{"id":53556,"date":"2026-03-14T14:08:49","date_gmt":"2026-03-14T14:08:49","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53556"},"modified":"2026-03-14T18:46:32","modified_gmt":"2026-03-14T18:46:32","slug":"n12-14-marzo-2026-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53556","title":{"rendered":"n\u00b012 &#8211; 14\/03\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Andrea Fabozzi*: TRUMPISTA PRIMA DI TUTTO &#8211; LA MILITE IGNARA IL VOTO PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE \u00c8 DIVENTATO UN TEST QUASI DEFINITIVO SUI PIENI POTERI E SUL DIRIGISMO DI GOVERNO: GLI ANTICORPI DEMOCRATICI CHE ANCORA CIRCOLANO NELLA SOCIET\u00c0 LO HANNO DECODIFICATO E POSSONO RESPINGERLO.<\/strong><\/p>\n<p><strong>02 \u2013 Francesco Vignarca*: Il costo della guerra e chi ne paga il prezzo &#8211; La guerra grande In sei giorni gli Usa hanno speso 11,3 miliardi di dollari. Le aziende di armi festeggiano. In un paese con un debito da 37mila miliardi, il peso scaricato sulla cittadinanza.<\/strong><\/p>\n<p><strong>03 \u2013 Luca Kocci*: \u00abUccidere i negoziatori \u00e8 tradimento infame\u00bb. L\u2019omelia di Zuppi diventa un atto d\u2019accusa &#8211; Chiesa Il presidente della Cei nella Giornata di preghiera e digiuno per la pace pronuncia un &#8220;j\u2019accuse&#8221; durissimo contro Usa e Israele, responsabili dell&#8217;attacco all\u2019Iran.<\/strong><\/p>\n<p><strong>O4 &#8211; La crisi di Hormuz rafforza gli Stati Uniti e lascia l\u2019Europa ancora pi\u00f9 esposta alla volatilit\u00e0<\/strong><br \/>\n<strong>di Daniela Finamore \u2014 9 marzo 2026<\/strong><\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Shendi Veli*: Get up! Stand Up! Ridere per non soccombere &#8211; Stand Up Comedy Dai palchi alla rete esplode in Italia, tra show e critica sociale: dialogo con cinque artiste<\/strong><\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Luciana Borsatti *: Il miracolo di Trump: sostituire Khamenei con un altro Khamenei &#8211; C\u2019\u00e8 una battuta amara che gira sui social: gli USA ci hanno messo 20 anni per far tornare al potere i talebani, e una settimana per sostituire Khamenei con Khamenei.<\/strong><\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Riccardo Chiari*: Scioperi, troppe restrizioni. Condanna europea all\u2019Italia &#8211; La sentenza Vittoria per l&#8217;Usb: la legge 146\/90 viola la Carta sociale europea. Ora l&#8217;Italia dovr\u00e0 correggere la normativa<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Andrea Fabozzi*: TRUMPISTA PRIMA DI TUTTO &#8211; LA MILITE IGNARA IL VOTO PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE \u00c8 DIVENTATO UN TEST QUASI DEFINITIVO SUI PIENI POTERI E SUL DIRIGISMO DI GOVERNO: GLI ANTICORPI DEMOCRATICI CHE ANCORA CIRCOLANO NELLA SOCIET\u00c0 LO HANNO DECODIFICATO E POSSONO RESPINGERLO.<\/strong><\/p>\n<p>NON SIAMO COMPLICI, NON SIAMO COLPEVOLI, NON SIAMO ISOLATI. NON CONDIVIDIAMO MA NEPPURE CONDANNIAMO. QUESTO SOLO OGGI POSSIAMO DIRE DOPO AVER ASCOLTATO IN PARLAMENTO MELONI, CHE NON \u00c8 MONTALE ANCHE PERCH\u00c9 MONTALE ERA UN GRANDE POETA ANTIFASCISTA.<\/p>\n<p>La presidente del Consiglio certamente non \u00e8 antifascista e probabilmente non sar\u00e0 mai grande \u2013 si pu\u00f2 essere grandi anche nel male. Dopo quasi quattro anni di luna di miele con il Paese, certificata dai sondaggi e favorita da media, industria e finanza, affronta le prime vere difficolt\u00e0. Si nasconde e prova a tirare a campare ma cos\u00ec resta troppo lontana dalla sensibilit\u00e0 popolare. La guerra provoca paura e angoscia e Meloni pare inconsapevole dei rischi che corrono Italia ed Europa. Vuole galleggiare aspettando che passi la piena ma per la prima volta ci pare di vederla imbarcare tanta acqua.<\/p>\n<p>Il contesto le \u00e8 sfavorevole, sono gli ultimi giorni di una campagna elettorale che la sua maggioranza sta perdendo. Vedremo se perder\u00e0 anche nelle urne, tre mesi fa era certa di vincere tanto da abbracciare una riforma, quella della magistratura, che non era nelle sue priorit\u00e0 ma in quelle di un alleato.<\/p>\n<p>La sconfitta \u2013 che ci auguriamo \u2013 se arriver\u00e0 sar\u00e0 soprattutto sua. Il voto per la separazione delle carriere \u00e8 diventato un test quasi definitivo sui pieni poteri e sul dirigismo di governo: gli anticorpi democratici che ancora circolano nella societ\u00e0 lo hanno decodificato e possono respingerlo.<\/p>\n<p>Meloni dunque \u00e8 nervosa, i suoi le combinano un pasticcio al giorno quasi volessero favorire il No, i suoi giudizi si appannano. Ma c\u2019\u00e8 una spiegazione assai meno contingente per spiegare le difficolt\u00e0 della presidente del Consiglio di fronte all\u2019avvitarsi della guerra globale. Ha a che vedere con la vera natura di una leadership di estrema destra, con tratti eversivi e nostalgici, insofferente ai meccanismi della democrazia che prevedono e tutelano il dissenso, innervata da pulsioni razziste, vittimista in politica interna e revanscista in quella estera. Il coro che l\u2019accompagna canta Meloni come tutt\u2019altra figura: una pragmatica esponente di un conservatorismo moderato. A palazzo Chigi hanno voluto crederci, forse increduli che i tempi in cui erano orgogliosamente anti europei, no vax e complottisti come un qualunque Maga fossero gi\u00e0 dimenticati.<\/p>\n<p>Ma Meloni non \u00e8 sbocciata nella leader rassicurante che i conservatori di questo Paese speravano (l\u2019intera storia dei \u201cliberali\u201d italiani pu\u00f2 riassumersi in questa attesa e in questi abbagli) e non pu\u00f2 permettersi nessuna concorrenza a destra, arrivi da un leghista cialtrone o persino da un ex generale fascista. La sua adesione al trumpismo \u00e8 una scelta di convenienza, il tentativo di afferrare una corrente ascensionale, ma soprattutto una collocazione naturale. Se non (ancora) le azioni politiche, le aspirazioni in fatto di deportazioni dei migranti e repressione del dissenso somigliano a quelle del collega americano. Il suo sprezzo per il diritto internazionale non \u00e8 goffo e ridicolo come quello di Tajani ma altrettanto profondo. Nel Board of peace Meloni ci sta comoda come a braccetto con Orban. Due anni e pi\u00f9 di appoggio sostanziale alla pulizia etnica del palestinesi da parte degli israeliani, del resto, hanno gi\u00e0 detto tutto sul nostro governo in tema di diritti umani.