20070219 15:30:00 webmaster
INDICE
Sentenza Ocalan, per Consiglio d’Europa caso chiuso
Attacco alla manifestazione di Mahabad: 3 morti
Al funerale di Murat Kargi arrestate 13 persone
Diyarbakir quattro giorni di permessi alle forze dell’ordine per perquisire case e persone
A Siirt la popolazione ha denunciato all’Ihd la polizia che rompeva le finestre
Un pullman di viaggiatori di Diyarbakir colpito da proiettili
Studenti feriti dall’attacco dei nazionalisti, uno di loro ha perso la vita
Devedjian – un’operazione richiesta dagli Stati Uniti
Dossier falsi per l’arresto dei 14 kurdi in Francia
“Io sono kurdo”. Un’affermazione che costa 1 anno e 8 mesi di carcere
I telefoni del carcere sono chiusi per chi parla kurdo
Dirigenti partito condannati per uso del curdo
Strasburgo,oltre 25mila curdi chiedono liberazione Ocalan
Mons. Padovese, Ankara riconosca minoranze per entrare in UE importante che prosegua su cammino del pluralismo
Ocalan: l’Europa non vuole risolvere la Questione Kurda, ma usarla
Anno 7 – numero 3
a cura dell’Ufficio d’Informazione del Kurdistan in Italia
www.kurdistan.it (italiano), www.kurdishinfo.com (multilingue)
SENTENZA OCALAN, PER CONSIGLIO EUROPA CASO CHIUSO
ANSA- BRUXELLES 16.02.2007 – La Turchia ha applicato la sentenza della Corte europea dei diritti umani sul caso Ocalan ed il Consiglio d’Europa ha deciso di dichiarare chiuso il caso. Lo ha stabilito nella sua ultima riunione il comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, giudice dell’esecuzione delle sentenze della Corte.
Il comitato dei ministri ha valutato positivamente i passi compiuti per rispettare il volere della magistratura. Ankara ha risarcito ad Ocalan quanto stabilito – 120 mila euro – e, nonostante il Tribunale turco abbia rigettato la richiesta di celebrare nuovamente il processo, i ministri hanno preso atto che c’é stato un riesame del caso.
Inoltre, secondo il Consiglio d’Europa, la condanna a morte tramutata in carcere a vita è un altro elemento fondamentale che ha portato alla chiusura del dossier.
Abdullah Ocalan, leader del partito comunista curdo, il Pkk, era stato condannato a morte dal Tribunale di Ankara nel 1999. In seguito all’abolizione della pena capitale, nel 2002, la sua pena è stata commutata in carcere a vita. La Corte europea dei diritti dell’uomo, dopo il ricorso intentato dai legali dell’imputato contro la Turchia, ha stabilito che il Tribunale di Ankara aveva violato la Convenzione europea dei diritti umani condannando a morte l’imputato, abusando della detenzione preventiva e celebrando un processo né imparziale né equo.
ATTACCO ALLA MANIFESTAZIONE DI MAHABAD: 3 MORTI
Mahabad (16.02.2007) – Nella città di Mahabad, nel Kurdistan dell’est, per le proteste e le manifestazioni in occasione dell’anniversario della cattura del leader del popolo kurdo Abdullah Ocalan ci sono stati attacchi da parte delle forze dell’ordine. Sono morte tre persone tra cui una donna. La popolazione riversatasi in strada per manifestare contro il complotto del 15 febbraio era in maggioranza composta da giovani. A seguito dell’attacco delle forze dell’ordine, hanno perso la vita Behmen Muradi, 18 anni, e Melihe di cui non si conoscono ancora cognome ed età ed un altro ragazzo. I tanti feriti vengono curati di nascosto nelle case perché in città ci sono ancora disordini. Risultano 15 negozi incendiati dalle forze dell’ordine compreso quello di Rizger Seidi, studente che lavorava nel negozio per dare una mano alla famiglia molto povera. Il ragazzo si è tolto la vita per la disperazione. Ci sono stati numerosi arresti ma non se ne conosce ancora il numero.
5 fermi a Urmiye
Per protestare contro la cattura di Ocalan in città sono stati distribuiti 5 mila cd che documentano il complotto. Per quest’azione ci sono stati 5 fermi e tanti feriti a causa dell’attacco da parte delle forze dell’ordine. Materiale analogo sul complotto contro Ocalan è stato distribuito anche a Nexede e a Meriwan. In entrambe le città per una manifestazione sono state prese misure di sicurezza molto dure con presidi ovunque. (Anf News Agency)
AL FUNERALE DI MURAT KARGI ARRESTATE 13 PERSONE
Diyarbakir (Diha) 14.02.2007- Murat Kargi si è dato fuoco per protesta contro la repressione della popolazione kurda specialmente nell’anniversario dell’arresto del presidente Ocalan. Al funerale di Kargi sono stati arrestati 13 studenti. (va/rk/he/sa)
DIYARBAKIR QUATTRO GIORNI DI PERMESSI
ALLE FORZE DELL’ORDINE PER PERQUISIRE CASE E PERSONE
Diyarbakir (Diha) – Nell’anniversario dell’arresto del presidente del Pkk Ocalan si sono tenute manifestazioni in varie città. A Diyarbakir la polizia è entrata in azione specialmente nel quartieri di Baglar, Surici e Huzurevleri. Oltre ai numerosi controlli e a una massiccia presenza delle forze dell’ordine, la IV sezione del Tribunale penale di Diyarbakir ha preso la decisione di permettere alla polizia per quattro giorni di perquisire case e persone.
