{"id":54527,"date":"2026-09-12T17:54:05","date_gmt":"2026-09-12T17:54:05","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=54527"},"modified":"2026-09-12T17:56:02","modified_gmt":"2026-09-12T17:56:02","slug":"n37-8-05-12-09-2026-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=54527","title":{"rendered":"n\u00b036\/7 \u2013 05\/12  09 2026 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO."},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Yuval Abraham, Rachel Szor**:  Il crimine collettivo, dal vertice alla base.<br \/>\n02 &#8211;  Cristina Piccino*: \u00abRitorno a Buenos Aires\u00bb, sopravvivere al dolore e mantenere la memoria &#8211; Venezia 83 Chiude il concorso il film di Marco Bechis, sguardo impietoso sugli anni della dittatura di Videla<br \/>\n03 &#8211; Gaetano Azzariti*:  Il programma s\u00ec, ma di un\u2019altra idea di societ\u00e0 e di democrazia &#8211; Centro sinistra Se non si affrontano le ragioni profonde per cui la sinistra, non solo in Italia, ha progressivamente perduto consenso, identit\u00e0 e capacit\u00e0 di rappresentare le fratture della societ\u00e0, il rischio \u00e8 quello di preparare soltanto una nuova ma effimera alternanza di governo<br \/>\nO4 &#8211; 04 &#8211; Redazione Pagine Esteri*: Colonie israeliane, dodici Paesi passano alle sanzioni. L\u2019Italia no, si tiene fuori &#8211; Londra, Parigi e Ottawa guidano l\u2019iniziativa contro il commercio con gli insediamenti coloniali in Cisgiordania. L\u2019Italia di Giorgia Meloni non aderisce. Tajani: Le decisioni devono essere prese a livello europeo<br \/>\n05 &#8211; Geraldina Colotti*: America Latina, In Evidenza &#8211; Dall\u201911 settembre 1973 a oggi: l\u2019internazionale reazionaria che attraversa l\u2019America Latina<br \/>\n06 &#8211; Roberto Livi*: Cuba, l\u2019inviata dell\u2019Onu: sanzioni Usa devastanti, ma per la popolazione<br \/>\nEmbargo La missione dell&#8217;inviata del consiglio per i diritti umani, Alena Dohuan. Una smentita della tesi di Rubio su come \u00abcolpire una dittatura\u00bb: i colpiti sono i cubani.<br \/>\n07 &#8211; Alfiero Grandi *: Legge elettorale: la destra vuole stravolgere la Costituzione. L&#8217;opposizione torni al Referendum<\/p>\n<p>01 &#8211; YUVAL ABRAHAM, RACHEL SZOR*:  IL CRIMINE COLLETTIVO, DAL VERTICE ALLA BASE.<\/strong><\/p>\n<p>IL FILM NAZA IL GENOCIDIO DEI PALESTINESI \u00c8 UN ATTO PREMEDITATO E INTENZIONALE DI CUI I SOLDATI SANNO TUTTO. DIRANNO: ABBIAMO ESEGUITO GLI ORDINI. L&#8217;OBIETTIVO \u00c8 ANCHE SU TEL AVIV, LA CITT\u00c0-BOLLA IN CUI LA VITA VA AVANTI CON LE STRAGI A SOLI 60 CHILOMETRI<\/p>\n<p>Nel corso degli ultimi tre anni, sui tetti di Tel Aviv, abbiamo condotto interviste notturne a 24 soldati israeliani che hanno avuto un ruolo attivo nell\u2019offensiva di Israele contro Gaza. Per la maggior parte ufficiali dell\u2019intelligence, che lavoravano davanti a degli schermi e partecipavano a distanza all\u2019uccisione di massa dei palestinesi.<\/p>\n<p>Le loro testimonianze costituiscono la base di NAZA, un nuovo documentario \u2013 prodotto dal Guardian e da James Wilson e con Jonathan Glazer come produttore esecutivo \u2013 che abbiamo diretto e presentato alla 83\u00aa Mostra Internazionale d\u2019Arte Cinematografica di Venezia.<\/p>\n<p>ABBIAMO INTERVISTATO questi soldati non perch\u00e9 fosse l\u2019unico modo per conoscere ci\u00f2 che Israele ha fatto a Gaza. Chiunque abbia visto la devastazione nella Striscia, ascoltato gli abitanti di Gaza o semplicemente preso sul serio le parole dei leader israeliani avrebbe dovuto riconoscere questa verit\u00e0 gi\u00e0 anni fa.<\/p>\n<p>Questo film \u00e8 stato realizzato per una semplice ragione: eravamo consapevoli che le testimonianze di ufficiali e soldati dell\u2019esercito che ha annientato Gaza \u2013 coloro che hanno condotto la sorveglianza, calcolato quante persone innocenti avrebbero probabilmente perso la vita in ciascuna abitazione e dato ripetutamente il via libera al bombardamento di intere famiglie \u2013 avrebbero reso ancora pi\u00f9 difficile negare i crimini, una negazione che costituisce una parte di ci\u00f2 che permette il perpetuarsi di tali crimini ancora oggi.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 un film su un sistema: si concentra sugli ordini, sulle politiche e sui modelli operativi, non sulle deviazioni da essi. La conclusione che traiamo dalle testimonianze \u00e8 chiara: l\u2019uccisione di massa di civili palestinesi a Gaza non \u00e8 stata un \u00abtragico effetto collaterale\u00bb di una guerra contro Hamas, come viene comunemente rappresentato in Israele, bens\u00ec un atto premeditato, calcolato e intenzionale.<\/p>\n<p>\u00c8 per questo che una commissione dell\u2019Onu, le principali organizzazioni per i diritti umani del mondo, studiosi palestinesi, israeliani e internazionali lo hanno descritto come un genocidio.<\/p>\n<p>Il titolo del film, NAZA, acronimo ebraico di \u00abdanno collaterale\u00bb, \u00e8 una critica al modo in cui Israele rappresenta l\u2019uccisione dei civili, occultando sia la conoscenza preventiva del numero di persone che con ogni probabilit\u00e0 verranno uccise in ciascun attacco, sia l\u2019intento distruttivo che ha accompagnato la campagna militare fin dall\u2019inizio.<\/p>\n<p>UNO DEGLI UFFICIALI che abbiamo intervistato racconta di essere stato pienamente consapevole, in tempo reale, di centinaia di casi in cui le famiglie conducevano normalmente la propria vita \u2013 un uomo che parlava con la moglie, il suono di un programma televisivo, una preghiera, un bambino che piangeva \u2013 fin quando lui non ha dato l\u2019autorizzazione a bombardarli. Quando gli \u00e8 stato chiesto perch\u00e9, ha spiegato: \u00abCapisci che l\u2019obiettivo \u00e8 distruggere\u00bb.<\/p>\n<p>Vista in quest\u2019ottica, la presenza in una determinata casa di una persona che Israele considera un obiettivo da eliminare diventa una questione \u00abcollaterale\u00bb; anzi, in molti casi, \u00e8 stato rivelato che l\u2019obiettivo non fosse neppure presente. L\u2019uccisione stessa era il punto.<\/p>\n<p>I soldati che compaiono nel film hanno tutti accettato di parlare a condizione che le loro identit\u00e0 venissero accuratamente celate, per paura della ritorsione di Israele per aver fatto emergere informazioni compromettenti. Alcune delle loro testimonianze erano cos\u00ec urgenti e sconvolgenti che le abbiamo pubblicate quasi immediatamente in una serie di inchieste investigative per +972 Magazine, Local Call e The Guardian (qui sul manifesto del 5 aprile 2024).