8363 RILANCIARE L’UNITA’ SINDACALE, UN VALORE IN SE’ TRASCURATO O SOTTOVALUTATO.

20101122 18:20:00 redazione-IT

[b]di Rino Giuliani[/b]

L’elezione di Susanna Camusso a Segretario Generale della CGIL, a ragione, ha suscitato molte aspettative dentro e fuori del sindacato.
Il primo e più antico sindacato dei lavoratori nato dal movimento operaio e socialista, un protagonista di prima grandezza nella storia della emancipazione del nostro paese, per la prima volta, ha un segretario donna alla guida di milioni di donne e uomini iscritti alla CGIL.
Questo primo dato che in assoluto rappresenta una scelta coerente con l’accresciuto ruolo delle donne nel sindacato si somma all’altro rappresentato dal percorso che l’ha fatta pervenire alla massima responsabilità nell’organizzazione: percorso caratterizzato da un forte e deciso gradualismo riformatore che è stato l’elemento distintivo dei gruppi dirigenti della CGIL che si sono succeduti nel tempo da Giuseppe Di Vittorio a Luciano Lama, da Fernando Santi, a Fausto Vigevani.

L’elezione di un Segretario Generale donna rappresenta la certezza che, nelle sue decisioni la CGIL ancor più sarà in grado ora di valorizzare il principio di eguaglianza nelle opportunità come anche Il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità, delle scelta di genere, dei diritti delle donne oggi, di nuovo rimessi in discussione da forze politiche che dalla commistione di ruolo fra stato e Chiesa pensano di trarre un perenne sostegno elettorale.
E’ aperta una partita importante con le rappresentanze degli imprenditori e con il governo.
Ora che le controparti datoriali del sindacato riconoscono che il paese è in crisi, si deve andare a discutere senza pregiudiziali. E’ alla fine che si vedrà e si valuterà l’esito della negoziazione. Di certo il mondo delle imprese che si attribuisce , a ragione, un ruolo nazionale e spesso si richiama alla responsabilità sociale dell’impresa, va messo alla prova dei fatti non solo verso i propri associati ma anche verso l’intero paese che è il loro non meno che dei lavoratori. Alzare il tiro chiedendo anche di non rincorrere il contingente e di non farsi immobilizzare dentro la stagione degli annunci elettorali governativi è un dovere per chi ha senso di responsabilità.
Sistema produttivo e welfare hanno bisogno di una rinegoziazione a tutto campo e di un accordo fra soggetti diversi per interessi rappresentati. Un patto sociale non leonino può ancora una volta assestare l’Italia per i prossimi anni su un terreno in cui i diritti dei lavoratori siano concretamente riconosciuti da un mondo delle imprese capace di capire e rispettare le ragioni del mondo del lavoro e di mediare le proprie rivendicazioni. Un mondo di regole deve sostituire gli ammiccamenti di un capo del governo "carismatico" oggi imprenditore fra imprenditori, domani artigiano, dopodomani operaio secondo il consolidato schema del populismo che, con l’appello al popolo ogni quattro anni, tende solo alla propria periodica riproduzione.
In questa fase appare essenziale avere chiarezza negli obiettivi, fare un uso ragionato della forza e non meri esercizi di potenza muscolare, avere sempre la consapevolezza del peso e della correlazione delle forze che in campo si misurano. All’interno della CGIL la più ampia discussione ma anche una grande unità intorno al Segretario Generale appare oggi particolarmente necessaria per rilanciare il sindacato su più impegnativi obiettivi.
Un quadro di riferimento così mutato in peggio sia dal versante del mondo del lavoro sia da quello dello stato sociale comporta un adeguamento dei soggetti della rappresentanza dei lavoratori anche dal punto di vista della loro vita interna: dalla formazione delle decisioni, alla selezione, alla modalità ed a tempi del ricambio dei gruppi dirigenti. Particolarmente in un sindacato che sin dalla sua nascita ha scelto di essere confederazione e non organizzazione tradeunionistica.
Oggi l’esigenza di garantire la negoziazione aziendale impone di rinnovare le RSU nei posti di lavoro del pubblico impiego avviando unitariamente le necessarie procedure.
