5339 Quotidiani teletrasmessi: che significa per la stampa italiana all’estero?

20080806 11:10:00 redazione-IT

Confesso che ho un debole per le cose complicate. Piu’ non capisco e piu’ tento di capire. Saranno le parole del mio vecchio professore di liceo: “Caro Max, mai fermarsi alla soluzione piu’ semplice. Cercare di approfondire sempre per quanto possibile. Ma attento agli errori”.
E quindi mio caro lettore perdonami se commettero’ alcuni errori. Questa volta pero’ sono scusato. La scarsezza dei dati a disposizione e’ impressionante, visto il dettato di trasparenza che i recenti governi italiani avevano assunto. Speriamo che il nuovo governo migliori cio’.
Ed infine andiamo a tentare di sbrogliare la complicata matassa dei contributi ai giornali italiani all’estero, impresa titanica per un semplice cronista che ha a disposizione poche risorse.

Quello che tenteremo di comprendere e’ gli incroci che avvengono tra contributi a giornali italiani all’estero ed accordi con giornali nostrani.

Partiamo dall’ultimo articolo pubblicato quello delle coincidenze nei contributi per la stampa italiana all’estero. Avevamo rilevato che nel 2006 i giornali che ricevevano una fetta impressionante dei fondi pubblici (piu’ del 70 % del totale) erano concentrati in solo 3 testate e solo nei paesi anglosassoni.
Cose queste sicuramente anomale visto che le scelte di erogazione di fondi pubblici dovrebbero essere basate su principi di equita’ di distribuzione e politiche per gli italiani all’estero e non preferenze quali-quantitative solo per alcune aree (anglofone) o solo per un numero ridottissimo di testate (solo 3). Se a questo si aggiungeva che una, il Corriere Canadese, e’ di proprieta’ di una multinazionale straniera e con la possibilita’ di perdere il management italiano la situazione diveniva veramente dubbia.
Avevamo altresi’ rilevato che tutti e tre avevano accordi di distribuzione con un giornale italiano, La Repubblica, che e’ un nome a 5 stelle dell’editoria italiana.

Dopo un ulteriore analisi dei contributi pubblici abbiamo rilevato un’ altra categoria, quella dei contributi a quotidiani italiani teletrasmessi in Paesi diversi da quelli membri dell’Unione europea.
La legge del 7 marzo 2001, n. 62, art. 3 li definisce cosi’(sito della Presidenza del consiglio):
“Il contributo previsto è riservato alle imprese editrici di giornali quotidiani che abbiano attivato sistemi di teletrasmissione in facsimile delle testate edite in Paesi diversi da quelli membri dell’Unione europea. Il contributo erogabile, per un totale di euro 2.065.827,596 l’anno (2004), è determinato dal 50% dei costi annui documentati relativi all’acquisto carta, stampa e distribuzione riguardanti la diffusione delle copie delle testate teletrasmesse aventi i requisiti previsti.”
Tuttavia e’ presumibile attendersi che oggigiorno i costi della teletrasmissione sono soprattutto quelli della stampa e della connessione via internet, con cui si inviano i giornali all’estero in tempo reale.

E qui cominciano le difficolta’ per il vostro cronista. Infatti, contrariamente ai dati summenzionati (del 2006), inspiegabilmente i dati per questa seconda categoria di contributi non sono disponibili per il 2006. Questa asimmetria di dati disponibile e’ difficile da intendere visto che non deve trattarsi di un calcolo complicato. Ma tant’e’.

I primi dati disponibili sono quelli del 2004 e sono i seguenti:
1) GRUPPO EDITORIALE L’ESPRESSO S.p.A. LA REPUBBLICA 1.325.982,39 euros
2) R.C.S. QUOTIDIANI S.p.A. IL CORRIERE DELLA SERA 739.845,20 euros.

Sono dati vecchi di 4 anni e quindi non molto significativi, ad eccezione di dare un indicazione di massima. E qual’è tale indicazione?

E’ la seguente: data la difficolta’ di penetrazione di mercati esteri, il primo quotidiano menzionato si e’ presumibilmente affidato ad accordi con quotidiani di lingua italiana all’ estero che comportano la distribuzione congiunta dei due giornali (La Repubblica e l’altro giornale del paese anglofono). In questo caso i lettori trovano inserita all’interno del giornale all’estero l’edizione internazionale de “la Repubblica”.
Fin qui nulla di male. In piu’ l’edizione internazionale de “la Repubblica” e’ “teletrasmessa” e stampata a totale suo carico, come lo stesso direttore di America Oggi Andrea Mantineo ha dichiarato alla stampa nel 2002.

