n°28 – 9/7/’22 – RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL’ESTERO

01 – Schirò (pd): il governo risponde a una mia interrogazione urgente sui servizi consolari. Occorrono risorse adeguate in bilancio per superare lo stato di emergenza
02 – La Marca (Pd) – interrogato il ministro degli affari esteri sull’omicidio in Messico di un connazionale. Cordoglio e vicinanza alla famiglia.
03 – Alfiero Grandi*: Autonomia differenziata: fermare il pericoloso Ddl Gelmini e aderire alla Pdl di iniziativa popolare.
04 – Schirò* (pd) – cittadini aire: interrogazione al ministro dell’interno sul rilascio della carta d’identità elettronica presso i comuni italiani.
05 – Schirò* (pd): continua l’equivoco della doppia tassazione delle pensioni italiane in Francia
06 – OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA-PNRR, promosso da Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Laudato Sii, Nostra* Su Gas e Nucleare l’Europa contraddice sè stessa, grave il voto del parlamento europeo.
07- Italiani all’estero, siglato accordo di collaborazione tra il MAIE e il partito del sindaco di Venezia.

 

01 – SCHIRÒ (PD): IL GOVERNO RISPONDE A UNA MIA INTERROGAZIONE URGENTE SUI SERVIZI CONSOLARI. OCCORRONO RISORSE ADEGUATE IN BILANCIO PER SUPERARE LO STATO DI EMERGENZA . LO STATO DI SOFFERENZA IN CUI VERSANO I SERVIZI CONSOLARI E LA SITUAZIONE INSOSTENIBILE CHE CITTADINI E IMPRESE ALL’ESTERO DEVONO AFFRONTARE OGNI VOLTA CHE HANNO BISOGNO DI RIVOLGERSI ALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE MI HANNO INDOTTA A PRESENTARE UN’INTERROGAZIONE URGENTE AL GOVERNO IN COMMISSIONE ESTERI, ALLA QUALE MERCOLEDÌ 6 HA RISPOSTO IL SOTTOSEGRETARIO DI STEFANO. 7 luglio 2022

L’ho fatto a distanza di alcuni mesi dalla risoluzione sui servizi consolari che io stessa ho promosso e sottoscritto e poi concordato, per competenza di commissione, con i colleghi di gruppo, con la quale si chiedeva un piano di emergenza per riassorbire i ritardi dovuti alla pandemia e un programma organico per recuperare il personale mancante, sia in organico che a contratto. L’ho fatto, inoltre, dopo avere presentato un ordine del giorno, accolto dal Governo, nel quale ho chiesto che i comuni rilascino la carta di identità elettronica anche agli iscritti AIRE, in modo da alleggerire i consolati e velocizzare l’acquisizione, anche al fine da accelerare la richiesta dello SPID.

In particolare, ho chiesto con urgenza al Governo, anche in considerazione della petizione popolare diffusa in Svizzera sull’aumento dei funzionari itineranti e delle assunzioni di personale a contratto, di prevedere fin da ora maggiori risorse in bilancio dirette ad assicurare un numero di assunzioni di personale delle aree funzionali e di personale a contratto in misura tale da avviare una significativa reintegrazione del personale mancante, di favorire in dialogo con il Ministero dell’Interno (anche con una diversa interrogazione che sarà tra poco discussa) per il rilascio della Carta di identità elettronica nei comuni anche agli iscritti AIRE, di estendere e semplificare l’utilizzazione dei sistemi elettronici di accesso ai servizi, con particolare riferimento alle procedure di richiesta dello SPID.

Il Sottosegretario Di Stefano, dopo avere riconosciuto il peso obiettivo della situazione descritta, ha dato notizia che nello scorso anno si è concluso il concorso per l’assunzione di 200 terze aree funzionali e che entro l’anno dovrebbe concludersi quello per 400 seconde aree funzionali, da destinare soprattutto alle sedi disagiate. Ha ricordato, inoltre, che dal 2012 ad oggi, il livello del contingente degli assunti a contratto è passato da 2.532 a 3.100 unità Egli ha dovuto ammettere, tuttavia, che pur essendo finalmente saltato il blocco delle assunzioni, i nuovi assunti non sono riusciti ancora a colmare i vuoti in organico dovuti ai pensionamenti. Il Sottosegretario, infine, ha dato notizia che pur registrando un rafforzamento della digitalizzazione dei servizi, sarà chiesto lo slittamento del termine del 31-12-’22 per l’accesso ai servizi online della Farnesina esclusivamente con identità digitale.

