive. E come farà la Grecia a pagare queste armi?
SAHRA WAGENKNECHT – DEPUTATA E PORTAVOCE ECONOMICO DIE LINKE
Da una parte si dice: “la Grecia deve risparmiare, deve diminuire le prestazioni sociali,
deve pagare peggio i dipendenti pubblici, ma per piacere per le armi deve pagare
molto come sempre, soprattutto per quelle armi che comprano dalla Germania”.
Questa è l’ipocrisia di questa politica. Sarebbe più sensato dire: “vi concediamo dei
crediti solo se iniziate a tassare coloro che hanno i soldi in Grecia”, ma questo non
accade. Anzi così come in Germania, anche in Grecia si accetta che ci sia una politica
che obbedisca agli interessi economici e quindi che alla fine il conto lo devono pagare i
più svantaggiati.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E ci facciamo concorrenza pure tra di noi in Europa! Come se il Texas mettesse in
difficoltà la California! Certo, noi abbiamo l’euro, ma non abbiamo uno Stato che lo
governi veramente. Abbiamo una Banca Centrale Europea, ma non può prestare soldi
agli Stati e diamo così le chiavi del nostro debito in mano alla speculazione privata.
ERIC TOUSSAINT – ECONOMISTA CADTW – LIEGI
La Banca Centrale Europea, presta alle banche private al tasso dell’1 percento,
inferiore al tasso di inflazione. Queste banche poi prestano questo denaro alla Grecia,
all’Irlanda, al Portogallo al 4, 4,5 o al 5 percento. Verrebbe da dire perché la BCE non
presta direttamente agli Stati all’1 per cento? Questa è la dimostrazione che la Banca
Centrale Europea è al servizio dei banchieri privati. D’altronde le soluzioni che si
discutono per la crisi greca e italiana, sono negoziate con le grandi banche che sono
creditrici della Grecia, del Portogallo, dell’Italia e della Spagna.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Intanto la Banca Centrale Europea ad agosto, in piena crisi, scrive al Governo italiano
per sollecitare un’ azione per ristabilire la fiducia degli investitori: ritagliare i salari alle
esigenze delle aziende, intervenire ulteriormente sul sistema pensionistico, sul
pubblico impiego e, se necessario, ridurre gli stipendi. Il consiglio, poi, è di intervenire
il prima possibile con decreto legge.
Con la migliore considerazione,
Mario Draghi e Jean Claude Trichet
MICHELE BUONO
E’ questo il compito della Bce?
GIANNI PITTELLA – VICE PRESIDENTE PARLAMENTO EUROPEO
No, è un intervento irrituale, naturalmente avviene perché c’è un vuoto, c’ è un vuoto
di governance economica a livello europeo e c’è un vuoto di direzione politica a livello
nazionale, ecco perché la Bce scrive. Il problema di fondo è: la Bce ha altre missioni ,
interviene lì dove c’è un vuoto di governance economica è questo il punto politico.
MICHELE BUONO
C’è comunque una situazione paradossale: nel momento in cui è stata creata la Bce si
è fatta anche attenzione di non interferire con la Bce, cioè a fare attenzione che i
governi nazionali non interferissero
GIANNI PITTELLA – VICE PRESIDENTE PARLAMENTO EUROPEO
Ora siamo al contrario, diciamo, è la Bce che interviene, che interferisce.
Ma la domanda è: la politica economica la deve fare la Banca Centrale Europea o la
deve fare l’Unione Europea? Questo è il punto fondamentale.
MICHELE BUONO
Cioè, che manca?
Andiamo con ordine
GIANNI PITTELLA – VICE PRESIDENTE PARLAMENTO EUROPEO
Manca un’Unione Europea che fa la politica economica, cioè il governo europeo
dell’economia e manca una vera unione fiscale.
I governi nazionali nella paura di cedere sovranità, si stanno facendo mettere i piedi
addosso.
MICHELE BUONO
Se un governo nazionale ad un certo momento segue questo tipo di prescrizioni, chi fa
a quel punto la politica, ma non solo la politica economica, cioè la politica in generale?
La fa quello Stato o …?
GIANNI PITTELLA – VICE PRESIDENTE PARLAMENTO EUROPEO
No assolutamente, è questo che dovrebbero capire i nostri governanti e devono
capirlo anche i cittadini. Occorre più Europa, più potere alle istituzioni
democraticamente elette, non alla BCE che non è una istituzione eletta.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
La speculazione internazionale ha buon gioco ad attaccare l’Europa perché è fragile e
ogni paese, non governando la moneta, ha delle difficoltà ad aggiustare il suo debito.
