20080809 18:15:00 redazione-IT
Si allarga il conflitto tra Georgia e Russia. All’alba di sabato 9 agosto i caccia di Mosca hanno bombardato la capitale georgiana Tbilisi. Il Parlamento e altri edifici governativi sono stati evacuati. I bombardamenti russi hanno distrutto le infrastrutture di Poti, il più grande porto della Georgia sul Mar Nero. Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Tbilisi. L’ambasciatore russo presso la Nato, Dmitri Rogozin, ha detto che prima di avviare un negoziato con la Georgia le truppe di Tbilisi si devono ritirare dall’Ossezia del sud. «La prima cosa da fare è che i georgiani tornino alle loro posizioni e allo statu quo ante», ha detto il diplomatico in un incontro con la stampa a Bruxelles.Senza questa pre-condizione, «non ci potranno essere consultazioni», ha aggiunto
La Georgia «si trova in stato di guerra», ha dichiarato il presidente georgiano Mikhail Saakashvili, convocando una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza, «per discutere dell’aggressione russa alla Georgia». E ha chiesto al Parlamento di introdurre la legge marziale nella repubblica caucasica. La decisione è stata annunciata nel corso di una riunione del Consiglio per la sicurezza nazionale mentre si intensificano i combattimenti con le forze russe che difendono la repubblica separatista dell’Ossezia del sud. «Ho firmato il decreto sullo stato di guerra e ho chiesto al Parlamento di approvare la legge marziale», ha annunciato Saakashvili in un discorso trasmesso in diretta tv, «la Georgia è in uno stato di totale aggressione militare». Saakashvili ha poi definito «menzogne plateali» le notizie secondo cui negli scontri nell’Ossezia del Sud ci sarebbero state 1.500 vittime, come denunciato da fonti di Mosca e di Tskhinvali. «Praticamente non ci sono stati civili uccisi». Infine il presidente ha chiesto una tregua immediata e l’avvio della smilitarizzazione in Ossezia del Sud. «Proponiamo di cessare immediatamente il fuoco e di avviare il ritiro delle truppe dalla linea di conflitto», ha dichiarato il capo di stato durante una conferenza stampa a Tbilisi.
Secondo il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov invece gli scontri di venerdì avrebbero provocato 1.500 morti negli scontri di venerdì a Tskhinvali, in Ossezia del sud, che ha organizzato una conferenza stampa telefonica. Anche coloro che «hanno venduto le armi alla Georgia» devono essere ritenuti parzialmente responsabili degli avvenimenti in Ossezia del sud, in una chiara allusione agli Stati Uniti.
Inoltre secondo testimoni citati dall’agenzia Interfax, dei camion senza targhe e con a bordo un presunto carico di armi della Nato sarebbero partiti da Batumi, nei pressi del confine con la Turchia, in direzione dell’Ossezia del sud. Sempre secondo i testimoni, la Turchia, paese membro della Nato, avrebbe inviato unità navali sul Mar Nero in prossimità della zona di crisi.
La Russia intanto conferma l’abbattimento di due suoi aerei militari da combattimento in Ossezia del Sud e precisa che sono 12 i soldati russi uccisi e 150 i feriti nel corso degli scontri con le forze georgiane. A ufficializzare i dati sulle perdite russe è lo Stato maggiore delle Forze armate russe, che precisa: «non siamo in guerra con la Georgia». Gli aerei precipitati sono un Su-25 e un Tu-22, riferisce l’agenzia stampa Ria Novosti. Ma secondo Tbilisi, sarebbero 10 gli aerei russi abbattuti.
Inoltre aerei militari russi avrebbero bombardato la gola di Kodori, al confine amministrativo con l’Abkhazia, dove si trovano le forze georgiane e dove i veterani abkhazi insistono sul concreto rischio di un attacco da parte georgiana e chiamano alla mobilitazione generale. L’Abkhazia è l’altra repubblica georgiana ribelle che ha dichiarato unilateralmente l’indipendenza nei primi anni ’90, dopo una guerra di secessione contro TbilisiShamba.
Oltre 30.000 persone sono fuggite dall’Ossezia del Sud, dove si intensificano le operazioni militari georgiane e dove stanno arrivando in gran forza unità dell’esercito russo. «Dal 2-3 agosto 20.000 persone si sono rivolte ai servizi immigrazione russi dall’Ossezia del Sud e durante le ultime 36 ore oltre 30.000 persone hanno varcato il confine con la Russia», ha riferito il capo dell’apparato governativo russo Sergei Sobianin al presidente Dmitri Medvedev.