A fronte di un quadro ancora aperto a troppe variabili, pur dando atto degli sforzi che si stanno facendo a fronte delle limitate risorse disponibili, nella mia replica non mi sono potuta dichiarare soddisfatta, né lo potrò fare in futuro, finché le misure in corso di applicazione e quelle programmate non avranno una concreta ricaduta sulla condizione reale dei connazionali, che resta sofferta e non sostenibile nei termini attuali.
*(Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42
00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193 – Cellulare segreteria 3394455531

 

02 – LA MARCA (PD) – INTERROGATO IL MINISTRO DEGLI AFFARI ESTERI SULL’OMICIDIO IN MESSICO DI UN CONNAZIONALE. CORDOGLIO E VICINANZA ALLA FAMIGLIA.
Il connazionale Raphael Alessandro Tunesi è stato ucciso a colpi di arma da fuoco a Palenque, località dove viveva, venerdì scorso. La Procura generale dello Stato meridionale messicano del Chiapas ha dichiarato che Tunesi, imprenditore e proprietario dell’hotel Quinta Chanabnal, era al volante della sua macchina quando è stato attaccato da un commando di sicari in moto che gli hanno sparato da distanza ravvicinata su una strada sterrata non lontano dalla scuola ‘La Escriba’ di Palenque dove stava recandosi per prendere le sue figlie.

“Raphael Alessandro Tunesi, che viveva in Chiapas da diversi anni con la sua famiglia, era un profondo e stimato conoscitore della cultura Maya ben integrato nel tessuto sociale, economico e culturale messicano. Il suo omicidio è una ferita per tutta la nostra comunità in Messico, preoccupata per il crescente numero di episodi di violenza che hanno visto coinvolti, in questi ultimi anni, anche nostri connazionali. Appena un anno fa, sempre in Chiapas, fu brutalmente ucciso il cooperante bresciano Michele Colosio”, ha dichiarato l’on. La Marca.

“Con l’interrogazione che ho depositato questa mattina – certa comunque della massima attenzione dedicata al caso dalla nostra Ambasciata a Città del Messico – chiedo al governo di intraprendere, nelle relazioni bilaterali con il Messico, tutte le iniziative di competenza affinché sia fatta luce sul grave episodio, venga garantito il più rapido e attento svolgimento delle indagini e, nel contempo, la necessaria sicurezza dei nostri connazionali residenti Messico”.
*(On./Hon. Francesca La Marca, Ph.D. CAMERA DEI DEPUTATI Ripartizione Nord e Centro America – Electoral College of North and Central America)

 

