{"id":52908,"date":"2025-11-14T12:21:15","date_gmt":"2025-11-14T12:21:15","guid":{"rendered":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52908"},"modified":"2025-11-15T11:30:24","modified_gmt":"2025-11-15T11:30:24","slug":"n45-15-novembre-2025-rassegna-di-news-nazionali-e-internazionali-news-dai-parlamentari-eletti-allestero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/emigrazione-notizie.org\/?p=52908","title":{"rendered":"n\u00b045 &#8211; 15\/11\/25  \u2013 RASSEGNA DI NEWS NAZIONALI E INTERNAZIONALI"},"content":{"rendered":"<p><strong>01 &#8211; Marina Catucci*: Citt\u00e0 nella morsa di Ice contro la dignit\u00e0 umana<\/strong><br \/>\n<strong>02 &#8211; Fulvio Grimaldi*: Venezuela, diario di una rivoluzione. Assassinio della felicit\u00e0.<\/strong><br \/>\n<strong>03 &#8211; Car\u00e8: L&#8217;applicazione del d.lgs. 231\/01 nelle societ\u00e0 sportive<\/strong><br \/>\n<strong>04 &#8211; Contratti e paghe, niente pi\u00f9 alibi per il caso Italia. Salario minimo La sentenza della Corte di giustizia chiude finalmente la lunga attesa sul destino della direttiva Ue sui salari minimi adeguati.<\/strong><br \/>\n<strong>05 &#8211; Mario Giro *: L\u2019Africa tra esclusione e protagonismo.<\/strong><br \/>\n<strong>06 &#8211; Anna Fabi*: Manovra 2026: il governo punta su ceto medio e rigore, opposizioni al contrattacco.<\/strong><br \/>\n<strong>07 &#8211; Sara Tanveer *: l sindaco \u201cdesi\u201d che parla tutte le lingue della citt\u00e0. America domani Ha preso posizioni nette su questioni divisive, criticando anche il premier indiano Modi<\/strong><br \/>\n<strong>08 &#8211; Emiliano Brancaccio*: L\u2019Italia dei forti, dove a pagare pensano i lavoratori<\/strong><br \/>\n<strong>A conti fatti La legge di bilancio, attualmente in discussione, \u00e8 un esempio cristallino di \u00abpolitica dei forti\u00bb<\/strong><br \/>\n<strong>09 &#8211; Davide Malacaria*: Venezuela. Gli Usa sono i nuovi pirati dei Caraibi &#8211; Abbiamo ripreso il titolo da un editoriale del Washington Post del 28 ottobre, perfetto per fotografare quanto sta avvenendo, con le forze statunitensi che infestano i mari del Venezuela e affondano navi e naviganti<\/strong><br \/>\n<strong>10 &#8211; Chiara Cruciati*: La Gaza meritevole di case la sceglie Israele &#8211; Terra rimossa Nuovi dettagli sul piano Trump svelati da The Atlantic: saranno costruite comunit\u00e0 separate a est della linea gialla, Tel Aviv selezioner\u00e0 i palestinesi ammessi. Non potranno pi\u00f9 uscire. Per il resto della Striscia, nessuna ricostruzione in vista. Intanto, la Knesset passa in prima lettura la pena di morte per i detenuti arabi, Ben Gvir festeggia.<\/strong><br \/>\n<strong>11 &#8211; Emanuele Giordana*: Tailandia-Cambogia, salta la \u201cpace\u201d di Trump. E Suharto \u00e8 onorato da eroe. In Indonesia l\u2019omaggio all\u2019ex dittatore amico degli Usa che fece strage di comunisti.<\/strong><br \/>\n<strong>12 &#8211; Barbara Weisz*: Semplificazioni: cambiano le regole sul rinnovo della carta d\u2019identit\u00e0<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>01 &#8211; Marina Catucci*: CITT\u00c0 NELLA MORSA DI ICE CONTRO LA DIGNIT\u00c0 UMANA<\/strong><\/p>\n<p>NEW YORK &#8211; America oggi Chicago, un giudice ordina la liberazione di 600 immigrati &#8211; Il giudice federale Jeffrey Cummings ha ordinato il rilascio su cauzione di 615 migranti arrestati nei raid svolti in Illinois dal 2 giugno al 7 ottobre, infliggendo cos\u00ec un duro colpo agli sforzi di Donald Trump di espellere, nel minor tempo possibile, il maggior numero di persone dagli Stati uniti.<br \/>\nSecondo gli avvocati del National Immigrant Justice Center e dell\u2019American Civil Liberties Union (Aclu) tra giugno e ottobre sono state arrestate oltre 3.000 persone nell\u2019ambito della \u00abOperazione Midway Blitz\u00bb.<br \/>\nI SOSTENITORI dei diritti degli immigrati affermano che gli agenti federali stanno violando un\u2019ordinanza del tribunale emessa nel 2022, il decreto di consenso Casta\u00f1on Nava, che limita la possibilit\u00e0 per l\u2019Ice di arrestare persone semplicemente per il timore che un sospettato possa fuggire prima che sia possibile ottenere un mandato nei suoi confronti.<br \/>\nOltre al rilascio dei pi\u00f9 di 600 immigrati su una cauzione di 1.500 dollari, Cummings ha ordinato che 13 persone, identificate dai querelanti come detenute illegalmente, vengano rilasciate entro 48 ore senza alcuna cauzione.<br \/>\nLa decisione del giudice arriva in un momento in cui la situazione delle persone immigrate, in particolare a Chicago, \u00e8 sempre pi\u00f9 preoccupante per via della profilazione razziale e della progressiva erosione dei diritti costituzionali, che sembrano ormai un lontano ricordo di un\u2019epoca passata. Intanto, la campagna di espulsioni dell\u2019amministrazione Trump prende di mira persone di tutte le et\u00e0, con arresti violenti e raid fuori dai luoghi di lavoro, dalle udienze per la regolarizzazione in tribunale, fino ai fermi nel traffico e nei parcheggi.<br \/>\nDA QUANDO, 57 giorni fa, il comandante della polizia di frontiera statunitense Gregory Bovino ha annunciato sui social media: \u00abBene, Chicago, siamo arrivati!\u00bb, la citt\u00e0 ha vissuto otto settimane di caos e paura: pattugliamenti in centro e lungo il fiume, uso di gas lacrimogeni, anche in presenza di bambini, e un impiego della forza che un giudice ha definito \u00abscioccante\u00bb.<br \/>\nOra Bovino e molti dei suoi agenti dovrebbero lasciare Chicago, segnando un rallentamento dell\u2019operazione \u201cMidway Blitz\u201d, almeno fino all\u2019arrivo dell\u2019inverno, anche se la presenza federale in primavera potrebbe quadruplicarsi.<br \/>\nLa situazione \u00e8 talmente grave che la Conferenza episcopale cattolica degli Stati uniti, riunita a Baltimora, ha pubblicato un \u00abMessaggio speciale\u00bb durante la sua assemblea annuale \u2014 una mossa inconsueta e quasi unanime \u2014 per inquadrare la crisi in termini fortemente morali e per affrontare il tema della \u00abdeportazione di massa indiscriminata\u00bb e del conseguente clima di paura che si \u00e8 diffuso nel Paese. La dichiarazione, approvata durante la conferenza, non cita esplicitamente il nome di Donald Trump, ma non ce n\u2019\u00e8 bisogno. I vescovi affermano di \u00abopporsi alla deportazione indiscriminata di massa delle persone\u00bb e di \u00abpregare affinch\u00e9 cessino la retorica disumanizzante e la violenza, sia nei confronti degli immigrati che delle forze dell\u2019ordine\u00bb. Con questa mossa i vescovi mostrano un fronte unito nel sostenere Papa Leone XIV e le sue posizioni a favore degli immigrati.<br \/>\n\u00abNOI VESCOVI cattolici amiamo il nostro Paese e preghiamo per la sua pace e prosperit\u00e0. Proprio per questo motivo, in questo contesto, ci sentiamo in dovere di alzare la voce in difesa della dignit\u00e0 umana donata da Dio\u00bb.<br \/>\n\u00c8 di poco tempo fa la notizia che, in un centro detentivo dell\u2019Immigration and Customs Enforcement, Ice, il Broadview Ice Detention Center, situato vicino a Chicago, gli agenti hanno impedito ai sacerdoti cattolici di amministrare la comunione ai migranti detenuti. In una possibile violazione del Primo Emendamento, i funzionari federali hanno inoltre ordinato di interrompere le riunioni di preghiera che si svolgevano all\u2019esterno del centro, dopo che ai leader religiosi era stato negato l\u2019ingresso all\u2019edificio per la terza volta consecutiva.<br \/>\n*(Marina Catucci &#8211; Corrispondente dagli Stati Uniti per Il Manifesto, documentarista, collabora con diverse radio e televisioni italiane.)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>02 &#8211; Fulvio Grimaldi*: VENEZUELA, DIARIO DI UNA RIVOLUZIONE. ASSASSINIO DELLA FELICIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ALBERGHETTO DI CARACAS SI CHIAMAVA CRISTAL. NON ME LO RICORDAVO. SE NE \u00c8 RICORDATA, SANDRA, LA MNEMOSINE DI CASA.<br \/>\nMa lei si chiamava Iris e non la dimentico. Siamo ai primi del nuovo millennio, in mezzo a una rivoluzione. Iris lavorava al Cristal, era un po\u2019 sfiorita, curva e magra, il vestito lindo, ma stazzonato, liso. Adibita a funzioni di scarto, neanche cameriera, o addetta al piano. La incrociavamo nei corridoi, sempre indaffarata \u2013 e affaticata &#8211; su non si capiva bene cosa. Portava, trasportava, spazzava. Non credo avesse famiglia, era sempre l\u00ec, a tutte le ore. Ma venne il giorno della festa e il Comandante avrebbe parlato e sarebbero stati centomila ad ascoltarlo. Tutto un fremito di massa, ve lo giuro. Ti passava dentro, come toccare un filo elettrico.<br \/>\nPoi vidi Iris. Ma non tra i tanti, per le strade, nelle piazze, alle finestre e dai portoni. L\u2019ho vista appoggiata a uno stipite del portone del Cristal. Trasfigurata. Nessuno la vedeva, ma lei vedeva tutti. Non pi\u00f9 chiusa nello stinto indumento stazzonato, sfolgorava nella maglietta rossa con sopra Ugo Chavez. Come tutti l\u00e0 fuori. Radiosa lei, radiosa la giornata, radioso il comandante lass\u00f9 sul palco che intonava \u201cEl cielo de la patria es el cielo mas divino\u2026 E centomila esplodevano nel coro. Anche Iris era radiosa. Leggera, come sospesa a mezz\u2019aria. Poi qualcuno la richiam\u00f2 dentro. La rivoluzione non aveva fatto in tempo a toccarla. Ma lei l\u2019aveva adocchiata.<br \/>\nIris, l\u00ec sullo stipite, mi ha fatto vedere la rivoluzione. E la rivoluzione profumava di felicit\u00e0. Intollerabile per quelli l\u00e0 fuori, infelici. Oggi con i cannoni e missili puntati sulla felicit\u00e0.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/youtu.be\/pzdbnHuBXOA?si=RT-vRXh8QaD10pHv\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Techos de Cart\u00f3n - Al\u00ed Primera (Letra) (Lyrics w\/English Translation)\" width=\"500\" height=\"281\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/pzdbnHuBXOA?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/a><\/p>\n<p>I miei ricordi di buona parte del mio ultimo quarto di secolo, la pi\u00f9 felice, appunto, perch\u00e9 condivisa con tutto ci\u00f2 che mi circondava, non saranno una grande analisi politica, sociale, ideologica, ma sono quanto del Venezuela custodisco e quanto sostiene la mia fiducia nell\u2019uomo. Nella possibilit\u00e0 di uscirne, dall\u2019oggi di Trump, Netaniahu, Meloni, von der Leyen, Paolo Mieli, Galli della Loggia- La possibilit\u00e0, la certezza, del riscatto\u2026<br \/>\nIl link qui sopra vi porta a \u201cTechos de carton\u201d di Ali Primera, il cantautore della rivoluzione sognata e voluta (mor\u00ec in un molto sospetto incidente automobilistico nel 1985. Mancavano14 anni alla rivoluzione di Chavez). Un musicista di grande inventiva, un poeta, un militante. Mi d\u00e0 l\u2019impressione di qualcosa di eccelso, come un incontro magico tra Fabrizio de Andr\u00e8, Lucio Dalla e Pierangelo Bertoli.