{"id":54005,"date":"2026-05-09T16:39:34","date_gmt":"2026-05-09T16:39:34","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=54005"},"modified":"2026-05-10T22:28:00","modified_gmt":"2026-05-10T22:28:00","slug":"n20-9-maggio-2026-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=54005","title":{"rendered":"n\u00b020 \u2013 9 maggio 2026 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Mario Sommella*: Le ali di vetro dell\u2019oligarchia &#8211; Con il Progetto Glasswing e il modello Mythos, Anthropic consegna a un cartello ristretto di colossi americani le chiavi del codice planetario.<br \/>\n02 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Fine pena mai: 49 anni al lavoro e perdere fino a 273 mila euro &#8211; La denuncia L&#8217;analisi della Cgil sulle pensioni pubbliche svela un furto di Stato da 33 miliardi: tra tagli retroattivi alle aliquote e finestre mobili, 700 mila lavoratori resteranno in servizio anche fino a 49 anni.<br \/>\n03 &#8211; Roberto Livi*: Bloqueo e altre sanzioni. Ma Cuba resiste al buio &#8211; L&#8217;AVANA &#8211; LA CHIESA LOCALE CRITICA WASHINGTON Nel mirino finisce il gruppo militare Gaesa, l\u2019unica impresa cubana che genera profitti.<br \/>\n04 &#8211; Fabrizio Geremicca*: \u00abNon possiamo rassegnarci alla guerra\u00bb. Prevost festeggia un anno da Leone \u2013 NAPOLI &#8211; Chiesa Il Papa sceglie Pompei e Napoli per l\u2019anniversario del pontificato<br \/>\n05 &#8211; Geraldina Colotti*; PER\u00d9. Al secondo turno due facce della stessa destra &#8211; La criminalizzazione politica si estende alla societ\u00e0 civile, con l\u2019uso di accuse legate al terrorismo per silenziare il dissenso.<br \/>\n06 &#8211; Guerra fallimentare, ma gli USA fanno affari d\u2019oro con armi e petrolio &#8211; Grazie al blocco di Hormuz crescono le esportazioni di armi e greggio, anche se Washington deve salvaguardare le scorte. (NdR)<br \/>\n07 &#8211; Chiara Giorgi*: La salute \u00e8 un diritto non una merce. Ora si pu\u00f2 &#8211; Sanit\u00e0 Rafforzare Il Ssn, legge d\u2019iniziativa popolare dopo la vittoria del No: dal 15 raccolta firme.<br \/>\n08 &#8211; Luca Benedini*: Il mistero (poco misterioso) della scomparsa del diritto internazionale &#8211; In questi mesi, innumerevoli voci continuano a levarsi da tantissime parti del mondo a lamentare (quanto mai giustamente) la disapplicazione del diritto internazionale.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>01 &#8211; Mario Sommella*: LE ALI DI VETRO DELL\u2019OLIGARCHIA &#8211; CON IL PROGETTO GLASSWING E IL MODELLO MYTHOS, ANTHROPIC CONSEGNA A UN CARTELLO RISTRETTO DI COLOSSI AMERICANI LE CHIAVI DEL CODICE PLANETARIO. MENTRE LO STATO CHIEDE IN ELEMOSINA L\u2019ACCESSO A UNO STRUMENTO PRIVATO, UNA NUOVA FORMA DI POTERE INFRASTRUTTURALE SI INSEDIA L\u00c0 DOVE ESISTEVA, ALMENO IN LINEA DI PRINCIPIO, LA SOVRANIT\u00c0 DEMOCRATICA<\/p>\n<p>Si chiama Project Glasswing, dal nome di una farfalla dalle ali trasparenti che vive nelle foreste del Centroamerica. La metafora, ufficialmente, allude alla volont\u00e0 di rendere visibili le crepe nascoste del software prima che siano gli aggressori a scoprirle. Ma se proviamo a guardare l\u2019operazione con occhi politici e non con la rassegnata ammirazione di certa stampa specializzata, la trasparenza di quelle ali si rovescia nel suo opposto: ci\u00f2 che si fa trasparente non \u00e8 il funzionamento del potere digitale, bens\u00ec lo sguardo di chi quel potere lo detiene. \u00c8 il club, non la sua infrastruttura, a essere translucido. \u00c8 a chi sta dentro il vetro che il mondo, l\u00e0 fuori, appare nudo.<\/p>\n<p>Il 7 aprile 2026 Anthropic, l\u2019azienda californiana che sviluppa i modelli di intelligenza artificiale Claude, ha annunciato la disponibilit\u00e0 in anteprima di Mythos, un sistema di IA descritto dalla stessa casa madre come \u00abtroppo pericoloso per il rilascio pubblico\u00bb e perci\u00f2 consegnato a un consorzio chiuso di partner. Mythos non \u00e8 un assistente conversazionale: \u00e8 un cacciatore autonomo di vulnerabilit\u00e0 del codice, capace di leggere software complessi, individuarne le falle, ricostruirne la catena di sfruttamento e generare gli exploit per perforarle. \u00c8, per costituzione tecnica, una tecnologia a doppio uso: lo stesso strumento che permette di chiudere una porta \u00e8 quello che la apre. Anthropic, anzich\u00e9 renderlo accessibile sul mercato, ha deciso a chi consegnare le chiavi. E la lista delle chiavi consegnate non \u00e8 un dettaglio commerciale: \u00e8 un atto di governance privata.<\/p>\n<p>IL CLUB DEGLI UNDICI, E TUTTI GLI ALTRI<br \/>\nI partner ufficiali del Progetto Glasswing, quelli annunciati nel comunicato stampa del 7 aprile, sono undici: Amazon Web Services, Apple, Broadcom, Cisco, CrowdStrike, Google, JPMorgan Chase, la Linux Foundation, Microsoft, NVIDIA e Palo Alto Networks.<\/p>\n<p>A questo nucleo Anthropic ha esteso l\u2019accesso a oltre quaranta organizzazioni aggiuntive \u2014 i cui nomi, significativamente, non sono pubblici \u2014 che gestiscono o costruiscono software ritenuto critico. Il programma vale fino a cento milioni di dollari in crediti d\u2019uso del modello, pi\u00f9 quattro milioni di dollari in donazioni dirette ad alcune fondazioni della sicurezza open source. Il prezzo di accesso a Mythos, per chi \u00e8 dentro, \u00e8 cinque volte quello del precedente modello di punta della stessa Anthropic.<br \/>\nNessuna universit\u00e0 europea, nessun centro di ricerca pubblico del continente, nessuna agenzia statale italiana o francese, nessuna organizzazione della societ\u00e0 civile compare nell\u2019elenco. L\u2019unica eccezione istituzionale extra-statunitense ufficialmente nota \u00e8 l\u2019AI Security Institute britannico, che ha ottenuto l\u2019accesso a fini di valutazione tecnica e ne ha tratto un rapporto dichiarando Mythos il primo modello capace di completare end-to-end l\u2019intero ciclo di un attacco simulato sui banchi di prova dell\u2019istituto. Per il resto, l\u2019Europa \u00e8 fuori. Non come ipotesi politica: come dato di fatto operativo.<\/p>\n<p>Vale la pena sostare un istante sulla composizione del nucleo dei partner ufficiali, perch\u00e9 racconta pi\u00f9 di mille comunicati. Quattro degli undici sono anche, contemporaneamente, investitori azionari della stessa Anthropic: Amazon ha versato circa otto miliardi di dollari, Google tre, NVIDIA fino a dieci, Microsoft figura nella rete dei grandi finanziatori dell\u2019ecosistema. JPMorgan e Goldman Sachs gestiscono le operazioni finanziarie che permettono ad Anthropic di sostenere un\u2019infrastruttura di calcolo da 3,5 gigawatt \u2014 quanto una grande centrale termoelettrica \u2014 e un fatturato annualizzato che ha superato i trenta miliardi di dollari. Il consorzio Glasswing non \u00e8, dunque, una selezione casuale di operatori della cybersicurezza: \u00e8 una fotografia ravvicinata della cerchia interna dell\u2019industria americana dell\u2019intelligenza artificiale, dove finanziatori, fornitori di calcolo e clienti di punta coincidono nelle stesse stanze. Il sociologo statunitense Michael Useem coni\u00f2 negli anni Ottanta l\u2019espressione \u00abcerchia interna\u00bb per descrivere quei nuclei trasversali del potere economico in cui le decisioni rilevanti circolano fra pochi attori legati da partecipazioni incrociate, consigli di amministrazione condivisi e accesso preferenziale alle informazioni. Glasswing \u00e8 la versione del XXI secolo di quella stessa figura, applicata al codice.<\/p>\n<p>IL PARADOSSO DEL TESORO: LO STATO IN CODA ALLO SPORTELLO PRIVATO<br \/>\nQuattro giorni prima dell\u2019annuncio di Anthropic, il 7 aprile, accade qualcosa che meriterebbe pi\u00f9 attenzione di quanta ne abbia ricevuta. Il Segretario al Tesoro statunitense, Scott Bessent, e il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, convocano d\u2019urgenza al Tesoro i vertici delle principali banche di Wall Street: Citigroup, Morgan Stanley, Bank of America, Wells Fargo, Goldman Sachs. Sul tavolo, la richiesta esplicita di sottoporre i propri sistemi al vaglio di Mythos. Bloomberg e Reuters confermano che, nelle settimane successive, tutte queste banche cominciano a testare il modello internamente, pur senza figurare nella lista pubblica dei partner. Il Tesoro, secondo le stesse fonti, chiede a sua volta accesso allo strumento. Lo Stato, regolatore in linea di principio, si mette in coda allo sportello dell\u2019azienda regolata.<\/p>\n<p>Qui si compie un\u2019inversione che, in altre fasi storiche, sarebbe parsa impensabile. Per secoli il potere si \u00e8 organizzato secondo una sequenza nota: dal sovrano al popolo passando per la legge. Nel Novecento, lo Stato democratico ha tentato \u2014 non sempre riuscendoci \u2014 di farsi mediatore fra mercato e cittadinanza. Oggi assistiamo alla nascita di una terza figura, in cui l\u2019autorit\u00e0 tecnica e infrastrutturale si concentra in mani private a tal punto che lo Stato deve chiedere il permesso di usare ci\u00f2 che, in teoria, dovrebbe disciplinare. Non \u00e8 una metafora retorica: \u00e8 la cronaca di una settimana di aprile 2026. Il Pentagono, nel frattempo, \u00e8 impegnato in un contenzioso legale con la stessa Anthropic per una designazione legata ai rischi della catena di approvvigionamento; ma mentre il dipartimento della Difesa porta in tribunale l\u2019azienda, il Tesoro spinge le banche a usarne i prodotti. Lo Stato \u00e8 schizofrenico perch\u00e9 ha smesso di essere un soggetto unitario nei confronti della tecnologia: si presenta in ordine sparso, e ogni sua articolazione tratta i colossi dell\u2019IA come se fossero, di volta in volta, una minaccia alla sicurezza nazionale o un partner indispensabile.<\/p>\n<p>Il sociologo britannico Michael Mann, in un saggio del 1984 ormai classico, distingueva fra il potere dispotico dello Stato \u2014 la sua capacit\u00e0 di imporre decisioni con la forza \u2014 e il potere infrastrutturale, ben pi\u00f9 importante: la capacit\u00e0 di penetrare la societ\u00e0, di leggerla, di fargli arrivare in capillare la propria logica. \u00c8 quel secondo tipo di potere ad aver migrato, negli ultimi vent\u2019anni, dagli apparati pubblici verso una manciata di operatori privati: i grandi fornitori di cloud, i produttori di chip, i custodi dei sistemi operativi. Un modello di IA come Mythos non \u00e8 un prodotto in pi\u00f9 sul mercato: \u00e8 un dispositivo che permette di vedere dentro a quell\u2019infrastruttura, leggerne il codice, correggerne le falle e \u2014 speculare \u2014 sfruttarle. Chi controlla questa lente acquisisce una posizione che nessuna autorit\u00e0 pubblica, oggi, \u00e8 in grado di replicare. Quando un\u2019azienda decide a chi consegnarla, non sta facendo commercio: sta governando.<\/p>\n<p>VANTAGGIO CUMULATIVO: IL FOSSATO SI SCAVA<br \/>\nNessuno degli undici partner ufficiali del Glasswing era, prima del 7 aprile, in condizione di svantaggio competitivo. Si tratta di alcune delle aziende pi\u00f9 capitalizzate, meglio attrezzate e pi\u00f9 protette del mondo. L\u2019accesso anticipato a Mythos non riequilibra una distorsione: la amplifica. Mentre il consorzio scansiona, in via riservata, miliardi di righe di codice nei propri sistemi e \u2014 Anthropic stessa lo dichiara \u2014 ne ricava gi\u00e0 migliaia di vulnerabilit\u00e0 zero-day che potr\u00e0 patchare prima che chiunque altro le scopra, le banche regionali statunitensi, le fintech europee, gli ospedali italiani, le amministrazioni locali, le piccole imprese di cybersicurezza restano senza quella stessa lente. Continuano a difendersi con strumenti di un\u2019epoca tecnologica precedente, contro avversari che \u2014 appena Mythos o un suo equivalente arriver\u00e0 sul mercato grigio o in mani ostili \u2014 non avranno pi\u00f9 gli stessi limiti.<\/p>\n<p>L\u2019asimmetria non \u00e8 solo strumentale, \u00e8 epistemica. Una volta che la sicurezza di un\u2019organizzazione dipende da un modello che essa non pu\u00f2 replicare, ispezionare o sostituire, la dipendenza diventa strutturale. Si genera quel che gli economisti istituzionali chiamano lock-in: la difficolt\u00e0 di tornare indietro. E un lock-in di questa natura non \u00e8 solo economico: \u00e8 cognitivo. Le organizzazioni interne al consorzio sapranno, nei prossimi mesi, cose del proprio stack che le organizzazioni escluse non sapranno mai. Quando arriver\u00e0 \u2014 e arriver\u00e0 \u2014 il momento di regolamentare questi colossi, la classe politica si trover\u00e0 di fronte un\u2019alternativa drammatica: o costruire una capacit\u00e0 statale equivalente (cosa che nessuna democrazia ha mai tentato per ragioni di costo, di scala e di tempo) oppure accettare un\u2019asimmetria permanente fra capacit\u00e0 privata e controllo pubblico. Tertium non datur, almeno con questa traiettoria.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 un dettaglio che non va sottovalutato e che la stessa Anthropic ha disclosato gi\u00e0 nel novembre 2025: un gruppo di hacker statali cinesi era riuscito a usare versioni pubbliche di Claude per condurre, in modo quasi totalmente autonomo, attacchi cyber su una trentina di obiettivi, raggiungendo un livello di esecuzione tattica autonoma stimato fra l\u201980 e il 90 per cento. Era avvenuto con un modello generalista. Mythos \u00e8 massicciamente pi\u00f9 capace. Bloomberg ha riferito, gi\u00e0 a met\u00e0 aprile, che alcuni accessi non autorizzati al modello sarebbero stati registrati. Significa, tradotto: la cinta del consorzio \u00e8 permeabile. La privatizzazione della cybersicurezza globale non \u00e8 soltanto antidemocratica nei suoi presupposti; \u00e8 anche, sul piano pragmatico, una scommessa fragile, sostenuta da una architettura di accesso che gi\u00e0 perde acqua. La vera domanda non \u00e8 pi\u00f9 se Mythos uscir\u00e0 dalle mura del castello, ma quando, e in quali mani.<\/p>\n<p>LAVORO QUALIFICATO: DALLA PROFESSIONE AL CLICK<br \/>\nSi discute molto, da qualche anno, dell\u2019impatto dell\u2019IA sui lavori \u00abdi concetto\u00bb, quelli che si pensava al riparo dall\u2019automazione. Mythos racconta plasticamente come la trasformazione si stia compiendo: un singolo modello esegue, in poche ore di calcolo, ci\u00f2 per cui un team di analisti di sicurezza altamente qualificati avrebbe lavorato per settimane. Penetration test, code review, valutazioni di vulnerabilit\u00e0: tutte mansioni che richiedevano anni di formazione tecnica vengono, di colpo, compresse in un prompt. Non si tratta solo di posti di lavoro perduti, ma di qualcosa di pi\u00f9 sottile e pi\u00f9 grave: la dequalificazione. Dove il lavoro non scompare del tutto, si svuota. Da analista si diventa supervisore di un sistema che fa quasi tutto da solo; da architetto della sicurezza ci si ritrova validatori di output altrui.<\/p>\n<p>Le grandi aziende del consorzio Glasswing dispongono di strategie interne di riconversione, di formazione, di mobilit\u00e0 professionale: i loro tecnici verranno spostati, riallocati, riformati. Saranno le piccole societ\u00e0 di cybersicurezza, i consulenti indipendenti, le squadre interne degli enti pubblici sotto-finanziati a pagare il prezzo dell\u2019onda d\u2019urto, quando \u2014 fra dodici, diciotto, ventiquattro mesi \u2014 capacit\u00e0 simili a Mythos saranno disponibili sul mercato di massa. Il consorzio \u00e8 il primo gruppo a essere automatizzato; sar\u00e0 anche l\u2019unico ad avere reti di protezione interne. Tutti gli altri saranno automatizzati senza paracadute. \u00c8, su scala globale, una nuova edizione di un copione gi\u00e0 visto: l\u2019\u00e9lite anticipano la trasformazione e ne governano i tempi; il resto del mondo del lavoro la subisce, decimato.<\/p>\n<p>Sul piano politico, la conseguenza \u00e8 prevedibile e devastante. Una recente ricerca comparata mostra come la disponibilit\u00e0 dei cittadini ad accettare l\u2019automazione dipenda fortemente dalla qualit\u00e0 del Welfare nazionale: dove esistono ammortizzatori solidi, la transizione genera richieste di redistribuzione e rinegoziazione. Dove non esistono, la transizione genera disaffezione democratica e, alla lunga, voto reazionario. L\u2019Italia, con un mercato del lavoro frammentato e privo di reti di protezione strutturali per i lavoratori della conoscenza, \u00e8 terreno particolarmente esposto. Non \u00e8 un problema astratto: \u00e8 un problema che incider\u00e0 direttamente sulla tenuta del consenso democratico negli anni del passaggio. E che il governo Meloni, occupato a smantellare ci\u00f2 che resta del Welfare e a normare per decreto la dissidenza sociale, non sembra in alcun modo attrezzato a leggere.<\/p>\n<p>L\u2019EUROPA, TERRA DI RISERVA TECNOLOGICA<br \/>\nNell\u2019elenco delle organizzazioni che possono usare Mythos non figura nemmeno una banca italiana, un ospedale tedesco, un fornitore di cloud francese, un\u2019agenzia della cybersicurezza spagnola. L\u2019unica presenza europea istituzionalmente nota \u00e8 britannica \u2014 un Paese, peraltro, ormai uscito dall\u2019Unione e allineato strategicamente agli Stati Uniti nel dossier IA. La cosa va detta con una franchezza che la pubblicistica europea, troppo spesso, evita: l\u2019Europa, sul terreno dell\u2019intelligenza artificiale di frontiera, non \u00e8 un competitor, \u00e8 una colonia. Un mercato di destinazione. Una giurisdizione su cui si scaricano, alla fine, gli effetti di scelte prese altrove e da altri.