03 – ALFIERO GRANDI. AUTONOMIA DIFFERENZIATA: FERMARE IL PERICOLOSO DDL GELMINI E ADERIRE ALLA PDL DI INIZIATIVA POPOLARE . IL DISEGNO DI LEGGE GELMINI È INACCETTABILE E VA FERMATO. È stato un grave errore consentire al governo di introdurre all’ultimo istante come legge collegata al Def, e quindi alla legge di Bilancio, un disegno di legge sull’Autonomia Regionale Differenziata, di cui il governo stesso non aveva mai discusso, nessuno sapeva nulla, tranne la ministra Gelmini che lo ha elaborato in totale segretezza insieme a pochi presidenti di Regione. Un metodo degno dei servizi segreti, non di un ministro. Una legge collegata vuol dire che il governo si impegna a fare approvare, con le blindature proprie della legge di bilancio, questo provvedimento. In altre parole, un impegno preso al buio e a cui la ministra responsabile ha risposto preparando una polpetta avvelenata, con la complicità dei presidenti citati.
La maggioranza che sostiene questo governo sembra avere sottovalutato che è in corso da tempo una pressione della Lega, in particolare dei presidenti (non governatori, che in Italia non esistono) di Veneto e Lombardia, e di altri settori politici, a partire dal presidente della Regione Emilia Romagna, per arrivare ad un provvedimento di legge che trasferisca poteri e soprattutto risorse ad alcune regioni su materie che invece debbono restare ad ogni costo unitarie e nazionali, come certamente deve avvenire per scuola, università e ricerca. Anche l’ambiente, l’energia, le grandi infrastrutture nazionali, le comunicazioni fondamentali non sono frazionabili a piacere.
La solita “manina” ha scritto all’ultimo momento questo impegno al numero 1 ed è giunto il momento per la maggioranza di parlare chiaro e pronunciarsi senza equivoci, prima che sia troppo tardi. Non è vero che i referendum di Lombardia e Veneto hanno detto sì a questa svolta. La Corte costituzionale ha bocciato i quesiti secessionisti e perfino il voto della maggioranza degli elettori del Veneto ha chiesto solo più autonomia, ovviamente nel rispetto delle scelte nazionali. Del resto, una Regione, anche volendo, non può rescindere unilateralmente i legami con il resto della nostra Repubblica, né in toto né in parte, perché restano decisioni attribuite a tutto il corpo elettorale nazionale.
La furbata, in questo caso, inizia attribuendo ai referendum regionali un significato simil secessionista per ottenere poteri oltre i confini costituzionali, o almeno interpretandoli ben oltre il significato che possono assumere e soprattutto attribuendo la decisione fondamentale ad un accordo diretto tra i 2 esecutivi, il governo da un lato e la presidenza della Regione interessata dall’altro, per arrivare ad un provvedimento deciso tra “simili” che dopo diventerebbe impossibile modificare senza l’accordo di entrambi gli esecutivi: nazionale e regionale. Una vera e propria blindatura. Hanno ragione Bersani ed Errani, predecessori dell’ineffabile Bonaccini, che questo percorso taglierebbe fuori dalle decisioni il parlamento, il cui ruolo verrebbe relegato al solo accettare o respingere l’accordo raggiunto tra gli esecutivi, ovviamente facendo balenare per convincerlo il ricatto della caduta del governo e del voto anticipato.

Questo accordo tra il governo e la singola Regione non potrebbe neppure essere sottoposto a referendum abrogativo perché considerato alla stregua di un accordo tra governo e rappresentanti di una confessione religiosa, cosa obiettivamente lontana dalla realtà, a meno di considerare la secessione totale o parziale di una o più regioni una religione. È vero, l’errore ha radici antiche e multiple. Risale alla formulazione del titolo V adottata nel 2001 dalla maggioranza di centrosinistra, poco prima delle elezioni politiche, che si è rivelata – come molte delle modifiche alla Costituzione del 1948 – verbosa e sbagliata, dando per di più vita a un contenzioso senza fine presso la Corte costituzionale tra Regioni e Stato sui poteri concorrenti. Questa accentuazione esasperata del decentramento dei poteri verso le Regioni contraddice anche la lettera del titolo V del 2001 perché relega in una posizione subalterna i Comuni, il cui ruolo nel rapporto diretto con le comunità dei cittadini è insostituibile. L’autocritica sarebbe sempre utile.

Comunque sia l’esperienza del Covid ha messo a nudo che la regionalizzazione della gestione della sanità ha finito con il dare vita a veri e propri sistemi sanitari regionali, molto diversi tra loro, i cui difetti sono tra le cause non secondarie delle enormi difficoltà ad affrontare una pandemia inquietante e non risolta come il Covid nelle sue diverse evoluzioni. Chi ha distrutto la medicina di base a favore del privato ha creato le basi per una pressione insostenibile verso gli ospedali e ha avuto una scarsa capacità di attuazione delle misure sanitarie contro la pandemia decise con i provvedimenti di emergenza, creando ulteriori diseguaglianze tra i cittadini del nostro paese, che a seconda della residenza hanno finito per avere diritto a sistemi di cura molto diversi tra loro.

Non si tratta più solo di quello che è stato chiamato, in modo dispregiativo, turismo sanitario dal Sud al Nord alla ricerca di cure adeguate, che ha portato a dilatare le sedi di cura del Nord per ottenere introiti extra anziché portare esperienze e know how dove ce n’è bisogno. Ma di un diverso diritto alla salute a seconda della propria collocazione territoriale. Eppure, tante esperienze per fare fronte ai momenti difficili della pandemia, portando malati da un capo all’altro dell’Europa, dovrebbe avere insegnato che occorre aprirsi e non chiudersi nel proprio orto di casa per fare fronte a nuove sfide. Anzi, semmai è l’Europa che ha giocato un ruolo importante nel procurare strumenti di contrasto alla pandemia.

