{"id":53284,"date":"2026-02-06T07:14:28","date_gmt":"2026-02-06T07:14:28","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53284"},"modified":"2026-02-06T10:14:48","modified_gmt":"2026-02-06T10:14:48","slug":"n-07-07-febbraio-2026-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53284","title":{"rendered":"n\u00b0 07 \u2013 07\/02\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. NEWS DAI PARLAMENTARI ESTERO"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Quello che i dati non dicono sulle povert\u00e0 &#8211; La denuncia Perch\u00e9 possedere una casa o avere un lavoro non basta pi\u00f9 a proteggere dall&#8217;indigenza? L&#8217;analisi di Alleanza contro la povert\u00e0 e Iref mette a nudo l&#8217;inefficacia delle misure attuali, create dal governo Meloni, e propone un cambio di rotta per superare la frammentazione istituzionale e la logica della condizionalit\u00e0 obbligatoria<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Agroalimentare: con Car\u00e8* alla Camera iniziativa per modelli 231 come leva strategica per sicurezza e competitivit\u00e0<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; On. Nicola Car\u00e8*: Estero, Car\u00e8 partecipa all\u2019 Australia Day in Ambasciata a Roma<\/strong><br \/>\n<strong>04- Il vertice della CELAC &#8211; \u00c8 stato convocato ieri, 1\u00b0 settembre, un vertice straordinario dei ministri degli Esteri della Comunit\u00e0 degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), la cui presidenza pro-tempore \u00e8 attualmente esercitata dalla Colombia<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Geraldina Colotti *: VENEZUELA, LA RIFORMA DEGLI IDROCARBURI SFIDA L\u2019ASSEDIO.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Andrea Colombo*: Costretto ad arretrare il governo si aggrappa alle opposizioni. Fuori i violenti Nulla di fatto al vertice sulla sicurezza. Pesano le divisioni e soprattutto i dubbi del Colle su fermi preventivi e cauzione<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Teresa Barone *: PIGNORAMENTO PENSIONE 2026: AUMENTA IL LIMITE IMPIGNORABILE.<\/strong><br \/>\n<strong>Nuovi limiti pignoramento pensione 2026: la soglia minima vitale sale a 1.092,48 euro. Le regole per il conto corrente e le aliquote per i debiti verso il Fisco.<\/strong><br \/>\n<strong>08 \u2013 Vincenzo Morvillo*: Anti Trump-capitalismo e schizofrenia &#8211; Scrivo sempre meno di questioni prettamente politiche. Lo faccio per non apportare ulteriore confusione in un contesto storico-politico drammaticamente caotico. E anche perch\u00e9 in questi frangenti la possibilit\u00e0 di profferir minchiate \u00e8 altissima.<\/strong><br \/>\n<strong>09 \u2013 Antonio Cantaro*: avventurismo neo imperiale versus diritto. Che fare? The Donald, spiega l\u2019ineffabile nobel Institute non pu\u00f2 condividere con la signora Mar\u00eda Corina Machado il premio nobel per la pace (\u00abuna volta annunciato \u2026non pu\u00f2 essere revocato, condiviso o trasferito ad altri\u00bb). Trump se ne far\u00e0 una ragione. Al presidente pro tempore degli stati uniti interessa restare alla storia, pu\u00f2 fare a meno del folclore di un riconoscimento sempre pi\u00f9 screditato<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; Federico Losurdo*: Reagire a Trump. Un ponte tra Europa e Brics &#8211; In un mondo che pericolosamente torna alla logica delle \u201csfere d\u2019influenza\u201d, l\u2019Europa dovrebbe intrecciare un dialogo costruttivo con i BRICS. Non tanto per adesione ideologica, quanto per una scelta di razionalit\u00e0 politica in favore di un multilateralismo trasformativo. La lezione di Lula.<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: QUELLO CHE I DATI NON DICONO SULLE POVERT\u00c0 &#8211; LA DENUNCIA PERCH\u00c9 POSSEDERE UNA CASA O AVERE UN LAVORO NON BASTA PI\u00d9 A PROTEGGERE DALL&#8217;INDIGENZA? L&#8217;ANALISI DI ALLEANZA CONTRO LA POVERT\u00c0 E IREF METTE A NUDO L&#8217;INEFFICACIA DELLE MISURE ATTUALI, CREATE DAL GOVERNO MELONI, E PROPONE UN CAMBIO DI ROTTA PER SUPERARE LA FRAMMENTAZIONE ISTITUZIONALE E LA LOGICA DELLA CONDIZIONALIT\u00c0 OBBLIGATORIA<\/strong><\/p>\n<p>Quello che i dati non dicono sulle povert\u00e0 \u00e8 che le attuali politiche del governo Meloni, basate sul \u00abSupporto per la Formazione e il Lavoro\u00bb (Sfl) e sull\u2019\u00abAssegno di Inclusione\u00bb (Adi), hanno rafforzato un sistema a ostacoli dove requisiti amministrativi rigidi hanno escluso i pi\u00f9 fragili. \u00c8 la denuncia contenuta ne \u00abL\u2019Italia delle povert\u00e0\u00bb, un\u2019indagine realizzata dall\u2019Alleanza contro la Povert\u00e0 in collaborazione con l\u2019Istituto di Ricerche Educative e Formative (Iref). Il documento, risultato di un lavoro autorevole fatto dall\u2019interno del mondo cattolico e del sindacalismo confederale, sostiene che il racconto ufficiale sulla povert\u00e0 oggi sia fondato sul \u00abpanico statistico\u00bb alimentato dai media. L\u2019obiettivo di fondo \u00e8 colpevolizzare i poveri.<br \/>\nL\u2019analisi, presentata ieri a Roma, ribadisce che i soli dati ufficiali non riescono a cogliere la \u00abmultidimensionalit\u00e0\u00bb delle povert\u00e0 che non interessano solo il reddito, ma investono anche la casa, la salute, l\u2019istruzione o i legami sociali. Gi\u00e0 le cifre del 2024 delineano un quadro drammatico, con oltre 2,2 milioni di famiglie in \u00abpovert\u00e0 assoluta\u00bb (8,4%) e 2,8 milioni in \u00abpovert\u00e0 relativa\u00bb (10,9%), ma la realt\u00e0 sommersa \u00e8 ben pi\u00f9 vasta. Esiste un mondo fatto di deprivazione e ristrettezze che vive sulla soglia di indigenza. pur avendo un lavoro o una casa. \u00e8 il mondo dei \u00abnear poor\u00bb, i \u00abquasi poveri\u00bb, per i quali la nascita di un figlio o una spesa imprevista determinano il collasso. L\u2019Italia si conferma tra l\u2019altro uno dei paesi pi\u00f9 ostili per le \u00abgiovani coppie\u00bb. E per i bambini: sono 1,3 milioni i minori in povert\u00e0, il valore massimo raggiunto negli ultimi dieci anni.<br \/>\nL\u2019intreccio tra questi fattori viene solo in parte colto a partire dai tredici indicatori di riferimento utilizzati per misurare l\u2019indigenza. Per esempio, le medie ufficiali non leggono come povero chi raziona il cibo pur di pagare le bollette, n\u00e9 colgono il disagio di chi possiede un immobile di scarso valore o di chi riesce a sostituire beni durevoli solo indebitandosi pesantemente tramite il credito al consumo (il \u00abbuy now, pay later\u00bb).<br \/>\nIl problema esposto dall\u2019Alleanza contro le povert\u00e0 \u00e8 rilevantissimo in una societ\u00e0 neoliberale che pretende di essere guidata dai dati e offrire una \u00abscelta razionale\u00bb alla societ\u00e0. E invece usa la statistica in maniera unilaterale e strumentale. E, per questa ragione, adotta politiche sociali che fissano la vita in una condizione di marginalit\u00e0. Per il portavoce di Alleanza contro la povert\u00e0, Antonio Russo, la povert\u00e0 \u00e8 \u00abun problema strutturale, trasversale e i dati Istat non bastano a fotografarla\u00bb. La povert\u00e0 \u00ab\u00e8 un processo, non uno stato, ed \u00e8 il prodotto di condizioni che non sono mai state realmente prese in carico\u00bb.<br \/>\nBisogna superare la frammentazione istituzionale e la visione \u00abwork-oriented\u00bb che trasforma il sostegno in un obbligo e in una condizionalit\u00e0 punitiva. Per farlo \u00e8 ritenuto necessario creare una \u00abcabina di regia permanente\u00bb e il rafforzamento dei servizi sociali territoriali. Sempre che bastino per liberare i poveri, e non solo per governare le loro povert\u00e0.<br \/>\n* Roberto Filosofo e giornalista, scrive per \u00abil manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; AGROALIMENTARE &#8211; CON CAR\u00c8* ALLA CAMERA INIZIATIVA PER MODELLI 231 COME LEVA STRATEGICA PER SICUREZZA E COMPETIT*:<\/strong><br \/>\nROMA \u2013 Si sono conclusi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati i lavori dell\u2019incontro \u201cAdeguati assetti 231 in ambito agroalimentare: obblighi, responsabilit\u00e0, best pratiche e proposte di riforma normativa\u201d, promosso e organizzato dall\u2019on. Nicola Car\u00e8, dedicato al confronto sui profili di responsabilit\u00e0 delle imprese agroalimentari e sull\u2019evoluzione del sistema di prevenzione dei reati previsto dal D. Lgs. 231\/2001.Nel corso dei lavori \u00e8 stato sottolineato come il rafforzamento dei modelli organizzativi e dei sistemi di controllo interno rappresenti oggi un elemento centrale per la prevenzione del rischio penale e reputazionale, oltre che per la tutela della sicurezza alimentare e della competitivit\u00e0 delle imprese italiane. Alessandra Griffa ha evidenziato i collegamenti tra la riforma dei reati agroalimentari e la responsabilit\u00e0 231, richiamando la necessit\u00e0 di aggiornare i modelli organizzativi per affrontare nuove fattispecie di reato e standard di controllo pi\u00f9 evoluti. Stefano Buonocore ha rimarcato la centralit\u00e0 della prevenzione attraverso procedure operative, tracciabilit\u00e0 delle filiere, sistemi di audit e formazione del personale. Nicola Menardo si \u00e8 soffermato sul ruolo strategico dell\u2019Organismo di Vigilanza, chiamato a garantire effettivit\u00e0 e continuit\u00e0 dei controlli interni e un dialogo costante con governance e management. Andrea Milani ha sottolineato l\u2019esigenza di semplificazione applicativa per rendere i modelli 231 sostenibili anche per le piccole e medie imprese. Jacopo Perina ha richiamato l\u2019importanza di un approccio integrato tra compliance, sostenibilit\u00e0 e reputazione aziendale, elementi ormai determinanti per la competitivit\u00e0 sui mercati internazionali. Il coordinatore del Tavolo, Alessandro Parrotta, ha ricordato come l\u2019agroalimentare rappresenti un asset strategico dell\u2019economia nazionale e come la tutela della qualit\u00e0 e della sicurezza dei prodotti passi anche attraverso sistemi di governance moderni ed efficaci. In chiusura, Car\u00e8 e Parrotta hanno ribadito l\u2019importanza di proseguire il dialogo tra istituzioni, professionisti e imprese per favorire un\u2019evoluzione normativa capace di coniugare rigore nella prevenzione dei reati, semplificazione applicativa e tutela della competitivit\u00e0 delle aziende italiane.<br \/>\n*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8, Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide Camera dei Deputati &#8211; IV Commissione Difesa)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; On. Nicola Car\u00e8*: ESTERO, CAR\u00c8 PARTECIPA ALL\u2019 AUSTRALIA DAY IN AMBASCIATA A ROMA<\/strong><br \/>\nRoma 3 feb. In occasione dell\u2019Australia Day, si sono svolte a Roma le celebrazioni ufficiali presso l\u2019Ambasciata d\u2019Australia, alla presenza di rappresentanti istituzionali italiani e stranieri. All\u2019evento ha partecipato Nicola Car\u00e8, deputato eletto all\u2019estero che ha rivolto un ringraziamento all\u2019Ambasciatrice d\u2019Australia in Italia Julianne Cowley per l\u2019accoglienza e per l\u2019impegno nel rafforzare i rapporti bilaterali tra Italia e Australia. Nel corso dell\u2019incontro \u00e8 stato sottolineato come le relazioni tra i due Paesi si fondino su una collaborazione solida e su valori condivisi di dialogo, apertura e cooperazione, anche grazie al contributo determinante della comunit\u00e0 italiana in Australia, riconosciuta come ponte umano, culturale e professionale tra le due nazioni. Presenti alle celebrazioni anche l\u2019Ambasciatrice della Nuova Zelanda in Italia Jackie Frizelle, l\u2019Ambasciatore Paolo Crudele, alcuni parlamentari e il Viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini. \u201cItalia e Australia \u2013 ha ribadito Car\u00e8- condividono una lunga storia di amicizia e una visione comune orientata al futuro, nel segno di relazioni sempre pi\u00f9 strette sul piano politico, economico e culturale\u201d.