20091110 14:50:00 redazione-IT
di Felicia Masocco (da l’Unità)
La Cgil ha approvato il calendario congressuale, si inizia con gli appuntamenti territoriali che termineranno a metà marzo e si finisce tra il 5 e l’8 maggio quando a Rimini si terrà il XVIesimo congresso. Lo ha deciso il Direttivo, approvando le regole e prevedendo la partecipazione di 1043 delegati. Non è stata una discussione liscia (si è reso necessario un passaggio preliminare in segreteria) né lo sarà il congresso che trova il sindacato diviso in due schieramenti, ognuno con la sua mozione.
MOZIONI CONTRAPPOSTE
Quella della maggioranza, primo firmatario Guglielmo Epifani, doveva essere illustrata ai 177 membri del parlamentino, ma per il confronto sul regolamento è stata spostata a oggi. Sempre per oggi è attesa la presentazione di un documento alternativo che reclama una forte «discontinuità » dell’azione e dei vertici cigiellini e porta la firma, tra gli altri, della segretaria confederale Nicoletta Rocchi e dei leader del pubblico impiego Carlo Podda, dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini, dei bancari, Domenico Moccia e di Rete 28 aprile, Giorgio Cremaschi.
[b]I TESTI INTEGRALI DEI DUE DOCUMENTI:[/b]
[url]http://www.emigrazione-notizie.org/articles.asp?id=355[/url]
«I diritti e il lavoro oltre la crisi» è il titolo del documento di Epifani. Neanche trenta pagine che guardano al “dopo”, «oltre la crisi» appunto, quando ci sarà da correggere se non da ricostruire di sana pianta. Soprattutto considerate le misure del governo Berlusconi che il documento giudica «sbagliate e inadeguate» e che hanno «fortemente esposto» il Paese. Le coordinate indicate dalla maggioranza Cgil per «risalire la china» stanno in dieci proposte, unite daun comundenominatore, quel «progetto Paese alternativo a quello in campo» in cui è ravvisabile una precisa continuità con il congresso precedente in cui si parlava di «riprogettare il Paese».
MENO TASSE PIÚ TUTELE
Il congresso matura all’interno della peggiore crisi dal 1929 che lascerà unapesante eredità soprattutto in fatto di diseguaglianze, in tutte le loro declinazioni. Procedendo per titoli, c’è quella di reddito: la Cgil insiste con la richiesta di ridurre le tasse sul reddito da lavoro e pensione, mentre va rafforzata la lotta all’evasione fiscale e aumentate le tasse sulle rendite finanziarie e i grandi patrimoni. La prima aliquota Irpef deve essere abbassata dal 23 al 20% e la terza dal 38 al 36%. Unaltro punto del decalogo propone di riformare gli ammortizzatori sociali «in senso universale », senza differenze tra aziende o tipologie di lavoro. Il gap tra giovani e futuro nel lavoro va ridotto: va incentivata la formazione e garantito che le future pensioni basate sul sistema contributivo «non siano inferiori al 60% dell’ultima retribuzione» anche attraverso interventi fiscali. Si tratta di proposte presenti nella piattaforma della Cgil almeno da quando è iniziata la crisi e che il governo Berlusconi continua a ignorare. Lo stesso governo ha invece agito per dividere il fronte sindacale. In più punti il documento parla dell’accordo separato sulle regole contrattuali: spicca il proposito di «riconquistare un nuovo modello di contrattazione », di sostenere la battaglia dei metalmeccanici e di quanti possano ritrovarsi nelle condizione di un accordo separato, e di «praticare rigorosamente la democrazia di mandato». Questo punto non solo rinvia al richiamo più generale di «rafforzare l’idea di democrazia come partecipazione », ma chiama in causa direttamente Confindustria, Cisl e Uil. Alle altre due confederazioni si chiede di non insistere sulla strada della rottura e aprirsi invece a una «ricerca nuova che faccia della democrazia e della forza del pluralismo il cuore di una stagione che superi quella della divisione e contrapposizione». Per la Cgil la rottura «non è irrimediabile, ma non si può sottovalutare la profonda diversità di merito emersa tra le confederazioni. Tra le tante sfide in campo questa rappresenta forse – si legge – la più difficile e la più decisiva». Una legge sulla democrazia e sulla rappresentanza può servire, la Cgil torna a chiederla. Così come l’unificazione del mercato del lavoro:non il contratto unico ma la semplificazione delle tipologie dei contratti non standard e l’estensione dell’articolo 18 per chi, «operando in catene con più di 15 dipendenti è formalmente alle dipendenze di datori di lavoro fittizi».
10 novembre 2009
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[b]I TESTI INTEGRALI DEI DUE DOCUMENTI:[/b]
[url]http://www.emigrazione-notizie.org/articles.asp?id=355[/url]
www.cgil.it
7602-due-mozioni-per-la-cgil-il-congresso-e-cominciato
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EmiNews 2009
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