{"id":53391,"date":"2026-02-21T23:41:00","date_gmt":"2026-02-21T23:41:00","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53391"},"modified":"2026-02-23T15:18:57","modified_gmt":"2026-02-23T15:18:57","slug":"n-09-21-febbraio-2026-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53391","title":{"rendered":"n\u00b0 09 \u2013 21\/02\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ELETTI ALL\u2019ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Giovanna Branca*: La sentenza: \u00abI dazi violano la separazione dei poteri\u00bb &#8211; Corte in faccia La Ieepa (International Emergency Economic Powers Act), \u00abnon d\u00e0 al presidente l\u2019autorit\u00e0 per imporre le tariffe\u00bb. Poche parole, ma causa di un terremoto<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Valerio De Stefano*: Ue modello Usa, non pi\u00f9 cittadini ma pedine del tech-capitale &#8211; Lavoro Con la scusa della \u00absemplificazione\u00bb, l\u2019associazione datoriale BusinessEurope lancia un\u2019offensiva per invertire la rotta dei diritti<\/strong><br \/>\n<strong>03 -Car\u00e8 (pd): prorogato di tre anni il termine per l\u2019iscrizione in consolato dei figli minorenni nati prima della riforma sulla cittadinanza.<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Andrea Cegna *: ARGENTINA. Milei scatena la \u201cmotosega\u201d contro i diritti dei lavoratori.<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Duccio Facchini*: Board of Peace contro la Striscia di Gaza: l\u2019Italia non \u00e8 \u201cosservatore\u201d ma \u201ccomplice.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; STATI UNITI. Oltre 4.000 sentenze contrarie. La magistratura sfida le politiche di Trump contro gli immigrati.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Ola Al Asi *: GAZA. GIOVANI E ANZIANI LOTTANO PER LA RIPRESA DEGLI STUDI:*<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Giovanna Branca*: LA SENTENZA: \u00abI DAZI VIOLANO LA SEPARAZIONE DEI POTERI\u00bb &#8211; CORTE IN FACCIA LA IEEPA (INTERNATIONAL EMERGENCY ECONOMIC POWERS ACT), \u00abNON D\u00c0 AL PRESIDENTE L\u2019AUTORIT\u00c0 PER IMPORRE LE TARIFFE\u00bb. POCHE PAROLE, MA CAUSA DI UN TERREMOTO<\/strong><\/p>\n<p>La Ieepa (International Emergency Economic Powers Act), \u00abnon d\u00e0 al presidente l\u2019autorit\u00e0 per imporre dazi\u00bb. Poche parole, ma causa di un terremoto: che inghiotte il \u201cfiore all\u2019occhiello\u201d della dottrina economica di Donald Trump e la sua arma di ricatto contro il mondo intero. \u00c8 la Corte suprema, infatti, a stabilirlo, e cio\u00e8 l\u2019autorit\u00e0 principale e definitiva in materia giudiziaria.<\/p>\n<p>UNA DECISIONE presa dai nove giudici con un voto di 6 a 3, ormai frequentissimo nella Corte a super maggioranza reazionaria (tre i giudici nominati dallo stesso Trump), ma che stavolta non isola le tre uniche togate liberal dalla maggioranza di destra. Ben tre giudici \u201cconservatori\u201d \u2013 tra cui il presidente della Corte John Roberts, che scrive la decisione di maggioranza \u2013 si uniscono infatti alle progressiste per dichiarare illegali i dazi del presidente. Il motivo \u00e8 lo stesso sottolineato dalle corti di grado inferiore che si erano sinora espresse in merito: la Ieepa, una legge del 1970 che delinea gli interventi in materia economica consentiti in caso di emergenza, non consente al presidente di imporre tariffe \u2013 di pi\u00f9, la parola dazi non viene neanche menzionata nella legge.<\/p>\n<p>Roberts \u00e8 chiaro: questo potere spetta solo al parlamento. \u00abL\u2019articolo 1, sezione 8, della Costituzione \u2013 scrive \u2013 enumera i poteri del ramo legislativo. La prima clausola specifica che \u201cil Congresso avr\u00e0 il poteredi fissare e riscuotere tasse, diritti, imposte e dazi\u201d. Non \u00e8 un caso che questo potere appaia per primo. Il potere di imporre tasse era, come spiegato da Alexander Hamilton, \u201cla pi\u00f9 importante delle autorit\u00e0 conferite all\u2019Unione\u201d\u00bb. Il primo dei giudici nominati da Trump durante il suo primo mandato, Neil Gorsuch, chiarisce ulteriormente nella sua opinione concorde che consentire l\u2019imposizione dei dazi di Trump sarebbe una minaccia alla separazione dei poteri, e accentrerebbe un potere smisurato nelle mani di un solo uomo. \u00abQuesta non \u00e8 la ricetta di una repubblica\u00bb.<br \/>\nL\u2019EMERGENZA invocata da Trump per imporre i dazi ai sensi della Ieepa era quella del fentanyl \u2013 l\u2019accusa ai confinanti Messico e Canada di lasciar entrare la droga \u00abcinese\u00bb sul territorio statunitense \u2013 e il deficit commerciale (fantasiosamente calcolato e riportato nell\u2019ormai celebre tabella del Liberation Day) con i paesi esteri. \u00abIl presidente \u2013 scrive ancora Roberts \u2013 esercita il potere straordinario di imporre dazi di importo, durata e portata illimitati. Alla luce dell\u2019ampiezza, della storia e del contesto costituzionale dell\u2019autorit\u00e0 che si attribuisce, deve identificare una chiara autorizzazione del Congresso per esercitarla\u00bb.<br \/>\nLA SENTENZA non specifica per\u00f2 cosa debba essere fatto con i dazi gi\u00e0 riscossi \u2013 in modo illegale alla luce della decisione di ieri. E sul \u00abcaos\u00bb che questa decisione scatener\u00e0 insistono i tre giudici contrari alla sentenza di ieri. Come spesso abbiamo visto accadere, i due alleati pi\u00f9 tenaci di Trump si rivelano i due togati pi\u00f9 eversivi, seduti alla Corte da molto prima dei suoi mandati: Samuel Alito (il giudice che esibiva nelle sue case bandiere sventolate dalla folla che ha dato l\u2019assalto al Campidoglio il 6 gennaio 2021) e Clarence Thomas (che concordando con la sentenza che aboliva il diritto federale all\u2019aborto scriveva che ora andava eliminato anche il matrimonio omosessuale e il diritto ai contraccettivi).