<\/p>\n<p>La maggior parte dei soldati che abbiamo intervistato appartiene a quella che viene comunemente definita l\u2019\u00e9lite socioeconomica israeliana e ha prestato servizio principalmente in prestigiose unit\u00e0 dell\u2019intelligence.<\/p>\n<p>Alcuni erano consapevoli di aver preso parte a gravi crimini e speravano che parlare apertamente avrebbe contribuito a penetrare i muri della negazione e della giustificazione, costringendo l\u2019opinione pubblica israeliana a confrontarsi con ci\u00f2 che, anche in suo nome, l\u2019esercito era stato mandato a fare. Altri hanno accettato di parlare solo dopo mesi di riflessione: per senso di colpa, vergogna o persino orgoglio per quelli che consideravano i propri successi professionali.<\/p>\n<p>IL NOSTRO FILM, per una scelta deliberata, non si sofferma sulle loro motivazioni. L\u2019interesse principale \u00e8 l\u2019uccisione in s\u00e9 e ci\u00f2 che la rende possibile. Dedicare troppo spazio alle convinzioni morali e politiche delle nostre fonti avrebbe rischiato di spostare il centro dell\u2019attenzione lontano dalle vittime. Rischio che non volevamo correre.<\/p>\n<p>Concedere l\u2019anonimato a persone che, secondo le loro stesse dichiarazioni, hanno preso parte a crimini orribili non \u00e8 una decisione presa alla leggera. Ma, considerata la continua perpetrazione di questi crimini, abbiamo ritenuto di avere l\u2019obbligo di rendere pubblici i loro racconti, nella speranza che potessero contribuire agli sforzi per porre fine all\u2019offensiva.<\/p>\n<p>Le testimonianze dei soldati chiamano in causa anche un sistema molto pi\u00f9 ampio, del quale i vertici politici e militari di Israele portano la responsabilit\u00e0 ultima. Ci auguriamo che il film possa contribuire a ottenere l\u2019accertamento delle responsabilit\u00e0 per i gravi crimini commessi da Israele e la giustizia per le loro vittime.<\/p>\n<p>Ma il film non \u00e8 soltanto una raccolta di testimonianze di soldati. Abbiamo anche rivolto l\u2019obiettivo della macchina da presa verso Tel Aviv e i suoi abitanti durante la notte, interrogando la citt\u00e0 nella quale, come una bolla, la vita quotidiana continua mentre i palestinesi vengono massacrati a soli 60 chilometri di distanza.<\/p>\n<p>Attraverso il nostro sguardo sulla citt\u00e0 dalla quale viene gestita la guerra contro Gaza, abbiamo cercato di osservare i meccanismi del conformismo che rendono possibile un\u2019indifferenza cos\u00ec diffusa.<\/p>\n<p>NEL FARLO, ci siamo ritrovati a porci domande che si poneva la generazione dei nostri nonni, domande che le persone in tutto il mondo si sono poste dopo aver appreso di atrocit\u00e0 e genocidi avvenuti altrove: come pu\u00f2 un gruppo di esseri umani acconsentire alla completa disumanizzazione di un altro gruppo? E che aspetto ha un sistema genocidario visto dall\u2019interno?<br \/>\nNegli anni a venire \u2013 forse in un\u2019era post-Netanyahu, se mai un\u2019epoca simile arriver\u00e0 \u2013 alcune parti del campo liberale israeliano potrebbero cercare di prendere le distanze dai crimini commessi a Gaza, attribuendoli al governo di estrema destra. Sebbene questo governo porti la responsabilit\u00e0 principale per l\u2019uccisione di pi\u00f9 di 73mila persone, per la maggior parte civili, sulla scia dei criminali massacri compiuti da Hamas il 7 ottobre.<br \/>\nUna parte significativa di queste uccisioni \u00e8 stata compiuta da soldati provenienti dal cuore stesso del campo liberale israeliano: ufficiali dell\u2019intelligence e dell\u2019Aeronautica che prestavano servizio nelle unit\u00e0 pi\u00f9 prestigiose dell\u2019esercito.<br \/>\nI piloti dell\u2019Aeronautica potrebbero sostenere di essersi limitati a seguire gli ordini, di aver ricevuto un insieme di coordinate, sganciato la bomba ed essere tornati alla base senza sapere che cosa avessero colpito. I soldati di fanteria si difenderanno dicendo che non sempre sapevano chi stavano colpendo, in parte a causa della nebbia della guerra. Per quanto discutibili possano essere queste difese, non pu\u00f2 esserci alcun dubbio su ci\u00f2 che sapeva il personale dell\u2019intelligence.<br \/>\nVEDEVANO con i propri occhi e sentivano con le proprie orecchie che le case che stavano \u00abincriminando\u00bb erano piene di famiglie. Sapevano che le vaste quantit\u00e0 di \u00abautorizzazioni NAZA\u00bb non erano collegate ad alcun obiettivo di significativo valore militare. Eppure svolgevano il loro ruolo nella macchina della morte, senza nessun atto di rifiuto o di resistenza.<br \/>\nIl film mostra come appare un sistema di uccisione quando si fonda sull\u2019idea che \u00aba Gaza non ci sono innocenti\u00bb o, come si potrebbe esprimere nel linguaggio dell\u2019intelligence, \u00aba Gaza non esiste la NAZA\u00bb. In quanto tale, il film probabilmente miner\u00e0 le posizioni dei negazionisti, di coloro che seminano dubbi e di quanti si sentono ancora a proprio agio nel vivere nella zona grigia tra il sapere e il non sapere ci\u00f2 che sta accadendo a 60 chilometri a sud di Tel Aviv.<br \/>\nIl film, presentato a Venezia, arriver\u00e0 presto a New York, prima di essere distribuito in tutto il mondo. Ma \u00e8 anche rivolto verso l\u2019interno, alla societ\u00e0 israeliana. \u00c8 stato girato interamente di notte, riflettendo la profonda oscurit\u00e0 nella quale \u00e8 stato creato e nella quale viviamo. Ma senza un confronto onesto con ci\u00f2 che \u00e8 accaduto nell\u2019oscurit\u00e0, nessuno di noi sar\u00e0 in grado di vedere la luce.<br \/>\n**(Articolo originariamente apparso sulla rivista israeliano-palestinese +972mag)<br \/>\n**( Yuval Abraham \u00e8 un giornalista, regista, traduttore, sceneggiatore e montatore israeliano, vincitore del Premio Oscar al miglior documentario per No Other Land)<br \/>\n**( Rachel Szor \u00e8 una regista, sceneggiatrice e direttrice della fotografia israeliana, vincitrice del Premio Oscar al miglior documentario per No Other Land.)<\/p>\n<p>02 &#8211;  Cristina Piccino*: \u00abRITORNO A BUENOS AIRES\u00bb, SOPRAVVIVERE AL DOLORE E MANTENERE LA MEMORIA &#8211; VENEZIA 83 CHIUDE IL CONCORSO IL FILM DI MARCO BECHIS, SGUARDO IMPIETOSO SUGLI ANNI DELLA DITTATURA DI VIDELA.