A SIIRT LA POPOLAZIONE
HA DENUNCIATO ALL’IHD LA POLIZIA CHE ROMPEVA LE FINESTRE
Siirt (Diha) 15.02.2007 – A Siirt la polizia e le forze speciali sono entrate in città insultando le persone, rompendo le finestre di abitazioni e negozi e malmenando ragazzi per strada. Le famiglie che hanno subito danni alle finestre si sono recate all’Ihd (associazione per i diritti umani) chiedendo aiuto giuridico. Haci Kacar ha dichiarato che la polizia ha rotto tutte le finestre della sua abitazione e che ha insultato la sua famiglia:“non è rimasta neanche una finestra della mia casa, hanno picchiato i miei figli e hanno lanciato sassi”. Leyla Kacar ha detto che la polizia fa questo ogni anno: “hanno rotto la nostra televisione, non riusciamo ormai ad andare neanche dai nostri vicini,i nostri figli hanno paura. I detriti sono finiti anche sul cibo, il nostro balcone è pieno di sassi e vetri rotti”. L’Ihd dice che dalle verifiche fatte nel quartiere di Cakmak ci sono 26 case le cui finestre sono state rotte, inoltre ci sono un’auto e 3 negozi danneggiati ed è crollato il muro di un giardino. Le manifestazioni continuano nei quartieri di Ulus, Cakmak e Conkbayir. (ft/he/sa)
UN PULLMAN DI VIAGGIATORI DI DIYARBAKIR COLPITO DA PROIETTILI
Antalya (Diha) 16.02.2007 – Un autobus della società di trasporti Oz Diyarbakir è stato colpito da proiettili a Manavgat, nel tragitto tra Antalya e Diyarbakir. Secondo i testimoni, da entrambi i lati dell’autobus sono piovuti proiettili ma, nonostante il mezzo fosse pieno, non ci sono stati né morti né feriti, solo danni economici. Iniziata la ricerca dei responsabili da parte delle forze dell’ordine.
STUDENTI FERITI
DALL’ATTACCO DEI NAZIONALISTI, UNO DI LORO HA PERSO LA VITA
13.02.2007
Hatay (Diha) – Nella città di Dortyol, in provincia di Hatay, alcuni studenti kurdi della scuola tecnica collegata con l’Università Mustafà Kemal sono stati attaccati da un gruppo nazionalista. Tre di loro sono stati accoltellati e portati all’ospedale statale di Iskenderun. Il giovane Metin Kurt ha perso la vita e gli altri due sono gravemente feriti. Altri studenti kurdi che volevano portare i feriti in ospedale sono stati arrestati mentre i nazionalisti sono scappati.
(fa/sa)
Nell’ottavo anniversario dell’arresto del presidente Ocalan si sono tenute manifestazioni di protesta in Turchia e nei diversi capoluoghi del Kurdistan iracheno, iraniano e siriano. Le manifestazioni numerose in diverse città turche si sono tenute con la chiusura totale dei negozi. Ci sono stati diversi arresti in varie città: a Siirt 4, a Diyarbakir e ad Adana 7, a Batman 4.
DEVEDJIAN – UN’OPERAZIONE RICHIESTA DAGLI STATI UNITI
ANF, 17 febbraio 2007 (Parigi) – Il responsabile del Centro d’Informazione del Kurdistan, Faruk Doru, ha incontrato per circa un’ora presso il Centro Culturale Ahmed Kaya uno dei collaboratori e portavoce del Ministro dell’Interno francese Sarkozy (UMP), Patrick Devedjian.
Nel corso dell’incontro Devedjian ha dichiarato: “Questa operazione è stata richiesta da due grandi stati, USA e Turchia. La procura antiterrorismo francese ha avviato l’iniziativa ed è indubbio che al riguardo anche gli interessi economici hanno avuto una enorme influenza”.