<br \/>\nL\u2019AI Act europeo, varato dopo lunghe trattative, regolamenta l\u2019uso dei sistemi di IA all\u2019interno del territorio dell\u2019Unione; non incide per\u00f2 sul cuore della questione, che \u00e8 la disponibilit\u00e0 asimmetrica delle capacit\u00e0 di frontiera. Si pu\u00f2 obbligare un fornitore a fornire trasparenza sui sistemi che vende in Europa. Non lo si pu\u00f2 obbligare a fornire l\u2019accesso ai sistemi che ha scelto di non vendere a nessuno. Le banche europee scopriranno, nei prossimi mesi, di trovarsi nella stessa condizione delle banche regionali americane di quarta o quinta fila: con sistemi pi\u00f9 datati di JPMorgan, codice ereditato, software di backend stratificato per decenni; e senza la lente di Mythos per scrutarvi dentro. L\u2019onda d\u2019urto, se e quando arriver\u00e0, le trover\u00e0 strutturalmente meno difese.<\/p>\n<p>Si dir\u00e0: l\u2019Europa ha ancora tempo per costruire un\u2019alternativa, un consorzio pubblico, un modello di frontiera europeo. Sarebbe la risposta giusta, ma il tempo gioca contro: i quattordici miliardi di dollari di calcolo annunciati da Anthropic per i prossimi anni, i contratti con Broadcom e Google per 3,5 gigawatt di capacit\u00e0 computazionale, la partnership con Amazon per data center di nuova generazione, sono dimensioni che nessun progetto europeo finora intrapreso si avvicina a eguagliare. La sovranit\u00e0 digitale, parola d\u2019ordine retorica di tante dichiarazioni di intenti del Consiglio europeo, andava finanziata cinque anni fa. Oggi si discute di come negoziare l\u2019accesso, non di come costruire il proprio.<\/p>\n<p>LA SCATOLA NERA DELLA GOVERNANCE<br \/>\nFrank Pasquale, giurista statunitense di tendenze critiche, ha scritto nel 2015 un libro destinato a diventare un classico del pensiero anti-tecnocratico: The Black Box Society. La tesi \u00e8 semplice e oggi pi\u00f9 attuale che mai: nei sistemi contemporanei, le decisioni che plasmano la vita delle persone sono affidate ad algoritmi e a procedure aziendali opachi, non sottoposti a verifica pubblica, non contestabili in alcuna sede democratica. Glasswing \u00e8 una scatola nera esemplare. Non esistono criteri pubblicati di selezione dei partner. Non esiste un meccanismo di ricorso per gli esclusi. Non esiste un\u2019autorit\u00e0 terza che validi l\u2019elenco. Non esiste neppure un dibattito pubblico, n\u00e9 statunitense n\u00e9 europeo, sul fatto stesso che un\u2019azienda privata abbia, di fatto, deciso quali soggetti dell\u2019economia mondiale abbiano accesso anticipato a una capacit\u00e0 tecnica di rilievo strategico.<\/p>\n<p>Si potrebbero immaginare correttivi praticabili anche dentro i quadri normativi esistenti. Tre, in particolare. Il primo: la pubblicazione ex ante dei criteri di selezione, in modo che la discrezionalit\u00e0 \u2014 e il sospetto, non infondato, di favoritismo verso aziende-amiche e investitori \u2014 sia ridotta. Il secondo: un regime di accesso a livelli, che conceda agli operatori di infrastrutture critiche regolate (ospedali, reti elettriche, sistemi di pagamento, telecomunicazioni) un accesso difensivo, a tempo determinato e sotto vigilanza, alle stesse capacit\u00e0 del consorzio. Il terzo: l\u2019obbligo di pubblicazione a valle delle scoperte rilevanti, in modo che le vulnerabilit\u00e0 individuate diventino patrimonio comune della difesa, e non rendita competitiva del club. Sono misure ragionevoli, compatibili con la libert\u00e0 d\u2019impresa, gi\u00e0 accettate in altri settori a doppio uso. La loro assenza non \u00e8 una necessit\u00e0 tecnica: \u00e8 una scelta politica, o piuttosto la conseguenza di una non-scelta, perch\u00e9 nessuna istituzione democratica \u00e8 stata mai chiamata a deciderle. Il vuoto regolativo \u00e8 la cifra del nostro tempo.<\/p>\n<p>LA DOMANDA CHE RESTA<br \/>\nDietro la cronaca, c\u2019\u00e8 una questione di teoria politica che vorrei lasciare aperta. Per la cultura giuridica liberale, che ha plasmato l\u2019architettura costituzionale dei Paesi democratici nel dopoguerra, la sovranit\u00e0 \u00e8 funzione del territorio: lo Stato controlla ci\u00f2 che entra ed esce dai propri confini, governa le risorse strategiche, fissa le regole. Per la cultura tecnologica contemporanea, la sovranit\u00e0 \u00e8 funzione del codice: chi scrive il software, chi gestisce l\u2019infrastruttura di calcolo, chi possiede i modelli di intelligenza artificiale di frontiera detiene una capacit\u00e0 che attraversa i confini come fossero linee tratteggiate sulla carta. Le due sovranit\u00e0, oggi, non coincidono. E non coincidono perch\u00e9 una delle due \u2014 quella tecnologica \u2014 \u00e8 massicciamente concentrata in poche mani private, prevalentemente americane, all\u2019incrocio fra capitalismo finanziario, complesso militar-industriale e accademia \u00e9litaria della West Coast.<\/p>\n<p>L\u2019intelligenza artificiale, in questo senso, non \u00e8 semplicemente una tecnologia: \u00e8 una forma di potere. E come ogni forma di potere chiede di essere disciplinata politicamente. Le domande non sono molte ma sono ineludibili. Chi decide chi pu\u00f2 usare questi strumenti? Con quali criteri? Sotto quale controllo democratico? Dove va la responsabilit\u00e0 quando qualcosa va storto? A chi spetta la rendita generata dall\u2019accesso esclusivo a una capacit\u00e0 che \u00e8, di fatto, un bene pubblico globale? Finch\u00e9 queste domande resteranno senza risposta, ogni nuova edizione del Glasswing \u2014 perch\u00e9 ce ne saranno altre, e con poste in gioco crescenti \u2014 segner\u00e0 un altro passo nello stesso processo: il trasferimento silenzioso di porzioni sempre pi\u00f9 ampie di sovranit\u00e0 dal pubblico al privato, dalla cittadinanza all\u2019azionariato, dalla legge al contratto.<\/p>\n<p>La vera sfida del prossimo decennio non sar\u00e0 tecnica: sar\u00e0 costituzionale. Si tratter\u00e0 di stabilire se le democrazie sapranno riportare sotto controllo collettivo le capacit\u00e0 che oggi sono governate da una manciata di consigli di amministrazione di San Francisco e Seattle. Si tratter\u00e0 di decidere se l\u2019intelligenza artificiale sar\u00e0, nei prossimi quarant\u2019anni, il nuovo nome di un\u2019oligarchia tecnologico-finanziaria globale, oppure uno strumento collettivo di liberazione del lavoro umano e di rafforzamento dei diritti. La traiettoria attuale autorizza il pessimismo. Ma il pessimismo, per chi crede che la sovranit\u00e0 appartenga al popolo e non ai detentori di azioni privilegiate, non pu\u00f2 che essere militante. Significa nominare le cose con esattezza, denunciare i passaggi, costruire convergenze. Significa rifiutare la favola della \u00abtrasparenza dell\u2019ala di vetro\u00bb e ricordare, ogni volta che \u00e8 necessario, che la trasparenza autentica non \u00e8 quella concessa dal potere a se stesso, ma quella che la cittadinanza riesce a imporre a chi la governa.<br \/>\nMythos, allora, non \u00e8 un episodio. \u00c8 un sintomo. E i sintomi, se li si ignora, fanno la malattia.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete &#8211; Mario Sommella &#8211; Un blog di Rivoluzionari Ottimisti &#8211; Attualmente si occupa di comunicazione politica e di politiche sociali e disabilit\u00e0 all&#8217;interno di Azione Civile, il movimento fondato da Antonio Ingroia)<\/p>\n<p>02 &#8211; Roberto Ciccarelli*: FINE PENA MAI: 49 ANNI AL LAVORO E PERDERE FINO A 273 MILA EURO &#8211; LA DENUNCIA L&#8217;ANALISI DELLA CGIL SULLE PENSIONI PUBBLICHE SVELA UN FURTO DI STATO DA 33 MILIARDI: TRA TAGLI RETROATTIVI ALLE ALIQUOTE E FINESTRE MOBILI, 700 MILA LAVORATORI RESTERANNO IN SERVIZIO ANCHE FINO A 49 ANNI.<\/p>\n<p>Pensioni pubbliche sotto attacco: sono previste perdite fino a 273 mila euro e fino a 49 anni al lavoro. Non \u00e8 una distopia: \u00e8 la realt\u00e0 che aspetta 700 mila dipendenti pubblici nei servizi territoriali, nella sanit\u00e0, tra gli insegnanti di scuole parificate e gli ufficiali giudiziari. Su di loro lo Stato risparmier\u00e0 32,9 miliardi di euro lordi entro il 2043. \u00c8 questo l\u2019impatto che avr\u00e0 la revisione retroattiva delle aliquote di rendimento di cui si parla nella relazione tecnica alla Legge di bilancio del 2024. Lo ha denunciato l\u2019Osservatorio previdenza della Cgil in un\u2019analisi presentata ieri alla Camera dalla Funzione pubblica (Fp) del sindacato.<\/p>\n<p>La prospettiva non riguarda solo alcune categorie ma, in forme diverse, tutti coloro che hanno iniziato a lavorare dalla met\u00e0 degli anni Novanta quando entr\u00f2 in vigore il cosiddetto sistema \u00abcontributivo\u00bb. Qualche simulazione: per un reddito di 30 mila euro, la decurtazione annua supera i 6.100 euro, con perdite complessive fino a 117 mila euro. Sui redditi da 50 mila euro, la perdita annua tocca i 10.296 euro (quasi 196 mila euro totali), mentre per le retribuzioni da 70 mila euro il danno supera i 14.415 euro annui, per un ammanco complessivo superiore ai 273 mila euro.<\/p>\n<p>Al danno economico si aggiunge l\u2019allungamento dell\u2019et\u00e0 pensionabile. Il meccanismo \u00e8 inesorabile: quello delle \u00abfinestre mobili\u00bb, cio\u00e8 il differimento del pagamento della pensione. L\u2019allungamento di queste finestre fino a 9 mesi \u00e8 uno degli strumenti utilizzati per posticipare l\u2019uscita reale dal lavoro e ridurre la spesa previdenziale.<\/p>\n<p>Il governo Meloni ha messo un freno parziale all\u2019aumento del 2027. Nel 2028 si lavorer\u00e0 tre mesi in pi\u00f9. E cos\u00ec via, fino a raggiungere i 69 anni o i 46 anni di contributi entro il 2050. Si pu\u00f2 immaginare cosa questo significhi, ad esempio, per chi fa l\u2019infermiere: in corsia per oltre 46 anni e mezzo, ignorando lo stress psicofisico. Ovviamente, saranno in pochi a lavorare per tanti anni. Per questo si fa ricorso ai fondi pensione. Con assegni sempre pi\u00f9 poveri \u00e8 utile integrare con i rendimenti da capitale. Si lavora male per alimentare i mercati finanziari. Per la Cgil serve almeno la revisione dell\u2019adeguamento all\u2019aspettativa di vita, una \u00abpensione di garanzia\u00bb per i precari e l\u2019accesso anticipato per i lavori gravosi. Oltre a un piano straordinario di assunzioni e al rinnovo dei contratti, senza il quale il sistema pubblico collasser\u00e0.<\/p>\n<p>\u00c8 il principio a dovere essere ripensato: fine lavoro mai, in pensione pi\u00f9 tardi. Nessuno ci pensa, a cominciare dai giovani-non-avremo-la-pensione. L\u2019avranno pure, ma sar\u00e0 pi\u00f9 bassa delle gi\u00e0 magre paghe di oggi. Il problema non \u00e8 solo il governo Meloni che prometteva di \u00ababolire la riforma Fornero\u00bb. E non l\u2019ha fatto. Il problema lo avr\u00e0 il prossimo esecutivo, di segno diverso. \u00c8 un sistema, gestito da tutti. In nome della stabilit\u00e0 previdenziale \u00e8 stata sacrificata la vita di chi finanzia tale stabilit\u00e0. Diamo il nome alla cosa. Si chiama capitalismo.<br \/>\n*(Roberto Ciccarelli, filosofo e giornalista, lavora al quotidiano \u201cIl Manifesto\u201d, \u00e8 ricercatore associato al Laboratoire d\u2019\u00e9tudes et de recherches sur les Logiques Contemporaines de la Philosophie dell&#8217;Universit\u00e0 Parigi 8)<\/p>\n<p>03 &#8211; Roberto Livi*: BLOQUEO E ALTRE SANZIONI. MA CUBA RESISTE AL BUIO &#8211; L&#8217;AVANA &#8211; LA CHIESA LOCALE CRITICA WASHINGTON NEL MIRINO FINISCE IL GRUPPO MILITARE GAESA, L\u2019UNICA IMPRESA CUBANA CHE GENERA PROFITTI.<\/p>\n<p>Sar\u00e0 anche cattolico, ma arrivato all\u2019alta carica di Segretario di Stato Marco Rubio non ha rinunciato a mentire: prima di giungere a Roma a incontrarsi con papa Leone XIV ha infatti affermato non solo che \u00abnon esiste un blocco energetico di Cuba\u00bb, ma che di fatto il bloqueo non \u00e8 responsabile dell\u2019acuta crisi di Cuba. Che invece deve essere ascritta all\u2019\u00abincapacit\u00e0 dei suoi dirigenti\u00bb e del suo \u00abcatastrofico\u00bb socialismo.<\/p>\n<p>Bene ha fatto il presidente Miguel D\u00edaz- Canel a chiedergli dove era quando il 29 gennaio scorso il suo capo ha definito Cuba \u00abuna minaccia straordinaria e inusuale\u00bb per la sicurezza degli Usa e ha emesso un ordine esecutivo presidenziale mediante il quale veniva colpito da dazi chiunque forniva greggio all\u2019isola. O se Rubio si \u00e8 gi\u00e0 dimenticato delle nuove sanzioni decretate dal tycoon il 1\u00b0 maggio, sempre per strangolare l\u2019isola. O delle dichiarazioni in cui Trump ha annunciato che \u00abdi ritorno dall\u2019Iran\u00bb la portaerei A. Lincoln verr\u00e0 schierata \u00aba poche centinaia di metri\u00bb dalle coste di Cuba, proprio per rafforzare l\u2019embargo navale all\u2019isola.<\/p>\n<p>PRIMA DI INCONTRARE IL PAPA Rubio ha decretato nuove sanzioni specie contro il Gruppo militare Gaesa e contro il suo direttore operativo, la generale di brigata Ania Lastres Morera. Gaesa, acronimo di \u201cGrupo de Administraci\u00f3n Empresarial SA\u201d, fu creato alla fine del secolo scorso per finanziare le Forze armate rivoluzionarie (FAR) senza pesare sul bilancio dello Stato (in forte crisi per l\u2019implosione dell\u2019Urss). Per assolvere tale compito era necessario mettere in piedi imprese e linee finanziarie che sfuggissero al controllo dell\u2019embargo unilateralmente decretato (nel 1962) dagli Usa. Insomma operazioni coperte da notevole opacit\u00e0. Le \u201crivelazioni\u201d fornite lo scorso anno dal quotidiano Miami Herald (seppure con dati e cifre mai messe a disposizione di una verifica indipendente) hanno dimostrato che Gaesa ha svolto pienamente il suo compito: sarebbe infatti in possesso di 17,9 miliardi di dollari, di cui 14,4 miliardi in conti bancari. Non solo, avrebbe ottenuto un risultato eccezionale, un 38% di profitti, dato da far impallidire le pi\u00f9 quotate corporations.<\/p>\n<p>Gaesa, dunque, ha dimostrato 1) che aggirando il bloqueo \u2013 o in sua assenza- l\u2019economia cubana potrebbe funzionare e bene. 2) che chi viene colpito realmente dalle sanzioni di Washington \u00e8 chi non pu\u00f2 aggirare l\u2019embargo: l\u2019industria di Stato cubana e soprattutto il cittadino comune di Cuba. Ha dimostrato dunque la validit\u00e0 di quanto ha scritto da Economics Affairs (n. 42): \u00abLe sanzioni sono uno strumento di guerra economica. In America Latina riducono significativamente la crescita e aggravano le disuguaglianze di reddito e la povert\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Rimane un vulnus politico, perch\u00e9 col tempo Gaesa si \u00e8 trasformato in uno Stato nello Stato, che controlla circa il 40% del Pil di Cuba e quasi tutto il flusso di valuta oltre a buona parte delle strutture turistiche, e questo al di fuori del controllo civile (la Contralor\u00eda di Stato, una sorta di Corte dei Conti). E questa \u00e8 una questione di politica interna di Cuba, che non pu\u00f2 essere decisa da sanzioni di Washington e tantomeno dai marines della Lincoln.<\/p>\n<p>\u00c8 TRA L\u2019ALTRO UNO DEI PUNTI sollevati dalla Chiesa Cattolica di Cuba \u2013 che forse il pontefice, con santa pazienza, avr\u00e0 ripetuto a Rubio. La Conferenza episcopale locale ha manifestato a chiare lettere che \u00abil paese deve cambiare\u00bb, ma altrettanto chiaramente ha affermato che tali cambiamenti devono essere decisi dai cubani. Non da decreti o sanzioni del tycoon.<\/p>\n<p>La politica di Rubio, fa dunque da contraltare a quella di Trump: meno sparate, ma una sostanziale volont\u00e0 di erosione della sovranit\u00e0 del governo cubano. Linea questa adottata gi\u00e0 da mesi, da quando a Saint Kitts a febbraio ha incontrato il nipote dell\u2019ex presidente, Ra\u00fal Guillermo Rodr\u00edguez Castro, \u201cel cangrejo\u201d. Il figlio del generale Rodr\u00edguez L\u00f3pez-Calleja (il personaggio che ha reso Gaesa un gran monopolio militar- finanziario- industriale) era stato segnalato per i suoi viaggi a Panama alla fine dell\u2019anno scorso in jet privati \u2013 una volta anche con la generale Ania Lastres \u2013 forse per trattare con un intermediario panamense \u2013 tal Ram\u00f3n Carrero Napolitano \u2013 flussi di petrolio dal Venezuela a Cuba.<\/p>\n<p>Dunque, a suo tempo Rubio ha incontrato \u201cel cangrejo\u201d come un esponente di rilievo di Gaesa, proprio \u2013 questa era l\u2019analisi di alcuni commentatori- per cercare di trovare un accordo (ridurre o levare le sanzioni e lasciare ai militari cubani il controllo del turismo, si diceva) alle spalle del governo civile dell\u2019Avana. Accordo che evidentemente non c\u2019\u00e8 stato, perch\u00e9 prima che industriali i militari cubani sono gelosi guardiani dell\u2019indipendenza dell\u2019isola, quanto e forse pi\u00f9 dei \u201ccivili\u201d.