Il problema e’ che, con i contributi statali a quotidiani italiani teletrasmessi chi paga veramente e’ il governo italiano non il giornale menzionato. In altre parole La Repubblica riceve i contributi pubblici molto rilevanti e poi a costi molto ridotti teletrasmette e stampa i propri prodotti fuori dell’Unione Europea. E, in piu’, appoggiandosi a quotidiani loro stessi gia’ pesantemente sussidiati dallo stato italiano, che gia’ di per se’ stessi quindi producono a costi ridotti.
Non si puo’ negare che in questo modo c’ è un beneficio oggettivo per i famosi 3 giornali italiani all’estero, che hanno la possibilita’ di vendere a costo zero i propri giornali con l’edizione internazionale della Repubblica.
Ma lo stesso giornale La Repubblica si beneficia di cio’ poiche’ a costo molto basso diffonde all’estero i propri giornali e soprattutto riceve grandi contributi pubblici per questo.
Tutto cio’ appoggiandosi alla rete di distribuzione di giornali italiani all’estero che, come detto, gia’ ricevono contributi pubblici dallo stato italiano.

Se abbiamo svelato il mistero dei contributi pubblici ai grandi giornali italiani all’estero onestamente non lo so.
Ma francamente rimane il fatto che un sistema che in teoria dovrebbe beneficiare i giornali italiani all’estero per trasmettere i sentimenti e le impressioni delle nostre comunita’ all’estero, si trasforma, oggettivamente, in uno strumento per facilitare la diffusione all’estero e ricevere sostanziosi contributi pubblici per grandi giornali nazionali.

Inoltre i contributi pubblici, dall’altro lato, beneficiano un numero ridottissimo (3) di giornali italiani all’estero. E tutto cio’ quando giornali genuinamente italiani all’estero sono in una situazione di cronica penuria di fondi e dovrebbero essere aiutati dallo stato italiano per il loro lavoro svolto.

__________________

Altri articoli di Max Bono sul tema:

Coincidenze nei contributi per la stampa italiana all’estero
Tre su tre. Troppe coincidenze. Mi ritornano alla mente le parole del mio vecchio professore di liceo, burbero ma simpatico: “Mio caro Max quando ci sono troppe coincidenze c’e’ qualcosa che non va. Allora e’ il caso di investigare”.
E proviamo a farlo anche se l’impresa e’ mastodontica, di un modesto giornalista italiano all’estero.
Tre su tre dicevamo. E vediamole queste coincidenze. Stiamo parlando dei contributi per quotidiani editi e diffusi all’estero. Di quelli veri, i tre maggiori pagati dal governo italiano:
1) Oggi Gruppo editoriale, che produce il giornale America Oggi negli USA e che ha ricevuto contributi di 2 .582.284,50 euro nel 2006;
2) Italmedia SCRL, che produce il giornale Corriere Canadese nel Canada e che ha ricevuto contributi di 2 .892.158,64 euro nel 2006;
3) S.E.I. PTY LTD., che produce il giornale il Globo nell’ Australia e che ha ricevuto contributi di 2 .582.284,50 euro nel 2006.
Insieme la magica triade ha ricevuto circa 8 milioni di euro. Che cosa hanno in comune questi giornali italiani all’estero, oltre a ricevere i maggiori sussidi all’editoria italiana all’estero?
Tutti e tre hanno accordi di distribuzione del quotidiano La Repubblica nei loro mercati all’estero. Niente male per uno stato, quello italiano, notoriamente taccagno con i suoi giornali italiani all’estero.
Il vostro cronista non arriva a comprendere la volonta’ dei governi che hanno deciso questa politica per i giornali italiani all’estero. Troppo grande e’ il livello per lui.
Egli si limita solo a rilevare questa serie di coincidenze, i soldi e gli accordi, per gli stessi giornali.
La Repubblica e’ un eccellente giornale e probabilmente tutti i giornali italiani all’estero fanno a pugni per avere accordi di distribuzione con esso. Tuttavia rimane il fatto che chi ci riesce e’, coincidentalmente, chi riceve i contributi piu’ rilevanti dallo stato italiano.