<\/p>\n<p>Che Meloni malgrado l\u2019etichetta di nazionalista non abbia n\u00e9 la forza n\u00e9 volont\u00e0 per dire qualcosa di sensato e chiaro contro il disastro che Trump e Netanyahu hanno scatenato e che colpisce direttamente i nostri interessi non \u00e8 dunque una sorpresa. Che questa latitanza cominci a pesare e ad alienarle qualche consenso invece un po\u2019 s\u00ec. \u00c8 una sorpresa positiva ma scolorirebbe se a questo punto passassimo a parlare dell\u2019opposizione. Meglio fermarsi.<\/p>\n<p>*(Andrea Fabozzi &#8211; Cronista parlamentare, al manifesto dal 2001, insegnante di giornalismo a Unisob dal 2010. \u00c8 direttore del manifesto dal 2023)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 \u2013 Francesco Vignarca*: IL COSTO DELLA GUERRA E CHI NE PAGA IL PREZZO &#8211; LA GUERRA GRANDE IN SEI GIORNI GLI USA HANNO SPESO 11,3 MILIARDI DI DOLLARI. LE AZIENDE DI ARMI FESTEGGIANO. IN UN PAESE CON UN DEBITO DA 37MILA MILIARDI, IL PESO SCARICATO SULLA CITTADINANZA.<\/strong><\/p>\n<p>Undici miliardi e trecento milioni di dollari. In sei giorni. Non \u00e8 il Pil annuo di un piccolo Stato, ma quanto hanno gi\u00e0 bruciato gli Stati uniti nella cosiddetta \u00abOperazione Epic Fury\u00bb di attacco all\u2019Iran. Si tratta di circa un miliardo di dollari al giorno solo per i costi operativi diretti; una cifra comunque incompleta perch\u00e9 non include i mesi di preparazione che hanno preceduto i primi bombardamenti dello scorso 28 febbraio.<br \/>\nC\u2019\u00e8 un rituale ineludibile che accompagna ogni guerra statunitense: la minimizzazione iniziale dei costi. Nel 2003 l\u2019amministrazione Bush garant\u00ec che la guerra all\u2019Iraq sarebbe costata al massimo cinquanta miliardi. Sarebbe stata una \u00abpasseggiata\u00bb. Vent\u2019anni dopo, la stima complessiva diretta e indiretta supera gli 8mila miliardi di dollari. Ma ci\u00f2 non impedisce all\u2019amministrazione Usa di replicare lo stesso schema: quella in Iran \u00e8 un\u2019altra guerra integralmente scelta e non \u00abobbligata\u00bb (perch\u00e9 agita senza che ci fosse una minaccia imminente) con una leadership immotivatamente ottimista sui risultati tattici e strategici e una scarsa pianificazione. E addirittura il Congresso Usa, pur sollecitato a stanziare un supplemento di fondi in emergenza, mostra gi\u00e0 alcune resistenze bipartisan.<\/p>\n<p>Il Center for Strategic and International Studies ha stimato il costo delle prime cento ore di guerra in 3,7 miliardi di dollari, di cui tre miliardi corrispondono al solo valore di missili, bombe e intercettori consumati. Degli 11,3 miliardi gi\u00e0 citato per la prima settimana scarsa, ben 5,6 sarebbero da ascrivere all\u2019aver \u00abbruciato\u00bb munizioni. Facile arrivarci con prezzi unitari di questo tipo: un missile Tomahawk di RTX costa 2,2 milioni; un intercettore del sistema THAAD di Lockheed Martin vale 12,7 milioni; uno per il Patriot tre milioni. Riserve ammassate in decenni vengono consumate nel giro di giorni. Sul fronte opposto, un drone d\u2019attacco iraniano costa appena 35mila dollari a unit\u00e0. Quando un intercettore che costa milioni \u00e8 necessario per abbatte un drone da poche decine di migliaia, l\u2019equazione \u00abeconomica\u00bb della guerra \u00e8 sbilanciata in partenza.<\/p>\n<p>Poi c\u2019\u00e8 il lungo periodo. Nell\u2019area operativa di \u00abEpic Fury\u00bb sono coinvolti oltre 50mila militari americani, esposti a contaminanti e tossine. Se questi veterani chiederanno benefici a un tasso simile a quello delle Guerra del Golfo almeno un terzo sar\u00e0 ammissibile a un qualche sostegno a vita, aggiungendo tra i 600 e i mille miliardi al costo totale di questa guerra nei prossimi decenni. In un paese gi\u00e0 soffocato da un debito pubblico di 37mila miliardi di dollari (dieci volte il livello del 2003). E senza contare i costi indotti dalle conseguenze del conflitto: prezzi del petrolio pi\u00f9 alti, inflazione, incertezza per le imprese e minor crescita. Un conto salato che potrebbe di gran lunga superare quello delle spese militari dirette. C\u2019\u00e8 poi la dimensione ambientale: i bombardamenti su impianti nucleari e raffinerie rilasciano sostanze tossiche le cui ricadute si misurano in decenni, mentre il carburante bruciato da portaerei, bombardieri e migliaia di missili contribuisce in modo tutt\u2019altro che trascurabile alle emissioni climalteranti.<\/p>\n<p>A fronte di questi costi, chi guadagna? In Borsa i titoli dei principali produttori d\u2019armi statunitensi sono tutti saliti e i vertici delle maggiori aziende sono gi\u00e0 stati convocati alla Casa bianca per un impegno a quadruplicare la produzione militare. Ben prima del conflitto in Iran, Trump aveva richiesto un aumento del 50% del gi\u00e0 mostruoso bilancio del Pentagono: da mille a 1.500 miliardi, il maggiore incremento percentuale dal 1951. Nel contesto bellico e \u00abmilitarizzato\u00bb (anche comunicativamente) attuale sar\u00e0 molto pi\u00f9 probabile l\u2019approvazione della richiesta senza dibattito sulle priorit\u00e0 alternative, mettendo un\u2019ipoteca sul futuro: una volta fissato un nuovo livello di spesa si consolida negli anni ed \u00e8 estremamente difficile da ridurre.<br \/>\nMa le prospettive di pace (o anche solo di \u00abstabilizzazione\u00bb di una regione) non sono questione di quante bombe si hanno in magazzino. Piuttosto dipendono da scelte politiche, da interessi economici, di chi \u00abpaga il prezzo\u00bb (diretto o indiretto, economico o sociale). La carenza vera di questo periodo storico e politico non \u00e8 di munizioni: \u00e8 di saggezza, di rispetto del diritto, d<br \/>\n*(Francesco Vignarca &#8211; Coordinatore Campagne Rete Pace Disarmo)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 \u2013 Luca Kocci*: \u00abUCCIDERE I NEGOZIATORI \u00c8 TRADIMENTO INFAME\u00bb. L\u2019OMELIA DI ZUPPI DIVENTA UN ATTO D\u2019ACCUSA &#8211; CHIESA IL PRESIDENTE DELLA CEI NELLA GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO PER LA PACE PRONUNCIA UN &#8220;J\u2019ACCUSE&#8221; DURISSIMO CONTRO USA E ISRAELE, RESPONSABILI DELL&#8217;ATTACCO ALL\u2019IRAN.