L’assoluta maggioranza degli abitanti dell’Ossezia meridionale hanno ottenuto passaporto russo dopo il conflitto di inizio anni novanta. Il ministero delle Situazioni di Emergenza, l’equivalente della Protezione Civile, sta allestendo nelle immediate vicinanze del confine con l’Ossezia meridionale campi profughi e punti di prima accoglienza, verso i quali continuano ad affluire gli sfollati
Quanto alla capitale Tskhinvali non è chiaro chi ne abbia il controllo. Venerdì era stata occupata dalle truppe russe ma Saakashvili in serata ha detto che le sue forze la controllano totalmente. Poco dopo, la portavoce del governo ribelle, Irina Gogloieva, ha tuttavia sostenuto l’esatto contrario. Dopo una giornata di scontri, i dirigenti sudosseti parlano di una devastazione quasi totale della città.
Immagini televisive hanno mostrato carri armati georgiani in fiamme, molti palazzi in rovina, una postazione delle forze di pace della Comunità di stati indipendenti (Csi, l’organismo nato sulle ceneri dell’Urss) distrutta dal fuoco degli assalitori.
Sono stati i reparti della 58.ma armata russa di stanza nel Caucaso del nord ad entrare in Ossezia del sud – formalmente territorio georgiano – iniziando ad occupare la capitale. Hanno aperto il fuoco sulle postazioni nemiche, in quello che è il primo scontro diretto fra i due eserciti.
Le accuse che fioccano da Mosca nei confronti di Saakashvili vanno dal genocidio alla pulizia etnica, tesi quest’ultima sostenuta dal ministro degli esteri russo Serghei Lavrov.
Saakashvili per parte sua ha rivolto un appello televisivo per la mobilitazione totale e ha annunciato che intende richiamare in patria metà del contingente di circa 2.000 uomini inviato in Iraq. Per questo ha chiesto anzi l’aiuto degli americani. Chiede inoltre alla comunità internazionale di prendere posizione sulla violazione del suo territorio da parte delle forze armate russe. Ma la vicenda è diplomaticamente complessa: circa il 90% dei cittadini sudosseti ha cittadinanza russa.
Il premier russo Vladimir Putin, ha lasciato Pechino dopo l’inaugurazione dei Giochi olimpici, ed è arrivato a sorpresa nella capitale dell’Ossezia del Nord di Vladikavkatz, a pochi chilometri dalla frontiera con l’Ossezia
del Sud. Il Premier ha voluto invece rendersi personalmente conto della situazione dei profughi in arrivo dell’Ossezia del sud, rendono noto le agenzie di stampa russe.
Al momento è difficile valutare le conseguenze della crisi. Mosca aveva più volte avvertito Saakashvili che un ricorso alla forza avrebbe spinto la Russia ad azioni militari, e non è affatto chiara la logica sia bellica che politica del gesto georgiano. Gli Stati Uniti comunque non hanno voltato le spalle a un alleato rivelatosi negli ultimi mesi sempre più scomodo (nel novembre scorso Saakashvili aveva reagito a manifestazioni di protesta con brutali repressioni e l’introduzione dello stato di emergenza, e nelle elezioni presidenziali di gennaio il sospetto di brogli è stato alto). Il segretario di stato Condoleezza Rice ha detto che Mosca deve fermare gli attacchi e richiamare le proprie forze.
Intanto una delegazione congiunta di rappresentanti dell’Unione Europea, degli Stati Uniti e della Nato parte questa sera per la Georgia per cercare di raggiungere una mediazione sul cessate il fuoco nel conflitto in corso nella repubblica separatista dell’Ossezia del Sud. Lo ha detto il segretario alla difesa britannico Des Browne. «Sabato sera una delegazione di rappresentanti di Usa, Ue, Osce e Nato si reca i Georgia nel tentativo di mediare per il raggiungimento del cessate il fuoco».
www.unita.it
5374-georgia-in-stato-di-guerra-bombe-russe-su-tbilisi-i-russi-nessun-negoziato-senza-ritiro-truppe
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EmiNews 2008
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