5366 ''Tra scudo spaziale e questione separatista, la Russia è sempre provocata''

20080808 18:57:00 redazione-IT

‘ll presidente Medvedev ha una verve sempre meno pacifista’

Arduino Paniccia, docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Trieste, uno dei massimi esperti italiani di strategie diplomatiche e militari, parla a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos, della tensione nella zona del Caucaso: “La situazione è esplosiva e se Mosca interviene sarà un’escalation”. Iran, l’esperto: ”Israele attaccherà quanto prima”

Roma, 8 ago. (Ign) – Prima la perdita di controllo sul Mar Nero, poi le questioni indipendentiste e, infine, la provocazione di vedersi collocare “così tenacemente” lo scudo spaziale tra Repubblica Ceca e Polonia. Sono questi i nodi che la Russia ha dovuto affrontare negli ultimi 15 anni e che l’hanno portata a incarnare le sembianze del “nuovo impero del male”. Così a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos, Arduino Paniccia (nella foto, il secondo da destra), docente di Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Trieste, uno dei massimi esperti italiani di strategie diplomatiche e militari, sottolineando il “grande scenario geopolitico che la Russia non vuole mollare”.

“Fino a 15 anni fa quella che era l’Urss controllava circa metà della costa del Mar Nero; oggi invece il controllo si riduce a poco più di un centinaio di km di costa. La Russia è così passata dal dominio di una zona strategica – per materie e produzione di energia (dal gas al petrolio) – a pochi km di costa”. Per questo, nella regione, Mosca “non vuole la Nato, né l’influenza della Ue che potrebbe arrivare indirettamente dalla posizione della Georgia. La Russia non vuole l’adesione alla Nato, né vede di buon occhio i contatti con l’Unione europea”. E “proprio sulla posizione della Georgia rispetto alle due enclave nel suo territorio, ovvero la Repubblica separatista dell’Abkhazia e l’Ossezia del Sud (filo-russe, ndr), è in atto da molto tempo un braccio di ferro” tra i due Stati. “La situazione è esplosiva e se la Russia interviene sarà un’escalation”.

“Il problema dell’Ossezia non è stato molto noto finora ma è di grande evidenza e potrebbe determinare l’apertura di un fronte di instabilità in una zona d’Asia, legata agli indipendentisti, in cui è coinvolta la Federazione Russa”. I militari di Mosca, aggiunge Paniccia, “stanno ammassando una gran quantità di milizie al confine, dotate di tutti gli armamenti. La fase diplomatica prosegue ma Mosca vuole far capire che l’influenza della Nato deve restare lontana dalla regione” e che, se si aprisse un conflitto, “la Georgia avrebbe di sicuro la peggio”.

Dopo la richiesta del Cremlino di una seduta straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per esaminare il conflitto caucasico, la sessione si è conclusa senza che i 15 membri Onu abbiano raggiunto un accordo per una dichiarazione comune sulla crisi. Secondo il professor Paniccia, “la mediazione dell’Onu non è facile ma può rimanere il luogo ideale per favorire incontri diplomatici”, seppure “il peso di un membro autorevole come la Russia contribuirà a tenere al margine le Nazioni Unite, a meno che non si abbia a che fare con un conflitto aperto”. Per ora, dunque, “l’Onu resta a guardare, anche perché impegnata in altri 22 fronti caldi”.

In seguito ad alcune dichiarazioni degli ultimi giorni, prosegue l’esperto, “il presidente russo Dmitri Medvedev ha mostrato una verve sempre meno pacifista rispetto a quella evidenziata prima – sottolinea – e, anzi, avrebbe detto che ‘la Russia si è rialzata e vedremo come si metteranno gli altri’; parole indirizzate alla situazione in Ossezia e in Abkhazia”. Ad oggi “Medveded e Putin appaiono molto più vicini di quanto non apparissero prima”. Anzi, aggiunge Paniccia, “i due leader pensano che se per la questione tra Iran e Israele si può trattare, e per la Palestina anche, in quanto problemi ‘lontani’, sul versante interno non ci sono molti margini e la Russia è molto meno disponibile a trattare”.

Inoltre la situazione, secondo l’esperto, “non trarrebbe vantaggi da un intervento Usa. In questo momento, soprattutto, in cui c’è un Bush meno potente vista la fase di transizione per l’avvicinarsi delle elezioni presidenziali americane”. A questo proposito, “il problema di fondo è uno: lo scudo spaziale (stazione missilistica e radar, ndr) che gli Usa vorrebbero attivare. Da parte loro, per controllare l’Iran; secondo i russi, per controllare Mosca”.

Solo affrontando questo nodo, “un candidato presidente potrebbe permettere l’apertura di uno spiraglio. Ma Obama – si chiede Paniccia – ha la forza per trattare un argomento così delicato?”. E sottolinea: “Se lo facesse, allora il dialogo sarebbe diverso. E la Russia sta cercando questo confronto. Ma noi europei, se vogliamo essere seri, dobbiamo riconoscere una cosa: voler collocare così tenacemente lo scudo spaziale tra Repubblica Ceca e Polonia, vecchi Paesi satelliti dell’Urss, è stata una provocazione. Se Barack Obama affronterà questo tema concreto, al di là degli slogan, allora i rapporti tra i due Paesi cambieranno rotta”. Anche perché, conclude, “la Russia non è diventata all’improvviso il nuovo impero del male”.

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EmiNews 2008

 

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