<br \/>\n*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8. Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; Il vertice della Celac &#8211; \u00c8 STATO CONVOCATO IERI, 1\u00b0 SETTEMBRE, UN VERTICE STRAORDINARIO DEI MINISTRI DEGLI ESTERI DELLA COMUNIT\u00c0 DEGLI STATI LATINOAMERICANI E CARAIBICI (CELAC), LA CUI PRESIDENZA PRO-TEMPORE \u00c8 ATTUALMENTE ESERCITATA DALLA COLOMBIA.<\/strong><br \/>\nL\u2019incontro si \u00e8 svolto in formato virtuale e avr\u00e0 l\u2019obiettivo di permettere agli Stati membri di scambiare \u201cpunti di vista e riflessioni sulla congiuntura regionale, in un quadro di rispetto dei principi del diritto internazionale, della sovranit\u00e0 degli Stati, della cooperazione e dell\u2019integrazione che sostengono la CELAC come forum di unit\u00e0 politica e concertazione\u201d.<\/p>\n<p>COME UNICO PUNTO ALL\u2019ORDINE DEL GIORNO C\u2019ERA \u201cUNA RIFLESSIONE REGIONALE AMPIA E PROFONDA SULLA PRESERVAZIONE DELLA SOVRANIT\u00c0, DELL\u2019INDIPENDENZA POLITICA E DELL\u2019INTEGRIT\u00c0 TERRITORIALE DEGLI STATI MEMBRI, IL FERMO RIFIUTO DI QUALSIASI FORMA DI INGERENZA ESTERNA CHE INFLUISCA SULLA STABILIT\u00c0 E SULLA PACE NELLA REGIONE, E LA RIAFFERMAZIONE DELL\u2019AMERICA LATINA E DEI CARAIBI COME ZONA DI PACE E COOPERAZIONE\u201d.<\/p>\n<p>Al centro vi sono, infatti, le preoccupazioni suscitate, nei diversi paesi che compongono l\u2019organismo internazionale, dal recente dispiegamento militare degli Stati Uniti nei Caraibi e le implicazioni che pu\u00f2 avere per la regione, che dal 2014 \u00e8 stata dichiarata Zona di Pace in un vertice realizzato a Cuba. Da allora, per\u00f2, con il ritorno a destra di vari governi latinoamericani, che animavano altre istituzioni sud-sud pi\u00f9 orientate all\u2019integrazione regionale, molte cose sono cambiate. Diversi paesi, sia latinoamericani che caraibici (come l\u2019Argentina o Trinidad e Tobago), stanno dando pieno appoggio alle politiche di Trump, rappresentate dall\u2019ossessione del Segretario di Stato, Marco Rubio, contro Cuba, Venezuela, Nicaragua. Il governo statunitense ha aumentato fino a 50 milioni di dollari la taglia sulla testa del presidente venezuelano, Nicolas Maduro, accusandolo di essere a capo di un cartello narcotrafficante (il Cartel de los Soles), dichiarata un\u2019organizzazione terrorista. Un\u2019organizzazione inesistente, rispondono gli analisti internazionali, basandosi anche sui dati delle stesse organizzazioni antidroga. Per questo, attivisti di oltre 80 paesi hanno manifestato con lo slogan: \u201cIl Venezuela non \u00e8 una minaccia, ma una speranza\u201d, e i rappresentanti diplomatici della Repubblica bolivariana hanno inviato lettere di protesta a tutti gli organismi internazionali, a cominciare dall\u2019Onu.<\/p>\n<p>CINA-AMERICA LATINA<br \/>\nIl 31 agosto, nella citt\u00e0 cinese di Tianjin, \u00e8 iniziata la 25\u00aa riunione del Consiglio dei Capi di Stato dell\u2019Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS). Il vertice di due giorni tratter\u00e0 temi economici e di sicurezza globale, legati allo sviluppo dei legami commerciali, ai corridoi di trasporto e all\u2019articolazione dei progetti nazionali con l\u2019Iniziativa della Via della Seta (Belt and Road Initiative). In particolare, si discuter\u00e0 della creazione della Banca di Sviluppo dell\u2019OCS e dell\u2019ampliamento dell\u2019unione interbancaria dell\u2019organizzazione. Passi che dovrebbero permettere di accelerare la formazione di un\u2019infrastruttura di pagamenti e di passare a transazioni pi\u00f9 attive in valute nazionali. Sar\u00e0 il vertice pi\u00f9 grande dalla creazione dell\u2019organizzazione internazionale, fondata nel 2001. Ne fanno parte Kazakistan, Kirghizistan, Cina, Russia, Tagikistan e Uzbekistan (dal 2001), India e Pakistan (dal 2017), Iran (dal 2023) e Bielorussia (dal 2024). I Paesi membri dell\u2019OCS rappresentano oltre il 40% della popolazione mondiale e pi\u00f9 del 30% del PIL globale. All\u2019evento partecipano leader di oltre 20 Paesi, fra i quali il presidente della Cina, Xi Jinping, quello della Russia, Vladimir Putin, il primo ministro dell\u2019India, Narendra Modi e il presidente dell\u2019Iran, Masoud Pezeshkian, e il capo del governo del Vietnam, Pham Minh Chinh. Inoltre, sono stati invitati dirigenti di 10 organizzazioni internazionali, tra cui il segretario generale dell\u2019ONU, Ant\u00f3nio Guterres, oltre a rappresentanti della Comunit\u00e0 degli Stati Indipendenti (CSI), dell\u2019Unione Economica Euroasiatica (UEE), dell\u2019Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico (ASEAN), dell\u2019Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC), della Lega Araba e di altri raggruppamenti.<br \/>\nL\u2019America latina non \u00e8 direttamente riguardata dall\u2019evento, per\u00f2 molti dirigenti latinoamericani, come il presidente del parlamento venezuelano, Jorge Rodr\u00edguez, che \u00e8 anche il capo negoziatore di Maduro nei dialoghi con gli Usa, sono gi\u00e0 nel paese, per svolgere incontri bilaterali e partecipare alle celebrazioni per il Giorno della Vittoria, che si terranno il 3 settembre. In quella data, la Repubblica popolare cinese ricorda 80\u00ba anniversario della vittoria nella guerra di resistenza contro l\u2019aggressione imperialista giapponese e nella guerra mondiale antifascista, e commemora il sacrificio di oltre 35 milioni di cinesi.<\/p>\n<p>I BRICS ESPANDONO LA LORO PRESENZA NEL LATINOAMERICA<br \/>\nL\u2019Uruguay, tornato a un governo progressista, \u00e8 diventato il 29\u00ba Paese a unirsi alla cooperazione con TV BRICS. Nella regione dell\u2019America Latina e dei Caraibi, collaborano con il network internazionale anche i media di Argentina, Venezuela, Cuba, Messico e Cile. Brics Tv amplia cos\u00ec la sua presenza informativa nella regione dell\u2019America Latina. Il primo partner del network mediatico in questo Paese \u00e8 stato il giornale digitale socio-politico Diario la R, di propriet\u00e0 di Gruppo R Multimedio. In questo modo, l\u2019Uruguay avr\u00e0 accesso diretto a informazioni aggiornate sulle attivit\u00e0 dei Paesi membri e partner dei BRICS e potr\u00e0 promuovere la propria agenda nel panorama mediatico internazionale. Diario la R \u00e8 l\u2019unico giornale digitale gratuito dell\u2019Uruguay. \u00c8 presente sul mercato dei media da oltre 35 anni ed \u00e8 stato pubblicato inizialmente con il nome di La Rep\u00fablica. La sua sede si trova nella capitale, Montevideo. Il giornale pubblica notizie nazionali e internazionali, articoli analitici e opinioni di esperti su temi socio-politici.<\/p>\n<p>CINA E BRASILE RAFFORZANO IL COORDINAMENTO NEI BRICS<br \/>\nGioved\u00ec 29 agosto, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo brasiliano, Mauro Vieira, a cui ha espresso la disponibilit\u00e0 del suo Paese a intensificare il coordinamento con il Brasile e con gli altri paesi del gruppo per \u201cresistere all\u2019unilateralismo e all\u2019intimidazione\u201d. Al contempo, il ministro della Pianificazione e del Bilancio del Brasile, Simone Tebet, ha dichiarato che nell\u2019attuale scenario di incertezza, \u201ci Brics non sono il problema, ma parte della soluzione\u201d per il suo Paese. In tal senso, ha precisato che il Brasile sta rafforzando i suoi legami con la Cina e con il gruppo Brics come risposta strategica alle sanzioni imposte dagli Stati uniti.<\/p>\n<p>QUESTA POSIZIONE EMERGE DOPO CHE IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI, DONALD TRUMP, HA IMPOSTO UN DAZIO DEL 50% SUI PRODOTTI BRASILIANI, UNA MISURA VISTA COME RITORSIONE PER IL PROCESSO GIUDIZIARIO CHE L\u2019EX PRESIDENTE JAIR BOLSONARO STA AFFRONTANDO PRESSO LA CORTE SUPREMA DEL BRASILE. IN QUESTO CONTESTO, UN GIUDICE DELLA CORTE SUPREMA, ALEXANDRE DE MORAES, \u00c8 STATO SANZIONATO CON LA LEGGE MAGNITSKY DAGLI STATI UNITI, IL CHE HA COMPORTATO IL BLOCCO DEI SUOI CONTI.<\/p>\n<p>Tebet ha sottolineato la necessit\u00e0 di diversificare il commercio, evidenziando che la dipendenza commerciale del Brasile dall\u2019Asia \u00e8 gi\u00e0 quasi del 50%, contro il 10% verso gli Stati Uniti. Ha anche menzionato che la sconfitta di Trump nel 2020 ha permesso al Brasile di ridurre la sua dipendenza dagli Stati uniti e rafforzare le sue esportazioni verso il Sud America. Dal 1974, le diplomazie di Cina e Brasile hanno costruito \u201cuna relazione basata sul rispetto, la fiducia e l\u2019ottenimento di benefici per entrambe le societ\u00e0\u201d. La Cina \u00e8 il principale partner commerciale del Brasile dal 2009 ed \u00e8 stata una delle fonti pi\u00f9 importanti di investimento straniero nel Paese.<\/p>\n<p>In risposta ai dazi del 50% che il governo di Donald Trump ha imposto sui prodotti brasiliani, il presidente del Brasile, Luiz In\u00e1cio Lula da Silva, ha dato il via libera alle consultazioni per implementare la Legge di Reciprocit\u00e0 contro gli Stati Uniti (USA). L\u2019obiettivo della misura \u00e8 analizzare potenziali contromisure economiche di fronte a quella che il Paese sudamericano considera un\u2019azione unilaterale e dannosa per le sue esportazioni.<\/p>\n<p>Lula, che ha ricevuto il suo omologo panamense, Jos\u00e9 Ra\u00fal Mulino, in una conferenza congiunta con quest\u2019ultimo, ha annunciato la sua adesione al protocollo del Trattato di Neutralit\u00e0 del Canale di Panama. Lula \u00e8 il primo capo di Stato di una delle potenze economiche globali a manifestare il suo sostegno alla sovranit\u00e0 panamense. La questione del Canale, i progetti di privatizzazione dei porti, il contrasto degli Usa alla Cina, e le misure neoliberiste contro il sistema pubblico sono da mesi oggetto della pi\u00f9 grande ondata di proteste degli ultimi decenni che scuote Panama.<br \/>\n*(fonte: Pagine Estere)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05- Geraldina Colotti *: VENEZUELA, LA RIFORMA DEGLI IDROCARBURI SFIDA L\u2019ASSEDIO.<\/strong><\/p>\n<p>CARACAS \u2013 DAVID PARAVISINI, CLASSE 1944, \u00c8 CONSIDERATO UNO DEI MASSIMI SPECIALISTI DI GEOPOLITICA ENERGETICA DEL VENEZUELA BOLIVARIANO. COME COSTITUENTE ED ESPERTO DI IDROCARBURI, LE SUE ANALISI SONO STATE FONDAMENTALI PER COMPRENDERE LA TRANSIZIONE DA UN\u2019INDUSTRIA PETROLIFERA \u201cMERITOCRATICA\u201d, SUBORDINATA AGLI INTERESSI TRANSNAZIONALI, A UNA PDVSA \u201cPOPOLARE E STRATEGICA\u201d. GLI ABBIAMO CHIESTO DI COMMENTARE LE SCELTE ANNUNCIATE DALLA PRESIDENTE INCARICATA DELCY RODRIGUEZ, CHE GOVERNA DOPO IL SEQUESTRO DEL PRESIDENTE NICOLAS MADURO E DELLA FIRST LADY CILIA FLORES, COMPIUTO DALLE TRUPPE SPECIALI STATUNITENSI CON L\u2019ATTACCO DEL 3 GENNAIO.