<br \/>\nEntrambi sono contrari alla sentenza che revoca i dazi di Trump. In dissenso, insieme a loro, si esprime Brett Kavanaugh, lui s\u00ec nomina trumpiana (e ringraziato da Trump insieme ai suoi due colleghi). \u00abLa corte oggi non dice nulla \u2013 scrive Kavanaugh \u2013 sull\u2019eventualit\u00e0, e in tal caso come, il governo debba restituire i miliardi di dollari che ha raccolto dagli importatori\u00bb.<br \/>\nE SI SPINGE OLTRE: nella sua opinione elenca le vie legali con cui il presidente pu\u00f2 continuare a riscuotere i dazi, un\u2019intenzione da tempo annunciata da Trump in caso di una sentenza negativa della Corte suprema. \u00abGreat alternatives\u00bb, come le ha chiamate lo stesso presidente durante la sua conferenza stampa in cui ha definito i giudici \u00aborribili\u00bb, \u00abignoranti\u00bb, \u00abstupidi\u00bb, \u00abasset stranieri\u00bb, \u00abuna disgrazia per la nazione\u00bb, \u00abtraditori della Costituzione\u00bb.<br \/>\nIl fedele Kavanaugh fa una lista degli statuti a cui Trump potr\u00e0 appellarsi per imporre i suoi dazi: il Trade Expansion Act del 1962, il Trade Act delf1974, e il Tariff Act del 1930. Trump nella serata di ieri li ha elencati tutti, nello stesso preciso ordine, concludendo con un ringraziamento al \u00abgeniale\u00bb Brett Kavanaugh.<br \/>\n*( Fonte: Il Manifesto &#8211; Giovanna Branca, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Valerio De Stefano*: UE MODELLO USA, NON PI\u00d9 CITTADINI MA PEDINE DEL TECH-CAPITALE &#8211; LAVORO CON LA SCUSA DELLA \u00abSEMPLIFICAZIONE\u00bb, L\u2019ASSOCIAZIONE DATORIALE BUSINESSEUROPE LANCIA UN\u2019OFFENSIVA PER INVERTIRE LA ROTTA DEI DIRITTI<\/strong><\/p>\n<p>Con la scusa della \u00absemplificazione\u00bb, l\u2019associazione datoriale BusinessEurope lancia un\u2019offensiva per invertire la rotta dei diritti. Sfrutta l\u2019onda globale del modello tech-populista per imporre un sistema a trazione padronale, privo di trasparenza e di reali tutele.<br \/>\nL\u2019Europa deve scegliere \u00e8 non \u00e8 una questione tecnica, si tratta di rimanere cittadini anche sul lavoro o diventare sudditi di un neo feudalesimo aziendale.<br \/>\nLa proposta delle imprese non arriva per caso. Mentre a Bruxelles si discute di un Quality Jobs Act per migliorare, tiepidamente, la qualit\u00e0 dell\u2019occupazione, la lobby aziendale gioca in attacco. Non solo per frenare ma per tornare indietro, smantellando conquiste come la trasparenza retributiva e la protezione dal management algoritmico. La strategia \u00e8 chiara: passare all\u2019incasso approfittando dell\u2019asse tra i Ceo pi\u00f9 reazionari della Silicon Valley e le destre europee, con le istituzioni Ue che sembrano aver smarrito la bussola del \u00abmodello sociale\u00bb e subiscono passivamente l\u2019agenda dell\u2019efficienza a ogni costo.<br \/>\n\u00abSemplificazione\u00bb \u00e8 un leitmotiv che non si fonda su alcuna prova di un reale eccesso regolatorio europeo, ma mira a nascondere un\u2019erosione sistematica dei diritti. L\u2019obiettivo dichiarato \u00e8 un \u00abOmnibus del mercato del lavoro\u00bb che tagli gli oneri normativi del 25%, puntando a smantellare qualsiasi avanzamento compiuto in anni recenti.<\/p>\n<p>Uno dei punti pi\u00f9 critici \u00e8 il tentativo di bloccare la Direttiva sulla trasparenza retributiva. Si chiede uno Stop the Clock: un rinvio di due anni della trasposizione per inserire una \u00abpresunzione di conformit\u00e0\u00bb che esime le imprese che applicano contratti collettivi dai controlli. \u00c8 un modo per restituire mano libera alle aziende, riportando al segreto e all\u2019arbitrio ci\u00f2 che la norma europea aveva appena iniziato a scalfire: il diritto di sapere se si \u00e8 pagati equamente.<\/p>\n<p>L\u2019attacco prosegue sul terreno della sorveglianza tecnologica. BusinessEurope preme per svuotare la Direttiva sul lavoro tramite piattaforma, restringendo le tutele solo ai sistemi che prendono decisioni \u00abpienamente\u00bb automatizzate e definendo tutti gli altri semplici \u00absupporti\u00bb alla decisione umana. \u00c8 un\u2019ipocrisia tecnica: in un contesto gerarchico, il \u00absuggerimento\u00bb di un software pu\u00f2 avere la forza di un comando vincolante, come confermano le prime sentenze della Corte di Giustizia Ue. Escludere queste pratiche dalla regolamentazione significa consegnare il lavoratore a una soggezione invisibile. In questo quadro si inserisce anche il tentativo di allentare i vincoli alla sorveglianza degli stati psicologici dei lavoratori su piattaforma, trattando la loro interiorit\u00e0 come un dato da ottimizzare.<\/p>\n<p>La direzione indicata \u00e8 evidentemente quella del mercato del lavoro statunitense: poteri datoriali quasi illimitati e lavoratori ridotti a fattori di produzione. La differenza fondamentale con gli Usa \u00e8 sempre stata anche quel sistema di regole che garantisce che in Europa si rimanga \u00abcittadini\u00bb dotati di diritti fondamentali anche quando si varca l\u2019ingresso dell\u2019azienda.<br \/>\nCon questo documento, BusinessEurope vuole abbattere il confine, puntando a un modello di orari infiniti e non misurati, chiedendo di estendere il calcolo della media oraria a dodici mesi. Calata da Bruxelles, questa misura segnerebbe la fine del diritto al riposo come lo abbiamo conosciuto: significa poter imporre picchi di lavoro massacranti per settimane, compensandoli magari mesi dopo, distruggendo ogni possibilit\u00e0 di conciliazione tra vita e lavoro.<br \/>\nNon si tratta di un\u2019operazione tecnica di efficientamento, ma di una scelta di campo geopolitica che strizza l\u2019occhio ai nuovi padroni del vapore tecnologico e alla loro visione autoritaria dell\u2019innovazione. Significherebbe rinunciare all\u2019identit\u00e0 stessa del progetto europeo di \u00abeconomia sociale di mercato\u00bb. Non basta respingere la proposta di BusinessEurope, il Quality Jobs Act va rafforzato per diventare la risposta politica a chi vuole trasformare l\u2019Europa in una colonia del capitale tech, dove l\u2019unico miraggio \u00e8 l\u2019efficienza misurata da un algoritmo e dove la trasparenza \u00e8 considerata un lusso che le imprese non possono pi\u00f9 permettersi.