<\/strong><\/p>\n<p>\u00abUCCIDERE QUELLI CHE SONO GLI INTERLOCUTORI CON CUI SI DEVE O SI DOVR\u00c0 NEGOZIARE\u00bb \u00c8 \u00abTRADIMENTO INFAME DI QUALSIASI REGOLA DEL DIALOGO E DEL RISPETTO! COME SI PU\u00d2 CREDERE DOPO ALLA VOLONT\u00c0 DI CONFRONTO?\u00bb. IL CARDINALE PRESIDENTE DELLA CEI MATTEO ZUPPI, NELLA GIORNATA DI PREGHIERA E DIGIUNO PER LA PACE VOLUTA DAI VESCOVI ITALIANI, PRONUNCIA UN DURISSIMO ATTO DI ACCUSA CONTRO USA E ISRAELE \u2013 ANCHE SE MAI CITATI DIRETTAMENTE \u2013 RESPONSABILI DI AVER ATTACCATO L\u2019IRAN E UCCISO LA GUIDA SUPREMA AYATOLLAH ALI KHAMENEI NEL PRIMO GIORNO DEI BOMBARDAMENTI SU TEHERAN, LO SCORSO 28 FEBBRAIO.<\/p>\n<p>Il presidente della Cei riprende le parole pronunciate da papa Leone XIV a San Pietro durante l\u2019Angelus del primo marzo quando le bombe israeliane e statunitensi avevano appena iniziato a cadere sull\u2019Iran (\u00abfermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile\u00bb) e le rilancia, trasformandole in un invito ai cattolici alla preghiera ma anche in un severo j\u2019accuse ai coloro che usano la guerra per fare politica. \u00abUna spirale diviene un meccanismo di cause e di effetti che nessuno riesce a controllare anche se pu\u00f2 fare credere di esserne in grado\u00bb, ha detto Zuppi nell\u2019omelia dei Vespri celebrati ieri sera nella Collegiata di San Biagio di Cento (Ferrara). \u00ab\u00c8 sempre una sconfitta quando la logica della forza pretende di sostituirsi alla paziente arte della diplomazia\u00bb, che \u00ab\u00e8 tutt\u2019altro che prendere tempo, dilazionare, non risolvere i problemi. Non \u00e8 illusione, anzi \u00e8 lucida comprensione che, se ascoltata, pu\u00f2 permettere di fermare la terribile illusione della forza\u00bb.<\/p>\n<p>Sono migliaia le parrocchie e le comunit\u00e0 cattoliche italiane che ieri hanno aderito alla Giornata di preghiera e digiuno per la pace promossa dalla Cei organizzando veglie, Via Crucis e altre iniziative, ricordando anche padre Pierre al-Rahi, parroco di Qlayaa, nel Sud del Libano, ucciso lo scorso 9 marzo in un bombardamento israeliano mentre soccorreva un parrocchiano ferito in un precedente raid. A guidare i momenti di preghiera anche molti cardinali e vescovi, come appunto Zuppi che ha presieduto i Vespri a Cento.<\/p>\n<p>\u00abSenza trattativa si produrranno soltanto una serie infinita di guerre con la spietata logica di abbattere il nemico. Ma chi \u00e8 nemico? Chi lo definisce tale? Migliaia di persone sono state eliminate, civili che non hanno niente a che vedere con il conflitto, certamente diventati a loro insaputa e senza nessuna responsabilit\u00e0 un obiettivo, qualcuno li definisce spietatamente \u201cobiettivi spazzatura\u201d\u00bb, ma non \u00abpossiamo accettare che le persone siano danni collaterali\u00bb, ha aggiunto il presidente della Cei. La guerra \u00e8 \u00abomicidio, suicidio e deicidio\u00bb, \u00abla guerra \u00e8 inutile, \u00e8 sempre una sconfitta per tutti, anche chi vince \u00e8 uno sconfitto. Chi pu\u00f2 credere di vincere o distruggere completamente l\u2019altro? Solo un accordo potr\u00e0 mettere la situazione in equilibrio. Chi pensa che la guerra sia un ordine non conosce la storia e ha perso la memoria. Cosa resta dopo una guerra? La distruzione, danni ambientali, odi, povert\u00e0 che preparano quella successiva\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019appello finale di Zuppi \u00e8 alle religioni perch\u00e9 si impegnino per la pace. Ma anche e soprattutto alla politica perch\u00e9 metta da parte \u00abnazionalismi\u00bb e \u00abtribalismi\u00bb che spingono alla \u00abframmentazione\u00bb e al \u00abdisprezzo verso le istituzioni internazionali\u00bb e invece sappia costruire quei \u00abmeccanismi capaci di garantire una interdipendenza che sfugga alla terribile e distruttiva logica della forza\u00bb.<br \/>\n*(Luca Kocci insegna Italiano e Storia nelle scuole superiori a Roma, scrive su il manifesto e Adista, ha pubblicato articoli su Dimensioni)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>O4 &#8211; Daniela Finamore*: LA CRISI DI HORMUZ RAFFORZA GLI STATI UNITI E LASCIA L\u2019EUROPA ANCORA PI\u00d9 ESPOSTA ALLA VOLATILIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>LA CRISI NEL GOLFO PERSICO NON RIGUARDA SOLO IL MEDIO ORIENTE E RIVELA LA FRAGILIT\u00c0 DELLA STRATEGIA ENERGETICA EUROPEA DEGLI ULTIMI ANNI. DOPO MOSCA LA DIPENDENZA -ANCHE ITALIANA- NON \u00c8 FINITA MA HA SOLO CAMBIATO DIREZIONE. PER GLI ESPORTATORI DI GAS NATURALE LIQUEFATTO STATUNITENSI \u00c8 UNA MANNA: SE LE TENDENZE ATTUALI CONTINUERANNO ENTRO IL 2030 GLI USA POTREBBERO ARRIVARE A FORNIRE TRA IL 75 E L\u201980% DEL GNL IMPORTATO DALL\u2019EUROPA. L\u2019ANALISI DI DANIELA FINAMORE DI RECOMMON<\/p>\n<p>Il blocco dello Stretto di Hormuz, causato dall\u2019escalation militare seguita agli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l\u2019Iran, sta mandando in pezzi la sicurezza energetica europea. Da l\u00ec, infatti, passa circa un quinto del commercio globale di gas naturale liquefatto (Gnl) e una quota significativa del Gnl che arriva nei terminal europei, soprattutto dal Qatar, attraversa proprio il passaggio marittimo tra Iran e Oman. Non \u00e8 un dettaglio marginale neppure per l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Nel 2022, dopo l\u2019invasione russa dell\u2019Ucraina, l\u2019allora ministro degli Esteri Luigi Di Maio si rec\u00f2 in Qatar insieme all\u2019amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi per negoziare nuovi accordi di fornitura di Gnl destinati a garantire la \u201csicurezza energetica\u201d del Paese. Oggi il Qatar resta uno dei pilastri di questo sistema: nel 2025 il Gnl ha coperto circa un terzo dei consumi italiani di gas e circa il 24% del Gnl importato in Italia proviene dal Qatar. Non a caso la compagnia statale QatarEnergy ha appena dichiarato la \u201cforce majeure\u201d su alcune forniture di Gnl dopo attacchi alle infrastrutture energetiche del Paese, una clausola che consente di sospenderle temporaneamente e riguarda anche i contratti di lungo periodo con compagnie europee, tra cui appunto Eni.