<\/p>\n<p>COME ANALIZZA LE MISURE ADOTTATE OGGI DALLA PRESIDENTE INCARICATA DELCY RODR\u00cdGUEZ?<br \/>\nPer analizzare l\u2019operato del governo nell\u2019assenza temporale del Presidente Nicol\u00e1s Maduro \u2013 dovuta a un sequestro che viola tutte le leggi e le convenzioni internazionali -, e che oggi \u00e8 guidato dalla vicepresidente Delcy Elo\u00edna Rodr\u00edguez, bisogna inquadrarlo nel contesto di un attacco brutale degli Stati Uniti volto a dissolvere il governo. L\u2019obiettivo era annullare la Costituzione e le leggi della Repubblica nel disordine e nel caos per appropriarsi delle risorse. Ma non si trattava solo di un\u2019appropriazione materiale; l\u2019obiettivo era insediare un governo fantoccio che eseguisse le direttive di Washington. Questo non \u00e8 accaduto. Il sequestro del presidente non ha portato alla sostituzione del governo rivoluzionario, non solo per la solidit\u00e0 mostrata dal nucleo dirigente del PSUV e dalla struttura superiore del governo, ma anche per la tenuta dell\u2019intera ossatura dello Stato. La decisione del Tribunale Supremo di Giustizia, nel dichiarare che non vi era un\u2019assenza assoluta ma temporanea dovuta a eventi assolutamente imprevedibili, mostra la solidit\u00e0 dello Stato venezuelano. Tutte le istituzioni hanno risposto all\u2019unisono, restituendo piena operativit\u00e0 al governo rivoluzionario. Non \u00e8 solo la gestione di Delcy Rodr\u00edguez, ma una gestione unificata di tutto lo Stato. Il ruolo di Delcy come presidente incaricata, facente funzioni, in queste circostanze \u00e8 fuori dall\u2019ordinario. \u00c8 forse la sfida pi\u00f9 grande mai affrontata da un presidente venezuelano, inclusi Ch\u00e1vez e Maduro: deve governare, far muovere il paese e, allo stesso tempo, affrontare il mostro del nord per riscattare i nostri due ostaggi.<\/p>\n<p>PU\u00d2 SPIEGARCI COSA IMPLICANO LA MODIFICA DELLA LEGGE ANTIBLOCCO E LA RIFORMA DELLA LEGGE SUGLI IDROCARBURI? IN CHE MODO POSSONO CONTINUARE A GARANTIRE LA SOVRANIT\u00c0 OPERATIVA DI PDVSA?<br \/>\nIl governo rivoluzionario deve garantire il funzionamento del paese. La modifica della legge organica sugli idrocarburi e degli altri decreti sull\u2019importazione di benzina e additivi erano gi\u00e0 in cantiere; lo stesso presidente Maduro li aveva annunciati il 2 gennaio. L\u2019unico elemento di rottura \u00e8 stato il sequestro del presidente. Maduro era stato chiaro con gli Usa: se volete negoziare, le porte sono aperte anche per il capitale privato statunitense. Trump dice che Delcy \u201csi sta comportando bene\u201d, ma non capisce che questo \u00e8 il risultato di conversazioni gi\u00e0 avviate tra il governo venezuelano e le imprese nordamericane per trovare formule di sviluppo reciproco.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 alcuna ragione per pensare che la sovranit\u00e0 sia stata violata. Ho esaminato il progetto di riforma: non esiste un solo articolo in cui si affermi che il paese non eserciter\u00e0 pi\u00f9 la sovranit\u00e0 sulle risorse. Ogni azienda che opera in Venezuela deve farlo come parte di una societ\u00e0 mista o come operatore contrattualizzato sotto rigide condizioni: tempi definiti, propriet\u00e0 statale delle risorse, utilizzo delle strutture preesistenti e l\u2019obbligo contrattuale che ogni opera infrastrutturale passi in perfetto stato alla nazione al termine del contratto. Non c\u2019\u00e8 alcuna rinuncia alla sovranit\u00e0.<\/p>\n<p>QUAL \u00c8 DUNQUE L\u2019OBIETTIVO DELLA RIFORMA DELLA LEGGE SUGLI IDROCARBURI?<\/p>\n<p>Stiamo smantellando formule che ci rendevano dipendenti da una struttura corporativa interna a PDVSA che era diventata incontrollabile. L\u2019organo dello Stato preposto a vigilare era stato esautorato da una PDVSA che perseguiva interessi propri, infiltrata da agenti stranieri e fattori di corruzione. Hanno rubato petrolio, falsificato dati e riscosso indennizzi per petrolio mai prodotto. Mai come oggi ci sono stati cos\u00ec tanti dirigenti di PDVSA arrestati. Prima di Ch\u00e1vez, godevano della pi\u00f9 totale impunit\u00e0. Persino oggi, la gestione di PDVSA \u00e8 difficile da controllare da parte della Contralor\u00eda o dell\u2019Assemblea Nazionale; le azioni legali partono quasi sempre dalla Procura Generale. Questa riforma permette allo Stato di riprendere l\u2019iniziativa sugli investimenti, sottraendola a una corporazione strapotente che non rispondeva pi\u00f9 agli interessi nazionali. \u00c8 un grande balzo in avanti. Anche i debiti miliardari vantati dalle multinazionali, una volta analizzati, si rivelano gonfiati: il debito di 4 miliardi con Chevron, ad esempio, nella realt\u00e0 \u00e8 inferiore agli 800 milioni. Il resto \u00e8 corruzione e accordi illeciti tra vecchi dirigenti infedeli e aziende predatrici.<\/p>\n<p>TRUMP E L\u2019OPPOSIZIONE ESTREMISTA AFFERMANO CHE GLI STATI UNITI SI SONO GI\u00c0 APPROPRIATI DEL PETROLIO VENEZUELANO. \u00c8 VERO? QUAL \u00c8 LA REALT\u00c0 OPERATIVA DELL\u2019INDUSTRIA OGGI?<br \/>\nTrump deve montare un apparato propagandistico per convincere il suo popolo di avere il controllo. Deve far credere che il petrolio che esce dal Venezuela sia \u201cautorizzato\u201d da lui. Ma la realt\u00e0 \u00e8 che Chevron, ENI o Repsol operano con contratti firmati in Venezuela, con il governo di Maduro, e pagano in Venezuela secondo le nostre leggi. Le navi partono regolarmente verso un mercato di esportazione che Trump non pu\u00f2 impedire perch\u00e9 basato su contratti legali. Le \u201csanzioni\u201d colpiscono il paese e le aziende che negoziano con noi, ma queste aziende continuano a operare perch\u00e9 hanno bisogno del nostro greggio e riconoscono la legislazione venezuelana, non quella di Trump. La nostra difesa risiede nella narrazione della verit\u00e0 e nella comprensione del fenomeno strutturale che stiamo vivendo. Non \u00e8 un problema nato il 3 gennaio; \u00e8 la crisi terminale dell\u2019imperialismo statunitense. Dopo la caduta del muro di Berlino, gli USA hanno pensato di essere arrivati alla \u201cfine della storia\u201d e di poter imporre le loro regole. In trent\u2019anni, per\u00f2, il mondo \u00e8 progredito, mentre gli Stati Uniti sono scivolati in un pantano tecnologico e morale. La loro estetica oggi \u00e8 quella degli \u201czombie\u201d, delle droghe, dei senzatetto e della disoccupazione. \u00c8 una deriva oscurantista che va contro ogni visione di modernit\u00e0.<\/p>\n<p>IL PETROLIO NON \u00c8 UNA RISORSA INFINITA. COME SI INSERISCE IL CONTROLLO DELLE RISERVE VENEZUELANE NEL DISEGNO GEOPOLITICO DEGLI STATI UNITI?<br \/>\nGli USA usano la forza e l\u2019estorsione per dominare le potenze emergenti come la Cina, che deve importare il 70% del suo fabbisogno energetico da Iran, Russia e Venezuela. L\u2019obiettivo di Washington \u00e8 distruggere l\u2019Iran e monopolizzare il petrolio venezuelano per obbligare la Cina a comprarlo da loro. \u00c8 impossibile. La presidente Rodr\u00edguez \u00e8 stata chiara: siamo un governo sovrano e rivendichiamo il diritto di negoziare con Russia, Cina e Cuba.<\/p>\n<p>SU QUALI ALLEATI PU\u00d2 CONTARE OGGI IL SOCIALISMO BOLIVARIANO A LIVELLO INTERNAZIONALE?<br \/>\nLa nostra difesa parte innanzitutto dal fatto che non siamo soli. Non \u00e8 una battaglia solitaria del Venezuela contro il grande mostro del nord, ma \u00e8 una battaglia del mondo per contrapporre a quel mondo delegittimato la ricerca di una societ\u00e0 giusta. Esiste un\u2019unione universale che si oppone a questa barbarie, perfino in buona parte degli Stati Uniti. Il tema delle riserve \u00e8 relativo. Il mondo si incammina verso l\u2019utilizzo di altre fonti energetiche, ma a 150 anni dalla scoperta del petrolio, il carbone continua a essere la terza fonte energetica globale con una quota del 30%. Non \u00e8 vero che il petrolio o il gas smetteranno di essere utilizzati presto. Secondo lo stesso Dipartimento dell\u2019Energia degli Stati Uniti, grazie alle tecnologie sviluppate, le riserve venezuelane non ammontano a 300 miliardi di barili, ma raggiungono i 500 miliardi. Gli Stati Uniti puntano al monopolio della vendita di petrolio e gas nel mondo. Un esempio: hanno eliminato la Russia dalla competizione nel mercato europeo con la distruzione dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 e la dichiarazione della guerra in Ucraina. L\u2019obiettivo era che il mercato energetico europeo finisse nelle mani degli Stati Uniti. \u00c8 una battaglia impossibile: l\u2019OPEC si opporr\u00e0, perch\u00e9 sottrarre all\u2019OPEC il potere di quelle riserve darebbe agli USA un dominio totale sugli equilibri dei prezzi e dei mercati.<\/p>\n<p>I GHIACCIAI SI SCIOLGONO E L\u2019IMPERIALISMO VEDE IN QUESTO DISASTRO NUOVE ROTTE COMMERCIALI. QUAL \u00c8 LA SUA ANALISI?<br \/>\nTrump vuole il controllo del petrolio venezuelano e iraniano, ma anche delle rotte dell\u2019Artico. Sta per\u00f2 pestando i piedi a chi non \u00e8 disposto ad accettare questo ritorno all\u2019Et\u00e0 della Pietra dove non esistono convenzioni internazionali. Il sequestro di Nicol\u00e1s Maduro e Cilia Flores \u00e8 una violazione brutale che diventer\u00e0 presto insostenibile: dovranno liberarli perch\u00e9 le accuse sono infondate.<\/p>\n<p>L\u2019ATTACCO TECNOLOGICO DEL 3 GENNAIO PUNTA SOLO ALLE RISORSE O A DISTRUGGERE IL MODELLO DI DISTRIBUZIONE SOCIALE DELLA RENDITA?<br \/>\nAgli Stati Uniti non importa come viene ridistribuita la rendita, purch\u00e9 le loro corporazioni abbiano accesso totale e senza concorrenza alle risorse (petrolio, ferro, coltan, oro). \u00c8 la natura del capitalismo imperialista che stiamo combattendo e che sar\u00e0 sconfitta non solo dalla resistenza del popolo venezuelano, ma dalle contraddizioni insanabili dell\u2019imperialismo con le altre forme di sviluppo nel mondo. La nostra arma \u00e8 la verit\u00e0: il mondo sta reagendo contro questa regressione proposta dagli Stati Uniti. Alla fine vinceremo noi, perch\u00e9 siamo gente che lavora, lotta e ha la verit\u00e0 dalla sua parte.<br \/>\n*(Fonte: Le Monde &#8211; Geraldina Colotti, giornalista e scrittrice, cura la versione italiana di \u201cLe Monde diplomatique\u201d. Esperta di America Latina).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; &#8211; Andrea Colombo*: COSTRETTO AD ARRETRARE IL GOVERNO SI AGGRAPPA ALLE OPPOSIZIONI. FUORI I VIOLENTI NULLA DI FATTO AL VERTICE SULLA SICUREZZA. PESANO LE DIVISIONI E SOPRATTUTTO I DUBBI DEL COLLE SU FERMI PREVENTIVI E CAUZIONE<\/strong><\/p>\n<p>Partito con il miraggio di un arrembaggio securitario senza precedenti, il governo si \u00e8 ritrovato ad annaspare nell\u2019acqua, senza decidere niente. Alla fine, per evitare la figuraccia, si \u00e8 attaccato a un improbabile appello unitario rivolto all\u2019opposizione: \u00abLa presidente Meloni e il governo ribadiscono il pieno sostegno alle forze dell\u2019ordine e, in questa delicata fase (anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Partito democratico, Elly Schlein) intendono rivolgere all\u2019opposizione un appello a una stretta collaborazione istituzionale\u00bb.