Devedjian ha poi sottolineato che l’operazione non è stata portata avanti per iniziativa del Ministero degli Interni e che i kurdi arrestati in Francia saranno rilasciati entro breve tempo “perché i dossier sono vuoti”. Devedjian ha dichiarato di condividere le reazioni dei kurdi e che la Turchia non è da ritenersi uno stato democratico. Se le persone in questione hanno agito dal territorio francese contro altri Paesi, allora si può aprire nei loro confronti un’inchiesta giudiziale; non si può però mettere sotto inchiesta l’intero movimento di liberazione nazionale kurdo in Turchia poiché non sussiste alcun diritto di questo genere.
Faruk Doru ha detto che i kurdi che vivono in Francia hanno reagito con forza all’accaduto: “I kurdi, in special modo quelli che vivono in Francia, chiedono che i politici e patrioti kurdi arrestati siano rilasciati immediatamente. Tutti gli arrestati sono legalmente presenti sul territorio francese e la procura francese, se ritiene di doverli accusare per fatti accaduti in Francia, può portare avanti un’inchiesta giudiziale anche dopo averli rilasciati. In ogni caso, i kurdi non possono più accettare di essere sacrificati a causa di interessi economici di altri”.
DOSSIER FALSI PER L’ARRESTO DEI 14 KURDI IN FRANCIA
Parigi (16.02.2007) – Lo scorso 9 febbraio, 14 kurdi, dopo essere stati ascoltati dal tribunale, sono stati arrestati. Secondo gli avvocati difensori “i dossier dei loro clienti sono totalmente vuoti, frutto di invenzioni”. Gli avvocati dei kurdi fermati il 5 e 6 febbraio a Parigi, William Bourdon, Antoine Comte, Jean-Louis Malterre, Sylvie Boitel e Jean-Jacques de Félice, hanno sottolineato in una dichiarazione scritta che i dossier prodotti a carico dei loro clienti risultano totalmente privi di fondamento, quindi hanno subito richiesto il rilascio degli imputati perché non si comprende il motivo di questa criminalizzazione senza prove.
Secondo i cinque avvocati “ogni giorno dall’Europa vengono mandati contributi in sostegno alla lotta del popolo kurdo a diverse organizzazioni e, se seguissimo la linea della Procura, dovremmo arrestare migliaia di persone”. (Anf News Agency)
“IO SONO KURDO”.
UN’AFFERMAZIONE CHE COSTA 1 ANNO E 8 MESI DI CARCERE
Ankara (Diha) (17.02.2007) Yusuf Koç – In una televisione privata turca, nel programma “Genç Bakiş” (sguardo giovanile), Mehmet Emin Demir, studente della facoltà di Comunicazione dell’Università di Ankara, ha detto: “sono kurdo”. Il Pkk non è la causa ma la conseguenza di un problema”. Il giovane per queste affermazioni è stato condannato, con l’accusa di “fare propaganda dell’organizzazione”, a un anno e 8 mesi di carcere.
Secondo l’avvocato di Demir, Hasan Anlar, “mentre si discute l’articolo 301 del codice penale turco, nell’articolo 220 dello stesso codice e nella legge antiterrorismo ci sono tanti punti che possono allo stesso modo limitare l’espressione”.
Infatti, nella puntata di “Genç Bakiş” trasmessa il 23 febbraio 2006 dove era presente anche il presidente del partito Anap, Erkan Mumcu, il giovane Mehmet Emin Demir era tra gli ascoltatori e anche in quell’occasione ha ripetuto le stesse frasi. Così il programma è stato sospeso e dopo 5 giorni c’è stata una persecuzione a casa di Demir. E’ stato aperto un processo basato sull’articolo 220/8 del codice penale turco che vieta “tramite trasmissioni di fare propaganda dell’organizzazione”. Il procedimento a carico del giovane Demir, tenutosi nell’undicesima sezione del Tribunale penale di Ankara, si è concluso con la condanna a un anno e 8 mesi.
I motivi della carcerazione
La condanna nei confronti di Demir è “propaganda dell’organizzazione”. Inoltre le altre accuse sono di “aver favorito metodi violenti e provocatori attraverso le sue affermazioni”. La condanna è stata emessa tenuto conto delle persone che sono state influenzate dalle sue affermazioni durante la trasmissione, perciò si è arrivati a due anni di carcere, in seguito ridotti a un anno e 8 mesi.
La tesi dell’università è stata usata come base della documentazione
Nella perquisizione della polizia a casa di Demir sono stati sequestrati il computer, i libri e le ricerche sulla comunicazione svolte all’università tra cui le note di preparazione della sua tesi di laurea. Demir stava preparando una tesi sulle trasmissioni in madre lingua: c’erano già interviste e ricerche anche sui programmi in kurdo trasmessi dalla televisione statale Trt.
Questa decisione è vergognosa per la Turchia
Il fatto che ancora oggi uomini vengano processati per i loro pensieri è vergognoso per la Turchia ha detto Demir: “questo processo dimostra che in Turchia non c’è tolleranza per le persone che dichiarano le loro idee”.