<\/p>\n<p>Secondo una recente analisi dell\u2019Institute for energy economics and financial analysis (Ieefa), una chiusura dello Stretto potrebbe mettere a rischio circa il 10% delle importazioni europee di gas naturale liquefatto. I mercati del gas reagiscono in tempo reale a queste dinamiche. Negli ultimi giorni i prezzi del gas europeo sono schizzati alle stelle, riaccendendo i timori di una nuova fase di volatilit\u00e0 energetica. Per Paesi fortemente dipendenti dalle importazioni come l\u2019Italia questo potrebbe avere risvolti molto concreti: instabilit\u00e0 dei prezzi, con costi pi\u00f9 alti per imprese e famiglie e il rischio che le bollette tornino a salire.<\/p>\n<p>La crisi nel Golfo Persico non riguarda solo il Medio Oriente. Rivela qualcosa di pi\u00f9 profondo: la fragilit\u00e0 della strategia energetica europea degli ultimi anni.<br \/>\nNon \u00e8 la prima volta che accade. Gi\u00e0 con la guerra in Ucraina e se n\u2019erano visti gli effetti sul mercato energetico europeo. Dopo il 2022 l\u2019Europa ha costruito nuovi terminal di rigassificazione e ha aumentato massicciamente le importazioni di gas naturale liquefatto. Questa strategia ha permesso all\u2019Europa di superare lo shock energetico iniziale e di diversificare le forniture, ma ha anche prodotto una nuova realt\u00e0: la dipendenza energetica non \u00e8 scomparsa, si \u00e8 semplicemente spostata. E qui entrano di nuovo in ballo gli Stati Uniti che oggi sono diventati il principale fornitore di Gnl dell\u2019Unione europea. Nel secondo trimestre del 2025 hanno coperto circa il 27% di tutte le importazioni di gas europee e circa il 58% del gas liquefatto importato dal continente. Secondo diverse analisi se le tendenze attuali continueranno entro il 2030 gli Stati Uniti potrebbero arrivare a fornire tra il 75 e l\u201980% del Gnl importato dall\u2019Europa.<\/p>\n<p>In altre parole: la dipendenza energetica europea non \u00e8 finita. Ha cambiato direzione. Il gas liquefatto viene spesso presentato come una soluzione che garantisce sicurezza e flessibilit\u00e0, ma in realt\u00e0 lega l\u2019Europa a un mercato globale molto pi\u00f9 volatile.<\/p>\n<p>A differenza dei gasdotti, infatti, il Gnl \u00e8 una commodity globale: le navi metaniere vanno dove il prezzo \u00e8 pi\u00f9 alto. In caso di tensioni internazionali Europa e Asia competono per gli stessi carichi. Il risultato \u00e8 un sistema energetico in cui i prezzi possono cambiare drasticamente nel giro di pochi giorni.<\/p>\n<p>Come osserva Seb Kennedy in un\u2019analisi pubblicata da Energy Flux, \u201cquesta guerra \u00e8 una manna per gli esportatori di Gnl statunitensi e una catastrofe per tutti gli altri\u201d. Ogni shock geopolitico nel mercato globale del gas tende oggi a rafforzare la posizione degli Stati Uniti come fornitore dominante. Pi\u00f9 aumenta l\u2019incertezza su altri produttori o su alcune rotte marittime, pi\u00f9 il Gnl americano diventa centrale per l\u2019equilibrio del sistema.<\/p>\n<p>Questo rafforza il peso geopolitico degli Stati Uniti nel sistema energetico globale. Per l\u2019Europa, invece, significa entrare in un sistema molto pi\u00f9 instabile, esposto alle crisi geopolitiche, alla competizione con l\u2019Asia per gli stessi carichi di Gnl e alla volatilit\u00e0 dei mercati.<\/p>\n<p>L\u2019Italia \u00e8 pienamente inserita in questa nuova geografia energetica. Non \u00e8 una coincidenza che nelle ore successive all\u2019attacco statunitense contro l\u2019Iran il governo italiano abbia convocato immediatamente Eni e Snam per valutare possibili contromisure e monitorare l\u2019impatto sul sistema energetico nazionale. Su queste contromisure, tuttavia, si sa molto poco: nessun dettaglio \u00e8 stato reso pubblico su quali scenari siano stati discussi e su quali strumenti il governo intenda utilizzare. Eni ha firmato nel 2025 un contratto ventennale con la societ\u00e0 statunitense Venture Global per l\u2019acquisto di circa due milioni di tonnellate di Gnl all\u2019anno. Snam gestisce gran parte delle infrastrutture di trasporto e rigassificazione che permettono l\u2019arrivo di questi carichi nel Paese. Dietro c\u2019\u00e8 anche la finanza italiana: Intesa Sanpaolo \u00e8 tra le principali banche europee coinvolte nel finanziamento di nuovi progetti Gnl negli Stati Uniti, con miliardi di dollari destinati negli ultimi anni allo sviluppo di nuovi terminal.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che una parte crescente del sistema energetico europeo, e italiano, \u00e8 ormai legata all\u2019espansione del gas liquefatto statunitense. La narrativa della \u201cliberazione dal gas russo\u201d ha quindi nascosto un paradosso: l\u2019Europa ha sostituito la dipendenza dai gasdotti russi con una dipendenza da un mercato globale molto pi\u00f9 instabile in cui rotte marittime, conflitti regionali e competizione tra continenti possono ridisegnare gli equilibri nel giro di poche settimane.<\/p>\n<p>I \u201cvincitori\u201d di questa partita sono le grandi compagnie fossili che continuano a beneficiare dell\u2019instabilit\u00e0 geopolitica. Le crisi energetiche, come si \u00e8 visto gi\u00e0 nel 2022, si traducono spesso in profitti straordinari per i produttori di petrolio e gas. Un paradosso che rende ancora pi\u00f9 evidente il nodo politico della questione energetica europea.<br \/>\n*(Fonte: Altreconomia &#8211; Daniela Finamore \u2013 giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; Shendi Veli*: GET UP! STAND UP! RIDERE PER NON SOCCOMBERE &#8211; STAND UP COMEDY DAI PALCHI ALLA RETE ESPLODE IN ITALIA, TRA SHOW E CRITICA SOCIALE: DIALOGO CON CINQUE ARTISTE<\/strong><\/p>\n<p>Per aver osato ironizzare sui drammi dell\u2019Iran contemporaneo la comica iraniana Zeinab Mousavi \u00e8 stata pi\u00f9 volte incarcerata e tenuta anche in regime di isolamento.<\/p>\n<p>Trovare il modo di ridere in un regime liberticida \u00e8 un esercizio ardito. Eppure la satira, come forma di catarsi pubblica e personale resta una costante delle societ\u00e0 umane: un filo su cui far inciampare le convenzioni, svelare le contraddizioni e smascherare i poteri. Un filo che collega la polis ateniese all\u2019impero dei meme.