<\/p>\n<p>Oggi scopriremo i Leoni della giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal, sul Lido un po\u2019 svuotato dove resistono i neo-cinefili di ogni proiezione, e la pioggia ha lasciato un\u2019aria di fine estate, ognuno compila il suo palmar\u00e9s. NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor \u00e8 il titolo che pi\u00f9 ritorna (e sarebbe davvero importante specie qui in Italia) insieme a Possible Love di Lee Chang Dong o a Woman Unknown \u2013 come sappiamo il solo titolo in gara diretto da una regista. Alba Rohrwacher in Un bon petit soldat di Stephan Briz\u00e9, nel ruolo della direttrice delle risorse umane che si distrugge per mantenere alto lo standard di resa professionale merita una Coppa Volpi ma chiss\u00e0, sappiamo anche che i premi possono portarsi dietro compromessi stonati.<br \/>\nColpe e fantasmi, il processo agli ex militari, i luoghi delle torture, il passato che entra all\u2019improvviso<\/p>\n<p>A CHIUDERE il concorso \u00e8 arrivato ieri Ritorno a Buenos Aires (in sala il 17 settembre), ultimo dei cinque titoli italiani in gara in cui Marco Bechis lavora ancora una volta su quella \u00abgrana\u00bb poetica, politica, di vissuti e di storia che \u00e8 al centro del suo cinema, cio\u00e8 l\u2019Argentina della dittatura di Videla, e il suo regime di terrore che fece sparire almeno trentamila persone, oppositori, militanti e non solo sequestrati in carceri clandestini, torturati, uccise, gettati nell\u2019oceano per cancellarne le tracce. Una ricostruzione quella del regista che cerca ogni volta delle nuove direzioni nella necessit\u00e0 di mantenere viva una memoria condivisa nel presente, oggi ancora pi\u00f9 importante di fronte al fascismo di Milei al governo. Lui, Bechis, di questa storia \u00e8 parte: arrestato, torturato, libero grazie all\u2019intervento della famiglia \u2013 lo racconta nell\u2019io della scrittura col suo bel libro La solitudine del sovversivo (Guanda), e prima nella distanza della narrazione di Garage Olimpo, un film che \u00e8 stato fondamentale in quel lavoro di consapevolezza condivisa del post dittatura, nella ricerca di una parola con cui denunciarne le azioni e i responsabili. A questo \u00e8 seguito Hijos, i figli dei desaparecidos, partoriti in quelle galere, le madri le avevano uccise e i bimbi gli erano stati portati via, cresciuti dalle famiglie degli assassini.<\/p>\n<p>Ritorno a Buenos Aires apre ancora un\u2019altra prospettiva ponendosi nella traiettoria di chi \u00e8 sopravvissuto alle violenze fra \u00abcolpe\u00bb, fantasmi, \u00abdettagli che vanno tenuti per s\u00e9\u00bb \u2013 come dice il personaggio di una donna \u2013 in una data importante per l\u2019Argentina quale il 2008, quando i processi contro i crimini del regime sono resi possibili grazie anche all\u2019annullamento della legge che li proteggeva. Il protagonista \u00e8 un medico, abita a Torino, in Argentina non \u00e8 pi\u00f9 rientrato da trent\u2019anni. Lo chiamano dall\u2019ambasciata e dai tribunali del Paese, vorrebbero che testimoniasse, nel Garage Olimpo \u00e8 rimasto a lungo, oltre due anni e per questo pu\u00f2 aiutarli a inchiodare i colpevoli. Per\u00f2 Mariano Guerra (Adriano Giannini) persona solitaria, misteriosa, con la compagnia di una labrador e una figlia lontana sfugge, si intuisce che la sua esistenza l\u2019ha organizzata per dimenticare accadimenti a lui insostenibili.<\/p>\n<p>QUALE \u00c8 IL LIMITE che si pu\u00f2 sopportare, cosa \u00e8 subire violenza, abuso sistematico, terrore, una sopraffazione costante che disumanizza? Il ritorno \u00e8 un \u00abnostos\u00bb in cui non ci si riconosce, quei sopravvissuti si guardano cercando di essere ignoti gli uni agli altri perch\u00e9 ogni ricordo pu\u00f2 diventare un atto di accusa, e spalancare il trauma che non si \u00e8 mai affrontato. Nessuno \u00e8 eroe, tutti sono umani, massacrati, terrorizzati, hanno tradito, fatto nomi, ciascuno ha il suo peso \u2013 e un silenzio da mantenere col suo rancore, l\u2019odio, lo spavento, la rimozione. Lungo questo bordo si muove Bechis assumendone i rischi, in una tensione di equilibri precisa, senza risposte facili, entrare nel dolore del trauma impone sensibilit\u00e0 e non giudizio. Lui si mette all\u2019ascolto in quel processo giuridico che diviene attraverso l\u2019esperienza del suo personaggio interiore, e che trova la sua declinazione visiva nella fisicit\u00e0 di Giannini, corpo contratto, piegato, rinchiuso su se stesso nella paura di affrontare quanto ha subito, di dargli un racconto, una voce. Ma \u00e8 possibile reggere tanto dolore?<br \/>\nIntorno a lui Buenos Aires \u00e8 un\u2019altra, il passato vi entra all\u2019improvviso, coi suoi rumori e le folgorazioni di fisionomie dell\u2019orrore note , quegli uomini del sistema che hanno continuato a essere parte della societ\u00e0 argentina, ne hanno permeato il tessuto rimanendo impuniti.<\/p>\n<p>IN QUESTO MOVIMENTO entrano i temi degli altri film di Bechis, i figli appunto di chi \u00e8 sparito in cerca di un ricordo della madre e del padre che non hanno, che possa fargli sentire la loro presenza negata dalla morte e poi dal silenzio sulla loro storia. I luoghi della tortura sono diventati musei della memoria, c\u2019\u00e8 sempre per\u00f2 uno scarto rispetto alla patina ufficiale che riguarda l\u2019esperienza. Ritorno a Buenos Aires ci parla di responsabilit\u00e0, di un\u2019assunzione di ci\u00f2 che si \u00e8 vissuto non nella colpa, perch\u00e9 nel rapporto di vittima e carnefice non pu\u00f2 trattarsi di questo. Il dire del protagonista comporta la condanna degli aguzzini e l\u2019inizio di una liberazione personale dalla trappola di quel silenzio che soffoca. Ancora una volta Bechis cerca la voce che \u00e8 denuncia e prima ancora consapevolezza, e lo fa col suo cinema non gridato, disseminato di dubbi, che procede piano. E che in questo essere fonda la propria verit\u00e0.<\/p>\n<p>03 &#8211; Gaetano Azzariti*:  IL PROGRAMMA S\u00cc, MA DI UN\u2019ALTRA IDEA DI SOCIET\u00c0 E DI DEMOCRAZIA &#8211; CENTRO SINISTRA SE NON SI AFFRONTANO LE RAGIONI PROFONDE PER CUI LA SINISTRA, NON SOLO IN ITALIA, HA PROGRESSIVAMENTE PERDUTO CONSENSO, IDENTIT\u00c0 E CAPACIT\u00c0 DI RAPPRESENTARE LE FRATTURE DELLA SOCIET\u00c0, IL RISCHIO \u00c8 QUELLO DI PREPARARE SOLTANTO UNA NUOVA MA EFFIMERA ALTERNANZA DI GOVERNO<\/p>\n<p>Dunque, prima il programma. Bene. Ma quale programma? Sarebbe un errore strategico pensare che la costruzione di un\u2019alternativa possa esaurirsi nella predisposizione di un elenco di proposte contrapposte a quelle dell\u2019attuale maggioranza. Una diversa agenda e una pi\u00f9 efficace comunicazione politica sono necessarie, ma non sufficienti. Se non si affrontano le ragioni profonde per cui la sinistra, non solo in Italia, ha progressivamente perduto consenso, identit\u00e0 e capacit\u00e0 di rappresentare le fratture della societ\u00e0, il rischio \u00e8 quello di preparare soltanto una nuova ma effimera alternanza di governo, non una vera alternativa politica e culturale, come la storia richiede.