No per favore non mi parlate di casta, parola questa che dovrebbe essere usata solo per le categorie di gruppi sociali indiani che costituiscono una gerarchia rigida in alcune società del passato. Vi ho detto gia’ che il vostro cronista non arriva a questi livelli.

E’ pero’ un fatto che, in tempi di penuria quasi cronica per la stampa italiana all’estero, la concentrazione di fondi pubblici solo ai menzionati giornali e’ gia, di per se’ sola, anomala. Se a cio’ si aggiunge la coincidenza degli accordi di distribuzione allora la cosa diviene quasi incomprensibile.
Perche’ questo?
Forse nell’afa dell’ombrellone di agosto i nostri politici e giornalisti (quelli con la lettera maiuscola) vorranno pensare alla domanda di questo modesto cronista, che e’ la stessa di una grande categoria, un po’ ignorata al momento, quella degli italiani all’estero.

___________________

Corriere Canadese: il profitto grazie ai sussidi italiani

Sapevate che uno dei giornali tradizionali delle comunita’ italiane all’estero (Corriere Canadese) appartiene ad una multinazionale canadese (Multimedia Nova Corporation), recentemente a sua volta partecipata in maniera significativa dalla compagnia Torstar quotata alla borsa candese?
E sapevate che il Corriere Canadese ha ricevuto la bellezza di 2 .892.158,64 euros nel 2006 come contributi per quotidiani editi e diffusi all’estero?
E’ giusto che lo stato italiano sussidi una corporation straniera , che sicuramente non ha bisogna di cio’ per aumentare i suoi profitti?

Benvenuti nella giungla dei sussidi italiani ai giornali italiani all’estero, un argomento che abbiamo discusso varie volte in passato. Questa volta pero’ parliamo della numero1 delle imprese che ricevono i sussidi per i giornali italiani all’estero, la Italmedia Societa’ cooperativa a responsabilita’ limitata, per lo meno secondo i dati del governo italiano. Bisogna percio’ cercare di essere precisi e mi scuso in anticipo con il lettore per le eventuali imprecisioni contenute nell’articolo, data la scarsezza dei dati disponibili.

Il Corriere Canadese, secondo il sito della Multimedia Nova Corporation, ha una tiratura giornaliera di circa 30,000, il che da’ poco piu’ di undici milioni di copie vendute all’anno (ammettendo una tiratura costante durante l’anno). E’ sicuramente da chiedersi perche’ un periodico di cui abbiamo parlato in passato in Brasile (Fanfulla) che secondo dati ufficiali produce circa un milione e mezzo di copie riceve solo poco piu’ di 50,000 euro a confronto del Corriere che (come detto) per undici milione di copie riceve quasi 3 milioni di euro.
Qui le anomalie sono due: da un punto di vista matematico se un 1.5 milioni di copie danno 50.000 euro, 15 milioni dovrebbero dare 500.000 euro. Nel caso del Corriere 11 milioni di copie danno invece 3 milioni di sussidi del governo.
Non si capisce perche’ le copie del Fanfulla sono valorizzate cosi’ poco.
Forse i numeri dei giornali e periodici italiani all’estero sono davvero sinistri a vederli.

Altra anomalia: Per ogni copia prodotta lo stato italiano da 27 centesimi euro di sussidi (3 milioni di sussidi/11 milioni di copie) . Il prezzo sulla copertina del Corriere Canadese e’ 0.75 euro (o un dollaro piu’ tasse con il giornale La Repubblica). E qui la matematica deve veramente essere un opinione.
Il Corriere Canadese riceve dal governo italiano un sussidio del 36% del prezzo pagato dal consumatore. Come e’ possibile cio’?

Il Corriere Canadese e’ un giornale storico della comunita’ italiana in Canada, fondato dal famoso Dan Iannuzzi. Tuttavia e’ curioso che esso fosse posseduto dalla societa’ Italmedia Societa’ cooperativa a responsabilita’ limitata con sede in Via Flaminia 19 – int. 16, Roma. Cosi’ e’ del resto registrata con il governo italiano la societa’ che riceve i sussidi governativi.