<br \/>\nQuesta canzone, che voglio immaginare stiate ascoltando, dice \u201cCome \u00e8 triste ascoltare la pioggia sui tetti di cartone\u201d \/ Come \u00e8 triste la vita della mia gente nelle case di cartone \/ Ne scende l\u2019operaio \/ Trascinando il passo per il peso del dolore\/ Vedi quanto soffro\/ vedi quanto pesa la sofferenza \/ Sopra lascia la moglie incinta\/ Sotto sta la citt\u00e0. \/ Lui si perde nella sterpaglia \/ Oggi \u00e8 come ieri \/ Nella sua vita senza domani\u2026\u201d<br \/>\nArrampicati sulle colline tra il mare e Caracas e a ridosso della capitale, i ranchos, che in Brasile chiamano favelas, al tempo di questa canzone ospitavano milioni di poverissimi in migliaia di baracche di plastica, cartone, lamiera. La bonifica iniziata da Chavez, proseguita da Nicol\u00e0s Maduro, successore del Comandante dal 2013, le ha eliminate o trasformate in dignitosi quartieri. Non \u00e8 che una delle trasformazioni, radicali come forse solo a Cuba e in Nicaragua, ma dalle dimensioni decuplicate, che ha fatto del Venezuela un modello di governance e di convivenza che il colonialismo di predazione \u00e8 tenuto assolutamente a rimuovere.<\/p>\n<p>UN CORTILE DI CASA CHE MOLLA LA CASA<br \/>\nNegli anni di Chavez, il contagio diffuso dall\u2019esempio del Venezuela ha mutato la fisionomia del famigerato \u201ccortile di casa yankee\u201d, con la creazione di aggregazioni impegnate nell\u2019autodeterminazione e in pi\u00f9 equi rapporti di scambio. Il Mercosur, mercato di scambi latinoamericani, fuori e contro i criteri padronali del WTO; la CELAC, Comunit\u00e0 di Stati Latinoamericani e dei Caraibi, creata in alternativa all\u2019OSA, Organizzazione degli Stati Americani, di stretta obbedienza yankee; Petrocaribe, pura munificenza solidaristica antimperialista, che provvedeva ai paesi in trincea risorse energetiche a prezzi da Black Friday. Infine e su tutto l\u2019ALBA, Alleanza Bolivariana per le Americhe (Antigua e Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominicana, Grenada, Nicaragua, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent, Grenadine e Suriname, Honduras), Stati che si sono ispirati al modello sociale e antimperialista chavista.<br \/>\nUn aggregato che in parte ha resistito, in parte si \u00e8 lacerato e ha perso pezzi sotto il rilancio di una specie di Operazione Condor 2, a partire dalle strategie neocoloniali del Deep State e della prima presidenza Trump, caratterizzata da feroci sanzioni ai paesi disobbedienti, in primis al capofila venezuelano. Ora, col secondo Trump, il cui anelito al Nobel della pace prende la forma del moltiplicarsi esasperato di un\u2019aggressivit\u00e0 economica e militare urbi et orbi, pare si sia a una specie di resa dei conti tra velleit\u00e0 di ricupero di un impero liso e cadente, passato al gangsterismo mafioterrorista, e le roccaforti dell\u2019emancipazione latinoamericana che resistono.<br \/>\nPer quel che riguarda l\u2019eterna bestia nera dei gringos, inventato un Venezuela (dichiarato dall\u2019ONU esente da problematica narcos) narcotrafficante, siamo all\u2019assedio delle coste venezuelane. E colombiane, ora che ai narcopresidenti e ai paramilitari da utilizzare come contractors per le imprese sporche USA in giro per il mondo (e soprattutto contro il Venezuela), \u00e8 succeduto un presidente, Gustavo Petro, solidale con Caracas e che si caratterizza gi\u00e0 solo per aver rotto le relazioni diplomatiche con lo Stato genocidario di Israele.<br \/>\nTrump vi ha concentrato la pi\u00f9 grande flotta mai vista dai tempi dell\u2019invasione del Panama, 10.000 Marines nella colonia Puerto Rico. Ha affondato una decina di barche di pescatori chiamandoli narcotrafficanti (una sessantina di morti), si \u00e8 inventato il Venezuela produttore-esportatore di Fentanyl e Maduro capo narcos di inesistenti cartelli e gli ha dedicato una taglia da 50 milioni (subito offerta al pilota dell\u2019aereo presidenziale, che l\u2019ha respinta), ha agevolato sedizioni sollecitando il Nobel della Pace alla golpista Maria Corina Machado, ha autorizzato la CIA (implicito il Mossad, praticissimo della regione) al lavoro sporco in Venezuela, assassinio compreso.<br \/>\nE sogna, al momento \u00e8 un\u2019ipotesi, di bombardare e sfasciare le strutture strategiche del Venezuela onde innescare un malessere che porti alle ennesime guarimbas (tumulti scatenati dall\u2019opposizione ogniqualvolta le elezioni erano vinte da quello sbagliato e di cui un carattere distintivo erano i cavi d\u2019acciaio tesi attraverso la strada, destinati a decapitare poliziotti in motocicletta). Tanto da arrivare alla sostituzione di Maduro con l\u2019ennesimo fantoccio senza l\u2019ombra di una qualche credibilit\u00e0, tipo Juan Guaid\u00f2 (subito riconosciuto anche da Roma), e al passaggio del pi\u00f9 vasto giacimento di idrocarburi del mondo dallo Stato, cio\u00e8 dal popolo, a Exxon, Chevron e cugini esteri, con la conseguente fine di quella pesante seccatura che sono il chavismo e il bolivarismo e il loro perverso modello di equit\u00e0 sociale e autodeterminazione.<br \/>\nE mica ci prova da ieri. Prima del ruggito tonitruante lanciato sulle coste venezuelane dalla Gerald Ford, la pi\u00f9 grande portaerei del mondo, aveva cominciato a rosicchiare, a fare il topo, prendendola alla larga, tanto per vedere \u201cche effetto che fa\u201d. Provato a massacrare il Venezuela con una grandinata di sanzioni che nemmeno l\u2019Iran (40.000 morti da carestie e privazione di prodotti e strumenti sanitari negli anni del primo mandato), ma che Maduro ha saputo parzialmente neutralizzare, sostenuto da Cina, Ruissia e Iran, fino addirittura a recuperare, unico in Sudamerica, l\u2019autosufficienza alimentare.<\/p>\n<p>UN PAESE DA PEZZENTE A BENESTANTE<br \/>\nC\u2019ero quella volta, secondo mandato di Chavez, in cui allo stadio di Caracas decine di migliaia e alcuni paracadutisti delle FANB (Forze Armate Nazionali Bolivariane, quelle oggi, unite e coordinate con le milizie civili, mobilitate alla difesa del paese) spettacolarmente volteggianti e poi atterrati ai piedi del palco, celebravano la raggiunta alfabetizzazione del 97,8% di un popolo di 28,5 milioni. Quella dell\u2019alfabetizzazione era la Mision Robinson. Le Misiones sono una trentina di grandi progetti strategici nella marcia verso il socialismo: casa, terra, sanit\u00e0, governo locale, modellato sulla Comune di Parigi, istruzione superiore, istruzione per adulti, terra a chi la lavora, mercati dell\u2019alimentazione a prezzi calmierati, cura veterinaria gratuita, ambiente, diritti degli indigeni\u2026.<br \/>\nQuando arrivai a tre anni dalla prima vittoria elettorale di Chavez e dalla nuova Costituzione (che porta forti somiglianze con la nostra e, addirittura, con quella, prodigiosamente ante litteram, della Repubblica Romana di Mazzini, Saffi e Armellini, difesa da Garibaldi), la povert\u00e0 era stata gi\u00e0 ridotta dal 54 al 27%, la disoccupazione dal 17 al 7%, l\u2019orario di lavoro era di 6 ore e stavano sorgendo le prime delle 29 nuove universit\u00e0 pubbliche che avrebbero sottratto alla Chiesa il controllo dell\u2019istruzione. Se ne risent\u00ec fortemente il cardinale Pietro Parolin, allora nunzio apostolico in Venezuela e poi segretario di Stato degli ultimi due papi.<br \/>\nDi quel controllo, perseguito in tutto il mondo cattolico ebbi prova dove si era esercitato nel senso di non esercitarlo. Ma in mancanza dell\u2019oggetto. Cio\u00e8 della scuola, oggetto sconosciuto nelle aree degli indios della foresta. Quelli sopravvissuti a un altro intervento dei diffusori della Croce, qualche secolo fa.<br \/>\nInsieme a Sandra, compagna e collaboratrice nella realizzazione di documentari, percorremmo l\u2019Amazzonia venezuelana in una leggendaria navigazione fuori dal mondo, lungo il Rio Orinoco, un fiume vasto come un mare che corre dal confine col Brasile all\u2019Atlantico. Gli indios vivevano in grandi palafitte lungo le rive, si arrampicavano su alberi altissimi per non so quale scopo e pascolavano bufali d\u2019acqua e quando la nostra barca, poco pi\u00f9 di una canoa, approd\u00f2 a uno di questi insediamenti, era da pochi giorni arrivato anche il primo insegnante delle Superiori da inaugurare. Un primo intervento dello Stato in una comunit\u00e0 della caccia e pesca che per il resto, cibo, abitazione, strumenti, era da secoli del tutto isolata e, per mancanza di strumenti e percorsi, senza la minima voce politica in capitolo.<br \/>\nUna fortuita coincidenza segn\u00f2 il mio arrivo in Venezuela con il primo tentativo imperialista di regime change: il golpe militare dell\u2019aprile 2002. Fu tentato da un gruppo di ufficiali, richiamati all\u2019ordine coloniale da Washington, sfuggiti alla \u201crieducazione patriottica\u201d che Chavez aveva iniziato a promuovere tra i quadri, fin da quando era colonello dei paracadutisti sotto il despota Carlos Andres Perez. Nominarono presidente Pedro Carmona, capo della Confindustria. Colpo di Stato grottesco, subito neutralizzato da una mobilitazione di massa. Sequestrato in una base militare, Chavez venne liberato a furor di popolo nel giro di 48 ore. 48 ore che ai golpisti e alla polizia non bonificata sono bastati per uccidere una sessantina di persone.<br \/>\nIn quelle 48 ore ero su un cavalcavia che supera il grande viale che dal centro citt\u00e0 porta alla collina di Miraflores, il palazzo presidenziale. Sotto, passava un fiume di gente diretta al palazzo, a rivendicare il ritorno del presidente. Sopra, un manipolo di uomini armati, manovalanza golpista, sparavano sulla folla in basso. Li animava una giovane donna, Maria Corina Machado, ormai ventennale esperta in golpismo, fiduciaria del Dipartimento di Stato. Oggi Premio Nobel della Pace, va invocando l\u2019intervento militare di Trump.<br \/>\nVinse il popolo, ma dovette resistere al \u201cparo\u201d, una serrata della societ\u00e0 petrolifera PDVSA, ancora parte del cartello delle majors angloamericane, che paralizz\u00f2 il paese per riuscire l\u00e0 dove i militari felloni avevano fallito. Il Chavez liberato s\u2019era messo a girare il paese a infondere coraggio, fiducia, resistenza. Raccont\u00f2 di essere stato ospitato in pieno \u201cparo\u201d da una vecchia signora che gli disse. \u201cQuello che vedi bruciare nel forno \u00e8 la mia ultima sedia\u201d. Non una goccia di combustibile, di carburante doveva uscire dalle raffinerie e dai benzinai. Il governo reag\u00ec facendo aprire a forza dall\u2019esercito le stazioni di servizio. A &gt;Caracas, un accogliente Ufficio Giornalisti Stranieri mi aveva provvisto di lasciapassare e perfino di compagno autista con vettura, Leopoldo, uomo dei ranchos. Il \u201cparo\u201d doveva paralizzare il paese, soffocarne l\u2019economia, impedire che passasse nelle mani del popolo.