<\/p>\n<p>NON VI \u00c8 DUBBIO che le nuove sanzioni Usa aggraveranno la crisi gi\u00e0 drammatica dell\u2019isola: arrivato agli sgoccioli il petrolio fornito da Putin (a fine marzo) mediante la petroliera A. Kolodkin, sono ripresi gli apagones massicci che torturano i cubani e aggravano la carenza di acqua di cui soffrono alcuni quartieri dell\u2019Avana (dove il prezioso liquido dovrebbe essere spinto da pompe elettriche). La compagnia canadese Sherritt international che a Moa estraeva nichel (uno dei maggiori asset di Cuba) dopo le nuove sanzioni ha annunciato che abbandona Cuba. Colpi pesanti, ha affermato D\u00edaz-Canel, ma che non minano la volont\u00e0 di resistenza di Cuba.<br \/>\n*(Roberto Livi &#8211; Giornalista in pensione, corrispondente a Cuba del Manifesto)<\/p>\n<p>04 &#8211; Fabrizio Geremicca*: \u00abNON POSSIAMO RASSEGNARCI ALLA GUERRA\u00bb. PREVOST FESTEGGIA UN ANNO DA LEONE \u2013 NAPOLI &#8211; CHIESA IL PAPA SCEGLIE POMPEI E NAPOLI PER L\u2019ANNIVERSARIO DEL PONTIFICATO<\/p>\n<p>\u00abBASTA GUERRE, NON POSSIAMO RASSEGNARCI AD IMMAGINI DI MORTE\u00bb. DA POMPEI, LA CITTADINA AI PIEDI DEL VESUVIO DOVE IERI MATTINA HA INIZIATO IL SUO VIAGGIO IN CAMPANIA, NEL PRIMO ANNIVERSARIO DELLA ELEZIONE AL SOGLIO PONTIFICIO, LEONE XIV HA LANCIATO UN NUOVO APPELLO AFFINCH\u00c9 TACCIANO LE ARMI. LO HA FATTO DAL SANTUARIO DEDICATO ALLA MADONNA, DOVE HA PRESIEDUTO LA MESSA IN PIAZZA BARTOLO LONGO, SEGUITA POI DALLA SUPPLICA. PAROLE CHIARE, CHE IL PAPA HA PRONUNCIATO ALL\u2019INDOMANI DELL\u2019INCONTRO DEL 7 MAGGIO IN VATICANO CON RUBIO, IL SEGRETARIO DI STATO AMERICANO.<\/p>\n<p>Leone XIV non arretra di un millimetro, nonostante gli attacchi che gli aveva riservato nei giorni scorsi Trump proprio per le posizioni pacifiste ed anti belliciste di Prevost. \u00abLe guerre che ancora si combattono in tante regioni del mondo \u2013 ha sottolineato il pontefice \u2013 chiedono un rinnovato impegno, non solo economico e politico, ma anche spirituale e religioso. La pace nasce dentro il cuore\u00bb. Nessuno sconto ai signori della guerra: \u00abLa pace \u00e8 messa a repentaglio da una economia che preferisce il commercio delle armi al rispetto della vita umana\u00bb.<\/p>\n<p>Nel primo pomeriggio, in anticipo di almeno tre quarti d\u2019ora sul programma per scansare un\u2019annunciata perturbazione serale, Leone XIV \u00e8 poi atterrato in elicottero a Napoli, nella zona del lungomare. La citt\u00e0 lo ha accolto con un dispositivo di sicurezza blindato \u2013 l\u2019interdizione ai pedoni delle strade del centro ha costretto i residenti ad impegnativi saliscendi tra i vicoli dei quartieri spagnoli -, con centinaia di giovani in pettorina gialla dell\u2019arcidiocesi che contribuivano al servizio d\u2019ordine. Prima tappa al Duomo, dove la papamobile \u00e8 arrivata intorno alle 15. Folla dietro le transenne e cellulari sguainati a caccia della foto da mostrare a casa o da inviare ai parenti lontani. Con i napoletani, aspettavano il pontefice cittadini dello Sri Lanka (comunit\u00e0 numerosa in citt\u00e0), ragazzi africani, signore dell\u2019est Europa. Non pochi i turisti, che a maggio a maggio si riempiono le strade del capoluogo campano. Duomo gremito e maxi schermo allestito fuori per chi non \u00e8 riuscito a entrare.<\/p>\n<p>Sulla facciata della Cattedrale uno stendardo: \u00abPapa Leone ricorda che la pace non \u00e8 una utopia lontana, ma si costruisce abbassando le armi dell\u2019odio e rialzando chi \u00e8 caduto\u00bb. Il Papa ha citato Francesco, il suo predecessore: \u00abQuando venne qui disse che a Napoli la vita non \u00e8 stata mai facile, ma non \u00e8 stata mai triste. Questa \u00e8 la vostra risorsa: la gioia, l\u2019allegria\u00bb. Prevost ha richiamato l\u2019importanza della \u00abcura\u00bb, del prendersi cura, che \u00e8 il contrario della \u00abtrascuratezza\u00bb. Ha invitato a reagire all\u2019individualismo \u00abcon fraternit\u00e0, semplicit\u00e0 di vita e stile missionario\u00bb. L\u2019ultima tappa del pomeriggio del si \u00e8 svolta in piazza del Plebiscito tra musica, saluti istituzionali \u2013 \u00e8 intervenuto il sindaco Gaetano Manfredi e c\u2019era anche Roberto Fico, il presidente della Regione \u2013 e testimonianze. Tra le tante quella di Fabio Varrella, ingegnere di 34 anni che fu ferito a colpi di pistola durante un tentativo di rapina dello scooter nel 2003 nella periferia orientale di Napoli.<\/p>\n<p>Ora si dedica al volontariato per impedire \u00abche il male abbia l\u2019ultima parola! Ha raccontato: \u00abChi mi fer\u00ec \u00e8 stato poi arrestato, ma io non provo odio perch\u00e9 nessuno \u00e8 nato per fare del male\u00bb.<br \/>\nAl Plebiscito Leone XIV ha definito Napoli \u00abuna citt\u00e0 bagnata dal mare e scaldata dal sole, ma che spesso cammina stanca, disorientata e delusa\u00bb. Poi una citazione di Pino Daniele: \u00abNapoli \u00e8 mille colori\u00bb. E infine un passaggio sulle contraddizioni di una citt\u00e0 che \u00abvive un drammatico paradosso, perch\u00e9 alla crescita di turisti non segue un dinamismo economico che sia capace di coinvolgere tutti. Permangono divario economico, disuguaglianze e povert\u00e0, carenza di servizi, dispersione scolastica\u00bb.<br \/>\n*(Fabrizio Geremicca &#8211; Giornalista freelance presso Corriere &#8230;del Mezzogiorno)<\/p>\n<p>05 &#8211; Geraldina Colotti*; PER\u00d9. AL SECONDO TURNO DUE FACCE DELLA STESSA DESTRA &#8211; LA CRIMINALIZZAZIONE POLITICA SI ESTENDE ALLA SOCIET\u00c0 CIVILE, CON L\u2019USO DI ACCUSE LEGATE AL TERRORISMO PER SILENZIARE IL DISSENSO-<\/p>\n<p>Sono attesi per met\u00e0 maggio i risultati definitivi delle elezioni che, con il 95,027% delle schede scrutinate, mandano ufficialmente al ballottaggio Keiko Fujimori e Roberto S\u00e1nchez. Tuttavia, mancano ancora all\u2019appello 4.613 verbali contestati (corrispondenti alle giornate cruciali del 12 e 13 aprile) che devono essere risolti dai Jurados Electorales Especiales (JEE). Sebbene il margine sembri consolidato, queste schede rappresentano l\u2019ultimo diaframma tecnico che potrebbe ancora teoricamente spostare i decimali verso uno scontro al secondo turno fra due facce della solita destra \u2014 quella di Fujimori e quella dell\u2019ultraconservatore Rafael L\u00f3pez Aliaga \u2014 che tenta sistematicamente di tornare in sella in un paese frammentato nel quadro elettorale e sempre pi\u00f9 diseguale sul piano sociale.<br \/>\nIl Per\u00f9 che emerge dalle urne del 2026 \u00e8 un paese che si guarda allo specchio e vede riflessa la propria frammentazione estrema. Lo scenario verso il ballottaggio del 7 giugno si delinea come una riedizione, seppur con interpreti parzialmente diversi, dello scontro del 2021. Da un lato Keiko Fujimori, leader di Fuerza Popular, che con il 16,6% approda per la quarta volta consecutiva alla sfida finale; dall\u2019altro Roberto S\u00e1nchez, attuale presidente di Juntos por el Per\u00fa ed ex ministro di Pedro Castillo, che con il 12,1% ha scalato i sondaggi partendo dal sesto posto, intercettando il voto delle zone rurali. Tuttavia, i dati numerici rappresentano solo la superficie di una crisi strutturale che affonda le radici in trent\u2019anni di normalizzazione dell\u2019anormale, dove l\u2019instabilit\u00e0 politica \u00e8 diventata l\u2019unica costante del modello neoliberista.<br \/>\nLa storia peruviana degli ultimi dieci anni \u00e8 un catalogo di presidenti destituiti, incaricati o perseguitati. Il Per\u00f9 giunge a questo snodo con il suo ottavo presidente dal 2016: la successione costituzionale di Jos\u00e9 Mar\u00eda Balc\u00e1zar \u00e8 solo l\u2019ultimo anello di una catena di mandati di presidenta incaricata e repentine cadute. L\u2019analisi di questo processo non pu\u00f2 prescindere dall\u2019uso sistematico della magistratura a fini politici, il cosiddetto lawfare. Questo meccanismo non risponde a un intento di pulizia democratica, ma funge da dispositivo di controllo: quando la politica non garantisce gli interessi dell\u2019\u00e9lite, interviene il braccio giudiziario per decapitare le leadership popolari.<\/p>\n<p>Esempi emblematici sono la recente disattivazione degli uffici speciali anticorruzione da parte del procuratore Tom\u00e1s G\u00e1lvez, egli stesso coinvolto in inchieste opache. Altrettanto indicativa \u00e8 la sospensione strategica dei magistrati che istruivano casi contro i leader della destra: il caso \u201cC\u00f3cteles\u201d contro Fujimori rimane un fantasma che agita le aule di giustizia senza mai arrivare a una sanzione definitiva, mentre la magistratura si accanisce contro chi mette in discussione il sistema. Non si tratta di intoppi burocratici, ma di manovre di una contrainsurgencia preventiva che usa il codice penale per proteggere lo status quo e neutralizzare il cambiamento.<\/p>\n<p>Questa dinamica di interdizione permanente ha radici profonde nella necessit\u00e0 di rimuovere ogni ostacolo alla continuit\u00e0 del sistema. Attraverso l\u2019uso estensivo del reato di apologia del terrorismo e la criminalizzazione del dissenso, il sistema ha creato una zona d\u2019ombra in cui qualsiasi richiesta di superamento del conflitto viene equiparata all\u2019eversione. Questa logica securitaria coinvolge oggi la societ\u00e0 civile, avvocati e intellettuali. L\u2019esempio pi\u00f9 lampante rimane Pedro Castillo: la sua carcerazione nel penal di Barbadillo \u00e8 utilizzata come un monito per chiunque tenti di spostare l\u2019asse del potere fuori dai corridoi di Lima. S\u00e1nchez, che ha simbolicamente condiviso la colazione elettorale con Castillo in carcere, ha fatto della \u201criparazione ai martiri del sud\u201d e della libert\u00e0 dell\u2019ex presidente i perni della sua proposta, denunciando come il diritto sia stato piegato per neutralizzare un mandato popolare.<\/p>\n<p>Il Per\u00f9 giunge a questa seconda soglia elettorale portando con s\u00e9 il peso di una democrazia svuotata. L\u2019incertezza \u00e8 alimentata anche dal collasso delle istituzioni elettorali: le recenti dimissioni di Piero Corvetto Salinas dalla guida dell\u2019ONPE, avvenute mercoled\u00ec 22 aprile sotto la pressione di denunce penali per presunti illeciti logistici, lasciano l\u2019organizzazione del ballottaggio in mano a una struttura decapitata. La giornata di voto ha registrato falle critiche: oltre 52.000 cittadini, soprattutto nelle zone rurali, sono stati privati del diritto al voto per mancanza di schede e urne. Un numero che, in termini di rappresentanza, equivale a 15 distretti delle terre alte, confermando che l\u2019esclusione non \u00e8 un incidente, ma un fattore politico.<br \/>\nLa fotografia del voto rivela una sinistra capace di una resilienza inaspettata. Roberto S\u00e1nchez \u00e8 riuscito a intercettare l\u2019eredit\u00e0 del castillismo, posizionandosi come punto di convergenza per quella vasta base popolare che non si riconosce pi\u00f9 nell\u2019\u00e9lite tradizionali. Tuttavia, questa rappresentanza resta precaria a causa di una frammentazione che impedisce di superare collettivamente soglie di vittoria schiacciante. Al contrario, la destra di L\u00f3pez Aliaga non accetta il verdetto e chiede l\u2019intervento della Procura nel centro di calcolo, agitando lo spettro della frode per delegittimare la rimonta di S\u00e1nchez.<br \/>\nI risultati confermano la frattura tra la capitale e il Per\u00f9 reale. Mentre Lima rimane la roccaforte di una destra che invoca misure punitive e difende l\u2019autonomia ferrea del Banco Central de Reserva guidato da Julio Velarde \u2014 garante dal 2006 di un modello che ha portato la povert\u00e0 al 27,6% \u2014 le regioni andine e amazzoniche esprimono un voto di classe. Per queste popolazioni, il voto \u00e8 un atto di resistenza contro un neoliberismo estrattivista che consuma i territori. Il sostegno delle comunit\u00e0 agrarie \u00e8 ci\u00f2 che ha permesso il sorpasso di S\u00e1nchez sulla destra radicale, dimostrando che il destino del Paese si decide lungo i solchi delle terre alte che chiedono una riforma agraria mai compiuta e un investimento nel welfare che non sia sacrificato sull\u2019altare del debito.<br \/>\nRiuscir\u00e0 questa parte di societ\u00e0 negletta a resistere alle sirene del palazzo? La possibile ascesa di un\u2019opzione che sfugge al controllo dei poteri forti rappresenta l\u2019incubo dell\u2019\u00e9lite, che metteranno in campo le consuete strategie: il ricatto ideologico e il \u201cmaccartismo andino\u201d che usa Cuba e il Venezuela come spauracchi. In definitiva, il cammino verso il 7 giugno non sar\u00e0 solo una sfida tra due nomi, ma uno scontro frontale tra la continuit\u00e0 di un sistema che si autotutela e l\u2019urgenza di una riscossa popolare. Il Per\u00f9 \u00e8 chiamato a scegliere se restare ostaggio di una legalit\u00e0 piegata agli interessi delle mafie finanziarie o se intraprendere la difficile costruzione di una sovranit\u00e0 che riparta dal basso, restituendo dignit\u00e0 alla maggioranza invisibile del paese.<br \/>\n*(Geraldina Colotti (1956), giornalista e scrittrice, ex militante delle Brigate Rosse, cura la versione italiana di \u201cLe Monde diplomatique\u201d. Esperta di America Latina, ha pubblicato saggi, raccolte di racconti e poesie)<\/p>\n<p>06 &#8211; GUERRA FALLIMENTARE, MA GLI USA FANNO AFFARI D\u2019ORO CON ARMI E PETROLIO &#8211; GRAZIE AL BLOCCO DI HORMUZ CRESCONO LE ESPORTAZIONI DI ARMI E GREGGIO, ANCHE SE WASHINGTON DEVE SALVAGUARDARE LE SCORTE<\/p>\n<p>La guerra contro l\u2019Iran non ha sortito gli effetti sperati, e Donald Trump cerca ora di uscire dall\u2019impasse dovendo per\u00f2 fare i conti con una opinione pubblica interna sempre pi\u00f9 dubbiosa mentre i prezzi della benzina continuano a salire spingendo verso l\u2019alto l\u2019inflazione.<br \/>\nMa mentre i settori meno abbienti della popolazione statunitense pagano le conseguenze della confusa e aggressiva politica estera della Casa Bianca le esportazioni di petrolio e armi vanno a gonfie vele.<\/p>\n<p>Di fatto, con il blocco e il contro-blocco dello stretto di Hormuz \u2013 il primo imposto da Teheran come rappresaglia dopo l\u2019inizio dell\u2019aggressione militare israelo-americana del 28 febbraio, il secondo deciso pi\u00f9 recentemente da Washington \u2013 gli Stati Uniti hanno fortemente incrementato le proprie esportazioni di idrocarburi. Nelle ultime nove settimane le compagnie petrolifere a stelle e strisce hanno spedito all\u2019estero oltre 250 milioni di barili di petrolio, superando l\u2019Arabia Saudita e consentendo agli Stati Uniti di diventare il primo esportatore globale.<\/p>\n<p>Secondo i dati pubblicati dalla \u201cEnergy Information Administration\u201d (EIA) nella settimana conclusasi il 24 aprile, gli Stati Uniti hanno esportato 6,4 milioni di barili al giorno, un dato che rappresenta un record assoluto. Se a queste cifre si sommano i carburanti raffinati, le esportazioni nella settimana in questione hanno superato i 14 barili al giorno.<\/p>\n<p>L\u2019impennata delle esportazioni americane ha in parte calmierato gli effetti globali della minore disponibilit\u00e0 di greggio sui mercati internazionali e naturalmente ha portato nelle casse delle major petrolifere incassi record.<\/p>\n<p>La stessa dinamica si sta ripetendo sul fronte del mercato delle armi, con gli Stati Uniti impegnati a rifornire i propri arsenali, svuotati da settimane di bombardamenti sull\u2019Iran, e quelli dei paesi del Golfo Persico e di Israele.<br \/>\nVeners\u00ec scorso la Casa Bianca ha autorizzato vendite di armi ai paesi arabi e a Tel Aviv per un totale di 8,6 miliardi di dollari. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha spiegato che gli accordi sono stati adottati sfruttando una clausola destinata ad affrontare situazioni di emergenza, aggirando cos\u00ec il parere previo del Congresso.<br \/>\nDi fronte alle proteste dei Democratici, che lamentavano l\u2019esautoramento del parlamento, i collaboratori di Trump hanno ricordato che anche l\u2019amministrazione Biden ha fatto ricorso a questo escamotage per inviare armi a Israele durante i primi mesi di bombardamenti a tappeto sulla Striscia di Gaza.<br \/>\nIl pacchetto autorizzato dalla Casa Bianca include soprattutto razzi e lanciamissili indirizzati a Israele, Qatar ed Emirati Arabi, oltre che difese antiaeree destinate ancora al Qatar \u2013 che da solo comprer\u00e0 attrezzature militari per 4 miliardi \u2013 e al Kuwait.<\/p>\n<p>Gli affari sono stati incrementati dalla strategia di Trump nel Golfo, ma Washington non potr\u00e0 sostenere vendite record di petrolio e armi molto a lungo.<br \/>\nSu entrambi i fronti, infatti, gli Stati Uniti devono salvaguardare le proprie scorte, diminuite a causa delle esportazioni record.<\/p>\n<p>Sul fronte delle armi, missili balistici, razzi intercettori e difese antiaeree sono molto costosi da produrre e richiedono periodi lunghi, e Washington non pu\u00f2 permettersi di sguarnire eccessivamente i propri arsenali.<br \/>\nSul fronte petrolifero vale lo stesso discorso, visto che l\u2019aumento record delle esportazioni sta gi\u00e0 comprimendo i livelli di riserva interni. A calare non sono stati solo i livelli di petrolio greggio, ma anche le riserve di carburanti raffinati.