Avvocato Anlar: l’eliminazione dell’articolo 301 non avrà nessun significato
L’avvocato di Demir, Hasan Anlar, dice che la decisione basata sugli articoli 25 e 26 della Costituzione turca vanno contro l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti umani: “Non è giuridicamente corretto processare e condannare il mio cliente per aver manifestato le sue idee, per questo rimandiamo il giudizio alla Corte d’appello. L’articolo 220 del codice penale turco e la legge antiterrorismo possono benissimo sostituire l’articolo 301”.
I TELEFONI DEL CARCERE SONO CHIUSI PER CHI PARLA KURDO
Siirt/ Batman 14.02.2007 (Diha) Ibrahim Acikyer/ Faysal Tunc –
Izettin Ruzgar che vive a Barman e Halime Guclu che vive a Siirt non riescono a parlare coi loro figli in carcere. A Ruzgar e Guclu che non conoscono una parola di turco è stato impedito di comunicare in kurdo coi loro figli dai telefoni del carcere: gli apparecchi venivano isolati. Per questo si sono recati all’Ihd di Siirt e di Batman chiedendo aiuto giuridico.
Huseyin Guclu, figlio di Halime Guclu, da 13 anni si trova in carcere. Da 2 anni è nella struttura di Edirne, un carcere chiuso di tipo E. Halime ha problemi economici e non riesce ad andare spesso a Edirne: “Non mi permettono di comunicare in kurdo e non capendo neanche quello che mi diceva mio figlio in turco non ho potuto comunicare con lui”.
Una richiesta scritta per poter parlare in kurdo
“Mio figlio, tramite l’Ihd di Siirt, ha fatto richiesta per poter parlare in kurdo. Ma quando mio figlio mi chiama a casa io parlo kurdo e lui mi risponde in turco perciò non capisco la maggior parte delle cose che mi dice. Una volta sono andata a fargli visita, ho detto che non parlavo kurdo e non siamo riusciti a parlare” ha detto Halime Guclu. La madre di Guclu, criticando il Primo ministro turco Erdogan ha detto: “Tayyip Erdogan dice che in Turchia i kurdi non hanno problemi di diritti ma io non riesco a parlare con mio figlio. Una madre turca vive lo stesso problema che vivo io con mio figlio? Dopo due anni sono riuscita a vedere mio figlio e dovevo poter parlare con lui ma senza capirlo, senza capirci, senza far passare questa nostalgia che abbiamo l’uno dell’altra. Erdogan continua a dire che fra turchi e curdi non c’è differenza. Questo non è vero: io non riesco neanche a parlare con mio figlio. Non siamo umani noi? Non abbiamo diritto di parlare nella nostra lingua? Questo non è un diritto umano? Voglio poter parlare con mio figlio liberamente nella mia lingua”.
Mentre si parlava al telefono la linea è stata staccata
Izzettin Ruzgar vive a Batman e ha un figlio che si trova a Kocaeli Kandira, nel carcere di tipo F. Mentre parlava in kurdo al telefono con suo figlio Abdullah la conversazione è stata interrotta. Izzettin per motivi economici è da due anni che non riesce a far visita a suo figlio e dice “al telefono voglio capire i suoi bisogni ma mentre parlavo kurdo con lui la conversazione è stata interrotta: è da un mese che non riesco a comunicare telefonicamente con lui. Non so parlare turco. E’ diventato un reato non parlare turco?” Izzettin a chiesto aiuto all’Ihd di Batman. (ia/ft/sa)
DIRIGENTI PARTITO CONDANNATI PER USO DEL CURDO
ANSA – ANKARA, 14 FEB – Tredici dirigenti del piccolo Partito curdo ‘Hak-Par’ (Partito dei Diritti e delle Liberta’) sono stati condannati a periodi di reclusione da 6 mesi a un anno per aver usato la lingua curda nei loro interventi al congresso del partito e per aver preparato in lingua curda gli inviti allo stesso congresso. Lo rende noto la rete televisiva Cnn-Turk. La legge turca sui partiti politici vieta l’uso di lingue diverse da quella turca nei congressi di partito. ”Parlare in curdo puo’ essere un reato secondo la legge sui partiti, ma non lo e’ secondo la costituzione e secondo gli accordi internazionali” – ha affermato Fehmi Demir, uno dei dirigenti del partito condannati. Tra questi c’e’ anche l’ex capo del partito Abdulmelik Firat.