<br \/>\n*(Valerio De Stefano. professore di Diritto del lavoro)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 -CAR\u00c8 (PD): PROROGATO DI TRE ANNI IL TERMINE PER L\u2019ISCRIZIONE IN CONSOLATO DEI FIGLI MINORENNI NATI PRIMA DELLA RIFORMA SULLA CITTADINANZA<\/strong><\/p>\n<p>Le Commissioni Affari Costituzionali e Bilancio della Camera hanno approvato, nell\u2019ambito dell\u2019esame del decreto \u201cMilleproroghe\u201d, un emendamento che estende i termini per l\u2019iscrizione presso i Consolati dei figli minorenni di cittadini italiani residenti all\u2019estero, nati prima dell\u2019entrata in vigore della nuova normativa sulla cittadinanza. L\u2019emendamento, a prima firma del collega deputato Fabio Porta e sottoscritto da tutti noi parlamentari eletti all\u2019estero del Partito Democratico, consente di posticipare la scadenza attualmente fissata al 31 maggio 2026 di ulteriori tre anni. Il nuovo termine sar\u00e0 quindi il 31 maggio 2029. \u201c\u00c8 un risultato concreto \u2013 dichiara Nicola Car\u00e8 \u2013 che risponde alle esigenze delle famiglie italiane nel mondo, concedendo un margine temporale adeguato per completare le procedure consolari senza il rischio di penalizzazioni. Abbiamo ritenuto doveroso intervenire per garantire certezza dei diritti e continuit\u00e0 del legame con l\u2019Italia.\u201d Il decreto sar\u00e0 sottoposto al voto di fiducia alla Camera nei prossimi giorni e successivamente trasmesso al Senato per la definitiva conversione in legge. Con questa iniziativa il Partito Democratico conferma il proprio impegno costante a tutela degli italiani all\u2019estero e delle nuove generazioni, riaffermando una linea politica chiara e coerente nella difesa dei loro diritti.<br \/>\n*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8 &#8211; Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide Camera dei Deputati &#8211; IV Commissione Difesa)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Andrea Cegna *: ARGENTINA. MILEI SCATENA LA \u201cMOTOSEGA\u201d CONTRO I DIRITTI DEI LAVORATORI.<\/strong><br \/>\n\u201cLA LEGGE SUL LAVORO SI INSERISCE PIENAMENTE NEL PROGETTO DELLA \u201cMOTOSEGA\u201d DI MILEI, PERCH\u00c9 RAPPRESENTA UN TAGLIO NETTO A DIRITTI STORICI DEL LAVORO: DAL DIRITTO ALLE FERIE E AI CONGEDI, DAL DIRITTO ALL\u2019INDENNIZZO FINO A UN\u2019ENORME QUANTIT\u00c0 DI MODIFICHE\u201d \u2013 DICE L\u2019ATTIVISTA E DOCENTE UNIVERSITARIA VER\u00d3NICA GAGO.<br \/>\nE continua: \u201c\u00c8 completamente connessa ad altre due riforme: la riforma dell\u2019et\u00e0 di imputabilit\u00e0 per i minori, che si vuole abbassare a 14 anni come parte di un piano di demagogia punitiva; ed \u00e8 legata anche alla riforma della Legge sui Ghiacciai, per permettere gli affari minerari estrattivisti in diverse province. Per questo la Legge sui Ghiacciai diventa una moneta di scambio: viene sacrificata in cambio dei voti dei senatori delle varie province a favore della legge sul lavoro. Bisogna quindi capire questo complesso di tre riforme: la legge sul lavoro, che significa pi\u00f9 precarizzazione; la riforma della Legge sui Ghiacciai, che significa pi\u00f9 estrattivismo; e la riforma dell\u2019et\u00e0 di imputabilit\u00e0 dei minori, che significa pi\u00f9 repressione. Per ora l\u2019ha approvata il Senato; tra 15 giorni ci sar\u00e0 la discussione alla Camera dei Deputati. In gioco c\u2019\u00e8 moltissimo. Per questo, in queste ore, c\u2019\u00e8 uno stato di agitazione e mobilitazione di diversi settori e organizzazioni per preparare di nuovo un rifiuto in vista del 25\u201d.<br \/>\nLe parole di Gago sono una chiave di lettura precisa, e soprattutto necessaria: perch\u00e9 la legge sul lavoro non \u00e8 un provvedimento isolato, non \u00e8 un \u201caggiustamento\u201d tecnico, non \u00e8 una riforma neutra. \u00c8 un pezzo di un\u2019operazione pi\u00f9 ampia, una strategia complessiva di governo che combina precarizzazione, estrattivismo e repressione, cucendo insieme l\u2019agenda economica con un dispositivo disciplinare. E non \u00e8 un caso che la sua approvazione al Senato sia avvenuta nella stessa notte in cui, fuori dal Parlamento, lo Stato argentino ha messo in scena un\u2019azione repressiva di proporzioni enormi.<br \/>\nTra l\u201911 e il 12 febbraio, mentre in aula si consumava una maratona parlamentare di oltre tredici ore, nelle strade intorno al Congresso si combatteva un\u2019altra battaglia: quella della piazza contro la motosega sociale. Le colonne di sindacati, organizzazioni territoriali, studenti e movimenti hanno circondato il Parlamento per denunciare ci\u00f2 che la legge sul lavoro rappresenta davvero: un attacco frontale alle conquiste storiche della classe lavoratrice argentina. La risposta \u00e8 stata quella che questo governo ha scelto come linguaggio strutturale: violenza, militarizzazione, caccia.<br \/>\nLa polizia federale ha caricato con lacrimogeni, proiettili di gomma, moto lanciate a tutta velocit\u00e0 sulla folla, corridoi di manganelli, inseguimenti, accerchiamenti. Una repressione organizzata e non improvvisata, costruita come parte della scena politica: blindare il voto, impedire che la protesta cresca, produrre paura. Il bilancio \u00e8 pesantissimo: oltre 300 persone ferite e almeno 30 arrestate. Non si tratta di un \u201ceccesso\u201d di qualche reparto. \u00c8 l\u2019applicazione coerente di una dottrina: per Milei la violenza non \u00e8 un effetto collaterale, \u00e8 un\u2019infrastruttura. La motosega non taglia soltanto bilanci e diritti: taglia anche i corpi.