<\/p>\n<p>Nel frattempo, l\u2019Opec+ \u2013 dopo l\u2019annuncio dell\u2019abbandono del consorzio dei paesi produttori da parte degli Emirati Arabi Uniti \u2013 ha deciso di aumentare il livello delle forniture. Arabia Saudita, Russia e gli altri cinque paesi membri hanno annunciato, per il mese di giugno, un aumento della produzione di greggio di circa 188mila barili al giorno, in linea con gli incrementi gi\u00e0 decisi nei mesi precedenti. Se la situazione nello Stretto di Hormuz non si sbloccher\u00e0 presto, per\u00f2, buona parte di questo aumento rimarr\u00e0 sulla carta, visto che il grosso delle esportazioni passa dal braccio di mare oggetto del braccio di ferro tra Stati Uniti e Iran.<br \/>\n*(Redazione Pagine Esteri -)<\/p>\n<p>07 &#8211; Chiara Giorgi*: LA SALUTE \u00c8 UN DIRITTO NON UNA MERCE. ORA SI PU\u00d2 &#8211; SANIT\u00c0 RAFFORZARE IL SSN, LEGGE D\u2019INIZIATIVA POPOLARE DOPO LA VITTORIA DEL NO: DAL 15 RACCOLTA FIRME.<\/p>\n<p>UNA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER \u00abIL RAFFORZAMENTO DEL SERVIZIO SANITARIO NAZIONALE\u00bb \u00c8 STATA DEPOSITATA IN CASSAZIONE E IL 15 MAGGIO INIZIER\u00c0 LA RACCOLTA DI FIRME (SI POTR\u00c0 FIRMARE ANCHE ONLINE).<\/p>\n<p>\u00c8 IL RISULTATO di un lungo percorso che ha unito un gran numero di associazioni impegnate sulla salute, molte delle quali aderiscono al coordinamento \u201cLa via maestra\u201d, insieme alla Cgil. Voci, competenze ed energie accomunate dall\u2019obiettivo di riaffermare il diritto alla salute e rilanciare lo strumento che lo rende effettivo: il Servizio sanitario nazionale (Ssn). La proposta di legge indica le azioni da intraprendere per difenderlo, rafforzarlo, finanziarlo adeguatamente portandolo entro il 2030 al 7,5% del Pil, dotarlo di capacit\u00e0 programmatoria e del personale necessario a garantire cura, assistenza e prevenzione a tutta la popolazione. La priorit\u00e0 che viene riconosciuta alla salute \u2013 in effetti \u2013 \u00e8 quanto qualifica non solo un assetto sanitario ma un modello di societ\u00e0. \u00c8 stata questa la convinzione al fondo delle battaglie che negli anni Sessanta e Settanta hanno fatto dell\u2019impegno per la salute una delle trasformazioni pi\u00f9 significative del paese. L\u2019introduzione nel 1978 del Ssn fu il risultato di un\u2019originale convergenza di mobilitazioni, nuove esperienze e saperi, intensi conflitti provenienti da tante e diverse soggettivit\u00e0.<\/p>\n<p>QUELLA spinta \u00e8 stata contrastata da decenni di scelte politiche che hanno indebolito il Ssn, limitandone la portata e il finanziamento. I processi di privatizzazione hanno favorito imprese sanitarie private, societ\u00e0 finanziarie, multinazionali farmaceutiche, cos\u00ec come assicurazioni e fondi sanitari alimentano un \u201csecondo pilastro\u201d privato alternativo alla sanit\u00e0 pubblica. Siamo stati sommersi da narrazioni imbevute dell\u2019ideologia neoliberale che celebrano le virt\u00f9 del mercato e i modelli manageriali, propagandano la presunta insostenibilit\u00e0 del servizio pubblico, derubricano i diritti a merci. In questi mesi assistiamo ad accordi tra il governo e le regioni del Nord che reintroducono i presupposti della legge sull\u2019autonomia regionale differenziata che nel 2024 \u00e8 stata dichiarata in ampia parte incostituzionale dalla Consulta. Come osserv\u00f2 gi\u00e0 due anni fa la Corte dei Conti, siamo di fronte al passaggio da un Ssn incentrato sulla garanzia costituzionale del diritto alla salute, a tanti diversi sistemi sanitari regionali basati sulle regole del mercato.<\/p>\n<p>Ma tutto questo pu\u00f2 essere fermato. La legge di iniziativa popolare, importante strumento di democrazia dal basso, consente di promuovere un nuovo impegno per la salute collettiva, per saldare partecipazione, consapevolezza, informazione, per rivendicare diritti sociali e di libert\u00e0, per sostenere una ripubblicizzazione partecipata e qualificata dei servizi socio-sanitari. Tra le disposizioni previste ci sono: l\u2019intera destinazione delle risorse aggiuntive al potenziamento dei servizi e dei percorsi di cura direttamente erogati dalle strutture pubbliche, il rafforzamento e la valorizzazione del personale, lo stop alle esternalizzazioni, l\u2019individuazione della copertura finanziaria (nella razionalizzazione della spesa farmaceutica, nella lotta all\u2019evasione fiscale, nella possibilit\u00e0 di tassare i patrimoni).<\/p>\n<p>La vittoria del No all\u2019ultimo referendum ha reso visibile come sia possibile lottare insieme per un progetto e principi comuni; in questo caso riportando al centro dell\u2019iniziativa politica la salute come attivit\u00e0 fuori dal mercato, come diritto reso esigibile dal Ssn che deve tornare a essere il riferimento fondamentale per tutte le persone. Non si tratta di un\u2019ennesima riforma, ma di tornare a quel modello in nome del quale sono state fatte battaglie che a loro volta ne hanno configurato le caratteristiche: universalit\u00e0, equit\u00e0, globalit\u00e0, solidariet\u00e0, finanziamento tramite la fiscalit\u00e0 progressiva generale, governo pubblico del sistema.<\/p>\n<p>PORTARE nelle piazze i conflitti contro la privatizzazione della sanit\u00e0 e la proposta di mettere in primo piano la salute collettiva pu\u00f2 diventare un\u2019occasione di larghissima mobilitazione in una nuova stagione di partecipazione sociale. Il modello e le risorse ci sono. L\u2019avevamo gi\u00e0 intuito ai tempi della pandemia: la salute pu\u00f2 e deve tornare a essere una delle priorit\u00e0 di un\u2019agenda politica alternativa al governo Meloni \u2013 e alle scelte di molti governi precedenti.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Chiara Giorgi &#8211; \u00e8 professoressa di Storia contemporanea alla Sapienza Universit\u00e0 di Roma. Si \u00e8 occupata di Stato sociale, sanit\u00e0, Costituzione italiana, colonialismo italiano in Africa e vicende del socialismo.)<\/p>\n<p>08 &#8211; Luca Benedini*: IL MISTERO (POCO MISTERIOSO) DELLA SCOMPARSA DEL DIRITTO INTERNAZIONALE &#8211; IN QUESTI MESI, INNUMEREVOLI VOCI CONTINUANO A LEVARSI DA TANTISSIME PARTI DEL MONDO A LAMENTARE (QUANTO MAI GIUSTAMENTE) LA DISAPPLICAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE VIGENTE.<\/p>\n<p>A QUESTE LAMENTAZIONI, SPESSO LE MEDESIME VOCI AGGIUNGONO ANCHE INTERESSANTI (E NON DI RADO SOSTANZIALMENTE VALIDE) ANALISI SU CHE COSA STIA PORTANDO L\u2019UMANIT\u00c0 E IL MONDO A QUESTA BRUTALE SITUAZIONE CHE PER MOLTI VERSI RICORDA L\u2019OTTOCENTESCO SELVAGGIO WEST STATUNITENSE DOVE IN PRATICA VIGEVA SEMPLICEMENTE LA \u201cLEGGE DEL PI\u00d9 FORTE\u201d, CON TUTTE LE VIOLENTE E DRAMMATICHE CONSEGUENZE ODIERNE DI QUESTO&#8230;.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 tuttavia un aspetto che sembra sostanzialmente mancare in questa serie di lamentazioni e di analisi: il fatto \u2013 e l\u2019esplicita consapevolezza che dovrebbe derivarne \u2013 che, in qualsiasi situazione e su qualsiasi scala (da quella locale a quella appunto internazionale), la forza del diritto si basa non solo sugli accordi, sui patti e sulle decisioni pubbliche presi in passato e non ancora sostituiti da pi\u00f9 nuove deliberazioni \u201cufficialmente riconosciute\u201d ed eventualmente sul valore umano, pratico, etico e culturale di tali accordi, patti e decisioni, ma anche e necessariamente sulla presenza sia di sanzioni ed eventualmente punizioni per chi non rispettasse il diritto vigente, sia di azioni precauzionali ed eventualmente difensive per proteggere la comunit\u00e0 da chi appunto volesse danneggiare la comunit\u00e0 stessa proprio non rispettando il diritto in questione. Inoltre, evidentemente, per attuare all\u2019occorrenza queste sanzioni e\/o azioni occorrono sia personale umano (cui spesso si fa riferimento con termini come \u201cforze dell\u2019ordine\u201d e \u201cmagistratura\u201d), sia regolamentazioni adeguate e accurate (e conformi ai diritti umani riconosciuti, alla legislazione generale vigente, ecc.) per le varie attivit\u00e0 di tale personale, sia strutture operative collegate alle attivit\u00e0 in questione: strutture come sedi organizzative, tribunali, centri di detenzione per le persone che risultassero pericolose per la comunit\u00e0, mezzi operativi (che nel mondo moderno e nell\u2019ambito specifico della vita pubblica hanno ovviamente a che fare innanzi tutto con mezzi di trasporto e armi), e cos\u00ec via.<\/p>\n<p>Se non ci fosse tutto questo \u201ccontorno\u201d concreto (comprendente appunto la sostanziale definizione di sanzioni e di altre azioni, il personale umano pronto a intervenire, le connesse regolamentazioni e le strutture operative disponibili) non si riuscirebbe nemmeno a impedire a un bambino di picchiarne un altro alla scuola materna; figurarsi nel caso di guerre internazionali&#8230; Rimane vero che la filosofia della nonviolenza ha identificato in molti casi la possibilit\u00e0 di agire a difesa della comunit\u00e0 umana e della vita appunto senza ricorrere all\u2019uso di violenza, ma anche in questi casi permangono ugualmente sia l\u2019idea di sanzioni e di azioni precauzionali o difensive, sia il bisogno di persone che partecipino all\u2019attuazione di queste forme di intervento, sia la presenza di modalit\u00e0 di fondo che diano una direzione e dei confini a tali forme, sia all\u2019occorrenza la disponibilit\u00e0 di qualche struttura operativa che aiuti a concretizzare le forme in questione. E in non tutti i casi la filosofia della \u201cnonviolenza estrema\u201d (quella cio\u00e8 che rifiuta anche la \u201clegittima difesa\u201d e in tal modo si oppone a qualsiasi forma di scontro fisico, anche se strettamente difensiva) appare applicabile con successo per proteggere in maniera efficace dalla violenza di malintenzionati il resto dell\u2019umanit\u00e0 e\/o il cosiddetto \u201cmondo naturale\u201d. Cio\u00e8: i malintenzionati troppo malintenzionati sono pronti ad andarci a nozze con il punto di vista di chi sostiene la \u201cnonviolenza estrema\u201d, e tanto pi\u00f9 in un mondo come quello contemporaneo in cui c\u2019\u00e8 una enorme disponibilit\u00e0 di armamenti capaci di uccidere rapidamente e a distanza migliaia e anche milioni di persone e di distruggere sempre a distanza non solo intere citt\u00e0 ma anche intere regioni. Peraltro, quel tipo di malintenzionati c\u2019era anche in passato, dal momento che anche prima delle particolarmente potenti armi moderne sono avvenuti dei veri e propri genocidi da parte di bellicosi gruppi di popolazione pronti a cercare di distruggere e annientare \u2013 o eventualmente schiavizzare in maniera brutale \u2013 altri interi popoli allo scopo di conquistare e occupare a proprio piacimento i territori in cui tali popoli vivevano&#8230;).<\/p>\n<p>In altre parole, se si parla del diritto vigente come di qualcosa di esistente, reale, efficace e applicabile occorre parlare non solo della mera distinzione tra ci\u00f2 che in base a tale diritto \u00e8 previsto e accettabile e ci\u00f2 che non lo sarebbe, ma anche di quel \u201ccontorno\u201d concreto, senza il quale qualsiasi forma di legislazione, di normative, di trattati, di diritto, ecc. rimane in pratica semplicemente \u201cfuffa\u201d &#8230;<\/p>\n<p>Tra interventi difensivi e prevenzione<\/p>\n<p>Per essere un po\u2019 pi\u00f9 chiari ed evitare troppe parole senza dei precisi riferimenti fattivi, si pu\u00f2 ricordare qui \u2013 come si \u00e8 gi\u00e0 fatto in precedenza in questo stesso sito nell\u2019intervento L\u2019Onu e il conflitto russo-ucraino: potenzialit\u00e0 inattuate \u2013 che, \u00abdurante l\u2019ultimo decennio del \u2019900, l\u2019Onu e la comunit\u00e0 internazionale non consentirono n\u00e9 all\u2019esercito dell\u2019Iraq di Saddam Hussein di invadere stabilmente il Kuwait e di controllarne le risorse, n\u00e9 alle forze armate della Serbia di Milosevic e alle milizie paramilitari loro alleate di prendere il controllo della Bosnia-Erzegovina e di devastarla a loro piacimento in base a piani di \u201cpulizia etnica\u201d e di accaparramento economico, n\u00e9 all\u2019esercito indonesiano e alle milizie paramilitari sue alleate di attuare simili forme di \u201cpulizia etnica\u201d nella Timor Est da loro occupata. I modi specifici in cui vennero attuati allora quegli interventi internazionali [&#8230;] tra l\u2019altro all\u2019epoca vennero notevolmente \u2013 e nel complesso si direbbe giustamente \u2013 criticati, nel primo caso per l\u2019eccessiva fretta di ricorrere alle armi\u00bb e per la sotterranea manipolazione attuata su questa vicenda \u00abdall\u2019inizio alla fine da Washington a opera dell\u2019amministrazione Bush senior\u00bb (la quale \u00abprima a livello diplomatico incoraggi\u00f2 Saddam Hussein a invadere nel 1990 il Kuwait e subito dopo quest\u2019invasione divenne la pi\u00f9 aggressiva avversaria di essa e del regime iracheno\u00bb&#8230;) \u00abe, all\u2019opposto, negli altri due casi per l\u2019eccessiva lentezza [&#8230;], ma il loro significato di fondo \u00e8 chiarissimo sul ruolo che in certi casi drammaticamente cruenti spetterebbe indiscutibilmente all\u2019Onu in nome della vita stessa di questa o quella popolazione\u00bb [1]. Un altro esempio \u00e8 stata la fine del regime dell\u2019apartheid in Sudafrica: quando praticamente tutta la comunit\u00e0 internazionale si schier\u00f2 contro quel regime economicamente, politicamente e giuridicamente (e in parte anche militarmente, con le sconfitte rimediate dal regime stesso nei suoi interventi all\u2019estero in Angola e in Namibia durante gli anni \u201970 e \u201980 grazie soprattutto agli interventi tecnici e militari provenienti da Cuba, come ha ricordato ad esempio Noam Chomsky in due interviste effettuate nel 2014 per Democracy Now!) [2], schieramento che si verific\u00f2 in particolare nella prima met\u00e0 degli scorsi anni \u201990 (quando anche il governo statunitense smise di sostenere quel regime esplicitamente o sotterraneamente), di fatto il regime dell\u2019apartheid non pot\u00e9 che cadere&#8230;.<\/p>\n<p>In breve, ci sono situazioni di aggressione violenta in cui senza un rapido intervento armato che protegga le popolazioni aggredite si verrebbero a verificare veri e propri massacri, diffuse stragi e persino genocidi, come mostrano non solo la seconda guerra mondiale (in cui il Reich nazista e l\u2019impero giapponese stavano cercando di impossessarsi brutalmente di interi continenti massacrando e praticamente schiavizzando milioni di persone come fosse la cosa pi\u00f9 normale del mondo), ma anche episodi successivi come l\u2019aggressione indonesiana a Timor Est, le guerre dell\u2019ex Jugoslavia (non si dimentichino ad esempio l\u2019emblematico massacro di Srebrenica e l\u2019ampio ricorso alle \u201cpulizie etniche\u201d&#8230;), i tentativi dell\u2019Isis di acquisire il controllo di ampie regioni usando approcci bellici estremamente sanguinari, o altre vicende violentissime \u2013 e quanto mai complesse \u2013 come il conflitto fra hutu e tutsi nel Ruanda e in aree limitrofe. In casi meno gravi possono forse bastare accurate e puntuali iniziative soprattutto economiche e legali, nelle quali da un lato si stabiliscano ad esempio embarghi economico-commerciali nei confronti di regioni i cui governi non stanno rispettando il diritto vigente e la legalit\u00e0 e dall\u2019altro lato si valuti la posizione giuridico-legale dei principali rappresentanti politico-militari inerenti a tali governi alla luce appunto del diritto vigente (incluse quelle parti del diritto che numerosi esponenti delle \u00e9lite politiche, economiche, militari e persino religiose stanno tentando sistematicamente di svuotare il pi\u00f9 possibile di peso e di significato nel mondo per avvantaggiarsi degli effetti di questa sostanziale \u201cscomparsa\u201d). Ma anche in questi casi la presenza di un supporto operativo militare ed armato \u2013 una presenza non necessariamente coinvolta in azioni di conflitto, ma magari semplicemente nella forma di presenza deterrente \u2013 pu\u00f2 risultare tendenzialmente necessaria, se si vuole ad esempio che un embargo sia efficace o che l\u2019arresto giudiziario di un esponente politico o militare possa diventare qualcosa di effettivo e non rimanga soltanto una serie di \u201cparole al vento\u201d &#8230;<\/p>\n<p>A margine di queste osservazioni, va sottolineato con grande forza che molte guerre \u2013 e forse tutte \u2013 potrebbero essere prevenute attraverso dinamiche come la sensibilit\u00e0 umana, la collaborazione tra i popoli e la ricerca tecnico-scientifica sulle varie problematiche che affliggono l\u2019esistenza corrente dell\u2019umanit\u00e0: particolarmente emblematici da questo punto di vista possono essere considerati da un lato i due scritti sulla guerra franco-prussiana diffusi rispettivamente nel luglio e nel settembre 1870 dalla prima \u201cAssociazione internazionale dei lavoratori\u201d \u2013 o, pi\u00f9 brevemente, \u201cInternazionale\u201d \u2013 in forma di volantino o di articolo di rivista (scritti che nel 1891 vennero poi accolti in un\u2019edizione ampliata dell\u2019opuscolo La guerra civile in Francia, redatto anch\u2019esso da Karl Marx per incarico del Consiglio generale dell\u2019Internazionale come quei due scritti precedenti) e dall\u2019altro lato il libro di John Maynard Keynes Le conseguenze economiche della pace (del 1919), un testo estremamente critico e caustico e nel contempo anche estremamente propositivo e per molti versi preveggente, mentre per una contestualizzazione storica di questa tematica pu\u00f2 rivelarsi particolarmente significativa la parte I di Storia e democrazia: alcuni nodi cruciali, un intervento del 2023 pubblicato in questo stesso sito [3], e per approfondimenti sui metodi nonviolenti utilizzabili in queste prospettive appare particolarmente efficace un libro profondamente creativo di Aldo Capitini, Le tecniche della nonviolenza, pubblicato originariamente da Feltrinelli nel 1967 e riedito da Manni nel 2024 con l\u2019ulteriore aggiunta di nuove ed acute riflessioni di Goffredo Fofi e di Giuseppe Moscati.