<\/p>\n<p>MISIONES PER UN ALTRO MONDO<br \/>\nCon Leopoldo, muniti di taniche forniteci dal Ministero dell\u2019Agricoltura, andammo a pizzicare la rivoluzione giovinetta dove iniziava a farsi le ossa. Da Zulia sulle Ande, a Miranda affacciata sui Caraibi, all\u2019immenso Bolivar, balcone sul Brasile, in poco pi\u00f9 di un mese ci facemmo buona parte dei 23 Stati della Federazione. Ricordo, nella piana dello Stato di Gu\u00e0rico, il mio primo Mercal. L\u2019omonima Mision aveva allestito in tutto il paese mercati di generi di prima necessit\u00e0 a prezzi ridotti di due terzi Mercati che avrebbero servito il 40% della popolazione, dal pane al riso e allo zucchero, dalle zucche alla carne e alla farina, dai meloni ai manghi, dalle uova al pollo, dai vaccini agli esami per la patente e a quelli della vista e del sangue, gratuiti questi. Dal produttore al consumatore, niente vampiri intermediari, caporali, grandi distribuzioni. Una folla stupita, elettrizzata, sorrisi ovunque: la fisionomia di tutta la rivoluzione.<br \/>\nLeopoldo si commuoveva facilmente. Dal mangianastri in macchina uscivano le note di \u201cTechos de carton\u201d, la canzone di Ali Primera sulle drammatiche condizioni di vita nelle favelas, da dove anche lui veniva. Per la rabbia, tirava dei cazzotti al volante. La faccia era rigata dalle lacrime. Mi port\u00f2 tutto fiero, ormai amicissimo, a incontrare per un caff\u00e8 la sua famiglia, moglie giovanissima e gi\u00e0 due bambini. Li vedo ancora, mentre mi salutano dalla porta di una casetta nuovissima, bianchissima di calce fresca, finalmente in muratura, bella gialla e con tetto di tegole.<br \/>\nIncontro Guadalupe nel mitico quartiere carachegno \u201c23 de Enero\u201d, avanguardia della rivoluzione urbana. Quello che gi\u00e0 nel Caracazo del 27 febbraio 1989, aveva provato a buttare per aria il regime di Carlos Andres Perez, proconsole degli Stati Uniti, per i quali aveva privatizzato ogni cosa, dal petrolio ai minerali, alle acque, alle foreste, ai campi, ai trasporti. Anche nel 1992, anno di un tentativo insurrezionale del colonello Chavez, \u201c23 de Enero\u201d era stato l\u2019innesco della lotta e la sanguinosa vittima della repressione.<br \/>\nGuadalupe \u00e8 una militante della Coordinadora Simon Bolivar e, forte di quei precedenti, era stata alla testa dell\u2019assedio ai golpisti del 2002. Ora partecipava al lavoro di emancipazione del grande quartiere secondo i criteri proposti da Chavez: autogestione, governo in simbiosi con la popolazione, alfabetizzazione, un\u2019universit\u00e0 pubblica, asili, pronti soccorsi, nuclei di sviluppo endogeno (in questo caso fabbriche di scarpe e di confezioni. In bella vista le magliette rosse con il volto di Che Guevara, o la scritta, ubiqua nel paese, \u201cSocialismo o barbarie\u201d).<br \/>\nIncrociammo Chavez in un piccolo aeroporto dello Stato di Cojedes, non ricordo dove. Gli chiesi com\u2019era andata con quel sequestro. Mi chiese da dove venissi. Poi, affabilissimo e, come avrei notato sempre, di gioioso e allegro umore: \u201cAh, dall\u2019 Italia, dove avete ammazzato il vostro presidente. Lo sapete, no, che sono stati i gringos a far ammazzate Moro? Pure qui ci stanno provando\u2026Ma qui abbiamo una rivoluzione che sa come rispondergli, ai gringos\u201d<br \/>\nE mi diede appuntamento a San Carlos, nel sud, dove avrebbe incontrato i contadini: \u201cQuattro terratenientes avevano terre grandi quanto il tuo paese. E non ne cavavano niente, solo rendita. Gliela toglieremo\u2026\u201d A San Carlos mi chiam\u00f2 sul palco e mi diede modo di riprenderlo da vicino, in primo piano, lui e poi le facce della sua gente, con quello che vibrava tra l\u2019uno e gli altri (me lo ricordo bene perch\u00e9 ce l\u2019ho nel mio documentario \u201cAmericas Reaparecidas\u201d. Un altro, successivo, fatto assieme a Sandra, si intitola \u201cL\u2019Asse del bene\u201d).<br \/>\nIl primo dei travolgenti &#8211; per la folla, come per lui, come per me \u2013 incontri con il suo popolo, lo vissi appunto a San Carlos, davanti a migliaia di campesinos sin terra in camicia o maglietta rossa bolivariana, arrivati da tutto lo Stato di Cojedes. Annunci\u00f2 il passaggio della terra nelle loro mani. Pi\u00f9 tardi distribu\u00ec dei titoli di propriet\u00e0. Con tanto di trattori., gi\u00e0 allineati a decine lungo la strada. Avrei visto una cerimonia analoga, in un rancho sopra Caracas, quando i titoli di propriet\u00e0 assegnati erano quelli delle case a coloro di cui parlava la canzone di Primera, quelli de los techos de carton. Commozione e gioia. Felicit\u00e0.<\/p>\n<p>QUELLI DELLA RIVOLUZIONE<br \/>\nBlanca Eekhout, sui vent\u2019anni, laureanda, gestiva una radio libera sulla collina dei ranchos sopra Caracas. Un\u2019amica negli anni. Fu decisiva, grazie all\u2019ascolto raccolto con le sue trasmissioni a sostegno della rivoluzione e di come avrebbe cambiato la vita sotto los techos de carton, per la mobilitazione contro i golpisti e per la liberazione di Chavez. Fu un\u2019intervista che mi diede a farmi percepire corpo e ragioni della condizione dei milioni confinati nei ranchos dai regimi precedenti e alle prospettive che il socialismo bolivariano gli apriva. La ritrovai pi\u00f9 tardi direttrice di \u201cVive\u201d, emittente bolivariana nazionale e poi ministra dell\u2019Informazione e vicepresidente dell\u2019Assemblea Nazionale.<br \/>\nI quadri del nuovo Venezuela nascevano cos\u00ec. Ne ho incontrato tanti. Giovanissimi. Quale diversit\u00e0 abissale rispetto alle facce, ai portamenti, alle competenze, al linguaggio dei nostri notabili! Oggi sono perlopi\u00f9 ancora quelli, fedeli alla consegna ricevuta, anche in assenza dell\u2019immenso carisma del comandante.<br \/>\nEra un Venezuela in travolgente cambiamento e maturazione, tutti marcati da un incontenibile entusiasmo, partecipati da un popolo che passava di conquista in conquista, spazzando ostacoli interni e quelli che arrivavano dai tentativi di sabotaggio. Alle prime sanzioni economiche comminate da Bush con, tra l\u2019altro, il blocco delle importazioni di prodotti e macchinari necessari all\u2019agricoltura, si reag\u00ec un po\u2019 come da noi in guerra: allestendo orti in tutti gli spazi pubblici. Ricordo come, affacciandomi dall\u2019 albergo, vidi da un giorno all\u2019altro allargarsi ettari coltivati all\u2019ombra di due grandi palazzi ministeriali in pieno centro.<br \/>\nNello scambio con il resto del mondo, coltivato con grande impegno dalla nuova classe dirigente, si consolidava, a partire dalle proprie coscienze e conoscenze, una rivoluzione che si intendeva universale, da condividere con tutti, con lo stesso impegno che l\u2019imperialismo metteva a far accettare i suoi principi e metodi. Si succedevano \u2013 e si succedono tuttora &#8211; le manifestazioni di solidariet\u00e0 e di lotta comune, le occasioni di incontro e di scambio di esperienze, pensieri, sentimenti, progetti, forme di lotta. Personalmente potemmo partecipare, nel corso degli anni, con Chavez, sempre amatissimo e dinamicissimo protagonista e poi con Maduro, a iniziative come il Tribunale Antimperialista, il Festival Mondiale della Giovent\u00f9 e degli Studenti (una festa incredibilmente gioiosa di 17.000 partecipanti da 100 paesi), il Congresso Continentale degli Indigeni, di cui (ricordo la drammatica denuncia degli indios colombiani sottoposti ai massacri dei paramilitari del presidente, sodale dei narcos e famiglio degli USA, Alvaro Uribe) e, pi\u00f9 recentemente e di grande attualit\u00e0, il Congresso Mondiale contro il Fascismo.<\/p>\n<p>VENEZUELA INCONTRA IL MONDO<br \/>\nA Chavez, data l\u2019immensa popolarit\u00e0, ben oltre i confini del suo paese, Washington fu costretta a risparmiare un\u2019ostilit\u00e0 eccessiva, che si sarebbe riverberata negativamente su nazioni e popolazioni non solo latinoamericane, paesi che guardavano al nuovo Venezuela quanto meno con rispetto. Nel 2013, alla morte prematura del comandante, su sua stessa indicazione gli succedette un operaio, il sindacalista dei trasporti Nicol\u00e0s Maduro. Su Maduro, ora al terzo mandato, corre il lemma, non \u00e8 Chavez. Affermazione apodittica, nessuno lo \u00e8.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 il Venezuela che \u00e8 Chavez e questo conta. Nulla del retaggio di Chavez \u00e8 stato abbandonato e tradito. Le misiones della radicale trasformazione sociale continuano ad operare, ma gli ostacoli posti dall\u2019Impero e dai gaglioffi che nei governi europei ne assumono gli ordini di servizio, non potevano, dato anche il contesto regionale cambiato in negativo, non imporre rallentamenti e anche arretramenti. In particolare della diversificazione produttiva, via dalla monoeconomia petrolifera, perseguita con accanimento da Chavez. Che comunque il popolo resti compatto in difesa della sua scelta bolivariana \u00e8 ampiamente confermato dall\u2019impressionante mobilitazione civico-militare organizzata in risposta alle recenti minacce trumpiane. Washington potr\u00e0 forse scassare il Venezuela, ma riprenderselo, mai.<br \/>\nLe sanzioni, a partire dal primo Trump, si sono fatte feroci e totalizzanti. Cos\u00ec come la sovversione interna, fin l\u00ec rintanata nelle roccaforti dell\u2019imprenditoria privata sopravvissuta (in buona parte italiana, particolarmente rabbiosa e reazionaria, di cui ho avuto squallida esperienza nell\u2019ambiente consolare di Caracas). Si calcolano in 40.000 le vittime delle sanzioni negli ultimi sei anni. Ne \u00e8 derivato inevitabilmente un forte indebolimento dell\u2019economia e, di conseguenza, una riduzione delle misure di protezione sociale.<br \/>\nE\u2019 su questo terreno che Washington prova ad affondare i suoi colpi con una combinazione di pressione militare e sovversione interna, che si spera alimentata da un crescente scontento popolare. Tutto questo \u00e8 al momento eminentemente un wishful thinking, un auspicio, negli ambienti oltranzisti del rilancio imperialista. Rilancio che, tra Ucraina, Medio Oriente, Africa, Indopacifico e il fronte interno segnato dalla vittoria del \u201csocialista\u201d Zohran Mamdani a New York, si ritrova forse con tra le mani troppi impegni. Resta il dato che per gli Stati Uniti di Trump, di Biden, di Obama, di Bush, di chiunque, e per coloro che, come noi europei, gli beliamo dietro, un Venezuela cos\u00ec, un qualsiasi paese cos\u00ec, \u00e8 semplicemente inaccettabile. Va rimosso. Ne va della vita come la vogliono costoro. Quelli del Forum Economico Mondiale, di Bilderberg, di Blackrock, di Ursula.<br \/>\nCi fu a Caracas, indetto da Chavez e con la sua partecipazione durante tutti i tre giorni, un convegno internazionale \u201cIn Difesa dell\u2019Umanit\u00e0\u201d. Tema che potrebbe apparire sovradimensionato, ma che, alla luce degli sviluppi in termini di fascistizzazione e guerre a gog\u00f2, risulta oggi del tutto fondato. Chavez volle raccogliere alcune domande dal pubblico. Io glie ne feci una e questo fu, pi\u00f9 o meno, il seguito delle battute.<br \/>\nF.G. Comandante, le stesse vostre camicie rosse bolivariane le portavano da noi i garibaldini. Cosa hanno in comune le due situazioni?