Ora probabilmente questa era la realta’ tanti anni fa ma oggigiorno e’ completamente diversa.
Prova ne sia che esisteva un management agreement tra Italmedia e la Multimedia Nova Corporation in base al quale il management del Corriere Canadese doveva essere deciso dalla societa’ italiana Italmedia. Ora pero’ dall’ottobre 2007 la societa’ Multimedia Nova ha denunciato la validita’ di questo agreement. Vi sono voci che cio’ e’ legato alla continuazione nel ricevere sussidi dal governo italiano. La storia si trascina dallora poiche’ quasi ogni 3 mesi la Multimedia lascia aperta la possibilita’ di non denunciare l’agreement (l’ultima volta e’ avvenuto ad inizio maggio 2008) probabilmente stando alla finestra per vedere se il Corriere Canadese ricevera’ i sussidi anche quest’anno.

La domanda e’ tuttavia sempre la stessa: e’ giusto che lo stato italiano paghi i profitti di una grande corporation straniera, specialmente con i soldi che dovrebbero essere usati per i giornali genuinamente italiani all’estero (nel management come nella proprieta’)?

__________________

Periodici italiani all’ estero: dove vanno milioni di euro?

Lo so. Nel mio ultimo articolo avevo scritto che avrei terminato l’inchiesta. Tuttavia ho ricevuto una valanga di emails di colleghi giornalisti, specialisti, professori universitari, direttori e soprattutto persone semplici che mi chiedono di continuare. Ho cercato di spiegare loro che si tratta di un argomento che interessa molto ma che sono oberato di altri lavori, piu’ redditizi. Non ne hanno voluto sapere.
E allora torniamoci, solo per questa volta, sull’argomento. Teniamo presente i numeri. Le opinioni, i voli pindarici, le prese di posizione orgogliose le lasciamo agli interessati.

A noi cronisti al verde ci riserviamo solo il lavoro di rendicontazione. Un lavoro boring (da noia mortale) ma che e’ vitale per capire il livello di sprechi che colpisce questo settore, che e’ sovvenzionato da tempo dallo stato italiano.

Un piccolo calcolo: se il Fanfulla, periodico italiano all’estero che illustri specialisti del settore mi hanno detto sapere aver cessato l’esistenza da decenni, ha ricevuto, per esempio, negli ultimi 20 anni la stessa somma percepita nel 2006 (circa 50 mila euro), cio’ significa che stiamo parlando di un milione di euro.

Trattasi di una stima per difetto probabilmente. Un milione di euro che, andando ad un periodico che probabilmente non esiste da piu’ di 20 anni, grida vendetta per quella miriade di giornali e periodici, cartacei ed on-line che si mantengono solo sullo sforzo di cronisti e giornalisti da sempre cronicamente in bolletta (come il sottoscritto) e che praticamente lavorano gratis producendo, senza falsa modestia, articoli e riviste di qualita’ anche minima.

Se poi ripetiamo il calcolo per l’Eco di Basilea ne esce un altro milione di euro per gli ultimi 20 anni. E se moltiplichiamo per i periodici che producono poco e niente ma che hanno ricevuto sussidi fissi dal governo italiano solo negli ultimi due decenni, stiamo parlando di cifre che superano le decine di milioni di euro. Per cosa? Le cifre delle tirature pubblicate sono impressionanti per i primi in classifica di quelli che ricevono sussidi pubblici. Fanno invidia a giornali di buona tiratura pubblicati in Italia.
Sono veritiere? Onestamente dubitiamo fortemente di cio’. Le verifiche che dovevano essere svolte dagli organismi consolari italiani all’estero sono, anch’esse, tutte da verificare.

Lasciatemi dire una cosa: non tutti i periodici italiani all’estero sono nello stesso calderone. Ci sono alcuni di ottima qualita’, che, ironicamente, ricevono sussidi non all’altezza della loro qualita’. Ma il quadro d’insieme e’ francamente disarmante.

Insieme agli amici del boteco (bar povero) di sao Paolo, abbiamo tentato di fare un controllo minimo di questi periodici. Ci sono cose che, come diceva il mio vecchio professore di liceo, fanno ridere i polli.
Tuttavia non e’ lavoro di un cronista al verde fare un serio censimento di tali sprechi ed iniquita’. E’ lavoro di funzionari del MAE. Che gia’ sono troppo ben pagati dallo stato italiano per attendersi che cronisti squattrinati italo-brasiliani facciano il loro lavoro.