L’esperienza fatta nel settore della sanità consiglia di tornare ad un vero sistema sanitario nazionale, la cui regionalizzazione ha creato tali diversificazioni da prefigurare diversi sistemi sanitari regionali con conseguenti diritti esigibili diversi tra i cittadini a seconda delle regioni di appartenenza. Basta pensare al settarismo ideologico che ha portato alcune regioni a ritardare e contrastare in ogni modo la possibilità di malati che hanno deciso di morire, perché ridotti in condizioni di vita inaccettabili, di essere costretti a scegliere di morire con sedazione profonda per gli ostacoli frapposti alla attuazione delle leggi. Oppure atteggiamenti estremisti antiaborto che ricordano le tremende differenze che stanno emergendo tra gli stati americani, solo che in Italia non esiste la stessa forma istituzionale.

Scuola, Università, Ricerca debbono essere visti come la sede di un diritto fondamentale di tutti i cittadini (o futuri tali) per avere la possibilità di arrivare fino al massimo grado di istruzione. La Repubblica ha l’obbligo di rimuovere le disuguaglianze che impediscono ai cittadini di esercitare questi diritti fondamentali, comprese le differenze territoriali che non sono certo secondarie. Va sottolineata l’importanza della scelta delle organizzazioni più rappresentative della scuola di sostenere la proposta di legge di iniziativa popolare per modificare gli articoli 116 e 117 della Costituzione, evitando in questa fase di imbarcarsi in una complicata modifica di tutto il titolo V.

Questa proposta di legge di iniziativa popolare costituzionale, primo firmatario Massimo Villone, ben scritta e compatta, ha l’obiettivo di rimuovere i difetti pericolosi del titolo V che consentono a chi vuole stravolgere il nostro sistema politico e sociale di muoversi in una linea pericolosa. Questa proposta di legge ha il sostegno di oltre un centinaio di professori di diritto costituzionale, di intellettuali di varie discipline, del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale e punta a evitare che la semplice cancellazione del terzo comma dell’articolo 116 lasci in vita il non meno pericoloso articolo 117, che elenca la pletora di poteri concorrenti che potrebbero sempre essere oggetto di una forzatura per arrivare a passare poteri dallo stato alle Regioni senza neppure la possibilità di una norma di tutela dell’interesse nazionale.

Nel 2001 fu un errore cancellare la priorità dell’interesse nazionale che c’era nel testo costituzionale precedente, relegato ad un intervento per correggere dopo o in forza di poteri eccezionali come nel caso della pandemia. La proposta di legge di iniziativa popolare, già depositata in Cassazione e sotto la quale presto inizierà la raccolta delle firme, affida un ruolo decisivo al parlamento per decidere che i poteri delegabili riguardano particolarità regionali non le scelte nazionali e puntano ad eliminare la legislazione concorrente inerente scelte e diritti fondamentali della Costituzione. Inoltre, dovrà essere sempre possibile ricorrere sia al referendum confermativo iniziale, come per le norme costituzionali che all’abrogazione attraverso referendum nazionale delle norme relative al decentramento dei poteri alle regioni. Non basta la definizione dei Lep, di cui si parla da almeno venti anni a proposito e a sproposito. Occorre definire livelli uniformi di prestazioni che riguardano diritti fondamentali in tutto il territorio nazionale, esigibili da tutti i cittadini, in qualunque parte del territorio nazionale, superando la spesa storica e individuando gli interventi di riequilibrio a favore delle aree più disagiate.

La proposta di legge di iniziativa popolare punta a raccogliere 50.000 firme per essere presentata al Senato, il cui regolamento garantisce che venga discussa in aula nel giro di qualche mese, come è già avvenuto per la continuità territoriale da inserire in Costituzione per superare lo svantaggio dell’insularità. Questo costituirebbe un controcanto di rilievo all’asse Gelmini/Zaia/Bonaccini. Naturalmente la proposta verrà presentata anche alla Camera, ma il suo impatto parlamentare per regolamento è meno certo che al Senato. Un dibattito pubblico obbligherebbe tutti i partiti e i singoli parlamentari a discutere e a decidere in merito ad una proposta che ha l’obiettivo di porre il problema in modo da costringere tutti ad assumersi le loro responsabilità.