<\/p>\n<p>NON OCCORRE ricominciare da capo, ma serve avere il coraggio di una radicale autocritica. La sinistra ha pagato a caro prezzo le proprie scelte. Per troppo tempo ha pensato che la propria credibilit\u00e0 dovesse essere conquistata occupando lo spazio politico dell\u2019avversario, attenuando la propria diversit\u00e0, assumendo come inevitabili molte delle compatibilit\u00e0 economiche, sociali e istituzionali imposte dal pensiero dominante. Si \u00e8 cercato di governare la realt\u00e0 adattandosi ad essa, sino a perdere progressivamente la capacit\u00e0 di trasformarla.<\/p>\n<p>\u00c8 accaduto cos\u00ec che, sull\u2019immigrazione, si siano inseguite le politiche securitarie della destra; che sul terreno economico e sociale si siano accettate le privatizzazioni selvagge, la sacralit\u00e0 del profitto a scapito della precarizzazione del lavoro, la subordinazione dei servizi pubblici alle logiche aziendalistiche. Persino sul piano istituzionale sono state assecondate \u2013 anzi spesso promosse \u2013 le pulsioni maggioritarie, plebiscitarie e governiste, nella convinzione che la stabilit\u00e0 dell\u2019esecutivo fosse il principale parametro della efficienza di una democrazia. La conseguenza \u00e8 stata paradossale: nel tentativo di apparire moderata e responsabile, la sinistra ha finito per far venir meno le ragioni della propria esistenza.<\/p>\n<p>Non si pu\u00f2 aspettare ancora, \u00e8 arrivato il momento di ribaltare i tavoli. Non per riproporre nostalgicamente un passato che non pu\u00f2 tornare, n\u00e9 per votarsi ad una generica radicalit\u00e0 verbale, ma per rispondere ad una domanda politica fondamentale, l\u2019unica che da senso all\u2019essere \u201cdi sinistra\u201d: come si costruisce una societ\u00e0 nella quale l\u2019eguaglianza sociale e le libert\u00e0 fondamentali non siano solo promesse, ma il criterio effettivo dell\u2019azione pubblica?<\/p>\n<p>ED \u00c8 QUI CHE la Costituzione pu\u00f2 tornare a essere il punto di partenza. Non come repertorio di principi solenni da celebrare nelle occasioni ufficiali, ma come base per definire un programma politico radicale. Direi il pi\u00f9 \u201crivoluzionario\u201d che la sinistra possa assumere. Proprio perch\u00e9 non propone una trasformazione astratta della societ\u00e0, ma contiene in nuce un progetto di emancipazione che \u00e8 ancora largamente incompiuto ed \u00e8 rivolto al futuro.<\/p>\n<p>L\u2019articolo 3, con l\u2019impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli economici e sociali che limitano di fatto la libert\u00e0 e l\u2019eguaglianza, dovrebbe tornare a essere il centro di una politica di trasformazione sociale. E lo stesso vale per l\u2019articolo 2, con il riconoscimento dei diritti inviolabili e dei doveri inderogabili di solidariet\u00e0 politica, economica e sociale.<\/p>\n<p>ENTRO QUESTA prospettiva potrebbe essere ripensate l\u2019intera azione politica, costruito un programma di radicale trasformazione sociale, una rinascita di civilt\u00e0, per superare la barbarie del presente. Rispondendo, da sinistra, alla rabbia e al distacco di un popolo sperduto e confuso; ormai preda di una destra che sta fagocitando il mondo, in mancanza di alternative di civilt\u00e0.<\/p>\n<p>Cos\u00ec sarebbe per la questione dell\u2019immigrazione. Alla paura del diverso e alla continua evocazione dell\u2019ordine pubblico deve essere contrapposta una politica fondata sulla dignit\u00e0 della persona e sulla solidariet\u00e0. Ci\u00f2 non significa negare la necessit\u00e0 di regolare i flussi migratori, ma semplicemente ricordare una verit\u00e0: regolare non significa respingere. Una politica razionale dei flussi non pu\u00f2 essere confusa con le politiche di chiusura e di esternalizzazione delle frontiere che, con diverse intensit\u00e0, hanno caratterizzato i governi degli ultimi anni, compresi quelli di centrosinistra. La dignit\u00e0 non pu\u00f2 essere sospesa davanti a una frontiera. La chiusura di strutture degradanti come i CPR non pu\u00f2 essere intesa come misura estrema, ma condizione ineludibile e parte integrante di una diversa politica dell\u2019accoglienza, capace di coniugare il governo dei fenomeni migratori con il rispetto incondizionato dei diritti fondamentali.<\/p>\n<p>LO STESSO rovesciamento di prospettiva dovrebbe investire istruzione, lavoro e sanit\u00e0. Per troppo tempo abbiamo guardato alle strutture prima che alle persone: la scuola e l\u2019universit\u00e0 come aziende da rendere efficienti, l\u2019ospedale come organizzazione da razionalizzare, l\u2019impresa come macchina produttiva da rendere competitiva. Ma la Costituzione impone un\u2019altra gerarchia. Al centro devono tornare gli studenti, i lavoratori, i malati, le persone concrete. L\u2019efficienza delle strutture \u00e8 un mezzo; la garanzia dei diritti fondamentali \u00e8 il fine.<\/p>\n<p>Anche la contrapposizione artificiale tra diritti sociali e diritti civili deve essere definitivamente superata. La polemica contro la \u201cfollia\u201d del \u201cwoke\u201d, quando viene utilizzata per contrapporre gli eccessi etici o puramente simbolici nel campo dei diritti civili a scapito dei diritti sociali e la centralit\u00e0 dell\u2019agenda sociale, finisce per riprodurre una falsa alternativa. La Costituzione richiede la massima espansione e la reciproca integrazione di entrambi. Una politica costituzionale consapevole deve tenere insieme diritti civili e sociali.<\/p>\n<p>INFINE, OCCORRE avere il coraggio di rimettere in discussione anche il paradigma istituzionale dominante degli ultimi trent\u2019anni. La sinistra ha spesso inseguito l\u2019idea che una democrazia moderna dovesse essere necessariamente una democrazia maggioritaria, nella quale tutto ruota intorno alla stabilit\u00e0 del governo e alla personalizzazione della leadership. Ma la democrazia costituzionale italiana nasce da un\u2019altra idea: quella che si fonda sulla rappresentanza e celebra il pluralismo; che legittima ed esalta il conflitto sociale per poi trovare in Parlamento la sua composizione.