E ora si parla di aumentare la torta dei fondi pubblici. Richiesta sacrosanta visto che le cifre erogate non sono state modificate dall’inizio del millennio, quando i costi di produzione dei giornali erano molto minori.
Tuttavia se si adotta lo stesso criterio usato finora, si beneficeranno solo i soliti noti, mentre i seri professionisti non riceveranno il becco d’un quattrino.
Spero che questo articolo spieghi per i mei lettori che quanto il gruppo di Sao Paolo poteva fare l’ha fatto.
Ora la palla passa al MAE e speriamo che non ci sara’ il classico autogol in zona Cesarini. Specie perche’, per parafrasare un linguaggio calcistico, il passaggio che abbiamo fatto apriva la via al gol delle autorita’ non al loro autogol.

__________________

Nuova legge sui periodici italiani all’estero: piu’ soldi a chi?

San Paolo, boteco (bar povero) degli italiani della grande mela sudamericana.

“Pensavi di fare rumore e invece alcuni nemmeno ti pubblicano piu’ Max. La tua inchiesta sui periodici italiani all’estero non piace a molti” dice il mio amico col naso aquilino.
“Max devi renderti conto che gli sprechi colossali che riferisci accadevano con il silenzio-assenzo degli italiani in Italia, che non vogliono stare a sentire a noi italiani di fuori e che pensano di liquidarci con qualche centesimo. Il problema e’ che anche quello va ai soliti noti e a noi non arriva niente. Gli italiani all’ estero che ricevono” termina il mio amico bassetto che tradisce le origini meridionali con l’ immancabile cervejnha (birretta) gelata, “sono ammanicati con gli italiani d’Italia. Risultato loro prendono tutto.”

“Ma perche’ pensi che si parla ora di questi periodici?” grida il giovane biondino pieno di brufoli dal fundo, cronicamente al verde come freelance giornalista italiano in Brasile. “Leggi qua: e mi mostra l’articolo di una agenzia di stampa:

….Il decreto-legge 25 giugno 2008 n.112, attualmente all’esame delle commissioni Bilancio e Finanze della Camera dei Deputati contempla tra l’altro, all’articolo 44, una norma che riguarda la semplificazione e il riordino delle procedure di erogazione dei contributi all’editoria ed i cui effetti interessano anche i quotidiani italiani all’estero e, anche se più alla lontana, la stampa periodica italiana all’estero. …. Quando parla di contributi, la norma si riferisce specificatamente alla legge 7 agosto 1990, n. 250, e successive modificazioni, che riguarda i quotidiani compresi quelli editi all’estero, e alla legge 7 marzo 2001, n. 62, che si riferisce nella massima parte sempre ai quotidiani ma che, tuttavia, all’art. 3 si occupa della stampa periodica italiana all’estero solo per prevedere il raddoppio dello stanziamento ad essa destinato (da 2 a 4 miliardi di vecchie lire)….
e l’ordine del giorno proposto da Giovanni Rapanà in passato:

A tale proposito, raccomanda il seguente emendamento alla Legge 7 marzo 200l, n. 62 (Nuove norme sull’editoria e sui prodotti editoriali e modifiche alla Legge 5 agosto 1981, n. 416), Art. 3 (modalità di erogazione delle provvidenze in favore dell’editoria) Il comma 1. dell’art. 3 va cambiato come segue: "A decorrere dal 10 gennaio 2005 l’importo di 4 miliardi in lire previsto per i contributi di cui all’art.26, primo comma, della Legge 5 agosto 1981, n. 416, e successive modificazioni, è aumentato a 4 milioni di euro".

“Stanno aumentando i soldi, dopo secoli che davano una miseria ai periodi italiani all’estero” continua il biondino, “e ora i soliti noti stanno salivando per prendersi tutto come prima, solo che di piu’. Senza controlli sara’ una bella pappatoia.”

“Per questo molti non ti vogliono pubblicare Max, smettila che e’ inutile”, riprende il bassetto. “Ma le autorita’ che fanno? Grida quello col naso aquilino. “Tu pensa che Max ha mandato l’articolo a tutti quelli del MAE, tutti sanno tutto ma nessuno dice niente.”

“Max sei un ingenuo e’ agosto, ora vanno tutti al mare” grida il biondino coi brufoli “ed in piu’ i giornali italiani non pubblicano perche’ non sono interessati per solidarieta’ di casta” continua il brufolone con la rabbia tipica del freelance squattrinato.