<br \/>\nIn soldoni la richiesta impossibile \u00e8 quella di accettare una risoluzione comune al momento inesistente, dopo le comunicazioni di Piantedosi nelle quali non si sa cosa dir\u00e0 il ministro, con dietro l\u2019angolo l\u2019incognita di un decreto sicurezza che verr\u00e0 approvato dal Cdm mercoled\u00ec anche se chiss\u00e0 quali misure conterr\u00e0. Un espediente inventato alla rinfusa per non ammettere il fallimento del vertice di ieri mattina e per mettere in difficolt\u00e0 Elly Schlein. Se rifiuter\u00e0 la bizzarra proposta, dopo aver invocato al telefono con la premier una posizione comune, la si potr\u00e0 accusare di essere lei a non volere l\u2019unit\u00e0 democratica. Mezzucci.<br \/>\nPER DUE GIORNI, dopo il pestaggio di Torino (perch\u00e9 quelli operati dalle forze dell\u2019ordine, si sa, non contano) Meloni e il suo stato maggiore hanno pensato di avere in mano una carta invincibile, rincuorati dallo smarrimento di un\u2019opposizione tramortita. Ministri e notabili, incuranti del ridicolo, hanno denunciato l\u2019attacco al cuore dello Stato del nuovo terrorismo. La premier si \u00e8 permessa di indicare ai magistrati quale tipologia di reato contestare agli arrestati e, tanto per non esagerare ha chiesto il \u00abtentato omicidio\u00bb. In questo clima \u00e8 stato convocato il vertice di palazzo Chigi che ieri avrebbe dovuto lanciare l\u2019attacco finale. La premier e i suoi due vice, Tajani e Salvini, i ministri competenti, Piantedosi, Nordio e Crosetto, i sottosegretari Mantovano e<br \/>\nFazzolari e i capi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza invece sono usciti da palazzo Chigi, dopo due ore di vertice, a mani vuote.<br \/>\nLA PROPOSTA di una cauzione a carico degli organizzatori di una manifestazione \u00e8 stata affondata da Fi: e se a manifestazione terminata qualcuno si mette a spaccare vetrine che si fa? Ragionamento impeccabile e in ogni caso quella misura, fortemente voluta dalla Lega che peraltro non rinuncia al miraggio, difficilmente avrebbe passato il vaglio del Quirinale. Il fermo preventivo, negli uffici del Colle, sta messo anche peggio. L\u2019idea di un fermo discrezionale di 12 ore, che Salvini l\u2019ingordo vorrebbe portare a 48, e la Costituzione repubblicana tanto d\u2019accordo non vanno. Anche lo scudo penale per gli agenti presenta buchi e squarci. Bisogna che non leda il principio intoccabile dell\u2019uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e scriverlo evitando di cadere in quella fossa non \u00e8 affatto facile.<br \/>\nIL GOVERNO \u00e8 comunque deciso a varare un decreto purchessia mercoled\u00ec e a questo punto, dopo i fuochi artificiali e le iperboli distribuite come noccioline degli ultimi giorni, non pu\u00f2 fare altrimenti. Ma cosa sar\u00e0 approvato \u00e8 ancora ignoto agli stessi governanti. Il massimo che possono affermare con certezza \u00e8 che \u00abqualcosa comunque sar\u00e0 sicuramente approvato\u00bb. La Lega insiste sia per la cauzione che per il fermo preventivo ma \u00e8 possibile che alla fine il governo opti per un pi\u00f9 prudente Daspo per chi ha a carico denunce o condanne. Segue una lunga lista di misure spettacolari, inutili per la sicurezza, come lo sgombero anche delle seconde case occupate e l\u2019uso a man bassa del taser. Modello Ice.<br \/>\nA PROPOSITO DI ICE, il caos intorno ai due dibattiti in programma, quello sugli agenti Ice in Italia e quello sugli incidenti di Torino, \u00e8 uno specchio fedele della confusione nella quale si dibatte il governo. I due appuntamenti hanno continuato a ballare sin da domenica pomeriggio e poi ieri per tutto il giorno. Ieri sera la formula prevedeva una informativa su Torino senza voto alla Camera, e mercoled\u00ec informativa senza voto su Ice al Senato ma comunicazioni con tanto di voto su Torino, sempre a palazzo Madama. Ma \u00e8 difficile che lo sgangherato programma venga rispettato senza ulteriori modifiche.<br \/>\nLo sbandamento del governo ieri non deve destare illusioni. Forse le misure pi\u00f9 clamorosamente anticostituzionali verranno depennate dal dl. Ma quelle che resteranno saranno pi\u00f9 che sufficienti per rendere l\u2019Italia un Paese peggiore e anche meno sicuro<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Andrea Colombo, \u00e8 un giornalista, scrittore e commentatore politico italiano.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Teresa Barone *: PIGNORAMENTO PENSIONE 2026: AUMENTA IL LIMITE IMPIGNORABILE.<\/strong><\/p>\n<p>Nuovi limiti pignoramento pensione 2026: la soglia minima vitale sale a 1.092,48 euro. Le regole per il conto corrente e le aliquote per i debiti verso il Fisco.<br \/>\nL\u2019aggiornamento annuale dell\u2019assegno sociale operato dall\u2019INPS porta con s\u00e9 una novit\u00e0 importante per i pensionati che devono affrontare procedure esecutive. Dal 1\u00b0 gennaio 2026, infatti, \u00e8 aumentata la quota della pensione considerata \u201cminimo vitale\u201d e, per questo, assolutamente protetta da ogni tentativo di pignoramento.<br \/>\nQuesto scudo legale serve a garantire che ogni cittadino conservi una somma dignitosa per le spese quotidiane, proteggendola dall\u2019aumento del costo della vita registrato nell\u2019ultimo anno.<br \/>\nIndice<br \/>\n1. COME CAMBIA LA SOGLIA DI PROTEZIONE DAI PIGNORAMENTI<br \/>\n2. LIMITI PI\u00d9 ALTI SUL CONTO CORRENTE<br \/>\n3. DIFFERENZE TRA DEBITI VERSO PRIVATI E FISCO<br \/>\n1. ESEMPI PRATICI<\/p>\n<p>COME CAMBIA LA SOGLIA DI PROTEZIONE DAI PIGNORAMENTI<br \/>\nPignoramento conto corrente: bloccati anche i futuri versamenti12 novembre 2025La tutela della pensione non \u00e8 legata a una cifra fissa ma dipende dal valore dell\u2019assegno sociale. Secondo la normativa vigente, la somma impignorabile corrisponde al doppio di tale assegno, con la garanzia che questo limite non possa mai scendere sotto i 1.000 euro. Per l\u2019anno 2026, il valore dell\u2019assegno sociale \u00e8 stato aggiornato a 546,24 euro. Moltiplicando questa cifra per due, la nuova soglia di salvaguardia sale a 1.092,48 euro.<br \/>\nSolo la parte di pensione che eccede questo importo pu\u00f2 essere effettivamente trattenuta dai creditori: se l\u2019assegno mensile \u00e8 inferiore a tale limite, la pensione resta integralmente nelle mani del titolare.<br \/>\nLIMITI PI\u00d9 ALTI SUL CONTO CORRENTE<br \/>\nPignoramento del conto anche dopo la domanda di rottamazione-quinquies30 gennaio 2026Una disciplina specifica si applica per la pensione gi\u00e0 accreditata sul conto corrente bancario o postale prima della notifica del pignoramento. In questo scenario, la legge tutela una somma ancora pi\u00f9 elevata, pari al triplo dell\u2019assegno sociale. Per tutto il 2026, la giacenza sul conto corrente legata alla pensione \u00e8 dunque considerata intoccabile fino a 1.638,72 euro.<br \/>\nQuesta norma impedisce il blocco totale dei risparmi, lasciando al debitore un margine per le emergenze. Per i versamenti che arriveranno sul conto dopo l\u2019inizio della procedura, si torner\u00e0 invece alla soglia standard dei 1.092,48 euro.<br \/>\nDIFFERENZE TRA DEBITI VERSO PRIVATI E FISCO<br \/>\nNonostante la soglia minima di protezione sia la stessa, la velocit\u00e0 con cui i creditori possono agire sulla parte eccedente cambia in base al tipo di debito.<br \/>\n\u2022 Creditori privati. In caso di debiti verso banche o finanziarie, la trattenuta ordinaria \u00e8 pari a un quinto della quota che supera il minimo vitale.<br \/>\n\u2022 Agenzia delle Entrate Riscossione. Se il creditore \u00e8 il Fisco, il pignoramento \u00e8 pi\u00f9 graduale. La trattenuta sull\u2019eccedenza \u00e8 limitata a un decimo per pensioni fino a 2.500 euro, salendo a un settimo o a un quinto solo per gli assegni pi\u00f9 alti.<br \/>\nESEMPI PRATICI<br \/>\nPer capire quanto effettivamente venga trattenuto, \u00e8 fondamentale ricordare che le percentuali di pignoramento si applicano solo sulla cifra che resta dopo aver sottratto la soglia intoccabile di 1.092,48 euro. Ecco due simulazioni basate su una pensione netta di 1.500 euro:<br \/>\n\u2022 Debito Privato (Banca) \u2013 sulla differenza di 407,52 euro (1.500 \u2013 1.092,48) si calcola il quinto. La trattenuta mensile sar\u00e0 di circa 81,50 euro.<br \/>\n\u2022 Caso Debito Fiscale (AdER) \u2013 poich\u00e9 la pensione \u00e8 inferiore a 2.500 euro, si applica l\u2019aliquota agevolata del 10%. Sulla stessa differenza di 407,52 euro, la trattenuta sar\u00e0 di soli 40,75 euro.<br \/>\nIn entrambi i casi, il pensionato ha la certezza di conservare integralmente il proprio minimo vitale, vedendo ridotta la quota pignorata rispetto ai parametri dell\u2019anno precedente.<br \/>\nIn tutti i casi, l\u2019adeguamento alle nuove cifre dovrebbe essere gestito automaticamente dall\u2019INPS sui pignoramenti gi\u00e0 attivi. \u00c8 per\u00f2 sempre bene controllare il cedolino della pensione per verificare che la quota trattenuta sia stata correttamente ridotta in base ai nuovi parametri stabiliti per i pignoramenti.<br \/>\n*(Fonte: PMI.it- Teresa Barone, Giornalista pubblicista, collabora da molti anni con PMI.it occupandosi di imprese e green economy, mondo del lavoro e nuove tecnologie applicate)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 \u2013 Vincenzo Morvillo*: ANTI TRUMP-CAPITALISMO E SCHIZOFRENIA &#8211; SCRIVO SEMPRE MENO DI QUESTIONI PRETTAMENTE POLITICHE. LO FACCIO PER NON APPORTARE ULTERIORE CONFUSIONE IN UN CONTESTO STORICO-POLITICO DRAMMATICAMENTE CAOTICO. E ANCHE PERCH\u00c9 IN QUESTI FRANGENTI LA POSSIBILIT\u00c0 DI PROFFERIR MINCHIATE \u00c8 ALTISSIMA.<\/strong><\/p>\n<p>In questi mesi preferisco leggere, analizzare, riflettere. E poi di Lenin e Che Guevara in sessantaquattresima ne abbiamo gi\u00e0 a iosa. Cos\u00ec come di eminenti analisti politici e geopolitici della domenica.<br \/>\nLa fase dunque \u00e8 quella che \u00e8. Tragica e ai limiti del delirio da qualunque angolazione la si guardi. Estesi conflitti regionali, questioni monetarie (dedollarizzazione e alternative al sistema Swift che stanno mettendo in fibrillazione l\u2019impianto egemonico Usa) tracolli energetici, petrolio, aggressioni geostrategiche, neocolonialismo, crisi di valorizzazione del capitale, fanatismo religioso. Tutto deflagrato oggi, sotto le sempre pi\u00f9 visibili e fosche insegne di una guerra globale.<br \/>\nUna fase che fisiologicamente sta lasciando emergere le pulsioni occulte e imponderabili dell\u2019essere umano. Le sue pi\u00f9 agghiaccianti inclinazioni psichiche, il suo insito sadismo, la sua consustanziale crudelt\u00e0. Che sempre fanno capolino dalle stanze oscure dell\u2019inconscio.<br \/>\n\u00c8 quella fase eminentemente tanatoica che la Storia umana ha sempre provveduto a tirar fuori ciclicamente. Ma che oggi si estende sul piano inclinato di un\u2019isteria collettiva, per la natura stessa delle nostre governance.<br \/>\nOvvero, di quel sistema capitalistico che risulta, piaccia o no, il pi\u00f9 criminale assetto politico-economico che la vicenda umana ricordi.