<\/p>\n<p>\u00c8 dunque tempo di riscoprire il Parlamento come luogo nel quale la pluralit\u00e0 sociale diventa pluralit\u00e0 politica e nel quale la ricerca del compromesso non costituisce una patologia della democrazia, ma una sua virt\u00f9. Da qui la necessit\u00e0 di tornare a discutere seriamente di una legge elettorale proporzionale, capace di restituire rappresentanza alle diverse articolazioni della societ\u00e0 e di sottrarre la politica alla semplificazione artificiale prodotta dal maggioritario.<\/p>\n<p>LA VERA SFIDA dell\u2019opposizione, dunque, \u00e8 quella di ricostruire un\u2019idea di societ\u00e0 e di democrazia. Per farlo occorre anche riconoscere che una parte della crisi attuale nasce da una sinistra che ha smesso di interrogarsi sulla propria ragione d\u2019essere. Oggi, per ritrovare la strada perduta pu\u00f2 essere utile provare a cercarla proprio l\u00e0 dove troppo spesso si \u00e8 smesso di guardare: nella Costituzione. Non per creare un altro mito (la Costituzione come mito \u00e8 di quanto pi\u00f9 odioso si possa immaginare), ma per tornare ai suoi principi dimenticati: all\u2019eguaglianza, alla solidariet\u00e0, alla dignit\u00e0, al lavoro, alla rappresentanza e al pluralismo. Significa, soprattutto, tornare a pensare che la politica non debba limitarsi ad amministrare il possibile, ma possa ancora trasformare la realt\u00e0.<br \/>\n*(Gaetano Azzariti \u00e8 stato un magistrato e politico italiano, presidente della Commissione sulla razza durante il regime fascista, ministro di Grazia e Giustizia nel primo governo Badoglio e presidente della Corte costituzionale dal 1957 al 1961.)<\/p>\n<p>04 &#8211; Redazione Pagine Esteri*: COLONIE ISRAELIANE, DODICI PAESI PASSANO ALLE SANZIONI. L\u2019ITALIA NO, SI TIENE FUORI &#8211; LONDRA, PARIGI E OTTAWA GUIDANO L\u2019INIZIATIVA CONTRO IL COMMERCIO CON GLI INSEDIAMENTI COLONIALI IN CISGIORDANIA. L\u2019ITALIA DI GIORGIA MELONI NON ADERISCE. TAJANI: LE DECISIONI DEVONO ESSERE PRESE A LIVELLO EUROPEO.<\/p>\n<p>Pagine Esteri \u2013 \u00c8 un fronte internazionale sempre pi\u00f9 ampio quello che prova a colpire economicamente l\u2019espansione delle colonie israeliane in Cisgiordania. Dodici Paesi, tra cui Regno Unito in testa, Francia, Canada, Spagna e Irlanda, hanno annunciato l\u2019intenzione di introdurre restrizioni nazionali al commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti coloniali israeliani nei Territori palestinesi occupati, denunciando l\u2019accelerazione della colonizzazione e l\u2019escalation della violenza dei coloni contro i palestinesi. L\u2019Italia, invece, non c\u2019\u00e8. Resta dalla parte del governo di estrema destra di Benyamin Netanyahu.<br \/>\nLa dichiarazione \u00e8 stata sottoscritta da Regno Unito, Francia, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia. I dodici governi chiedono a Israele di \u00abfermare immediatamente l\u2019espansione degli insediamenti\u00bb, di assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze dei coloni e di indagare sulle accuse rivolte alle forze israeliane. I firmatari si oppongono inoltre a qualsiasi iniziativa che possa condurre all\u2019annessione di territori palestinesi o allo sfollamento forzato della popolazione.<br \/>\nUna presa di posizione che arriva mentre la situazione in Cisgiordania continua ad aggravarsi per i palestinesi soggetti alle scorribande violente dei coloni e alle operazioni militari israeliane. Londra, in particolare, ha annunciato un divieto sull\u2019importazione di merci provenienti dagli insediamenti e sanzioni contro individui e aziende che contribuiscono alla loro espansione. Il ministro degli Esteri britannico Ed Miliband ha parlato anche di una situazione di \u00abpulizia etnica\u00bb in alcune zone della Cisgiordania, accusando il governo israeliano di avere chiuso gli occhi davanti alla violenza dei coloni e di averne sostenuto l\u2019espulsione dei palestinesi.<br \/>\nLa Gran Bretagna ha inoltre annunciato misure contro aziende e persone coinvolte nella costruzione, nelle infrastrutture, nei finanziamenti e nelle attivit\u00e0 immobiliari legate agli insediamenti. Il nuovo regime di sanzioni dovrebbe entrare pienamente in vigore entro sei-nove mesi. Londra ha precisato che continuer\u00e0 invece a commerciare con Israele all\u2019interno della Linea Verde e che non intende aderire al pi\u00f9 generale movimento BDS di boicottaggio di Israele.<br \/>\nLa Francia ha seguito la stessa strada. Il ministro degli Esteri Jean-No\u00ebl Barrot ha affermato che Parigi interromper\u00e0 gli scambi commerciali con gli insediamenti israeliani in Cisgiordania, definendo la regione \u00absull\u2019orlo dell\u2019esplosione\u00bb a causa dell\u2019espansione incontrollata delle colonie e della violenza dei coloni estremisti. Anche Canada, Spagna, Irlanda e gli altri firmatari hanno espresso la volont\u00e0 di intervenire sul commercio degli insediamenti, mentre alcuni di questi Paesi avevano gi\u00e0 adottato misure analoghe.<\/p>\n<p>La decisione rappresenta un ulteriore segnale della crescente distanza tra una parte degli alleati occidentali e il governo di Benyamin Netanyahu sulla politica israeliana nei territori occupati. La dichiarazione dei dodici Paesi richiama esplicitamente la necessit\u00e0 di difendere la soluzione dei due Stati e avverte che l\u2019espansione degli insediamenti rischia di renderla sempre pi\u00f9 difficile, se non impossibile.<br \/>\nE l\u2019Italia? Roma ha scelto di non aderire all\u2019iniziativa. Il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, commentando da Buenos Aires la decisione britannica e degli altri undici Paesi, ha \u201cspiegato\u201d che l\u2019Italia preferisce che eventuali sanzioni vengano decise collettivamente dall\u2019Unione europea. Una spiegazione di comodo che non riesce a nascondere la politica di sostegno all\u2019oppressione e alla negazione dei diritti dei palestinesi. \u00abIo sono sempre per le decisioni che vengono dall\u2019Unione europea, anche in materia commerciale, altrimenti si rischia di distorcere il mercato interno. Gli inglesi non fanno parte dell\u2019Unione Europea\u00bb, ha detto Tajani. E ha aggiunto: \u00ab\u00c8 una scelta loro, per\u00f2 le decisioni devono essere sempre prese a livello europeo\u00bb.