Ora, se l’Europa fosse un soggetto politico vero, con un unico bilancio, un’unica
politica fiscale, un’unica politica economica, estera, un unico esercito avrebbe un
indicatore economico superiore a quello degli Stati Uniti. Invece abbiamo un’unica
moneta, ma non uno stato… e allora, strada spianata all’avidità dei più forti.
Le storie che adesso vedremo sono 3: un americano che convinceva i paesi poveri ad
indebitarsi, un presidente africano assassinato e un cantante islandese che ha provato
a cambiare le carte in tavola.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Stati Uniti. Strade del New Hampshire. Qui abita un ex sicario dell’economia. E’ lui che
si definisce così. John Perkins, economista al servizio del governo del suo paese.
JOHN PERKINS
Prima erano le organizzazioni religiose a guidare il mondo, poi i governi. Ora è il
momento delle grandi corporations: controllano gli affari di tutto il mondo, hanno
relazioni con i cinesi, i taiwanesi, i palestinesi, pakistani, indiani… non importa chi
siano o no i politici o cosa fanno, loro vogliono risorse e mercati e faranno di tutto per
controllarli.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Parigi. Fidel Toe. Un tempo era ministro. Germaine Nassouri, alto commissario. Erano
i primi anni ‘80 e lavoravano in Burkina Faso con il presidente Thomas Sankara.
THOMAS SANKARA
Le origini del nostro debito risalgono al colonialismo. Quelli che ci hanno prestato
denaro, sono gli stessi che ci avevano colonizzato. Sono gli stessi che gestivano i
nostri stati e le nostre economie. Noi non centriamo niente con questo debito, quindi
non possiamo pagarlo.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E ancora un altro obiettivo: farcela da soli, bastare a se stessi e non prendere soldi
dalla Banca Mondiale e dal Fondo Monetario Internazionale.
GERMAINE NASSOURI – ALTO COMMISSARIO (1983-1987) BURKINA FASO
Se si dipende economicamente da qualcuno la tua parola non è più libera. Thomas
non voleva indebitarsi perché con quei tassi di interesse alla fine non sarebbe stato
possibile nemmeno pagare gli stipendi agli statali.
FIDEL TOE – MINISTRO DEL LAVORO (1983-1987) BURKINA FASO
Degli economisti ci spiegarono che non è mai successo che un paese si sia sviluppato
con i soldi del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Non appena vi
finanziano – ci spiegarono – vi presentano le condizioni: privatizzate questo,
privatizzate quello. E alla fine privatizzare vuol dire gettare tante persone sul lastrico:
si tagliano posti di lavoro, crescono i prezzi e il paese decade.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Parecchio più su nel mondo, quasi vicino al circolo polare artico, L’Islanda. Reykjavik.
Hordur Torfa, il cantante.
HORDUR TORFA – LEADER MOVIMENTO DI PROTESTA CITTADINI ISLANDESI
Non ricordo bene se era lunedì o martedì, ma le banche erano chiuse. Alle 4 del
pomeriggio il Primo Ministro comparve alla tv nazionale, pronunciò uno strano discorso
e alla fine disse : “Dio benedica l’Islanda”. La maggior parte delle persone non capì.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Ma capirono subito. Era il 2008 e il sistema finanziario islandese collassò. Fino a quel
momento sembrava che non dovesse mai finire di espandersi il settore generato da
tre grandi banche: credito facile, incrocio di azioni per aumentare il valore, conti
online in Inghilterra e Olanda a rendimenti altissimi.
HORDUR TORFA – LEADER MOVIMENTO DI PROTESTA CITTADINI ISLANDESI
Non potevamo starci. Ho preso una macchina e degli altoparlanti; ho chiesto a tutti di
aiutarmi per diffondere i messaggi attraverso la rete e facebook. Ci siamo ritrovati in
tanti a chiedere le dimissioni del Governo, del Consiglio della Banca Nazionale e le
dimissioni del Presidente dell’Authority finanziaria.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Il Presidente Sankara non volle indebitarsi e ci riuscì. Il Burkina Faso cominciò a
camminare sulle sue gambe facendosi bastare quello che aveva.