<br \/>\nL\u2019ultima tra le fasi storiche tanatoiche in senso assoluto ha riguardato, com\u2019\u00e8 noto, gli anni Trenta del secolo scorso, dopo la crisi strutturale del \u201929. Con l\u2019affermazione del fascismo e del nazismo e il conseguente secondo conflitto mondiale.<br \/>\nD\u2019altra parte, come diceva Deleuze, l\u2019inconscio non delira mai su mamma e pap\u00e0 \u00abbens\u00ec sulle razze, le trib\u00f9, le classi, i continenti, la storia, la geografia, sempre un ambito sociale\u00bb. E come ci ricordava Marx \u00abla violenza \u00e8 levatrice della storia\u00bb.<br \/>\nUna Storia che \u00e8 storia di lotta fra le classi. E mai come nella fase presente, questa \u00e8 un\u2019evidenza palpabile. Un\u2019evidenza che ne porta con s\u00e9 anche un\u2019altra: la torsione imperialistica del capitalismo quale sua fase suprema.<br \/>\nInsomma, lo scontro feroce che si sta consumando non \u00e8 solo un conflitto tra classi, ma anche e soprattutto tra Stati.<br \/>\nL\u2019Impero a stelle-e-strisce contro i vassalli e le colonie. Le potenze globali contro quelle regionali. I pi\u00f9 forti contro i pi\u00f9 deboli. Capitalismo avanzato contro paesi in via di sviluppo. Occidente contro Brics, se proprio vogliamo utilizzare la formula pi\u00f9 ricorrente dell\u2019odierna geopolitica.<br \/>\nCon l\u2019aggravante \u2013 come dice giustamente Alessandro Volpi \u2013 che attualmente abbiamo a che fare con un capitalismo occidentale quasi esclusivamente finanziario e non pi\u00f9 industriale e produttivo.<br \/>\nUn capitalismo plutocratico, crepuscolare e monopolistico che ha dovuto necessariamente segnare una frattura ideologica con il concetto stesso di democrazia liberale. Con cui peraltro il Capitale Monopolistico Transnazionale non \u00e8 mai andato troppo d\u2019accordo. Nonostante le dichiarazioni formali degli ideologi di regime.<br \/>\nA tal proposito basta leggere il discorso che il Premier canadese Mark Carney \u2013 ex manager di Goldman Sachs ed ex governatore della Banca d\u2019Inghilterra: insomma uno che sa di cosa sta parlando \u2013 ha tenuto a Davos.<br \/>\nDiscorso in cui dichiara candidamente che in questi ottant\u2019anni la \u201cdemocrazia liberale\u201d \u00e8 la libert\u00e0\u201d sbandierata dall\u2019Occidente altro non sono stati che puri espedienti retorici e formali per giustificare profitti, privilegi, iniquit\u00e0 e rapine in giro per il mondo.<br \/>\nUn divorzio tra democrazia e mercato che per\u00f2 oggi si sta consumando concretamente, com\u2019era d\u2019altronde prevedibile. Innanzitutto negli Usa, da sempre presunto faro dell\u2019Occidente democratico; in realt\u00e0 patria primaria della finanza internazionale.<br \/>\nE di quei Fondi di Investimento che oramai drenano capitali e risparmio ovunque, smantellando stati sociali e governi, avendo la necessit\u00e0 di dirottare ingenti flussi di ricchezza proprio verso gli Stati Uniti in crisi.<br \/>\nStati Uniti che di quel Capitalismo plutocratico e attualmente sull\u2019orlo del crepuscolo sono (o erano) la centrale riconosciuta.<br \/>\nUna coltre nera sta stritolando dunque le societ\u00e0 occidentali. Una coltre nera che tende ad allargarsi a dismisura. Il fascismo sotto forme contemporanee \u00e8 tornato non a caso ad alzare la sua lurida faccia dalla melma in cui lo avevamo affondato.<br \/>\nMa levatevi dalla testa che questa coltre abbia un nome e un cognome preciso, per giunta pazzo. Ovvero quello di Donald Trump.<br \/>\nIl potere inteso come complesso di strutture e sovrastrutture non \u00e8 mai declinato al singolare. Non \u00e8 mai un fenomeno psichiatrico. \u00c8 viceversa, generalmente plurale e formalmente lucido.<br \/>\nQuesta coltre ha pertanto origini ben precise. Nella globalizzazione degli anni \u201990, voluta principalmente dall\u2019allora trionfanti governi dem negli Usa e di centrosinistra in Europa.<br \/>\nHa la sua origine, ancor prima, nel crollo dell\u2019Urss e nella scientemente perseguita \u2013 anche dai partiti comunisti europei: vedi il Pci \u2013 rottamazione dei principi marxisti da parte della sinistra post 1989.<br \/>\nNel disarmo ideologico di una gauche variamente declinata, che ha sancito la sua separazione elitaria dalle classi lavoratrici e dai diritti sociali. Nel mantenimento di sempre pi\u00f9 micragnosi bacini elettorali con conseguente svendita della dignit\u00e0 di una Storia di conflitto e di antagonismo, in cambio di \u201cdiritti civili\u201d sempre pi\u00f9 metafisicamente astratti e variamente declinabili.<br \/>\nHa la sua origine \u2013 quella coltre nera \u2013 in tutte le cazzate riformistico-pacifiste color arcobaleno che dagli anni \u201990 hanno preteso di annacquare qualunque prassi conflittuale \u00e8 armata\u201d contro lo strapotere del Capitale.<br \/>\nNel nome della disobbedienza civile e della pacificazione sociale. Di un peace&amp;love che ha prodotto solo un fuck&amp;heat che ci ha rotto il culo senza neanche baciarci pVincenzo Morvillo, giornalista pubblicista, responsabile cultura provinciale della FdS di Napolirima di fotterci.<br \/>\nMa anche, d\u2019altro canto, nella chiusura ossificata e sclerotica di formazioni comuniste che non sono riuscite ad andare oltre l\u2019elaborazione teorica della Terza Internazionale. Emmelle fuori tempo massimo, ancorati a dinamiche primo-novecentesche, incapaci di adattare analisi e prassi alle nuove strategie del Capitale e dell\u2019Imperialismo.<br \/>\nLaddove, considerando le accelerazioni del presente, si richiederebbero duttilit\u00e0 congiunta a intelligenza profonda nella lettura politica e nell\u2019agire conflittuale. Senza illusioni o ancor peggio richiami generici alla lotta di classe qui o in altri e lontani teatri politici. O evocazioni di rivoluzioni senza rivoluzionari, a tratti francamente ridicole.<br \/>\nQualcuno prova a tenere la barra dritta, ma costa fatica. Purtroppo infatti, pi\u00f9 realisticamente, abbiamo una storia da riallacciare, un tessuto di classe da ricostruire e un riavvicinamento al blocco sociale ormai polverizzato da quarant\u2019anni di controffensiva padronale e imperialista \u2013 e da nostri errori \u2013 da rimettere in moto. Insomma a farla breve, dobbiamo tornare a essere marxisti e comunisti nel XXI secolo.<br \/>\nPerch\u00e9 Trump non \u00e8 n\u00e9 pazzo n\u00e9 un momentaneo \u201cerrore della Storia\u201d. E il ritorno dell\u2019autoritarismo e di una dittatura fascistoide \u2013 tecnofascismo o tecnofeudalesimo che dir si voglia \u2013 non \u00e8 accaduto all\u2019improvviso. Ma soprattutto rischia di non essere un episodio passeggero. Chi sostiene questo o \u00e8 cretino o in malafede.<br \/>\nCos\u00ec come la guerra in Ucraina non inizia il 24 febbraio 2022, e neanche nel 2014. Ma trent\u2019anni prima, con la violazione del patto di non allargamento della Nato a Est dopo lo scioglimento dell\u2019Unione Sovietica.<br \/>\nCos\u00ec come il Genocidio dei palestinesi affonda le sue radici nel 1917, quando il leader sionista Chaim Weizmann riusc\u00ec a ottenere il sostegno britannico alla propria causa con la pubblicazione della dichiarazione Balfour, con cui si sanciva il supporto del governo britannico alla creazione di una \u00abdimora nazionale per il popolo ebraico\u00bb in Palestina.<br \/>\nCos\u00ec come anche in Iran gli Ayatollah non nascono dal nulla ma dalla manomissione Usa e britannica per il saccheggio del petrolio iraniano, cui aveva messo un freno il socialista Mossadeq, sovvertito dal colpo di stato voluto da Cia, Mi6 e Mossad. Insomma, gli stessi che oggi vogliono bombardare l\u2019Iran per far fuori quegli Ayatollah, resuscitando l\u2019incubo di un altro Reza Pahlavi.<br \/>\nLo stesso discorso potremmo fare chiaramente per il Venezuela e la Latino America tutta. Da sempre considerata dagli Usa il \u201ccortile di casa\u201d, a partire dall\u2019ottocentesca Dottrina Monroe e dal Plan Condor architettato dall\u2019amministrazione Nixon negli anni \u201970. Varianti attuali sono la Groenlandia e il Canada, che Trump vorrebbe sottomettere al suo potere e a quello statunitense.<br \/>\nInsomma, tutti i nodi vengono al pettine prima o poi, e convergono in un unico momento storico. Il presente, purtroppo.<br \/>\nE allora, come dicevamo Trump non \u00e8 n\u00e9 pazzo n\u00e9 un mostro nato all\u2019improvviso dal ventre della bestia. \u00c8 il prodotto di un laboratorio socio-politico molto avanzato, che lo ha costruito e sagomato nel tempo.<br \/>\nCos\u00ec come gli agenti Ice non sono altro che gli eredi di quegli istruttori e consiglieri che gli Usa hanno mandato in giro per il mondo \u2013 a partire da Guatemala e Vietnam \u2013 ad addestrare squadroni della morte e a dare indicazioni per il sovvertimento di governi progressisti, oppure semplicemente non sottomessi ai diktat degli Usa e dell\u2019Occidente globale a Capitalismo avanzato.<br \/>\nQuesto autocrate statunitense \u00e8 infine il risultato delle scellerate politiche di una sinistra vendutasi \u2013 come accennavamo pi\u00f9 sopra \u2013 alle inique ragioni del profitto e dell\u2019Impero.<\/p>\n<p>Cos\u00ec come i dieci colpi di pistola sparati al povero Alex Pretti di 37 anni, gi\u00e0 peraltro immobilizzato e picchiato -nel cuore di quello stesso impero, faro da sempre scassato delle \u201clibert\u00e0 democratiche\u201d \u2013 sono il prodotto del razzismo, del classismo e del fascismo che da sempre alberga tra le pieghe non solo del liberalismo e del turbocapitalismo Usa, ma della civilt\u00e0 occidentale cristiano-giudaica interamente intesa.<\/p>\n<p>I crimini dello Stato Vaticano nel corso dei secoli hanno del resto fatto scuola. A cominciare da quell\u2019Europa da sempre colonialista nel nome della civilizzazione per conto di dio.<\/p>\n<p>Mentre oggi basta riandare al delirante discorso pronunciato nel 2022 da Josep Borrell, all\u2019epoca Alto rappresentante Ue per la Politica estera: \u00abL\u2019Europa \u00e8 un giardino nel quale tutto funziona. \u00c8 la migliore combinazione di libert\u00e0 politica, prosperit\u00e0 economica e coesione sociale che l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 stata in grado di costruire. Il resto del mondo non \u00e8 esattamente un giardino. La maggior parte del resto del mondo \u00e8 una giungla e la giungla potrebbe invadere il giardino\u00bb. Un concentrato di suprematismo, razzismo e ideologia di potenza da far rabbrividire Goebbels.<\/p>\n<p>In poche parole, come dicevamo sopra, Donald Trump non \u00e8 un nome che si declina al singolare. \u00c8 solo il ritratto dipinto all\u2019interno di una cornice, in quarant\u2019anni di ideologia e propaganda neoliberista. Che quella cornice sia progressista o reazionaria, poco cambia.<\/p>\n<p>D\u2019altronde nel nostro paese Pd e FdI \u2013 con contorno di partitini sinistresi e sinistrati a fare da foglia di fico alle torsioni sempre pi\u00f9 antipopolari dei governi repubblicani \u2013 sono alleati di ferro sulle cose che contano: politiche del lavoro, licenziamenti, contrazioni salariali, flessibilit\u00e0, Fiscal Compact, riassetti e decori urbani, turistificazione, sgomberi, privatizzazione, alloggi inesistenti, repressione, sudditanza agli Usa.