<\/p>\n<p>Intermezzo: la deriva dualista che ha afflitto anche Gandhi<\/p>\n<p>Bisogna qui ammettere che anche Gandhi \u2013 considerato da molti il maggiore \u201cpadre moderno\u201d della nonviolenza \u2013 divent\u00f2 col tempo un sostenitore della \u201cnonviolenza estrema\u201d, al punto di dichiarare ripetutamente che gli ebrei europei avrebbero dovuto offrirsi docilmente ai loro massacratori nazisti, cos\u00ec come gli abitanti della Gran Bretagna avrebbero dovuto rinunciare a difendersi dall\u2019aggressione nazista e offrire docilmente ad essa i propri corpi e i territori in cui essi vivevano e come avrebbero dovuto fare ad esempio anche gli etiopi qualche anno prima con l\u2019esercito invasore italiano inviato da Mussolini [4]&#8230;. Questo perch\u00e9, secondo Gandhi, la guerra \u00e8 un male assoluto (che quindi non \u00e8 giustificabile in alcun caso) e lo spirito \u00e8 pi\u00f9 importante del corpo, di modo che lasciarsi massacrare da degli aggressori \u00e8 s\u00ec un modo di sacrificare la propria esistenza corporea, ma nel contempo consente di salvare dal terrificante e incurabile male della guerra il proprio spirito e questa \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante. Inoltre, Gandhi riteneva che questo sistematico atteggiamento infastidirebbe pesantemente gli eventuali invasori di un territorio perch\u00e9 ad essi non servirebbe \u201cconquistare un deserto\u201d, ma \u00e8 una valutazione che sottovaluta drammaticamente il fatto che certi invasori sono prontissimi a colonizzare nuovi territori con proprie famiglie, aziende, ecc., e quindi sono ben felici se i precedenti abitanti di quei territori si lasciano tranquillamente sterminare e dissolvere: basti pensare a ci\u00f2 che si racconta ad esempio degli unni nell\u2019Europa centrale o dei sassoni nella Britannia verso la met\u00e0 del I millennio d.C., o degli europei che alcuni secoli fa hanno invaso l\u2019America (specialmente quella settentrionale, ma non solo) e l\u2019Australia, o dei turchi che circa un secolo fa hanno occupato buona parte dell\u2019Armenia di allora, o degli israeliani che col pieno consenso e la piena partecipazione dell\u2019amministrazione Trump da Washington hanno di recente progettato esplicitamente di espellere dalla Striscia di Gaza tutti i palestinesi (o di farli morire tra guerre, fame, malattie e altri tremendi disagi) \u2013 e ci\u00f2 per colonizzarla con delle famiglie ebree e con l\u2019auspicata partecipazione straordinaria di una serie di \u201cricconi\u201d stranieri \u2013 e che da anni stanno cercando di fare progressivamente qualcosa di analogo in Cisgiordania&#8230;.<\/p>\n<p>Direttamente o indirettamente questo punto di vista gandhiano \u2013 quanto mai esasperato e spiritualista \u2013 ha influenzato notevolmente anche molti pacifisti sia nella seconda met\u00e0 del secolo scorso sia in questo secolo, anche se dubito che in tanti conoscano in modo approfondito questi aspetti del pensiero di Gandhi, che all\u2019epoca avevano fortemente infastidito sia molti ebrei che molti britannici e molti africani. E con un tale scarso approfondimento \u2013 come purtroppo capita molto spesso nella storia umana \u2013 si pu\u00f2 finire con l\u2019assorbire acriticamente e poco consapevolmente dei concetti non necessariamente lucidi e accurati che sono stati formulati in precedenza da altri, in ambiti come pi\u00f9 frequentemente quello politico o quello religioso, ma non di rado anche nell\u2019ambito culturale in genere. Nel suo insieme, si tratta di un punto di vista che personalmente considero innaturale, miope, dualista, sostanzialmente immaturo e soprattutto tragicamente riduttivo, mentre tra le principali figure spirituali della storia umana mi appaiono molto pi\u00f9 centrati, equilibrati e naturali punti di vista come ad esempio quelli di Lao-tze (fondatore del taoismo intorno al 5\u00b0-4\u00b0 secolo a.C.) e di Ges\u00f9 Cristo, che esprimono una nonviolenza profonda e intrinseca ma non estrema, accettando dialetticamente anche la possibilit\u00e0 esistenziale della \u201clegittima difesa\u201d come forma di amore per s\u00e9, per le possibili vittime innocenti di aggressione, per la vita e per un senso intrinseco di giustizia non solo ultraterrena ma anche immanente [5]; in questo si pu\u00f2 fare un parallelo anche \u2013 pi\u00f9 specificamente \u2013 con i tanti maestri di arti marziali che specialmente in Estremo Oriente insegnano da secoli che, da un lato, \u00e8 quanto mai saggio fare creativamente tutto il possibile per evitare guerre e combattimenti ma, dall\u2019altro lato, anche che quando si incontra qualcuno che si pone aprioristicamente in modo violento e distruttore pu\u00f2 essere valido e utile sapersi difendere efficacemente. E \u2013 bench\u00e9 nell\u2019ambito politico Gandhi abbia contribuito moltissimo allo sviluppo novecentesco delle metodologie di lotta nonviolente ed abbia fatto delle puntualizzazioni molto efficaci riguardo a diversi aspetti della vita istituzionale e culturale di una societ\u00e0 impostata in modo democratico \u2013 sul tema specifico delle guerre, di come evitarle ed eventualmente di come affrontarle trovo complessivamente molto pi\u00f9 savio e sensato in tale ambito il punto di vista sviluppato nella seconda met\u00e0 dell\u2019Ottocento dal \u201csocialismo scientifico\u201d marx-engelsiano e pi\u00f9 in generale dalla \u201cprima Internazionale\u201d: a questo proposito si vedano in particolare, oltre al gi\u00e0 ricordato La guerra civile in Francia, i due scritti di Engels Pu\u00f2 l\u2019Europa disarmare? (del 1893) e l\u2019Introduzione \u2013 tuttora attualissima \u2013 che egli realizz\u00f2 nel 1895 per una riedizione del marxiano Le lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850; in ci\u00f2 si tenga anche conto, comunque, delle osservazioni storiche compiute da Keynes in quel suo libro del 1919 e riguardanti specificamente la societ\u00e0 sempre pi\u00f9 industrializzata ed economicamente sviluppata che si \u00e8 evoluta nel \u2019900 (osservazioni che da diversi punti di vista potrebbero essere utilizzate come aggiornamenti di varie delle acute argomentazioni storico-economiche poste da Marx ed Engels nei loro scritti in questione).<\/p>\n<p>Onu, corti internazionali e tribunali nazionali<\/p>\n<p>Entrando maggiormente nei particolari della questione riguardante il diritto internazionale e le dinamiche della societ\u00e0 odierna, va messo in evidenza che l\u2019Onu \u2013 oggi trattata comunemente dai politici e dai diplomatici dei vari paesi e da gran parte dei suoi stessi principali funzionari come un luogo di semplici chiacchiere praticamente privo di possibilit\u00e0 operative \u2013 \u00e8 invece nata anche come centro di azione concreta da molti punti di vista. Basta leggere la sua Carta statutaria \u2013 e specialmente i capitoli I, VI, VII, IX e XIV di questa \u2013 per rendersene conto. Quindi, l\u2019attuale \u201cnon volont\u00e0\u201d di politici, diplomatici e funzionari di prendere in esame e chiamare in causa la capacit\u00e0 d\u2019azione dell\u2019Onu fa gi\u00e0 parte di una complessiva atmosfera politico-culturale che \u00e8 evidentemente determinata dalle strategie delle varie \u00e9lite politico-militari ed economiche che vogliono sbarazzarsi appunto del diritto internazionale e che, per farlo, cercano di sbarazzarsi in primo luogo proprio della dimensione operativa dell\u2019Onu come organizzazione a difesa della pace, della legalit\u00e0 internazionale e della amichevole collaborazione fra i popoli del mondo.<\/p>\n<p>A uno sguardo superficiale pu\u00f2 sembrare che in pratica la capacit\u00e0 operativa dell\u2019Onu sia concentrata esclusivamente nel Consiglio di Sicurezza, dove ciascuno dei cinque governi dei paesi sostanzialmente vincitori della seconda guerra mondiale (Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia) ha un diritto di veto su tutte le questioni principali. Ma in realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec, in quanto in base soprattutto agli artt. 10, 12 e 22 della Carta l\u2019Assemblea Generale pu\u00f2 surrogare in pratica il Consiglio quando questo, essendo bloccato da dei veti, non riesce a occuparsi concretamente di una problematica internazionale, come l\u2019Assemblea Generale stessa ha deliberato gi\u00e0 pi\u00f9 di 70 anni fa nella sua risoluzione n. 377 del 3 novembre 1950. Negli ultimi decenni, su questo si vedano ad esempio in italiano gli articoli Quella vecchia misura Onu utile a fermare la guerra, di Robert Fisk (Liberazione, 16 marzo 2003), Assemblea generale &#8211; L\u2019ultima carta dell\u2019Onu, di Isidoro D. Mortellaro (La Rivista del Manifesto, aprile 2003), il gi\u00e0 citato L\u2019Onu e il conflitto russo-ucraino: potenzialit\u00e0 inattuate e l\u2019ancor pi\u00f9 recente Come impedire a Israele di affamare Gaza, di Jeffrey Sachs e Sybil Fares, disponibile anch\u2019esso in questo stesso sito [6]. E si tratta di una capacit\u00e0 di surroga non limitata a qualche campo ristretto (magari riguardante per lo pi\u00f9 petizioni di principio, in s\u00e9 e per s\u00e9 scarsamente efficaci dal punto di vista pratico&#8230;), ma estensibile a tutto quello che pu\u00f2 fare il Consiglio, come si \u00e8 ampiamente e dettagliatamente argomentato sempre in L\u2019Onu e il conflitto russo-ucraino: potenzialit\u00e0 inattuate (dove sono stati anche riportati i brani pi\u00f9 significativi di quella risoluzione 377\/1950). In tal modo, anche quando dei veti bloccano il Consiglio, l\u2019Assemblea Generale pu\u00f2 deliberare e attivare concretamente sia provvedimenti pi\u00f9 semplici, come delle sanzioni economiche nei confronti di eventuali paesi aggressori (inclusa anche la possibilit\u00e0 di embarghi economico-commerciali) e soprattutto il divieto di qualsiasi apporto di armi (e di \u201cmateriali speciali\u201d utilizzabili specificamente per produrre armi) dall\u2019estero a tali paesi, sia azioni pi\u00f9 complesse, come lo spiegamento di forze di interposizione in aree di tensione militare e di minacce alla pace o addirittura l\u2019impiego di forze armate che contribuiscano a fermare degli episodi di aggressione bellica internazionale.<\/p>\n<p>Passando al punto di vista strettamente giuridico-legale, vanno distinti in esso diversi tipi di giurisdizione. Da un lato, vi sono delle Corti internazionali: principalmente la \u201cCorte internazionale di giustizia\u201d (Cig), che \u00e8 un organo dell\u2019Onu e ha una funzione soprattutto arbitrale e consultiva, e dal 2002 anche la \u201cCorte penale internazionale\u201d (Cpi), che si occupa di indagini, cause penali e sentenze riguardanti i responsabili delle tipologie pi\u00f9 gravi di azioni violente contro la comunit\u00e0 umana (genocidi e altri tre tipi di crimini: di guerra, di aggressione e contro l\u2019umanit\u00e0) e che per\u00f2 in conformit\u00e0 col proprio Statuto ha una giurisdizione che attualmente risulta piuttosto limitata geograficamente e proceduralmente. Dall\u2019altro lato, vi sono le varie Corti nazionali, che agiscono in base alla legislazione di ciascun singolo paese e alle fonti di diritto internazionale riconosciute istituzionalmente in quel paese: in particolare, in Italia \u2013 come avviene del resto in molte altre nazioni \u2013 l\u2019art. 10 della Costituzione precisa che \u00abl\u2019ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute\u00bb (delle quali fanno parte ad esempio la \u201cDichiarazione universale dei diritti umani\u201d del 1948 e i \u201cPrinc\u00ecpi di Norimberga\u201d del 1950), mentre a sua volta l\u2019art. 117 tutela i trattati ratificati ufficialmente dagli organi istituzionali del nostro paese e in pratica introduce nella legislazione nazionale le prescrizioni di tali trattati.<\/p>\n<p>In tal modo, per quanto riguarda le giurisdizioni di tipo internazionale, secondo il diritto vigente i rappresentanti istituzionali e gli organi di governo dei vari paesi dovrebbero applicare le deliberazioni delle Corti internazionali in questione e aiutare il pi\u00f9 possibile le loro attivit\u00e0 e l\u2019applicazione delle loro sentenze (o, nel caso, contestare pubblicamente e ufficialmente le loro deliberazioni entrando esplicitamente nello specifico merito giuridico di un\u2019eventuale controversia in questione, come dovrebbe avvenire comunemente nelle procedure istituzionali di uno Stato democratico e amministrativamente trasparente). Qualora in un dato paese ci\u00f2 non avvenga, le forze politiche di opposizione al governo implicato e i movimenti impegnati della \u201csociet\u00e0 civile\u201d di quel paese dovrebbero segnalare pubblicamente con forza questa problematica ed eventualmente deferire alla magistratura nazionale e\/o internazionale \u2013 in base alle norme vigenti \u2013 i rappresentanti politici che hanno operato in contrasto con quei princ\u00ecpi di collaborazione internazionale, di trasparenza e di senso di giustizia. Si tratta, purtroppo, di un tipo di problematica molto pi\u00f9 diffuso e radicato di quanto possa pensare un \u201ccittadino comune\u201d scarsamente informato sulle vicende giuridiche internazionali.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 in particolare, allo stato attuale ben una settantina di nazioni (incluse nazioni alquanto attive nell\u2019agone politico mondiale, come Usa, Russia, Cina, Israele, Iran, Turchia, Egitto, Libia, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, India, Pakistan, Indonesia, Thailandia, Malesia, Vietnam, Corea del Nord, Cuba, ecc.) non ha aderito alla Cpi e \u2013 quel che \u00e8 peggio \u2013 \u00e8 una situazione molto statica, dal momento che nell\u2019ultima decina d\u2019anni solo tre nazioni si sono aggiunte alle circa 120 che avevano aderito a tale Corte gi\u00e0 tra il 1999 e il 2016 (e per di pi\u00f9 nello stesso periodo i governi di tre nazioni aderenti \u2013 Burundi, Filippine e Afghanistan \u2013 hanno cancellato la propria adesione). Oltre tutto, diversi governi \u2013 soprattutto quelli di Usa, Russia e Israele \u2013 si sono distinti nel combattere in molti modi le attivit\u00e0 di questa Corte (addirittura, i governi statunitensi a presidenza repubblicana \u2013 cio\u00e8 quelli presieduti da Bush jr. negli anni Duemila e pi\u00f9 recentemente da Trump \u2013 hanno approvato in modo esplicito varie leggi e decreti contro tali attivit\u00e0&#8230;). Inoltre, diversi governi di paesi aderenti alla Cpi si sono rifiutati di arrestare certe persone per le quali la Corte aveva spiccato un mandato d\u2019arresto per atti criminali o hanno dichiarato pubblicamente che se avessero avuto la possibilit\u00e0 di arrestarle non l\u2019avrebbero fatto comunque: ad esempio, dopo l\u2019emissione di mandati d\u2019arresto per il presidente del Sudan Al-Bashir e diversi suoi collaboratori a partire dal 2009 (per vari tipi di crimini in Darfur), egli fece visita ad alcuni paesi aderenti alla Corte \u2013 Kenya, Sudafrica e Nigeria \u2013 ma i governi di questi paesi si rifiutarono di arrestarlo; dopo l\u2019emissione di mandati d\u2019arresto per il leader russo Putin e per diversi suoi collaboratori nel 2023 e nel 2024 (per accertati crimini di guerra in Ucraina), tra i governi dei paesi aderenti alla Corte ha dato ospitalit\u00e0 a Putin come niente fosse il governo Kh\u00fcrels\u00fckh in Mongolia; dopo l\u2019emissione di un mandato d\u2019arresto per il primo ministro israeliano Netanyahu e alcuni suoi collaboratori nel 2024 (per accertati crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 a Gaza), tra i governanti dei paesi aderenti alla Corte hanno dato a Netanyahu ospitalit\u00e0 e\/o sostegno specialmente Tusk in Polonia, Orb\u00e1n in Ungheria, Macron in Francia, Merz in Germania e Tajani (ministro degli Esteri nel governo Meloni) in Italia; dopo l\u2019emissione di un mandato d\u2019arresto nel 2025 per il generale libico Al-Masri (accusato di diversi gravissimi crimini di guerra e contro l\u2019umanit\u00e0 compiuti nel suo paese), il governo italiano \u2013 specialmente nella figura del ministro della Giustizia Nordio, ma anche la premier Meloni ha dichiarato pubblicamente di aver partecipato a quella decisione \u2013 invece di convalidare l\u2019arresto che il generale aveva appena subito a Torino, dove egli era di passaggio, lo fece liberare e riportare immediatamente in Libia con un aereo militare italiano [7].