Dopo molti anni dal loro insediamento, tuttavia all’interno della CGIL ed unitariamente andrebbe trovato il tempo per tirare il bilancio pluriennale del ruolo che svolgono le RSU sia in termini di rappresentanza che di prima sede di elaborazione di rivendicazioni e di piattaforme contrattuali. A partire dalle finalità più generali delle RSU che anche possono correre il rischio di trasformarsi in una componente della cogestione conservativa dell’esistente favorita anche, in alcuni casi, da un inadeguato turnover dei suoi componenti eletti.
Tuttavia il tema che, negli ultimi anni, per molte cause, non è stato considerato nella sua rilevanza strategica come sarebbe stato necessario, è quello della unità sindacale anche se non va sottaciuta l’importante unità d’azione di diverse categorie e , fra queste, con rilievo, quella dei pensionati che si sono impegnati in tutto il paese per portare avanti la contrattazione sociale che lo stesso ultimo congresso della CGIL ha ribadito essere essenziale.
Sarebbe un fatto importante se il tema dell’unità sindacale fosse messo tra i primi punti nella agenda della CGIL dei prossimi mesi. L’unità sindacale è un valore in sé che in questi anni è stato trascurato o sottovalutato per ragioni note, comprensibili ma non accettabili. E’tuttavia la CGIL deve assumersi il compito di rialzare per prima la bandiera dell’unità sindacale. La CGIL ha il compito storico di essere anche oggi quello che è stato fino ad oggi e cioè il grande protagonista sociale delle emancipazione dei lavoratori. Il sindacato cui ,peculiarmente , per storia e responsabilità storiche, spetta il maggior compito di promuovere e far raggiungere nel confronto e nella mediazione con le altre organizzazioni dei lavoratori, l’unità di tutti i lavoratori italiani.
Alcuni giorni or sono, qualche giorno prima di essere eletta Segretario Generale, rispondendo ad una domanda del direttore di Rassegna Sindacale che la intervistava: "Hai qualche speranza sul fronte dell’unità sindacale?"
Susanna Camusso, rispondeva :"L’unità sindacale è, per la CGIL, il suo dna, una scelta fondamentale" sottolineando tuttavia, non in termini ostativi, che "pensare che a breve ci sia una ricostruzione dell’unità mi pare difficile".
Il peggioramento delle relazioni fra CGIL, CISL e UIL e la consapevolezza dei tempi lunghi devono stimolare la ripresa di una discussione seria, di merito, dovrebbero stimolare una discussione del comitato direttivo della CGIL da subito su come consolidare l’unità d’azione e su come promuovere una grandissima iniziativa per avviare una discussione con CISL e UIL.
Una grande energia positiva può essere messa in circolo all’interno della CGIL suscitando le speranze delle giovani generazioni di lavoratori spesso incerti del futuro per la precarietà della loro condizione economica e sociale. Una generazione di nuovi quadri e dirigenti sindacali ,"la generazione dell’unità sindacale" perché vinca , dove la precedente generazione ha fallito, dando al paese un movimento sindacale unitario ed unito per cambiare ed unire il paese nella giustizia sociale, nella democrazia e nella attuazione dei principi della nostra costituzione. Divisi non si vince.
Già oggi una rafforzata unità d’azione appare necessaria per ottenere una contrattazione più partecipata e più favorevole ai lavoratori.
La contrattazione nazionale ma anche quella territoriale non sempre copre i lavoratori che le trasformazioni produttive e sociali hanno collocato ai margini o fuori della contrattazione nazionale o aziendale ma che, tuttavia. vanno contrattualmente garantiti.
Occorre dare risposte alla parcellizzazione del mercato del lavoro, alla precarietà, al moltiplicarsi delle tipologie contrattuali, alla difficoltà a contrattualizzare rapporti di fatto, spesso "faccia a faccia" come quello delle "badanti," che pure hanno un contratto nazionale,largamente inapplicato.
Guglielmo Epifani, il Segretario Generale che dopo la direzione di Cofferati molto caratterizzata dal suo protagonismo ha preceduto Camusso alla direzione della Confederazione, si è confrontato con un ciclo economico e con una temperie sociale assolutamente eccezionale operando con equilibrio e senso di responsabilità.
Forse sono mancate le condizioni oggettive forse soggettivamente è mancato il convincimento all’intero dell’intero gruppo dirigente della CGIL di poter scommettere sulla unità sindacale per più adeguatamente invertire tendenze involutive presenti nella società e nelle istituzioni pubbliche recuperando, in molte strategiche situazioni una unità di fatto che l’attivismo governativo aveva contribuito a ridurre quasi allo zero sul piano nazionale.