<br \/>\nIl dato politico che conta \u00e8 questo: mentre dodici Paesi scelgono di adottare o sostenere restrizioni al commercio con le colonie, l\u2019Italia resta fuori. Una differenza che assume particolare rilievo perch\u00e9 molti dei Paesi che hanno firmato la dichiarazione sono membri dell\u2019Unione europea e hanno deciso di procedere anche in assenza di una decisione comune dei Ventisette.<br \/>\nLa reazione israeliana alla decisione dei dodici \u00e8 stata durissima. Il ministro degli Esteri Gideon Sa\u2019ar ha definito le accuse britanniche \u00abmenzogne oltraggiose\u00bb e \u00abmoralmente distorte\u00bb, annunciando contromisure contro Londra. Israele ha deciso la chiusura del consolato britannico a Gerusalemme Est e ha adottato altre misure contro rappresentanti britannici. Il presidente dell\u2019organizzazione degli insediamenti Yesha Council, Yisrael Ganz, ha invece definito il divieto britannico \u00abantisemita\u00bb e una \u00abvergogna morale\u00bb.<br \/>\nGli Stati Uniti, alleati di ferro di Tel Aviv, hanno fatto sapere che non seguiranno la strada imboccata dagli europei. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che Washington \u00abovviamente\u00bb non far\u00e0 ci\u00f2 che ha fatto il Regno Unito.<br \/>\nIl fronte contro la colonizzazione, dunque, si allarga ma resta tutt\u2019altro che compatto. Da una parte dodici governi occidentali scelgono di colpire il commercio con gli insediamenti e di introdurre nuove misure contro chi li finanzia e li sostiene. Dall\u2019altra Stati Uniti e Italia si chiamano fuori.<br \/>\nNel frattempo, sul terreno, l\u2019espansione degli insediamenti prosegue e la violenza dei coloni continua ad alimentare lo scontro. I dodici Paesi firmatari hanno avvertito che la situazione mette a rischio la soluzione dei due Stati. E hanno scelto di passare dalle dichiarazioni alle prime misure concrete. L\u2019Italia ha deciso di non seguirli.<br \/>\n*(<\/p>\n<p>05 &#8211; Geraldina Colotti*: AMERICA LATINA, IN EVIDENZA &#8211; DALL\u201911 SETTEMBRE 1973 A OGGI: L\u2019INTERNAZIONALE REAZIONARIA CHE ATTRAVERSA L\u2019AMERICA LATINA &#8211; DAL GOLPE CILENO SOSTENUTO DALLA DITTATURA BRASILIANA ALLA NUOVA OFFENSIVA CONTINENTALE DELLE DESTRE RADICALI: ALLEANZE POLITICHE, INTERESSI ECONOMICI, APPARATI DI SICUREZZA E ASSE CON STATI UNITI E ISRAELE RIDISEGNANO OGGI LO SCONTRO SUL FUTURO DELL\u2019AMERICA LATINA.<\/p>\n<p>Quando nel settembre del 2023 il Ministero della Giustizia brasiliano chiese ufficialmente scusa al popolo cileno per il ruolo svolto da Brasilia nel golpe del 1973, il gesto port\u00f2 al centro del dibattito pubblico una verit\u00e0 storica a lungo rimasta coperta dal segreto di Stato. Le ricerche d\u2019archivio desclassificate riassunte nel saggio El Brasil de Pinochet di Roberto Simon hanno dimostrato come l\u2019abbattimento della democrazia cilena non fu soltanto il risultato dell\u2019azione coordinata tra la CIA e le forze armate locali, ma il prodotto di una cospirazione regionale in cui la dittatura militare brasiliana ag\u00ec da vera e propria avanguardia logistica, finanziaria e operativa.<br \/>\nI documenti mostrano come gi\u00e0 nel 1971 esponenti della destra cilena \u2014 tra cui Sergio Onofre Jarpa del Partido Nacional \u2014 trattassero con la diplomazia e l\u2019intelligence di Brasilia l\u2019invio di fondi per l\u2019acquisto di armi. Negli stessi mesi, l\u2019incontro a Washington tra Richard Nixon e il dittatore Em\u00edlio Garrastazu M\u00e9dici sanciva un patto d\u2019area: il Brasile si offriva come braccio operativo per impedire l\u2019affermazione di esperienze socialiste nel continente. L\u2019ambasciatore brasiliano a Santiago, Ant\u00f4nio C\u00e2ntaro Canto, trasform\u00f2 la sede diplomatica nel centro propulsore della destabilizzazione, mappando gli ufficiali cileni favorevoli al colpo di Stato e garantendo supporto economico agli scioperi padronali. All\u2019indomani del golpe, agenti dei servizi segreti e tecnici della tortura di Brasilia operarono nello Estadio Nacional, interrogando gli esuli brasiliani e istruendo i quadri della DINA sulle metodologie di eliminazione degli oppositori.<br \/>\nA cinquantatr\u00e9 anni da quella svolta, la cooperazione tra le forze reazionarie ha compiuto un salto di qualit\u00e0, definendo una vera e propria internazionale fascista la cui strategia continentale e globale integra guerra d\u2019informazione, lawfare, apparati paramilitari e aggressione militare diretta.<\/p>\n<p>L\u2019espressione pi\u00f9 esplicita di questa violazione della sovranit\u00e0 continentale si \u00e8 vista a Caracas con il sequestro del presidente Nicol\u00e1s Maduro e della deputata Cilia Flores per mano di forze speciali statunitensi. Un\u2019operazione di pirateria statale e di regime change ad alto impatto che ripropone i metodi di violazione del diritto internazionale della Guerra Fredda, aggiornati alla necessit\u00e0 imperiale di appropriarsi delle riserve energetiche venezuelane e di decapitare la leadership dell\u2019alleanza bolivariana.<\/p>\n<p>In Brasile, la controffensiva delle forze reazionarie in vista delle elezioni si articola attraverso una complessa alleanza tra blocchi di potere economico, corporazioni parlamentari e settori eversivi. A livello politico, l\u2019opposizione al governo progressista si coagula attorno al Partido Liberal (PL) di Fl\u00e1vio Bolsonaro e alle forze del Centr\u00e3o, affiancate dal dominio legislativo delle potenti frentes parlamentares: la bancada do boi (l\u2019agribusiness esportatore e i grandi latifondisti), la bancada da bala (rappresentanti delle forze di polizia, dell\u2019industria bellica e della militarizzazione) e la bancada evang\u00e9lica (le gerarchie neopentecostali padrone di imperi mediatici e di reti di consenso di massa).<\/p>\n<p>Sul piano economico, la spinta destabilizzante \u00e8 sostenuta dai grandi mercati finanziari di Faria Lima a San Paolo, che impongono il dogma del rigore di bilancio per smantellare la spesa sociale, unitamente ai potentati dell\u2019agrobusiness legati all\u2019accaparramento delle terre e all\u2019estrattivismo. Questa struttura istituzionale \u00e8 affiancata dall\u2019azione eversiva e territoriale delle milizie paramilitari \u2014 gruppi armati formati da ex agenti di polizia e bande di vigilantes legati alla galassia bolsonarista \u2014 che controllano interi quartieri e aree rurali, esercitando un vero e proprio controllo sociale e un\u2019intimidazione politica diretta sui territori.