Non basterà da sola a fermare il disegno di legge della Gelmini che è evidentemente stato concordato con settori della Lega e delle Regioni interessate con l’obiettivo di forzare proprio in questa fase finale della legislatura per avviare l’agognato disegno presecessionista vagheggiato da Zaia e c. Non ha torto Viesti quando parla di tentata secessione dei ricchi. Si tratta infatti di un tentativo delle regioni che si ritengono economicamente più forti di ottenere la possibilità di fare da sole, in rapporto con altre aree d’Europa a cui guardano come riferimenti, lasciando al loro destino le regioni con maggiori difficoltà.

Non si rendono conto che il mondo sotto la pressione della guerra sta cambiando con grande rapidità e siamo al limite di una crisi economica e sociale grave, molto di più di quelle del 2008 e del 2020, che sta ridisegnando l’Europa e il mondo. Il fai da te regionale è semplicemente patetico nel nuovo quadro mondiale. Perfino l’Europa fatica a trovare un ruolo adeguato e autonomo in questa situazione, l’idea di ritagliarsi uno spazietto territoriale è subalterna e perdente, dall’ambiente che è problema globale, al futuro economico che dovrà confrontarsi con sconvolgimenti che neppure siamo in grado di valutare.

Atteggiamenti lassisti verso le richieste dei fautori di un regionalismo senza rete sono fuori da ogni possibilità di risposta reale ai problemi di fondo, a partire dalle scelte pace o guerra, blocchi contrapposti o dialogo.

Occorre unire le energie che contrastano il disegno che ciecamente punta a creare isolotti sparsi nel mare di un mondo difficile e pericoloso.

Occorre unire le energie che contrastano il disegno di legge Gelmini per bloccarlo e risalire la china di un PNRR e di uno sviluppo che ha proprio nella mancanza di interventi adeguati nelle aree più deboli il suo tallone di Achille. L’adesione alla Proposta di legge è aperta, il sostegno non può che essere iniziativa politica. La ministra Carfagna aveva dato l’impressione di volere rappresentare il Mezzogiorno ma a ben vedere per ora si è accontentata di valorizzare i Lep nella versione di un paio di circoscritte eccezioni che non possono rappresentare in alcun modo un modello per il resto dei problemi da affrontare, che comporterebbero uno spostamento di risorse formidabile a danno del Mezzogiorno.

Carfagna dovrebbe associarsi al ministro Speranza che ha dichiarato che voterà contro il ddl Gelmini, se mai arriverà in Consiglio dei Ministri. In ogni caso i parlamentari debbono bloccare questa deriva pericolosa e inaccettabile.

Il disegno di legge su cui inizia la raccolta delle firme ha l’ambizione di dare un quadro chiaro delle ragioni che rendono inaccettabile qualunque tentativo più o meno mascherato di secessione nel nostro paese ed è una grande occasione per sviluppare qualcosa di più di un rifiuto ma affrontando con serietà e competenza i nodi politici e istituzionali che l’autonomia differenziata pone a tutti.
Zaia ha scritto un libro: Ragioniamoci. D’accordo, ragioniamoci ed evitiamo forzature e furbate come il disegno di legge Gelmini che deve essere collocato nel posto giusto: il cestino della stori
*( Alfiero Grandi da JobNews)

 

04 – SCHIRÒ (PD) – CITTADINI AIRE: INTERROGAZIONE AL MINISTRO DELL’INTERNO SUL RILASCIO DELLA CARTA D’IDENTITÀ ELETTRONICA PRESSO I COMUNI ITALIANI
La rete consolare da alcuni anni sperimenta una crescente difficoltà nel rispondere alla domanda di servizi dei cittadini residenti all’estero e delle imprese impegnate in percorsi di internazionalizzazione. Per questa ragione, mi sono ripetutamente fatta interprete del profondo disagio esistente nelle comunità italiane all’estero sollecitando il Governo a fronteggiare la situazione con mezzi straordinari e adeguati.

In questo contesto, al fine di alleggerire il lavoro nei consolati ed accelerare i tempi divenuti ormai insostenibili per il rilascio dei documenti di identità e di viaggio – una delle maggiori apprensioni per i nostri connazionali soprattutto in Europa – ho chiesto che i Comuni fossero autorizzati alla emissione della carta di identità elettronica (Cie) anche agli iscritti nei propri elenchi AIRE. Tale ipotesi, insistentemente sollecitata dai nostri connazionali residenti all’estero, è stata oggetto di un mio ordine del giorno accolto dal Governo il 23 luglio 2021.