<br \/>\nSecondo l\u2019attivista e sociologa Luci Cavallero: \u201cMolte persone si sono mobilitate contro la riforma del lavoro chiamata, in modo ingannevole, \u201clegge di modernizzazione del lavoro\u201d, perch\u00e9 implica un arretramento storico di quasi cento anni nei diritti del lavoro conquistati dalla classe lavoratrice argentina. Per fare alcuni esempi: significa la fine dei contratti collettivi di lavoro. Significa la possibilit\u00e0 che la parte datoriale frammenti le indennit\u00e0, che sottragga una parte del salario in caso di congedo per malattia, che si estenda la giornata lavorativa oltre le otto ore. L\u2019arretramento \u00e8 infinito ed \u00e8 un attacco alle condizioni generali di vita dell\u2019intera classe lavoratrice mondiale, perch\u00e9 riteniamo che questa riforma si voglia far passare in Argentina come un esperimento, come un laboratorio di ci\u00f2 che poi si vorr\u00e0 fare in altre parti. Per questo ci mobilitiamo: i sindacati, ma anche le organizzazioni femministe, transfemministe, ambientaliste, con lo slogan \u201cabbasso le riforme\u201d, perch\u00e9 non si tratta soltanto di una riforma del lavoro, ma si vuole far passare anche una riforma della Legge sui Ghiacciai e un abbassamento dell\u2019et\u00e0 di imputabilit\u00e0 penale degli adolescenti. Noi ci stiamo mobilitando con lo slogan: \u201cunire le lotte nel compito\u201d\u201d.<br \/>\nQuesta repressione, infatti, non \u00e8 separabile dal contenuto della legge sul lavoro. \u00c8 la sua premessa materiale. Perch\u00e9 quando un governo non riesce a costruire consenso sociale attorno a ci\u00f2 che sta facendo, deve costruire disciplina. Quando non riesce a convincere, deve imporre. E quando ci\u00f2 che propone \u00e8 una vendetta contro le lotte operaie, allora la vendetta deve essere difesa con la forza.<br \/>\nLa legge sul lavoro approvata in Senato \u00e8 il tentativo pi\u00f9 avanzato di Milei di riscrivere i rapporti di forza tra capitale e lavoro. \u00c8 il passaggio dal discorso alla struttura: dalla propaganda della \u201clibert\u00e0\u201d alla normalizzazione del ricatto. E avviene in un momento politicamente preciso: dopo le elezioni di ottobre e la nuova composizione parlamentare, il governo prova a usare fino in fondo i numeri e le alleanze costruite con settori dell\u2019opposizione, con blocchi provinciali e con quelle parti del sistema politico che hanno scelto di diventare la stampella \u201cistituzionale\u201d del progetto mileista.<br \/>\nNon \u00e8 un caso che il governo abbia parlato di \u201ccambio storico\u201d e di \u201cfine dell\u2019industria del giudizio\u201d. Il suo obiettivo non \u00e8 ridurre i conflitti: \u00e8 ridurre la possibilit\u00e0 di farli esplodere. Non vuole meno contenziosi perch\u00e9 vuole pi\u00f9 giustizia: li vuole ridurre perch\u00e9 vuole un lavoro pi\u00f9 docile, pi\u00f9 ricattabile, pi\u00f9 individualizzato. E il punto pi\u00f9 profondo \u00e8 proprio questo: la legge non si limita a precarizzare. Cerca di costruire un modello in cui il conflitto collettivo diventa impossibile, e dove ogni rapporto di lavoro si trasforma in un contratto privato tra una persona sola e un\u2019impresa armata di potere economico.<br \/>\n\u00c8 qui che la lettura di Gago torna decisiva, e va ripresa fino in fondo: \u201cSe questa legge venisse approvata, sarebbe una vittoria impressionante del governo: della sua capacit\u00e0 di articolare e dirigere altre forze politiche, di negoziare con le burocrazie sindacali e di stabilire un modello per cui ormai la parola \u201cprecariet\u00e0\u201d non basta pi\u00f9 a descrivere ci\u00f2 che si sta modificando. Oltre a questioni molto concrete \u2014 come il fatto che i salari possano essere pagati attraverso fintech, cio\u00e8 tramite piattaforme finanziarie \u2014 c\u2019\u00e8 una serie di misure che sono davvero una vendetta contro la storia delle lotte operaie in questo paese, una vendetta contro chi svolge compiti di cura, una vendetta contro le forme con cui in Argentina si \u00e8 lottato storicamente per il riconoscimento, per esempio, delle economie popolari\u201d.<br \/>\nIn questa frase c\u2019\u00e8 tutto: la legge sul lavoro come vittoria politica, non solo economica. Come prova di forza, non come provvedimento. Come dispositivo di governo, non come \u201criforma\u201d.<br \/>\nPerch\u00e9 dentro questa legge c\u2019\u00e8 un attacco sistematico alle tutele che, per decenni, hanno funzionato come argine minimo contro l\u2019arbitrio padronale: ferie, congedi, indennit\u00e0, contrattazione collettiva, diritto di sciopero, possibilit\u00e0 di organizzarsi in fabbrica e nei luoghi di lavoro. La legge spinge verso un modello in cui gli accordi aziendali e perfino quelli individuali possono prevalere sui contratti collettivi nazionali, anche se peggiorativi. Significa aprire la porta a una pratica gi\u00e0 nota: chiamare le persone una per una, far firmare, imporre condizioni. Legalizzare il ricatto e trasformarlo in normalit\u00e0.<br \/>\nQuesta legge pu\u00f2 diventare realt\u00e0 grazie al risultato elettorale dell\u2019ottobre passato? Per Luci Cavallero: \u201cSi \u00e8 creata una combinazione di diversi elementi. Da un lato, \u00e8 innegabile la legittimit\u00e0 \u2014 seppur scarsa \u2014 che conferisce il risultato elettorale dell\u2019anno scorso. Il tentativo di portare avanti queste riforme durante l\u2019estate argentina \u00e8 un altro elemento da considerare. \u00c8 importante capire che loro vogliono portare avanti una riforma che cambia i rapporti di lavoro in Argentina quasi senza dibattito, in sessioni straordinarie e presentando il testo definitivo del progetto a pochi minuti dalla votazione. L\u2019altro elemento centrale oggi \u00e8 la scarsa capacit\u00e0 di opposizione delle centrali sindacali, che in molti casi si vedono costrette \u2014 sotto pressione delle basi \u2014 a scegliere pratiche di lotta; ma la loro debolezza fa s\u00ec che, di fatto, la legge sia avanzata, insieme all\u2019esaurimento dopo anni di mobilitazioni nelle strade\u201d.<br \/>\nAllo stesso tempo, la fine dell\u2019ultraattivit\u00e0 dei contratti collettivi \u2014 cio\u00e8 il principio per cui un contratto continua a valere finch\u00e9 non se ne negozia uno nuovo \u2014 mette i sindacati in una condizione strutturale di debolezza: se non rinegozi in tempi stretti, perdi. Se non accetti, il pavimento si sgretola. \u00c8 un modo per trasformare ogni rinnovo contrattuale in una guerra di logoramento, dove la forza non sta nella mobilitazione ma nella capacit\u00e0 di resistere al ricatto del tempo.