<br \/>\nTrump nasce quindi da politiche concrete e interessi materiali. Politiche e interessi che assumono inesorabilmente quel volto oscuro nato dall\u2019inconscio delirante dell\u2019Occidente. Ma in parte anche dal suo Super Io tracimante onnipotenza imperiale e disciplinamento sociale.<br \/>\nPer gli ultimi of course, con esenzione delle classi dominanti. Assimilabili oramai a terrificanti e arcaici Totem.<br \/>\nThe Donald \u00e8 il prodotto di quell\u2019ideologia elargita a piene mani dalla stampa mainstream che, come il robot donna di Metropolis (profetica pellicola anni \u201920 del \u2018900 di Fritz Lang) ha plasmato coscienze acritiche, amorfe, inclini al servilismo.<br \/>\nCoscienze che a sinistra oggi si indignano, immemori delle proprie responsabilit\u00e0 e di quella normalizzazione e pacificazione perseguite nel falso nome di una democrazia che fu ed \u00e8 simulacro. Alibi dietro cui mantenere i propri privilegi occidentali giocando, dagli anni \u201990 in poi, al comunismo o al radicalismo di sinistra.<\/p>\n<p>Girotondi, tute bianche, mani alzate, arcobaleni, Gay Pride ideologia woke\u201d. Classe lavoratrice e classe operaia mandate rigorosamente in soffitta tra i residui della Storia.<br \/>\nOggi per\u00f2 si grida ipocritamente alla \u201cperdita di democrazia\u201d. Alla \u201cviolazione del diritto internazionale\u201d, che mai tuttavia fu rispettato. Alla repressione. Alla perdita del lavoro e alla disoccupazione. Al fascismo di fronte agli omicidi dell\u2019Ice negli Usa e ai Ddl sicurezza qui da noi. Al pericolo purtroppo reale di una guerra nucleare.<br \/>\nSi grida, ma da piazze sempre pi\u00f9 virtuali e sempre meno reali. Dove ognuno pu\u00f2 sentirsi l\u2019ultimo e l\u2019unico scienziato della rivoluzione.<br \/>\nDieci botte messe in corpo ad Alex Pretti. Tre esplose contro Renee Good. Ma qui \u201ca sinistra\u201d si discetta dell\u2019oscurantismo crudele degli Ayatollah. Del presunto autoritarismo di Maduro. Del povero popolo ucraino e del terrificante zar russo. Di quanto fosse criminale Assad. Del fanatismo di Hezbollah. Del Rojava, che purtroppo paga una condizione strategica terribile e le decisioni spesso scellerate delle sue dirigenze politiche e militari.<br \/>\nE si continua vigliaccamente soprattutto a pronunciare quel \u201cMa Hamas\u2026\u201d (\u201ce allora le foibe? \u201c) che sollecita a chiudere gli occhi sul genocidio dei palestinesi.<br \/>\nQuesti sono i motivi per cui scrivo sempre meno di politica. Sono demoralizzato e stanco. I social hanno poi dato il colpo di grazia all\u2019imbarbarimento delle relazioni umane.<br \/>\nIl confronto sostituito dall\u2019immodificabilit\u00e0 delle opinioni. Il contraddittorio ridotto a slogan per umiliare e zittire l\u2019interlocutore. L\u2019intelligenza portata all\u2019ammasso del pensiero unico dominante. La democrazia liberale, l\u2019Europa e l\u2019Occidente (possibilmente senza Trump, dicono i \u201csinistri\u201d) \u00e8 il Bene. Gli altri, inesorabilmente, il Male.<br \/>\nL\u2019orizzonte dunque \u00e8 nero. Ma \u00e8 proprio qui e ora che bisogna stringere i denti, fare appello al coraggio e tornare a praticare conflitto, antagonismo e pensiero critico. E allora oggi mi sono messo a scrivere di nuovo.<br \/>\nIntanto negli Usa rinascono le Black Panther. E qui da noi? Chiss\u00e0, non dispero. So solo che prima di lasciare questo porco mondo vorrei vederlo l\u2019Ordine Nuovo.<br \/>\nVorrei vedere ancora una volta i pezzenti esultare. E urlare il loro odio in faccia ai padroni del mondo.<br \/>\n*(Fonte: Contropiano. Vincenzo Morvillo, giornalista pubblicista, responsabile cultura provinciale della FdS di Napoli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 \u2013 Antonio Cantaro*: AVVENTURISMO NEO IMPERIALE VERSUS DIRITTO. CHE FARE? THE DONALD, SPIEGA L\u2019INEFFABILE NOBEL INSTITUTE NON PU\u00d2 CONDIVIDERE CON LA SIGNORA MAR\u00cdA CORINA MACHADO IL PREMIO NOBEL PER LA PACE (\u00abUNA VOLTA ANNUNCIATO \u2026NON PU\u00d2 ESSERE REVOCATO, CONDIVISO O TRASFERITO AD ALTRI\u00bb). TRUMP SE NE FAR\u00c0 UNA RAGIONE. AL PRESIDENTE PRO TEMPORE DEGLI STATI UNITI INTERESSA RESTARE ALLA STORIA, PU\u00d2 FARE A MENO DEL FOLCLORE DI UN RICONOSCIMENTO SEMPRE PI\u00d9 SCREDITATO.<\/strong><\/p>\n<p>AVVENTURISMO NEO-IMPERIALE<br \/>\nLa storia per The Donald si chiama dottrina Donroe, il neologismo coniato da Trump per \u2018nobilitare\u2019 l\u2019avventurismo della sua amministrazione (ISPI online, 8 gennaio 2026). I posteri diranno se sar\u00e0 storia. Ci auguriamo di no. Per il momento registriamo che avventurismo \u00e8 la parola del mese di questo gennaio 2026. Avventurismo in politica estera e in politica interna, due avventurismi strettamente imparentati (A. Cantaro, 11 dicembre 2025). Da prendere sul serio, molto sul serio. Cosa che l\u2019Unione europea \u00e8 stata sin qui ben lungi dal fare, abbozzando sempre (con Trump come con Biden) su (quasi) tutto (Ucraina, Medio Oriente, Iran) al neoimperialismo americano. Ci vuole per questo \u2013 si dice da pi\u00f9 parti \u2013 un nuovo ordine internazionale fondato sul diritto e non sulla logica di potenza, sulla violenza, sul potere del pi\u00f9 forte sul pi\u00f9 debole. Non disdegno, in via di principio, l\u2019etica dei buoni sentimenti, a patto che questa etica la si cominci a mettere concretamente in campo non dopodomani ma subito. Oggi. Ribattendo colpo su colpo all\u2019avventurismo, da qualsiasi parte provenga. Come? A partire da atti simbolici e da pratiche esemplari. Cosa cambiano gli atti simbolici e le pratiche esemplari di fronte al colosso americano, al suo perdurante strapotere tecnologico e militare? Nulla, predica il realismo geopolitico che ha preso da troppo tempo il posto dell\u2019economicismo e del marxismo volgare. E, invece no, atti simbolici e pratiche esemplari possono cambiare molto, moltissimo. Ricordate il Vietnam? Ricordate le lotte anticoloniali? Cosa unisce \u2013 si \u00e8 chiesto Giuliano Garavini \u2013 le vicende di Venezuela, Congo, Ucraina, Danimarca? La rimessa in discussione \u2013 ha risposto in modo fulminante \u2013 della sovranit\u00e0 su confini nazionali e risorse naturali che erano stati sacralizzati dopo la Seconda guerra mondiale. Quella sovranit\u00e0 che si era affermata a dispetto logica imperialista delle sfere di influenza della Guerra fredda, grazie alle rivendicazioni e alle lotte dei popoli del terzo mondo che hanno alimentato un diritto internazionale che sanciva il diritto dei popoli a nazionalizzare le industrie estrattive. Vicende esemplari che ci dicono che il destino del mondo non \u00e8 quello di essere necessariamente soggiogato all\u2019avventurismo geopolitico degli imperi (A. Cantaro, 29 settembre 2025). Nemmeno di quello statunitense, come ci ricorda la vicenda, recentemente riesumata per Le Grand Continent da Rapha\u00ebl Llorca, di un giorno memorabile, quando la Francia Libera disse \u201cno\u201d agli USA proprio mentre Roosevelt entrava in guerra a fianco degli Alleati. La riassumo, nei suoi passaggi essenziali, per i nostri lettori.<\/p>\n<p>QUANDO DE GAULLE UN GIORNO SI INDIGN\u00d2\u2026<br \/>\nDopo l\u2019armistizio del giugno 1940, Saint-Pierre-et-Miquelon, un piccolo territorio francese nel Nord America, passa sotto l\u2019autorit\u00e0 del regime di Vichy. Dal punto di vista strategico, l\u2019arcipelago diventa meccanicamente un possibile punto di appoggio per lo sforzo bellico dell\u2019Asse. Gli inglesi temono che un\u2019enclave di Vichy possa fornire ai sottomarini tedeschi informazioni su rotte e movimenti. Avrebbero gli Alleati potuto tollerare l\u2019utilizzo di un\u2019enclave potenzialmente ostile da parte delle potenze dell\u2019Asse alle porte del continente americano? Nel luglio del 1940, P\u00e9tain ottiene da Roosevelt la garanzia che gli Stati Uniti \u201cnon riconosceranno alcun cambiamento di sovranit\u00e0 nelle colonie delle potenze europee nell\u2019emisfero occidentale\u201d. A quel tempo, Washington non \u00e8 ancora entrata in guerra. Ma con il progredire delle ostilit\u00e0, i canadesi sono sempre pi\u00f9 preoccupati per il \u201cnodo\u201d di Saint-Pierre. Il 3 novembre 1941, il governo americano \u00e8 informato dell\u2019imminente arrivo a Saint-Pierre di agenti incaricati di monitorare tutti i messaggi inviati e ricevuti. Una linea rossa per Washington: si valuta una spedizione congiunta americano-canadese per neutralizzare la stazione radio di Saint-Pierre. Dopo essere stato informato, il generale de Gaulle si indigna per la prospettiva di un intervento straniero sul territorio francese. Capisce di trovarsi di fronte a una Scelta. Con la S Maiuscola: la riconquista francese di Saint-Pierre-et-Miquelon o la sua messa sotto tutela alleata. Ordina a Muselier, comandante in capo delle Forze Navali della Francia Libera, di salpare immediatamente, senza ottenere l\u2019approvazione di Washington: la sovranit\u00e0 non \u00e8 divisibile; quindi, non \u00e8 \u201ccondivisa\u201d a seconda delle circostanze. La logica del generale \u00e8 quella di rifiutare i precedenti. Se ammettiamo che uno sbarco pu\u00f2 avvenire in territorio francese senza la presenza dei francesi, stiamo sostanzialmente riconoscendo che la Francia \u00e8 una questione di polizia per i suoi alleati e non pi\u00f9 una questione politica. De Gaulle stabilisce, quindi, un principio: si pu\u00f2 essere militarmente dipendenti senza essere diplomaticamente solubili. Non appena l\u2019arcipelago si \u201crovescia\u201d, la notizia fa il giro del mondo. Non si tratta di una semplice operazione navale, ma di un\u2019acquisizione a sorpresa in un\u2019area che Washington intendeva trattare come un\u2019estensione della propria sicurezza nazionale nella tradizione della Dottrina Monroe. L\u2019evento provoca la rabbia degli americani. Gli Stati Uniti erano appena entrati in guerra a fianco degli Alleati dopo l\u2019attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941, appena tre settimane prima, e ora la loro autorit\u00e0 veniva messa in discussione nella loro sfera di influenza. Il 25 dicembre, il Segretario di Stato americano Cordell Hull interrompe bruscamente le sue vacanze, torna di corsa a Washington ed emana un comunicato feroce: le azioni delle \u201ccosiddette navi della Francia Libera\u201d vengono descritte come \u201carbitrarie\u201d e chiede al Canada di adottare misure per \u201cripristinare lo status quo nell\u2019arcipelago\u201d. L\u2019incidente incrina la narrazione di unit\u00e0 che Roosevelt cerca di stabilire dopo Pearl Harbor: Saint-Pierre-et-Miquelon diventa oggetto di una disputa sulla legittimit\u00e0 all\u2019interno dello stesso fronte alleato. All\u2019inizio di gennaio del 1942, una proposta presentata come compromesso dal governo francese fu inviata al Comitato della Francia Libera: una missione canadese avrebbe monitorato le comunicazioni di Saint-Pierre, mentre alle truppe francesi libere sarebbe stato chiesto di lasciare l\u2019arcipelago. L\u2019obiettivo: la neutralizzazione strategica delle isole e l\u2019indipendenza dell\u2019amministrazione da de Gaulle. Per raggiungere questo obiettivo, gli USA operano tramite il governo britannico. A Londra, il Ministro degli Esteri britannico, Anthony Eden, incontra il Generale per informarlo che gli USA stavano valutando l\u2019invio di un incrociatore e due cacciatorpediniere a Saint-Pierre. La conversazione, riportata da de Gaulle, \u00e8 una scena di memorabile teatro politico: \u00abCosa farete in tal caso?