STRASBURGO,
OLTRE 25MILA CURDI CHIEDONO LIBERAZIONE OCALAN
10 feb. (Ap) -L’appuntamento annuale dal giorno dell’arresto Strasburgo, – Migliaia di curdi, almeno 25.000 per gli organizzatori, sono scesi in piazza a Strasburgo per chiedere la liberazione dell’ex leader del Pkk Abdullah Ocalan, detenuto in Turchia dal 1999. i manifestanti, provenienti da diverse zone d’Europa dall’Olanda, alla Germania, al Belgio, innalzavano manifesti inneggiati a Ocalan e reclamanti una "soluzione democratica per la questione curda". Ocalan venne arrestato il 15 aprile del 1999 in Turchia e da quella data, ogni anno, i curdi della diaspora si riuniscono a Strasburgo per chiederne la liberazione tramite una revisione del processo. Condannato a morte per "separatismo", Ocalan si è visto commutare nel 2002 la pena in ergastolo e continua ad essere detenuta nell’isola-carcere di Imrali.
MONS. PADOVESE, ANKARA RICONOSCA MINORANZE PER ENTRARE IN UE IMPORTANTE CHE PROSEGUA SU CAMMINO DEL PLURALISMO
Citta’ del Vaticano, 14 feb. – (Adnkronos) – "Contro le spinte nazionalistiche, la Turchia deve proseguire il percorso verso un processo democratico che ammetta il pluralismo e riconosca le minoranze. Solo cosi’ puo’ mostrare all’Europa che e’ pronta all’ingresso nell’Unione". E’ quanto ribadito, in un’intervista rilasciata al Sir, l’agenzia stampa promossa dalla Cei, da mons. Luigi Padovese, vicario apostolico per l’Anatolia. "La Turchia e’ un ponte tra mondo islamico e mondo occidentale – spiega – e gli avvenimenti di questi mesi hanno acceso un interesse che fino a prima non c’era: dall’assassinio di don Andrea Santoro al viaggio del Papa, dalla richiesta di entrare in Europa fino all’uccisione del giornalista armeno Hrant Dink".
OCALAN: L’EUROPA NON VUOLE RISOLVERE
LA QUESTIONE KURDA, MA USARLA
Istanbul, 8 febbraio 2007
“Gli Stati europei da 100 anni non vogliono che la Questione Kurda sia risolta; portano avanti linee politiche volte a mantenere la Turchia in situazione di perdurante conflittualità ed elevata tensione. Da sempre fanno così. Usano la Questione Kurda”, ha dichiarato Ocalan, riferendosi alle operazioni che perdurano contro il PKK in Europa. Nell’incontro tenuto con i suoi avvocati lo scorso mercoledì, il leader del popolo kurdo Abdullah Ocalan ha rilasciato importanti messaggi. Secondo informazioni apprese riguardo alla visita del Ministro degli Esteri turco Gul negli Stati Uniti, “le trattative continuano. E’ possibile che gli USA consentano che i turchi facciano qualcosa di piccolo, due o tre iniziative minori che non avranno alcun risultato. Anche eventuali operazioni militari compiute nel sud [=Kurdistan iracheno] non avranno alcun risultato”, ha detto Ocalan.
“Se la Turchia entrerà nella questione irachena, verrà raggirata; si cerca di attirarla in un pantano; i turchi non riescono a scorgerlo?”. Ocalan ha sottolineato che chiedendo aiuto a USA e in generale a potenze straniere i turchi non sono in grado di risolvere la Questione Kurda. “Non ci si deve aspettare qualcosa dagli USA. Non si ricavano lezioni dall’attuale situazione in Iraq? Musulmani sciiti e sanniti si uccidono tra loro, sfogandosi gli uni contro gli altri. Gli USA ‘gonfiarono’ Saddam, portando il Paese alla situazione odierna. Furono gli USA a incoraggiare Saddam ad attaccare il Kuwait e fino all’ultimo Saddam non ne scorse il gioco e si fidò di Washington: così portò la sua popolazione al disastro. La Turchia, a sua volta, ritiene di poter risolvere la Questione Kurda assieme a USA e UE, mediante dinamiche esterne, ricorrendo alla violenza e a metodi volti all’eliminazione”.
Ocalan ha sottolineato che, nel periodo degli interrogatori, gli fu detto che i militari scorgevano questo gioco attorno alla Questione Kurda e altresì la necessità di risolverla insieme: “Da 14 anni a questa parte ho fatto tutto quel che potevo; anche qui a Imrali mi sono mosso secondo tali idee, per la responsabilità che sentivo verso i nostri popoli; tuttora lo sto facendo. Al punto in cui siamo arrivati, però, le forze dello stato non si muovono in tale direzione”.
Sottolineando questo gioco, cui fa riferimento Ocalan, e i pericoli, taluni ambienti turchi mostrano di aver capito il problema: “Reputo positive le dichiarazioni del responsabile del Mit [l’organizzazione d’intelligence turca], che ha indicato rischi reali. Egli ha sentito l’esigenza di fare tali dichiarazioni perché insistere sullo stato-nazione attualmente può solo condurre la Turchia a divisioni; ciò è molto chiaro, ma in Turchia non è compreso; la struttura stato-nazione non è valida. I nazionalisti turchi, che numerosi insistono su di essa, non scorgono che tale struttura è un’invenzione dell’Occidente”.
