5068 Roberto Volpini (Acli – Cgie) su valori e del futuro dell’associazionismo italiano all'estero

20080602 10:51:00 redazione-IT

“Le nostre associazioni, incardinate su principi di autonomia, pluralismo e partecipazione democratica, devono dare risposte ai nuovi bisogni che emergono dalle collettività”

ROMA – L’incontro alla Farnesina del gruppo di lavoro del Cgie sull’associazionismo degli e per gli italiani all’estero è solo una tappa di una riflessione sul futuro della nostra realtà associativa nel mondo che nei prossimi mesi approderà alle Commissioni Continentali e all’Assemblea plenaria del Consiglio generale. Il dibattito, da cui scaturirà il documento definitivo del Cgie sull’associazionismo, dovrà inoltre tenere conto delle analisi e delle indicazioni provenienti dalla Consulta Nazionale dell’Emigrazione che già da tempo si interroga sul futuro delle associazioni italiane nel mondo.

Per fare il punto sugli esiti del dibattito ed avere un’idea delle tematiche che si stanno sviluppando intorno all’argomento abbiamo rivolto alcune domande a Roberto Volpini, coordinatore delle Acli per gli italiani nel mondo e membro del Comitato di Presidenza del Cgie.

Lei ha preso parte al dibattito alla Farnesina del gruppo di lavoro ad hoc sull’associazionismo. Come giudica questo primo momento di approfondimento su di una realtà così complessa?

L’incontro del gruppo di lavoro sull’associazionismo delle nostre comunità all’estero, costituito nell’ultima assemblea del Cgie, è stato positivo, approfondito e ricco di spunti. Alla riunione erano presenti tutte le associazioni della Consulta Nazionale Emigrazione che hanno presentato al gruppo un loro documento relativo al percorso di rilancio dell’associazionismo avviato dalla CNE, da un anno e mezzo a questa parte, con i seminari di Bologna e Napoli. Un cammino intrapreso dalle associazioni nazionali di promozione sociale, che chiama in causa anche le associazioni regionali e continuerà nei prossimi mesi con un aperto confronto. In questo contesto il documento, che il gruppo di lavoro del Cgie sta elaborando e che sarà al centro di appuntamenti fondamentali come la Conferenza dei Giovani Italiani nel Mondo, rappresenta dunque un importante contributo ad una processo di autoanalisi già avviato.

Nel corso della discussione vi sono state indicazioni sul percorso da seguire per dare nuovo impulso alle attività delle nostre associazioni all’estero?

Durante il dibattito alla Farnesina è emersa la necessità di avviare un’azione di promozione a 360 gradi per l’associazionismo, da portarsi avanti attraverso iniziative progettuali e non a pioggia, che consenta alle nostre associazioni all’estero di dare risposte concrete ai nuovi bisogni che emergono dalle collettività. In pratica si vuole aumentare la capacità progettuale dell’associazione, nel rispetto del campo sociale, economico, ricreativo e culturale in cui opera, in modo di incentivare la voglia di stare insieme e di far sì che il cittadino italiano, ovunque si trovi, sia portato ad associarsi e a partecipare alle varie iniziative.

E’ stata inoltre segnalata l’esigenza di portare avanti un’azione di riconoscimento delle associazioni che preveda l’introduzione di criteri specifici, come quelli dell’autonomia, dell’inserimento pieno ed attivo nella comunità e del funzionamento democratico. Parametri, necessari per il riconoscimento istituzionale delle associazioni, su cui molte regioni hanno già legiferato. Questi criteri sono inoltre presenti nella legge 383 sull’associazionismo di promozione sociale che, se verrà approvato il progetto di riforma da poco ripresentato in Parlamento, estenderà la sua copertura anche alle associazioni degli italiani all’estero.

Ma, al di là delle iniziative legislative e promozionali, come dovrà evolvere l’associazionismo italiano nel mondo per rendere più incisiva la sua azione nelle comunità?

L’associazionismo degli italiani nel mondo sta già cambiando a causa dei processi d’integrazione vissuti dalle nostre comunità nelle singole realtà territoriali di residenza. Uno stare insieme che i nostri connazionali condividono con altri cittadini non necessariamente italiani, dando vita a forme associative multiculturali molto radicate sul territorio e direttamente impegnate nel processo d’integrazione. Non possiamo dunque pensare di sviluppare il ragionamento sulle associazioni italiane nel mondo senza tenere conto di questa dinamica realtà. Affrontare i problemi dell’associazionismo significa anche riconoscere questa ricchezza che si muove nei processi d’integrazione. All’interno della FAI (Federazione Acli Internazionali), creata nel 1994 per consolidare la rete aclista nel mondo, sono ad esempio numerosi i soggetti associati non italiani. In ogni caso il valore dello stare insieme e di dare risposte ai problemi delle persone non ha etichette e viene percepito in eguale maniera in Italia o in Belgio o nei paesi dell’America Latina.

Durante l’incontro del gruppo è stata inoltre segnalata la necessità di superare un certo associazionismo “mercantile”, volto ad esempio a promuovere prodotti di una Regione, e di portare avanti un associazionismo incardinato su valori fondamentali come l’autonomia, il pluralismo e la partecipazione democratica nelle decisioni. Aspetti, questi ultimi, che dovranno essere ulteriormente approfonditi chiamando direttamente in causa, oltre alla CNE, tutte le altre associazioni.

Il documento che il gruppo del Cgie sta mettendo appunto deve aiutare l’associazionismo, attraverso un confronto aperto che non incida sull’autonomia delle associazioni, ad intercettare, in una realtà dove tutto è globalizzato, i nuovi bisogni di giovani e meno giovani italiani all’estero. Un approccio diverso, volto a dare risposte alle emergenti esigenze dei connazionali nel mondo, che eviterà l’allontanamento dei cittadini all’estero dai valori dell’associarsi e dello stare insieme.

(Goffredo Morgia – Inform)/Eminotizie

 

 

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