{"id":9033,"date":"2017-04-15T19:00:23","date_gmt":"2017-04-15T17:00:23","guid":{"rendered":"http:\/\/www.filef.net\/2017\/04\/15\/8300-stretta-soffocante-europa-di-maastricht-o-europa-sociale\/"},"modified":"2017-04-15T19:00:23","modified_gmt":"2017-04-15T17:00:23","slug":"8300-stretta-soffocante-europa-di-maastricht-o-europa-sociale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=9033","title":{"rendered":"8300 Stretta soffocante: Europa di Maastricht o Europa sociale?"},"content":{"rendered":"<p>\t\t\t\t20101024 16:50:00 redazione-IT<\/p>\n<p>[b]di Fabrizio Valli &#8211; (ATTAC Italia)[\/b]<\/p>\n<p>La crisi economica, sviluppatasi dopo decenni di politiche neoliberiste che volevano creare un capitalismo che sempre pi\u00f9 fosse simile al proprio concetto, porta come risposta da parte delle classi dominanti l\u2019esasperazione di tali politiche.<br \/>\nIn questo solco si pongono alcune proposte avanzate negli ultimi giorni: Il governo tedesco ha avanzato una proposta di uno stretto controllo dell\u2019UE sui budget e sulle manovre finanziarie dei paesi, arrivando alla sospensione del diritto di voto per i paesi che sforano i parametri.<\/p>\n<p>La Commissione Europea propone l\u2019obiettivo di abbattimento annuale di almeno un ventesimo del debito eccedente i parametri del patto di stabilit\u00e0 e crescita (60% del P.I.L. ), nell\u2019obbligo in questi casi di tenere la spesa pubblica ad una percentuale nettamente inferiore all\u2019aumento del PIL, la creazione di un deposito cautelativo pari allo 0,2% del PIL che una volta sforato il 3% verr\u00e0 trattenuta. Gli interessi di questo deposito andranno agli stati \u201cvirtuosi\u201d, che rientrano nei parametri, determinando un ulteriore trasferimento di risorse dagli stati pi\u00f9 poveri a quelli pi\u00f9 ricchi.<\/p>\n<p>Acclamando la necessit\u00e0 di sistemare i conti pubblici, si mettono in atto misure di feroce taglio allo stato sociale, di attacco al salario ed ai diritti dei lavoratori pubblici e di privatizzazione e di attacco alle pensioni.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 si cui non si tiene conto \u00e8 che nel deterioramento dei conti pubblici le politiche di soccorso al capitale finanziario sono state tutt\u2019altro che irrilevanti e, ancor prima i tagli alle tasse di ricchi e imprese, lo spostamento di risorse a sostegno dei profitti come nel caso dell\u2019aumento delle spese militari a favore dell\u2019industria degli armamenti,la costruzione di eventi \u201cvetrina\u201d per il business dei propri paesi. E\u2019 singolare che tali preoccupazioni per il rigore dei conti non emergessero quando, e si tratta di poco tempo fa, si<br \/>\ninondavano le banche e le altre istituzioni finanziarie di soldi pubblici.<\/p>\n<p>I casi delle misure economiche greche e spagnole, dei provvedimenti di Sarkozy sulle pensioni e dei tagli a sanit\u00e0 e istruzione pubbliche, delle proposte di Tremonti , del libro Bianco di Sacconi, del sostegno del governo italiano alla linea di Marchionne, delle proposte di tagli al welfare del nuovo governo Britannico, per fare qualche esempio, non sono che casi particolari di una strategia pi\u00f9 generale. Il contenimento del debito pubblico \u00e8 la giustificazione per politiche di trasferimento ulteriore di ricchezza dai lavoratori, dai disoccupati, dai pensionati ai detentori di capitale.<\/p>\n<p>Non \u00e8 quindi in caso che le misure di contenimento del debito pubblico si accompagnino a misure di attacco ai diritti dei lavoratori e di allargamento della libert\u00e0 di licenziamento da parte delle imprese, misure che col controllo dei deficit pubblici hanno poco a che fare, e che anzi potrebbero aggravarli per l\u2019aumento dei sussidi ai disoccupati.<\/p>\n<p>Queste politiche sono coordinate e giustificate dalle politiche di \u201crigore\u201d richieste dall\u2019UE, conseguenti alla sua identit\u00e0 profonda.<\/p>\n<p>L\u2019UE \u00e8 disegnata per portare avanti politiche neoliberiste: <\/p>\n<p>L\u2019obiettivo dell\u2019Euro come moneta forte, che aspira a divenire valuta di riserva mondiale;<\/p>\n<p>Una Banca Centrale indipendente dal controllo democratico e avente come unico obiettivo la lotta all\u2019inflazione;<\/p>\n<p>\u2022 La centralit\u00e0 dei vincoli del patto di stabilit\u00e0 e crescita con i suoi obiettivi di contenimento del deficit e del debito entro ristretti parametri;<\/p>\n<p>Per raggiungere tali obiettivi gli stati sono costretti a politiche economiche restrittive (privatizzazioni, tagli all\u2019occupazione ed allo stato sociale) per ottenere gli avanzi di cassa necessari (\u00e8 il patto stesso che indica la necessit\u00e0 di avere bilanci prossimi al pareggio o positivi) e politiche di restrizione delle rivendicazioni salariali.