<\/p>\n<p>E se da un lato la risata \u00e8 un\u2019espressione inestinguibile della libert\u00e0 umana dall\u2019altro si potrebbe obiettare che oggi si ride fin troppo. La critica culturale statunitense Lauren Michele Jackson in un articolo sul \u00abNew York Times\u00bb, The end of seriousness, mette in guardia dalla tendenza odierna a ironizzare su qualsiasi fatto, anche i pi\u00f9 gravi e terribili. When did everything\u2014everything\u2014become ha ha? What kind of laugh is this? Si domanda Jackson, che teme un effetto sedativo di questa rincorsa al distacco cinico, il tic della battuta a ogni costo.<\/p>\n<p>In questo zona grigia tra la risata che sfida il potere e quella che lo lascia agire indisturbato si colloca l\u2019espansione selvaggia, in Italia ma anche nel resto del mondo, di un certo codice comico: la stand up. La genesi \u00e8 senza dubbio anglosassone, il setting minimalista, palco e microfono. Il clima \u00e8 di spietatezza totale, in particolare verso di s\u00e9.<\/p>\n<p>\u00abIl covid \u00e8 stato un po\u2019 lo spartiacque, con i locali e teatri chiusi i video dei monologhi hanno iniziato a girare online. Le persone erano rinchiuse e col bisogno di sdrammatizzare. Cos\u00ec si \u00e8 creato un pubblico e i locali poi hanno iniziato a puntare sulla stand up\u00bb \u00e8 la ricostruzione di Francesca Esposito, insegnante e stand up comedian. Vive a Roma ma \u00e8 di Napoli dove sar\u00e0 al teatro Teder, il prossimo 21 marzo con uno spettacolo dal titolo Pensavo meglio.<\/p>\n<p>\u00abLa stand up nasce in Italia come spazio di ribellione rispetto alle battute mainstream, ai tormentoni, a quella comicit\u00e0 che era soprattutto per famiglie, che non ti consentiva di operare una critica satirica efficace\u00bb racconta Chiara Becchimanzi, attrice e autrice comica, dall\u201911 marzo in tour con il nuovo spettacolo Eroina. E se Penelope non avesse aspettato. \u00abDalla prima ondata con Raimondo, De Carlo, Fabbri e altri, che sono stati un po\u2019 i pionieri, e soprattutto Velia Lalli, la santa patrona, all\u2019epoca una delle pochissime donne nel genere. Oggi per fortuna sono tante\u00bb.<\/p>\n<p>E proprio da una comicit\u00e0 televisiva, quella di Checco Zalone a Sanremo, viene la spinta a provare la strada dello stand up per Simonetta Musitano, artista attualmente in tour con lo spettacolo Cerco solo divertimento. \u00abFacevo gi\u00e0 teatro da anni, e avevo fatto anche la drag per un certo periodo, mi ricordo che quando ascoltai in tv questo monologo trito e ritrito sull\u2019uomo che si innamora di una brasiliana salvo poi scoprire che \u00e8 una donna trans provai un fastidio enorme. Li ho sentito l\u2019esigenza di scrivere in una chiave ironica qualcosa di pi\u00f9 autentico e attuale, a partire dall\u2019esperienza di una donna trans. Credo che alla base del processo creativo della stand up ci sia sempre un\u2019urgenza personale\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abLa stand up \u00e8 un genere letterario degenerato, nel senso migliore. Ha qualcosa del saggio, qualcosa del monologo teatrale, qualcosa della confessione e qualcosa della rissa\u00bb spiega Giada Biaggi, stand up comedian e autrice. \u00abCi sono arrivata dalla scrittura. Non mi bastava pi\u00f9 scrivere bene, volevo anche prendermi la responsabilit\u00e0 del corpo che dice quelle cose\u00bb.<\/p>\n<p>E il corpo, eretto, esposto al pubblico senza nascondigli, \u00e8 un mezzo fondamentale del genere che trova proprio negli spettacoli live il suo format privilegiato. Ma c\u2019\u00e8 un altro spazio dove il genere imperversa: la rete. La diffusione di video di stand up nei feed di instagram e tik tok e pressoch\u00e9 incontrollata e i nomi pi\u00f9 celebri a livello globale raccolgono milioni di seguaci, al pari delle grandi pop star. \u00abSiamo costrette a fare i social, altrimenti si smette di esistere, \u00e8 un secondo lavoro che chi fa stand up deve affiancare\u00bb spiega Frad, comedian, fumettista e tatuatrice presto in giro per l\u2019Italia con lo spettacolo Giuro che non sono cambiata.<\/p>\n<p>\u00abSui reel di instagram ci autocensuriamo, un po\u2019 per evitare shitstorm un po\u2019 per evitare querele. A teatro o nei locali invece si dice di tutto. Si parla di politica, di guerra, di Trump, di Epstein\u00bb racconta Francesca Esposito. Nulla di paragonabile alla teocrazia iraniana ma persino nella mansueta penisola il mestiere del comico pu\u00f2 causare problemi. Lo sa bene lo stand up comedian Daniele Fabbri querelato dal presidente del consiglio Meloni per averlo definito \u00abpuzzona\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abDetesto l\u2019uso del termine politicamente corretto, per me \u00e8 come il gender, un\u2019invenzione della destra che non tollera che oggi le minoranze oppresse prendano parola\u00bb afferma Frad sullo scontro politico che oggi si scatena anche e soprattutto intorno ai confini dell\u2019ironia. E aggiunge: \u00abPersonalmente provo ad attaccare laddove c\u2019\u00e8 un\u2019oppressione che vivo in prima persona e a deridere i miei stessi pregiudizi quando si tratta di qualcosa che non vivo sulla mia pelle\u00bb. Mentre per Chiara Becchimanzi funziona diversamente : \u00abVedo lo spettacolo come un\u2019autocoscienza mia, perch\u00e9 provo a demolire gli stereotipi che subisco e che faccio subire agli altri. E un p\u00f2 un\u2019autocoscienza del pubblico che ride, certo, ma si ritrova a ridere anche quando non \u00e8 d\u2019accordo. Ridi, per\u00f2 poi ci ripensi. Trovo che in quel ripensarci ci sia un\u2019analogia con qualsiasi forma di pensiero critico\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abParadossalmente a me \u00e8 capitato di scandalizzare di pi\u00f9 parlando del Papa che non di transizione\u00bb racconta Musitano \u00abPer\u00f2 mi rendo conto che la stand up ha ancora un potenziale disturbante perch\u00e9 ad esempio si fa fatica a integrarla nei formati televisivi. Anche quando ti chiamano a farla in tv c\u2019\u00e8 sempre un tentativo di edulcorare, paradossalmente \u00e8 un buon segno, vuol dire che funziona\u00bb.<\/p>\n<p>\u00abIo trovo che dalle donne la cosa che non \u00e8 ancora accettata \u00e8 la volgarit\u00e0. Ed \u00e8 abbastanza fastidioso\u00bb sostiene Francesca Esposito. Mentre Frad trova che uno dei temi pi\u00f9 difficili da far passare \u00e8 la messa in discussione della monogamia: \u00abAnche la radicalit\u00e0 politica fa sempre irrigidire un po\u2019 la platea\u00bb.