<\/p>\n<p>Non \u00e8 particolarmente diversa la questione per la Cig, anche se i fattori normativi e operativi che indeboliscono la sua attivit\u00e0 sono altri. Pi\u00f9 in particolare, quando la Cig opera in funzione consultiva sono comunque gli altri specifici organi dell\u2019Onu che hanno consultato la Cig a dover formulare poi deliberazioni, raccomandazioni, proposte, azioni, interventi, ecc. in merito a quel caso (anche se ovviamente un parere della Cig ha gi\u00e0 un pieno valore culturale, politico e generalmente anche etico), mentre della funzione arbitrale della Cig si occupa specificamente l\u2019art. 94 della Carta dell\u2019Onu: \u00abCiascun paese membro delle Nazioni Unite si impegna a conformarsi alla decisione della Corte Internazionale di Giustizia in ogni controversia di cui esso sia parte. Se una delle parti di una controversia non adempie agli obblighi che le incombono per effetto di una sentenza resa dalla corte, l\u2019altra parte pu\u00f2 ricorrere al Consiglio di Sicurezza, il quale ha facolt\u00e0, ove lo ritenga necessario, di fare raccomandazioni o di decidere circa le misure da prendere perch\u00e9 la sentenza abbia esecuzione\u00bb. A questo proposito va tenuto conto che, d\u2019abitudine (e in pieno contrasto con la prima frase di tale art. 94), i governi dei cinque paesi che in tale Consiglio hanno il diritto di veto lo usano tipicamente per \u201cproteggersi\u201d nei confronti dell\u2019attuazione di una sentenza a loro sfavorevole della Cig e per \u201cproteggere\u201d nel medesimo senso altri governi da essi considerati \u201camici\u201d &#8230; Inoltre va considerato che il tipo d\u2019azione pi\u00f9 efficace che il Consiglio pu\u00f2 intraprendere \u00e8 l\u2019azione coercitiva sulla base del capitolo VII della Carta dell\u2019Onu, ma una tale azione pu\u00f2 essere intrapresa solo se sono apertamente in questione la pace e la sicurezza internazionali (e, se non \u00e8 questo il caso, il Consiglio \u00e8 tenuto a ricorrere esclusivamente a mezzi \u201cnon coercitivi\u201d). Quella \u201cabitudine\u201d dei governi dei cinque paesi con diritto di veto e la stabile tendenza di tutti i governi a non investire seriamente della questione l\u2019Assemblea Generale nei casi in cui il Consiglio \u00e8 bloccato da un veto stanno rendendo sostanzialmente inutile l\u2019opera della Cig nelle situazioni pi\u00f9 cruciali e pi\u00f9 drammatiche&#8230;<\/p>\n<p>Ad esempio, il 16 marzo 2022 la Cig ha deliberato che \u2013 in attesa di un ulteriore e pi\u00f9 preciso pronunciamento della Corte sul merito della controversia russo-ucraina in corso \u2013 il governo e l\u2019esercito della Russia sospendessero immediatamente le loro azioni militari in Ucraina e che anche il governo e l\u2019esercito dell\u2019Ucraina, come quelli russi, avrebbero dovuto astenersi da qualsiasi azione che avrebbe potuto aggravare o estendere la controversia tra i due paesi. Ma \u2013 come tutti pi\u00f9 o meno sanno ormai \u2013 il governo e l\u2019esercito russi non ottemperarono minimamente alla deliberazione della Cig (a dispetto della prima frase di quell\u2019art. 94) \u00e8ovviamente\u201d il veto russo blocc\u00f2 poi ogni possibile azione del Consiglio&#8230;. In modo simile, il 19 luglio 2024 \u2013 su richiesta dell\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu \u2013 la Cig ha ufficialmente valutato che la duratura e continuativa occupazione israeliana dei territori palestinesi \u00e8 illegale e andrebbe quindi conclusa il pi\u00f9 presto possibile, che le attivit\u00e0 di colonizzazione israeliana di tali territori vanno fermate immediatamente e i coloni ivi installatisi vanno evacuati, che lo Stato d\u2019Israele deve prendersi carico di una serie di riparazioni per i danni ivi causati, che tutti gli altri Stati e le organizzazioni internazionali devono prendere atto di queste illegalit\u00e0 e interrompere nei confronti dello Stato d\u2019Israele qualsiasi forma di aiuto e collaborazione che possa contribuire a mantenere l\u2019illegale situazione corrente, e che in particolare l\u2019Onu dovrebbe valutare quali prescrizioni e ulteriori azioni possano servire a porre termine all\u2019illegale presenza dello Stato d\u2019Israele nei territori palestinesi. Ma \u2013 come quasi tutti pi\u00f9 o meno ormai sanno \u2013 nel Consiglio di Sicurezza dell\u2019Onu il governo statunitense continua a porre sistematicamente il proprio veto a qualsiasi iniziativa concreta che risulti sfavorevole allo Stato d\u2019Israele&#8230;. E soprattutto, a dispetto della succitata risoluzione 377\/1950, nessun governo ha proposto all\u2019Assemblea Generale di ovviare a questi veti occupandosi pienamente della guerra russo-ucraina che \u00e8 in corso dal febbraio 2022 e della nuova fase \u2013 brutalmente distruttiva e pressoch\u00e9 totale \u2013 che si \u00e8 avviata nell\u2019occupazione israeliana della Striscia di Gaza nell\u2019ottobre 2023 in risposta a una serie di atti terroristici molto gravi organizzati contro la popolazione israeliana dal gruppo palestinese Hamas (atti che peraltro hanno avuto un impatto estremamente minore di quello avuto poi da questa militarmente esponenziale reazione israeliana)&#8230;.<\/p>\n<p>Le cose cambiano di poco se si esamina il punto di vista delle varie magistrature nazionali. Come si era gi\u00e0 notato in Irak chiama Onu (Rocca, 1\u00b0 febbraio 2004), in base ai \u201cPrinc\u00ecpi di Norimberga\u201d qualsiasi tribunale penale del mondo dovrebbe aver automaticamente giurisdizione sui crimini riconosciuti nell\u2019ambito di questi Princ\u00ecpi: i \u201ccrimini contro la pace\u201d, cio\u00e8 l\u2019attuazione di guerre non di difesa e la complicit\u00e0 in esse; i \u201ccrimini di guerra\u201d, come ad esempio l\u2019omicidio volontario in ambito bellico e azioni ad ampio raggio quali la distruzione deliberata di centri urbani o villaggi e le devastazioni non giustificate da necessit\u00e0 militari; e i \u201ccrimini contro l\u2019umanit\u00e0\u201d, come ad esempio lo sterminio o la deportazione attuati contro una popolazione civile. E ci\u00f2 dovunque abbiano avuto luogo crimini di tale genere e chiunque li abbia commessi. Si tratta, in pratica, degli stessi reati che da circa un quarto di secolo costituiscono per l\u2019appunto anche il \u201ccampo di attivit\u00e0\u201d della Cpi. Ma generalmente le magistrature penali nazionali hanno da questo punto di vista il \u201cvantaggio\u201d di non avere limiti procedurali.<\/p>\n<p>\u00c8 perci\u00f2 possibile, pressoch\u00e9 in qualsiasi paese del mondo, fare passi per dare inizio a procedimenti giudiziari nei confronti di coloro che in tempi recenti hanno gravemente violato i \u201cPrinc\u00ecpi di Norimberga\u201d in conflitti come ad esempio quello russo-ucraino, quello israelo-palestinese (conflitto questo che poi l\u2019esercito israeliano ha ampliato di sua iniziativa e con grande intensit\u00e0 ad altri paesi come Libano e Siria) e quello tra Usa e Israele da una parte e Iran dall\u2019altra. E si potrebbero aprire procedimenti relativi anche a conflitti meno recenti, come ad esempio la guerra Nato-Jugoslavia del 1999 e la seconda \u201cguerra del Golfo\u201d, cio\u00e8 l\u2019aggressione di Usa e Gran Bretagna all\u2019Iraq avvenuta nel 2003 [8]. Ci\u00f2 non significa che, nel caso in cui in qualche nazione un tribunale riconosca colpevoli a questo proposito un certo numero di esponenti delle gerarchie politico-militari di paesi come ad esempio Russia, Israele e Usa, questi tre Stati siano tenuti a estradare verso quella o quelle nazioni le persone in questione. Per\u00f2, significa senza ombra di dubbio che queste persone non potrebbero pi\u00f9 mettere piede in tali nazioni senza finire in prigione per qualche crimine previsto sin dal 1950 in quei Princ\u00ecpi e, nel contempo, che un tale procedimento giudiziario costituirebbe un significativo precedente per altri procedimenti in qualsiasi nazione sulla stessa questione o su ulteriori simili questioni che purtroppo si presentassero in futuro. Tuttavia, finora \u00e8 rarissimo che la magistratura di qualche paese, di sua propria iniziativa o sulla base di esposti provenienti dal mondo politico o dalla \u201csociet\u00e0 civile\u201d del paese stesso, apra procedimenti giudiziari contro individui di altri paesi che abbiano commesso altrove crimini come quelli previsti dai \u201cPrinc\u00ecpi di Norimberga\u201d (e questo pu\u00f2 essere considerato, alla fin fine, come un limite piuttosto grave nell\u2019agire sia della magistratura, sia \u2013 e ancor pi\u00f9 \u2013 del mondo politico e della \u201csociet\u00e0 civile\u201d, in quanto solitamente i magistrati operano appunto sulla base di esposti, denunce, ecc. presentati da dei cittadini o da delle loro organizzazioni). Naturalmente, tra l\u2019altro, nulla impedirebbe che procedimenti simili possano venire aperti anche in paesi come appunto Russia, Israele e Usa, nei confronti di esponenti politico-militari locali (oltre tutto, in tal caso vi sarebbero ipotesi di reato ancor pi\u00f9 vaste, per violazioni anche della Costituzione ed eventualmente di altre leggi nazionali), ma in tutti e tre questi paesi la legislazione vigente tende a concedere molti privilegi ai maggiori esponenti politici e indirettamente anche agli esecutori delle loro decisioni, col risultato complessivo di una scarsa possibilit\u00e0 o \u201ccapacit\u00e0 di fatto\u201d della magistratura di perseguire eventuali crimini commessi o indirizzati da tali esponenti.<\/p>\n<p>Considerazioni attuali di fondo, anche sulle mille giravolte di Trump<\/p>\n<p>Cos\u00ec, l\u2019apparente scomparsa attuale del diritto internazionale deriva non solo dagli sforzi di quegli esponenti delle \u00e9lite politico-militari ed economiche che desiderano ardentemente tale scomparsa per potersi comportare sempre pi\u00f9 come i monarchi assoluti di una volta e i loro principali coadiutori (comportamenti il cui emblema \u00e8 sostanzialmente la frase L\u2019\u00e9tat c\u2019est moi \u2013 cio\u00e8 \u201cLo Stato sono io\u201d \u2013 attribuita al seicentesco re francese Luigi XIV, noto anche come \u201cRe Sole\u201d) [9], ma anche dal fatto che comunemente chi non apprezza questa scomparsa non cerca nemmeno di rammentare e sottolineare l\u2019esistenza dell\u2019ampio \u201ccontesto concreto\u201d che circonda le prescrizioni specifiche di tale diritto, n\u00e9 tanto meno di chiamare in causa tale contesto e di metterlo in moto.<\/p>\n<p>La superficialit\u00e0 con cui si guarda comunemente al diritto internazionale nel mondo attuale \u00e8 evidente anche dal considerevole numero di commentatori che, pur lamentandosi della guerra russo-ucraina, insistono che la responsabilit\u00e0 della guerra non \u00e8 del governo Putin ma dell\u2019Ucraina e soprattutto della Nato, che hanno \u201ccostretto\u201d il governo russo a intervenire per difendere le popolazioni russofone del Donbass \u2013 coinvolte da diversi anni in una mai risolta guerriglia locale contro l\u2019esercito ucraino \u2013 e soprattutto per tutelare i \u201clegittimi\u201d interessi imperialistici della Russia sulle aree limitrofe, tra le quali \u00e8 inclusa l\u2019Ucraina. Ora, queste considerazioni da un lato pretendono che sia legittimo che quelle aree (in pratica, le varie nazioni che assieme alla Russia facevano parte dell\u2019Urss e che sono divenute indipendenti con la dissoluzione di quest\u2019ultima, tra il 1990 e il 1991) non siano completamente indipendenti e libere di impostare con propri criteri la propria politica estera ma siano soggette \u2013 per motivi incomprensibili a parte un evidente tentativo russo di ripristinare in un modo o nell\u2019altro l\u2019antico impero degli zar \u2013 a una sorta di protettorato russo, il che non ha assolutamente alcun fondamento nel diritto internazionale; e dall\u2019altro lato dimenticano che la Carta dell\u2019Onu (organizzazione cui la Russia aderisce) prevede ampiamente delle solide procedure in caso di controversie che possono minare la pace internazionale, procedure di cui si occupano in particolare i capitoli VI e XIV di tale Carta: sono queste procedure che il governo russo avrebbe dovuto evidentemente invocare e avviare a seguito della prolungata guerriglia nel Donbass, non certo usare quella guerriglia come scusa per invadere col proprio esercito l\u2019Ucraina&#8230;. Addirittura, diversi dei commentatori in questione hanno sostenuto anche che la Nato si \u00e8 costituita nel 1949 in funzione anti-russa, ma si tratta evidentemente di un enorme errore storico o di un\u2019enorme falsificazione, in quanto la Nato in realt\u00e0 si \u00e8 costituita in funzione anti-Urss, quando l\u2019Urss sosteneva princ\u00ecpi politici di tipo staliniano ed era assolutamente contraria al tipico capitalismo occidentale. Caduta l\u2019Urss post-staliniana (col risultato pratico che il capitalismo \u00e8 stato abbracciato rapidamente e pienamente in tutte le nazioni nate dalla dissoluzione dell\u2019Urss), la Nato non ha pi\u00f9 nulla di effettivo contro la \u201cnuova\u201d Russia supercapitalista&#8230;. Anzi, l\u2019una e l\u2019altra sono come sorelle (infatti Trump e Putin fanno politicamente l\u2019amore da un bel po\u2019 d\u2019anni, e non certo a caso&#8230;). In altre parole, Putin finge di avere un enorme conflitto d\u2019interessi con la Nato per poter avere una carta da giocare allo scopo di cercare di giustificare le sue pretese imperialistiche sull\u2019Ucraina e su altre nazioni ex-Urss&#8230;. E Trump cerca di non contraddirlo perch\u00e9 la guerra russo-ucraina fa enormemente comodo a Trump e al suo approccio politico che si fa beffe del diritto internazionale e che nel contempo rilancia il pi\u00f9 possibile gli interessi del \u201ccomplesso militare-industriale\u201d &#8230;. Una delle pi\u00f9 lampanti \u201ccartine di tornasole\u201d del duraturo inciucio esistente tra Putin e Trump \u00e8 rappresentato dall\u2019evidentissima ed estremamente insistita vicinanza politica che in questi anni il governo Orb\u00e1n in Ungheria ha mantenuto sia con Putin che con Trump (il quale ha addirittura inviato il suo vice Vance a sostenere pubblicamente Orb\u00e1n prima delle recentissime elezioni parlamentari ungheresi, che invece hanno visto una clamorosa sconfitta dello stesso Orb\u00e1n&#8230;).<\/p>\n<p>In sintesi, tutti coloro che cercano disperatamente di giustificare l\u2019aggressione putiniana all\u2019Ucraina e di dare alla Nato e all\u2019Ucraina stessa la responsabilit\u00e0 di questa aggressione dimenticano semplicemente che, se anche Putin e il suo entourage avessero avuto ragione a criticare pesantemente il governo ucraino e la Nato, questa non era una ragione per aggredire un paese, ma era caso mai una ragione per far pesare economicamente il grande ruolo che il commercio con la Russia aveva da tempo in Ucraina (cos\u00ec da stimolare con forza il governo ucraino ad ascoltare di pi\u00f9 le ragioni del governo russo) e per sollecitare la diplomazia internazionale \u2013 e in particolare appunto l\u2019Onu \u2013 a occuparsi seriamente delle questioni in gioco in Ucraina. In altre parole, anche ammettendo \u2013 cosa in realt\u00e0 per niente facile \u2013 che le tesi del governo russo sulla \u201cquestione Donbass\u201d e sui pericoli derivanti alla Russia dalla crescente vicinanza politica tra i governi di Kiev e organizzazioni sovranazionali sorte in Occidente come l\u2019UE e la Nato avessero qualcosa di valido e di veramente significativo, nel 2022 il governo russo non avrebbe affatto dovuto invadere militarmente l\u2019Ucraina (come invece ha fatto) ma, oltre appunto a limitare i rapporti economico-commerciali russi con l\u2019Ucraina e a sollecitare la comunit\u00e0 internazionale su questi argomenti, avrebbe dovuto rivolgersi con forza all\u2019Onu in base ai capitoli VI ed eventualmente XIV della Carta ponendo l\u2019accento sia sulla problematica costituita dalle tensioni nel Donbass sia sui motivi concreti, effettivi e pubblicamente argomentabili (sempre ammesso che esistessero&#8230;) secondo cui la nazione russa sarebbe stata minacciata se ai suoi confini ci fosse un\u2019eventuale presenza di nazioni associate all\u2019UE e\/o alla Nato. Ma il governo Putin prefer\u00ec fare tutt\u2019altro: cio\u00e8 fare la guerra&#8230;. In altre parole, chi d\u00e0 alla Nato e all\u2019Ucraina la responsabilit\u00e0 della guerra avviata dal governo Putin ha gi\u00e0 accettato intrinsecamente l\u2019idea che siamo in un mondo in cui il diritto internazionale vigente non conta e non vale praticamente nulla e che, quindi, dal punto di vista giuridico nulla alla fin fine impedisce al governo di un paese di mandare il proprio esercito a occupare un altro paese, mentre dal punto di vista etico \u00e8 sufficiente che quel governo sbandieri qualche motivazione ufficiale anche poco plausibile, ma ripetuta con molta insistenza, per far s\u00ec che tale governo non sia pubblicamente da criticare per questa occupazione&#8230;. Ovviamente ai commentatori in questione potranno non piacere queste parole, ma in realt\u00e0 \u00e8 essenzialmente e platealmente ci\u00f2 che essi stessi stanno dicendo dietro la facciata \u2013 spesso pesantemente polemica \u2013 dei loro discorsi&#8230;.