<\/p>\n<p>Tale linea \u00e8 funzionale alle esigenze del capitale finanziario: lotta all\u2019inflazione che avvantaggia i detentori di capitale, evitando che si svalorizzino; politica di riduzione delle tasse che rende necessario agli<br \/>\nstati chiedere risorse economiche a prestito dai detentori di capitali, privatizzazioni che aprono al capitale finanziario nuovi campi di investimento.<\/p>\n<p>Tali misure non creano per\u00f2 ancora una reazione antagonista da parte del<br \/>\ncapitale industriale. <\/p>\n<p>Questo per due motivi principali:<\/p>\n<p>In primo luogo la compenetrazione tra finanza e industria, le multinazionali sono attori sempre maggiori del mercato finanziario e le attivit\u00e0 finanziarie sono ormai voce non secondaria nei bilanci di queste imprese, le catene e le \u201cscatole\u201d finanziarie sono strumenti in cui si esplica la propriet\u00e0 ed il controllo sulle imprese da parte dei detentori di capitale.<\/p>\n<p>In secondo luogo perch\u00e9 gli aspetti finanziari non sono separati, o secondo alcuni contrapposti, al resto dell\u2019economia, ma ne sono una delle parti costitutive. L\u2019esplosione della finanza nasce dai meccanismi centrali del nostro sistema, dalla ricerca della massimizzazione di profitti.<\/p>\n<p>Per rispondere alla caduta del saggio di profitto negli impieghi tradizionali i capitalisti riversano capitali in cerca di valorizzazione nella sfera finanziaria, determinando la creazione di capitale fittizio, di titoli che danno diritto a partecipare alla spartizione di profitti, non essendo supportata da valore reale creato, ha determinato lo svilupparsi e l\u2019esplodere delle bolle.<\/p>\n<p>L\u2019obiettivo di ogni detentore di capitali \u00e8 quello di ottenere, nel pi\u00f9 breve tempo possibile pi\u00f9 denaro di quanto ne avesse prima: la fase produttiva \u00e8 per lui solo un termine medio inevitabile, un male necessario.<\/p>\n<p>In aggiunta in una fase di crisi l\u2019assenza di prospettive di un\u2019onda lunga espansiva che rilanci i profitti favorisce una generale attestazione sugli obiettivi di profitto a breve. <\/p>\n<p>Vi \u00e8 da aggiungere che queste misure hanno conseguenze utili anche per il capitale industriale:<\/p>\n<p>politiche di attacco ai lavoratori, disoccupazione e contenimento salariale, che favoriscono il disciplinamento della forza lavoro; <\/p>\n<p>pressione sul capitale produttivo a abbassare i propri costi migliorandone competitivit\u00e0 internazionale;<\/p>\n<p>riduzione dell\u2019incertezza sui tassi di cambio e sui diversi ambienti finanziari;<\/p>\n<p>l\u2019Euro come moneta forte supporta le operazioni di fusioni e acquisizioni del capitale europeo in altre parti del mondo.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario quindi pensare ad un\u2019altra Europa.<\/p>\n<p>Un unico mercato che non contempla per\u00f2 la possibilit\u00e0 di decidere democraticamente politiche economiche, fiscali e sociali comuni lascia strada aperta al dumping tra i diversi stati su queste materie, lasciando la libert\u00e0 alle imprese di collocarsi negli stati con situazioni a loro pi\u00f9 favorevoli, mettendoli in concorrenza tra loro per attrarre investimenti, e costringe gli stati ad una costante rincorsa ad offrire ad esse sempre maggiori prebende.<\/p>\n<p>Le enormi differenze economico sociali tra gli stati, in un processo di unificazione che tende a mantenere queste differenze, rafforza questa tendenza. Il processo di allargamento cos\u00ec gestito riconfigura l\u2019UE in consonanza al processo di \u201cglobalizzazione neoliberista\u201d avvenuto a livello mondiale. Le imprese si trovano cos\u00ec a disposizione all\u2019interno del mercato unico una amplia gamma di situazioni in cui collocare in modo ottimale i segmenti dei loro processi produttivi in modo da massimizzare i profitti.<\/p>\n<p>Occorre pensare ad un\u2019Europa democratica, sociale, ecologista e pacifista che sia radicalmente contrapposta all\u2019Europa di Maastricht.<br \/>\nE\u2019 necessario che quest\u2019altra Europa abbia le gambe sociali per camminare e questo non pu\u00f2 avvenire se non con la costruzione di reti, movimenti, vertenze e campagne europee contro la le politiche che vogliono far pagare la crisi a studentesse\/studenti, lavoratrici\/tori, disoccupate\/ti , pensionate\/ti , contro la disoccupazione, la precariet\u00e0, le privatizzazioni, il neoliberismo e la guerra, per i diritti sociali e dei migranti, per la difesa dell\u2019ambiente e per la democrazia europea.