<br \/>\nSi, la comicit\u00e0 corrosiva, soprattutto quando coinvolge il genere, spariglia ancora le carte del discorso pubblico. Giada Biaggi lo descrive bene. \u00abSiamo in una fase molto interessante e anche molto nervosa: formalmente il monopolio dello sguardo maschile si \u00e8 incrinato, ma psicologicamente non \u00e8 affatto superato. Cio\u00e8: molte donne oggi salgono sul palco, scrivono, nominano il desiderio, la rabbia, il disgusto, l\u2019ambizione, e soprattutto ridono degli uomini non come eccezione pittoresca ma come soggetti comici legittimi. Questa cosa, per una parte del pubblico, \u00e8 ancora perturbante\u00bb.<br \/>\n\u00abFinch\u00e9 la donna rideva, andava bene; quando ha cominciato a decidere di cosa si ride e di chi, l\u00ec \u00e8 emerso il problema. Perch\u00e9 la comicit\u00e0 \u00e8 potere simbolico: chi definisce il ridicolo definisce anche la gerarchia. Diciamo che il patriarcato ama molto la satira, finch\u00e9 non riguarda lui\u00bb.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Shendi Veli &#8211; Nata a Tirana, cresciuta a Roma. Ha girovagato in cerca di fortuna tra Londra, Parigi e Berlino. Lavora alla progettazione del manifesto digitale e ogni tanto scrive cose.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; I Luciana Borsatti *: IL MIRACOLO DI TRUMP: SOSTITUIRE KHAMENEI CON UN ALTRO KHAMENEI &#8211; C\u2019\u00c8 UNA BATTUTA AMARA CHE GIRA SUI SOCIAL: GLI USA CI HANNO MESSO 20 ANNI PER FAR TORNARE AL POTERE I TALEBANI, E UNA SETTIMANA PER SOSTITUIRE KHAMENEI CON KHAMENEI.<\/strong><br \/>\nUNA BATTUTA CHE RIASSUME LA TRAGEDIA DELL\u2019AFGHANISTAN E QUELLA DELL\u2019IRAN DI OGGI, DOVE MOLTI SPERAVANO CHE UNA PUR TRAGICA GUERRA DI USA E ISRAELE CONTRO IL PROPRIO PAESE LI AVREBBE IN POCO TEMPO LIBERATI DELLA REPUBBLICA ISLAMICA.<\/p>\n<p>IL POPOLO IRANIANO LOTTA PER IL SUO FUTURO OLTRE LA GUERRA E IL REGIME<br \/>\nE invece ormai, all\u2019undicesimo giorno di guerra, le vittime civili sono state quantificate dall\u2019agenzia Hrana in 1245 \u2013inclusi 194 minori, fra cui le bambine uccise nell\u2019attacco che ha distrutto una scuola elementare a Minab, nel sud del paese \u2013 e a cui si aggiungono altri 327 morti che potrebbero essere sia civili che miliari: un numero che ormai supera il bilancio finale del conflitto dei Dodici giorni dello scorso giugno ma destinato a crescere. Mentre la guerra aperta da Washington e Tel Aviv, in piena violazione del diritto internazionale, ha s\u00ec ucciso Ali Khamenei, seconda Guida suprema dopo l\u2019Ayatollah Khomeini, ma ha anche spinto l\u2019Assemblea degli esperti ad eleggere il figlio Mojtaba: un esponente del fronte pi\u00f9 oltranzista, vicino alle Guardie della rivoluzione, fautore della linea dura contro i dissidenti interni e ostile a ogni possibilit\u00e0 di negoziato con la Casa Bianca, almeno finch\u00e9 la prosecuzione della guerra non permetter\u00e0 alla Repubblica Islamica \u2013 per gli auspicati effetti di logoramento della controparte statunitense &#8211; di trattare da una posizione di maggiore forza. Con la sua elezione annunciata la sera dell\u20198 marzo, dunque, si pu\u00f2 dire che i pasdaran abbiamo preso il totale e definitivo controllo del paese. Pessima notizia per chi sperava in un prossimo cessate il fuoco, dunque, come per tutti gli oppositori e anche per l\u2019ala pi\u00f9 dialogante della dirigenza politica.<\/p>\n<p>La scelta dell\u2019Assemblea degli Esperti \u00e8 chiaramente una decisione presa in stato di emergenza di guerra, ma l\u2019esito non era forse cos\u00ec scontato. Anche la parte moderata e riformista aveva i suoi candidati: si sono fatti i nomi di Hassan Khomeini, il nipote del fondatore della Repubblica Islamica, o dell\u2019ex presidente Hassan Rouhani, il convinto fautore di quell\u2019accordo sul nucleare del 2015 tradito dalla prima amministrazione Trump tre anni dopo. Forse avrebbe potuto essere eletto anche l\u2019ayatollah Alireza Arafi, scelto tra i membri del Consiglio dei guardiani come terzo componente di quel consiglio di transizione previsto dalla Costituzione della Repubblica Islamica proprio per traghettare il Paese nell\u2019interregno. A farne parte c\u2019erano anche il capo della magistratura Gholam-Hossein Mohseni-Ejei e il presidente riformista Masoud Pezeshkian. Del resto, secondo alcune voci anche Khamenei senior non avrebbe guardato con favore all\u2019elezione del secondogenito, che di fatto avrebbe sancito una successione dinastica proprio in una Repubblica nata dalla rivoluzione contro la monarchia.<\/p>\n<p>Il processo che ha condotto all\u2019elezione di Mojtaba Khamenei \u2013 per la quale era comunque richiesta una maggioranza di almeno due terzi \u2013 non risulta essersi svolto in modo del tutto chiaro. Per evitare di essere presa di mira da un nuovo attacco, l\u2019Assemblea non si sarebbe riunita in sessione plenaria e almeno una parte dei voti \u00e8 stata espressa su delega o da remoto, dopo un dibattito interno sicuramente combattuto.<\/p>\n<p>In ogni caso, il risultato \u00e8 stato un vero schiaffo in faccia per il presidente Trump, che nei giorni scorsi non solo si era espresso contro l\u2019ipotesi di Mojtaba (un peso piuma, l\u2019aveva definito), ma aveva anche chiaramente detto di volere voce in capitolo nella scelta del nuovo leader. In questo dimostrando non solo una profonda ignoranza degli assetti istituzionali della Repubblica Islamica e della compattezza che i suoi vertici avrebbero potuto ancora mostrare, ma anche e soprattutto una completa indifferenza alle aspirazioni di democrazia di quel popolo di manifestanti che, in quelle giornate di gennaio finite tanto tragicamente nel sangue di migliaia di vittime della repressione, lui stesso aveva incoraggiato a continuare nella protesta, assicurando perfino che sarebbe venuto in loro aiuto.<\/p>\n<p>Insomma, sembra ormai acclarato che lo scopo della guerra per Trump non \u00e8 quello di portare la democrazia quanto piuttosto, con ogni probabilit\u00e0, di controllare il governo e le risorse economiche di un paese per lui non molto dissimile dal Venezuela. E lo dimostra anche l\u2019ultima delle sue ondivaghe e contraddittorie dichiarazioni, affastellatasi scompostamente negli ultimi giorni: &#8220;Penso che la guerra sia praticamente completa&#8221;, ha detto parlando con la CBS &#8211; &#8220;[L&#8217;Iran] non ha una marina, n\u00e9 comunicazioni, n\u00e9 aeronautica. I suoi missili sono ridotti a una manciata di unit\u00e0. I suoi droni vengono fatti saltare in aria ovunque, compresa la loro produzione.