A distanza di un anno dall’approvazione dell’odg, ho depositato in Commissione Affari costituzionali, il 6 luglio scorso, una interrogazione indirizzata al Ministro dell’Interno per sapere quali passi sono stati fatti nella direzione auspicata dall’odg e quali ostacoli impediscono ancora adesso che i Comuni rilascino agli iscritti AIRE chene facciano richiesta la Carta d’identità elettronica.
*(Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42 – 00186 ROMA)

 

05 – SCHIRÒ (PD): CONTINUA L’EQUIVOCO DELLA DOPPIA TASSAZIONE DELLE PENSIONI ITALIANE IN FRANCIA
Un recente chiarimento dell’Agenzia delle Entrate infatti (Principio di diritto n. 2 del 6 luglio 2022) ribadisce quella che noi riteniamo essere una interpretazione sbagliata e assurda dell’articolo 18 della Convenzione contro le doppie imposizioni fiscali tra Italia e Francia che prevede al paragrafo 1 la regola universale stabilita dal modello Ocse e cioè che le pensioni private pagate ad un residente di uno Stato sono imponibili soltanto in quello Stato, e cioè solo nello Stato di residenza, mentre il successivo paragrafo 2 stabilisce invece, inspiegabilmente e incomprensibilmente, che le pensioni ed altre somme pagate in applicazione della legislazione sulla “sicurezza sociale” di uno Stato sono inoltre imponibili nello Stato che eroga i trattamenti pensionistici, con applicazione quindi del principio della tassazione concorrente della prestazione in entrambi i Paesi contraenti.

Su questa questione avevo presentato l’anno scorso una puntuale e dettagliata interrogazione al Ministro del Lavoro chiedendo dei chiarimenti, ma finora non ho mai ricevuto risposta. Si tratta di un grave problema che interessa migliaia di pensionati italiani residenti in Francia i quali vengono tassati due volte e non possono usufruire – nonostante l’esistenza di un accordo fiscale contro le doppie imposizioni – di un credito di imposta che copra l’intero ammontare della imposta italiana eccedente l’imposta francese (imposta storicamente più bassa di quella italiana).

Ora l’Agenzia, stimolata chissà da cosa e da chi, fornisce un “chiarimento” che è invece frutto di una grave equivoco interpretativo sul significato che i negoziatori della convenzione volevano originariamente dare al termine “sicurezza sociale”. L’Agenzia infatti con il Principio di diritto n. 2 del 6 luglio 2022 sostiene in sostanza nuovamente che nel caso di pensionati residenti in Francia, occorre fare riferimento all’articolo 18, della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra l’Italia e la Francia, firmata a Venezia il 5 ottobre 1989 e ratificata con legge 7 gennaio 1992, n. 20, secondo cui le prestazioni di “sicurezza sociale” sono tassabile in entrambi gli Stati e che per prestazioni di sicurezza sociale si intendono quelle concordate tra i due Paesi in un protocollo amichevole che risale all’anno 2000 dove l’Italia ha inserito nel concetto di “sicurezza sociale” le pensioni di invalidità, di vecchiaia e ai superstiti, erogate per i lavoratori dipendenti dall’Inps, per i lavoratori dello spettacolo dall’Enpals, per i dirigenti delle imprese industriali dall’Inpdai, per i giornalisti dall’Inpgi e per tutte le altre professioni indipendenti dai relativi Enti.

In pratica quasi tutte le pensioni italiane private erogate in Francia, nonostante il primo paragrafo dell’articolo 18 dica che le pensioni private devono essere tassate nel Paese di residenza, sono tassate anche in Italia.

Per quale motivo? Mistero, visto che il Governo non risponde alle interrogazioni in materia. Noi fermamente crediamo (a rigor di logica e visto che quasi tutte le convenzioni fiscali stipulate dall’Italia prevedono – come indicato dal modello Ocse – che le pensioni private debbano essere tassate dal Paese di residenza e non da quello erogatore) che negli anni ’80 i negoziatori con il termine “sicurezza sociale” inserito nel secondo paragrafo dell’articolo 18 – e quindi come eccezione dopo aver asserito nel primo paragrafo la regola della tassazione nel Paese di residenza – intendevano le prestazioni assistenziali, come l’integrazione al minimo e le maggiorazioni sociali, per le quali avrebbe avuto un senso logico tassarle in Italia.