<br \/>\nPoi c\u2019\u00e8 la questione dell\u2019orario: il \u201cbanco ore\u201d, che sposta l\u2019asse dallo straordinario pagato allo straordinario \u201caccumulato\u201d, compensato in futuro, gestibile e negoziabile in modo asimmetrico. Anche qui, la parola \u201cflessibilit\u00e0\u201d serve a mascherare un fatto semplice: il tempo di vita viene risucchiato nel tempo produttivo, e restituito solo quando conviene al comando. In un contesto di precariet\u00e0 generalizzata, non \u00e8 uno strumento di libert\u00e0: \u00e8 una trappola.<br \/>\nE c\u2019\u00e8 un elemento che dice molto della fase: il pagamento dei salari attraverso fintech, piattaforme finanziarie. Non \u00e8 un dettaglio tecnico. \u00c8 un salto di paradigma. Significa inserire ancora pi\u00f9 profondamente la vita di chi lavora dentro la finanziarizzazione, dentro l\u2019estrazione di valore attraverso il debito, le commissioni, l\u2019intermediazione digitale. \u00c8 l\u2019idea che il salario non sia pi\u00f9 un diritto ma un flusso da catturare, da monetizzare, da mettere a profitto. E qui la \u201cmotosega\u201d non taglia soltanto diritti: apre un canale di estrazione finanziaria permanente.<br \/>\nMa soprattutto: la legge sul lavoro non pu\u00f2 essere letta da sola. \u00c8 parte di quel complesso di tre riforme che Gago descrive con lucidit\u00e0: precarizzazione, estrattivismo, repressione. Da una parte la legge sul lavoro, che abbassa le tutele e spezza la forza collettiva. Dall\u2019altra la riforma della Legge sui Ghiacciai, che serve a liberare il campo per l\u2019estrattivismo minerario in pi\u00f9 province: un saccheggio ambientale presentato come \u201csviluppo\u201d, e usato come moneta di scambio per raccogliere voti territoriali. E infine l\u2019abbassamento dell\u2019et\u00e0 di imputabilit\u00e0 a 14 anni: la demagogia punitiva come strumento per governare la povert\u00e0 e la crisi sociale prodotta dallo stesso programma economico.<br \/>\nIl governo Milei costruisce cos\u00ec un modello coerente: toglie diritti nel lavoro, apre territori all\u2019estrazione, e prepara la repressione per gestire l\u2019esplosione sociale. \u00c8 un progetto che non promette benessere, promette disciplina. Non promette futuro, promette obbedienza. Non promette lavoro, promette sopravvivenza.<br \/>\nPer questo il passaggio alla Camera dei Deputati, previsto tra circa quindici giorni e con una data gi\u00e0 al centro della mobilitazione \u2014 il 25 febbraio \u2014 non \u00e8 un voto qualunque. \u00c8 uno snodo. Se la legge venisse approvata definitivamente, sarebbe un trionfo politico del governo, la dimostrazione che Milei non solo pu\u00f2 tagliare, ma pu\u00f2 farlo costruendo maggioranze, articolando altre forze politiche, piegando il Parlamento, negoziando con settori delle burocrazie sindacali, e soprattutto imponendo un modello sociale dove la precariet\u00e0 non \u00e8 pi\u00f9 una condizione: \u00e8 un destino.<br \/>\nEd \u00e8 qui che si capisce perch\u00e9 la piazza \u00e8 stata repressa con quella ferocia. Perch\u00e9 chi governa sa benissimo che questa legge sul lavoro non passa \u201cper consenso\u201d: passa perch\u00e9 viene protetta. Passa perch\u00e9 viene imposta. Passa perch\u00e9 la motosega sociale deve tagliare prima che la societ\u00e0 trovi il modo di fermarla.<br \/>\nOggi in Argentina c\u2019\u00e8 agitazione e mobilitazione. Non per una generica opposizione morale, ma perch\u00e9 la posta in gioco \u00e8 concreta: ferie, congedi, indennit\u00e0, sciopero, contratti, vita quotidiana. \u00c8 la possibilit\u00e0 stessa di resistere. \u00c8 la possibilit\u00e0 stessa di vivere.<br \/>\nE allora la domanda non \u00e8 se la legge sul lavoro sia \u201cmoderna\u201d o \u201cantica\u201d. La domanda \u00e8: a chi serve. E la risposta \u00e8 gi\u00e0 scritta nella notte del Senato e nel gas fuori dal Congresso. Serve a chi vuole un\u2019Argentina dove il lavoro non sia pi\u00f9 un terreno di diritti e conflitto, ma un terreno di comando. Serve a chi vuole cancellare la storia delle lotte operaie. Serve a chi vuole vendetta contro chi cura, contro chi si organizza, contro chi sopravvive nelle economie popolari. Serve a chi vuole un paese in cui la violenza diventa politica ordinaria.<br \/>\nLa motosega sociale \u00e8 questa: una legge sul lavoro scritta contro chi lavora, difesa con la polizia, scambiata con l\u2019estrattivismo, e accompagnata dalla demagogia punitiva. Un progetto distruttivo, totale. E proprio per questo, un progetto che pu\u00f2 essere fermato solo da ci\u00f2 che Milei teme davvero: la forza collettiva, organizzata, determinata, capace di trasformare la piazza in un veto sociale.<br \/>\n*(Fonte: Pagine Estere &#8211; Andrea Cegna, giornalista freelance che collabora tra altro con Il Manifesto, Radio Onda d&#8217;Urto, Il Fatto Quotidiano, Radio Popolare, Atlante delle Guerre e Radio Citt\u00e0 Fujiko.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 &#8211; di Duccio Facchini*: BOARD OF PEACE CONTRO LA STRISCIA DI GAZA: L\u2019ITALIA NON \u00c8 \u201cOSSERVATORE\u201d MA \u201cCOMPLICE\u201d<\/strong><\/p>\n<p>IL 19 FEBBRAIO SI TERR\u00c0 A WASHINGTON LA PRIMA RIUNIONE DELL\u2019INIZIATIVA COLONIALE PROMOSSA DAGLI USA, IL PRIMO FORNITORE DELLE ARMI SCAGLIATE CONTRO I PALESTINESI. IL GOVERNO MELONI ANNUNCIA LA PARTECIPAZIONE \u201cNELLO SPIRITO DELL\u2019ARTICOLO 11 DELLA COSTITUZIONE\u201d E TACE ANCORA SULLE FORNITURE DI MATERIALE D\u2019ARMAMENTO A TEL AVIV E SUL PROVVEDIMENTO CHE AVREBBE POTUTO SOSPENDERE O REVOCARE L\u2019EXPORT DI LEONARDO AUTORIZZATO PRIMA DEL 7 OTTOBRE 2023<br \/>\nIntervenendo alla Camera dei deputati marted\u00ec 17 febbraio, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere che l\u2019Italia parteciper\u00e0 in qualit\u00e0 di \u201cosservatore\u201d alla prima riunione del \u201cBoard of Peace\u201d istituito dall\u2019amministrazione Trump per la \u201cstabilizzazione\u201d (cos\u00ec ha detto il ministro) della Striscia di Gaza, in programma gioved\u00ec 19 febbraio a Washington. Non c\u2019\u00e8 alcuna forzatura istituzionale, ha assicurato il vicepresidente del Consiglio, e il posto verr\u00e0 occupato in \u201cstretta osservanza dei principi della nostra Costituzione\u201d.