20080516 19:33:00 redazione-IT
Tutte le volte che nasce un nuovo governo, scattano due concorsi ugualmente importanti per gli italiani all’estero, seppure senza premi, se non quello di capire di che vita vivremo. Uno è il totoministri e coinvolge tutti i cittadini, ovunque si trovino. L’altro è il totocarica: avremo un Ministro, un Vice Ministro o un sottosegretario per gli italiani nel mondo? Notate bene “per gli” e non “degli” italiani nel mondo. La speranza di essere rappresentati al Governo da uno dei nostri eletti rimane tale, malgrado le richieste, gli appelli e le strida di tutti noi. Prima ancora del “chi”, infatti, il nuovo governo deve decidere il “cosa”, inteso come mandato, poteri, visibilità, contorno di funzionari e consulenti, mezzi – anche finanziari – a disposizione.
Dal 1991 ad oggi il CGIE ha vissuto tutte le possibili situazioni e conosce i pro e i contro di ognuna di esse. Dal 1991 al 1998, con la vecchia legge istitutiva, il Ministro degli Esteri era – come ora – il Presidente del CGIE, ma non esisteva ancora il Segretario Generale. C’erano un Vice Presidente Vicario, altrimenti detto Vippivù, eletto fra gli eletti all’estero ed un Vice Presidente eletto fra i Consiglieri di nomina governativa, ma le riunioni sia del CGIE sia del Comitato di Presidenza venivano quasi sempre presiedute dal sottosegretario con delega all’emigrazione, che era quindi costretto a lavorare fianco a fianco con noi e diventare – in certa qual misura – uno di noi. Ho perso il conto di quanti Ministri e quanti sottosegretari abbiamo avuto in quei sette anni, ma mi pare di rammentare, insieme a sette ministri, ben cinque sottosegretari. Il primo, Ivo Butini (DC) ci sostenne nello stilare il “Decalogo” del CGIE, che è ormai in gran parte realizzato. Il terzo, Enzo Trantino (AN), prese le parti del CGIE contro l’allora Ministro per gli Italiani nel Mondo, Sergio Berlinguer, che – pur non essendo un esperto di emigrazione – voleva scipparci e fare lui la Conferenza sull’Informazione in America Latina, il secondo capitolo del percorso di approfondimento e proposta che era iniziato con la Conferenza di New York nel 1994. Il quinto, Piero Fassino (allora PDS), ci accompagnò dal 1996 al 1998 attraverso la Conferenza Nazionale dell’Informazione (Milano 1996); il primo Seminario delle Donne italiane all’Estero (1997) e la famosa assemblea straordinaria nella Sala della Regina a Montecitorio (1998), alla quale convocò i capi gruppo alla Camera e al Senato di tutti i partiti, affinché venissero a spiegarci perché avevano bocciato per l’ennesima volta la modifica costituzionale per l’esercizio del voto in loco per gli italiani all’estero e si impegnassero a farla passare entro la fine della legislatura. E la modifica passò alla fine del 2000. Non è andata male con i sottosegretari, non vi pare? Ma la legge era diversa. Con la nuova legge, proposta e stilata dallo stesso CGIE, abbiamo un Segretario Generale eletto fra gli eletti all’estero, che dialoga con il Ministro degli Esteri, rimasto nostro Presidente. Pochi Ministri si sono fatti vedere e sono rimasti abbastanza a lungo da ascoltare il dibattito sulla relazione di governo che ci avevano presentato. Fra questi ci sono stati – in ordine cronologico – Beniamino Andreatta (DC), Emilio Colombo (DC), Massimo D’Alema (Unione- DS), Franco Frattini, allora FI, ora PdL, riconfermato nel ruolo. E il suo comportamento nel breve periodo in cui è stato Ministro degli Esteri ci fa ben sperare. Nella storia ci sono stati tre Ministri degli Italiani nel mondo. Cronologicamente parlando, la prima – che tutti scordano – è stata Margherita Boniver (allora PSI), Ministro degli italiani all’estero e dell’immigrazione nel Governo Andreotti VII (1991) e promotrice della legge 91/1992 sul riassetto della cittadinanza; il secondo è stato il già nominato Sergio Berlinguer nel Berlusconi I (1994); il terzo, dal 2001 al 2006, Mirko Tremaglia (AN), che degli italiani all’estero ha fatto la ragione della sua vita. Dopo di lui, abbiamo avuto come Vice Ministro, dal 2006 al 2008, Franco Danieli (Unione – Margherita), che era già stato sottosegretario con delega per gli italiani all’estero nel Governo Amato II (2000 – 2001). Vi ho ricordato tutto questo, perché si fa in fretta a dimenticare. Tutti, sottosegretari, Vice Ministri e Ministri, hanno fatto cose ottime e – ogni tanto – cose non particolarmente felici. Forse siamo noi ad avere la civetteria o la presunzione o la certezza di sapere degli italiani all’estero un po’ più di quanto ne sappiano, comunque, gli italiani in Italia, anche quelli che hanno la maggiore sensibilità verso le nostre realtà. Quello che tendiamo a non perdonare è il tentativo di “sostituzione ministeriale” ai nostri organismi di rappresentanza, da quelli di base, i Com.It.Es., al CGIE che raccoglie le fila di tutti i suggerimenti delle collettività per farne una sintesi da presentare alle autorità competenti, primi fra tutti i parlamentari eletti dagli italiani all’estero. Pur nel pieno rispetto dell’area di appartenenza politica del Ministro, Vice Ministro o Sottosegretario, vogliamo che la persona cui viene affidato il gravoso e ingrato, ma sempre entusiasmante, compito di occuparsi degli italiani all’estero lavori insieme e a favore di tutti noi, a prescindere dalle nostre sfaccettature politiche o antipolitiche, che riflettono quelle degli italiani in Italia più o meno nelle stesse percentuali. Non ci sono piaciute le esperienze di “diminutio” del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, operate a tratti sia dall’una sia dall’altra parte politica, nel corso di tutti questi anni. Come ben sappiamo, i Governi passano, spesso molto in fretta, nella nostra Repubblica parlamentare, nata dalle macerie di una dittatura e perciò corredata di tutti i possibili meccanismi di verifica e controllo del potere dei potenti. Il CGIE e i diplomatici della Farnesina restano, magari a rotazione, e garantiscono la continuità nell’affrontare e cercare di risolvere le istanze del cosmo italiano fuori d’Italia. Stiamo bene attenti: c’è un partito trasversale che vuole cancellare sia l’elezione diretta dei parlamentari residenti all’estero sia il loro più forte sostenitore: il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero. Siamo rimasti profondamente feriti dal fatto che la prima azione di un eletto all’estero ed ex Consigliere del CGIE, non appena rientrato alla Camera dei Deputati, sia stata quella di presentare una legge per l’abolizione di questo fondamentale strumento di sintesi e raccordo, di azione conoscitiva, propositiva, programmatoria e consultiva. Senza il CGIE – l’ho sempre sostenuto – sparirà ben presto il pieno esercizio del diritto di voto in loco e i Com.It.Es. saranno lasciati morire, lentamente, ma non per questo meno dolorosamente. Al Sottosegretario che avrà la delega per gli italiani all’estero chiediamo una cosa sola: di starci vicino per imparare a conoscerci. Fatto questo, lo sappiamo, si appassionerà anche lui e rimarrà per sempre legato al nostro mondo aperto, variegato, davvero globale.
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EmiNews 2008
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