Qualcuno ha osservato come vi sia stato un problema di armonizzazione dei "caratteri" dei massimi dirigenti delle tre grandi confederazioni a loro volta distintamente e diversamente influenzati dalle dinamiche interne o dai richiami delle sirene governative. In realtà vanno armonizzate le ricette che le singole confederazioni hanno pensato per far uscire il paese dalla crisi grave in cui versa.
La carovana dell’unità sindacale potrà riprendere il suo cammino ?
Speriamo di poter dire che " il buon giorno non si vede dal mattino", atteso che la sera della storica elezione di Susanna Camusso il Segretario della CISL, l’amico Bonanni dopo aver detto di essere pronto a riprendere il confronto con la CGIL, purchè la stessa "riconosca l’identità e la forza della CISL", subito dopo se n’è andato ad un incontro separato con il governo.
Bonanni ha certamente ragione quando rivendica la pari dignità fra sindacati che sono stati e sono parte imprescindibile della ricostruzione della vita democratica del paese ma ne ha meno quando invoca rapporti di forza rivolgendosi sostanzialmente ad una collega Segretaria Generale della CGIL che prima ancora di essere eletta dentro una situazione difficile per i rapporti fra le rappresentanze sindacali dei metalmeccanici, ha voluto riconfermare senza riserve che" l’unità sindacale è il dna della CGIL".
Un valore in se accanto a quello dell’unità sindacale è quello dell’unità della CGIL. L’una e l’altra si tengono insieme e si legittimano a vicenda diversamente da collanti fasulli quale quello della vicinanza o lontananza da questa o quella forza politica. L’autonomia del sindacato dai partiti e dai governi- ai diversi livelli- deve ritornare ad essere nella coscienza di tutti gli iscritti della CGIL una orgogliosa rivendicazione d’identità.
Tutte queste cose le aveva già dette e praticate il socialista Fernando Santi , uno tra i più grandi dirigenti della CGIL e, purtroppo, tra i grandi dimenticati dal comitato promotore delle celebrazioni del centenario della CGIL, organizzazione, come è noto, fondata dai socialisti.
Oggi il largo spazio che Susanna Camusso ha scelto di dare all’obiettivo dell’unità sindacale nelle sue prime prese di posizione o nelle sue prime dichiarazioni, rappresenta, a nostro giudizio un positivo, coraggioso elemento di discontinuità, che rimuove inerzie e dinamizza la situazione e che può segnare e caratterizzare in modo inedito l’intero corso della prima Segreteria Generale a direzione femminile della CGIL.
Una citazione particolare merita una intervista rilasciata da Susanna Camusso al Corriere della Sera:
La Segretaria Generale della CGIL in una intervista del 26 giugno al Corriere della Sera nell’affermare di non essere favorevole ad una funzione imperativa dei governi sulle materie del lavoro ma solo a loro interventi atti a favorire soluzioni avanzate precisava " E’ questa una mia convinzione che deriva proprio dalla mia identità socialista alla quale sono rimasta fedele, mentre vedo che Sacconi è cambiato».
E’ ragione di soddisfazione constatare come la Camusso abbia voluto affermare di riporre la sua fiducia in quelle idee che sono state a fondamento della profonda trasformazione democratica della maggior parte dei paesi in cui il ruolo dei lavoratori ò cresciuto fino ad divenire determinante e che sono state in Italia la stella polare di generazioni di italiani delle diverse classi sociali che hanno avuto ed hanno cuore i diritti di coloro che vivono del proprio lavoro.
E’ significativo ricordare infine un’altra intervista rilasciata da Bruno Trentin al giornale L’Unità nel 2006 per il significato che assunse allora e per la circostanza in cui fu fatta.
Trentin , finita la sua lunga ed importante esperienza nella CGIL e, nella veste di dirigente dei DS, nella citata intervista al giornalista Ugolini ,rivendicando nel suo partito lo stesso rispetto del pluralismo culturale che aveva trovato ed alimentato in CGIL, affermava : "Vorrei poter morire socialista" a sostanziale chiusura di una sua osservazione sul fatto che non si può rappresentare tutti ma occorre "distinguere fra operai e banchieri, fra salario, profitto e rendita".

 

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