<br \/>\nU.C. Lo sai, Grimaldi, che quelle camicie Garibaldi, in Argentina chiamato \u201cel diablo\u201d quando guidava i rivoluzionari uruguagi, le ha adottate dai macellai dell\u2019Uruguay, perch\u00e9 mimetizzavano il sangue? Poi, da voi in Italia \u00e8 stato un libertador al pari del nostro Simon Bolivar. Sono certo che Garibaldi si sia ispirato a Bolivar. E voi italiani dovreste ispirarvi a lui. Ricorda che la prima cosa che il nemico fa contro un popolo, \u00e8 di fargli dimenticare e non fargli onorare coloro che lo hanno liberato.<br \/>\n*(Fulvio Grimaldi &#8211; giornalista, per antonomasia. Come per Terzani, ha avuto la \u201cfortuna\u201d di poter vivere momenti storici cruciali per il nostro Paesi)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>03 &#8211; Car\u00e8: L&#8217;APPLICAZIONE DEL D.LGS. 231\/01 NELLE SOCIET\u00c0 SPORTIVE<\/strong><\/p>\n<p>SI \u00c8 TENUTO PRESSO LA SALA STAMPA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI L\u2019INCONTRO DI STUDIO DAL TITOLO \u201cL\u2019APPLICAZIONE DEL D.LGS. 231\/01 NELLE SOCIET\u00c0 SPORTIVE\u201d, promosso dall\u2019On. Nicola Car\u00e8 e dall\u2019Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. Dopo i saluti istituzionali del promotore On. Car\u00e8, il quale ha sottolineato l\u2019indispensabilit\u00e0 degli assetti organizzativi per le societ\u00e0 e soprattutto per gli enti sportivi, il dibattito ha coinvolto esponenti del diritto penale, della giustizia sportiva e della governance economica delle societ\u00e0 professionistiche. Un tavolo composto da esperti della compliance governance. Ricco di importanti spunti di riflessioni \u00e8 stato l\u2019intervento del Procuratore Aggiunto della Repubblica, tra i massimi esperti a livello nazionale della norma 231: il Dr. Ciro Santoriello. Lo stesso ha affrontato il tema dei principi fondanti la responsabilit\u00e0 penale e sportiva degli Enti del settore. Secondo Santoriello, nelle societ\u00e0 sportive \u201cil controllo interno \u00e8 elemento strutturale dell\u2019affidabilit\u00e0 dell\u2019ente\u201d. Ha richiamato la responsabilit\u00e0 degli organi apicali e dei controllori interni, evidenziando come la formazione e la corretta tracciabilit\u00e0 dei processi decisionali sia oggi parametro fondamentale di valutazione. Il Modello ai sensi della 231 \u00e8 efficace nella misura in cui gestisce adeguatamente il rischio. Mariarosa Calabretta, Avvocato e cultore della materia, ha illustrato il quadro dei reati presupposto pi\u00f9 rilevanti nel mondo dello sport \u2013 tra cui match fixing, doping, frodi fiscali e scommesse \u2013 evidenziando come il D. Lgs. 231\/01 sia oggi uno strumento indispensabile per la tutela dell\u2019integrit\u00e0 delle competizioni. Carlo Ravazzin, Presidente della Commissione \u201cResponsabilit\u00e0 degli Enti ex D. Lgs. 231\/01\u201d dell\u2019ODCEC di Roma, ha approfondito in modo tecnico il ruolo dei controlli economico-finanziari nelle societ\u00e0 sportive professionistiche, con particolare riferimento alle interazioni tra Collegio Sindacale, Revisori e Organismo di Vigilanza. Ravazzin ha rimarcato la necessit\u00e0 di una integrazione operativa fra gli organi di controllo al fine di garantire correttezza gestionale, sostenibilit\u00e0 economica e prevenzione del rischio sanzionatorio. La gestione e moderazione dei lavori \u00e8 stata affidata al prof. Alessandro Parrotta, Componente della Commissione di riforma Nordio al D. Lgs. 231\/01. Lo stesso, nel tratteggiare le concussioni, ha evidenziato come il modello 231 non debba essere interpretato come adempimento burocratico, bens\u00ec come strumento di governance e tutela reputazionale. Parrotta ha richiamato il recente orientamento giurisprudenziale che attribuisce rilevanza decisiva all\u2019effettivit\u00e0 dei modelli organizzativi, affermando che nel calcio contemporaneo, la competitivit\u00e0 non si misura solo in campo, ma nella capacit\u00e0 delle societ\u00e0 di dimostrare una architettura organizzativa solida, tracciabile e responsabile.<\/p>\n<p><em>*(On.\/Hon. Nicola Car\u00e8 &#8211; Circoscrizione Estero, Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide &#8211; Camera dei Deputati &#8211; IV Commissione Difesa &#8211; Presidente Sezione Bilaterale dell&#8217;Unione &#8211; Interparlamentare Italia- Mongolia &#8211; Componente Assemblea Parlamentare NATO &#8211; Presidente della Sottocommissione Difesa e Sicurezza NATO. Presidente dei Socialisti e democratici assemblea Parlamentare NATO)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>04 &#8211; CONTRATTI E PAGHE, NIENTE PI\u00d9 ALIBI PER IL CASO ITALIA. SALARIO MINIMO LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA CHIUDE FINALMENTE LA LUNGA ATTESA SUL DESTINO DELLA DIRETTIVA UE SUI SALARI MINIMI ADEGUATI.<\/strong><\/p>\n<p>La sentenza della Corte di giustizia chiude finalmente la lunga attesa sul destino della direttiva Ue sui salari minimi adeguati. Considerata la povert\u00e0 degli obblighi che impone agli Stati, l\u2019attesa era giustifica dal fatto che la direttiva affronta, anzi sfiora, uno dei nodi essenziali del conflitto nel lavoro: la questione salariale.<br \/>\nLa Corte di giustizia aveva pi\u00f9 volte rinviato la decisione, a conferma della difficolt\u00e0 tecniche e politiche che essa nascondeva, lasciando con il fiato sospeso una platea di spettatori interessati che andava ben oltre gli addetti ai lavori. La decisione di confermare l\u2019impianto della direttiva, pur eliminando due disposizioni che riguardavano i criteri e l\u2019indicizzazione dei salari minimi quando questi ultimi vengono fissati per legge, ha dunque una valenza politica che va ben oltre quella giuridica.<br \/>\nL\u2019approvazione della direttiva 2041 nel 2022 aveva polarizzato le opinioni sia rispetto all\u2019opportunit\u00e0 politica sia riguardo alla legittimit\u00e0 della base giuridica. Proprio quest\u2019ultimo aspetto aveva permesso il ricorso dei governi di Danimarca e Svezia \u2013 spalleggiati ahim\u00e8 anche dai propri sindacati \u2013 visto che l\u2019Ue non ha competenza normativa in materia di libert\u00e0 sindacale, sciopero e retribuzione. E infatti, proprio per l\u2019interferenza diretta dell\u2019Ue nella determinazione delle retribuzioni, la Corte di giustizia ha annullato i due articoli citati.<br \/>\nTuttavia, per quanto la decisione riduca il potenziale impatto della direttiva nei paesi dell\u2019Ue che hanno un salario minimo individuato per legge (tutti eccezion fatta per Italia, Austria, Finlandia e i due ricorrenti), essa va salutata positivamente perch\u00e9 non solo si esprime in contrasto con le discutibili conclusioni dell\u2019avvocato generale che aveva raccomandato l\u2019annullamento intero della direttiva ma anche perch\u00e9 conferma la volont\u00e0 dell\u2019Ue di far sentire la propria (debole) voce nell\u2019individuazione di salari minimi, anche in un momento storico in cui la voce sociale \u00e8 spesso soffocata da quella bellica.<br \/>\nD\u2019altra parte, se c\u2019era tanto interesse a far scomparire dall\u2019ordinamento una norma europea sui salari vuol dire che la direttiva non ha un\u2019efficacia cos\u00ec ridotta. L\u2019obiettivo di vedere annullata la norma, infatti, non era condiviso solo dai due paesi che hanno portato avanti il ricorso ma anche da quelli, come l\u2019Italia, che hanno fatto da spettatori nella speranza che la Corte togliesse questo convitato di pietra dal dibattito politico e sindacale nazionale sui salari. Il tema, infatti, aveva finalmente acquisito una nuova centralit\u00e0 proprio grazie all\u2019approvazione della direttiva, che si \u00e8 inserita in un quadro economico caratterizzato da una stagnazione delle retribuzioni italiane da oltre trent\u2019anni, certificata da tutte le ricerche internazionali.<br \/>\nA questo punto, la sostanziale conferma da parte della Corte di giustizia dell\u2019impianto giuridico della direttiva non rende pi\u00f9 giustificabile l\u2019atteggiamento attendista da parte degli Stati membri e offre l\u2019opportunit\u00e0 per mettere di nuovo sotto i riflettori la questione della sua attuazione anche nel nostro paese. Il che deve implicare una revisione del sistema di relazioni industriali, debilitato dalla (ormai) insostenibile leggerezza delle regole in materia di contrattazione collettiva. Del resto, se c\u2019\u00e8 un elemento certamente desumibile dalla direttiva, al netto delle sue ambiguit\u00e0 e punti oscuri, \u00e8 proprio una promozione della contrattazione collettiva: solo i paesi nei quali si riscontra una copertura inferiore all\u201980% sono obbligati a un piano d\u2019azione di sostegno alla contrattazione. In Italia, pur in assenza di dati ufficiali, ci sono stime di fonte Cnel (sulle quali alcuni studiosi nutrono seri dubbi) che ci attribuiscono una copertura pressoch\u00e9 totale, che depotenzierebbe gli effetti che la direttiva potrebbe avere nel nostro ordinamento. Una delle concrete conseguenze della sentenza della Corte sar\u00e0 perci\u00f2 quanto meno quella di obbligare il nostro paese a consegnare a Bruxelles dati ufficiali sulla copertura, che siano credibili e che spieghino come mai l\u2019Italia rappresenti un\u2019eccezione alla regola secondo cui i salari fissati contrattualmente e con un\u2019estensione ampia darebbero vita a retribuzioni minime elevate rispetto ai salari medi.<br \/>\nQuesti dati sembrano rafforzare la sensazione che in Italia sussista un problema di funzionamento del sistema contrattuale non meno urgente di quello salariale, e anzi a esso strettamente collegato. La direttiva potrebbe aiutare a dipanarlo, se fosse accompagnata da una volont\u00e0 politica che sembra per\u00f2 del tutto assente. La direttiva, poi, pu\u00f2 servire anche come strumento per contrastare quel drammatico ossimoro che \u00e8 il lavoro povero, fenomeno che rappresenta la negazione assoluta dell\u2019articolo 36 della Costituzione, secondo il quale la retribuzione dovrebbe garantire \u00abun\u2019esistenza libera e dignitosa\u00bb e non, a stento, una sopravvivenza. La questione \u00e8, perci\u00f2, non solo pratica ma anche di principio, riguarda cio\u00e8 il valore economico che si vuole riconoscere al lavoro in un paese che nel primo articolo della sua Costituzione afferma proprio di fondarsi sul lavoro e non sul suo sfruttamento.<br \/>\n(ndr)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>05 \u2013 Mario Giro*: L\u2019AFRICA TRA ESCLUSIONE E PROTAGONISMO. PECHINO GUARDA ALL\u2019ASIA, I BRICS ARRANCANO, L\u2019OCCIDENTE \u00c8 DISTRATTO. SE IL CONTINENTE RISCHIA DI RESTARE AI MARGINI DELLA NUOVA GEOPOLITICA, L\u2019ERRORE DELLE POTENZE GLOBALI \u00c8 CREDERE CHE ATTENDA DIRETTIVE.<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019Africa, invece, sceglie da s\u00e9: pi\u00f9 autonoma, pi\u00f9 consapevole, pi\u00f9 indipendente Brics, o Shanghai Cooperation Organization? \u00c8 la domanda che, guardando al futuro dell\u2019Africa, molti osservatori si pongono dopo la parata di Pechino dello scorso settembre. Nel primo formato il continente trova spazio, nel secondo resta escluso. Ma il punto \u00e8 un altro: il baricentro geopolitico si sta spostando verso l\u2019Asia, terreno di sfida con gli Stati Uniti, area a pi\u00f9 rapida crescita economica e ponte strategico verso due oceani, in particolare il Pacifico.