Ma tant’è… La saga continua e a rimetterci tempo e denaro sono i pensionati italiani del settore privato residenti in Francia.

Da parte mia continuerò a chiedere al Governo e ai Ministeri competenti di avviare nuovi negoziati con la controparte francese per la modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni fiscali attualmente in vigore – anche tramite uno scambio di lettere come previsto dalla Convenzione vigente – in modo tale che tale Convenzione sia uniformata al modello Ocse adottato dall’Italia per quasi tutte le convenzioni contro le doppie imposizioni fiscali, per tutelare al meglio i diritti fiscali dei connazionali pensionati del settore privato residenti in Francia e per eliminare così le cause (in particolare, il comma 2 dell’articolo 18) che determinano l’assurdo e ingiusto fenomeno della doppia tassazione delle pensioni.
*(Angela Schirò – Deputata PD – Rip. Europa – Camera dei Deputati – Piazza Campo Marzio, 42
00186 ROMA – Tel. 06 6760 3193 – Cellulare segreteria 3394455531 Email: schiro_a@camera.it)

 

06 – SU GAS E NUCLEARE L’EUROPA CONTRADDICE SÈ STESSA, GRAVE IL VOTO DEL PARLAMENTO EUROPEO. OSSERVATORIO SULLA TRANSIZIONE ECOLOGICA-PNRR, PROMOSSO DA COORDINAMENTO PER LA DEMOCRAZIA COSTITUZIONALE, LAUDATO SII, NOSTRA*

Il Parlamento europeo ha respinto a maggioranza una mozione che puntava a capovolgere la decisione della Commissione Europea di includere gas e nucleare nell’elenco delle fonti rinnovabili, riconoscendole quindi come attività finanziabili. Ancora miliardi di euro alle fonti fossili come il gas e al nucleare che è pericoloso.
La maggioranza del parlamento ha votato sotto la pressione dei potentati economici, finanziari e politici che, mentre la crisi climatica diventa sempre più grave, pensano solo ai loro guadagni ed interessi, senza riguardo alle conseguenze ambientali.
Addirittura hanno fatto delle conseguenze della guerra in Ucraina l’occasione per rilanciare i loro affari ed interessi, come dimostra anche il tentativo, purtroppo appoggiato dall’Italia, di rinviare di anni la dismissione della produzione di nuovi veicoli a motore basati sulle fonti fossili.
La tassonomia europea è l’elenco delle attività energetiche considerate sostenibili dal punto di vista ambientale con l’obiettivo di orientare gli investitori privati, la finanza europea e internazionale, gli interventi pubblici dell’Europa e nazionali. Gli impianti a gas avviati entro il 31 dicembre 2030 potranno di fatto aggirare le nuove restrizioni previste. I nuovi impianti nucleari potranno essere costruiti entro il 2045 ed entro il 2040 ampliati quelli esistenti, mentre gli Stati dovranno attivare un impianto di smaltimento dei rifiuti ad alta radioattività solo entro il 2050. La Commissione europea consente a tutti i nuovi impianti e a quelli esistenti di operare da quando i permessi verranno rilasciati e i finanziamenti incassati. Di fatto un permesso al buio.

La maggioranza europea favorevole a gas e nucleare è composta anzitutto da gruppi politici tradizionalmente posizionati a destra dello schieramento politico e dai liberali di Renew Europe. A favore di gas e nucleare gli eurodeputati eletti in Italia di Lega, Fdi, FI e Italia Viva, mentre hanno votato contro M5S, Pd e Verdi, astenute le due elette oggi con Di Maio, assente Calenda.