<\/p>\n<p>In questo dispositivo, il ruolo degli Stati Uniti si conferma centrale: abbandonata l\u2019esclusivit\u00e0 delle tradizionali operazioni coperte, Washington opera attraverso il condizionamento dei mercati, l\u2019influenza della diplomazia d\u2019affari, il controllo sulle infrastrutture digitali e l\u2019impiego strategico delle sanzioni economiche per tutelare la propria egemonia sulle filiere estrattive, la biodiversit\u00e0 e le riserve di litio dell\u2019America Latina.<\/p>\n<p>In Cile, il progetto della reazione trova il suo fulcro istituzionale nell\u2019insediamento di Jos\u00e9 Antonio Kast alla presidenza della Repubblica e nell\u2019egemonia del Partido Republicano. A sostenere questa fase controrivoluzionaria c\u2019\u00e8 il blocco storico dell\u2019oligarchia finanziaria ed estrattiva \u2014 coordinato dalla Confederaci\u00f3n de la Producci\u00f3n y del Comercio (CPC) e dalla Sociedad de Fomento Fabril (SOFOFA) \u2014 interessato a blindare il modello neoliberista delle AFP pensionistiche e a privatizzare definitivamente la gestione dei giacimenti di litio nel Salar d\u2019Atacama e del rame, sbarrando la strada a qualsiasi tentativo di nazionalizzazione o controllo statale delle risorse.<\/p>\n<p>A questo impianto si affiancano i potentati dei media monopolistici (il gruppo El Mercurio e Copesa) e la spinta ideologica dei gruppi ultraconservatori legati a fondazioni come la Fundaci\u00f3n Jaime Guzm\u00e1n. La strategia continentale di Kast trova la sua piattaforma di coordinamento sovranazionale nelle risoluzioni del Foro de Madrid, l\u2019alleanza promossa dalla fondazione spagnola Disenso (legata a Vox) che riunisce le forze dell\u2019estrema destra iberoamericana: gli accordi del Foro puntano a smantellare le strutture dell\u2019integrazione regionale autonomista, a criminalizzare i movimenti sociali, a promuovere la militarizzazione della Macrozona Sur contro le comunit\u00e0 Mapuche e ad approvare risoluzioni volte a isolare gli esecutivi progressisti dell\u2019area attraverso la narrazione della \u201cdifesa della civilt\u00e0 occidentale\u201d contro l\u2019influenza cinese e il marxismo.<br \/>\nIn questo quadro, il fascismo contemporaneo in America Latina \u2014 da Javier Milei in Argentina a Jos\u00e9 Antonio Kast in Cile, fino alle correnti bolsonariste in Brasile \u2014 ha trovato nel sionismo un perno ideologico, politico e militare fondamentale. Questa saldatura si articola su tre direttrici principali: la saldatura ideologica fondata sulla retorica della \u201cguerra di civilt\u00e0\u201d, dove il sionismo viene assunto dalle destre neofasciste come il baluardo avanzato dell\u2019Occidente cristiano e capitalista contro il \u201cmarxismo culturale\u201d, il multipolarismo e i popoli del Sud globale, trasformando la difesa incondizionata delle politiche colonizzatrici dello Stato d\u2019Israele nel test di fedelt\u00e0 controrivoluzionaria preteso da Washington; la cooperazione militare, di intelligence e di sicurezza privata, campo in cui Israele rappresenta da decenni il principale fornitore di tecnologia di sorveglianza come software spia e droni, unitamente a dottrine di controllo sociale e addestramento tattico per la militarizzazione delle polizie e dei gruppi paramilitari latinoamericani, che esportano direttamente nel Cono Sur il modello d\u2019occupazione palestinese, dai metodi d\u2019assedio nei barrios argentini e nelle favelas brasiliane fino alla repressione del popolo Mapuche in Cile; l\u2019allineamento geopolitico in funzione anti-multipolare, attraverso cui l\u2019asse reazionario identifica l\u2019alleanza con il governo israeliano e gli Stati Uniti come lo strumento prioritario per spezzare l\u2019integrazione latinoamericana promossa da organismi come CELAC, UNASUR e BRICS, imponendo una subordinazione dogmatica agli interessi atlantisti.<br \/>\nDi fronte a questa controffensiva reazionaria, le prese di posizione del presidente brasiliano Lula da Silva alla tribuna delle Nazioni Unite \u2014 con la denuncia esplicita del genocidio a Gaza, l\u2019accusa della complicit\u00e0 occidentale nella distruzione del popolo palestinese e la condanna della \u201ctirannia del veto\u201d nel Consiglio di Sicurezza \u2014 rappresentano il baluardo politico e morale dell\u2019America Latina progressista. Schierando il Brasile contro l\u2019impunit\u00e0 dell\u2019asse atlantista e sionista, Lula riafferma il ruolo del Sud globale nella difesa del diritto internazionale e della sovranit\u00e0 dei popoli.<br \/>\nRileggere l\u201911 settembre 1973 attraverso le carte dell\u2019asse tra Brasilia e Santiago dimostra che la spinta autoritaria nel Cono Sur non \u00e8 mai stata un fenomeno isolato: ieri come oggi, si tratta di un dispositivo transnazionale coordinato che unisce l\u2019ingerenza imperialista alla violenza fascista e sionista per soffocare le aspirazioni d\u2019indipendenza e giustizia sociale dei popoli latinoamericani.<br \/>\n(Fonte: Pagine Esteri &#8211; Geraldina Colotti, giornalista e scrittrice, cura la versione italiana di \u201cLe Monde diplomatique\u201d. Esperta di America Latina, ha pubblicato saggi, raccolte di racconti e poesie.)<\/p>\n<p>06 &#8211; Roberto Livi*: CUBA, L\u2019INVIATA DELL\u2019ONU: SANZIONI USA DEVASTANTI, MA PER LA POPOLAZIONE EMBARGO LA MISSIONE DELL&#8217;INVIATA DEL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI, ALENA DOHUAN. UNA SMENTITA DELLA TESI DI RUBIO SU COME \u00abCOLPIRE UNA DITTATURA\u00bb: I COLPITI SONO I CUBANI.<\/p>\n<p>Gran parte dei mass media internazionali (Italia compresa) ha riportato i dati forniti dal ministro degli esteri cubano Bruno Rodr\u00edguez sull\u2019impatto dello strangolamento finanziario-economico e commerciale unilateralmente attuato dagli Usa contro Cuba. Secondo il ministro, dal 1\u00b0 marzo dello scorso anno al fine febbraio di quest\u2019anno, i danni causati a Cuba sono valutati a circa 8 miliardi di dollari. Con un incremento del 7% relativo agli anni precedenti. I danni totali subiti da Cuba dall\u2019inizio dell\u2019\u201dembargo \u201c(1962) sono valutati in 178,7 miliardi di dollari.<br \/>\nL\u2019incremento denunciato da Rodr\u00edguez non comprende per\u00f2 l\u2019Over Compliance, le raffiche di sanzioni e misure punitive (quasi 200 dalla fine di febbraio) adottate dal segretario di Stato Marco Rubio. N\u00e9 il loro devastante impatto non solo sull\u2019economia dell\u2019isola quanto sulla vita dei circa 9,5 milioni di abitanti di Cuba. Impatto che gi\u00e0 fa intravvedere una \u00abcrisi umanitraria\u00bb.