\u00bb, mi chiese. \u00abLe navi alleate\u00bb, risposi, \u00absi fermeranno al limite delle acque territoriali francesi e l\u2019ammiraglio americano andr\u00e0 a pranzo da Muselier, che ne sar\u00e0 certamente felice\u00bb. \u00abMa se l\u2019incrociatore oltrepassasse la linea?\u00bb. Risposi. \u00abI nostri uomini daranno i soliti avvertimenti\u00bb. \u00abE se andasse oltre?\u00bb. Risposi. \u00abSarebbe una grande sfortuna, perch\u00e9 allora i nostri uomini dovrebbero aprire il fuoco\u00bb. Il signor Eden alz\u00f2 le mani.<\/p>\n<p>LA LEZIONE VALE ANCHE PER L\u2019OGGI\u2026<br \/>\nIl commento a questa storia di Rapha\u00ebl Llorca non ha bisogno di nessun corollario. \u00abDire che spareremo non \u00e8 un vanto: significa definire, a parole, ci\u00f2 che \u00e8 inaccettabile, anche sotto protezione, anche in uno sfavorevole equilibrio di potere, anche in una manifesta asimmetria di potere. Proprio nel momento in cui l\u2019America divenne l\u2019alleato indispensabile, de Gaulle si rifiuta di considerare la propria sovranit\u00e0 come una variabile da regolare. Non \u201ccontratta\u201d nulla, non collega tutti gli argomenti tra loro: isola una linea rossa, indipendentemente dal resto, e accetta l\u2019idea di attrito con Washington, perch\u00e9 ritiene che cedere qui significhi preparare altre rinunce (\u2026). Prima di essere un episodio di storia navale, Saint-Pierre-et-Miquelon \u00e8 un piccolo trattato di politica in azione. Una lezione di applicazione pratica: come, nella pi\u00f9 completa asimmetria, creare potere con quasi nulla (\u2026)\u00bb. Da questo episodio storico si possono trarre tre insegnamenti. Prima lezione: il potere delle parole, quindi dei principi. Cosa cambiano le parole, continuiamo a chiederci oggi, di fronte al colosso americano? Assolutamente tutto. Parliamo molto dell\u2019equilibrio di potere, come se la forza si esprimesse solo attraverso i mezzi. Ma Saint-Pierre-et-Miquelon ci ricorda una verit\u00e0 pi\u00f9 fondamentale: il primo potere \u00e8 grammaticale. Consiste nel nominare la linea rossa, renderla intelligibile, affermarla irrevocabilmente. De Gaulle non \u201cvince\u201d perch\u00e9 \u00e8 pi\u00f9 forte; vince perch\u00e9 si rifiuta di parlare come un interlocutore compiacente. \u00c8 proprio quando \u00e8 pi\u00f9 debole che si dimostra pi\u00f9 dignitoso e retto. Seconda lezione: la metonimia come strategia di potere. Sulla carta, Saint-Pierre-et-Miquelon non \u00e8 un obiettivo militare importante. Ma nella mente delle persone \u00e8 un simbolo. Per la Francia Libera, essere riconosciuti e amministrare territori non era una mera formalit\u00e0: era essenziale per essere un governo e non semplicemente un \u201cmovimento\u201d, e quindi per mantenere una voce presso il popolo francese. In questo contesto, riconquistare anche un piccolo frammento significava riaprire il regno delle possibilit\u00e0: se Saint-Pierre poteva essere riconquistata, allora la riconquista della Francia non era pi\u00f9 un\u2019astrazione. Terza lezione: parlare la lingua dell\u2019avversario e rivolgere le sue parole contro di lui. La lezione vale anche per oggi\u2026oh Groenlandia.<\/p>\n<p>MULTINAZIONALISMO, MULTILATERALISMO<br \/>\nSe l\u2019attuale potenza americana si racconta nella retorica della \u201cpace\u201d, dello \u201cstop alle guerre\u201d, fino a fantasticare sul premio Nobel brandito come orizzonte personale, allora \u00e8 forse su questo terreno simbolico che deve essere trascinata, forse spinta fino al limite: costretta a scegliere tra la sua narrazione e le sue azioni, tra l\u2019immagine che vende e la realt\u00e0 che produce. Il resto non sar\u00e0 meccanicamente consequenziale, ma da qualche parte bisogna cominciare. E il resto oggi, realisticamente, non \u00e8 l\u2019Europa federale ma l\u2019Europa dei primi anni del secondo dopoguerra e il mondo degli Stati nazionali emersi dal superamento dell\u2019era coloniale. Gli Stati nazionali restano il principale, non l\u2019unico, ambito per la partecipazione democratica e per la tenuta dei sistemi di protezione sociale. E il resto non pu\u00f2 essere nemmeno l\u2019Unione europea neoliberale nata a Maastricht che nulla ha fatto per essere un modello alternativo a quello neo-imperiale. Ci vuole un\u2019altra Europa, non sovranazionale ma multinazionale che si rivolga direttamente a quella parte del mondo dei Brics che, come il Presidente brasiliano Lula, parla espressamente di \u201cun multilateralismo trasformatore\u201d. Anche qui le parole sono simboli: il multipolarismo riflette la logica perversa della preservazione ed espansione delle sfere di influenza (A. Cantaro, 29 settembre 2025, cit). Non solo non basta, ma si tratta di una logica subalterna al neoimperialismo avventurista di Donald Trump, laddove il multilateralismo, correttamente inteso, si preoccupa pacificamente e con le \u201carmi\u201d della diplomazia delle legittime sfere di sicurezza dei popoli e delle nazioni. Questa proposta di ritorno all\u2019ethos (di una parte) del diritto internazionale del secondo dopoguerra \u2013 un diritto internazionale epurato dalla logica della guerra fredda \u2013 \u00e8 tutt\u2019altro che nostalgia della tradizione. \u00c8 quel mix di realismo e di idealismo di cui abbiamo oggi bisogno (G. Di Donato, 2026) per mettere concretamente al bando quella logica neoimperialista che ha smesso persino di distinguere tra nemici ed amici e distingue solo tra deboli e forti. Una logica che vuole rendere i deboli sempre pi\u00f9 deboli e i forti sempre pi\u00f9 forti. Neanche il diritto internazionale del secondo dopoguerra \u00e8 del tutto esente da questa logica: l\u2019Europa multinazionale da me qui evocata proporr\u00e0 come suo primo atto l\u2019abolizione del Consiglio di sicurezza dell\u2019ONU. Ai simboli seguiranno i fatti. Ne ho parlato diffusamente in uno scritto di prossima pubblicazione a cui rinvio il lettore (Italian Papers on Federalism, n. 1, 2025).<br \/>\n*(Fonte: Antonio Cantaro &#8211; Professore ordinario di Diritto Costituzionale presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi Carlo Bo di Urbino)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Federico Losurdo*: REAGIRE A TRUMP. UN PONTE TRA EUROPA E BRICS &#8211; IN UN MONDO CHE PERICOLOSAMENTE TORNA ALLA LOGICA DELLE \u201cSFERE D\u2019INFLUENZA\u201d, L\u2019EUROPA DOVREBBE INTRECCIARE UN DIALOGO COSTRUTTIVO CON I BRICS. NON TANTO PER ADESIONE IDEOLOGICA, QUANTO PER UNA SCELTA DI RAZIONALIT\u00c0 POLITICA IN FAVORE DI UN MULTILATERALISMO TRASFORMATIVO. LA LEZIONE DI LULA.<\/strong><\/p>\n<p>Il blitz violento e spettacolare in Venezuela con il sequestro del Presidente Nicolas Maduro (e di sua moglie), le minacce fin ora non concretizzate di bombardamenti contro l\u2019Iran e la pretesa di annettere ad ogni costo la Groenlandia, invocando la \u201csicurezza nazionale\u201d costituiscono le prime manifestazioni concrete della \u201cnuova\u201d dottrina Donroe formalizzata nella National Security Strategy pubblicata dalla Casa Bianca nel dicembre 2025.<\/p>\n<p>La Dottrina Monroe, concepita agli inizi (1823) come dottrina \u201cisolazionista\u201d anche con accenni ad una retorica anticolonialista \u2013 impedire nuove ingerenze europee nello spazio americano \u2013 ha nel corso del Novecento mostrato il suo lato interventista e imperialista non solo nell\u2019emisfero latino-americano, ma anche al di fuori di esso. Come osserv\u00f2 lucidamente, Carl Schmitt la linea di autoisolamento si converte proprio nel suo contrario, quando la si vuole ergere a linea di squalificazione e discriminazione del resto del mondo (C. Schmitt, Il Nomos della Terra).<\/p>\n<p>IL COROLLARIO EUROPEO<br \/>\nRispetto alle precedenti amministrazioni, Trump ha strappato il velo d\u2019ipocrisia: non invoca pi\u00f9 l\u2019esportazione della democrazia e dei valori liberal-occidentali come cornice legittimante. N\u00e9 si preoccupa di ottenere l\u2019approvazione del Consiglio di Sicurezza, magari tramite la presentazione di prove false (come fece Colin Powel all\u2019epoca della seconda guerra del Golfo, 2003). Trump \u201csemplicemente\u201d disconosce valore al diritto internazionale e alle istituzioni multilaterali e si appella alla \u201clegge della giungla\u201d, il diritto \u00e8 del pi\u00f9 forte.<br \/>\nLa pi\u00f9 \u201csorpresa\u201d e \u201cspiazzata\u201d dal nuovo scenario \u00e8 l\u2019Unione europea che nella grammatica della \u201cDonroe\u201d appare come un\u2019estensione del \u201ccortile di casa\u201d statunitense. Altro che isolazionismo: \u201cmettere ordine in casa\u201d, in un emisfero occidentale dilatato fino a lambire il Vecchio Continente, \u00e8 solo il primo passo di una strategia che non rinuncia a controllare gli oceani e a proiettare la propria potenza militare e tecnologica (Trump ha annunciato un aumento del 50% delle gi\u00e0 astronomiche spese per la difesa).<br \/>\nIn una \u201ccommedia degli equivoci\u201d a tinte tragiche, la pressione trumpiana per acquisire la Groenlandia, accompagnata da minacce di dazi supplementari verso alcuni paesi europei, rende evidente il cortocircuito: l\u2019argomento della \u201csicurezza\u201d dell\u2019impero a stelle e strisce prevale su qualsiasi cornice di sicurezza collettiva, inclusa la stessa alleanza atlantica<br \/>\nIn un mondo che torna pericolosamente ad essere guidato dalla logica delle \u201csfere d\u2019influenza\u201d, l\u2019Europa dovrebbe provare ad intrecciare un dialogo costruttivo con la plurale realt\u00e0 dei BRICS. Non per un impossibile adesione ideologica, quanto per una scelta di \u201crazionalit\u00e0 politica\u201d: evitare che la multipolarit\u00e0 degeneri in puro disordine competitivo. In questa prospettiva, avrebbe senso privilegiare interlocuzioni con quei paesi del blocco, il Brasile e la Cina, che insistono sulla necessit\u00e0 di riformare radicalmente, non demolire, le istituzioni multilaterali e preservare il valore cooperativo del diritto internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019OBIETTIVO STRATEGICO DELLA DE-DOLLARIZZAZIONE<br \/>\nLa forza militare statunitense poggia su una pi\u00f9 profonda infrastruttura di potere: la centralit\u00e0 del dollaro e dei circuiti finanziari ad esso connessi, che permette agli Stati Uniti di trasformare sanzioni, transazioni e controllo della liquidit\u00e0 in strumenti di governo del mondo. \u00c8 precisamente su questo terreno, dove sovranit\u00e0 e dipendenza si misurano nella capacit\u00e0 di commerciare e finanziarsi che si colloca il progetto BRICS di riduzione della dipendenza dal dollaro.