Si va verso il fascismo
Ocalan ha detto che realtà e mentalità dello stato-nazione non sono compatibili con la storia e la realtà sociale del Medio Oriente: ”Con la corda del cappio di Saddam si è anche tirata la corda degli stati-nazione in Medio Oriente. Il percorso dello stato-nazione iniziò con la decapitazione di Luigi XVI in Francia. L’Europa, per liberarsi dai danni che la mentalità dello stato-nazione recava con sé, dovette sperimentare la II Guerra Mondiale: milioni di morti, che indussero in seguito a cambiare la radicata mentalità europea sugli stati-nazione. Istituendo l’UE si è cercato di superare tale mentalità. Hitler giunse al potere a causa dell’ideologia dello stato-nazione e fece vivere un fascismo spaventoso alla Germania. E in Turchia si avvia a seguire lo stesso percorso”.
Il Medio Oriente non può vivere la realtà di stato-nazione
Ocalan: “Anche in Europa vi erano persone che scorgevano tale pericolo in anticipo. Molto prima che giungesse al potere Hitler, Nietzsche l’aveva previsto: quando in Germania tutti elogiavano lo stato-nazione, egli sottolineava che tale mentalità avrebbe condotto a una catastrofe, ma non fu compreso. Hitler, per poter far accettare tale mentalità, ricorse persino alle teorie di Marx; infatti definì il suo partito come nazional-socialista. Le preoccupazioni evidenziate da Nietzsche non furono tuttavia prese sul serio; anch’io, da lungo tempo, sto provando a sottolineare tale pericolo con tutte le mie forze. Anche Il capo del MIT scorge tale pericolo, in quanto la mentalità dello stato-nazione non è compatibile con la realtà del Medio Oriente”.
Dobbiamo vivere in pace, con le diversità
Ocalan rammenta che dopo le guerre mondiali le mappe geografiche del Medio Oriente furono disegnate con la squadra. Sull’influenza degli stati- azione in Medio Oriente sottolinea che: “Costruiti vari stati-nazione artificiali, in Medio Oriente si è giunti a crearne circa 30; per questo motivo non si è riusciti a costruire una pace duratura nella regione. Identico problema si sperimenta in Africa; lì è anzi peggiore la situazione, e scommetto che anche all’epoca dei Sumeri le società mediorientali sempre hanno convissuto in sistemi confederativi. Di fronte a tutti questi pericoli, la nostra proposta di soluzione è che popoli e società devono vivere nell’ambito di confederazioni o organizzazioni democratiche, riconoscendo le reciproche diversità e rispettandosi per poter vivere in pace. Non vi sono altre soluzioni possibili. Lo stato-nazione costruito in Israele è sempre in conflitto con lo stato-nazione palestinese in costruzione. A Cipro la mentalità turca dello stato-nazione e la mentalità ellenica analoga hanno prodotto un conflitto che è sempre all’ordine del giorno”.
Sono contro lo stato-nazione
Parlando della realtà politica del Kurdistan iracheno, Ocalan esprime questa valutazione: “Ormai nel sud c’è uno stato federativo kurdo, che poggia su una mentalità da stato-nazione. Come ho in precedenza sottolineato, non sono contro i dirigenti kurdo-iracheni, ma unicamente scorgo che è sbagliata la mentalità da stato-nazione, perché ha finalità di entrare in conflitto con lo stato-nazione turco; e noi cerchiamo di prevenire tale situazione e di ottenere una soluzione giusta. Quando critico la mentalità turca dello stato-nazione, critico anche l’analoga mentalità kurda. Nel periodo della I Guerra Mondiale, si ebbero il Trattato Sykes-Picot e quello di Sèvres. Con facilità sono dimenticati; non si traggono lezioni dalla storia? Negli USA riguardo al Medio Oriente sono state disegnate nuove mappe geografiche: nuovi disegni prevedevano lo stato-nazione armeno e quello kurdo, già previsti da trattati precedenti”. Quantunque le cartine geografiche statunitensi dividano la Turchia, essa tuttora si rivolge agli USA riguardo alla Questione Kurda. “La Turchia chiede agli USA di condurre operazioni contro il PKK o di farne insieme a forze turche. Penso sempre che i turchi dicono d’essere eredi di Mustafa Kema ma da lui non traggono alcuna lezione! Per tale motivo cito spesso Kemal. Mai Kemal si mosse assieme a forze esterne. Allora, in un’epoca pericolosa, circolavano nuove mappe geografiche e il Paese era sotto occupazione; tuttavia Kemal, come prima mossa, strinse un’alleanza con i kurdi, come indicato dal Congresso di Erzurum. In quel periodo i kurdi fecero un’alleanza abbastanza ampia e il problema di Kocgiri si risolse in ambito parlamentare. Quel che Kemal fece dopo la costruzione dello stato è criticabile, ma in precedenza egli si mosse come doveva: lo fece con la mentalità di chi voleva salvare tutto il salvabile. La Repubblica Turca, all’epoca, fu un passo avanti: repubblica e stato-nazione sono due concetti diversi”.