Ed alla fine sono io Max che la faccio la figura dell’ingenuo. A questo punto, come diceva un famoso cartoon, “l’ultimo chiude la porta” e la mia inchiesta finisce qui.

Meglio finire questa cervejinha gelada prima che si riscalda. Gli animi del boteco sono gia’ troppo accesi. E, detto tra noi, la verita’ e’ che c’e’ una punta di invidia di questo gruppo di giornalisti squattrinati in Brasile che vede la possibilita’ di aprire un giornale sempre piu’ lontana, nonostante l’aumento dei fondi annunziato dal governo. Perche’ sa gia’ che, anche se arriveranno, a loro non andranno mai.

__________________

Stampa italiana periodica all’estero: quali sono i dati veri?

San Paolo, ristorante italiano, una domenica pomeriggio di luglio.
“Ma dove credi di stare Max, in Svizzera? Qui siamo in Brasile, lo sai, ci sono sempre trucchi per gabbare le autorita’, figurati quelle italiane che controllano la stampa italiana all’estero” grida il mio amico col naso aquilino, un po’ alticcio.
“Ma che dici, in Svizzera e’ come qua in Brasile, si gabba il santo alla stessa maniera, vedi l’Eco” risponde l’altro, basso e tarchiato ma con lo stesso colorito rosso fuoco disegnato dal vino.
“La verita’ e’ che i dati della stampa periodica all’estero, che riceve sussidi dal governo italiano sono molto spesso gonfiati. Non tutta, ci sono notabili eccezioni, anche molto valide, ma la maggioranza e’ cosi’, e lo sanno benissimo in Italia” risponde un terzo dal fondo del ristorante italiano, con le immancabili foto d’epoca.
E vediamo un po’ se il mio amico ha ragione, per lo meno per quanto riguarda la Svizzera.

Ad una prima occhiata L’Eco di Basilea (o Eco Tele 7) e’ molto simile al Fanfulla di Sao Paolo (Brasile).
Tirature da fare invidia ad un giornale italiano venduto in Italia (dati a fine 2006): 1.366.500 copie il primo 1,410,000 il secondo.
E soprattutto i contributi statali: 67.061,07 euro il primo, 49.511,27 euro il secondo.

Tuttavia le similitudini non finiscono qui: tanto il primo (http://www.l-eco.ch/ )quanto il secondo (non ce l’ha proprio) non hanno un sito funzionante. E dire che con tutti i fondi pubblici ricevuti questi anni potevano farlo, come fanno tutti i giornali e le riviste al mondo.
I dubbi sul Fanfulla li abbiamo descritti in precedenza. Sull’ Eco gia’ nel novembre 2007 l’ ex- deputato Gianni FARINA diceva:
“Eppure, le testate sono ancora tante e i contributi a favore degli editori sono di 2 milioni di euro. Sono pochi? Non direi, ma male utilizzati, sicuramente…..
Per fare un esempio, L’Eco, il settimanale edito a Basilea, diretto da Emiddio Bulla, ha ricevuto dallo Stato italiano nel 2005 precisamente 72’552,05 euro (circa 120 mila franchi) per una tiratura totale di 1’371’000 copie l’anno, circa 30 mila copie la settimana. Se ai contributi diretti dall’Italia, aggiungiamo quelli indiretti, si arriva ad una somma indubbiamente considerevole. “

Non sembrano questi periodici avere una diffusione mostrata dal numero di copie pubblicato. Qui la legge italiana e’ interessante.
“I bilanci devono essere corredati da una relazione di certificazione da parte di società abilitate secondo la normativa dello Stato in cui ha sede l’impresa.
… La tiratura del quotidiano deve essere accertata mediante esibizione di fatture per l’acquisto della carta e fatture dello stampatore. Sulla tiratura dovrà essere espressa l’esplicita indicazione
dell’autorità diplomatica o consolare competente.
… Tutta la documentazione occorrente deve essere presentata in regola con le norme italiane sul bollo con relativa traduzione giurata in lingua italiana.”

Norme che sembrano rigide a sufficienza per garantire una sicurezza nell’applicazione delle regole.
Ma sono applicate alla lettera? E l’autorita’ consolare competente ha sempre dato un indicazione positiva a riguardo? E basata su che cosa?