<br \/>\nQuesto progetto deve misurarsi con il \u201cprivilegio esorbitante\u201d del dollaro consolidatosi, dopo la fine del sistema di Bretton Woods, come moneta di riserva globale. Nel 1971 la Presidenza Nixon sospese unilateralmente la convertibilit\u00e0 del dollaro in oro e gli Stati Uniti divennero, di fatto, liberi di emettere dollari senza un vincolo materiale. Da quel momento, la capacit\u00e0 degli Stati Uniti di emettere debito in una valuta che funge da riserva globale ha contribuito a sostenere deficit commerciali esterni e la proiezione internazionale della potenza americana. Washington continuava a finanziare il resto del mondo, mentre i dollari affluivano nuovamente negli Stati Uniti sotto forma di investimenti azionari e risparmio convogliato verso i grandi gestori di patrimoni, le Big Three: BlackRock, State Street, Vanguard (A. Volpi, 2025).<br \/>\nIl processo di \u201cde-dollarizzazione\u201d \u00e8 stato inoltre accelerato dalle sanzioni economiche imposte alla Russia che hanno reso evidenti i rischi sistemici per la sovranit\u00e0 nazionale derivanti da un ordine incentrato sul dominio del dollaro, specie quando quest\u2019ultimo viene impiegato come \u201carma\u201d tramite sanzioni economiche e finanziarie. Vari istituti russi sono stati esclusi dal circuito di messaggistica bancaria SWIFT; parallelamente, una parte rilevante delle riserve valutarie russe detenute in giurisdizioni occidentali \u00e8 stata congelata (stime intorno a \u20ac260-300 miliardi a livello globale).<br \/>\nIl logoramento del patto tra Stati Uniti e Monarchie del Golfo \u2013 basato sullo scambio tra vendita di petrolio in dollari e reinvestimento dei proventi energetici in titoli del Tesoro USA \u2013 apre la strada a una riduzione strutturale della domanda di dollari. A ci\u00f2 si aggiunge il graduale disinvestimento cinese dai bond statunitensi, pi\u00f9 spesso tramite il mancato rinnovo a scadenza che tramite vendite massicce e la crescente instabilit\u00e0 politico-istituzionale interna agli USA, testimoniata dai ricorrenti shutdown, dai conflitti paralizzanti tra le istituzioni federali e l\u2019intensificarsi delle forme di \u201cguerra civile\u201d strisciante, tutti aspetti che rendono meno inverosimile l\u2019ipotesi di una futura crisi del debito americano.<br \/>\nIn questo contesto turbolento, i BRICS hanno iniziato a discutere la creazione di piattaforme di pagamento e di compensazione (anche digitali) che riducano la dipendenza dalle infrastrutture occidentali e favoriscano regolamenti in valute nazionali o su basi \u201cmultilaterali\u201d. Alcuni passi sono gi\u00e0 visibili: Cina e Russia regolano una quota crescente dei loro scambi commerciali in yuan e rubli; l\u2019India ha sperimentato accordi di regolamento in valuta locale con diversi partner; la People\u2019s Bank of China ha attivato numerose linee di swap con banche centrali di vari paesi (tra cui anche partner BRICS) per facilitare la liquidit\u00e0 in monete nazionali. Sono tasselli ancora parziali e disomogenei, ma indicano la direzione di marcia di un mondo che, per ragioni insieme economiche e geopolitiche, cerca di ridurre la propria esposizione al dollaro.<\/p>\n<p>DIRITTI UMANI, DIRITTO ALLO SVILUPPO, GIUSTIZIA CLIMATICA<br \/>\nDa un altro versante, i BRICS insistono sul fatto che il riconoscimento dei diritti umani universali e della democrazia politica debba essere affiancato \u2013 non subordinato, ma neppure separato \u2013 al non meno fondamentale diritto allo sviluppo economico, sociale e culturale di tutti i popoli della Terra.<br \/>\nPer questo i BRICS si sono dotati della Nuova Banca di Sviluppo (NDB), pensata per finanziare grandi progetti infrastrutturali nei paesi membri e in altre economie emergenti senza quei gravosi meccanismi condizionali \u2013 \u201criforme strutturali in cambio di soldi\u201d \u2013 che da sempre caratterizzano i prestiti del FMI e, in buona misura, anche le politiche europee di cooperazione con il continente africano.<br \/>\nI BRICS non negano l\u2019esigenza di uno \u201csviluppo sostenibile\u201d che tenga conto dell\u2019accelerazione del cambiamento climatico e della relativa scarsit\u00e0 delle risorse del pianeta. Ma chiedono che tale obiettivo non venga perseguito all\u2019insegna di quello che il Presidente brasiliano Lula da Silva ha definito un \u201cneocolonialismo verde\u201d: un insieme di barriere commerciali e politiche protezionistiche, giustificate in nome dell\u2019ambiente, ma spesso funzionali alla tutela dei vantaggi competitivi dei paesi gi\u00e0 sviluppati.<br \/>\nI BRICS rivendicano un paradigma di \u201cgiustizia climatica\u201d che tenga conto della responsabilit\u00e0 storica dei paesi industrializzati, i maggiori dissipatori di risorse naturali e fra i principali contributori all\u2019inquinamento globale nel corso degli ultimi secoli. I BRICS hanno sostenuto compatti l\u2019Accordo di Parigi del 2015 e continuano a premere per il suo rispetto, pur rivendicando il diritto dei loro paesi a uno sviluppo economico ed energetico che consenta di eliminare la povert\u00e0 senza imporre obiettivi ambientali irrealistici.<\/p>\n<p>LA FRAGILIT\u00c0 ISTITUZIONALE DEI BRICS ALLARGATI<br \/>\nIl principale \u201cpunto debole\u201d dei BRICS \u00e8 la sua configurazione istituzionale, ancora in larga misura embrionale. A quindici anni di distanza dal primo vertice ufficiale in Russia (Ekaterinburg, 2009), il gruppo conserva i tratti di un\u2019organizzazione inter-governativa \u201cleggera\u201d, orientata soprattutto al coordinamento politico su grandi dossier globali, tramite atti e dichiarazioni che non vincolano giuridicamente gli Stati partecipanti.<br \/>\nLa mancanza di un segretariato permanente e l\u2019adozione delle decisioni per consenso garantiscono una notevole flessibilit\u00e0 istituzionale e inclusivit\u00e0 decisionale, ma al tempo stesso rendono pi\u00f9 difficile trasformare indirizzi politici in strumenti stabili di governo. Nel tempo accanto ai vertici annuali dei Capi di Stato e di governo si \u00e8 consolidata una cooperazione pi\u00f9 strutturata testimoniata dalla moltiplicazione di incontri ministeriali (esteri, finanze, salute, etc.), dalla crescita di forum paralleli (ad esempio, il BRICS Business Council per gli imprenditori, il forum accademico Think Tanks Council, i meeting dei giovani) e dall\u2019istituzione di gruppi di lavoro settoriali: segnali di un\u2019istituzionalizzazione incrementale, sebbene ancora priva di un centro amministrativo.<br \/>\nLa principale istituzione finanziaria dei BRICS \u00e8 la menzionata NDB. La NDB \u2013 con sede a Shanghai \u2013 \u00e8 stata costituita con un capitale sottoscritto di 50 miliardi di dollari, equamente ripartito tra i cinque membri fondatori e un capitale autorizzato fino a cento miliardi. La sua missione \u00e8 mobilitare risorse per progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile nei paesi BRICS e in altre economie emergenti, fungendo da complemento \u2013 e in parte da alternativa \u2013 alle istituzioni finanziarie internazionali esistenti.<br \/>\nL\u2019allargamento \u201caccelerato\u201d dei BRICS a cinque nuovi Stati (Egitto, Etiopia, Iran, Emirati Arabi Uniti e, da ultimo, nel gennaio 2025 l\u2019Indonesia) ha accresciuto sensibilmente l\u2019eterogeneit\u00e0 economica, sociale e culturale del blocco. Anche agli occhi di un osservatore solidale con la causa del Global South non sfugge il rischio che l\u2019allargamento verso Stati con credenziali democratiche deboli sia guidato da ragioni prevalentemente geopolitiche e geoeconomiche: consolidare il controllo di una quota sempre pi\u00f9 ampia del mercato dei combustibili fossili e, al tempo stesso, rafforzare il controllo su risorse strategiche come le \u201cterre rare\u201d.<\/p>\n<p>PER UN DIALOGO TRA EUROPA E BRICS<br \/>\nL\u2019Unione europea giunge \u201cesausta\u201d a questo tornante della storia. Esausta non solo per il concatenarsi delle crisi finanziaria, pandemica, energetica e bellica, ma soprattutto perch\u00e9 ha eroso progressivamente il pilastro della propria legittimazione: la promessa che l\u2019integrazione avrebbe reso compatibili mercato e diritti sociali, crescita e coesione. politica. Oggi il baricentro si \u00e8 spostato dal Welfare al Warfare, dalla cittadinanza sociale all\u2019economia di guerra. L\u2019Unione si \u00e8 mostrata subalterna al disegno strategico statunitense, ricevendone in cambio non gi\u00e0 protezione, ma ondate di dazi e persino la minaccia dell\u2019espropriazione forzata della Groenlandia.<br \/>\nParafrasando Shakespeare \u201cc\u2019\u00e8 del marcio nell\u2019Unione europea\u201d (P. Odifreddi, 2024). E c\u2019\u00e8 del marcio perch\u00e9 l\u2019Unione, nella sua configurazione istituzionale attuale, appare strutturalmente inidonea ad assumere decisioni di indirizzo politico. La trappola dell\u2019unanimit\u00e0 trasforma la sovranit\u00e0 condivisa in un regime di veti incrociati. Nel momento della de-occidentalizzazione del mondo (A. Colombo, 2025; L. Canfora, 2025), l\u2019Europa rischia di collocarsi \u201cfuori dalla storia\u201d, ridotta a periferia inquieta di un centro imperiale che si fa sempre pi\u00f9 esplicito e coercitivo<\/p>\n<p>OCCORRE ALLORA GUARDARE ALL\u2019ALBA DI UNA NUOVA EUROPA, CAPACE DI RISCOPRIRE LE PROPRIE RADICI DEMOCRATICHE E SOCIALI, QUELLE CHE HANNO DATO AL VECCHIO LA SUA IDENTIT\u00c0 E RICONOSCIBILIT\u00c0 INTERNAZIONALE.<br \/>\nLa \u201cmossa del cavallo\u201d che l\u2019Europa dovrebbe contrapporre all\u2019unilateralismo imperiale non \u00e8 la rimilitarizzazione, ma l\u2019apertura di un dialogo strategico con i BRICS (F. Losurdo, 2025): un percorso tortuoso e pieno di ostacoli che, negli auspici di chi scrive, potrebbe produrre un arricchimento reciproco. Al netto delle differenze politiche, economico-sociali e culturali, Europa e BRICS condividono infatti un obiettivo comune: la riforma profonda delle istituzioni multilaterali costruite dopo la Seconda guerra mondiale e progressivamente piegate, dopo la Guerra fredda, agli interessi speciali della superpotenza statunitense (E. Basile, 2025).<br \/>\nGli Stati Uniti, anche prima della Presidenza Trump, non vogliono accettare il declino progressivo della propria egemonia e sembrano disposti a svuotare le istituzioni multilaterali, a cominciare dall\u2019ONU, e a svuotare il senso stesso del diritto internazionale.<br \/>\nPer opporsi a questa deriva, Europa e BRICS dovrebbero assumere la causa di un \u201cmultilateralismo trasformativo\u201d: avviare un processo di ri-democratizzazione delle relazioni interstatali, fondato sulla cooperazione orientata alla pace tra popoli dotati di pari dignit\u00e0 e sulla consapevolezza, che sembra mancare a Washington, che la sicurezza o \u00e8 condivisa e globale, oppure semplicemente non \u00e8.<br \/>\n*(Fonte: Fuori Collana &#8211; Federico Losurdo &#8211; Professore Associato di Istituzioni di diritto pubblico presso l\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Urbino Carlo Bo)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Roberto Ciccarelli*: Quello che i dati non dicono sulle povert\u00e0 &#8211; La denuncia Perch\u00e9 possedere una casa o avere un lavoro non basta <a class=\"mh-excerpt-more\" href=\"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=53284\" title=\"n\u00b0 07 \u2013 07\/02\/26 \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI. 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