20080721 21:09:00 redazione-IT
La Rete G2 a Maroni: ”Ius soli anche per tutti i figli d’immigrati”
– La richiesta della Rete Seconde generazioni fa seguito alla dichiarazione del ministro dell’Interno di ”fare un’eccezione alla regola dello ‘ius sanguinis’ per i minori che vivono nei campi nomadi senza genitori certi”
Le associazioni contro Maroni: ”No al razzismo legalizzato”
– Nel Salento 27 organizzazioni danno vita alla rete antirazzista. L’obiettivo: sollecitare cittadini e autorità a reagire contro la ”caccia al diverso” e a tutte le pratiche che criminalizzano la comunità rom
La Rete G2 a Maroni: ”Ius soli anche per tutti i figli d’immigrati”
La richiesta della Rete Seconde generazioni fa seguito alla dichiarazione del ministro dell’Interno di ”fare un’eccezione alla regola dello ‘ius sanguinis’ per i minori che vivono nei campi nomadi senza genitori certi”
ROMA – La Rete G2 – Seconde generazioni, organizzazione di figli d’immigrati accoglie con interesse la dichiarazione del Ministro dell’Interno Roberto Maroni di "fare un’eccezione alla regola dello ‘ius sanguinis’ e concedere la cittadinanza italiana ai minori che vivono nei campi nomadi e che non hanno genitori certi" e la necessità ribadita dal ministro di "un provvedimento mirato a riconoscere la cittadinanza italiana per ragioni umanitarie ai bambini rom nati in Italia e senza genitori garantirgli un nome, un cognome, un’identità non per ius sanguins ma per motivi umanitari" nell’intervento alla American Chamber of Commerce a Milano.
A seguito delle dichiarazioni del ministro dell’Interno in materia, la Rete G2 – Seconde Generazioni invita il ministro a ricordare che "la questione della cittadinanza riguarda anche e soprattutto centinaia di migliaia di figli d’immigrati regolari che nati in Italia o venuti minorenni hanno molte difficoltà a ottenere lo status di cittadino italiano". "E giunto il momento – dichiara Mohamed Tailmoun, portavoce nazionale della Rete G2 – di cambiare la legge sulla cittadinanza da jus sanguinis a jus soli e far uscire dall’ombra tutti i figli di immigrati che rischiano un futuro di incertezze".
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Le associazioni contro Maroni: ”No al razzismo legalizzato”
Nel Salento 27 organizzazioni danno vita alla rete antirazzista. L’obiettivo: sollecitare cittadini e autorità a reagire contro la ”caccia al diverso” e a tutte le pratiche che criminalizzano la comunità rom
LECCE – Sono 27 le associazioni che hanno costituito la ReteAntirazzistaSalento e che lanciano un appello ai cittadini e alle autorità per sollecitarli a reagire agli accadimenti che nell’ultimo periodo stanno caratterizzandosi sempre più come odio razziale. “Avvenimenti come gli attacchi incendiari contro i campi delle comunità Rom e l’istituzione delle ronde di quartiere avevano già suscitato le amare reazioni della comunità internazionale che ha condannato, senza riserva alcuna, il dilagante razzismo tra i cittadini del ‘Bel Paese’” si legge in una nota diffusa dalle associazioni della Rete.
Sconcertante per le associazioni anche la rapidità con cui si vorrebbe varare il “pacchetto sicurezza” “proposto come panacea al latente disagio che travolge la popolazione italiana ma che origina non tanto dalla difficile convivenza con altre realtà culturali quanto dall’incertezza del futuro, dal tracollo economico, dalla spaventosa mancanza di servizi e infrastrutture, dalla totale assenza dello Stato tra le popolazioni vessate da organizzazioni criminali sempre più potenti e sempre più colluse con le istituzioni, fenomeni che spingono di volta in volta il Paese alla crescente deriva democratica”. Insomma, secondo le associazioni, “se è evidente che il bisogno di sicurezza fa parte delle necessità impellenti del nostro paese è altrettanto vero che non può essere tradotto come caccia al diverso”.
La condanna è dura nella voce delle associazioni che hanno costituito la Rete antirazzista per la tutela dei diritti dei cittadini siano essi stranieri o italiani, e non fa sconti a nessuno tanto meno al ministro Maroni e al suo decreto definito nella lettera della Rete “il battesimo del razzismo legalizzato nel nostro paese”.
La preoccupazione è evidente e riguarda quelle pratiche che già in qualche prefettura italiana si stanno mettendo in atto e che le associazioni definiscono “inaccettabili sul piano culturale perché insabbiano politiche di integrazione e solidarietà e su quello giuridico-politico. Giuridico perché il censimento nei campi Rom è una pratica già esistente da parte dei servizi sociali italiani che, oltretutto, sono spesso gli affidatari dei minori; politico perché, rivolgendosi in maniera improponibile e vergognosa ai bambini, presuppone con fermezza che essi siano i criminali di domani consentendo l’esercizio di un potere razzista e discrezionale su un unico gruppo di persone: le comunità Rom”. Per questo, senza esitazioni, le associazioni invitano a “manifestare il rifiuto di questo decreto, perchè è un dovere morale, civile e politico".
Per riferimenti e per sottoscrivere l’appello reteantirazzistasalento@yahoo.com. Tel.320.0740257 – 329.6931041. (spa)
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EmiNews 2008
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