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, tra le altre cose, Trump ha usato la guerra russo-ucraina e quella israelo-palestinese prima come aiuto per farsi eleggere alle elezioni presidenziali del novembre 2024 (infatti all\u2019epoca dichiar\u00f2 pi\u00f9 volte in maniera roboante che se avesse vinto lui le elezioni avrebbe fermato in un solo giorno queste due guerre e, parallelamente, attribu\u00ec con insistenza il loro perdurare all\u2019insipienza del presidente democratico Biden, allora in carica), poi \u2013 dopo la propria vittoria elettorale \u2013 come occasione per far fare affari alle \u00e9lite statunitensi in Palestina e in Ucraina e per dare possenti stimoli economici alle industrie belliche statunitensi grazie a quei due conflitti, e nel contempo anche come scusa per poter dire che ormai il diritto internazionale non conta pi\u00f9 nulla e nella politica mondiale contano solo la forza militare ed economica e la capacit\u00e0 di usare tale forza ricattando in tutti i modi possibili le popolazioni e i governi dei vari paesi e, se questo non basta, minacciandoli di devastanti azioni militari e poi eventualmente attuando qualcuna di tali azioni con la stessa leggerezza e noncuranza che si potrebbe avere andando a fare una tranquilla nuotata in una baia calma, idilliaca e appartata: \u201cse non fate come dico io, scatener\u00f2 un inferno su di voi&#8230;!\u201d, quante volte ormai il mondo ha sentito Trump fare dichiarazioni pubbliche di questo tipo durante questo suo secondo mandato presidenziale, dichiarazioni cui poi \u00e8 seguita talvolta la concretizzazione di qualcosa di quanto in esse era stato minacciato&#8230;.<\/p>\n<p>Non a caso, dalla vittoria presidenziale di Trump \u00e8 passato circa un anno e mezzo e la guerra russo-ucraina \u00e8 ancora l\u00ec come niente fosse, mentre quella israelo-palestinese \u00e8 stata un po\u2019 frenata in Palestina \u2013 ma solo dopo una distruzione estrema e ferocemente sanguinaria \u2013 e in compenso \u00e8 stata pure espansa al Libano, alla Siria, all\u2019Iran e direttamente anche agli Usa (smentendo cos\u00ec ancor pi\u00f9 platealmente gli ormai \u201cvecchi\u201d proclami preelettorali di Trump sulla sua estrema e sagace volont\u00e0 di pace&#8230;) e a sua volta Trump ha continuato a lanciare quasi ogni giorno proclami roboanti e assolutistici ma sempre differenti ogni volta. Addirittura, da quei proclami di pace \u00e8 poi passato a una serie di proclami apocalittici in cui ha minacciato ad esempio di distruggere con le armi statunitensi \u2013 e sempre in un solo giorno \u2013 la millenaria civilt\u00e0 persiana lasciando al suo posto soltanto polvere e macerie, oltre ovviamente a grandi quantit\u00e0 di morti che per Trump non sembrano nemmeno degni di essere nominati (come del resto non erano degni di essere nominati gli innumerevoli palestinesi morti, feriti o ripetutamente trasformati in affamati profughi a Gaza o in altre regioni del Medio Oriente: praticamente l\u2019intera popolazione della Striscia di Gaza \u2013 pi\u00f9 di due milioni di persone \u2013 e pure gli abitanti di diverse parti di Libano e Siria hanno sub\u00ecto questo brutale trattamento dall\u2019esercito e ovviamente dal governo israeliani riforniti dagli Usa di quantit\u00e0 quasi infinite di armamenti e protetti sistematicamente dal governo di Washington all\u2019Onu e in qualsiasi altra sede internazionale&#8230;).<\/p>\n<p>In seguito, a Washington hanno preso un peso crescente le preoccupazioni che si vanno diffondendo nel Partito repubblicano, che nei sondaggi politici statunitensi risulta sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 sull\u2019onda dei continui e spesso controproducenti \u201ccomportamenti da bullo\u201d e delle continue svolte decisionali di Trump, portato dalla propria estrema e sempre pi\u00f9 galoppante megalomania a pubblicare in rete nel proprio portale addirittura una propria immagine nelle vesti di Ges\u00f9 Cristo che compie uno dei suoi miracoli (il che ha enormemente infastidito tantissimi cristiani, anche tra i sostenitori e persino i collaboratori del presidente stesso&#8230;) [10]. Sotto l\u2019evidente spinta di queste preoccupazioni, Trump ha cercato di recuperare la sua precedente aura di \u201cuomo di pace\u201d, facilitando la sospensione dei bombardamenti israelo-statunitensi in Iran e forzando sotterraneamente Netanyahu a fare lo stesso in Libano, dal momento che il governo iraniano richiedeva anche la sospensione degli attacchi israeliani in Libano per accettare un tendenziale \u201critorno alla normalit\u00e0\u201d nei rapporti Iran-Usa e specificamente nella gestione dello stretto di Hormuz, vitale per il commercio e l\u2019economia di molti paesi anche dell\u2019Occidente (non a caso, i ministri di Netanyahu si sono lamentati pubblicamente del fatto che questa scelta sospensiva l\u2019abbia presa il premier da solo senza nemmeno consultarli, ma poi alla fine hanno ritenuto di appoggiarla per l\u2019evidente presenza di sottostanti motivi di grande peso politico&#8230;). Questo voltafaccia di Trump verso un\u2019immagine di s\u00e9 significativamente pi\u00f9 ragionevole, pi\u00f9 pacifica e pi\u00f9 umanamente sensibile \u00e8 avvenuto intorno alla met\u00e0 dello scorso aprile, quando il presidente degli Usa ha smesso di minacciare quasi quotidianamente un inferno bellico a un paese o all\u2019altro, ha affermato ripetutamente di essere molto interessato a giungere a una concreta e duratura pacificazione con l\u2019Iran e ha addirittura invitato gentilmente e \u201cumilmente\u201d il regime di Teheran a risparmiare la vita a diverse donne iraniane condannate a morte per le loro attivit\u00e0 e i loro comportamenti, evidentemente contrastanti con gli indirizzi del regime stesso. Ed \u00e8 un voltafaccia che appare essere stato proprio un effetto di questo iniziare a rendersi conto \u2013 non necessariamente da parte del presidente in persona, ma sicuramente da parte di un\u2019area del suo partito sempre pi\u00f9 consistente \u2013 che l\u2019insistito, abbaiante e megalomane bullismo di Trump sta ormai infastidendo, innervosendo, stufando e soprattutto vessando un po\u2019 tutti e comincia a non pagare decisamente pi\u00f9&#8230;. Questa ennesima svolta ha avuto probabilmente a che fare anche con le caustiche e oltremodo lucide dichiarazioni di papa Leone XIV (dal Camerun, a met\u00e0 aprile) sul fatto che attualmente \u00abil mondo \u00e8 devastato da una manciata di tiranni\u00bb, non solo coinvolti tragicamente in guerre e in forme di generalizzato sfruttamento di popoli e territori, ma spesso anche impegnati in senso culturale e mediatico a manipolare e deformare irresponsabilmente \u00abla religione e il nome stesso di Dio per i propri interessi militari, economici e politici, trascinando ci\u00f2 che \u00e8 sacro nelle tenebre e nella sporcizia\u00bb&#8230;. Vari sostenitori di Trump, e qualcuno persino nel suo entourage, dove diversi si considerano dei \u201ccristiani conservatori\u201d (come del resto era quanto mai comune fra le \u00e9lite autoritarie \u2013 e spesso sanguinarie \u2013 dominanti in molte societ\u00e0 nel medioevo, a dispetto dell\u2019evidentissima sensibilit\u00e0 umana e sociale del messaggio evangelico) [11], non hanno potuto che riconoscere l\u2019appropriatezza religiosa ed etica di queste dichiarazioni (espresse da un papa che per di pi\u00f9 \u00e8 statunitense) e sono stati spinti a mettere maggiormente in discussione le narrazioni della vita sociale che negli ultimi anni sono provenute da politici come lo stesso Trump, come Netanyahu e Putin, come i pi\u00f9 stretti collaboratori di questi tre capi di governo e come gli ulteriori \u201csignori della guerra\u201d che specialmente in diversi altri paesi asiatici o africani combattono brutalmente tra di loro e\/o contro la gente per il controllo di risorse e popolazioni, politici che in numerosi casi mistificano enormemente appunto questa o quella religione per tentare di dare un\u2019aura spirituale e legittima alla loro brutalit\u00e0 e ferocia e alle loro tendenze guerrafondaie e militariste&#8230;<\/p>\n<p>Pure questo tentativo di Trump, per\u00f2, ha preso rapidamente una piega incoerente e \u2013 di nuovo \u2013 bellicista, autoritaria, menefreghista e personalista quando i governanti iraniani hanno deciso non solo di impedire nello stretto di Hormuz il passaggio di navi collegate a Israele o agli Usa (nazioni i cui governi hanno comunque continuato a essere esplicitamente in guerra con l\u2019Iran, anche se col tempo \u00e8 stata concordata qualche tregua militare), ma anche di porre un pedaggio sulle altre navi intenzionate a passare in tale stretto (anche come forma di \u201crimborso\u201d per finanziare nel paese le riparazioni dei grossi danni infrastrutturali, produttivi, abitativi, ecc. causati dagli attacchi bellici israelo-statunitensi totalmente privi di una giustificazione che fosse valida secondo il diritto internazionale) e hanno anche ottenuto una sostanziale accettazione della cosa da parte di molti paesi interessati al traffico marittimo nello stretto. A quel punto Trump \u2013 fregandosene dell\u2019economia mondiale e del benessere della gente di tanti paesi \u2013 ha deciso sia di far chiudere alla Marina militare statunitense l\u2019accesso ai porti iraniani sia di cercare di fermare nei pressi dello stretto eventuali navi che avessero pagato il pedaggio (definito \u201cillegale\u201d da Trump in quanto lo stretto include anche acque internazionali) [12], nella prospettiva di bloccare cos\u00ec gran parte del commercio dell\u2019Iran (con effetti economici che in seguito lo stesso Trump ha ripetutamente definito pi\u00f9 efficaci dei bombardamenti nel destabilizzare la vita del paese) e di tentare di impedire al paese le entrate dei pedaggi. Ci\u00f2 ha provocato da parte del regime di Teheran una comprensibile reazione espressasi in un notevole irrigidimento nella gestione dello stretto di Hormuz [13]. Ne \u00e8 derivato un risultato complessivo che ha visto progressivamente decine e decine di grandi navi bloccate in quelle acque, provocando sia un pesante aumento mondiale dei prezzi dei combustibili, dei fertilizzanti, ecc., sia difficolt\u00e0 di approvvigionamento di questi prodotti in varie parti del mondo&#8230;. Cos\u00ec, con questa un po\u2019 pi\u00f9 recente versione di Trump, i bombardamenti sull\u2019Iran che erano stati avviati a fine febbraio dalla precedente versione di Trump sono rimasti per ora interrotti in modo continuativo, ma non \u00e8 cos\u00ec per i danni all\u2019economia internazionale e alla vita concreta di molta gente da un capo all\u2019altro del mondo&#8230;<\/p>\n<p>Anche questa sua versione comunque \u00e8 gi\u00e0 stata mutata di nuovo dallo stesso Trump, che verso la fine di aprile ha postato nel proprio portale un\u2019immagine di s\u00e9 nella quale lui imbraccia un fucile mitragliatore su uno sfondo mediorientale di esplosioni, macerie e distruzione, con una scritta che dice \u2013 ovviamente in inglese \u2013 \u00abBasta col bravo ragazzo!\u00bb e una didascalia che minaccia il regime iraniano affinch\u00e9 si dia \u00abuna regolata\u00bb e in particolare si decida a \u00abfirmare un accordo sulla non proliferazione nucleare\u00bb secondo i precisi desideri di Trump (e di Netanyahu)&#8230;. In altre parole, Trump \u2013 come del resto Netanyahu \u2013 \u00e8 sempre pi\u00f9 in difficolt\u00e0 nella gestione della propria politica interna (gestione sempre meno apprezzata dalla popolazione statunitense) e per cercare di risollevare nel paese il proprio gradimento ormai molto basso ricorre allo sbandieramento di sue presunte vittorie belliche internazionali da lui stesso considerate gi\u00e0 avvenute oppure imminenti e scontate, sperando che accada anche a lui quello che accadde nel 2003 al presidente Bush jr., che dopo la rapidamente vittoriosa aggressione all\u2019Iraq (nella cosiddetta \u201cseconda guerra del Golfo\u201d) vide risalire nettamente il proprio gradimento nei sondaggi politici statunitensi&#8230;. Insomma, non riuscendo finora a stravincere rapidamente questa guerra d\u2019aggressione con i vari metodi utilizzati tra la fine di febbraio e l\u2019inizio di maggio, n\u00e9 a farsi consegnare \u2013 come vorrebbero insistentemente e persistentemente lui e Netanyahu \u2013 l\u2019uranio arricchito iraniano, n\u00e9 a far cadere il regime degli ayatollah sostituendolo con qualche politico-fantoccio amico servile delle \u00e9lite dell\u2019Occidente, Trump si rimette a parlare di cominciare di nuovo a bombardare l\u2019Iran, mostrando ancora una volta quanto le sue dichiarazioni pubbliche siano volatili, incoerenti, nevrotiche, vuotamente magniloquenti e basate in realt\u00e0 su una posizione sempre pi\u00f9 debole e screditata nell\u2019agone politico statunitense stesso e sul tentativo sempre pi\u00f9 isterico di non far percepire agli altri questa debolezza&#8230;.<\/p>\n<p>In tutto questo, non si dimentichi che la guerra israelo-statunitense all\u2019Iran \u00e8 nata appunto senza alcuna giustificazione valida per il diritto internazionale \u2013 come hanno riconosciuto esplicitamente anche esponenti di primissimo piano sia di molti degli altri governi dei paesi della Nato (Italia compresa) sia della Commissione Europea \u2013 e ufficialmente appare essere stata motivata soltanto dalle paranoie di Trump, di Netanyahu e dei loro entourage. Essi infatti \u2013 senza alcuna prova in merito, e anzi in pieno contrasto con le valutazioni dell\u2019Aiea, agenzia affiliata all\u2019Onu \u2013 hanno continuato ad affermare che l\u2019Iran sia molto vicino alla costruzione di una bomba atomica, costruzione che oltre a essere in grave contrasto con il \u201cTrattato internazionale di non proliferazione nucleare\u201d \u00e8 considerata da molti politici israeliani e statunitensi come qualcosa di assolutamente inaccettabile e di pericolosissimo per il proprio paese e per gli equilibri strategici mondiali, al punto che questo pericolo \u201cmeritava\u201d appunto la recente aggressione armata israelo-statunitense [14], tanto pi\u00f9 alla luce dell\u2019attuale debolezza politica del regime teocratico iraniano, profondamente contestato da ampie parti della popolazione del paese: come del resto gli stessi Trump e Netanyahu hanno pubblicamente esplicitato pi\u00f9 volte, \u00e8 evidente che i due governi aggressori miravano anche a innescare a Teheran un rapido e radicale cambiamento politico che riportasse al potere forze politiche favorevoli all\u2019Occidente e pronte a indirizzare verso quest\u2019ultimo il petrolio e le altre materie prime locali, ma il regime si \u00e8 dimostrato pi\u00f9 solido di quanto ritenessero gli aggressori e anzi \u00e8 stato probabilmente rafforzato dall\u2019aggressione, che ha finito con lo stimolare nel paese un diffuso \u2013 e per molti versi generico \u2013 patriottismo&#8230;. In realt\u00e0, per\u00f2, quelle paranoie appaiono essere state solamente uno \u201cspecchietto per le allodole\u201d \u2013 mirante a confondere i \u201ccittadini comuni\u201d dei vari paesi del mondo \u2013 e le vere cause della guerra appaiono essere state ben altre: una serie di problemi di politica interna del governo Netanyahu e dell\u2019amministrazione Trump (non solo la presenza di crescenti insoddisfazioni popolari nei loro due paesi, insoddisfazioni che governi destrorsi, nazionalisti, militaristi e facilmente guerrafondai come questi sperano spesso di poter in parte risolvere appunto con una \u201cbella guerra vincente\u201d, ma anche un processo per corruzione nel quale \u00e8 ampiamente accusato il premier israeliano, processo che da anni Netanyahu sta riuscendo a continuare a rimandare grazie alla continua \u201cemergenza politica\u201d collegata al costante stato di guerra in cui Israele continua a trovarsi&#8230;) e la consueta smania bellica del \u201ccomplesso militare-industriale\u201d (statunitense e non solo), oltre appunto al desiderio dell\u2019amministrazione Trump di mettere le mani sui combustibili fossili e sull\u2019uranio arricchito iraniani e al parallelo desiderio soprattutto del governo israeliano di abbattere un regime \u2013 quello iraniano degli ayatollah \u2013 che sostiene in vari modi gli Hezbollah libanesi (con i quali Israele \u00e8 praticamente in guerra da tempo in quanto, in pratica, sono dei fiancheggiatori di Hamas) [15]. Tutte motivazioni che non hanno praticamente nulla a che fare col diritto vigente, con la giustizia e con la legalit\u00e0, ma solamente con vari aspetti del potere&#8230;.