<br \/>\nDel resto \u201cl\u2019assenza del nostro Paese a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilit\u00e0 nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile -ha detto in aula Tajani- ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie\u201d.<br \/>\nChe coraggio ad associare l\u2019iniziativa coloniale degli Usa -il primo fornitore di armi a Tel Aviv- al \u201cripudio della guerra\u201d scolpito dalla nostra tradita Costituzione.<br \/>\nA fare il gioco del governo italiano c\u2019\u00e8 anche la sciagurata risoluzione 2803 del 17 novembre 2025, con la quale il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha dato agibilit\u00e0 politica e istituzionale al violento e padronale approccio della Casa Bianca.<br \/>\nMa c\u2019\u00e8 qualcosa di pi\u00f9 oltraggioso nell\u2019intervento del ministro, nel posizionamento del governo e -duole dirlo- nel fragoroso silenzio delle opposizioni parlamentari in aula il 17 febbraio.<br \/>\nNessuno chiede pi\u00f9 conto al Governo Meloni dell\u2019esportazione di materiale d\u2019armamento a Tel Aviv in pieno genocidio e del ruolo di Leonardo Spa in forza di contratti stipulati prima del 7 ottobre 2023 e mai revocati o sospesi dalla Farnesina.<br \/>\nEppure a fine settembre 2025, travolto dall\u2019indignazione pubblica, dalle mobilitazioni a sostegno della Flotilla, dal rapporto della Relatrice Onu Francesca Albanese (e, nel nostro piccolo, anche dalle inchieste di Altreconomia), l\u2019amministratore delegato del colosso militare Roberto Cingolani aveva dichiarato testualmente al Corriere della Sera che s\u00ec, \u201cquesti contratti dobbiamo onorarli per legge, anche in questa situazione tremenda\u201d, ma che \u201cper fortuna adesso il ministero degli Esteri e l\u2019Autorit\u00e0 Uama stanno guardando se sia possibile trovare un provvedimento che ci consenta di sospendere le vecchie licenze sulla falsariga della legge 185\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019ADESSO ERA IL 30 SETTEMBRE 2025. CHE FINE HA FATTO MESI DOPO QUEL PROVVEDIMENTO DI SOSPENSIONE (O REVOCA) DELLE LICENZE AUTORIZZATE IN PRECEDENZA?<\/p>\n<p>La vicenda -ritenuta d\u00e9mod\u00e9 da chi non vedeva l\u2019ora di addormentarsi sentendo la favoletta del \u201ccessate il fuoco\u201d a Gaza- \u00e8 invece determinante, anche in relazione all\u2019accertamento delle responsabilit\u00e0 statali e personali (pubbliche e private) nel concorso in genocidio.<br \/>\nA fine 2025 abbiamo cos\u00ec inoltrato all\u2019Autorit\u00e0 nazionale Uama in seno alla Farnesina guidata da Tajani un\u2019istanza di accesso civico generalizzato per ottenere copia del decreto \u201cpaventato\u201d dal capo di Leonardo.<br \/>\nL\u2019esito \u00e8 prevedibilissimo ma non per questo meno grave e scandaloso: \u201cl\u2019Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi\u201d -per richiamare le parole di Tajani in Parlamento- si rifiuta di rispondere per non mettere \u201ca rischio il clima di confidenzialit\u00e0 ed i delicati equilibri attraverso i quali deve svolgersi il dialogo tra gli Stati\u201d.<br \/>\nNon si pu\u00f2 neanche sapere se un provvedimento di revoca o sospensione esista o meno, a quasi due anni e mezzo dal 7 ottobre 2023.<br \/>\n\u201cL\u2019ostensione delle informazioni contenute nella documentazione agli atti della Uama viene ritenuta idonea a poter arrecare un pregiudizio concreto alle relazioni internazionali, in quanto consentirebbe l\u2019immissione nella conoscenza di processi di analisi e decisioni che toccano livelli di riservatezza nella gestione delle relazioni internazionali come sopra qualificate\u201d.<br \/>\nIL CAVALIERINO DEL GOVERNO ITALIANO A WASHINGTON ANDREBBE CORRETTO. NON \u201cOSSERVATORI\u201d, \u201cCOMPLICI\u201d.<br \/>\n*(Fonte Altreconomia &#8211; Duccio Facchini scrive per il mensile Altreconomia ed \u00e8 attivo nel movimento d&#8217;impegno civile)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; STATI UNITI. OLTRE 4.000 SENTENZE CONTRARIE. LA MAGISTRATURA SFIDA LE POLITICHE DI TRUMP CONTRO GLI IMMIGRATI.*<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ONDA LUNGA DELLA REPRESSIONE DELL\u2019IMMIGRAZIONE VOLUTA DALL\u2019AMMINISTRAZIONE DEL PRESIDENTE DONALD TRUMP SI STA INFRANGENDO CONTRO UN MURO CRESCENTE DI SENTENZE GIUDIZIARIE. SECONDO UN\u2019ANALISI CONDOTTA DALL\u2019AGENZIA REUTERS, DALLO SCORSO OTTOBRE CENTINAIA DI GIUDICI FEDERALI IN TUTTI GLI STATI UNITI HANNO EMESSO PI\u00d9 DI 4.400 ORDINANZE CHE DICHIARANO ILLEGALE LA DETENZIONE DI IMMIGRATI DA PARTE DEL GOVERNO. UN VERDETTO LEGALE SENZA PRECEDENTI CHE, TUTTAVIA, NON HA ARRESTATO LA MACCHINA DELL\u2019IMMIGRATION AND CUSTOMS ENFORCEMENT (ICE).<br \/>\nLa questione legale al centro di questa \u201cvalanga di cause\u201d (oltre 20.200 quelle presentate dai detenuti) \u00e8 apparentemente tecnica, ma dalle profonde implicazioni umanitarie. L\u2019amministrazione Trump ha di fatto abbandonato un\u2019interpretazione trentennale della legge federale che garantiva il diritto alla cauzione per gli immigrati gi\u00e0 residenti negli Stati Uniti, in attesa che i loro casi fossero esaminati dal tribunale dell\u2019immigrazione. La nuova linea dura, finalizzata a incrementare le detenzioni e accelerare le deportazioni di massa, ha portato alla reclusione a tempo indeterminato di migliaia di persone, spesso senza considerare i loro legami con la comunit\u00e0, l\u2019assenza di precedenti penali o lo status di richiedenti asilo.