<br \/>\n\u00c8 quanto ha denunciato l\u2019inviata del Consiglio per i Diritti umani dell\u2019Onu Alena Dohuan dopo una sua missione in Cuba: le sanzioni e le restrizioni finanziarie degli Usa \u2013 anche secondarie, ovvero con effetti su paesi terzi \u2013 incidono direttamente e principalmente sulla vita di milioni di cubani de a pie. Dohan ha denunciato che gli strumenti finanziari usati (dagli Usa) come mezzi di pressione geopolitica portano a un deterioramento del multilateralismo, ovvero di relazioni internazionali basate su regole condivise e colpiscono in modo devastante i diritti umani.<br \/>\n\u00c8 una netta smentita delle tesi di Marco Rubio, secondo il quale le sanzioni Usa sono dirette a colpire uno \u00abstato dittatoriale che viola i diritti umani della popolazione\u00bb. Una narrazione che inverte le responsabilit\u00e0, come quella ripetuta da Trump che Cuba \u00e8 uno Stato fallito. Quando sono le sanzioni Usa che violano i diritti dell\u2019uomo e provocano il collasso economico in Cuba.<br \/>\nLe sanzioni \u2013 ha informato Dohan \u2013 colpiscono con effetto a cascata l\u2019accesso a medicinali e apparecchiature mediche, carburanti, produzione industriale, operazioni bancarie, beni di prima necessit\u00e0 e persino aiuti umanitari. L\u2019economia di Cuba, come pure la vita della maggioranza della popolazione, sono costrette a (dis)funzionare in perenne stato di emergenza, con tempi di programmazione sempre pi\u00f9 corti e incerti.<br \/>\nCuba diventa cos\u00ec un caso paradigmatico delle pericolose azioni delle sanzioni come mezzo di pressione geopolitica. \u00c8 infatti possibile un ordine internazionale fondato su norme comuni quando gli strumenti economici vengono usati per isolare Stati sovrani dal sistema finanziario, economico e tecnologico internazionale? Dunque violando la sovranit\u00e0 e l\u2019indipendenza di uno Stato e i diritti umani?<br \/>\n\u00c8 la questione posta alla 63\u00b0 sessione del Consiglio per i diritti umani dell\u2019Onu (iniziata il 7 settembre) dalla relatrice (sui \u201cmezzi coercitivi unilaterali\u201d) Zaina Allad, direttrice del Palestine Land Studies Center dell\u2019Universit\u00e0 americana di Beirut. Questioni alle quali soprattutto l\u2019Ue deve rispondere per cercare di evitare che dopo Gaza anche Cuba sia teatro di una crisi umanitaria.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Roberto Livi. Giornalista da oltre cinquant&#8217;anni, nel corso della sua carriera ha lavorato per alcune delle principali testate italiane, tra cui \u00abil manifesto)<\/p>\n<p>07 &#8211; Alfiero Grandi *: LEGGE ELETTORALE: LA DESTRA VUOLE STRAVOLGERE LA COSTITUZIONE. L&#8217;OPPOSIZIONE TORNI AL REFERENDUM<\/p>\n<p>CLAMOROSA RETROMARCIA DI FRATELLI D\u2019ITALIA SULLA LEGGE ELETTORALE, MA COS\u00cc LA DESTRA SI AVVICINA AL TRAGUARDO. LA DESTRA, DIVISA E CONFUSA HA CHIARO SOLO CHE NON VUOLE ABBANDONARE IL POTERE CONQUISTATO PER I GRAVI ERRORI DELL\u2019ATTUALE OPPOSIZIONE CHE SI \u00c8 DIVISA NEL 2022. QUESTA LEGGE SERVE A QUESTO OBIETTIVO. VA DENUNCIATO L\u2019USO STRUMENTALE, SI POTREBBE DIRE PRIVATO, DI UN BENE PUBBLICO COME LA LEGGE ELETTORALE CHE NON CONSENTIR\u00c0 AGLI ELETTORI DI DECIDERE I PARLAMENTARI CHE LI DEBBONO RAPPRESENTARE.<\/p>\n<p>ELEZIONI E CAMPAGNE ELETTORALI<\/p>\n<p>Questa legge elettorale cos\u00ec \u00e8 ancora pi\u00f9 incostituzionale. La giravolta di Giorgia Meloni aumenta le ragioni di incostituzionalit\u00e0. La legge impone di scrivere il nome del candidato Presidente del Consiglio per costringere il Presidente della Repubblica ad accettarlo, va contro l\u2019articolo 92 della Costituzione, e impone a tutti i partiti di indicarlo se vogliono partecipare pienamente alla competizione elettorale.<\/p>\n<p>Il voto dei cittadini non sar\u00e0 pi\u00f9 del tutto libero e tanto meno uguale perch\u00e9 chi vince si prende 70 deputati e 35 senatori e i nomi sono decisi dall\u2019alto, le preferenze, dopo la rinuncia di Giorgia Meloni resteranno per una piccola riserva indiana di parlamentari.<\/p>\n<p>Va sostenuta l\u2019iniziativa della Rete per un voto libero ed uguale che sta gi\u00e0 organizzando avvocati, cittadini sottoscrittori, iniziative  politiche e finanziarie per presentare i ricorsi alla magistratura sull\u2019incostituzionalit\u00e0 della legge appena entrer\u00e0 in vigore. Anche i parlamentari dell\u2019opposizione debbono partecipare alla sottoscrizione dei ricorsi insieme ai cittadini.<\/p>\n<p>Nel referendum costituzionale del 22\/23 marzo scorso il No ha ottenuto 5 milioni di voti in pi\u00f9 di quelli su cui la coalizione alternativa alla destra poteva contare, sconfiggendo l\u2019attacco alla magistratura e alla Costituzione e dimostrando che la destra pu\u00f2 essere sconfitta.<\/p>\n<p>La destra vuole stravolgere la Costituzione. La coalizione alternativa alla destra deve difendere la Costituzione, in continuit\u00e0 con il referendum, il cui esito ha spinto Giorgia Meloni alla furbata della legge elettorale invece del premierato.<\/p>\n<p>Leggecostituzionale e diritto civile<br \/>\n\u00c8 una legge elettorale fatta su misura per la destra, piena di trucchi che vanno smascherati, denunciandone vigorosamente l\u2019incostituzionalit\u00e0.<\/p>\n<p>Questa destra vuole la donna sola al comando. L\u2019opposizione \u00e8 una coalizione democratica e deve contrastare con nettezza una legge elettorale personalistica, che coopta i parlamentari e sottrae agli elettori il diritto di scegliere da chi vogliono essere rappresentati. Senza dimenticare che con qualunque legge elettorale bisogna mandare a casa il governo Meloni. \u00c8 una priorit\u00e0 democratica.<br \/>\nRoma, 11 settembre 2026<br \/>\n* Alfiero Grandi \u00e8 vicepresidente Coordinamento per la democrazia costituzionale)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Yuval Abraham, Rachel Szor**: Il crimine collettivo, dal vertice alla base. 02 &#8211; Cristina Piccino*: \u00abRitorno a Buenos Aires\u00bb, sopravvivere al dolore e <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=54527\" title=\"n\u00b036\/7 \u2013 05\/12  09 2026 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO.\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[118],"tags":[],"class_list":["post-54527","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.4 - 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