Può arrivare anche il turno della Turchia
Dato che al momento l’intervento sull’Iran da parte statunitense è all’ordine del giorno, dopo l’attacco all’Iraq, “Quando poi giungerà il momento, toccherà anche alla Turchia e allora tutto sarà molto più pericoloso e caotico. Anche Saddam aveva un forte esercito: ricchezze petrolifere derivanti da pagamenti occidentali gli avevano consentito di acquistare aerei, carri armati e armi, ma non ha potuto poi utilizzarli. Quando sarà necessario, anche in due giorni, l’esercito turco potrà essere raso al suolo. L’economia turca è collegata per via ombelicale al capitale internazionale e agli USA. Se gli USA fanno mancare il loro appoggio, l’economia turca crolla in appena due giorni. Per tale motivo la Turchia non deve risolvere il problema assieme a forze esterne, bensì all’interno di se stessa, ricorrendo maggiormente a strumenti democratici”.
Viene attribuito un ruolo distruttivo ai kurdi
Nella politica mediorientale, non si sa cosa potrà accadere domani. “Gli USA potrebbero ritirarsi dall’Iraq e i kurdi sarebbero lasciati soli. Gli USA faranno ciò – l’hanno già fatto in passato, ed è bene non dimenticarlo –; due sono le possibilità per i kurdi, entrambe rischiose; la prima: se gli USA si ritirano dall’Iraq, la loro linea politica non risulterà risolutiva. In Iraq milioni di persone sono morte, il conflitto tra sciiti e sunniti sta andando avanti e se i kurdi inviano loro truppe a Baghdad potrebbero essere coinvolti nel conflitto. La seconda possibilità: se gli USA si ritirano, Arabia Saudita, Turchia e altri Paesi limitrofi, Iran compreso, avranno enormi possibilità d’intervenire nei confronti dei kurdi. In tale situazione, le conseguenze graveranno sul popolo. La classe dominante kurda ha possibilità in Europa, ha già pronti spazi per sé, mentre il nuovo destino del popolo consisterà in un massacro. A fronte di tale pericolo, i kurdi devono fare affidamento sulle loro forze. USA, Israele e Gran Bretagna, l’intero Occidente, per poter realizzare le loro linee politiche mediorientali, vogliono assegnare ai kurdi un ruolo distruttivo di prima linea. Noi cerchiamo di bloccare ciò e d’essere costruttivi. Lavoriamo affinché i popoli possano convivere come fratelli, liberi su basi egualitarie e pacifiche; ciò è fattibile mediante una forma di Confederalismo Democratico”.
Identità turca artificiale
Ocalan sottolinea che negli ultimi giorni nazionalismo e sciovinismo stanno crescendo, che Baykal (presidente del Partito Repubblicano del Popolo – CHP) ed esponenti delll’ultranazionalista MHP giocano al nazionalismo e perseguono il modello dello stato-nazione, ma in realtà difendono un’invenzione occidentale. “Anche il loro nazionalismo è artificiale. Prima ho accennato alla loro mentalità: anche la loro identità turca è artificiale. Il nazionalismo egemone in Turchia al momento si dice che sia valutato anche dal Premier come nazionalismo negativo. Anche un intellettuale nazionalista turco, Mumtaz Turyone, dice che si tratta di nazionalismo artificiale. Esso nulla ha a che fare con la cultura turca, cioè non ha nessun legame con la cultura turcomanna. La politica del cambiare, imponendo i cambiamenti con la forza, è mentalità che risale all’epoca del sultano Fatih. Fatih uccise il suo consigliere turco principale turco, Candarli Halil Pasa, e al suo posto collocò un ellenico, Zaganos Pasa (allevato come se fosse un turco). E l’intero esercito di Yeniceri era composto da non-musulmani e imposto come mutamento di metodo. Tutto ciò nulla ha a che fare con i veri turchi”.