GERMAINE NASSOURI – ALTO COMMISSARIO (1983-1987) BURKINA FASO
Abbiamo organizzato i contadini in cooperative per renderli più forti a livello di
produzione e i commercianti in gruppi di consumo per realizzare al massimo il settore
e, contemporaneamente, abbiamo incitato la popolazione a consumare prodotti locali.
Con questo siamo riusciti a creare delle risorse.
MICHELE BUONO
E che ci avete fatto?
GERMAINE NASSOURI – ALTO COMMISSARIO (1983-1987) BURKINA FASO
Queste risorse le abbiamo investite nella scuola: la scolarizzazione è salita dal 16 al
28 percento. Abbiamo vaccinato 2 milioni di bambini e in 3 anni la speranza di vita è
passata da 47 a 50 anni. Abbiamo fatto delle economie e ci siamo riusciti.
MICHELE BUONO
Che significa “sicario dell’economia”? É questo il suo mestiere?
JOHN PERKINS
Fui arruolato come economista dall’Agenzia della Sicurezza Nazionale. Il mio compito
era quello di far indebitare i paesi che puntavamo- in Africa e in America Latinaproponendo
impianti industriali, o autostrade e poi, predisponendo una richiesta di
prestito alla Banca Mondiale. Soldi che prendevano le nostre organizzazioni per
iniziare i lavori. Ai paesi in questioni rimaneva solo un grande debito che non
riuscivano a ripagare. A questo punto ritornavo in quei paesi e dicevo “ ehi, non puoi
riparare il tuo debito? Allora vendi alle nostre Corporations a poco prezzo, il tuo
petrolio senza restrizioni sociali o ambientali o vota per noi nelle prossime elezioni alle
nazioni unite”.
MICHELE BUONO
Come faceva a convincere i suoi interlocutori?
JOHN PERKINS
La prima mossa è sempre quella della persuasione dei leader.
Dicevo “ehi Mr President … vedi … in questa tasca ho un paio di milioni di dollari per te
e la tua famiglia, ma se scegli di non partecipare, in quest’ altra tasca ho una pistola e
ti posso far fuori!”. I presidenti capivano molto bene.
MICHELE BUONO
E se non volevano capire?
JOHN PERKINS
Diversamente, entravano in azione gli agenti della CIA per rovesciare il governo o
assassinare i loro leader. E se andava male anche questa, tipo Saddam Hussein in
Iraq, entravano in azione i militari. Sono strategie legate più agli interessi delle
Corporations che non della Nazione.
MICHELE BUONO
E allora quando muoiono i soldati per chi muoiono?
JOHN PERKINS
I nostri soldati in Afghanistan, in Iraq o in altri posti, non stanno combattendo o
morendo per patriottismo; molti ci credono ma in realtà, servono gli interessi delle
Corporations.
THOMAS SANKARA (DISCORSO)
Signor Presidente, vorrei che fosse la conferenza a dire che non possiamo pagare il
debito per consacrare le nostre magre risorse a progetti di sviluppo. Se è solo il
Burkina Faso a dirlo, non sarò qui alla prossima conferenza!
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Tre mesi dopo il Presidente Sankara fu assassinato.
Fine del sogno di un paese che poteva bastare a se stesso.
MICHELE BUONO
Fu una coincidenza?
FIDEL TOE – MINISTRO DEL LAVORO (1983-1987) BURKINA FASO
Non credo che si sia trattato di una coincidenza, anche i francesi lo dicevano: Sankara
disturbava.
MICHELE BUONO
Qual è la sua opinione?
JOHN PERKINS
Si oppose pubblicamente al Fondo Monetario Internazionale, alle banche e ai sicari
dell’economia, quindi non mi sorprende che fu assassinato.
Sono esempi che servono a far capire a tutti gli altri che non la scamperanno se si
comporteranno nello stesso modo.
MICHELE BUONO
Fa ancora questo mestiere?
JOHN PERKINS
Ho capito di essere io stesso uno schiavo del sistema. Il mio mestiere, in giro per il
mondo, era di ridurre persone e Stati in schiavitù. Quando mi sono reso conto di
questo, sono tornato a Boston al mio quartier generale e mi sono dimesso.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
Intanto in Islanda a Reykjavik, i cittadini continuavano la protesta. Non volevano
assolutamente accettare di pagare di tasca propria quasi 6 miliardi di dollari a
investitori inglesi e olandesi per il crack bancario, come aveva stabilito il governo.