<br \/>\nLa portata del fenomeno \u00e8 impressionante. Il numero di detenuti dall\u2019ICE ha raggiunto quota 68.000, con un aumento del 75% dall\u2019inizio del mandato di Trump. A essere risucchiati in questo ingranaggio sono anche casi dalla drammatica umanit\u00e0, che la cronaca giudiziaria ha portato alla luce. Come quello di Joseph Thomas, uno studente venezuelano di 18 anni arrestato durante un controllo stradale nel Wisconsin mentre era in auto con il padre. Entrambi sono richiedenti asilo, regolarmente autorizzati a lavorare. Eppure, sono finiti in cella, in quello che il loro avvocato ha definito un caso di \u201cguida con la pelle scura\u201d. Solo l\u2019intervento del giudice capo Patrick Schiltz (nominato da George W. Bush) ha ordinato il rilascio di Joseph, sottolineando l\u2019assenza di un mandato di cattura e di prove che giustificassero la detenzione.<br \/>\nStorie analoghe si ripetono in tutto il paese: un bambino ecuadoriano di cinque anni fermato nel vialetto di casa, un uomo ucraino con status umanitario temporaneo bloccato mentre andava al lavoro, un padre salvadoregno di un bambino autistico cittadino statunitense. Nessuno di loro aveva precedenti penali. Il filo conduttore \u00e8 l\u2019applicazione di una politica che, agli occhi di oltre 400 giudici (inclusi nominati da amministrazioni repubblicane), prescinde dalla legge. \u201c\u00c8 sconcertante che il Governo insista affinch\u00e9 questa Corte ridefinisca o ignori completamente la legge attuale, cos\u00ec come \u00e8 chiaramente scritta\u201d, ha tuonato il giudice Thomas Johnston della Virginia Occidentale, ordinando il rilascio di un venezuelano.<br \/>\nPeople march during an \u201cICE Out\u201d protest in New York on January 23, 2026 against US Immigration and Customs Enforcement (ICE). Demonstrations against ICE grew dramatically following the killing of Renee Nicole Good, 37, by an ICE officer in Minneapolis on January 7 as the Trump administration pressed operations to catch undocumented migrants. (Photo by ANGELA WEISS \/ AFP)<br \/>\nCi\u00f2 che rende la situazione ancora pi\u00f9 grave \u00e8 la reazione dell\u2019esecutivo di fronte a queste sconfitte legali. Non solo l\u2019amministrazione Trump ha continuato a detenere immigrati in modo illegale, ma in numerosi casi ha anche violato gli ordini di rilascio emessi dai tribunali. Il giudice Schiltz, in Minnesota, ha denunciato che il governo ha violato 96 ordini in 76 casi distinti. A New York, il giudice Nusrat Choudhury ha scoperto che l\u2019ICE ha trasferito un detenuto in un altro Stato dichiarando falsamente la sua posizione per eludere un\u2019udienza. Un comportamento che, di fatto, configura un atto di sfida alla magistratura.<br \/>\nLa replica dell\u2019amministrazione \u00e8 rivelatrice della sua strategia. Da un lato, la portavoce del Dipartimento per la Sicurezza Interna, Tricia McLaughlin, liquida i giudici come \u201cattivisti\u201d che ostacolano il \u201cmandato popolare\u201d per le deportazioni di massa. Dall\u2019altro, si affida a una recente sentenza di una corte d\u2019appello conservatrice di New Orleans che ha dato ragione al governo, sostenendo che le amministrazioni passate non avevano \u201csfruttato appieno\u201d il potenziale della legge. Una vittoria parziale, in attesa del pronunciamento di altre corti, ma che non cancella le migliaia di sentenze contrarie gi\u00e0 emesse.<br \/>\nQuesta impasse legale ha conseguenze pratiche devastanti. Il Dipartimento di Giustizia \u00e8 costretto a dirottare centinaia di avvocati dai processi penali per rispondere alla marea di petizioni di habeas corpus, il rimedio legale storico contro le detenzioni illegali, sancito dalla Costituzione. Nel frattempo, i detenuti restano in un limbo. Molti, come Judy Rall, moglie di un venezuelano trattenuto in Texas per un anno senza prove dei presunti legami con una gang, non possono permettersi un avvocato per presentare ricorso (le parcelle possono superare i 5.000 dollari) e sono abbandonati in un sistema che premia l\u2019ideologica sulla giustizia.<br \/>\n*(Fonte: Redazione Pagine Estere)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Ola Al Asi *: GAZA. GIOVANI E ANZIANI LOTTANO PER LA RIPRESA DEGLI STUDI:*<\/strong><br \/>\nNIBAL ABU ARMANA \u00c8 SEDUTA NELLA SUA TENDA, DOVE INSEGNA A MOHAMMED, IL FIGLIO DI SETTE ANNI, NOZIONI DI BASE DI ALFABETIZZAZIONE E MATEMATICA. NIBAL, 38 ANNI, MADRE DI SEI FIGLI, \u00c8 COSTRETTA A FARE AFFIDAMENTO SULLA FIOCA LUCE DI UNA LAMPADA LED A BATTERIA. DOPO DUE ORE, GLI OCCHI DI NIBAL E MOHAMMED SONO ESAUSTI.<br \/>\nEcco cosa significa istruzione per molti a Gaza. La maggior parte dei palestinesi nell\u2019enclave vive come Nibal e la sua famiglia: sfollati e costretti a sopravvivere in rifugi temporanei a malapena abitabili. Ma la guerra genocida di Israele contro Gaza, che ha ucciso pi\u00f9 di 70.000 palestinesi, dura da oltre due anni ed \u00e8 improbabile che la necessaria ricostruzione avvenga a breve.<br \/>\nLa maggior parte degli edifici scolastici \u00e8 stata danneggiata o distrutta da Israele, insieme alla maggior parte delle altre strutture a Gaza. Molte delle strutture scolastiche rimaste sono ora utilizzate come rifugi per le famiglie sfollate. E gli studenti \u2013 sia i bambini a scuola che i giovani adulti all\u2019universit\u00e0 \u2013 hanno perso in gran parte qualsiasi forma di istruzione regolare dall\u2019inizio della guerra nell\u2019ottobre 2023.<br \/>\n\u201cPrima della guerra, i miei figli avevano una routine: svegliarsi presto, andare a scuola, tornare a casa, pranzare, giocare, fare i compiti e andare a dormire presto\u201d, ha detto Nibal ad Al Jazeera. \u201cC\u2019era un senso di disciplina\u201d. Ora, ha detto, le giornate dei suoi figli sono scandite dai loro bisogni primari: procurarsi l\u2019acqua, procurarsi i pasti da una mensa di beneficenza e trovare qualcosa da bruciare sul fuoco per cucinare e scaldarsi. Dopo tutto questo, rimane poco tempo durante la giornata per studiare.<br \/>\nNibal, originaria del campo di Bureij ma ora residente a Nuseirat, nella Striscia di Gaza centrale, ha detto che i suoi figli hanno avuto difficolt\u00e0, soprattutto all\u2019inizio della guerra, quando ogni forma di istruzione si \u00e8 interrotta per mesi.