I kurdi non fanno separatismo
Ocalan sottolinea che sia l’esercito ottomano sia la burocrazia ottomana sempre sottomisero il popolo turcomanno e sfruttarono gli altri popoli: “I casati turchi (Germiyanogullari, Kahramanogullari, Menteseogullari) sono stati eliminati e poi sostituiti, con la politica di Ittihat Terrakki, che li sostituì con albanesi, kurdi, caucasici e altre etnie non turche. E dopo la II Guerra Mondiale gli USA, basandosi sull’anti-comunismo, fecero progredire il fascismo. Gli attuali dirigenti hanno sempre lavorato per lo stato, sono ‘turchi dello stato’; la loro identità turca è artificiale. Senza dubbio, vi sono fra loro anche brave persone, ma nessuno di loro ha alcunché di autentico dei turcomanni d’Anatolia. Invece il popolo turco, nell’intero percorso storico, è sempre stato mandato sul campo di battaglia e sottomesso. Anche fra noi avevamo amici, come il turco Kemal Pir, che ricordiamo con grande rispetto. Ho tanti amici della zona dei Tauros, turcomanni; quattro villaggi accanto al mio erano turcomanni e ben conosco la cultura turcomanna. Noi kurdi con il vero popolo turco o turcomanno non abbiamo alcun problema. I kurdi non tengono una linea separatista; lavorano per l’unità democratica della Turchia”.
L’Europa non vuole che la Questione Kurda sia risolta
Parlando delle recenti operazioni contro il PKK in Germania, Belgio e Francia, Ocalan dichiara: “La Turchia ancora non capisce. Con tale operazione l’Europa le fa intingere il dito nel miele. L’Europa non vuol cancellare del tutto il PKK, perché può sempre tornare utile. Infatti l’Europa potrebbe utilizzarlo come spauracchio per far accettare le proprie linee politiche alla Turchia: fa operazioni di facciata, ma mai vorrà che la Questione Kurda sia risolta. Da un secolo Francia e altri Paesi europei non vogliono che la Questione si risolva; sempre portano avanti la linea politica di mantenere la Turchia in situazione di conflittualità e tensione elevata. Inoltre, si dice, la Turchia ha concesso un appalto del valore di 900 milioni di euro all’Europa. Le risorse della Turchia vengono così distribuite, ciò è vergognoso: si tratta di risorse della popolazione e nessuna autorità ha il diritto di fare questo. Si parla anche di un accordo sulle armi, del valore di 10 miliardi di dollari. Sempre in Europa si fa così: si utilizza la Questione Kurda e talvolta si ricorre a proposte di legge, come riguardo alla questione armena, nel breve periodo; nel lungo periodo si ricorrerà in Europa anche ala questione dei mari. L’inimicizia dell’Europa verso la Turchia ha radici storiche risalenti all’epoca medievale ed è un sentimento costantemente alimentato. La Turchia, però, non riesce ancora a scorgere ciò e si appoggiando, talvolta, a USA ed Europa, pensando di poter così venire a capo della Questione Kurda. Conosco molto bene la posizione dell’Europa verso la Turchia. A suo tempo in Europa ci vollero usare in larga misura contro la Turchia; poiché conosco simili linee politiche, ho fatto in modo che non ci utilizzassero; è uno dei motivi per cui mi hanno tolto dalla circolazione e mi hanno collocato nella lista dei terroristi”.
Non hanno avuto quello che si aspettavano
“Paragonavano i nostri metodi e quelli di Lenin e dei suoi amici. Avevano capito che non avremmo rinunciato alla causa kurda e ai nostri principi. Quando hanno capito che non potevano ottenere da noi quel che volevano, gli europei hanno iniziato a tenere incontri con Melik Firat e Serafettin Elci. Noi ne eravamo a conoscenza. Tali incontri erano volti a eliminare il PKK dalla scena. Dichiarando il PKK un gruppo terroristico, si volevano spingere gli esponenti kurdi in prima linea. Specialmente la Germania ha dato loro tante possibilità e li ha difesi. Al tempo stesso tempo, a coloro che si separavano dalla nostra organizzazione, erano offerte possibilità. Anche il complotto contro di me e la mia cattura sono collegati a tali faccende. Allora, specialmente in Inghilterra, poi anche nell’Europa continentale, fui dichiarato ‘persona non gradita’. Inoltre, in Germania e Francia pendevano sul mio capo decisioni giudiziali. Tutti quelli che giungevano per motivi politici in Europa erano accettati, ma io non ero gradito. Alla fine si crearono le condizioni per cui potevo essere consegnato alla Turchia, ma credo che la mia presa di posizione non abbia dato loro possibilità di fare il loro gioco. Nell’inchiesta che ebbe luogo da parte turca, i responsabili, come poi mi è stato detto, sapevano di tale situazione, ma non dovettero far nulla. Ancora, del resto, attendono che USA e UE facciano qualcosa per loro; ma tali potenze fanno sì che la Turchia intinga nuovamente il dito nel miele e, grazie a ciò, ottengono appalti e prendono impegni riguardo a Cipro, al Mar Egeo e ai porti. Le riserve sono tuttavia pressoché esaurite e ben presto non avranno nient’altro da offrire; non rimarrà nulla”.
www.kurdistan.it
2814-del-mondo-kurdo
3589
EmiNews 2007
Lascia un commento