Come si vede le domande sono molte. Il fatto e’ che da una semplice discussione ad un ristorante sorge una domanda severa che deve essere risposta dalle nostre autorita’ di governo:
“Dove vanno i soldi dati alla stampa periodica all’ estero?” e , in piu’, “I controlli sono adeguati?” Quest’ultima domanda suscita forti dubbi che non possono piu’ essere lasciati inevasi.

Con che autorita’ si tagliano fondi a destra e manca nell’area degli italiani all’estero e poi si lasciano in vita sprechi colossali come quelli descritti?
E concludiamo con le parole del mio amico col naso aquilino al ristorante:

“Quelli dell’ Eco e del Fanfulla sono solo la punta dell’iceberg. Ma se si controllano ad uno ad uno le tirature ed i fondi dati ai giornali e ai periodici italiani all’estero (come il MAE dovrebbe fare) ci sono cose da far rizzare il capelli in testa. A quando questo controllo?”

__________________

Fanfulla: la stampa italiana in Brasile

Pensavo di essere un bravo ricercatore. Probabilmente non e’ vero. Ho passato una ora su Google cercando il sito. E non l’ho trovato. E dire che il sito e’ di quelli che dovrebbero essere facili da trovare.

Il sito del principale settimanale di lingua italiana in Brasile. Che ha una tiratura (dati a fine 2006) di 1,410,000 e che soprattutto ha ricevuto 49.511,27 euro in 2006. Una enormita’ per i periodici italiani all’estero, costretti ad elemosinare euros ad un governo sempre piu’ taccagno con gli strumenti di diffusione della lingua e cultura italiana all’estero.
E’ vero che la Settimana del Fanfulla e’ un settimanale storico della comunita’ italiana di sao Paolo. Fondato nel giugno del 1893 era la voce della emigrazione italiana in Brasile.

Ma seri dubbi sul Fanfulla furono adombrati gia’ molti decenni fa. Nel sito dell’ Archivio Storico dell’ Emigrazione Italiana si legge: “Constantino Ianni, figlio di italiani radicatisi a São Paolo, commentando la notizia relativa ai 30 milioni spesi nel 1955 dall’Iri nel “tentativo di non far crollare il quotidiano in lingua italiana (sc. il Fanfulla) che si stampa in Brasile”, osservò che la presenza di questi fogli “coloniali” era in realtà dannosa, in quanto ostacolava l’integrazione.”
Ma se i dubbi erano forti all’epoca oggi sono francamente imbarazzanti. Questa enorme tiratura di quasi un milione e mezzo di unita’ dove va? Perche’ non c’e’ informazione a riguardo del Fanfulla?

La polemica sugli sprechi di fondi pubblici per la stampa italiana all’estero, che fa accendere gli animi di giornalisti italiani all’estero, sottopagati o che lavorano gratis, diventa sempre piu’ importante in tempi di vacche magre del bilancio statale.

Chi e’ che conta le copie pubblicate? Chi e’ che verifica i dati del MAE circa le pubblicazioni della stampa italiana all’estero? Perche’ si danno soldi a pioggia a giornali e riviste insignificanti mentre grossi giornali prendono una fetta enorme del totale?

Qual’e’, infine, il criterio di scelta dell’erogazione dei fundi pubblici alla stampa italiana all’estero?

Mistero. L’unica cosa certa e’ che, in questi tempi di cultura italiana sempre piu’ bistrattata in patria e all’estero, c’e’ la necessita’ che il nuovo governo faccia piena luce su come si spendono i soldi dell’editoria italiana all’estero. Senza false retoriche ed interessi di bottega. Forse non e’ vero che i fondi non ci sono. Forse solo razionalizzare l’utilizzo di quelli che ci sono sarebbe sufficiente per aiutare i meritevoli e soprattutto penalizzare gli sprechi.

Fanfulla e’ anche il nome della principale squadra di calcio di Lodi. Storica anch’essa perche creata nel 1874, prendendo il nome da Fanfulla da Lodi, uno dei 13 cavalieri italiani che sconfissero i francesi nella disfida di Barletta del 1503. Oggi milita nella Serie D girone B.
Meno male nel calcio, differentemente dalla stampa italiana all’estero, la storia non fa la classifica.

http://maxbono.blogspot.com/

 

 

5339-quotidiani-teletrasmessi-che-significa-per-la-stampa-italiana-allestero

6080

EmiNews 2008

 

DICHIARAZIONE REDDITI 2025 | DAI IL 5X1000 A FILEF

Lascia il primo commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.