<br \/>\nI Brics, intanto, arrancano. Brasile e Sudafrica, pur critici verso l\u2019Occidente, restano legati a sistemi democratici e a una cultura dei diritti che non combacia con le impostazioni autoritarie di Mosca e Pechino. Il caso sudafricano \u00e8 emblematico: l\u2019Anc ha storicamente portato con s\u00e9 un fondo ideologico radicale, mitigato dalla leadership di Mandela e dalla Commissione Verit\u00e0 e Riconciliazione guidata dall\u2019arcivescovo Desmond Tutu.<br \/>\nMA SE DA UN LATO IL SUDAFRICA HA PROMOSSO EMPOWERMENT economico e \u201cblack business\u201d, dall\u2019altro ha interiorizzato le istanze globali sui diritti umani e sulle nuove sensibilit\u00e0 sociali, finendo spesso in rotta di collisione con Mosca e Pechino. Pretoria rimane comunque l\u2019unica vera potenza africana con proiezione globale, al punto di suscitare tanto l\u2019ostilit\u00e0 trumpiana (con l\u2019accusa infondata di \u201cgenocidio bianco\u201d) quanto l\u2019irritazione russa, visto che non pu\u00f2 ignorare gli obblighi assunti con la Corte penale internazionale (il che ha obbligato Putin a saltare l\u2019ultima riunione dei Brics a Pretoria).<br \/>\nIn Asia lo scenario \u00e8 pi\u00f9 lineare: Mosca trova un terreno naturale per la sua vocazione \u201casiatista\u201d, l\u2019alleanza con Pechino si rafforza e l\u2019Africa rischia di scivolare ai margini della nuova architettura globale, come gi\u00e0 accadeva con l\u2019Occidente. Le formule \u201cAfrican Renaissance\u201d e \u201cAfrican Solutions for African Problems\u201d hanno trovato eco simbolica ma scarsa applicazione concreta. N\u00e9 Stati Uniti, n\u00e9 Europa, n\u00e9 Cina, n\u00e9 Russia sembrano voler mettere le mani nelle crisi africane.<br \/>\nLa guerra in Sudan ne \u00e8 un esempio lampante: da una parte ci sono le forze armate (Saf) del generale al- Burhan, presidente del Paese; dall\u2019altra le milizie assai irregolari delle Forze di supporto rapido (Rsf) dell\u2019ex janjaweed Hemetti. La comunit\u00e0 internazionale dovrebbe scegliere chi riconoscere, ma preferisce non farlo. Emirati, generale libico Haftar e Ciad sostengono Hemetti.<br \/>\nL\u2019Egitto dovrebbe sostenere le Saf ma si tiene in equilibrio, come l\u2019Arabia Saudita. A quella guerra nessuno vuol mettere mano per cercare soluzioni, ma tutti hanno interessi da preservare. L\u2019Unione Europea ha detto che riconoscer\u00e0 le Saf come governo de facto, un piccolo avanzamento. Le Rsf lamentano di essere lasciate da parte in vari formati internazionali sulla crisi, anche se godono di sostegno emiratino. La Cina resta defilata, pur avendo interessi strategici. Gli Stati Uniti hanno tentato, ai tempi di<br \/>\nBiden, una triangolazione con Riyadh, senza risultati.<br \/>\nE l\u2019Italia? Alcuni Paesi africani la percepiscono come un partner meno minaccioso delle grandi potenze e pi\u00f9 incline al dialogo.<br \/>\n\u00c8 il terreno sul quale si inserisce il Piano Mattei, che punta ad aiutare l\u2019Africa a trasformare in loco le proprie materie prime, favorendo industrializzazione e valore aggiunto. Un obiettivo di lungo periodo, che richieder\u00e0 decenni prima di mostrare effetti concreti.<br \/>\nLa verit\u00e0 \u00e8 che l\u2019errore pi\u00f9 grande di Occidente e Asia \u00e8 credere che l\u2019Africa sia ancora in attesa di direttive. In realt\u00e0 il continente si muove da solo, com\u2019\u00e8 giusto che sia: pi\u00f9 indipendente, pi\u00f9 consapevole, pi\u00f9 autonomo. Non chiede pi\u00f9 tutela n\u00e9 paternalismo.<br \/>\nDecide, sceglie, a volte sbaglia \u2013 ma sono errori propri, non imposti. \u00c8 un dato che il mondo deve imparare a baccettare. L\u2019Africa tra esclusione e protagonismo.<br \/>\n*(Fonte: rivista Africa. Mario Giro \u00e8 un politico e diplomatico italiano)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>06 &#8211; Anna Fabi*: MANOVRA 2026: IL GOVERNO PUNTA SU CETO MEDIO E RIGORE, OPPOSIZIONI AL CONTRATTACCO.<\/strong><br \/>\n<strong>LE OPPOSIZIONI \u2013 TRA CUI PARTITO DEMOCRATICO, MOVIMENTO 5 STELLE E EUROPA VERDE \u2013 HANNO CONTESTATO LA MANOVRA DEFINENDOLA \u00abUN REGALO AI PI\u00d9 RICCHI\u00bb. PER LA SEGRETARIA DEL PARTITO DEMOCRATICO, ELLY SCHLEIN, \u00abIL MINISTERO DOVREBBE GUARDARE I DATI DELL\u2019ISTAT\u00bb E NON QUELLI \u201cDEL PD\u201d. \u00abIL GOVERNO CONTINUA A FARE PROPAGANDA\u00bb.<\/strong> (NDR FILEF ROMA)<\/p>\n<p>Durante le audizioni parlamentari emergono le principali misure della Legge di Bilancio, le posizioni in campo e gli emendamenti pi\u00f9 probabili.<br \/>\nLa Legge di Bilancio 2026 si avvia verso la fase finale di approvazione con un pacchetto stimato fra 18 e 19 miliardi di euro, destinato a sostenere il reddito medio e gli investimenti in un contesto di conti pubblici sotto pressione. Davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato sono state illustrate le misure principali, sono emerse le critiche di istituti come Banca d\u2019Italia e Istat, e il ministro dell\u2019Economia Giancarlo Giorgetti ha rilasciato dichiarazioni molto chiare.<\/p>\n<p>Le audizioni parlamentari \u2013 con le partecipazioni di istituti come Istat, Banca d\u2019Italia e l\u2019Ufficio parlamentare di bilancio (UPB) \u2013 hanno messo in evidenza sia le potenzialit\u00e0 delle misure in Manovra 2026 sia le criticit\u00e0 rimaste aperte.<\/p>\n<p>Indice:<\/p>\n<p><strong>LE MISURE IN MANOVRA 2026 E I LORO EFFETTI<\/strong><br \/>\n<strong>GOVERNO FERMO SU TAGLIO IRPEF E RIGORE FISCALE<\/strong><br \/>\n<strong>RICHIESTE E CRITICHE DALLE OPPOSIZIONI E NELLE AUDIZIONI<\/strong><br \/>\n<strong>EMENDAMENTI: DOVE SI GIOCHER\u00c0 LA PARTITA PARLAMENTARE<\/strong><br \/>\n<strong>LE MISURE IN MANOVRA 2026 E I LORO EFFETTI<\/strong><\/p>\n<p>\u2022 Taglio IRPEF: i risparmi del secondo scaglione al 33%<br \/>\n\u2022 La Manovra 2026 appare come un equilibrio delicato tra la volont\u00e0 di alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio e la necessit\u00e0 di contenere il debito pubblico. Sul fronte della spesa, \u00e8 pensata per stimolare investimenti ma in un quadro con margini limitati: secondo Confindustria servirebbero 8 miliardi all\u2019anno per Industria 4.0, ma la manovra ne prevede circa 4 per il 2026.<br \/>\n\u2022 Taglio IRPEF: riduzione dell\u2019aliquota al 33% per la fascia tra 28 mila e 50 mila euro; benefici stimati in circa 230-400 euro annui per contribuente, minor gettito ~2,9-3 mld.<br \/>\n\u2022 Incremento cedolare secca sugli affitti brevi: destinato a recuperare gettito e riequilibrare mercato immobiliare.<br \/>\n\u2022 Contributo di banche e assicurazioni: due settori indicati come \u201cpagatori\u201d nel triennio 2026-28, con oneri stimati in oltre 4-5 miliardi.<br \/>\n\u2022 Le famiglie con reddito medio-alto potrebbero beneficiare in misura pi\u00f9 marcata del taglio IRPEF, mentre le fasce pi\u00f9 basse rischiano di restare ai margini.<br \/>\n\u2022 Per le imprese, soprattutto quelle orientate agli investimenti e all\u2019innovazione, il potenziale stimolo \u00e8 presente ma la dotazione sembra inferiore alle attese.<br \/>\n\u2022 Gli enti locali continuano a lamentare vincoli che ostacolano l\u2019erogazione dei servizi.<\/p>\n<p>GOVERNO FERMO SU TAGLIO IRPEF E RIGORE FISCALE, ha ribadito i tre pilastri della manovra: un approccio \u201ccrescita &amp; stabilit\u00e0\u201d, il sostegno al reddito medio e la preservazione del rigore sui conti pubblici. Tra le misure centrali figura il nuovo taglio dell\u2019aliquota IRPEF per la fascia di reddito tra 28 mila e 50 mila euro (da 35% a 33%), stimato in un minor gettito di circa 2,9-3 miliardi all\u2019anno.<br \/>\nGiorgetti ha difeso la scelta affermando che si tratta di \u00abun intervento volto a tutelare i contribuenti con redditi medi\u00bb, evidenziando che il fiscal drag era stato contenuto fino a 35 mila euro e che ora si vuole rispondere anche alle fasce poco protette.<\/p>\n<p>Siamo intervenuti sul ceto medio perch\u00e9 i ceti pi\u00f9 svantaggiati sono stati negli anni scorsi attenzionati\u00bb, ha detto, evidenziando la volont\u00e0 di mantenere il rigore mentre si supportano le fasce di reddito medio.<br \/>\nIn particolare, ha spiegato che il taglio IRPEF per redditi fra 28 mila e 50 mila euro \u00abtuteliamo i redditi medi\u00bb e che l\u2019intervento non \u00e8 destinato ai \u201cricchi\u201d secondo la definizione del governo. \u00abSono intervenuti\u2026 sul ceto medio\u2026 e abbiamo coperto anche la fascia fino a 50 mila euro\u00bb, ha affermato.<\/p>\n<p>Sulle imprese e gli investimenti, il ministro ha dichiarato che \u00absugli iper-ammortamenti e super ammortamenti cercheremo una soluzione\u00bb perch\u00e9 \u00abdanno un impulso quasi automatico per rinnovare e investire: renderli pluriennali sarebbe una bella cosa\u00bb.<\/p>\n<p>RICHIESTE E CRITICHE DALLE OPPOSIZIONI E NELLE AUDIZIONI<\/p>\n<p>\u2022 Istat e UPB hanno evidenziato che oltre l\u201985% delle risorse del taglio IRPEF finirebbero ai due quinti pi\u00f9 ricchi della distribuzione del reddito. Le istituzioni di controllo economico hanno messo in luce che il taglio IRPEF \u00abbeneficer\u00e0 maggiormente le famiglie pi\u00f9 ricche\u00bb, con l\u201985 % delle risorse concentrate nei quinti pi\u00f9 alti della distribuzione del reddito.<br \/>\n\u2022 Le audizioni di enti locali e autonomie territoriali hanno inoltre segnalato rischi di indebolimento dei servizi essenziali. ANCI e UPI hanno denunciato che la legge di bilancio non affronta adeguatamente la finanza locale, con tagli di spesa corrente stimati in 460 milioni per il 2026 e criticit\u00e0 sulla copertura dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni).<\/p>\n<p>\u2022 Le opposizioni \u2013 tra cui Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Europa Verde \u2013 hanno contestato la manovra definendola \u00abun regalo ai pi\u00f9 ricchi\u00bb. Per la segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, \u00abil ministero dovrebbe guardare i dati dell\u2019Istat\u00bb e non quelli \u201cdel Pd\u201d. \u00abIl governo continua a fare propaganda\u00bb, ha attaccato.<\/p>\n<p>EMENDAMENTI: DOVE SI GIOCHER\u00c0 LA PARTITA PARLAMENTARE<br \/>\nLe audizioni parlamentari sono ufficialmente chiuse e i relatori sono stati nominati: il termine per la presentazione degli emendamenti \u00e8 fissato al 14 novembre. Nella fase iniziale della discussione, gli emendamenti pi\u00f9 attesi riguardano diversi capitoli della manovra. Oltre al dibattito sul taglio dell\u2019IRPEF e sul contributo a carico del settore bancario, si chiede un pacchetto di correttivi su pensioni, affitti e finanza locale.