7610 L'olocausto sconosciuto degli emigrati italiani in Crimea

20091112 16:28:00 redazione-IT

Martedì 17 novembre alle ore 18, presso la sede della Fondazione Italiani nel Mondo a Palazzo Patrizi Montoro, in piazza San Luigi de Francesi 37, si terrà il convegno dal titolo "L’olocausto sconosciuto degli emigrati italiani in Crimea".

Il tema dell’incontro è una storia ai più sconosciuta che riguarda migliaia di italiani emigrati in Crimea che hanno subito una deportazione sotto il regime sovietico. Il convegno ha come obiettivo quello di riportare alla luce questa oscura pagina della storia dell’emigrazione e creare le basi per una azione politica e legislativa di solidarietà per i discendenti degli italiani in Crimea.

Interverranno il Prof. Antonello Folco Biagini, Ordinario di Storia dell’Europa orientale e Prorettore alle Relazioni internazionali dell’Università La Sapienza e il Prof. Giulio Vignoli, docente di Scienze Politiche e autore di numerosi volumi sull’argomento. Nel corso dell’incontro l’On Aldo Di Biagio, responsabile Italiani nel mondo per il PdL, ed io esporremo le proposte legislative elaborate per la tematica in questione. Inoltre, il Dott. Stefano Pelaggi, presidente di Concordia Onlus, presenterà un progetto finanziato dalla Regione Lazio, finalizzato all’apertura di un ufficio per l’ottenimento della cittadinanza italiana da parte dei discendenti italiani in Crimea. Sarà, infine, presente Massimo Mariotti, consultore della Regione Veneto. Il convegno sarà moderato dal Dott. Gian Luigi Ferretti, direttore del quotidiano L’Italiano.

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I discendenti degli italiani giunti in Crimea dal 1830, soprattutto da Trani, Bisceglie e Molfetta, circa 3.000 persone, vennero deportati per ordine di Stalin a partire dal gennaio 1942.
Il viaggio attraversò il territorio di sette Stati, ora
indipendenti: Ucraina, Russia, Georgia, Azerbaigian, Turchmenistan, Uzbekistan e Kazakistan.
La deportazione avvenne parte via mare e parte via terra: via mare da Kerc a Novorossijsk, sulla sponda orientale del Mar Nero, poi nei vagoni piombati fino a Baku, quindi fu attraversato il mar Caspio fino a Krasnovodsk e infine, nuovamente con la ferrovia, sino ad Atbasar in Kazakistan
dove vennero sistemati parte a Caragandà e parte ad Akmolinsk ed altri centri attorno in baracche e locali di fortuna.

Quasi la metà morì nel viaggio, tra cui tutti i bambini.
Quelli che arrivarono a destinazione furono abbandonati
nelle baracche. Per nutrirsi cercarono erbe e radici commestibili. Per scaldarsi usarono i tramezzi e le assi delle baracche come legna da ardere. Alcuni si smarrirono nella steppa alla ricerca di cibo e morirono di freddo
o per gli attacchi dei lupi.
Solo circa il 20% sopravvisse alle malattie a alla
fame.
Oggi i loro discendenti sono circa 300.

 
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EmiNews 2009

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