&#8221; E l&#8217;esercito americano, ha aggiunto, ha colpito pi\u00f9 di 3.000 obiettivi nella prima settimana di operazioni.<\/p>\n<p>Diversi invece resterebbero gli obiettivi di Benjamin Netanyahu, che come noto persegue invece l\u2019obiettivo di indebolire l\u2019Iran e di ridurne a zero la potenziale capacit\u00e0 offensiva &#8211; anche a costo di creare le condizioni perch\u00e9 rimanga dilaniato da una guerra civile, alimentata da gruppi di opposizione armati e da frange militanti del separatismo etnico. E che nel frattempo \u00e8 impegnato nella recente riapertura del fronte libanese con Hezbollah, dove si contano altre centinaia di morti: uno dei tanti tasselli del nuovo ordine medio-orientale che Israele punta a riconfigurare e dominare.<\/p>\n<p>Mojtaba Jr, l\u2019uomo che ha costruito il suo potere nell\u2019ombra<br \/>\nMojtaba Khamenei, 56 anni, \u00e8 nato l\u20198 settembre 1969 a Mashad, secondo di sei fratelli. Oltre al padre, ha perso in uno dei primi attacchi israelo-statunitensi anche la madre, la moglie, un figlio e altri familiari, pagando un alto prezzo anche personale in questa seconda guerra contro il suo paese. Lui stesso sarebbe rimasto ferito e non \u00e8 ancora apparso in pubblico \u2013 al momento in cui scriviamo &#8211; per il primo discorso dopo l\u2019elezione.<\/p>\n<p>Da giovane, prima di trasferirsi a Qom per gli studi religiosi, ha partecipato alla guerra contro l\u2019Iraq, mettendo probabilmente cos\u00ec le basi dei suoi solidi legami con i Guardiani della rivoluzione: i quali, come noto, devono proprio a quegli otto anni di conflitto dopo l\u2019invasione di Saddam Hussein, nel 1980, il consolidamento della propria potenza militare, ma anche il primo nucleo di quel potere in economico e industriale che hanno consolidato nei decenni successivi.<\/p>\n<p>L\u2019influenza di Mojtaba Khamenei deriva anche dall\u2019aver direttamente partecipato, quando era in carica il padre, alla gestione dell\u2019ufficio della Guida suprema, ufficio che sovrintende anche a quella vasta rete di fondazioni e istituzioni economiche, che si stima controllino capitali per circa 200 miliardi di dollari. Lui stesso ha un proprio impero economico, con beni accumulati tra Emirati, banche svizzere e immobili a Londra. Nel contempo ha svolto nell\u2019ombra un decisivo ruolo politico, consolidando contatti con istituzioni politiche e di sicurezza, e prendendo posizioni contrarie ai riformisti. Ma la maggior parte degli iraniani non ha mai sentito la sua voce e le sue apparizioni pubbliche sono state finora molto rare, in occasione di cerimonie importanti come quelle per l\u2019anniversario della Rivoluzione dell\u201911 febbraio.<\/p>\n<p>Gli scenari, dal giro di vite interno alla guerra di resistenza a oltranza<br \/>\nMa ora, quali scenari si aprono sul piano interno, e quali in rapporto alla guerra aperta da Trump e Netanyahu in piena violazione del diritto internazionale?<\/p>\n<p>&#8220;Il mondo sentir\u00e0 la mancanza dell&#8217;epoca di suo padre&#8221;, ha dichiarato alla Reuters un funzionario regionale vicino a Teheran. &#8220;Mojtaba non avr\u00e0 altra scelta che mostrare il pugno di ferro&#8230; anche se la guerra finisse, ci sarebbe una dura repressione interna&#8221;. Insomma, giorni difficili attendono gli iraniani sotto la guida di Mojtaba, con controlli e pressioni pi\u00f9 forti insieme a un atteggiamento pi\u00f9 aggressivo e ostile all&#8217;estero: se il padre era un conservatore intransigente, ma capace di mediare tra i diversi orientamenti politici interni al sistema &#8211; tanto da aver dato il via libera ai negoziati per l\u2019accordo del 2015 &#8211; Mojtaba non sarebbe insomma un uomo pronto agli accordi, tantomeno con Trump.<\/p>\n<p>Sempre che possa svolgere il suo incarico a lungo: Israele ha chiarito che ogni successore di Ali Khamenei rischia di fare la stessa fine, mentre Trump, ingoiato il rospo della sua elezione, ha chiarito che gli iraniani hanno \u201ccommesso un grave errore\u201d. \u201cNon so se durer\u00e0&#8221;, ha aggiunto parlando con la NBC. E ribadendo nelle ultime ore che ha altre persone in mente per quel ruolo. In questo forse accreditando certe tesi complottiste, secondo cui la scelta di Mojtaba, ora nel mirino come il padre, potrebbe avere prevalso in vista dell\u2019apertura di altre strade, magari per pi\u00f9 pragmatiche figure.<\/p>\n<p>Per ora tuttavia l\u2019elezione di Mojtaba \u2013 salutata da raduni di massa nelle strade e dal dichiarato sostegno al nuovo leader da parte delle maggiori cariche istituzionali &#8211; sembra indicare il progetto della leadership oltranzista di continuare nella guerra ma da una posizione di forza, dimostrando che la Repubblica Islamica \u00e8 ancora viva e in grado di proseguire nella strategia perseguita finora: quella cio\u00e8 di coinvolgere l\u2019intera regione, in quanto disseminata di basi USA, in modo da compromettere la stabilit\u00e0 dei mercati energetici e costringere le controparti a venire a patti con una Teheran in posizione di forza \u2013 seppur mettendo ad alto rischio le delicate relazioni con le vicine monarchie arabe del Golfo.