<br \/>\nPer il capitolo previdenza, tra le proposte c\u2019\u00e8 un intervento di incremento delle pensioni minime, con un possibile aumento di 20 euro mensili, e l\u2019estensione dell\u2019APE Sociale a nuove categorie di lavoratori. Sul fronte delle locazioni, i gruppi di maggioranza stanno valutando una revisione della misura che porta la cedolare secca dal 21% al 26% per gli affitti brevi: l\u2019obiettivo sarebbe ridurre l\u2019impatto per chi affitta un solo immobile o non utilizza piattaforme digitali di intermediazione.<\/p>\n<p>Ulteriori emendamenti puntano a rafforzare il sostegno agli enti locali e ai territori, con un possibile incremento dei fondi per i Livelli Essenziali delle Prestazioni e per i programmi di edilizia residenziale sociale. Si discute anche di un correttivo al Fondo di coesione per accelerare i progetti nelle regioni del Mezzogiorno. Nella fase finale del dibattito parlamentare per i possibili correttivi potrebbero trovare posto anche:<\/p>\n<p>\u2022 ritocchi al taglio IRPEF per rendere il beneficio ancor pi\u00f9 progressivo, guardando alle fasce medio-basse;<br \/>\n\u2022 misure a sostegno degli enti locali, ad esempio un incremento dei fondi per i LEP o la stabilizzazione delle dotazioni per Comuni e Province;<br \/>\n\u2022 limatura sul contributo da banche e assicurazioni, con diluizione o misure compensative per evitare effetti negativi sul credito;<br \/>\n\u2022 aggiustamenti sugli incentivi alle imprese, con emendamenti mirati ad aumentare la dotazione per investimenti industriali.<br \/>\nCome abbiamo visto, il governo punta su alcuni interventi simbolici, ma le critiche sollevate in audizione e le richieste di emendamento indicano che la partita parlamentare sar\u00e0 intensa. La definizione finale del testo, con il rispetto dei saldi e l\u2019attuazione concreta delle misure, sar\u00e0 il vero banco di prova.<\/p>\n<p>Il margine di manovra resta comunque limitato: il \u201ctesoretto\u201d disponibile per le modifiche \u00e8 stimato in circa 100 milioni di euro annui, da destinare con equilibrio per non alterare i saldi di bilancio fissati dal governo.<br \/>\nNessun intervento per il recupero dell\u2019evasione fiscale e nessun accenno alla spesa per il riarmo. (ndr Filef Roma)<br \/>\n*(Fonte: PMI.it Anna Fabi, giornalista)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>07 &#8211; Sara Tanveer *: IL SINDACO \u201cDESI\u201d CHE PARLA TUTTE LE LINGUE DELLA CITT\u00c0. AMERICA DOMANI HA PRESO POSIZIONI NETTE SU QUESTIONI DIVISIVE, CRITICANDO ANCHE IL PREMIER INDIANO MODI<\/strong><\/p>\n<p>Zohran Kwame Mamdani, 34 anni, \u00e8 il primo sindaco musulmano \u00e8desi\u201d di New York. Desi \u00e8 un aggettivo che viene dal sanscrito desa (terra, patria) e indica chiunque abbia radici nel subcontinente indiano. Un termine usato per autodefinirsi e per riconoscersi a vicenda, superando i confini nazionali.<\/p>\n<p>Mamdani ha usato questa identit\u00e0 per organizzare le comunit\u00e0 diasporiche della Grande Mela e la sua storia familiare lo ha aiutato. Sua madre \u00e8 l\u2019acclamata regista Mira Nair (Moonsoon Wedding, Mississippi Masala) e suo padre \u00e8 Mahmood Mamdani, accademico ugandese di origine gujarati che insegna alla Columbia University. I nonni paterni erano nati in Tanganyka, attuale Tanzania. Zohran \u00e8 solo l\u2019ultimo discendente di una lunga linea di indo-africani.<\/p>\n<p>DOPO L\u2019ABOLIZIONE formale della schiavit\u00f9 nella prima met\u00e0 dell\u2019Ottocento, il Raj britannico trasfer\u00ec lavoratori indiani nelle colonie africane da sfruttare come manodopera, seguiti dai commercianti liberi. La famiglia Mamdani apparteneva ai Khoja, musulmani sciiti gujarati attivi nel commercio. Nel 1972 il dittatore Idi Amin espulse circa 50 mila cittadini di origine indiana dall\u2019Uganda. Anche i Mamdani furono esiliati e trovarono rifugio nel Regno Unito. Riuscirono a tornare solo dopo la caduta del regime.<\/p>\n<p>La storia che lo ha preceduto la porta nel suo secondo nome, Kwame, un omaggio al presidente ghanese panafricanista Kwame Nkrumah.<\/p>\n<p>In campagna elettorale Mamdani ha saputo usare sapientemente la sua identit\u00e0 desi e migrante. Parlando fluentemente hindi e urdu \u00e8 riuscito a comunicare direttamente con le comunit\u00e0 del subcontinente. Ha usato dolci come il mishti doi bengalese e il lassi per spiegare i programmi e le modalit\u00e0 di voto. Ha citato Bollywood, mimando Shah Rukh Khan, usando le trame dei film per parlare di giustizia economica.<\/p>\n<p>Ma l\u2019elemento principale \u00e8 stato organizzativo. Ha evitato i tradizionali notabili delle comunit\u00e0 e ha puntato sulle donne: le aunties. Le zie, le madri, le nonne dei quartieri hanno fatto campagna nei seminterrati dei luoghi di culto, nelle cucine, nei negozi e nelle strade. Nel discorso di vittoria Mamdani ha ringraziato le \u00abaunties che hanno bussato porta a porta fino a quando i piedi non gli hanno fatto male\u00bb. Sono state loro le intermediarie, perch\u00e9 la sua politica parlava ai bisogni dei lavoratori immigrati: il tassista pakistano, l\u2019assistente domestica sudamericana, il proprietario di bodega yemenita.<\/p>\n<p>MAMDANI HA ESTESO la strategia oltre il subcontinente rivendicando. Ha parlato spagnolo nei quartieri latino-americani, ha partecipato a eventi delle varie comunit\u00e0 africane, ha parlato arabo anche per rivendicare la sua identit\u00e0 musulmana e ha ricevuto supporto anche dalle comunit\u00e0 ebraiche. Il risultato \u00e8 stata una coalizione che ha attraversato confini etnici, religiosi e generazionali. Cinquantamila volontari hanno lavorato con le aunties dei quartieri popolari. Mamdani ha costruito l\u2019alleanza su una piattaforma radicata nell\u2019interesse collettivo. \u00abQueste sono questioni musulmane \u2013 ha detto \u2013 perch\u00e9 promuovono il bene comune\u00bb.<br \/>\nHa preso posizioni nette su questioni divisive. Ha criticato il primo ministro indiano Narendra Modi, descrivendolo come anti-musulmano e responsabile del pogrom del Gujarat del 2002 in quanto ai tempi era governatore dello Stato di cui la famiglia Mamdani \u00e8 originaria. Parole che hanno provocato polemiche in India, ma Mamdani ha inquadrato la critica attorno all\u2019idea di un\u2019India pluralista, sottolineando di rappresentare tutti i newyorkesi indipendentemente dalle loro opinioni su Modi.<br \/>\n\u00abARRIVA UN MOMENTO, (\u2026) in cui usciamo dal vecchio per entrare nel nuovo, in cui un\u2019epoca finisce e l\u2019anima di una nazione, a lungo repressa, trova voce\u00bb. Questa citazione di Nehru \u00e8 una rivendicazione: le diaspore del subcontinente indiano possono costruire potere politico mantenendo le proprie radici culturali.<br \/>\nL\u2019identit\u00e0 desi di Mamdani non \u00e8 estetica, ma \u00e8 un linguaggio che gli ha permesso di parlare a comunit\u00e0 diverse che hanno un\u2019esperienza comune: essere lavoratori immigrati in una citt\u00e0 dove il costo della vita \u00e8 insostenibile.<br \/>\nNegli Stati Uniti di Trump Mamdani ha vinto usando la sua identit\u00e0 diasporica come strumento di organizzazione. Non nascondendo le proprie radici, ma costruendoci sopra un progetto politico radicale.<br \/>\n*(Fonte: Il Manifesto &#8211; Sara Tanveer, scrittrice, giornalista e attivista freelance italo-pakistana residente in Italia)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>08 &#8211; Emiliano Brancaccio*: L\u2019ITALIA DEI FORTI, DOVE A PAGARE PENSANO I LAVORATORI A CONTI FATTI LA LEGGE DI BILANCIO, ATTUALMENTE IN DISCUSSIONE, \u00c8 UN ESEMPIO CRISTALLINO DI \u00abPOLITICA DEI FORTI\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ITALIA \u00c8 DEI FORTI, E I FORTI NON HANNO BISOGNO DI GIUSTIZIA. SE GIORGIA MELONI E SOCI AVESSERO VOGLIA DI RACCONTARE LA VERIT\u00c0, IN QUESTA PARAFRASI LETTERARIA POTREBBERO RACCHIUDERE L\u2019ESSENZA DELLA LORO AZIONE DI GOVERNO.<br \/>\nLa legge di bilancio, attualmente in discussione, \u00e8 un esempio cristallino di \u00abpolitica dei forti\u00bb.<br \/>\nDa lungo tempo l\u2019Italia \u00e8 uno dei paesi pi\u00f9 iniqui al mondo. Stando ai dati della Banca Mondiale, siamo all\u201982esimo posto assoluto in termini di indici di disuguaglianza, superati anche da moltissimi paesi meno sviluppati: dalla Grecia alla Romania, dalla Tunisia al Bangladesh.<br \/>\nLA DISUGUAGLIANZA NAZIONALE SI REGISTRA IN MODO SIGNIFICATIVO ALL\u2019INTERNO DI CIASCUNA CLASSE SOCIALE. PER ESEMPIO, TRA I LAVORATORI DIPENDENTI, LA FORBICE TRA DIRIGENTI E OPERAI \u00c8 TRA LE PI\u00d9 ACCENTUATE NEL MONDO AVANZATO.<\/p>\n<p>Ma ancor pi\u00f9 rilevante \u00e8 la divaricazione tra le diverse classi sociali. Dal 1990, in Italia la quota salari e stipendi sul reddito nazionale \u00e8 precipitata di quasi 10 punti percentuali, a vantaggio di profitti e rendite. Gli ultimi anni d\u2019inflazione hanno contribuito ad aggravare il quadro.<\/p>\n<p>In un tale, pauperistico scenario, l\u2019azione di governo potrebbe essere indirizzata a mitigare le divergenze. Il ministro Giorgetti ha provato a sostenere che esattamente questo sarebbe l\u2019obiettivo della manovra in corso: tutelare le fasce pi\u00f9 deboli, mitigare i carichi fiscali sui ceti medio-bassi, rimediare alla perdita di potere d\u2019acquisto causata dal carovita. Verrebbe da credergli sulla parola, se non fosse per il fatto che le sue dichiarazioni confortanti risultano smentite dai dati.<\/p>\n<p>Indicativa, in questo senso, \u00e8 la valutazione che sta emergendo dalle audizioni parlamentari degli esperti chiamati a commentare la legge di bilancio. Il presidente dell\u2019Istat e il rappresentante di Bankitalia hanno concordato che il beneficio medio delle risorse messe a disposizione dalla manovra \u00e8 modesto, non superiore all\u2019uno percento del reddito disponibile. Ma soprattutto, hanno segnalato che oltre l\u201985% delle risorse saranno destinate alle famiglie dei due quintili pi\u00f9 ricchi della popolazione. In particolare, il 20% di famiglie pi\u00f9 ricche ricever\u00e0 411 euro all\u2019anno in pi\u00f9, a fronte di appena 102 euro per il venti percento di famiglie pi\u00f9 povere. Per la presidente dell\u2019Ufficio Parlamentare di Bilancio \u00e8 possibile individuare in modo ancor pi\u00f9 chiaro i beneficiari della manovra. Circa il 50% del risparmio di imposta andr\u00e0 ai contribuenti pi\u00f9 ricchi, che rappresentano l\u20198% del totale. Suddividendo per mansioni, mentre gli operai guadagneranno appena 23 euro, i dirigenti godranno di uno sgravio di 408 euro all\u2019anno.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche un aspetto ulteriore, che finora non \u00e8 emerso dalle audizioni. Si tratta dell\u2019effetto che verr\u00e0 dagli sgravi sui futuri aumenti contrattuali. Le misure del governo, infatti, non prevedono verifiche sull\u2019entit\u00e0 effettiva degli aumenti salariali. Questo significa che gli imprenditori potranno concedere incrementi retributivi modesti, contando sul fatto che questi saranno poi integrati dalle detrazioni. Per esempio, supponiamo che si trovi un accordo su 100 euro netti di aumento salariale, che in base alle ordinarie imposte corrispondono a 140 lordi. Ebbene, con i nuovi provvedimenti del governo, le imprese potrebbero pagare appena 105 euro lordi, visto che al netto diventerebbero comunque 100. Il risultato finale \u00e8 che le imprese risparmiano sui rinnovi contrattuali, con un pesante aggravio sul bilancio statale.