<\/p>\n<p>E soprattutto non si dimentichi che, come si \u00e8 gi\u00e0 accennato qui e come \u00e8 stato messo in rilievo in questi mesi da innumerevoli commentatori e anche da istituzioni ufficiali di tutto il mondo, questa guerra sta anche danneggiando aspramente l\u2019economia praticamente di tutto il globo, inclusa quella degli Usa, e ci\u00f2 sia per il pesante rallentamento nel commercio di vari prodotti (tra i quali soprattutto i combustibili fossili e diversi fertilizzanti agricoli di grande rilievo), sia per il conseguente rialzo globale dei loro prezzi, sia per i diffusi disagi pratici quotidiani \u2013 pi\u00f9 o meno gravi a seconda dei luoghi \u2013 derivanti da tutto questo. Si tratta di effetti che hanno avuto come cause principali tanto i pesanti danni arrecati alle attivit\u00e0 economiche iraniane dai bombardamenti israelo-statunitensi quanto i vari tipi di blocchi navali che sono stati posti nello stretto di Hormuz \u2013 e in generale nelle acque iraniane \u2013 in conseguenza di questa guerra. Trump in tal modo \u2013 soprattutto con le guerre che sta sostenendo e\/o direttamente attuando, con la sua apparentemente incontrollabile e caotica smania dei dazi e con l\u2019insistente e ricattatoria pretesa che tutte le nazioni della Nato investano in spese militari ben il 5% del loro Prodotto interno lordo (Pil) evidentemente sottraendo un sacco di risorse ad altre tematiche ben pi\u00f9 significative e vitali come la spesa sociale e quella ambientale [16] \u2013 sta continuando a infastidire pesantemente ed esplicitamente le popolazioni e l\u2019economia dell\u2019intero pianeta, inclusi gli Usa stessi, e sta diventando in tal modo un problema crescente anche per i suoi originari \u201cespliciti alleati politici internazionali\u201d, cio\u00e8 per i partiti di centro-destra delle varie nazioni, i quali non possono pi\u00f9 continuare a seguirlo se non vogliono rischiare un prossimo tracollo elettorale come \u00e8 gi\u00e0 accaduto al suo strettissimo alleato Orb\u00e1n (e al suo partito iper-conservatore e filo-russo) in Ungheria nello scorso aprile&#8230;.<\/p>\n<p>Paradossi trumpiani, nostalgie imperiali<\/p>\n<p>Oltre tutto, Trump sta minacciando di rancori e di future gelide freddezze tutti i governi che all\u2019interno della Nato non l\u2019hanno appoggiato nella sua guerra all\u2019Iran, ma lui e la sua Amministrazione sembrano da un lato non voler rendersi conto che diversi di quei governi sostanzialmente non potevano appoggiare tale guerra per ineludibili ragioni legate direttamente alla Costituzione del loro paese (come ad esempio il governo italiano) o non vedevano comunque la ragione di essere coinvolti ufficialmente in una guerra palesemente priva di alcun fondamento nel diritto internazionale e per di pi\u00f9 anche inutile o addirittura svantaggiosa per la vita economica del proprio paese (e ci\u00f2 senza che ci addentriamo qui nel fatto che nei pi\u00f9 di 190 paesi aderenti all\u2019Onu la Carta di quest\u2019ultima \u2013 Carta che considera inammissibile l\u2019effettuazione di qualsiasi \u201crottura internazionale della pace\u201d \u2013 dovrebbe avere un valore basilare anche sul piano giuridico nazionale, a patto che nel paese stesso se ne ricordino in particolar modo i parlamentari, le forze politiche, la magistratura, la \u201csociet\u00e0 civile\u201d&#8230;), mentre dall\u2019altro lato sembrano dimenticare totalmente che la Nato nel proprio trattato istitutivo si pone come un\u2019alleanza strettamente difensiva e per di pi\u00f9 considera esplicitamente fondamentale il pieno rispetto di quanto prescritto nella Carta dell\u2019Onu.<\/p>\n<p>Trump, cio\u00e8, con i paesi alleati storici degli Usa si sta comportando come un imperatore egocentrico, narcisista, megalomane, autoreferenziale, ondivago e per di pi\u00f9 assolutista \u2013 che cio\u00e8 non riconosce nulla al di sopra di s\u00e9 (nemmeno i trattati internazionali che sono in vigore da numerosi decenni e che per lui valgono a quanto pare come la carta straccia), fregandosene anche della Costituzione statunitense, che all\u2019articolo 6 stabilisce in maniera ineludibile che la medesima \u00abCostituzione e le leggi degli Stati Uniti che verranno fatte in conseguenza di essa, e tutti i trattati conclusi, o che si concluderanno, sotto l\u2019autorit\u00e0 degli Stati Uniti, costituiranno la legge suprema del Paese; e i giudici di ogni Stato [facente parte degli Usa, n.d.r.] saranno tenuti a conformarsi ad essi\u00bb \u2013 e si aspetta che quegli alleati gli diano sempre e comunque ragione e lo seguano sempre e comunque (anche quando quello che lui prospetta non \u00e8 interesse economico dei loro paesi, interesse politico dei governi implicati e\/o possibilit\u00e0 giuridicamente riconosciuta dei governi stessi), mentre qualora gli alleati non facciano ci\u00f2 che lui vorrebbe lui diviene rancoroso, minaccioso e capricciosamente rabbioso&#8230;. In pratica, Trump pretenderebbe che i governi dei paesi storicamente alleati degli Usa facciano come lui, cio\u00e8 calpestino qualsiasi prescrizione del diritto internazionale, se ne freghino della Costituzione del proprio paese e vengano pienamente coinvolti non solo appunto in violazioni costituzionali ma anche in \u201ccrimini contro la pace\u201d (internazionalmente riconosciuti dal 1950) e tendenzialmente anche in \u201ccrimini di guerra e\/o contro l\u2019umanit\u00e0\u201d (riconosciuti in maniera analoga). Oltre tutto, diversamente dagli Usa quasi tutti gli altri paesi membri della Nato hanno aderito anche alla Cpi e quindi gravi violazioni del diritto internazionale compiute dai loro governanti diventerebbero immediatamente punibili dalla Cpi stessa, con un obbligo giuridico delle istituzionali nazionali di questi paesi di conformarsi a eventuali decisioni della Cpi che li riguardino. In altre parole, Trump pretenderebbe che i governanti degli altri paesi della Nato si caccino senza batter ciglio in complicatissimi \u2013 e forse anche personalmente tremendi \u2013 guai politici e giudiziari, e ci\u00f2 per seguire il \u201cloro\u201d presunto e supponente tycoon che si sente al di sopra di tutti gli altri umani&#8230;. Che si tratti di una crescente demenza senile o di un aspetto dell\u2019arroganza narcisistica e sovente infinita del potere, lo si pu\u00f2 lasciare alla libera interpretazione di ciascuno&#8230;.<\/p>\n<p>Ma il mondo non \u00e8 \u2013 e non va \u2013 come Trump vorrebbe (fatta eccezione per l\u2019attuale governo di Israele, che infatti Trump ha pubblicamente ringraziato di recente per essere un alleato leale, fedele e molto concreto): secondo i vari sondaggi politici, molti degli elettori di Trump lo stanno inequivocabilmente abbandonando; la fronda anti-trumpiana nel suo partito sta crescendo, mentre fino a non molte settimane fa era limitatissima; in base alla legislazione statunitense, numerosi parlamentari del Partito democratico hanno gi\u00e0 invocato pi\u00f9 volte l\u2019impeachment di Trump (cio\u00e8 la sua messa in stato d\u2019accusa in sede parlamentare per gravi reati) o la sua rimozione per incapacit\u00e0 di compiere le sue funzioni (rimozione che, in accordo col 25\u00b0 Emendamento della Costituzione degli Usa, andrebbe deliberata dal vicepresidente e dalla maggioranza dei componenti del governo), invitando anche nel contempo i militari del paese a rifiutarsi di adempiere ad \u00abordini illegali\u00bb come quelli che Trump sta emettendo negli ultimi tempi e che si pongono in diretto contrasto con vari aspetti del diritto internazionale [17]; il mondo giornalistico statunitense ha rivelato che Trump e il Pentagono stanno deliberatamente nascondendo all\u2019opinione pubblica e al Parlamento stesso gran parte sia dei recenti danni subiti dalle basi militari Usa nell\u2019area mediorientale sia dei morti e feriti verificatisi parallelamente nel personale militare [18]; molti degli \u201cespliciti alleati politici internazionali\u201d di un tempo si allontanano sempre pi\u00f9 da Trump; alla fine, di questo passo, gli rester\u00e0 come sotterraneo \u201camico internazionale\u201d soltanto Putin, ma se Trump non gli sar\u00e0 pi\u00f9 utile anche Putin lo metter\u00e0 da parte&#8230;. Lo \u201csputtanamento politico\u201d di Trump \u2013 nonostante il colossale \u201carco di trionfo\u201d che egli come presidente sta progettando di far edificare a Washington \u2013 sta diventando cos\u00ec forte che \u00e8 ormai pressoch\u00e9 impossibile prospettare un suo significativo futuro nell\u2019ambito politico, se non per tutti i suoi soldi che potrebbero comunque continuare a comprargli qualche piccolo ruolo in qualche \u201cfilm politico di serie B\u201d &#8230;.<\/p>\n<p>Osservazioni conclusive<\/p>\n<p>Ora, una delle caratteristiche della sfera legislativa e di quella giudiziaria \u00e8 che nella prima vengono poste delle limitazioni ai comportamenti delle persone considerati accettabili socialmente e non pericolosi per gli altri (come avveniva anticamente in modo sintetico ad esempio nei \u201cDieci comandamenti\u201d dell\u2019ebraico Mos\u00e8, nei sumerici \u201cCodice di Ur-Nammu\u201d e \u201cCodice di Lipit-Ishtar\u201d e nel babilonese \u201cCodice di Hammurabi\u201d) e viene definita una serie di provvedimenti e sanzioni intesi a ovviare a quei comportamenti e possibilmente a prevenirli (prevenzione che in tal modo dovrebbe tutelare e difendere anticipatamente il benessere e la sicurezza della gente), mentre nella seconda vengono applicati a seconda dei casi quei provvedimenti e quelle sanzioni, auspicabilmente in maniere che siano non solo profondamente sensate ma anche pi\u00f9 fedeli possibile all\u2019insieme delle norme costituzionali e delle altre leggi vigenti nel paese. Nel linguaggio corrente, gli eventuali comportamenti che vadano oltre quei limiti vengono definiti come \u201creati\u201d e \u2013 nei casi pi\u00f9 gravi \u2013 anche come \u201ccrimini\u201d, mentre chi secondo il diritto vigente commette dei crimini \u00e8 palesemente definibile come un criminale. Ed evidentemente \u00e8 un apparente immediato interesse personale di chi commette reati il cercare di sminuire i propri atti in questione e il significato dei reati implicati (e ci\u00f2 tanto pi\u00f9 se si tratta di crimini, in quanto questi ultimi ricevono tipicamente sanzioni pi\u00f9 gravi di quelle riguardanti gli altri tipi di reati) &#8230;.<\/p>\n<p>Anche se i mass-media, evidentemente influenzati dalle attuali \u00e9lite politico-economiche (delle quali fanno chiaramente parte anche i Trump, i Netanyahu e i Putin), tendono a non parlare della cosa, alcuni degli odierni capi di governo \u2013 e dei loro principali collaboratori \u2013 sono di fatto dei criminali, in base al diritto vigente: diversi di loro dicono che nell\u2019ambito politico il diritto non conta pi\u00f9 nulla e conta solo la forza economica e militare, ma questo \u00e8 evidentemente ci\u00f2 che converrebbe a loro, non ci\u00f2 che si pu\u00f2 considerare legittimo, veritiero e in linea di massima \u201coggettivo\u201d&#8230;. Ci si potrebbe chiedere \u2013 in modo simile a quanto gi\u00e0 si fece nel 2004 nel succitato articolo Irak chiama Onu \u2013 perch\u00e9 mai, come sembrano sostenere tra le righe questi politici, il diritto deve esistere quando si parla di furti, di danneggiamenti alla propriet\u00e0 privata, di diffamazione, di lesioni, di attentati a uomini politici dell\u2019Occidente come Trump, ecc. (lo stesso Trump ad esempio si diverte moltissimo a chiedere attraverso la magistratura enormi risarcimenti a eventuali giornalisti che abbiano travisato o mal presentato sue dichiarazioni&#8230;), ma non deve esistere per crimini molto pi\u00f9 gravi come una guerra non certo difensiva, con tutta la sua colossale corona di morti, feriti, devastazioni, distorsioni economiche, e cos\u00ec via, oppure ad esempio per attentati a uomini politici di altri continenti&#8230;?<\/p>\n<p>Da un altro punto di vista, non si pu\u00f2 che invitare coloro che a livello istituzionale, giornalistico o mediatico si lamentano pubblicamente dell\u2019attuale crisi del diritto internazionale ad aggiungere alle loro giustissime lamentazioni anche una sottolineatura delle cose che le istituzioni dei vari paesi potrebbero fare concretamente per difendere e tutelare tale diritto: in special modo, l\u2019applicazione dei \u201cprinc\u00ecpi di Norimberga\u201d da parte delle magistrature nazionali dei vari paesi (incluso il paese stesso in cui qualcuno si sta concretamente lamentando&#8230;), nei confronti di politici e capi militari che hanno violato tali princ\u00ecpi, anche se si tratta di persone che fanno parte di altre nazioni; il ricordare che chi attua una guerra d\u2019aggressione ad altri paesi viola inequivocabilmente la Carta dell\u2019Onu e questo costituisce in quasi tutte le nazioni una flagrante violazione di un trattato entrato nella legislazione della nazione stessa in base alla sua Costituzione, di modo che il Parlamento e\/o la magistratura di quella nazione dovrebbero intervenire per bloccare quella violazione compiuta dal proprio governo e dal proprio esercito; sottolineare e rammentare pubblicamente il pi\u00f9 possibile le possibilit\u00e0 che l\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu ha di surrogare pienamente il Consiglio di Sicurezza qualora quest\u2019ultimo sia bloccato da dei veti; invitare pubblicamente il proprio governo e i governi degli altri paesi a utilizzare lucidamente e correttamente queste possibilit\u00e0 nell\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu qualora appunto il Consiglio di Sicurezza non sappia agire per ripristinare la pace nel caso di conflitti armati internazionali [19]; richiedere ai governi e ai Parlamenti dei vari paesi del mondo di rispettare e applicare le decisioni della Cig e di aderire alla Cpi rispettandone in seguito le decisioni (o se essi considerano sbagliate le decisioni dell\u2019una o dell\u2019altra Corte facciano dichiarazioni pubbliche in merito poggiandosi con precisione, puntualit\u00e0 e accuratezza sulle norme attualmente vigenti, non semplicemente sui \u201ctiramenti\u201d dei politici al governo&#8230;).<\/p>\n<p>Un\u2019ultima questione da mettere in evidenza appare essere costituita dalla \u201cproblematica diplomatica\u201d inerente al fatto che tra coloro che commettono crimini contro la pace, crimini di guerra e\/o crimini contro l\u2019umanit\u00e0 spiccano sovente dei capi di governo (o eletti dalla popolazione del loro paese o agenti come tali dopo qualche \u201ccolpo di Stato\u201d o qualche rivoluzione). In queste persone convivono \u201cdialetticamente\u201d, dunque, una tendenziale funzione di rappresentanza del loro paese (su piani come in linea di massima quello economico, quello politico-istituzionale, ecc.) e una situazione personale che sarebbe pi\u00f9 degna di una sedia di accusato in un tribunale che di una poltrona al governo&#8230;. Evidentemente, per un rappresentante istituzionale di un altro paese e della popolazione di quest\u2019ultimo (e specialmente se si tratta di qualcuno che cerca autenticamente di essere onesto e trasparente nelle sue funzioni), pu\u00f2 essere molto complicato valutare come rapportarsi eventualmente con l\u2019una o l\u2019altra di quelle persone che hanno una tale duplicit\u00e0 \u201cdialettica\u201d: ad esempio, se una di queste persone \u00e8 a capo del governo di una nazione dotata di materie prime o altri prodotti particolarmente significativi per l\u2019economia mondiale, potrebbe risultare opportuno per le popolazioni di altre nazioni che i loro rappresentanti istituzionali mantengano rapporti diplomatici \u201cnon di scontro\u201d con i governanti in questione, anche se in realt\u00e0 questi ultimi sono degli autori di veri e propri crimini&#8230;. Anche per questo il mondo istituzionale ha spesso un sostanziale bisogno di forme di sostegno solide e fattive e soprattutto di stimoli concreti ed efficaci e di proposte attuabili e precise da parte della \u201csociet\u00e0 civile\u201d, che \u00e8 indubbiamente molto pi\u00f9 libera nei suoi comportamenti rispetto ai rappresentanti istituzionali di un paese. In altre parole, le difficolt\u00e0 del mondo attuale dovrebbero responsabilizzare non solo i politici ma anche la \u201csociet\u00e0 civile\u201d e in generale l\u2019opinione pubblica di fronte alle maggiori problematiche della societ\u00e0.<\/p>\n<p>Questo anche perch\u00e9 \u2013 come si concludeva nel 2004 in Irak chiama Onu \u2013 \u00abi governi devono anche rendere conto ai cittadini, per lo meno nei paesi in cui questi ultimi sono riusciti, nel corso dei secoli, a conquistarsi, di solito faticosamente, un po\u2019 di democrazia\u00bb. In riferimento ai \u00abmezzi per continuare a cercare di difendere la vita, la pace e la giustizia in campo internazionale\u00bb, \u00abla \u201csociet\u00e0 civile\u201d pu\u00f2 fare molto riguardo a essi: attraverso la discussione e l\u2019approfondimento sul loro significato e sulle loro possibilit\u00e0 attuative; attraverso pressioni sulle forze politiche; attraverso le scelte elettorali; ed eventualmente, nei modi e tempi che risultassero pi\u00f9 opportuni, attraverso specifiche iniziative in campo giudiziario\u00bb; per non parlare poi della possibilit\u00e0 dei movimenti stessi della \u201csociet\u00e0 civile\u201d di entrare nell\u2019agone politico [20], come ha fatto ad esempio Podemos nel 2014 in Spagna. E, ovviamente, quello che pu\u00f2 essere fatto dalla \u201csociet\u00e0 civile\u201d pu\u00f2 essere fatto anche \u2013 e con ancora pi\u00f9 forza quantitativa \u2013 dall\u2019opinione pubblica stessa, cio\u00e8 dall\u2019insieme dei cittadini, per lo meno appunto nei paesi in cui c\u2019\u00e8 almeno un po\u2019 di democrazia.<br \/>\n*(Luca Benedini. HR Manager (estero) presso. 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