<br \/>\n*(Luciana Borsatti &#8211; \u00c8 una giornalista italiana. Ha lavorato dal 1990 al 2018 all&#8217;Agenzia Ansa, dove \u00e8 stata anche corrispondente dal Cairo e da Teheran)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Riccardo Chiari*: SCIOPERI, TROPPE RESTRIZIONI. CONDANNA EUROPEA ALL\u2019ITALIA &#8211; LA SENTENZA VITTORIA PER L&#8217;USB: LA LEGGE 146\/90 VIOLA LA CARTA SOCIALE EUROPEA. ORA L&#8217;ITALIA DOVR\u00c0 CORREGGERE LA NORMATIVA<\/strong><\/p>\n<p>Sono troppe le limitazioni imposte dall\u2019Italia al diritto di sciopero nei servizi pubblici ritenuti essenziali. Restrizioni cos\u00ec pesanti da portare il Comitato europeo dei diritti sociali ad accogliere un ricorso presentato dall\u2019Unione sindacale di base, ravvisando una violazione della Carta sociale europea, trattato internazionale del Consiglio d\u2019Europa ratificato anche dallo Stato italiano. \u201cPur non avendo efficacia diretta nel nostro ordinamento \u2013 puntualizza l\u2019avvocato Danilo Conte, che ha redatto il ricorso insieme al collega Marco Tufo \u2013 la decisione obbliga il legislatore a porre rimedio a queste limitazioni di un diritto costituzionalmente garantito come quello di sciopero. Nel caso il legislatore non lo facesse, sulla base di questa decisione del Ceds potranno essere i giudici italiani a intervenire in materia\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 la prima volta che il Comitato europeo dei diritti sociali interviene dopo un ricorso sindacale. Era avvenuto accogliendo il reclamo presentato dalla Cgil contro il Jobs Act, riconoscendo anche in quel caso la violazione della Carta sociale europea, perch\u00e9 la normativa italiana non garantiva un indennizzo congruo o la reintegra in caso di licenziamento illegittimo, limitando troppo la discrezionalit\u00e0 dei giudici e il risarcimento del lavoratore. La decisione del Ceds port\u00f2 diversi giudici del lavoro a sottoporre la questione di fronte alla Consulta, che gi\u00e0 aveva parzialmente stigmatizzato l\u2019automatismo dei risarcimenti, ed \u00e8 poi intervenuta ancora cancellando di fatto una parte dell\u2019impianto del Jobs Act.<\/p>\n<p>\u201cIn questo caso \u2013 spiega l\u2019avvocato Conte \u2013 noi abbiamo denunciato la violazione da parte dello Stato italiano dell\u2019articolo 6 della Carta sociale europea, quello relativo al diritto di sciopero. In particolare, l\u2019Usb ha contestato la compatibilit\u00e0 con i principi sanciti dalla Carta della legge 146\/90 che regolamenta il diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali\u201d.<\/p>\n<p>Sul punto il Ceds ha stabilito che una prima violazione \u00e8 legata alla eccessiva genericit\u00e0 e ampiezza della nozione di servizi pubblici essenziali. \u201cSecondo il Comitato la normativa italiana ha inglobato in questo ambito anche settori che non possono essere ritenuti tali, restringendo cos\u00ec il diritto di sciopero dei lavoratori. Ad esempio, una cosa \u00e8 il diritto dei cittadini a muoversi, per cui nei trasporti pubblici ci sono delle limitazioni allo sciopero con \u2018finestre\u2019 in cui i mezzi circolano. Ben altro caso invece \u00e8 il trasporto delle merci, quelle non deperibili. Ora \u00e8 stato sostenuto dalla Commissione di garanzia che anche il trasporto delle armi rientri fra i settori da tutelare\u201d.<\/p>\n<p>La seconda violazione \u00e8 stata rilevata dal Ceds nell\u2019obbligo che la legge 146\/90 impone di comunicare preventivamente la durata dello sciopero, e la terza nel divieto di indirlo in determinati periodi dell\u2019anno o in vicinanza di altre agitazioni, perch\u00e9 il Comitato ritiene che questo restringa eccessivamente l\u2019esercizio del diritto di sciopero in ambiti non riconducibili a servizi realmente essenziali.<\/p>\n<p>Soddisfatto il sindacato di base: \u201cCon questa decisione vengono demoliti tre pilastri della legge 146 \u2013 osserva l\u2019Usb \u2013 che hanno fortemente indebolito il diritto di sciopero negli ultimi trentacinque anni. Viene di fatto censurato anche l\u2019operato della Commissione di garanzia che, sostituendosi al Parlamento, ha inasprito ulteriormente le restrizioni, e persegue tuttora l\u2019obiettivo di allargare oltre misura la sua sfera di applicazione, anche a settori lavorativi finora rimasti esclusi\u201d.<\/p>\n<p>Sul punto, basta ricordare i provvedimenti sugli scioperi generali del sindacalismo confederale o di quello di base contro il governo, e il blocco del gigantesco sciopero a sostegno della martoriata popolazione della Striscia di Gaza e della Sumud Flotilla. Ora per\u00f2 anche la Commissione di garanzia, che \u00e8 arrivata a bloccare uno sciopero locale per la concomitanza con la Fiera del cioccolato di Perugia, dovr\u00e0 tenere conto della decisione del Ceds. E questo malgrado le pressioni del governo Meloni per ridurre ancor di pi\u00f9 il diritto di sciopero.<\/p>\n<p>\u201cCi attiveremo subito in commissione lavoro \u2013 anticipa il deputato dem Arturo Scotto \u2013 per chiedere un ciclo di audizioni e andare incontro al giudizio dell\u2019Europa. \u00c8 evidente che l\u2019Italia dovr\u00e0 adeguare la sua legislazione in materia seguendo i principi individuati dalla sentenza\u201d. \u201c\u00c8 paradossale che, proprio mentre dall\u2019Europa arriva questa bocciatura \u2013 commenta da parte sua il M5s \u2013 il governo continui ad ipotizzare ulteriori limitazioni. L\u2019esecutivo prenda atto del pronunciamento europeo e si adegui rapidamente, restituendo piena dignit\u00e0 al diritto\u201d. Dal governo silenzio di tomba, del resto alle richieste di incontro dall\u2019Usb risponde solo via pec.<br \/>\n*(Laureato in scienze politiche \u00e8 giornalista professionista dal 1995 e redattore de Il Manifesto per il quale ha curato la pagina toscana dal 1998 al 2012.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Andrea Fabozzi*: TRUMPISTA PRIMA DI TUTTO &#8211; LA MILITE IGNARA IL VOTO PER LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE \u00c8 DIVENTATO UN TEST QUASI DEFINITIVO <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53556\" title=\"n\u00b012 &#8211; 14\/03\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI\">[&#8230;]<\/a><\/p>\n<\/div>","protected":false},"author":2,"featured_media":41459,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[315],"tags":[],"class_list":["post-53556","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-newsletter"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\r\n<title>n\u00b012 - 14\/03\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI - Emi-News<\/title>\r\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\r\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53556\" \/>\r\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\r\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\r\n<meta property=\"og:title\" content=\"n\u00b012 - 14\/03\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI - Emi-News\" \/>\r\n<meta property=\"og:description\" content=\"01 &#8211; 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