<br \/>\nVale a dire, in larga misura, sugli stessi lavoratori dipendenti, che sono i massimi contribuenti del sistema. Un fenomeno simile, ancor pi\u00f9 sconcertante, si verificher\u00e0 sugli sgravi previsti per le ore straordinarie e notturne: i lavoratori accetteranno di lavorare di pi\u00f9 e attraverso il bilancio pubblico pagheranno essi stessi la maggior parte della retribuzione aggiuntiva.<br \/>\nIn definitiva, in assenza di controlli, ogni trasferimento dal bilancio dello stato a favore di imprese e lavoratori rischia di tradursi in un trasferimento dai lavoratori alle imprese. Di questo tipico effetto perverso della politica fiscale si discute ancora poco.<br \/>\nL\u2019Italia di Meloni \u00e8 dei forti. Ai deboli tocca il paradosso di farsi sfruttare di pi\u00f9 e pagarsi da soli lo straordinario.<br \/>\n*(Emiliano Brancaccio \u00e8 professore associato di economia politica presso il dipartimento di Giurisprudenza dell&#8217;Universit\u00e0 di Napoli \u201cFederico II\u201d)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>09 &#8211; Davide Malacaria*: VENEZUELA. GLI USA SONO I NUOVI PIRATI DEI CARAIBI &#8211; ABBIAMO RIPRESO IL TITOLO DA UN EDITORIALE DEL WASHINGTON POST DEL 28 OTTOBRE, PERFETTO PER FOTOGRAFARE QUANTO STA AVVENENDO, CON LE FORZE STATUNITENSI CHE INFESTANO I MARI DEL VENEZUELA E AFFONDANO NAVI E NAVIGANTI.<\/strong><\/p>\n<p>Omicidi, peraltro, niente affatto chirurgici: i video dei droni che affondano le barche dati in pasto ai media sono l\u2019ennesima trovata propagandistica volta a magnificare l\u2019efficienza dell\u2019Us Army.<br \/>\nIn realt\u00e0, come rivelato il 16 ottobre da The Intercept, per affondare le prime barche \u2013 e si presume anche le successive \u2013 sono serviti \u201cmolti attacchi missilistici\u201d e, in un caso, il naviglio colpito \u00e8 stato finito a colpi di mitragliatrice. Cambia poco per gli sfortunati naviganti, ma il particolare macchia l\u2019immagine \u201cchirurgica\u201d per virare sulla ferocia.<br \/>\nE ancora, un articolo del New York Times, dopo aver sottolineato l\u2019illegalit\u00e0 di tali azioni, che dovrebbe spingere i militari alla disobbedienza, prosegue annotando che si stanno uccidendo persone che non hanno intenzioni ostili contro gli Stati Uniti e che \u201cpotrebbero essere arrestate facilmente anzich\u00e9 uccise sommariamente\u201d.<br \/>\nQuest\u2019ultima annotazione, in combinato disposto con quanto accennato in precedenza sugli attacchi, evidenzia il sadismo sotteso a tale operazione: nessuna piet\u00e0 per i naviganti, nonostante la Us. Navy sia perfettamente attrezzata per recuperare gli uomini in mare.<br \/>\nIl sospetto \u00e8 che non si vogliano sopravvissuti: c\u2019\u00e8 il rischio che si scopra che non sono narcotrafficanti (d\u2019altronde, il senatore Rand Paul ha fatto notare che il 25% delle barche fermate al largo della Florida perch\u00e9 ritenute dedite al narcotraffico risultano pulite).<br \/>\nMa al di l\u00e0, quanto accade nel mar dei Caraibi, pura pirateria secondo il diritto internazionale come annota l\u2019editoriale del Wp citato, potrebbe essere presto dimenticato, seppellito dalle bombe che gli States minacciano di sganciare sul Venezuela.<br \/>\nLa droga non c\u2019entra niente, vogliono il petrolio sul quale galleggia il Paese, ma questo \u00e8 chiaro a tutti anche se nessun governo occidentale ha osato mettere in dubbio la motivazione e la legittimit\u00e0 di questa aggressione \u201cillegale e immotivata \u201c, per usare il refrain utilizzato alla nausea per l\u2019attacco russo all\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>N\u00e9 un lamento europeo si \u00e8 levato per allarmare sulle mire statunitensi, che si estendono ben oltre il Venezuela, avendo ampliato la portata della minaccia anche a Messico e Colombia, di fatto mezzo continente sudamericano (perch\u00e9 l\u2019altra met\u00e0 intenda), nonostante gli stessi leader pigolino sull\u2019inesistente ambizione russa a muovere guerra all\u2019intera Europa.<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 delle usate ambiguit\u00e0 nostrane, e per tornare all\u2019aggressione al Venezuela, pi\u00f9 incombente rispetto alle minacce rivolte a Bogot\u00e0 e Citt\u00e0 del Messico, va registrato che gli Usa hanno rafforzato il contingente militare, portandolo a 16mila uomini, avendo preso atto che i 5mila iniziali non sarebbero stati sufficienti.<\/p>\n<p>Il fatto che stiano rivedendo i piani indica che qualcosa non sta andando come pensavano. \u00c8 ovvio che, sottotraccia, gli agenti della Cia, scatenata da Trump, stanno provando a portare dalla loro parte politici, generali e capi dell\u2019intelligence, come accadde al tempo del tentato regime-change con Juan Guaid\u00f2. Ma, come allora, stanno incontrando difficolt\u00e0 (sui retroscena di allora, vedi Piccolenote).<\/p>\n<p>Per inciso, i 5mila soldati stanziati all\u2019inizio del dispiegamento sono esattamente quanti allora si prevedeva di inviare in Colombia in previsione dell\u2019attacco, come fu rivelato da un\u2019improvvida svista dell\u2019allora Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton, che si present\u00f2 a un incontro pubblico con un foglio sul quale era appuntato il piano.<br \/>\nEvidentemente il piano iniziale era lo stesso ed \u00e8 stato cambiato in corso d\u2019opera. Come simile ad allora \u00e8 la figura prescelta per dare un\u2019immagine pubblica al regime-change: a Guaid\u00f2 \u00e8 subentrata la Nobel per la pace (sic) Corina Machado, che, come annota Strana, nel 2000 lasci\u00f2 Caracas per trasferirsi negli States per partecipare a \u201cun corso di leadership presso la Kennedy School di Harvard per poi essere selezionata per il prestigioso Global Leadership Program della Yale University. Programmi considerati utili dal governo degli Stati Uniti per preparare leader potenzialmente leali per i paesi del Terzo Mondo\u201d. Dell\u2019accordo poi siglato per conto del suo partito col Likud del genocida Netanyahu, di cui \u00e8 fervente sostenitrice, abbiamo gi\u00e0 scritto.<br \/>\nLa strana signora, dopo anni di opposizione sente l\u2019odore del potere e, insieme, del sangue, dal momento che ha chiesto agli Usa di bombardare la sua gente per cacciare Maduro. Bizzarra davvero perch\u00e9, in una recentissima intervista, ha negato che in Venezuela ci sia una dittatura, smentendo tutti i media mainstream che la sostengono\u2026<br \/>\nMa, nonostante ci\u00f2, Maduro ha i giorni contati, ha concordato Trump acconsentendo a quanto chiesto\/affermato da una cronista che lo intervistava. Il fatto \u00e8 che, oltre a governare un Paese pieno di petrolio, ha il torto, per i neocon, di essere alleato con Cina e Russia.<br \/>\nE, per\u00f2, Trump resta ambiguo sull\u2019attacco, avendo gi\u00e0 negato la sua imminenza quando era dato per certo per la notte di Halloween, e correggendo il tiro anche nell\u2019intervista citata, aggiungendo di non credere che fosse imminente.<br \/>\nProbabile che non sia entusiasta della guerra che Marco Rubio e i neocon vogliono a tutti i costi, ma non sa come uscirne, soprattutto dopo aver avviato la macchina bellica. Da questo punto di vista, la sparata su un intervento in Nigeria per difendere i cristiani dai terroristi sembra appunto un tentativo di svicolare: gli Usa non possono permettersi due guerre aperte in contemporanea.<\/p>\n<p>Diversi aspetti dell\u2019intervento lo preoccupano: gli negher\u00e0 il Nobel per la pace; i marines che torneranno in patria in sacchi di plastica macchieranno la sua presidenza; complicher\u00e0 il rapporto con Putin.<br \/>\nA proposito di quest\u2019ultimo punto, avevamo scritto che probabilmente l\u2019incontro con Putin a Budapest era saltato a causa del Venezuela. Lo conferma un analista russo, che conferma anche come decisiva sia stata la ratifica della Duma, su sollecitazione dello zar, dell\u2019alleanza strategica Mosca-Caracas avvenuta subito dopo la telefonata Rubio-Lavrov che avrebbe dovuto preparare l\u2019incontro tra i due presidenti. Niet inequivocabile.<br \/>\n*(Fonte: Sinistrainrete &#8211; Davide Malacaria &#8211; Giornalista dal 1992, analizza le dinamiche della geopolitica internazionale sul suo sito, Piccole Note, cenni di informazione online)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>10 &#8211; Chiara Cruciati*: LA GAZA MERITEVOLE DI CASE LA SCEGLIE ISRAELE &#8211; TERRA RIMOSSA NUOVI DETTAGLI SUL PIANO TRUMP SVELATI DA THE ATLANTIC: SARANNO COSTRUITE COMUNIT\u00c0 SEPARATE A EST DELLA LINEA GIALLA, TEL AVIV SELEZIONER\u00c0 I PALESTINESI AMMESSI. NON POTRANNO PI\u00d9 USCIRE. PER IL RESTO DELLA STRISCIA, NESSUNA RICOSTRUZIONE IN VISTA. INTANTO, LA KNESSET PASSA IN PRIMA LETTURA LA PENA DI MORTE PER I DETENUTI ARABI, BEN GVIR FESTEGGIA<\/strong><\/p>\n<p>Ogni nuovo dettaglio del piano Trump per Gaza che emerge da fonti anonime o dalle rivendicazioni orgogliose dei suoi fautori va nella stessa direzione: la partizione della Striscia e l\u2019imposizione di un mandato coloniale gestito dall\u2019asse Washington-Tel Aviv.<\/p>\n<p>CHE L\u2019AMMINISTRAZIONE statunitense \u2013 attraverso il Board of Peace a guida trumpiana \u2013 stia promuovendo una ricostruzione punitiva per i palestinesi e rassicurante per Israele era stato chiarito dagli annunci ufficiali e dall\u2019invenzione della \u00ablinea gialla\u00bb, confine immaginario che corre parallelo alla frontiera est della Striscia, sottraendole oltre la met\u00e0 del territorio. Al momento la Yellow line \u00e8 scarsamente segnalata da blocchi di cemento verniciati di giallo, una vaghezza che permette ai soldati di ammazzare chiunque, inconsapevolmente la oltrepassi.<\/p>\n<p>\u00c8 nel territorio oltre quella linea \u2013 che Israele continua a presidiare con gli stivali a terra e da cui non intende ritirarsi \u2013 che avverr\u00e0 la ricostruzione: zone residenziali in cui stipare qualche decina di migliaia di palestinesi, sotto dominio israeliano diretto, mentre il resto di Gaza rimane nell\u2019inferno di una terra resa invivibile.<\/p>\n<p>The Atlantic ieri ha aggiunto un altro tassello con un\u2019inchiesta della giornalista Hana Kiros: la selezione dei palestinesi \u00abmeritevoli\u00bb a vivere nelle zone ricostruite spetter\u00e0 alle autorit\u00e0 israeliane. Ad affermarlo alla rivista statunitense sono fonti del Dipartimento di Stato e del governo israeliano che al progetto danno un nome: \u00abAlternate Safe Communities\u00bb, comunit\u00e0 di circa 6mila persone a cui fornire case, una clinica e una scuola ma separate dal resto della popolazione e passate al vaglio dai servizi segreti israeliani.