Questo voto conservatore e contro il clima del parlamento europeo, che ha perso l’occasione di ribaltare la decisione della Commissione Europea, viene considerato molto grave dall’Osservatorio sulla Transizione Ecologica-PNRR che insieme a tanti altri ha fatto di tutto per impedire questa decisione, compresa una petizione che ha raccolto oltre 160.000 firme. Questa decisione riporta il dibattito sul clima indietro di decenni.
Solo il Parlamento poteva opporsi alla Commissione e costringerla a ritirare la sua posizione. La conferenza di Glasgow, gli impegni del G20 sono stati contraddetti clamorosamente proprio da chi solo alcuni mesi fa aveva affermato la priorità del clima. La guerra in Ucraina è stata l’occasione per passi indietro clamorosi.
Mentre il clima dimostra ogni giorno il suo impazzimento fuori controllo, le sedi politiche e istituzionali che si erano impegnate a metterlo al primo posto hanno colto l’occasione della guerra per un clamoroso capovolgimento di posizioni.
Si poteva e doveva puntare tutto sulle energie rinnovabili, invece ora c’è la ricerca spasmodica del gas e il rilancio del carbone, dando vita ad una nuova epoca di attacco al clima, ignorando gli allarmi degli scienziati.
Per quanto riguarda il nucleare non solo è in vista una crisi del materiale fissile, ma adesso il parco nucleo-elettrico francese sta andando in tilt per la siccità, mentre la sicurezza delle centrali non ha fatto passi avanti perché la tecnologia di fondo resta la stessa e i depositi delle scorie, soprattutto di quelle pericolose, restano un problema non risolto.
Il governo lussemburghese, quello austriaco e Greenpeace, hanno annunciato di essere determinati a chiedere l’intervento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento di questa decisione su gas e enucleare. L’Osservatorio plaude a questa determinazione ed è pronto a partecipare a questa iniziativa.
C’è un patto scellerato tra interessi finanziari ed economici, a partire dalle grandi compagnie che dominano il mercato dei fossili, contro il clima e una Commissione europea debole, incapace di resistere alle lobbies, e i governi nazionali che guardano solo al (presunto) interesse immediato, fingendo di ignorare gli effetti devastanti sul clima di questa tassonomia europea, di fatto alternativa agli investimenti a favore di nuove modalità energetiche compatibili con il clima.
Un folto gruppo di ragazze e ragazzi ha presidiato per giorni il parlamento a Strasburgo. Guardiamo a loro con speranza e ci auguriamo che siano l’avanguardia di una grande mobilitazione che deve ripartire prima possibile, perchè è in gioco il futuro di tutti. Il voto del parlamento europeo è un colpo di coda della vecchia Europa degli interessi e del lobbismo, in gioco c’è il senso stesso dell’Unione europea.

Non bisogna arretrare. Non bisogna scoraggiarsi. Occorre rilanciare la mobilitazione.
La crisi climatica, purtroppo, dimostrerà che avevamo ed abbiamo ragione e chi ha scelto gas e nucleare si è assunto gravi responsabilità.
*(Mario Agostinelli, Alfiero Grandi, Jacopo Ricci, Massimo Scalia Coordin. Scientifico, 8/6/2022)

 

07 – ITALIANI ALL’ESTERO, SIGLATO ACCORDO DI COLLABORAZIONE TRA IL MAIE E IL PARTITO DEL SINDACO DI VENEZIA.
“Con questo accordo di collaborazione il MAIE rafforza la sua presenza in Parlamento, così come i suoi rapporti politici a livello nazionale e internazionale”, dichiara il senatore Merlo, presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero
E’ stato siglato a Palazzo Madama un accordo di collaborazione tra il MAIE di Ricardo Merlo e Coraggio Italia, il partito guidato da Luigi Brugnaro, da poco indicato come il sindaco più apprezzato d’Italia dal Governance Poll 2022. https://www.facebook.com/BrugnaroSindaco/videos/440992487605681
Al Senato la componente è costituta da Marinella Pacifico, Riccardo Merlo e Andrea Causin.
“Gli italiani all’estero sono gli ambasciatori dell’Italia migliore, quella dell’impresa, della cultura del lavoro, che non si rassegna al declino e alla burocrazia”, si legge in un comunicato di Coraggio Italia.
Soddisfatto il presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero: “Con questo accordo di collaborazione il MAIE rafforza la sua presenza in Parlamento, così come i suoi rapporti politici a livello nazionale e internazionale”, dichiara il senatore Merlo.
L’accordo con Brugnaro, che al governo di una città così importante – a livello nazionale e mondiale – come Venezia, contribuisce a rendere ancor più protagonista il MAIE, anche in vista delle Politiche 2023.
Inoltre, senza mai dimenticare i nostri fratelli italiani nel mondo, il Movimento Associativo, come conseguenza di questo accordo con Brugnaro, sta già valutando soluzioni adeguate da proporre al sindaco per fare sì che gli italiani all’estero abbiano la possibilità di visitare la meravigliosa città di Venezia potendo godere di agevolazioni e vantaggi.
(Fonte: ItaliaChiamaItalia)

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