<\/p>\n<p>E ora, anche se la situazione sta migliorando, \u00e8 difficile recuperare. Molti bambini pi\u00f9 grandi, che hanno mancato l\u2019istruzione in un periodo fondamentale della loro vita, non sono disposti a riprendere gli studi. \u201cIl mio figlio maggiore, Hamza, ha 16 anni e rifiuta categoricamente l\u2019idea di tornare a scuola\u201d, ha detto Nibal. \u201c\u00c8 stato escluso dagli studi per cos\u00ec tanto tempo vivendo da sfollato che ha perso interesse per l\u2019istruzione. Ha nuove responsabilit\u00e0. Lavora con suo padre come facchino, aiutando le persone a trasportare le cassette degli aiuti. Si impegna a raccogliere i soldi per comprare cibo per noi e vestiti per s\u00e9\u201d. \u201c\u00c8 cresciuto prima del tempo; si assume le responsabilit\u00e0 e pensa come farebbe un genitore per i suoi fratelli pi\u00f9 piccoli\u201d, ha detto.<br \/>\nIl secondo figlio di Nibal, Huzaifa, 15 anni, \u00e8 desideroso di continuare a studiare, ma \u00e8 incerto sul suo futuro poich\u00e9 pensa che gli ci vorranno anni per recuperare il tempo perso non avendo potuto studiare adeguatamente. Per ora studia, ma \u00e8 costretto a frequentare le lezioni in un\u2019aula tenda improvvisata. \u201cMi stanco seduto per terra, e mi fa male la schiena e il collo mentre scrivo e guardo gli insegnanti\u201d, ha detto Huzaifa.<\/p>\n<p>Attacchi all\u2019istruzione<br \/>\nDalla guerra di Israele contro Gaza 745.000 studenti sono rimasti fuori dalla scuola, inclusi 88.000 studenti dell\u2019istruzione superiore che sono stati costretti a sospendere gli studi. Nonostante il \u201ccessate il fuoco\u201d in vigore da ottobre, che Israele continua a violare, oltre il 95% degli edifici scolastici gravemente danneggiati necessita di interventi di ristrutturazione o ricostruzione, secondo le valutazioni satellitari dei danni dell\u2019UNESCO. Almeno il 79% dei campus universitari e il 60% dei centri di formazione professionale sono stati danneggiati o distrutti.<br \/>\nAhmad al-Turk, professore addetto alle pubbliche relazioni e assistente del presidente dell\u2019Universit\u00e0 Islamica di Gaza, ha affermato che Israele sta deliberatamente attaccando l\u2019istruzione. \u201cPrendere di mira i professori ha ripercussioni sulle generazioni future, soprattutto considerando l\u2019esperienza e le competenze che questi professori possiedono nei loro campi di specializzazione\u201d, ha affermato al-Turk. \u201cNon c\u2019\u00e8 dubbio che l\u2019assenza di professori competenti influisca negativamente sul rendimento degli studenti, cos\u00ec come sul processo di ricerca in futuro\u201d.<br \/>\nQuesto \u00e8 particolarmente preoccupante per Raed Salha, professore presso l\u2019Universit\u00e0 Islamica ed esperto di pianificazione regionale e urbana. \u201cLa competenza universitaria non \u00e8 qualcosa che pu\u00f2 essere sostituita rapidamente\u201d, ha affermato. \u201c\u00c8 una conoscenza accumulata in anni di insegnamento e ricerca. Perderla \u2013 che sia a causa di morte, sfollamento forzato o interruzioni prolungate \u2013 \u00e8 una perdita devastante per gli studenti, le istituzioni accademiche e la societ\u00e0 nel suo complesso\u201d.<br \/>\nLa maggior parte delle famiglie e degli studenti universitari ha difficolt\u00e0 anche con il sistema di istruzione online, poich\u00e9 \u00e8 difficile permettersi l\u2019acquisto di dispositivi elettronici e telefoni cellulari, anche senza considerare la debolezza della connessione internet a Gaza. \u201cGli insegnanti cercano di insegnare; gli studenti cercano di seguire, ma gli strumenti sono quasi inesistenti\u201d, ha affermato Salha.<br \/>\n\u201cNon possiamo ricreare l\u2019esperienza degli studenti che escono di casa la mattina, incontrano gli amici, siedono nei cortili dell\u2019universit\u00e0, nelle biblioteche, nei laboratori o partecipano ad attivit\u00e0 ed eventi\u201d, ha affermato. \u201cQuesta esperienza ha plasmato identit\u00e0 e senso di appartenenza degli studenti per generazioni. Oggi questo viene loro sottratto.\u201d<\/p>\n<p>Sfide universitarie<br \/>\nLo studente universitario Osama Zimmo ha spiegato che abituarsi all\u2019apprendimento online \u00e8 stata una sfida. \u201cSiamo diventati nomi sugli schermi, non studenti che vivono un\u2019esperienza completa\u201d, ha detto il ventenne studente di ingegneria civile di Gaza City. Osama si era iscritto a Ingegneria dei Sistemi Informativi presso l\u2019Universit\u00e0 al-Azhar di Gaza prima della guerra e aveva completato il primo anno di studi. Ma nonostante la sua passione iniziale per quel campo, \u00e8 diventato difficile continuare gli studi online una volta che l\u2019universit\u00e0 \u00e8 passata all\u2019e-learning.<br \/>\n\u201cHo scoperto di non avere un portatile, una corrente elettrica stabile o una buona connessione internet e persino il mio telefono era vecchio e inaffidabile\u201d, ha detto, aggiungendo che l\u2019incertezza sulla fine della guerra e l\u2019impatto dell\u2019intelligenza artificiale lo hanno fatto riflettere sulla sua scelta di campo. Alla fine ha deciso di cambiare corso di laurea, iniziando un corso di laurea in ingegneria civile presso l\u2019Universit\u00e0 Islamica, che lo avrebbe portato a essere meno dipendente dall\u2019elettricit\u00e0 e da internet.<br \/>\nL\u2019Universit\u00e0 Islamica ha ripreso le lezioni in presenza a dicembre.<br \/>\n\u201c\u00c8 stata una scelta di continuare piuttosto che fermarsi\u201d sostiene Osama \u201cAdattarsi piuttosto che cedere\u201d. \u201cStudiamo non perch\u00e9 la strada sia chiara, ma perch\u00e9 arrendersi \u00e8 esattamente ci\u00f2 che questa realt\u00e0 cerca di imporci.\u201d<br \/>\n*( di Ola Al Asi \u2013 Al Jazeera &#8211; traduzione di Giuseppe Ponsetti in origine per Zeitun.info)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Giovanna Branca*: La sentenza: \u00abI dazi violano la separazione dei poteri\u00bb &#8211; Corte in faccia La Ieepa (International Emergency Economic Powers Act), \u00abnon <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53391\" title=\"n\u00b0 09 \u2013 21\/02\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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