<\/p>\n<p>Ovvero lo stesso modello applicato dalla Gaza Humanitarian Foundation che, la scorsa estate, \u00abdistribuiva\u00bb pacchi alimentari sotto il fuoco dei cecchini solo a un membro per famiglia e solo a palestinesi considerati \u00abpuliti\u00bb da Israele. Seppure \u00abi criteri per l\u2019approvazione restino oscuri \u2013 scrive Kiros \u2013 se una persona o i suoi parenti sono legati ad Hamas\u00bb saranno esclusi.<\/p>\n<p>CHI RIENTRER\u00c0 nella community non potr\u00e0 pi\u00f9 attraversa il confine invisibile. Lo dice la fonte del Dipartimento di Stato: \u00abUn luogo dove le persone sono di fatto sequestrate\u00bb. Il primo insediamento dovrebbe sorgere a Rafah, dopo la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi, attivit\u00e0 che sarebbe gi\u00e0 stata appaltata a un\u2019azienda statunitense, la Tetra Tech. Nei giorni scorsi l\u2019amministratore delegato era in Israele a discutere il da farsi.<\/p>\n<p>Dalla pulizia etnica della Riviera trumpiana si passa alla prigionia istituzionalizzata, un nuovo livello di oppressione mascherato da beneficenza che si somma al mantenimento dell\u2019assedio israeliano, intoccabile. E si passa all\u2019esclusione dalla ricostruzione della stragrande maggioranza della popolazione per cui, a oggi, non \u00e8 previsto nemmeno un flusso di aiuti dignitoso o per lo meno in linea con quanto stabilito dagli accordi di Sharm el Sheikh a met\u00e0 ottobre.<\/p>\n<p>L\u2019ultima denuncia \u00e8 dell\u2019Unicef secondo cui Israele blocca l\u2019ingresso a 1,6 milioni di siringhe per le vaccinazioni dei bambini e ai frigo a pannelli solari per conversare le fiale, impedendo una campagna di massa. La ragione ufficiale comunicata da Israele, dice il portavoce di Unicef, Ricardo Pires, \u00ab\u00e8 che le siringhe e i frigo sono considerati dual use\u00bb. Tel Aviv non ha fornito dettagli in merito.<\/p>\n<p>Continua a mancare anche il cibo. Quello attraversa i valichi lo fa a bordo di camion commerciali e non umanitari: significa che i prodotti vanno pagati e che ci\u00f2 che finisce sul mercato non \u00e8 necessariamente quello di cui una popolazione ridotta alla fame ha bisogno, come carne, uova, verdure. Mancano anche i macchinari per rimuovere le macerie, un\u2019attivit\u00e0 fondamentale sia a dare degna sepoltura ai corpi intrappolati tra le macerie, sia a evitare il diffondersi ulteriori di malattie e ad avviare una ricostruzione fai-da-te.<\/p>\n<p>IERI LA PROTEZIONE civile \u00e8 riuscita a recuperare una trentina di cadaveri, per ora senza nome, a ovest di Gaza City. Se non saranno identificati entro 48 ore, saranno sepolti in un cimitero comune a Deir al-Balah. Secondo le stime, mancano all\u2019appello almeno 10mila palestinesi, che si aggiungono ai 70mila uccisi accertati. Un bilancio che continua a crescere a causa del fuoco israeliano che in 24 ore ha abbattuto altre tre persone (245 palestinesi uccisi dall\u2019entrata in vigore della tregua, 529 corpi recuperati).<br \/>\nIntanto, mentre la Cisgiordania subiva un\u2019ondata di attacchi incendiari dei coloni (colpite comunit\u00e0 e una fabbrica della nota azienda casearia al Juneidi), la Knesset approvava in prima lettura il disegno di legge che introduce la pena di morte per i sospettati di omicidio di israeliani su base nazionalistica (insomma, i palestinesi). Il ministro della sicurezza nazionale, Itamar Ben Gvir, ha festeggiato distribuendo tra gli scranni parlamentari baklava, uno dei tipici dolci arabi. Si \u00e8 appropriato anche di quelli<br \/>\n*(Chiara Cruciati &#8211; Redattrice Esteri\/vicedirettrice al manifesto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>11 &#8211; Emanuele Giordana*: TAILANDIA-CAMBOGIA, SALTA LA \u201cPACE\u201d DI TRUMP. E SUHARTO \u00c8 ONORATO DA EROE. IN INDONESIA L\u2019OMAGGIO ALL\u2019EX DITTATORE AMICO DEGLI USA CHE FECE STRAGE DI COMUNISTI.<\/strong><\/p>\n<p>Torna a infiammarsi il Sudest asiatico con due notizie che ieri hanno caratterizzato la giornata nel quadrante orientale del continente.<br \/>\nLa prima \u00e8 che Bangkok ha sospeso l\u2019attuazione dell\u2019accordo di pace con la Cambogia, mediato anche dal presidente americano Trump il 26 ottobre scorso, dopo che due soldati thai sono stati feriti da una mina nella zona di confine contesa.<br \/>\nLa seconda \u00e8 che un dittatore asiatico, molto amico di tutti i presidenti americani e della Cia, \u00e8 stato dichiarato eroe nazionale. Si tratta del generale ed ex presidente Suharto, morto nel 2008, in sella per 32 anni e responsabile diretto della strage di comunisti che, a partire dalla fine del 1965, venne consumata dall\u2019esercito indonesiano sotto il suo comando ai danni del Pki, il partito comunista pi\u00f9 numeroso del pianeta dopo quelli sovietico e cinese. Ne fecero le spese almeno 500mila civili, molti dei quali solo sospettati di simpatie comuniste.<br \/>\nL\u2019AMERICA sembra dunque, come nella Storia dell\u2019Asia, legare le due vicende. Quando infatti Cambogia e Thailandia siglarono l\u2019accordo di cessate il fuoco a Kuala Lumpur il mese scorso, Trump us\u00f2 il palcoscenico del summit dell\u2019Asean per appuntarsi l\u2019ennesima medaglia \u2013 come aveva gi\u00e0 fatto in maggio per India e Pakistan \u2013 per via delle \u00abotto guerre che la mia Amministrazione ha concluso in otto mesi\u2026 mai successo\u00bb. Ma al di l\u00e0 delle frasi roboanti e dello spettacolo che ha indubbiamente attirato attenzione e telecamere, le cose sembravano fin dal bell\u2019inizio molto fragili. L\u2019Accordo di pace di Kuala Lumpur, come Trump lo aveva ribattezzato, concluso dopo un primo cessate il fuoco in luglio e una guerra tra i due regni durata cinque giorni, era infatti stato definito dal ministro degli Esteri thailandese Sihasak Phuangketkeow \u00abun percorso verso la pace\u00bb, non esattamente quanto Trump lasciava intendere. Phnom Penh aveva avuto toni pi\u00f9 entusiasti, per via che la Cambogia, contrariamente alla Thailandia, ha sempre cercato di internazionalizzare la crisi di confine che da anni oppone i due Paesi.<\/p>\n<p>NELLA REALT\u00c0 DEI FATTI, come gi\u00e0 era successo a luglio quando Thailandia che Cambogia si accordarono su un cessate il fuoco mediato dalla Malaysia (presidente di turno dell\u2019associazione regionale Asean), i due Paesi avevano guardato pi\u00f9 al timore dei dazi che alla prospettiva di un accordo di pace duraturo. E nella realt\u00e0 dei fatti, se Trump ha comunque avuto un peso \u2013 tra blandizie e minacce \u2013 al primo cessate il fuoco avevano contribuito anche i cinesi. Non si fanno le cose nel Sudest asiatico ignorando Pechino.<\/p>\n<p>ECCO DUNQUE CHE \u00c8 BASTATA UNA MINA PER FAR DIRE AL NEO PREMIER ANUTIN CHARNVIRAKUL CHE \u00abTUTTO DEVE ESSERE FERMATO\u00bb.<\/p>\n<p>Difficile che ora un tweet di Trump basti a sanare una situazione instabile, complicata da un elemento poco evidente ma non secondario: la presenza di hub illegali sulla parte cambogiana del confine dove esistono veri e propri centri di truffa digitale associati ai casin\u00f2 nati come funghi negli ultimi anni e in espansione. Tra questi il Prince Group, un conglomerato appena colpito da sanzioni proprio degli Stati Uniti.<br \/>\nTornando a Suharto, la decisione di onorarlo come eroe nazionale suscita polemiche da mesi da quando cio\u00e8 l\u2019attuale presidente, Prabowo Subianto che ne spos\u00f2 una figlia, fece capire che voleva un posto nella Storia nazionale per il massacratore paladino dell\u2019anticomunismo cui lui stesso deve una rapidissima (e oscura) carriera militare ma anche l\u2019ingresso nel salotto buono di casa Suharto, quello dove giravano i soldi dell\u2019economia clientelare e nepotista che circondava il dittatore.<br \/>\nIL PERSONAGGIO \u00e8 stato cos\u00ec associato ad altri 9 eroi tra cui l\u2019ex presidente democratico Wahid \u201cGusdur\u201d e la sindacalista Marsinah, una donna che venne uccisa nel 1993 perch\u00e9 era andata di persona a informarsi su alcuni licenziamenti. Stuprata e torturata, ne furono ritrovati i resti giorni dopo accanto alla fabbrica. Incredibile che nello stesso quadro appaiano tre personaggi tanto diversi. Due da ricordare, l\u2019altro di cui vergognarsi.<br \/>\n*(Emanuele Giordana &#8211; \u00e8 un giornalista, scrittore e saggista italiano, cofondatore di Lettera22, direttore editoriale del portale atlanteguerre.it)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>12 &#8211; BARBARA WEISZ*: SEMPLIFICAZIONI: CAMBIANO LE REGOLE SUL RINNOVO DELLA CARTA D\u2019IDENTIT\u00c0<\/strong><\/p>\n<p>IL MINISTRO ZANGRILLO ANNUNCIA UN NUOVO DECRETO SEMPLIFICAZIONI CHE ELIMINA IL RINNOVO DELLA CARTA D&#8217;IDENTIT\u00c0 PER GLI OVER 70 E POTENZIA LE FARMACIE.<br \/>\nDopo i 70 anni non sar\u00e0 pi\u00f9 obbligatorio rinnovare la carta d\u2019identit\u00e0. Per il momento non ci sono ulteriori dettagli sulla misura annunciata dal ministro competente, Paolo Zangrillo, il quale ha chiarito che sar\u00e0 inserita in un nuovo Decreto Semplificazioni.<br \/>\nL\u2019obiettivo del Governo \u00e8 quello di ridurre la burocrazia per i cittadini, con particolare attenzione alle persone anziane che in questo modo non dovranno pi\u00f9 recarsi negli uffici del Comune.<br \/>\nAttualmente la carta d\u2019identit\u00e0 resta valida per dieci anni, che scendono a cinque anni per i minorenni e a tre anni per i bambini fino a tre anni di et\u00e0. Per rinnovarla bisogna andare negli uffici del Comune di residenza, seguendo procedure che non sono sempre analoghe. In tutta Italia il documento viene ormai rilasciato in formato elettronico e ci amministrazioni che lo fanno solo su appuntamento, con invio a domicilio entro sei giorni lavorativi.<br \/>\nNon \u00e8 tuttavia ancora chiaro come sar\u00e0 formulata la norma: rileva la scadenza dell\u2019attuale documento oppure la semplificazione \u00e8 destinata ad applicarsi solo alle carte d\u2019identit\u00e0 rilasciate dopo i 70 anni? Ed ancora: il documento resta comunque valido per l\u2019espatrio, oppure ai fini di questo aspetto continuer\u00e0 a essere prevista una scadenza?<br \/>\nIl Decreto Semplificazioni dovrebbe contenere anche altre misure volte a sburocratizzare le pratiche e avvicinare la Pubblica Amministrazione ai cittadini. Fra gli altri, il potenziamento delle farmacie di servizio, con la possibilit\u00e0 di scegliere il medico di base in molti casi gi\u00e0 prevista, e di effettuare vaccinazioni.<br \/>\n(Fonte: PMI.it &#8211; Barbara Weisz &#8211; Giornalista professionista, scrive di economia, politica e finanza per la stampa specializzata, tra testate online quotidiani e riviste a diffusione nazionale)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div class=\"mh-excerpt\"><p>01 &#8211; Marina Catucci*: Citt\u00e0 nella morsa di Ice contro la dignit\u00e0 umana 02 &#8211; Fulvio Grimaldi*: Venezuela, diario di una rivoluzione. 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