HORDUR TORFA – LEADER MOVIMENTO DI PROTESTA CITTADINI ISLANDESI
Noi non pagheremo per loro. É molto semplice.
È stato dimostrato che i responsabili svuotavano le banche e privatizzavano favorendo
i loro amici. Esigiamo che queste persone vengano giudicate in un tribunale e che
ridiano al Paese quello che gli hanno tolto nel più breve tempo possibile.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E così i cittadini islandesi, sono riusciti a far cadere il governo e ottenere 2 referendum
in cui ribadiscono di non voler essere loro a ripagare il debito.
MICHELE BUONO
Alla fine chi pagherà ?
ROBERT MARSHALL – DEPUTATO E PRES. COMMISSIONE GENERALE PARLAMENTO
ISLANDESE
Abbiamo negoziato con la proprietà della banca e abbiamo scoperto che ci sono
risorse sufficienti per pagare il debito. Quindi alla fine non sarà la Nazione a pagare,
ma le banche con le proprie risorse.
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E i cittadini ottennero anche di partecipare direttamente alla riscrittura della
Costituzione del Paese. Furono eletti 25 cittadini nell’Assemblea Costituente e il resto
del paese seguì e partecipò ai lavori attraverso la rete internet.
MICHELE BUONO
Avete trattato l’argomento banche nella Costituzione?
ASTROS SIGNYARDOTTIR – MEMBRO ASSEMBLEA COSTITUENTE ISLANDA
Sì, in un articolo si chiede al Parlamento di nominare una commissione che si occupi di
controllare e sorvegliare le banche e il sistema finanziario. E inoltre che il denaro dello
Stato non deve essere usato per salvarle.
DAVID HARVEY – ECONOMISTA SOCIOLOGO CITY UNIVERSITY OF NEW YORK
Non possiamo fare affidamento sul mercato che si regola da solo per uscire dal caos in
cui ci troviamo perché il mercato lavora in un modo egualitario, ma è il mondo che è
disuguale e quello che fa, è rendere i ricchi ancora più ricchi e tutti gli altri più poveri.
Non c’è nulla di più ingiusto di un trattamento egualitario, ma dei disuguali.
Effetto valanga fantascienza
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E Marvin Sellers di Tucson, Arizona?
Nel romanzo di fantascienza aveva perso il lavoro. Il frigorifero l’aveva restituito al
negozio. Intanto il negozio aveva chiuso, il paese era in recessione, ed era in
recessione tutto il mondo.
BRANO TRATTO DAL LIBRO “EFFETTO VALANGA” DI MACK REYNOLDS:
E’ colpa sua signor Sellers!
Lei due anni fa, e precisamente il 12 maggio, ha telefonato al negozio di
elettrodomestici Wilkins per restituire un surgelatore nuovo che aveva comprato da
poco. Signor Sellers, con quell’azione ha scatenato l’attuale crisi economica. E’ una
missione top secret questa!
MICHELE BUONO – FUORI CAMPO
E gli consegnò un fascio di banconote con l’ordine di andarsi a riprendere il
surgelatore.
… E fu così che il negozio riaprì, riaprirono le fabbriche, il Signor Sellers ritornò a
lavorare e l’economia americana finalmente ripartì. Il mondo fu salvo.
MILENA GABANELLI IN STUDIO
Come spesso accade, i romanzi di fantascienza anticipano i tempi. Dal frigo siamo
passati alla casa: non hai soldi? C’è la tua banca! Poi non ce la fai a pagare? Stavolta
però, non c’è lo stato a darti un rabbocco. Sul debito è cresciuta un’economia
vigorosa, i profitti sono finiti poi nelle mani di pochi ingordi, che si stanno mangiando
anche gli stati, grazie ad una politica o incapace o collusa.
L’esempio dell’Islanda è illuminante, anche se è un paese piccolo. Dimostra che i
cittadini, volendo, possono innescare un cambio di modello. Si può e si deve
pretendere di sapere tutto di colui a cui consegniamo le chiavi di casa: se è capace,
se è in conflitto, qual è il programma, altrimenti lui te la svaligia, e ti poi dice “aspetta
la ripresa dei mercati”.
[b]Per scaricare il testo dell’intera trasmissione in PDF:[/b][url]http://www.report.rai.it/dl/docs/1320007213673effetto_valanga_pdf.pdf[/url]
http://www.report.rai.it/dl/docs/1320007213673effetto_valanga_pdf.pdf
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