<\/p>\n<p>Non possiamo d\u2019altronde aspettarci risposte positive automatiche. Le proposte di uscita dalla crisi tramite politiche di aumento dei consumi interni, ottenuto anche attraverso aumenti di salario, si scontrano con alcuni ostacoli non indifferenti.<\/p>\n<p>L\u2019assenza di adeguati spazi d&#8217;accumulazione che possano rilanciare la produzione;<\/p>\n<p>la non coincidenza tra spazio politico e spazio economico, che fa si che un aumento della domanda non si traduca necessariamente in un proporzionale aumento della produzione nel territorio in cui avviene;<\/p>\n<p>gli effetti che la crescita ha sull\u2019ambiente;<\/p>\n<p>Emerge inoltre una contraddizione pi\u00f9 di fondo:<br \/>\nE\u2019 evidente a tutti che il contenimento del salario ( nelle sue diverse forme) \u00e8 un elemento centrale delle politiche europee, sia attraverso i parametri del PSC, sia attraverso l\u2019incoraggiamento della flessibilit\u00e0 portato avanti dall\u2019Unione europea, sia attraverso l\u2019incoraggiamento al dumping salariale che troviamo sia nella Bolkenstein che in alcune sentenze della corte di giustizia europea, sia anche nella concreta attivit\u00e0 della BCE che mira di fatto la<br \/>\nregolazione dei tassi d\u2019interesse pi\u00f9 che sull\u2019inflazione in generale, sulle dinamiche legate agli aumenti salariali.<\/p>\n<p>Non a caso il paese con dati economici positivi in questa fase \u00e8 la Germania che non si \u00e8 basato tanto sull\u2019entit\u00e0 della crescita quanto sul contenimento salariale, in concomitanza con una tenuta del debito pubblico favorita dal fatto che i parametri del PSC erano pi\u00f9 disegnati su questo paese.<\/p>\n<p>La crescita dei salari \u00e8 vero che da una parte aumenta la domanda, permettendo la realizzazione dei profitti, ma dall\u2019altro l\u2019aumento dei salari riduce i profitti stessi.<\/p>\n<p>Il riequilibrio tra salari e profitti non \u00e8 quindi detto che sia una misura che v\u00e0 a vantaggio di tutti e dovr\u00e0 scontrarsi con l\u2019avversione delle classi dominanti. Non \u00e8 quindi detto che un aumento dei salari determini una nuova fase di crescita in questa societ\u00e0. Esso andrebbe perseguito come obiettivo in s\u00e9, nell\u2019ottica di porre nuove priorit\u00e0 nelle decisioni collettive che vadano oltre la logica del profitto. Il capitalismo risponde sempre meno ai bisogni sociali e sempre pi\u00f9 attenta all\u2019equilibrio ambientale del pianeta.<\/p>\n<p>E\u2019 necessario quindi pensare a politiche radicalmente alternative allo stato di cose esistente.<\/p>\n<p>In questo percorso Attac Italia, con gli altri Attac europei, lavora per la democratizzazione dell\u2019Unione Europea, una sua maggiore trasparenza, lo sviluppo della partecipazione e della democrazia diretta, un rafforzamento dei diritti fondamentali, la tutela ed il miglioramento delle conquiste democratiche,un ordine economico alternativo, Un\u2019Europa di pace e solidale che miri ad un equiparazione verso l\u2019alto in materia fiscale e sociale. Con la Banca Centrale<br \/>\nEuropea sottoposta a controllo democratico e le cui priorit\u00e0 di politica monetaria devono essere la giustizia economica, il pieno impiego e la sicurezza sociale per tutti i cittadini europei. Un\u2019Europa in cui i principi fondamentali siano: la dignit\u00e0 umana, lo stato di diritto, la democrazia rappresentativa e partecipativa; la giustizia economica e sociale, la sicurezza sociale e politiche di inclusione delle persone, la solidariet\u00e0, l\u2019uguaglianza e la parit\u00e0 tra uomini e donne, la difesa dell\u2019ambiente e l\u2019 impegno per la pace ed in cui la cittadinanza europea sia concessa a tutti i residenti in Europa.<\/p>\n<p>&nbsp;\t\t<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>20101024 16:50:00 redazione-IT [b]di Fabrizio Valli &#8211; (ATTAC Italia)[\/b] La crisi economica, sviluppatasi dopo decenni di politiche neoliberiste che volevano creare un capitalismo che sempre <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=9033\" title=\"8300 Stretta soffocante: Europa di Maastricht o Europa sociale?\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[86],"tags":[],"class_list":["post-9033","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-eminews-2010"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>8300 Stretta soffocante: Europa di Maastricht o Europa sociale? 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